La Ue amplia la Bolkestein: deregulation per gli architetti

La nuova bozza della riforma sulla liberalizzazione

La Ue amplia la Bolkestein: deregulation per gli architetti. La nuova bozza della riforma sulla liberalizzazione. Cadranno anche i vincoli per le consulenze dei notai.

BRUXELLES - Via libera per gli architetti, mentre i notai restano sostanzialmente «coperti» dalle leggi (e dalle garanzie) nazionali. La nuova versione della «direttiva Bolkestein» sulla liberalizzazione dei servizi cambia qualcosa rispetto allo schema di compromesso approvato dall’Europarlamento il 16 febbraio scorso. La «Bolkestein-bis» dovrà ora passare l’esame del Consiglio dei ministri e poi tornare all’Europarlamento per la seconda lettura. A Bruxelles stimano che potrebbe entrare in vigore all’inizio del 2007. Charlie McCreevy, commissario al Mercato interno, ha rimesso le mani soprattutto nella lista di arti, professioni e mestieri che potranno beneficiare dalla massima libertà di movimento e insediamento nei 25 Paesi della Ue.

L’elenco comprende le attività di supporto alle imprese, come consulenza, certificazione, revisione dei conti, manutenzione e pulizia degli uffici. Ma anche servizi «a vantaggio sia delle aziende che dei consumatori»: agenzie di noleggio per auto, distribuzione commerciale, agenzie di viaggio, pubblicitari, fiscalisti e altro ancora. E qui il Commissario irlandese scioglie qualche dubbio di peso che era rimasto sospeso nel testo licenziato dagli eurodeputati. Si riconferma che la libertà di movimento toccherà il settore delle costruzioni, «comprese le prestazioni degli architetti», un passaggio che era caduto nella discussione in aula a Strasburgo. E’ una precisazione importante, perché sarà questa, se non ci saranno altri cambiamenti, la sola categoria di professionisti italiani, regolata da un Ordine, che si aprirà alla concorrenza totale di colleghi in arrivo, per esempio, dall’Est europeo.

Difficile dire se in alcuni Paesi Ue nascerà, dopo quella dell’idraulico, la sindrome dell’architetto polacco. Nella visione di Bruxelles, invece, l’apertura delle frontiere dovrebbe moltiplicare le opportunità per tutti, «prestatori di servizi» della vecchia e della nuova Europa.
Alcune categorie, comunque, restano al riparo. McCreevy propone sì di liberalizzare i «servizi di consulenza legale e fiscale», ma di fatto conferma l’esclusione di notai e avvocati. O meglio gli specialisti provenienti da altri Paesi potranno offrire assistenza giuridica alle imprese o ai cittadini, magari su un’eredità in arrivo dall’estero o su una operazione commerciale internazionale. Ma per tutti gli atti per cui i notai sono «in connessione con l’esercizio dell’attività di pubblico ufficiale» non cambierà niente. Come osserva Paolo Pasqualis, del Consiglio nazionale del notariato, «in termini indicativi il 90% degli atti, dalle compravendite alle separazioni dei beni, rimarrà di competenza esclusiva dei notai».

Per il resto la Commissione ricalca il perimetro definito dal Parlamento europeo. Rimangono fuori dal campo di applicazione (e quindi dalla liberalizzazioni) i servizi di «interesse pubblico» e «sociale», cioè distribuzione di gas, luce, acqua, servizi sanitari, ma anche banche, assicurazioni, finanza, telecomunicazioni e trasporti. Taxi compresi.

 

di Giuseppe Sarcina
dal Corriere della sera del 05.04.06


IL PROVVEDIMENTO - Arriva la nuova direttiva Bolkestein servizi liberalizzati solo a metà. La Commissione presenta la proposta dopo le modifiche richieste dal Parlamento europeo. Non si potrà lavorare nei paesi Ue con norme e salari del paese di origine.

BRUXELLES - La Commissione europea ha presentato ieri una nuova proposta di direttiva per la libera circolazione dei servizi profondamente riveduta e annacquata rispetto alla precedente «direttiva Bolkestein». In sostanza il nuovo testo riprende tutti gli emendamenti che erano stati introdotti dal Parlamento europeo sulla base di un´intesa tra il gruppo popolare e quello socialista. La direttiva dovrà ora passare all'esame dei governi, dove si spera non verrà troppo modificata, prima di tornare al Parlamento per l'approvazione definitiva.

«La questione era se continuare ad ammirare una proposta di direttiva inutilizzabile, oppure fare qualcosa per i servizi in Europa. Abbiamo deciso di fare qualcosa per i servizi in Europa», ha spiegato il commissario al Mercato Interno Charlie McCreevy riferendosi al fatto che il testo precedente, molto liberale, non aveva alcuna possibilità di venir approvato dal Parlamento e anche dai governi francese e tedesco.

La nuova proposta di direttiva elimina, come era stato proposto dagli eurodeputati, il «principio di origine» in base al quale i prestatori di servizi potevano operare in qualsiasi stato membro sulla base delle condizioni normative e salariali del paese di origine. Essa mantiene anche le numerose eccezioni introdotte dagli emendamenti parlamentari, che escludono dalla liberalizzazione i servizi finanziari, quelli di pubblica utilità, i trasporti, le telecomunicazioni, le agenzie di lavoro interinale, il gioco d´azzardo e le cure sanitarie. Rispetto alla richiesta del Parlamento, invece, è stata reintrodotta la liberalizzazione dei servizi giuridici.

Anche se fortemente annacquata, la direttiva sancisce comunque il principio della libera circolazione dei lavoratori nel settore dei servizi, che d'ora in poi non avranno più bisogno di alcun tipo di autorizzazione da parte delle autorità del Paese in cui decidono di operare.
Ad integrare il documento, la Commissione ha deciso di accompagnare la direttiva con una comunicazione, affidata al commissario per gli affari sociali Vladimir Spidla, che regolerà le condizioni in base alle quali si potranno prestare servizi in uno stato membro diverso dal proprio. La norma preserverà le garanzie sociali, di sicurezza e salariali del paese in cui si opera. Tuttavia farà esplicito divieto di frapporre ostacoli amministrativi al lavoro di cittadini provenienti da un altro Paese dell'Unione. Spidla ha già anticipato che perseguirà ogni tipo di infrazione a questo principio «con tutti i mezzi a disposizione».

Il nuovo testo sarà esaminato dai ministri della competitività che si ritroveranno a Graz per fine aprile. McCreevy conta che la direttiva possa essere approvata entro l'anno. 

 

da La Repubblica del 05.04.06


Una Bolkestein sempre peggio. La Commissione presenta il nuovo testo: liberalizza istruzione, cultura e acqua.

La Bolkestein, riveduta e in parte corretta, fa un altro passetto verso la sua approvazione. Ieri la Commissione europea ha infatti presentato a Strasburgo una nuova versione della direttiva sulla liberalizzazione dei sevizi, un testo che raccoglie in grandissima parte le indicazioni dettate dal Parlamento europeo lo scorso 16 febbraio quando popolari e socialisti, i due maggiori gruppi dell'Eurocamera, approvavano a larghissima maggioranza una serie di emendamenti che cambiavano faccia alla Bolkestein. Rimanevano però con l'amaro in bocca tanto i paesi dell'est, che chiedevano più liberalizzazione, quanto i comunisti e i verdi, che invece tra le righe leggono ancora troppe poche tutele per i lavoratori. Intanto sparisce dal testo il discusso principio del paese d'origine, ovvero l'applicazione alle aziende estere della legislazione sociale, contrattuale, ambientale dello Stato in cui hanno sede e non di quello in cui prestano i loro servizi. D'ora in poi non varrà più per i lavoratori dipendenti, mentre continuerà a funzionare per quelli autonomi, liberi di decidere il prezzo delle loro prestazioni.

«E' un grande passo in avanti che beneficerà l'economia dell'Unione europea», ha affermato a caldo il Commissario al mercato interno Charlie McCreevy, che però poi non ha saputo dare delle stime concrete sui progressi economici che potrà determinare la nuova direttiva. Al momento i servizi rappresentano il 70% del prodotto interno lordo dei 25 e danno da lavorare a 116 milioni di europei.

I cambiamenti apportati dalla Commissione al compromesso siglato dal Parlamento riguardano essenzialmente il campo di applicazione della direttiva. Bruxelles non ha infatti recepito gli emendamenti che chiedevano l'esclusione di principio e totale delle professioni legali e dei notai. I servizi legali verranno esclusi solo se esiste una direttiva settoriale o se il servizio in questione non riguarda l'esercizio di una pubblica autorità (come un giudice di pace). Per i notai dipende da che tipo di attività stanno svolgendo: se è di consulenza rientrano nella direttiva, se è di pubblica autorità, fuori. La Commissione dimostra così di voler inserire un cuneo per andare avanti nella liberalizzazione delle attività liberali, un settore dove notevoli sono le resistenze, a partire dall'Italia. Rimangono invece colpevolmente dentro al campo di applicazione l'educazione e la cultura, evidentemente liberalizzabili. Dentro anche i servizi economici di interesse generale, come acqua e gas, con la Commissione ce si impegna a stilare nei prossimi mesi una lista di tali servizi. E la via di un elenco lungo potrebbe essere quella che Bruxelles ha in mente per accontentare gli stati più liberalizzanti (i nuovi, Regno unito, Olanda, Italia e Spagna) rimasti assai poco soddisfatti da questo testo edulcorato, fortemente voluto da Berlino con l'appoggio di Parigi e poi da loro imposto prima al Parlamento, quindi alla Commissione ed infine a tutti i 25 nello scorso vertice di primavera.

La nuova versione della direttiva Bolkestein verrà ora discussa dai ministri della competitività che si riuniranno dal 20 al 22 aprile a Graz, in Austria, per chiudere la prima lettura, poi il testo dovrà nuovamente passare per il Parlamento europeo in autunno per venire poi approvato definitivamente dai 25 ad inizio 2007, se tutto procede senza intoppi. Proprio per evitare proteste da parte dei paesi dell'est, ieri la Commissione ha anche presentato alcune linee guida per meglio attuare la direttiva sui lavoratori distaccati, un testo intimamente legato alla Bolkestein, visto che disegna lo status dei lavoratori dipendenti inviati da un'impresa di un paese della Ue a offrire un servizio in un altro Stato membro. Il Commissario al lavoro Vladimir Spidla cerca di accontentare tutti: i nuovi paesi dell'est impegnandosi a vigilare per evitare l'imposizione di ostacoli ai lavoratori e alle società che operano all'estero, e i vecchi paesi, soprattutto la Francia, assicurando che a primeggiare sarà sempre e comunque il diritto del lavoro del paese di destinazione. Rimane il neo del salario minimo, uno dei principi da rispettare nella direttiva, ma che non esiste in alcuni paesi membri, tra cui ad esempio la Svezia. Questo vuoto è stato utilizzato per imporre ai lavoratori di imprese baltiche che lavorano in Scandinavia dei salari alla lituana invece che alla svedese. In pratica le linee guida vanno bene, ma non sono ancora sufficienti.

 

di Alberto D'Argenzio
da Il Manifesto del 05.04.06


Europa - Direttiva sui servizi comunitari: nuovo testo della Commissione

Come più volte annunciato la Commissione europea presenta ieri al Parlamento Ue la sua nuova proposta di direttiva sulla liberalizzazione dei servizi, riprendendo praticamente in toto il testo approvato a febbraio da Strasburgo, dopo due anni di serrate trattative. Il testo della Commissione chiarisce alcune indicazioni dell'Europarlamento e si discosta dal testo di Strasburgo solo nella parte in cui include i servizi legali nel campo di applicazione della nuova direttiva. Sparisce il riferimento alla direttiva che regola il distacco dei lavoratori, oggetto di una comunicazione presentata ieri dal commissario Ue per l'Occupazione, Vladimir Spidla. "La questione era se continuare ad ammirare una proposta di direttiva ferma sulla mensola e fare qualcosa per i servizi in Europa e abbiamo deciso di fare qualcosa per i servizi in Europa", spiega il commissario Ue al Mercato interno, Charlie McCreevy, riferendosi alla ex Bolkestein.

La nuova proposta della Commissione elimina il contestato principio del Paese d'origine, ne esclude l'applicazione ai servizi sanitari, che saranno oggetto di un’iniziativa a parte riguardante la mobilità dei pazienti e il rimborso delle spese sanitarie e conferma l'esclusione dei servizi di sicurezza, audiovisivi e finanziari, i trasporti, le agenzie interinali e il gioco d'azzardo. Per quanto riguarda i servizi sociali, la proposta della Commissione precisa che sono esclusi i servizi che riguardano l'edilizia popolare, i bambini e il sostegno alle persone svantaggiate che sono fornite dallo Stato. La nuova proposta fra l'altro indica che rimane la protezione dei consumatori prevista dalla legislazione degli Stati e conferma l'eliminazione di ogni legame fra la direttiva e la normativa sul lavoro. "Questo ci ha consentito di allontanarci dall'accusa di abbassare gli standard sociali e di minacciare il modello sociale europeo", dice McCreevy. Per quanto riguarda il distacco dei lavoratori sparisce, come previsto dal Parlamento, il legame fra le due direttive, ma la Commissione presenta una comunicazione esplicativa che permetta agli Stati di garantire la libera prestazione dei servizi senza correre il rischio di dumping sociale, secondo Spidla. La comunicazione precisa che gli Stati membri ospitanti hanno l'obbligo di garantire che le condizioni occupazionali previste dalla direttiva sul distacco dei lavoratori vengano applicate ai lavoratori distaccati sul proprio territorio, ma senza costituire restrizioni ingiustificate e sproporzionate alla libera prestazione dei servizi.

La palla ora ritorna sul tavolo dei ministri Ue, prima della seconda lettura dell'Europarlamento. Il primo appuntamento è per fine mese a Graz per un Consiglio informale Competitività. "Se vogliamo la direttiva ci vuole un compromesso", osserva McCreevy, auspicando di chiudere il tutto entro questo semestre. 

 

da Il Denaro del 05.04.06

 

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data pubblicazione: giovedì 6 aprile 2006
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