Riflessioni sul dibattito in corso

DL Bersani

Il dibattito sul Decreto Bersani, che si sta sviluppando sul nostro sito da diversi giorni, e al quale intendo contribuire con questa mia nota, si è arricchito di nuovi contributi da cui, dopo le prime "reazioni a caldo", emergono riflessioni più articolate dalle quali può essere utile trarre alcuni punti fermi.

Appare sempre più chiaro che l'abolizione dei minimi tariffari in sé non è, per la nostra categoria, il problema dei problemi.
Abbiamo già più volte affermato che i veri problemi che affliggono l'Architettura, prima ancora che gli architetti, in Italia sono altri.
Ma proviamo ad affrontare il merito della questione tariffe.

Come ha scritto il collega consigliere  Aldo Olivo, il decreto sulle liberalizzazioni in realtà svela una ipocrisia: l'inderogabilità delle tariffe non è praticamente mai applicata nei rapporti con i committenti privati ed è "disattesa per legge" dal committente pubblico che obbliga alla riduzione del 20 % sulle tariffe.

Possiamo arrivare a dire, in prima battuta, che il Decreto Bersani, in materia di tariffe, non porta alcun sconvolgimento nella nostra prassi professionale.

A questo punto però ci piacerebbe che il Governo rispondesse ad alcuni quesiti:

  1. In caso di contenzioso tra un progettista ed il suo committente in merito al compenso pattuito con quali criteri si dovrà procedere per stabilire la congruità dell'onorario rispetto alla prestazione erogata?  Quale sarà il ruolo dell'Ordine professionale e con quali strumenti l'Ordine potrà intervenire per dirimere le controversie? E in caso di ricorso alla giustizia ordinaria su che basi si fonderà il giudizio? e quale risposta potra' dare l'ordine alle richieste del giudice?
  2. In caso di assegnazione di incarico pubblico su quale parametro tariffario dovranno basarsi le Amministrazioni? Anche in caso di gara di progettazione come si stabilisce il compenso base su cui richiedere le eventuali offerte al ribasso? Si accetterà la semplice logica del massimo ribasso? oppure, finalmente, le pubbliche amministrazioni dovranno adottare il tanto temuto criterio dell'appalto economicamente più vantaggioso? e in questo caso, che richiede un giudizio sulla "qualita'" dell'offerta, come saranno formate le giurie? In che modo si intende modificare il nuovo codice degli appalti, appena entrato in vigore, visto che in materia tariffaria  fa ancora riferimento alla vecchia legislazione?

Dunque la questione non può essere ridotta a tariffa si o tariffa no, ma, semplificando, va affrontato il tema della "tariffa come" .

L'errore del Ministro Bersani, quindi, non è nell'aver infranto il tabù dei minimi tariffari ma nell'aver affrontato l'argomento in mondo tranchant, con uno strumento non adeguato come quello del Decreto Legge, con l'illusione di poter trovare una soluzione valida per tutte le categorie professionali. Ma i problemi degli architetti non sono quelli dei farmacisti o dei notai… e cosi' via: guai ad omologare le categorie!

E' a partire da queste valutazioni che l'Ordine degli Architetti di Roma sta articolando la propria azione: un'azione, sia chiaro, non in alternativa a quella istituzionale del CNAPPC e del CUP.
Abbiamo avviato una serie di incontri con interlocutori del mondo politico per porre i quesiti che ho elencato e per chiedere di affrontare realisticamente la questione delle tariffe (ad esempio attraverso l'articolazione di un tariffario di riferimento) per i progettisti (architetti, innanzitutto) e non per la generica categoria dei professionisti, con tutte le specificità del caso e, vale ripeterlo ancora una volta, nel quadro di una riforma più ampia.
In questi incontri intendiamo porre con determinazione i veri problemi della categoria, che riguardano soprattutto la centralità del progetto, la sua unitarietà e la necessità che la materia del progetto non sia trattata in una legge sui lavori pubblici, ma in una legge specifica.
Non ultimi solleveremo i problemi dei dipendenti pubblici e in particolare la mancanza della loro valorizzazione professionale e la loro autonomia nei ruoli e nello sviluppo della carriera.

Vorrei fare un'ultima considerazione su quanto emerge dagli interventi pubblicati sul sito.

Molte voci si sono levate invocando un'azione "sindacale" da parte dell'Ordine, mobilitazioni di piazza e proclamazione di improbabili scioperi di categoria.

Ma è bene ricordare che l'Ordine professionale, ad oggi, con l'attuale legislazione, non è un sindacato di categoria!
L'ordine è un ente pubblico associativo a cui la legge affida compiti limitati e la cui azione di tutela degli interessi di categoria ha legittimità solo nella misura in cui tali interessi coincidono con quelli di pubblica utilità.

Possiamo non essere d'accordo con tale ordinamento e per questo chiedere noi, per primi, di giungere ad una riforma degli ordini professionali che ne ridefinisca ruoli, compiti e campi d'azione.
Ma in attesa delle riforme, le iniziativa che comunque l'Ordine degli Architetti ha intrapreso in questi anni e intende intraprendere ora sono sempre "borderline" , al confine tra ciò che può fare e ciò che vorrebbe fare.

Certo non stiamo fermi. Abbiamo per questo convocato un tavolo con i sindacati di categoria per aiutarli e sollecitarli ad intraprendere iniziative concrete per tutelare gli interessi degli architetti anche in tema di tariffe.

 

di Arch. Francesco Orofino, consigliere dell'Ordine di Roma e Provincia
del 18.07.06

 

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Commenti

19/07/2006 11:18: bene: però dovremo partire dall'evasione fiscale
Belle parole... però manca una cosa e penso la più importante : il discorso evasione fiscale. Dato per scontato che siamo visti come delinquenti il DL bersani prescrive la tracciabilità del conto corrente e il pagamento solo a mezzo bonifico ( o POS ??? Carta di credito ?? mica abbiamo un negozio sic!!) . Sia chiaro caro ministro, questo secondo me aumenterà l'evasione (ed ho già spiegato come in un altro commento). Caro Orofino, mi batterei invece fermamente per la proposta di una nostra collega (Olivia Carone) quanto mai concreta, fattibile da subito, semplice e geniale come tutte le cose semplici. L'OBBLIGO di presentare ricevuta del bonifico a saldo relativamente a tutte le pratiche ed attività che vedono coinvolto il professionista (Dia, permesso di cost., abitabilità, agibilità, ecc.ecc.) pena la non validità delle suddette pratiche. Questo avrebbe due enormi vantaggi : la fine dell'attività estenuante di recupero crediti e truffe che ci colpiscono enormemente ed di totale stop all'evasione fiscale. Vi pare poco ????? Auspico quindi che se riusciremo ad intavolare trattative questo sia uno dei principali argomenti che sicuramente toccano maggiormente la vera e quotidiana pratica professionale. Certo fatta la legge trovato l'inganno per cui all'apparente semplicità della proposta bisognerà comunque ricorrere ad uno studio approfondito di come applicarla. Faccio un esempio : senza minimi magari un collega disinvolto potrebbe presentare magari per una DIA un bonifico di 50 euro a saldo : chi potrebbe dirgli che non è vero ??? Ecco quindi che tale norma farebbe rientrare in gioco anche il discorso delle tariffe minime in maniera conveniente per il governo che tanto a cuore ha l'evasione fiscale. tariffe minime = garanzia di entrate per le casse dello stato. Penso che questa argomentazione sia molto convincente.
arch. Claudio Flabiano

20/07/2006 17:40: ordine
la mia domanda è semplice come mai il Ns.Ordine non si compatta anche con altri Ordini professionali tipo Ingegneri, Avvocati, Commercialisti che al contrario del Nostro stanno ottenendo lo stralcio di alcuni emendamenti contrari e l'introduzione di modifiche che cautelano la professione.
gustavo grassi

22/07/2006 17:12: La centralità del progetto
Credo che la necessità sollevata, di porre al centro della professione dell'architetto e del suo rapporto con la committenza il progetto, sia primaria. Forse è la questione attorno a cui va ripensato il mestiere dell'architetto, e non solo dell'architetto. Sono molto critico riguardo all'esistenza degli ordini professionali, intesi come organi arbitri dell'esercizio professionale. Sono critico in linea di principio riguardo all'esistenza di organizzazioni di esercitanti dotate del potere di stabilire chi può e chi non può esercitare. Sono critico perché ritengo inadeguata la divisione in "ordini" rispetto ai problemi della progettazione in senso lato, della tutela del paesaggio e della conservazione del patrimonio artistico; problemi la cui soluzione ritengo sia nel concorso di attori diversi, concorso che la presenza degli ordini, a mio avviso inibisce più che incentivare. Uscire quindi dalla logica delle corporazioni, cui l'istituto dell'"ordine" appartiene, per entrare in quella delle associazioni libere - ovvero non obbligatorie - sia la direzione da prendere.
Roberto Di Masci

25/07/2006 12:38: abolizione dei minimi? nun ce ne pò fregà de meno
Da qualche giorno non si parla d'altro che del Decreto Bersani, e dei danni prodotti ai tassisti, agli avvocati, ai panettieri, agli architetti, ai farmacisti, di mancata concertazione ecc.Alcuni esultano, altri malmenano il giornalista di turno o fanno adunate al Circo Massimo, in attesa di segnali di guerra, e i farmacisti, quelli che, oltre a medicine e preservativi, vendono scarpe, ciabatte, profumi e biancheria varia, chiudono . e vanno a manifestare . forse in taxi.E gli architetti? Gli ingegneri? I geometri? Le professio ni tecniche sono assenti, o invisibili. Il nostro Ordine, insieme ad altri, si è attivato come sempre. Il CNAPPC, dopo le rituali genuflessioni verso i governi di turno, dimentica di ruggire e di affrontare una volta per tutte il problema alla radice, limitandosi a belare, puntando ad obiettivi piccoli e limitati e pubblicando un appello (v. Anews n° 29 del 21/7), inizialmente lanciato solo da presidi e professori universitari (che poco hanno a che fare con la libera professione) che ancora una volta chiede lo "spicchio d'aglio" di consolazione (mantenimento minimi tariffari per incarichi pubblici).Posizioni deboli, espresse dal CNAPPC, in gran parte composto da colleghi che non esercitano la libera professione e non ne vivono la difficile quotidianità che può dare quelle forti motivazioni per sedere ad un tavolo delle trattative, ove mai si aprisse.Forse questa poteva essere l'occasione per una "chiamata alle armi", ma tutto sommato meglio così; un mio collega, giorni or s ono mi ha fatto cadere le braccia (e non solo quelle) , quando, a proposito dell'abolizione dei minimi mi ha candidamente detto: " ma come, non riguarda solo gli avvocati?" (!!!).E allora diciamolo chiaramente, senza ipocrisia: Abolizione dei minimi tariffari? nun ce ne po' fregà de meno. Mi associo volentieri quindi al gruppo di piromani per un bel "falò delle ipocrisie" (v. Aldo Olivo-11/7/06).Intanto Renzo Piano stia tranquillo. Prometto che non proporrò tariffe più vantaggiose delle sue ai suoi committenti, però, per piacere, mi lasci in pace per la progettazione della villa del farmacista, o per la ristrutturazione dell'appartamento dell'avvocato, o . per l'ampliamento del garage del tassista! Federarchitetti Sindacato Naz. Arch. Lib. Prof. Il presidente Giancarlo Maussierr
arch.giancarlo maussier-presid.federarchitetti

vedi anche:

Il falò delle ipocrisie

lettera aperta tariffe minime

Liberalizzazione per decreto

Rassegna stampa "pacchetto Bersani"

Parola d'ordine, concertiamoci

Rassegna stampa - pubblicazione GU

Cosa dice il Decreto Bersani?

su minimi di tariffa e pubblicità

In merito a "Il Paese fondato sulle corporazioni"

rettifiche ufficiali all'articolo


data pubblicazione: martedì 18 luglio 2006
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