Codice appalti: un'occasione mancata

Intervento di Francesco Orofino

Il provvedimento ostacola una vera riforma del sistema di programmazione, progettazione e realizzazione delle opere pubbliche in Italia. Per questo l’Ordine ha chiesto al CNA di prendere posizione e di intervenire presso il Governo.

Sulla base delle notizie in mio possesso nel momento in cui scrivo questo editoriale, tra pochi giorni, il 1° luglio, entrerà in vigore il nuovo Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, approvato dal Governo Berlusconi con Decreto Legge n. 163 del 12 aprile 2006.

Una riforma importante approvata in gran fretta senza passare al vaglio del dibattito parlamentare perché frutto di una interpretazione quanto meno “estensiva” della legge delega 62/2005 che autorizzava il Governo esclusivamente a recepire le Direttive comunitarie 2004/18 e 2004/17.

Il Governo Prodi, che in un primo momento aveva annunciato la sospensione dell’entrata in vigore del Codice, nel corso del Consiglio dei Ministri del 9 giugno ha cambiato rotta (anche a seguito di indicazioni della Presidenza della Repubblica): nessuna sospensione generalizzata ma interventi “chirurgici” per modificare parti del Decreto Legge 163/06 effettuati attraverso decreti correttivi che la legge delega 62/05 consente di adottare entro 18 mesi.

Sin qui il racconto degli eventi. Ma l’Ordine degli Architetti di Roma ha più volte espresso la ferma contrarietà ai contenuti del Codice, alla metodologia adottata per la sua approvazione e ha ribadito anche la propria contrarietà alla scelta dell’attuale Governo di non procedere alla sospensione.

I motivi che ci portano a giudicare negativamente quella che si configura come una vera e propria riforma della Legge Merloni sono numerosi.

Ma è bene chiarire che non si tratta di una critica precostituita né di una battaglia finalizzata alla conservazione del quadro normativo esistente.
In questi anni abbiamo espresso in numerose occasioni le nostre perplessità su molti aspetti della legge 109.

Il mondo della professione ha riflettuto a lungo sul rapporto tra normativa dei lavori pubblici e centralità del progetto, nella convinzione che tale centralità rappresenti il nodo cruciale per il perseguimento della qualità delle trasformazioni del territorio.

Per questo molti hanno ritenuto che l’errore di fondo della Merloni risiedesse nel fatto che l’attività di progettazione fosse regolamentata all’interno di un provvedimento legislativo finalizzato essenzialmente a normare gli appalti di opere pubbliche.

Per anni abbiamo discusso di riforma della legge Merloni, del ruolo delle pubbliche amministrazioni nel processo progettuale, di riequilibro delle forze tra i soggetti che partecipano al processo edilizio.

Ma il nuovo Codice degli appalti, approvato frettolosamente al termine di un iter che non ha mai visto il coinvolgimento costruttivo del mondo delle professioni, ha ignorato i contenuti di tale dibattito.

Per questo riteniamo che il Codice rappresenti un’occasione mancata per giungere ad una vera riforma del sistema di programmazione, progettazione e realizzazione delle opere pubbliche in Italia.

Non potendomi dilungare su un’analisi puntuale di tutti gli aspetti del nuovo Codice, mi limito a ricordarne uno che ritengo essere decisivo per il mondo dell’architettura: il ricorso generalizzato all’appalto integrato che potrà avere ad oggetto la progettazione definitiva, esecutiva e l’esecuzione dei lavori, ponendo a base di gare un progetto preliminare predisposto dalla pubblica amministrazione.

Con questo provvedimento la progettazione delle opere pubbliche rischia di passare quasi integralmente sotto il controllo delle imprese,  riducendo  il ruolo e l’autonomia del progettista e dando, temo, priorità e forza a interessi diversi e spesso distanti dal perseguimento della qualità dell’Architettura.

In tale contesto la promozione dei concorsi di progettazione, a cui pure sono dedicati molti articoli del nuovo Codice, resta una “buona intenzione” che sarà, di fatto svilita, dalla prassi.
Credo che molte amministrazioni pubbliche, di fronte alla complessità dell’iter concorsuale, saranno molto più propense ad utilizzare la scorciatoia che il nuovo Codice offre: far elaborare i progetti preliminari dai propri uffici tecnici per poi ricorrere all’appalto integrato, “liberandosi” dell’onere della progettazione definitiva ed esecutiva delle opere.

E’ bene anche ricordare che le maggiori critiche al nuovo Codice di contratti pubblici sono state avanzate dal mondo delle autonomie locali ed in particolare dalla Conferenza delle Regioni.
L’articolo 4 del Decreto 163, infatti, restringe fortemente le competenze legislative regionali, estende le materie di potestà esclusiva dello Stato in tema di appalti e pone seri dubbi sulla sorte delle molte leggi regionali sui lavori pubblici già emanate.

Per questo è stato sollevato anche un problema di incostituzionalità del Codice che sarebbe in contrasto con il riparto delle competenze tra Stato e Regioni previsto dall’art. 117 della Costituzione. Per questo numerose Giunte regionali stanno per ricorrere alla Corte Costituzionale.

Resta infine da lanciare un allarme sul caos normativo che rischia di verificarsi a partire dal 1° luglio.  Il Decreto 163, infatti, prevede che il regolamento di attuazione del Codice venga adottato entro un anno dall’entrata in vigore del decreto stesso per diventare operativo centottanta giorni dopo la sua pubblicazione; nelle more si dovrebbe continuare ad applicare il DPR 554/99 e il DPR 34/2000 e le altre disposizioni regolamentari vigenti “in quanto compatibili” con il nuovo Codice.

Ma molte delle norme del regolamento della Merloni, ad esempio, non sono compatibili con quelle del Codice.

Non è difficile immaginare la confusione generalizzata a cui andiamo incontro che rischia, di fatto, di bloccare le amministrazioni pubbliche e la realizzazione delle opere.

Per tutti questi motivi e molti altri ancora l’Ordine degli Architetti di Roma  ha chiesto al Governo di intervenire urgentemente, con gli strumenti che riterrà più opportuni, per sanare questa situazione, associandosi alle richieste di Regioni e Comuni.

Per questi motivi, ancora, l’Ordine degli Architetti di Roma ha inviato nei giorni scorsi una lettera al Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti chiedendo una presa di posizione chiara ed immediata sul Codice e, soprattutto, sollecitando il CNAPPC a richiedere al Governo l’avvio di un serio confronto con tutti gli operatori del settore in generale e con il mondo dell’architettura in particolare.

 

di Francesco Orofino, architetto
da Ar's n. 6/06

 

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Commenti

06/07/2006 13:38: Il Codice de Lise: un testo normativo in agrodolce
Premesso che le doglianze da Lei espresse, interpretando il pensiero dell'Ordine professionale che rappresenta, sono meritevoli della mia "solidarietà", volevo rincuorarla con le parole del Consigliere De Nictolis, membro della Commissione de Lise nonchè addetto ai lavori incaricato dal Governo alla redazione di una norma di correzzione sospensiva - selettiviva. Gli interventi correttivi autorizzati dal Ministro delle Infrastrutture consentiranno di "congelare" l'entrata in vigore di un testo normativo discusso e controverso: in tal modo l'Italia non sarà sottopostra alle procedure d'infrazione di Bruxelles, e non potranno subentrare istituti nuovi rispetto a quelli sospesi. Personalmente ritengo che in materia di appalto integrato, con la progettazione e l'esecuzione affidate alla medesima impresa concorrente, si sia fatto un notevole passo indietro rispetto alla Merloni.. Mi auguro che il Codice non resti a lungo sospeso in un clima di "Riforma/Controriforma" che a nulla e a nessuno potrà giovare.. Spero di cuore che l'Ordine degli Architetti e degli Ingegneri (i miei amici architetti emigrano numerosi a Berlino e non per i Mondilai..) non venga ingiustamente penalizzato. Cordiali Saluti, Maria Grazia
Dott.ssa Maria Grazia Perulli

vedi anche:

L'Ordine e il nuovo Codice degli appalti

Lettere inviate dall'Ordine

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data pubblicazione: giovedì 22 giugno 2006
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