Al rush finale la manovra bis

DL Bersani - aggiornamento rassegna stampa

L'agenda del Parlamento. Entro domani il voto alla Camera, che dalla prossima settimana chiude per le vacanze. Al rush finale la manovra bis. Si preparano già i programmi per la ripresa autunnale, Finanziaria in testa.

Vigilia di vacanze estive col fiatone per Camera e Senato. Si apre oggi l'ultima settimana (corta) di lavori in Parlamento prima della pausa d'agosto, e sarà un crocevia decisivo: entro domani l'Assemblea di Montecitorio è chiamata a licenziare la manovra bis e il "pacchetto liberalizzazioni" di Pierluigi Bersani, ministro dello Sviluppo, che la scorsa settimana ha scatenato in piazza la protesta delle professioni, dagli avvocati ai farmacisti, dai panificatori fino ai veterinari e ai dentisti. Proteste, quelle delle professioni d'Italia, che sembrano però destinate a incassare un pugno di mosche: il Governo ha intenzione di tirare dritto e di non cambiare il testo del provvedimento ereditato dalla prima lettura del Senato.

La settimana parlamentare che si apre oggi, e che dovrebbe concludersi mercoledì, è pressochè interamente concentrata sulla manovra bis, il decreto legge 223, con un timing dei lavori concordato tra Camera e Senato. Fin da questa mattina scatterà infatti in Aula a Montecitorio la discussione e l'esame del decreto, e dunque degli emendamenti che arriveranno soprattutto (se non soltanto) dal centrodestra.

Il voto dell'Assemblea della Camera è in calendario entro domani (sono previste, nel caso, anche sedute in notturna sia oggi sia domani). Nel caso il testo venisse cambiato, il Senato, che ufficialmente è in ferie già da sabato, sarà convocato ad hoc per la votazione finale entro mercoledì. Poi, appunto, ci sarà il rompete le righe dei parlamentari per la pausa estiva, che durerà almeno fino alla prima decade di settembre.

Esaurito l'esame della manovra bis di correzione dei conti pubblici 2006, il Parlamento comincia intanto a preparare gli ordini del giorno e le priorità da affrontare alla ripresa autunnale dei lavori. (...)

 

di Roberto Turno
da Il Sole 24ore del 31.07.06


LIBERALIZZAZIONI - LA LOBBY CHE TIENE FAMIGLIA 

Spero che il ministro Pier Luigi Bersani riesca a vincere la sua battaglia per le liberalizzazioni. Ma è possibile che il risultato, alla fine della partita, sia soltanto la versione aggiornata e migliorata di alcuni fra i numerosi concordati che lo Stato italiano è stato costretto a stipulare con i piccoli e grandi poteri corporativi della società nazionale. Gli ordini professionali e le associazioni di categoria cederanno alcune prerogative e apriranno qualche varco nelle loro fortezze. Ma si batteranno per conservare il diritto di autogoverno e di cooptazione. Sosterranno che questi diritti vengono esercitati nell'interesse della comunità e servono a garantire la qualità del servizio prestato.

Sono argomenti discutibili, spesso infondati, ma le corporazioni possono contare, per opporsi all'iniziativa del ministro per lo Sviluppo economico, sulla complicità di una parte importante del Paese. Se la battaglia di Bersani è così difficile, la causa non è l'importanza dell'associazione interessata da un singolo provvedimento o la sua capacità di nuocere con la propria resistenza al traffico di una città, al lavoro dei tribunali o alle legittime aspettative del cittadino consumatore. La sua forza sta nel tacito consenso di una società nazionale in cui ogni cittadino sa che la sconfitta di una corporazione può preannunciare la fine della propria.

Vi è una vecchia leggenda che occorre forse sfatare. Gli italiani non sono individualisti. Il «particulare» di cui parlava Guicciardini non è l'interesse del singolo cittadino, deciso a realizzare se stesso in libera gara con coloro che praticano lo stesso mestiere e hanno le stesse ambizioni. Il «particulare» italiano è l'interesse di gruppi organizzati in cui l'individuo è anzitutto socio, collega, sodale, fratello, compare.

Alcuni fra i migliori economisti italiani, da Mario Monti a Francesco Giavazzi, ci hanno spiegato negli scorsi giorni quali effetti negativi queste corporazioni possano avere sul costo, sulla qualità e sull'efficacia dei loro servizi.

A me sembra che accanto a questo effetto ve ne sia un altro, forse più grave. Le corporazioni diffidano del merito. Sanno che l'applicazione di questo criterio per il reclutamento e la promozione delle singole persone introduce nella professione un intollerabile elemento di imprevedibilità ed è un attentato al diritto di cooptazione. Gli avvocati, i notai, i professori universitari e altri membri di antiche professioni liberali si considerano comproprietari di un sodalizio cui debbono poter accedere anzitutto i figli, i congiunti, gli allievi, i collaboratori fedeli. È questa la ragione per cui in Italia i pubblici concorsi vengono spesso ritardati, rinviati, aggiustati o più semplicemente aggirati con il sistema della chiamata personale, del reclutamento clientelare o dell'ope legis. Il merito come criterio di scelta rappresenta per tutte le corporazioni un fastidioso fattore di disturbo. È meglio cooptare sulla base di altri criteri: i legami di sangue, lo scambio di favori o la fedeltà.

Commetteremmo un errore se pensassimo che queste caratteristiche appartengono soltanto alle associazioni contemplate nei primi provvedimenti di Bersani. Ve ne sono molte altre, fra cui persino quella dei giornalisti, che dovrebbero guardarsi allo specchio e fare un esame di coscienza. Le società di mestiere, con i loro statuti di autoprotezione, hanno svolto in alcuni momenti un ruolo utile al Paese. Oggi sono uno dei motivi della lentezza con cui l'Italia si adatta alle condizioni di un mondo in cui vincono, nelle battaglie dell'economia e del progresso scientifico, soltanto quelli che mettono in campo i migliori.

Una parte importante del Paese è complice delle corporazioni. I sodalizi diffidano del merito: per essi è un fastidioso disturbo.

 

di Sergio Romano
da Corriere della sera del 31.07.06


Le proteste dei professionisti. Per la prima volta le categorie manifestano insieme ma il decreto sulle liberalizzazioni non cambia. I farmacisti revocano l'agitazione dopo l'intesa con la Salute. La protesta degli Albi: Professionisti, il giorno della piazza. Per la prima volta le categorie manifestano tutte insieme contro le misure di Bersani. Il presidente della Camera, Bertinotti, riceve una delegazione di manifestanti. A Napolitano recapitati i documenti sulla vertenza.

«Grazie ministro, hai unito 2 milioni di professionisti». All'insegna di questo slogan, ieri a Roma si è tenuta la prima manifestazione unitaria delle professioni: avvocati, commercialisti, architetti e, soprattutto, farmacisti (i più numerosi). Tutti in piazza contro le liberalizzazioni e in corteo fino a Palazzo Chigi. «Il decreto Bersani è contro la Costituzione», ha sottolineato Maurizio De Tilla, presidente della Cassa forense.
Ma un primo compromesso con i farmacisti, che hanno revocato l'agitazione, è stato già raggiunto in serata dal ministro della Salute, Livia Turco: nessuna retromarcia sulle liberalizzazioni dei prodotti da banco (in «spazi appositi» nei supermarket), ma rilancio delle farmacie come presidi centrali del servizio sanitario nazionale e ampliamento delle funzioni.

Intanto le sigle sindacali di dottori commercialisti e ragionieri hanno elaborato un documento indirizzato al Presidente della Repubblica e a quelli di Senato e Camera per chiedere un confronto sull'aggravio di adempimenti fiscali imposto dal vice ministro all'Economia, Vincenzo Visco.

ROMA - È la prima volta che sfilano tutti insieme, tutti contro il decreto Bersani. «Grazie ministro, hai unito 2 milioni di professionisti», scandiscono mentre percorrono le strade della Capitale. Ma in piazza sono poco più di cinquecento, secondo le fonti ufficiali, e qualche migliaio secondo gli organizzatori. Vogliono arrivare fino in fondo, fino a Palazzo Chigi e ci riescono.

Così ieri, si è tenuta a Roma la prima manifestazione unitaria delle professioni. Avvocati, commercialisti, geologi, periti industriali, architetti ma, soprattutto, farmacisti: i più numerosi erano loro. Un drappello di camici bianchi e di magliette a tema con lo slogan del momento: «Prodi-Bersani Coop-pia d'oro».

Il corteo, partito dal Colosseo, ha raggiunto il palco dei comizi in Piazza Santi Apostoli. In testa lo striscione degli avvocati: «Non svendete la giustizia, non uccidete la libertà». «Siamo sotto un attacco politico e mediatico senza precedenti - hanno gridato i diversi rappresentanti delle categorie, a cominciare da Michelina Grillo, presidente dell'Oua - Continueremo la nostra protesta fino alla nascita di un tavolo di concertazione». Questo il nodo fondamentale: i professionisti rimproverano al Governo la mancanza di dialogo. «Nessuno ha mai chiesto la nostra opinione», si sente ripetere in piazza. Pietro De Paola, geologo e vice presidente nazionale del Cup (Comitato unitario delle professioni) invece denuncia l'abolizione delle tariffe minime: «Un colpo mortale agli standard di qualità del nostro lavoro». Sotto la sede dell'Unione arrivano anche alcuni esponenti politici, tra cui Maurizio Gasparri, Roberta Angelilli e Luca Malcotti di An. Viene accolto al grido «Alemanno è con noi!» l'ex ministro dell'Agricoltura. Maurizio Sacconi (Fi), dal palco dichiara: «Se il testo resterà invariato, sarà doveroso sottoporlo a referendum».

Molti gli agenti delle forze dell'ordine schierati lungo il percorso e un solo momento di tensione: a Piazza Santi Apostoli i professionisti si sono scontrati con alcuni lavoratori dello spettacolo della Cgil-Agi. Qualche parolaccia e un paio di pugni. Per il resto il corteo si è svolto pacificamente e quasi tutti i manifestanti hanno lasciato la piazza dopo la fine dei comizi. Solo una piccola delegazione ha raggiunto Palazzo Chigi, decisa a farsi ascoltare dal governo. Il gruppo, guidato dal presidente della Cassa forense Maurizio de Tilla, ottiene un colloquio con Fausto Bertinotti, anche grazie all'intercessione degli avvocati Maria Grazia Siliquini e Maurizio Leo, entrambi deputati di An. Al centro dell'incontro l'eccezione di incostituzionalità sul decreto Bersani, illustrata nei due documenti che la delegazione ha presentato al presidente della Camera. Sono una ventina i rappresentanti dei professionisti che per mezz'ora si trattengono a Palazzo Chigi. Fuori li attende il piccolo gruppo di manifestanti che non si è lasciato scoraggiare dal caldo e dai "filtri" delle forze dell'Ordine. «I controlli sono stati continui - afferma un'avvocatessa di Roma - ci hanno detto di aspettare qui. C'è stato ostruzionismo, ci tengono sotto il sole, ma noi resistiamo». Alcuni di loro già parlano di "abrogazione". «Se passerà il decreto raccoglieremo le firme per i referendum», dichiarano due farmacisti di Lecce. I delegati all'uscita di Palazzo Chigi sono soddisfatti. «Abbiamo ricordato a Bertinotti la sua storia - racconta De Paola - le sue battaglie a fianco dei lavoratori». Il presidente della Camera avrebbe assicurato che alla riapertura dei lavori, lunedì, porterà la pregiudiziale di costituzionalità del decreto presentata dai professionisti. «Squisita cortesia e grande disponibilità da parte di Fausto - ha commentato de Tilla -. Adesso porteremo le nostre istanze al presidente della Repubblica». Poco dopo, infatti, raggiungono il Quirinale e, anche se Napolitano non li riceve, riescono a consegnare i documenti.

In serata arrivano le prime reazioni della maggioranza sull'iniziativa dei professionisti «Ci auguriamo che la protesta contro il decreto sulle liberalizzazioni - commenta Alessandro Maran, capogruppo dell'Ulivo in Commissione Giustizia della Camera - sia condotta nelle forme rispettose delle regole. E che in futuro i professionisti non scendano alle volgarità usate oggi da de Tilla contro Bersani».

 

di Silvia Gusmano - Francesco Nariello
da Il Sole 24ore del 29.07.06


Ingegneri - Architetti - Geologi - «Nei lavori pubblici i minimi servono».

Un «no» all'abrogazione delle tariffe minime nel settore dei lavori pubblici, per evitare di innescare nel mercato un meccanismo al ribasso dei prezzi anzichè alla qualità dei progetti.

Si riassumono così le proteste contro il decreto Bersani da parte di architetti e ingegneri. Uniti nel ribadire che l'applicazione dell'articolo 2 del decreto legge 223/06 nel comparto delle opere pubbliche non fa altro che alterare la concorrenza, espellendo i giovani progettisti a tutto vantaggio delle grandi società di ingegneria. Ma non solo. Avverte il presidente del Consiglio nazionale degli architetti, Raffaele Sirica: l'applicazione della nuova disposizione «darebbe vita a un contenzioso infinito determinato dal fatto che sia il nuovo Codice degli appalti sia la direttiva europea 18/2004 prevedono la tariffazione obbligatoria nel settore dei lavori pubblici». Insomma - secondo Sirica - un errore che si sarebbe potuto evitare.

Concorda il presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri, Ferdinando Luminoso, che ricorda: «Avevamo proposto un emendamento al Comitato unitario degli Ordini e dei Collegi professionali in cui chiedevamo di escludere il settore dalla disposizione del decreto. O almeno rinviarne l'entrata in vigore per valutare meglio le implicazioni, sempre nell'ottica della revisione delle professioni che resta fondamentale. Nulla di fatto, però».

Il timore che la cancellazione delle tariffe minime possa tradursi in un abbassamento della qualità dell'offerta arriva anche dai geologi. Il presidente, Pietro de Paola, fa sapere: «La nostra attività mira alla tutela del territorio. Lo Stato non può dunque giocare al ribasso con noi».

TUTELA DEL TERRITORIO

  • 186.547 - Il numero degli ingegneri iscritti all'Ordine
  • 30.567 - Il reddito medio della categoria, secondo i dati Inarcassa
  • 122.608 - Gli iscritti all'Ordine nazionale degli architetti,pianificatori, paesaggisti e conservatori
  • 22.861 - Il reddito medio, secondo i dati Inarcassa
  • 15mila - I geologi in Italia
  • 20 - le sezioni regionali del Consiglio diffuse sul territorio nazionale

 

di GI.CU.
da Il Sole 24ore del 29.07.06


De Tilla: il Dl è contro la Costituzione

ROMA - «L'importante è essere uniti, per far abolire questo decreto con il quale il Governo sta cercando di controllare il nostrò lavoro, che è intellettuale, autonomo e per questo difficile da gestire». Perl'avvocato Maurizio De Tilla, presidente della Cassa Forense, i professionisti non faranno alcuno sconto al governo sul decreto Bersani: «Siamo pronti a scendere in piatza in decine di migliaia, per difenderci da un vero attacco antidemocratico».

Nell'auditorium della Cassa Forense a Roma, dove si sono riuniti per chiudere la prima giornata di manifestazione che li ha visti uniti, i rappresentanti degli ordini professionali ribadiscono il loro deciso «no» al decreto Bersani. Anche perchè orà dicono di avere una carta molto importante da giocare: i pareri di due costituzionalisti che giudicano il decreto non conforme alla costituzione. E, se sarà necessario, non escludono di ricorrere a un referendum abrogativo.

Gli avvocati Massimo Luciani e Paolo Ridola il 10 luglio scorso avevano ricevuto da De Tilla la richiesta di un parere sulla legittirnità costituzionale del decreto. La rìsposta dei due è stata unanime: il decreto non sarebbe conforme all'articolo 77 della Costituzione, laddove l'adozione da parte del governo di decreti legge è subordinata ai requisiti della necessità e dell'urgenza. Questi requisiti, nel caso del provvedimento di riforma in esame, non sussisterebbero: il decreto, infatti, interviene sull'ordinamento delle professioni per aspetti puntuali, come il regime delle tariffe e quello
della pubblicità, che riguardano obiettivi di lungo periodo.

Un'altra violazione sarebbe contenuta nell'articolo 2 del decreto, che stabilisce l'adeguamento dei codici deontologici alla nuova norrnativa entro il 1° gennaio 2007 (termine che peraltro sarebbe un ulteriore indizio della mancanza di urgenza). Oltre tale data, scatta l'adeguamento degli ordini alle direttive deontologiche previste dal medesimo articolo. Così, dicono i costituzionalisti, non si terrebbe conto del principio di sussidiarietà nè delle differenze deontologiche dei diversi ordini professionali, con la conseguente violazione dell'articolo 3 della Costituzione.

Si accusa poi il ministro Bersani di «aver violato il principio democratico e quello di partecipazione» perchè, come De Tilla ha ricordato, «la concertazione non c'è mai stata. Ma di questo non si è parlato abbastanza». Per questo ora, secondo il presidente della Cassa Forense, è necessario impegnarsi anche su un altro fronte, per informare correttamente un'opinione pubblica «che finora è stata mossa ad arte contro di noi».

 

di Chiara Beghelli
da Il Sole 24ore del 29.07.06


Manovrina blindata lunedì alla camera

La manovrina di liberalizzazione e correzione dei conti pubblici sbarca dall'inizio della prossima settimana a Montecitorio con l'ombra di un ennesimo voto fiducia. Alla camera, in particolare, il provvedimento è atteso lunedì per la discussione generale, mentre il giorno successivo si comincerà a votare sulle proposte di modifica. L'alto numero degli emendamenti che verranno dall'opposizione, ma soprattutto i tempi così stretti da rendere praticamente impossibile la terza lettura al senato, faranno molto probabilmente sì che ci sia una nuova fiducia.

Nel frattempo ieri sono stati respinti in commissione alla camera tutti gli emendamenti presentati. Le proposte di modifica al decreto Bersani ´si intendono complessivamente votati e respinti tecnicamente per l'aula', ha spiegato il presidente della commissione bilancio di Montecitorio, Lino Duilio, riassumendo il lavoro delle commissioni congiunte bilancio e finanze sui circa 900 emendamenti (oltre cento erano stati dichiarati inammissibili), presentati dall'opposizione al provvedimento di correzione dei conti pubblici e di liberalizzazione.

Un piccolo slittamento dei tempi si è avuto per la richiesta di votare tre emendamenti, subito respinti. Quindi le due commissioni hanno conferito l'incarico ai due relatori, Riccardo Milana per il pacchetto Bersani e Laura Fincato per la parte fiscale, di riferire in aula sul testo del senato. Lunedì quindi il decreto sbarca in aula a Montecitorio per la discussione generale.

Alle 8,30 di martedì si riunisce il comitato dei nove mentre dalle 9,30 l'aula inizia a votare sulle proposte di modifica. Considerando l'elevata quantità di emendamenti e la volontà dell'opposizione di contrastare il provvedimento, è possibile il ricorso alla fiducia da parte del governo.

Del resto, come già annunciato nei giorni scorsi dal ministro dello sviluppo economico, Pierluigi Bersani, e dal sottosegretario allo stesso dicastero, Paolo Giaretta, il testo è blindato, anche perché il senato potrebbe chiudere per la pausa estiva in tempi brevissimi, e quindi non ci sarebbe tempo per una terza lettura del provvedimento (di nuovo a palazzo Madama) che scade il 4 settembre.

 

pag.5
da Italia Oggi del 29.07.06


Bertinotti lancia il primo segnale. Il presidente della camera riceve un gruppo di professionisti. Continua a infuriare la protesta contro le conseguenze del dl Bersani con cortei e manifestazioni.

Alla fine è stato il presidente della camera, Fausto Bertinotti, a dare un segnale ai professionisti. Non si tratta ancora del contatto più volte richiesto dalle categorie con il ministro per lo sviluppo economico, Pierlugi Bersani, o con il collega della giustizia, Clemente Mastella. Ma almeno è un primo passo. Di portata non tale, però, da ricondurre entro certi limiti una protesta di piazza che ormai ha preso piede e che minaccia di avere appendici di non poco conto a settembre (...).

Sta di fatto che ieri una delegazione di professionisti condotta in primis dagli avvocati, tra i più colpiti dalle conseguenze del dl 223, è stata ricevuta dal presidente della camera dopo un corteo di protesta che gli stessi legali hanno guidato a capo di molte altre rappresentanze professionali. A rappresentare il gruppo, in particolare, sono stati il presidente dell'Oua, Michelina Grillo, il presidente della della Federazione degli ordini forensi europei e della Cassa forense, Maurizio De Tilla, quello dei geologi Pietro De Paola e quello dell'Aiga (associazione dei giovani avvocati italiani), Valter Militi. Gli avvocati, tra l'altro, a suffragio delle proprie rivendicazioni hanno fatto pervenire allo stesso Bertinotti e al presidente della repubblica, Giorgio Napolitano, una lettera contenente due pareri, formulati dai costituzionalisti Massimo Luciani e Paolo Ridola, che dimostrerebbero l'incostituzionalità del decreto legge Bersani. I legali, in ogni caso, sembrano soddisfatti dell'incontro ottenuto dopo i tanti tentativi portati avanti senza successo.

´Siamo stati ricevuti dal presidente della camera e a giorni dovremmo incontrare anche il capo dello stato', ha sintetizzato ieri De Tilla dopo l'ennesima giornata difficile.
L'avvocatura, in sostanza, è tornata a chiedere, con qualche dettaglio in più, ciò che va rivendicando da qualche settimana. In particolare è stata la Grillo a chiarire che la priorità delle priorità ´è lo stralcio dell'articolo 2 del decreto legge Bersani', quello cioè che abolisce le tariffe minime, introduce il patto di quota lite e le società multiprofessionali. E poi l'apertura di un tavolo di confronto per ´una vera riforma delle professioni che tuteli i diritti dei cittadini e la qualità delle prestazioni'.Si tratta di una riforma, hanno avuto modo di rimarcare le categorie professionali, da approvare rapidamente con una corsia preferenziale in parlamento, magari partendo dalla bozza Vietti (dal nome dell'ex sottosegretario Udc al ministero della giustizia) elaborata durante la scorsa legislatura. La Grillo ha poi sottolineato che in un contesto così difficile come quello di questi giorni ´abbiamo apprezzato la scelta del presidente della camera che, ben conoscendo il valore della concertazione, ha scelto di incontrare oggi una nostra delegazione'. Durante il corteo che si è svolto in mattinata oltre agli avvocati erano presenti farmacisti, consulenti del lavoro, ingegneri, periti industriali, dentisti, architetti e revisori contabili. I quattro sindacati di commercialisti e ragionieri, invece, hanno partecipato a una manifestazione che si è svolta sempre ieri a piazza di Spagna.

 

di Stefano Sansonetti
da Italia Oggi del 29.07.06


Farmacie, serrata revocata. Ma il decreto non cambierà. L’intesa con il ministro della Salute. Medicinali nei supermercati.

ROMA - La serrata a oltranza delle farmacie è durata meno di un giorno. Lo sciopero è già finito. I titolari delle licenze ieri sera si sono arresi. Ma lo hanno fatto solo dopo una mattinata ad alta tensione. Dopo l’aggressione a un sindacalista della Cgil. E dopo le minacce di precettazione arrivate dal governo, con la categoria sempre più spaccata. Messi alle corde, i camici bianchi hanno accettato il decreto Bersani. E per salvare la faccia si sono aggrappati alla ciambella lanciata da Livia Turco. «Se fermate la protesta, possiamo aprire un tavolo di confronto», aveva promesso il ministro della Salute. Nel primo pomeriggio, dopo alcuni contatti informali, la Turco ha convocato Federfarma. Meno di un’ora di discussione. E poco dopo le otto di sera si è levata la fumata bianca. La serrata è stata revocata. Ora sarà aperto un tavolo tecnico per «rilanciare il ruolo centrale della categoria nella sanità pubblica». Ma senza retromarce del governo. Il decreto non si tocca. I farmacisti hanno dunque rinunciato alla guerra contro i medicinali da banco nei supermercati, «perché abbiamo avuto la rassicurazione che i nuovi punti vendita non saranno trasformati in farmacie». E adesso puntano a «misure compensative». Sarà riconosciuto il ruolo di presidio sanitario, per esempio per la prenotazione online di visite specialistiche. E potrebbe anche essere istituzionalizzata l’erogazione di forme di assistenza comune, come la misurazione della pressione. Inoltre, sarà discussa la nuova convenzione con il Sistema sanitario nazionale. Dopo i tassisti, che forse hanno ottenuto qualcosa in più, anche i camici bianchi hanno siglato la pace.

La giornata di ieri è stata comunque calda. E non solo per il sole che ha picchiato sulla testa dei manifestanti. Le strade del centro della capitale sono state attraversate da farmacisti, avvocati, geometri, ingegneri, architetti e periti industriali. Qualche centinaio di persone, al massimo un migliaio. Tutti insieme per protestare ancora una volta contro le liberalizzazioni, mentre sotto Palazzo Chigi un presidio di dipendenti di farmacie esprimeva solidarietà al governo: «Avanti con il decreto Bersani, basta con i privilegi».

Poco dopo mezzogiorno il corteo, a due passi da piazza Venezia, ha incrociato un gruppo di una ventina di lavoratori dello spettacolo, in attesa di un incontro con gli amministratori locali. «Maledetti comunisti, volete rovinarci». Alcune persone in camice bianco - probabilmente farmacisti - hanno strappato le bandiere rosse agli esponenti della Cgil. E giù pugni. A farne le spese Angelo Ciaiola, presidente dell’Associazione generici italiani-Cgil, colpito ripetutamente. Secondo alcuni testimoni, gli aggressori sarebbero stati spalleggiati da estremisti di destra. La polizia, a fatica, ha riportato la calma.

Mezz’ora dopo, con i manifestanti radunati in piazza dei Santi Apostoli sotto casa di Romano Prodi, è arrivata la doccia fredda. «Oggi stesso il governo valuterà le decisioni per tutelare il diritto alla salute», ha minacciato Enrico Letta, sottosegretario alla Presidenza, uscendo dal Consiglio dei ministri. Una specie di preavviso di precettazione, mentre i consumatori annunciavano le prime richieste di risarcimento (da 500 mila euro) ai farmacisti in sciopero. Insomma, per i camici bianchi rischiava di diventare un venerdì nero. Poi in serata la svolta. «Sono contenta per il senso di responsabilità dimostrato», ha commentato il ministro. «Ci scusiamo per i disagi arrecati. Non discuteremo il decreto, ma l’applicazione», ha aggiunto Giorgio Siri, presidente di Federfarma. E, chissà, forse fra qualche mese l’aspirina costerà davvero un po’ meno.

 

di Paolo Foschi
dal Corriere della sera del 29.07.06


Il decreto Bersani non cambia. Farmacie c'è l'accordo sospesa la serrata. Farmacie, stop alla serrata. Intesa tra la Turco e Federfarma: oggi servizio regolare. Il ministro: "Atteggiamento responsabile". C'è intesa sul rafforzamento degli esercizi come presidio del servizio sanitario nazionale.

ROMA - Alzano le saracinesche i farmacisti e tornano dietro il bancone. La serrata è stata revocata. Il decreto Bersani, che porterà i farmaci senza obbligo di ricetta fuori dalle farmacie, non verrà modificato, si aprirà invece un tavolo permanente di confronto tra Federfarma e ministero della Salute. Obiettivo: monitorare gli effetti del decreto e valorizzare il ruolo e le funzioni della farmacia. Ma soprattutto non esisterà un binomio farmacista-farmacia: la semplice presenza di un camice bianco per la vendita di un medicinale non determinerà l'apertura di un punto vendita. Un punto questo che Federfarma ha giudicato indispensabile per arrivare alla revoca della protesta, giunta alla terza giornata di sciopero. «Era un binomio che non potevamo accettare», ha detto il presidente di Federfarma, Giorgio Siri. Quanto alla serrata degli esercizi, si è trattato, ha tenuto a precisare il presidente Federfarma, di «una agitazione fatta molto a malincuore per gli inevitabili disagi ai cittadini. Tuttavia, era lo strumento per cercare un confronto, soprattutto con il ministro Bersani».

A spiegarlo è stato invece il ministro Turco: «Il decreto - ha detto al termine dell'incontro - non stravolgerà affatto il ruolo delle farmacie e l'aver previsto l'ampliamento della presenza dei farmacisti non significa mettere in discussione il ruolo delle farmacie quali fondamentale presidio sanitario per la salute dei cittadini. Proprio su queste basi - ha aggiunto - è stato possibile raggiungere un'intesa». Che ha un punto focale, quello di trasformare le farmacie in veri e propri presidi del Servizio sanitario nazionale. Dietro il bancone non ci saranno solo venditori di medicine e dispensatori di consigli, ma camici bianchi che potranno fare gli elettrocardiogrammi, misurare la pressione (un servizio che non è presente in tutti i punti vendita), prenotare esami clinici e specialistici, coordinare sul territorio l'assistenza agli anziani e ai malati. Un processo di programmazione che non potrà escludere le Regioni. Una rivoluzione che implica costi e che rientrerà in una riforma che il ministro Livia Turco sta preparando insieme al ministero dello Sviluppo economico di Bersani. La Turco ha anche assicurato che il processo terrà conto soprattutto delle piccole farmacie.

Altro cardine dell'accordo sarà il monitoraggio degli effetti che produrrà il decreto Bersani. «Sarà molto importante - ha spiegato il ministro - verificarne la traduzione completa, la prassi applicativa e ciò sarà un passaggio rilevante. Come importante il rinnovo della convenzione (scaduta da cinque anni) che faremo con le Regioni».

L'accordo è arrivato nella serata di ieri, ma era nell'aria già dalla mattina. Regista della svolta il ministro della Salute, che ieri, a saracinesche ancora abbassate, e mentre il governo si preparava a dare il via alla precettazione, ha convocato Federfarma. La chiamata era attesa. I farmacisti, riuniti in Consiglio, avevano buttato giù un documento da presentare al ministro. E Giorgio Siri, il presidente, era stato esplicito: «Se il ministro ci convocherà e accetterà, in toto o in parte, le nostre richieste, siamo pronti a revocare lo sciopero ad oltranza delle farmacie con decorrenza da domani». Quasi un appello a Livia Turco. Poco dopo è arrivata la convocazione. Un incontro breve e risolutivo, che ha gettato le basi per un dialogo futuro. D´altra parte il terreno per Federfarma iniziava a essere minato. Dopo il Consiglio dei ministri il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta aveva dettato alle agenzie una dichiarazione di guerra: «Il governo valuterà le forme necessarie a garantire il diritto alla salute dei cittadini». E il fronte di Federfarma iniziava a vacillare. Si moltiplicavano le associazioni provinciali che annunciavano di non aderire alla serrata.

 

di Barbara Ardù
da La Repubblica del 29.07.06


Non cambia il decreto Bersani: via libera alla vendita dei medicinali da banco nei supermarket. Trovato l’accordo, farmacie aperte. Sciopero revocato dopo l’incontro tra la Turco e Federfarma. Il ministro: potenzieremo il loro ruolo. La protesta non si ferma: ora scendono in piazza i professionisti. Roma, sfila la rabbia dei professionisti. Avvocati, geologi e commercialisti uniti dagli slogan contro le «false liberalizzazioni». 

ROMA - Le farmacie revocano lo sciopero a oltranza. Il faccia a faccia tra il ministro della Salute Livia Turco e i rappresentanti di Federfarma in rivolta contro il decreto Bersani si è concluso al meglio. «E’ stato chiarito - spiega la Turco - che il decreto non stravolgerà il ruolo delle farmacie». Soddisfatta Federfarma: «Confermato il ruolo di presidi sanitari nazionali». Ieri a Roma corteo dei professionisti contro «le false liberalizzazioni». Avvocati, geologi, commercialisti e dentisti uniti nella protesta. I sindacati, intanto, chiedono a Prodi una “cabina di regia”sulla Finanziaria.

ROMA - L’avvocato, il farmacista, il dentista, l’ingegnere. Tutti insieme, come fino a ieri poteva succedere solo al Circolo della caccia per un doppio di tennis o una partita di bridge tra soci benemeriti. Vestiti casual e comunque irriconoscibili nella veste di manifestanti uniti nella lotta. Gli avvocati senza le toghe, i farmacisti col camice bianco portato in spalla, stile giacca dei politici sui manifesti elettorali. Hanno sfilato così ieri mattina a Roma i rappresentanti degli ordini professionali venuti da tutta l’Italia per protestare contro il decreto del ministro Bersani. Professionisti in piazza, circa un migliaio, dal Colosseo a Santi Apostoli, per dire no alle «false liberalizzazioni».

In testa lo striscione degli avvocati dell’Unione italiana forense, «Non svendete la giustizia, non uccidete la libertà». Più mirato il messaggio dell’Agifor, l’associazione dei giovani legali, «l’indennizzo diretto nelle Rc auto viola i diritti dei cittadini e crea un milione di disoccupati». Tra i partecipanti del corteo molti esponenti di An - gli ex ministri Maurizio Gasparri e Gianni Alemanno, la parlamentare europea Roberta Angelilli, il consigliere comunale Luca Malcotti - che hanno invitato ancora una volta il governo a «ripristinare la concertazione con i professionisti». E confermato di voler raccogliere le firme per un eventuale referendum abrogativo, perché «il decreto non tiene in nessun conto nè delle direttive comunitarie nè della giurisprudenza della Corte di Giustizia europea, nè del parere della Banca centrale europea».

Slogan in rima baciata, «Bersani dal lavoro già le mani», o senza «Bersani colpisce i più deboli». Ma comunque slogan contro il ministro dello Sviluppo economico, il principale obiettivo di tutte le categorie, ma anche dei singoli indirizzi, ramo per ramo, specializzazione per specializzazione.

A differenza delle manifestazioni dei giorni scorsi stavolta la tensione non si è riversata sui poliziotti. Il momento più delicato c’è stato all’arrivo in Piazza Santi Apostoli dove erano previsti i discorsi dei rappresentanti delle categorie. Tra alcuni farmacisti e un gruppo di lavoratori iscritti alla Cgil che stavano manifestando davanti alla Provincia è scoppiata una lite. Qualcuno ha sfilato le bandiere del sindacato gettandole per terra. Ne è nato un piccolo parapiglia. Angelo Ciaiola, il presidente dell’Agi, l’Associazione generici italiani è stato colpito al costato. Gli agenti sono dovuti intervenire per riportare la calma. Il senatore dei Comunisti italiani Dino Tibaldi ha definito «corporativa» la manifestazione e «di stampo tipicamente fascista e squadrista».

 

di Claudio Marincola
da Il Messaggero del 29.07.06


INTERVISTA - «Quella riforma è incostituzionale». De Tilla attacca la Bersani. Andremo da Napolitano, non ci fermiamo.

ROMA - «Siamo offesi e delusi. E abbiamo consegnato al presidente della Repubblica Napolitano una serie di documenti, pareri di illustri giuristi, che dimostrano l’incostituzionalità del decreto Bersani. Su questo punto andremo fino in fondo, non faremo sconti». Attacca Maurizio De Tilla, presidente della Federazione degli Ordini forensi europei e leader del Cup, il cordinamento dei professionisti sceso in piazza ieri a Roma. Una marcia di protesta che ha raccolto oltre 2.500 professionisti tra avvocati, ingegneri, notai, commercialisti, consulenti del lavoro e geologi.

  • Perchè il decreto Bersani sarebbe incostituzionale?
    «Per la mancanza dei requisiti di urgenza. Le norme sono state messe a punto senza concertazione e varate con decreto legge. E poi non c’è stato nemmeno dibattito parlamentare e sono state approvate a colpi di fiducia. Era necessario sentire le categorie che rappresentano oltre 2 milioni di professionisti. Mi chiedo dove sia il processo democratico? E poi l’urgenza non c’era visto che avranno vigore dal 2007, che non ci sono buchi di bilancio da colmare e che non portano un euro allo Stato...?».
  • Quali sono i punti che potevano essere concordati?
    «Se ci fosse stata concertazione sarebbe stata esclusa la pubblicità di tipo mercantile per avvocati e medici. Punto che critichiamo aspramente. Non sarebbero state abolite le tariffe minime. Che se abrogate mettono a rischio gli standard qualitativo e professionali. Non si doveva introdurre le società tra professionisti che hanno regolamentazioni diverse. Insomma, andava avviato un progetto, da discutere insieme, coinvolgendo gli Ordini professionali. Magari con una legge quadro. Invece si è scelta la via più invasiva».
  • Cosa farete?
    «Oltre alla Corte Costituzionale, andreno davanti alla Corte di Giustizia europea. Perchè quel decreto viola norme europee. E poi a settembre faremo una grande manifestazione a Roma, mentre dal 16 al 22 ci sarà lo sciopero degli avvocati. La mobilitazione continuerà. Quel decreto, ripeto, non era urgente. E noi siamo convinti di essere nel giusto, qui si sta violando lo stato di diritto. Ci faremo sentire, visto che anche l’opposizione non sta facendo nulla».
  • Con Bersani avete avuto dei contatti?
    «No, ci ha ricevuto soltanto Bertinotti, che ringraziamo. Sappiamo però che il decreto Bersani non piace ad una larga fetta della sinistra. Nessuno però parla, prende posizione almeno per ora. C’è sicuramente una regia abile contro le professioni».

 

di Umberto Mancini
da Il Messaggero del 29.07.06


RIFORME DIFFICILI - Professioni la protesta tra ragioni e amnesie

Il confronto tra professionisti e Governo non riesce proprio a fare un passo avanti. Anzi: questa mattina gli iscritti agli Albi ridanno forza, con le manifestazioni a Roma, a tutto il loro disagio per le misure varate con la manovra bis. Mentre i farmacisti avviano la terza serrata.

La contrapposizione è netta, anche se i motivi della contesa sono eterogenei. Per alcune categorie vi sono innovazioni più fastidiose di altre e anche all'interno delle singole professioni i fronti non sono sempre perfettamente compatti. Resta, però, un dato di fatto: le attività intellettuali più evolute non condividono praticamente nulla di quanto immaginato dai ministri Visco e Bersani e chiedono loro di fare retromarcia.

In fondo era prevedibile: un po' perche era già accaduto (anni fa lo stesso Bersani provò, senza grandi esiti, a introdurre le società tra professionisti) e un po' perchè la scelta dell'Esecutivo è stata infelice. Intervenire con un decreto legge, immediatamente operativo, su ambiti che da decenni negoziano tentativi di riforma è il modo ideale per cercare la lite. Si dirà: o così o non si ottiene nulla. Può darsi. Ma poggiare una pistola sul tavolo del negoziato non è un gesto che ben dispone la controparte. Controparte che, sia detto senza malizie, ha reagito con corrispondente durezza e qualche reazione scomposta: scioperi, cortei e serrate, con l'inevitabile corollario di apparentamenti politici più o meno strumentali. Per questa via, qualsiasi risultato sarà a caro prezzo per tutti.

Eppure, bisognerà pensare a qualche adeguamento ormai inevitabile per le modalità operative delle professioni, che non possono dimenticare i cambiamenti in corso e l'interesse generale. In questi anni gli stessi professionisti hanno avviato, in autonomia o quasi, importanti aperture su pubblicità, accesso dei giovani, formazione continua. E lamentano spesso di non disporre di strutture organizzative e normative adeguate per reggere la concorrenza internazionale. I presidenti delle categorie hanno mostrato, negli interventi pubblicati sul Sole-24 Ore, disponibilità al confronto e alle innovazioni.

Peccato, allora, che la legislatura si sia aperta così male. Ne il Governo, ne le professioni avevano bisogno di una falsa partenza. E neppure imprese e cittadini, che dall'uno e dagli altri gradirebbero piuttosto un gesto di buona volontà.

 

di Maria Carla De Cesari - Mauro Meazza
da Il Sole 24ore del 28.07.06


Ministri in difesa del decreto. Nelle audizione alla Camera confermata la volontà di approvare il testo senza altri ritocchi. Visco: inconveniente "sgradevole" l'errore sul gettito degli immobili.

ROMA - «C'è ancora tanto da fare!». Per esempio intervenire sulla pubblicità televisiva. «Mi rammarico di non averlo fatto», ha detto ieri Pierluigi Bersani, ministro dello Sviluppo economico, parlando alla Camera sul decreto della manovrina. Varato da Palazzo Madama con voto di fiducia, il provvedimento è giunto a Montecitorio. I tempi per la conversione in legge sono strettissimi: lunedì prossimo l'aula, martedì il voto finale.

Il Governo, ha proseguito Bersani, al cui intervento è seguito quello di Vincenzo Visco, vice-ministro dell'Economia con delega per le finanze, auspica che il decreto sia varato nel testo del Senato. Tocca però ai gruppi parlamentàri decidere. Ritornando alle liberalizzazioni, per Bersani la pubblicità Tv dev'essere trattata all'interno di una riforma del settore radio-televisivo, della comunicazione e di Internet. Ma i fronti aperti sono tanti, farmacie in primis. «La loro reazione è stata sproporzionata, spero che Federfarma ci ripensi», ha detto a proposito dello sciopero a oltranza fissato da oggi. «C'è il nostro impegno a verificare che non ci siano concentrazioni indesiderabili». «I farmacisti sono anche soggetti economici. La sanità è la sanità, l'economia è l'economia. Non confondiamo le cose. A me - ha proseguito - si sono presentati in camice bianco. Non serviva: li avrei ricevuti comunque come soggetti economici. Poi riconosco - ha detto ancora, riferendosi a chi teme conseguenze per la salute pubblica dalla libera vendita dei farmaci da banco - che le farmacie sono anche presidi sanitari, quindi occorre un approfondimento col ministro della Salute Livia Turco». Con i farmacisti solidarizzano i dentisti che lamentano, come già i notai,l'abolizione delle tariffe minime e altro ancora. Sùlle tariffe minime, il Servizio del bilancio della camera osserva che abolirle può comportare un minor gettito. La somma non è indicata, ma si ricorda che «Il Sole-24 Ore» la stima in 83 milioni di euro.

Poi, i taxi. «Tra sei mesi - ha annunciato Bersani - faremo una verifica sulle nuove misure in materia di licenze. Non posso giurare che tutto funzionerà: occorre procedere a aggiustamenti, "manutenzioni"», evitare la paura di cambiare. Se qualcosa non dovesse funzionare, «ci torneremo su». Prima, ogni proposta veniva bocciata. «Ora i tassisti si convincono a fare il doppio turno, perche nella norma c'è la possibilità di bandi straordinàri, onerosi o gratuiti. Il combinato di queste possibilità convince».

«Un inconveniente grave e molto sgradevole» è stato poi, per Visco, l'errore sul gettito del passaggio dall'Iva all'imposta di registro per le transazioni immobiliari. Dell'errore, «il Governo assume la responsabilità politica, non tecnica. Se i calcoli li avessi fatti io personalmente, non li avrei sbagliati». Per Visco, che ha definito «ingrato» il suo mestiere di responsabile dell'entrate («mi divertivo di più al Tesoro»), questa norma, il cui gettito era stato inizialmente stimato dagli uffici in una cifra «risibile», 186 milioni annui poi risultati molti di più, «è in realtà la misura più rilevante contro evasione, elusione e per la razionalizzazione del sistema tributario». Ne è atteso un gettito «robusto». Il problema ha riguardato la restituzione dell'Iva pagata a monte, risultata più onerosa del previsto. Di qui le modifiche, con il registro sceso al 4% e al 2% per i professionisti, ottenendo lo stesso risultato.

Certo, il «contraccolpo» causato dalla vicenda è stato forte, anche per «comportamenti speculativi sui cui indaga la Consob». Nel settore delle compravendite immobiliari c'è «un'evasione massiccia»: Di qui l'obbligo di dichiarare in atti l'entità dell'intermediazione, deducibile fino a mille €. Il conflitto di interessi è utile, ma va fatto bene: sennò si rischia di perdere gettito. Altre modifiche del Senato al decreto era invece meglio evitarle, come la riduzione al 10% dell'Iva su cioccolato e altri prodotti, che il Governo voleva al 20. «Poi mi hanno spiegato che la Nutella è una cosa importante...». Altro tema, gli studi di settore: «Penso che a molti professionisti non dovrebbero essere applicati», se l'attività non ha contenuto tecnologico.

 

di Luigi Lazzi Gazzini
da Il Sole 24ore del 28.07.06


Professionisti oggi in corteo contro deregulation e imposte.

ROMA - Striscioni e fischietti. Partiranno dal Colosseo alle 10 di questa mattina i professionisti -avvocati, dentisti, geologi, consulenti del lavoro, architetti, farmacisti - per il corteo di Ordini e sindacati di categoria contro le liberalizzazioni del decreto Bersani.

Tutti tranne dottori commercialisti e ragionieri, che per protestare contro gli adempimenti fiscali, il "balletto" delle scadenze, e la tracciabilità dei compensi, si sono dati appuntamento nella sede di Roma Eventi, in piazza di Spagna. Il corteo - organizzato da Adepp, Oua e Cup - raggiungerà piazza Santi Apostoli e si si concluderà con una conferenza stampa alle 15, nell'auditorium della Cassa Forense.

Il picchetto dei professionisti contesta innanzitutto l'uso della decretazione d'urgenza e della questione di fiducia che «sinora non ha permesso alcun dialogo». Ma le stesse categorie si dimostrano assai meno "sincronizzate" su pubblicità, società di capitali e persino sulle tariffe minime che, ad esempio, i giovani commercialisti considerano superate.

Intransigente la posizione degli avvocati dopo oltrè due settimane di sciopero. Il presidente dell'Oua, Michelina Grillo, minaccia una nuova ondata di astensioni a settembre, «fino a quando non verrà formalizzato un tavolo di concertazione». «Gli avvocati vanno esclusi dal decreto Bersani», fa eco Maurizio de Tilla, perchè non possono accettare pubblicità "liberalizzata", società di capitali, liceità del patto di quota lite («che ci trasforma in professione mercantile») e sulle tariffe, deroghe valide solo per l'attività stragiudiziale. «Oggi consegneremo a Palazzo Chigi due pareri di
diritto che avallano l'incostituzionalità del Dl223/06». Solidali, dalle tariffe alla pubblicità, anche i geologi e i dentisti dell'Andi.

Alla sfilata parteciperanno anche i consulenti del lavoro: impegnati a Roma da ieri per un confronto sul futuro professionale, hanno deciso di "sciogliere i ranghi" e scendere in manifestazione, dopo avere incassato dal Sottosegretario all'Università, Nando Dalla Chiesa, l'impegno «per innalzare alla laurea il requisito del titolo di studio» e la collaborazione col ministro del Lavoro, Cesare Damiano, «per il monitoraggio dei call center». Il presidente Marina Calderone fa poi un appello «all'unità delle professioni, senza divisioni e distinguo».

Di diverso tenore l'iniziativa di dottori commercialisti e ragionieri. Tutte le sigle sindacali (esclusa l'Adc nazionale) si riuniranno a piazza di Spagna per confrontarsi sugli aggravi fiscali contenuti nel decreto legge 223/06, che, dicono, «ha pesantemente violato lo Statuto del contribuente» perchè modifica le regole in corso d'opera. «Dalla trasmissione telematica dei corrispettivi alla normativa immobiliare - ha spiegato Michele Testa, presidente dei giovani dottori commercialisti - si scaricano sui contribuenti e sui professionisti le inefficienze della Pa». Per questo, «presenteremo la nostra piattaforma di proposte ai presidenti della Repubblica, di Camera e Senato e chiederemo un incontro al ministro Bersani sul recupero della matetia imponibile».

Mentre sul tema della disciplina professionale Testa «apprezza lo spirito riformatore del decreto Bersani», ma chiede comunque l'impegno a una riforma organica a partire dai disegni di legge "congelati" in Parlamento. Infine, Vilma Iaria, presidente dell'Adc nazionale dichiara che non parteciperà oggi all'iniziativa di Roma, anche se concorde sulle motivazioni, e invita i colleghi a firmare un appello, entro l'11 settembre,
da presentare poi al presidente del Consig!io, Romano Prodi.

 

di Laura Cavestri
da Il Sole 24ore del 28.07.06


Tariffe vigenti ma non vincolanti

Fanno discutere, nel decreto Bersani, le misure sulle tariffe professionali: non solo per le difficoltà applicative, ma perchè il nuovo testo, sorprendentemente, sembra riaffermare il ruolo decisivo delle tariffe nella definizione dei compensi. Il decreto legge aveva soppresso le disposizioni che prevedono «la fissazione di tariffe obbligatorie fisse o minime». L'ultima versione, invece, opta per la cancellazione della loro «obbligatorietà», con ciò salvaguardando le disposizioni che dettano i diversi regimi. Per comprendere il valore della modifica, è necessario tener conto di quanto previsto dall'articolo 2233 del Codice civile, che stabilisce che «il compenso, se non è convenuto, dalle parti e non può essere determinato secondo le tariffe o gli usi, è determinato dal giudice...» (1° comma). Il legislatore individua, pertanto, nelle tariffe il termine di riferimento per calcolare il compenso professionale nei casi in cui quest'ultimo non sia stato espressamente pattuito. Una funzione di supplenza che il testo approvato dal Senato sembra confermare in pieno quando -diversamente dal decreto legge - sopprime non più le tariffe, ma la loro obbligatorietà.

Le parti sono, pertanto, libere di contrattare l'onorario, ma se non lo fanno le tariffe continueranno ad applicarsi in base all'articolo 2233. Significative eccezioni si pongono per alcune categorie, come gli avvocati, per i quali il nuovo comma 3 dell'articolo 2233, stabilisce che sono nulli i patti non stipulati per iscritto che stabiliscono compensi professionali. La disposizione non è chiara e rischia di avere una portata ben più ampia della ragione che - sembra - lo abbia motivato: la contestata abolizione del divieto di quota-lite.

Così tutt'altro che certo è il significato dell'art.2 laddove stabilisce che «nelle procedure ad evidenza pubblica, le stazioni appaltanti possono utilizzare le tariffe, ove motivatamente ritenute adeguate, quale criterio o base di riferimento per la determinazione dei compensi per attività professionali». La norma si applica a quei settori, come i lavori pubblici, che vedono concorrere i professionisti con le imprese? Secondo la legge Merloni la progettazione può essere appaltata anche alle società di ingegneria, che sono tradizionalmente considerate delle "imprese". Pertanto la loro attività, se tali categorie hanno ancora un senso per il legislatore, non dovrebbe essere qualificata come "professionale". Al contempo, l'espletamento della procedura di evidenza pubblica postula l'unicità del regime di determinazione del corrispettivo sia per la stazione appaltante che per i concorrenti. Così la progettazione e gli altri servizi del settore dei lavori pubblici sono governati da una legge speciale, che prevede tariffe specifiche che non hanno matrice prettamente professionale.

 

di Antonio Maria Leozappa
da Il Sole 24ore del 28.07.06


Tra i nodi del contendere: Limiti ai pagamenti in "cash".

Tracciabilità dei versamenti e norme sui redditi. È soprattutto sui nuovi adempimenti in materia fiscale che si concentrano le principali preoccupazioni e proteste di dottori commercialisti e ragionieri. Anche perchè il testo di modifica al Dl 223/06, in corso di approvazione alla Camera, non dirada le perplessità.

Il punto di maggiore impatto è senza dubbio quello della tracciabilità degli incassi. Si tratta di regole ad alto tasso di invasività che interferiscono con le abitudini quotidiane dei contribuenti (medici, ingegneri, avvocati, geometri, notai, commercialisti... oltre ai rispettivi clienti). I quali sono tenuti d'ora in poi a evitare, nelle transazioni giornaliere, l'uso del denaro contante, anche per importi correnti. A partire dal 4 luglio i professionisti sono assoggettati a un duplice obbligo: divieto di accettare versamenti per cassa di importo unitario sopra i 100 euro e obbligo di istituire un conto corrente (per chi non ne possedeva uno in precedenza).

Il limite sale a mille euro, secondo il maxiemendamento in corso di approvazione, con decorrenza dal giorno dopo la pubblicazione in «Gazzetta Ufficiale» della legge di conversione (si veda «Il Sole-24 Ore» di ieri). La soglia di 100 euro, tuttavia, è attualmente vigente fino alla data di entrata in vigore della legge di conversione.

È dunque auspicabile che, dagli organi competenti, giunga al più presto un'interpretazione che consideri destinato all'abrogazione, e perciò sin d'ora cancellato, il divieto di movimentazione per cassa (oltre i 100 euro) in questi giorni provvisoriamente vigente in base all'articolo 35 comma 12. Il primo periodo del nuovo comma 12-bis, inserito dal maxiemendamento in arrivo, infatti, solo apparentemente non deroga al precedente comma 12. In realtà il rinvio al 1° luglio 2008 diventa pleonastico se non gli si dà il significato di derogare all'intero contenuto del comma 12 (compresa la vigenza del limite di 100 euro per tutto il periodo interinale dal 4 luglio scorso).

Sul fronte delle norme sul reddito, le difficoltà principali vengono dalla modifica alle disposizioni sulla deducibilità delle spese per alberghi e ristorante. Qui il problema riguarda essenzialmente i professionisti che le sostengono in misura superiore al 2% del totale compensi, e che ovviamente hanno interesse alla loro deduzione integrale.

Fino all'entrata in vigore del Dl 223/06 la deducibilità oltre il 2% era preclusa, mentre il comma 29 dell'articolo 36 dà la possibilità di deduzione illimitata. La condizione cui è subordinato il beneficio, tuttavia, impone un aggravio contabile ragguardevole (si veda «Il Sole-24 Ore» del 26 luglio) e lascia aperti alcuni punti di indeterminatezza. Fra le altre cose, non sono chiare le modalità di intestazione dei documenti di spesa, ne è specificato se gli originali della documentazione debbono essere conservati dal committente o dal professionista.

Questioni «contabili

  • Conti correnti. Il decreto legge 223/2006 impone di tenere un conto corrente bancario o postale.
  • Limiti ai contanti. Divieto di incasso in contanti oltre i limiti fissati (sono obbligatori: assegno non trasferibile, bonifico, altre modalità di pagamento bancario o postale). Per ora la disposizione in vigore ha imposto la soglia dei 100 euro che le modifiche adottate in sede di conversione dovrebbero elevare.
  • Beni strumentali. Diventano fiscalmente rilevanti le plusvalenze e minusvalenze realizzate a seguito di vendita di un bene strumentale (eccetto immobili e oggetti d'arte) o anche a seguito di autoconsumo.
  • Vitto e alloggio. Deduzione integrale delle spese di vitto e alloggio, se addebitate in fattura al committente. I professionisti che le sostengono in misura superiore al 2% del totale dei compensi ovviamente hanno interesse alla loro deduzione integrale. Inoltre, non sono chiare le modalità di intestazione dei documenti di spesa, nè è specificato se gli originali della documentazione vanno conservati.
  • Reddito autonomo. È reddito di lavoro autonomo (non più reddito "diverso") il corrispettivo da cessione della clientela; è assoggettato a tassazione separata se il versamento è in unica soluzione.
  • Perdite. Le perdite non sono più compensabili nel periodo stesso nell'ambito del reddito complessivo, ma a scomputo solo dai futuri redditi di lavoro autonomo, entro il quinquennio.

 

di Giuseppe Pasquale
da Il Sole 24ore del 28.07.06


Professionisti cotti al Sole. La stangata di Bersani fu preparata a Vicenza da Confindustria.

Fissarsi a mente una data: 17 marzo 2006. Segnare sul taccuino pochi nomi: Romano Prodi, futuro presidente del consiglio. Luca Cordero di Montezemolo, presidente di Confindustria. Andrea Pininfarina, vicepresidente di Confindustria, Francesco Giavazzi, economista. Sandro Trento, direttore del centro studi di Confindustria. Ferruccio de Bortoli, direttore del Sole-24 Ore, quotidiano della Confindustria. In quel giorno, a Vicenza, fra quei protagonisti ora citati è nato il decreto Bersani-Visco. Lì, mentre tutti eravamo distratti dalla campagna elettorale e dai fuochi di artificio del duello Prodi-Silvio Berlusconi, è stata partorita la stangata su tutti i professionisti italiani (...) Basta dare un'occhiata alla copiosa documentazione assemblata per il convegno degli industriali a Vicenza, e rileggersi lo stenografico dei dibattiti sulla concorrenza condotti dal direttore del Sole-24 Ore per comprendere come quel decreto legge che avrebbe fatto imbufalire centinaia di migliaia di professionisti sia stato concepito nel dettaglio proprio in quella occasione. Tutto era contenuto nelle richieste avanzate da Confindustria, e non sarebbe un'esagerazione sostenere che gli uffici tecnici di Bersani abbiano preso proprio da quella documentazione porzioni abbondanti di testo per poi incollarle nel provvedimento presentato alle camere. Intendiamoci, la buona fede del ministro è fuori dubbio. Bersani molte di quelle norme le aveva annunciate nella sua relazione alla conferenza programmatica dei Ds nel dicembre 2005. Il suo collega di governo, Enrico Letta, le aveva scritte sul suo sito internet il 5 aprile scorso, a pochi giorni dalla prova elettorale. Ma che dietro quel decreto ci sia un braccio di ferro promosso da Confindustria per societarizzare e poi inglobare al suo interno il mercato delle professioni, è altrettanto chiaro. Per questo i professionisti faticano a trovare un posto al Sole. Con tutta la buona volontà del mondo, la Confindustria intera è impegnata ventre a terra a spezzare le radici che hanno tenuto insieme le varie professioni, riunite in ordini o associazioni. Come sempre in Italia bisogna diffidare delle bandiere sventolate con tanta generosità. Quando sentite parlare di libero mercato o di tutela dei consumatori, mettetevi le mani sul portafoglio: normalmente c'è il trucco. Sono le guerre di potere, gli eserciti contrapposti che normalmente vanno in scena all'ombra di quelle bandiere ideali. Delle libertà di mercato importa un fico secco ai più: quel che conta è prendersi il mercato...

 

di Franco Bechis
da Italia Oggi del 28.07.06


Nuovi conti per i professionisti

Il decreto Bersani ha introdotto, tra le altre cose, una serie di obblighi a carico dei liberi professionisti: mantenere uno o più conti correnti per tutte le operazioni bancarie inerenti l'esercizio dell'attività professionale, operazioni che non potranno più transitare sul conto privato; l'incasso di compensi di importo superiore ai 100 euro (1.000 euro nel 2006 e 500 nel 2007) tramite assegni non trasferibili, bonifici e sistemi di pagamento elettronici.

Banca Intesa ha lanciato un'iniziativa rivolta ai liberi professionisti per l'apertura di conti correnti e l'attivazione del servizio pos. Chi è già cliente dell'istituto può aprire un Conto Intesa business con canone gratuito fino al 31 dicembre 2010; un servizio pos con canone scontato del 50% fino al 31 dicembre 2010; commissioni di acquiring agevolate.
Per i nuovi clienti le due promozioni sono cumulabili.

 

pag. 13
da Italia Oggi del 28.07.06


IL MINISTRO - Bersani: nessun cambiamento, forse un po' di «manutenzione».

ROMA — «L'unico modo per fare le riforme in Italia è questo. Intanto si approvano. Poi si fa la manutenzione e si mette a posto quello che non va». La linea di condotta di Pier Luigi Bersani, eccola.

«Ma-nu-ten-zio-ne», si chiama. È quella la sola concessione, ammesso che concessione sia poi la definizione giusta, che il ministro delle Sviluppo economico è disposto a fare alle categorie inferocite per il suo decreto sulle liberalizzazioni. «Il provvedimento è quello. Non ci sono questioni da rivedere nel testo approvato dal Senato». E il messaggio è diretto ai farmacisti, ma anche agli avvocati e ai fornai: non serviranno a nulla gli scioperi e le serrate. Con i farmacisti, che si erano presentati all'ultimo incontro in camice bianco e Bersani li aveva redarguiti («Potevate venire anche in borghese, visto che qui non si parla di medicina, ma di affari»), il ministro aveva già calato le carte sul tavolo. In questo caso l'intervento di «manutenzione» potrebbe anche prendere la forma di una specie di compensazione: per esempio, sempre d'intesa con il ministero della Salute, l'attribuzione alle farmacie di una specie di ruolo di presidio sanitario dove i cittadini possano, per esempio, prenotare le visite specialistiche senza fare la fila allo sportello dell'Azienda sanitalia locale. Ma di tornare indietro sulla possibilità di vendere anche farmaci da banco nei supermercati, come la Federfarma sperava, non se ne parla proprio.

Idem per gli avvocati. Sull'abolizione delle tariffe minime, nessun ripensamento. Come sulla pubblicità, «che non è certo quella del detersivo». E che scioperino pure, con una reazione che il ministro non ha esitato a definire, come quella dei farmacisti, «decisamente esagerata». Tanto più che «resta ancora da capire quali sono le categorie che scioperando ci rimettono davvero e quelle che invece addirittura ne hanno un profitto».

Bersani è convinto che nel caso degli avvocati, come in quello dei farmacisti, la manutenzione verrà addirittura da sé. Perché «a guadagnarci saranno i giovani professionisti», ai quali mercoledì il ministro ha promesso l'apertura di uno «sportello di confronto». Quando poi tutti conosceranno gli effetti delle riforme «vedremo chi ancora si lamenterà: il vantaggio sarà per tutta la collettività, quindi anche per le categorie professionali». E sbaglia, ripete il ministro, «chi agita lo spauracchio dell'America» per bloccare le liberalizzazioni. In questo caso «l'America è lontana». Direbbe il suo conterraneo Lucio Dalla: «dall'altra parte della Luna». Anche se lui sottolinea di sentirsi «profondamente statunitense. Statunitense quando si parla di norme antitrust, di misure a favore dei consumatori, del falso in bilancio...». Ma «mai, come molti, solo quando conviene».

  • PRIMA L'APPROVAZIONE - Il decreto deve prima essere approvato com'è, solo in seguito si potrà pensare a modifiche.

 

di Sergio Rizzo
dal Corriere della sera del 28.07.06


Liberalizzazioni e misure fiscali, primo sì al Senato. Dopo la bagarre Palazzo Madama vota la fiducia al Governo. Seconda serrata di protesta delle farmacie. Pensione ritardata su base volontaria. Senato, sì a fiducia e decreto. Polemiche per la blindatura, vota un terzo della Cdl: 160 a 53.

Voto con fiducia e bagarre sulla manovra-bis ieri sera al senato. Quando il Governo ha ufficializzato la blindatura su un maxi-emendamento al decreto su "liberalizzazioni e misure anti-evasione fiscale", l'opposizione ha abbandonato l'Aula accusando l'Unione di ricorrere a una fiducia mai autorizzata dal Consiglio dei ministri e di respingere l'offerta di dialogo. Il sì è poi arrivato dopo mezzanotte con 160 favorevoli, 53 contrari e nessun astenuto su 213 votanti. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Vannino Chiti, che si era adoperato per una mediazione, ha sottolineato che la blindatura è puramente tecnica, dovuta alla ristrettezza dei tempi. Oggi intanto seconda serrata dei farmacisti, per protestare contro la vendita di medicinali da banco nei supermercati, prevista dal decreto.

In arrivo l'allungamento dell'età pensionabile. Il Governo ha intenzione di raggiungere l'obiettivo su base volontaria. Lo ha confermato ieri il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa. Il responsabile del Lavoro, Cesare Damiano, ha specificato che le novità saranno introdotte a settembre dalla Finanziaria 2007.

ROMA - Anche la manovra bis non si sottrae al "rito" della fiducia. Con conseguente bagarre al senato prima del via libera nella notte. Il ministro Vannino Chiti ufficializza la blindatura su un maxi-emendamento al decreto su "liberalizzazioni e misure anti-evasione fiscale" e subito la Casa delle libertà abbandona l'Aula accusando Governo e Unione di ricorrere ad una fiducia mai autorizzata dal Consiglio dei ministri e di respingere l'offerta di "dialogo" dell'opposizione. Dito puntato pure contro presunte irregolarità sulla verifica del numero legale («risultati taroccati») con critiche rivolte anche al presidente del Senato, Franco Marini.

Chiti, che aveva cercato una convergenza con la Cdl per evitare la fiducia, si difende sottolineando che la blindatura è puramente tecnica, dovuta cioè solo alla ristrettezza dei tempi a disposizione, e comunque non contro l'opposizione. E così nella notte si vota. Il Senato dice sì al provvedimento (e alla fiducia) con 160 voti favorevoli e 53 contrari (solo alcuni senatori della Cdl sono presenti in Aula alla seconda "chiama"). Votano la fiducia i senatori a vita Rita Levi Montalcini ed Emilio Colombo e il senatore Luigi Pallaro. Il testo passa ora alla Camera dove dovrebbe approdare in Aula già venerdì 28 luglio.

Nel maxi-emendamento è assorbito il testo uscito dalla commissione Bilancio di Palazzo Madama, con alcuni ulteriori ritocchi. Primo fra tutti quello che anticipa dal gennaio 2007 a ottobre 2006 il regime fiscale agevolato con l'aliquota al 2 per cento dell'imposta ipotecaria per le società di leasing immobiliare. Novità anche per il pane (alla denominazione «pane fresco» si aggiunge quella di «pane conservato», le etichette dei medicinali e il collegamento tra le misure del decreto e gli statuti delle Regioni a statuto speciale. In alcuni casi l'Esecutivo ha tenuto conto delle indicazioni dell'opposizione.

Ma la Casa delle libertà non ci sta. E si scaglia contro il «no» del Governo all'offerta formulata lunedì dalla Cdl di concentrare il dibattito su poche decine di emendamenti, e approvare in tempi rapidi il provvedimento, in cambio della rinuncia alla fiducia. «Siamo esterrefatti e amareggiati», afferma il presidente dei senatori di Fi, Renato Schifani, aggiungendo: «Il Governo dice di no a tutto e svuota il Parlamento delle sue funzioni». Schifani ricorda anche il «richiamo opportuno del presidente della Repubblica all'eccessivo ricorso al voto di fiducia».

Duro anche il leader di An, Gianfranco Fini, secondo cui il metodo scelto dal Governo Prodi «è sintomo di debolezza politica». Fini non esclude che su alcune parti del decreto Bersani (i capitoli non fiscali, in primis quelli sulle liberalizzazioni) An possa appoggiare un referendum abrogrativo. Anche la Lega Nord va all'attacco. «Il Governo ci ha preso in giro perche sapeva fin dall'inizio che avrebbe messo la fiducia», afferma il capogruppo a Palazzo Madama, Roberto Castelli. E in Aula i senatori del Carroccio agitano aglio contro il decreto del «vampirismo fiscale».

Le critiche sul metodo, insomma, si aggiungono a quelle, già note, sul merito. Ma il ministro Pierluigi Bersani, intervenendo in Aula subito dopo l'annuncio della fiducia, ribadisce la necessità del decreto: su diversi punti «eravamo a rischio di infrazione Ue». Il provvedimento - dice Bersani -rappresenta «solo l'inizio della politica economica» del Governo: sulle liberalizzazioni l'Esecutivo andrà avanti. E quanto alle polemiche alimentate da alcune categorie, Bersani afferma: «II Governo non ha ceduto nè vinto con nessuno». A difesa del Dl scende anche il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa Schioppa: nessun inasprimento fiscale con la manovra bis.

Una manovra correttiva che è di complessivi 11,2 miliardi e che rifinanzia i cantieri a rischio di chiusura, oltre all'ondata di liberalizzazioni, con il testo del Senato torna l'Iva agevolata (al 10%) sulle attività di ristrutturazione edilizia. Slitta al 30 giugno 2007 l'invio telematico degli incassi all'amministrazione finanziaria tramite il registratore di cassa. Cambia in parte il regime Iva sugli "immobili" e scatta la stretta sulle commissioni della pubblica amministrazione.

  • L'INTERVENTO DI BERSANI: «Sulle liberalizzazioni eravamo a rischio Ue: non ha vinto nessuno. Questo è il primo passo della politica economica»

Professionisti,protesta Cup rinviata

E' stata rinviata a settembre la manifestazione contro il decreto Bersani organizzata dal Forum delle professioni intellettuali, ovvero dai Cup (Comitati unitari degli Ordini professionali) di nord, centro e sud in programma il 28 luglio. Una scelta obbligata per i Cup che non hanno ottenuto l'autorizzazione dalla Prefettura.

Tra i vari motivi del rinvio c'è la volontà dei comitati di «tutelare l'incolumità dei partecipanti», visti gli ultimi scontri tra forze dell'ordine, avvocati e ingegneri davanti a Palazzo Chigi.

I Cup territoriali rivendicano, inoltre, «il rispetto al lavoro esercitato in qualsiasi forma» e un'adeguata concertazione tra Governo e professionisti. E invitano i membri a ribadire il no a leggi contrarie «allo sviluppo del Paese che mirano alla realizzazione di una società costituita da due sole classi: i grandi imprenditori e i lavoratori dipendenti».

 

di Marco Rogari
da Il Sole 24ore del 26.07.06


Sì alle liberalizzazioni, scontro sulla fiducia. La manovra bis con il pacchetto Bersani passa nella notte al Senato, il centrodestra protesta per il metodo. Passa al Senato la fiducia al governo sulle liberalizzazioni e manovra bis, fra le proteste del centrodestra. L'Unione rimane divisa sull'indulto: la protesta di Di Pietro ieri a Montecitorio (...) ha fatto slittare a oggi il voto alla Camera. Fassino: «Il governo faccia sapere quali leggi ad personam. Fiducia sulle liberalizzazioni, sì del Senato. Via libera a manovra-bis e decreto Bersani, il centrodestra protesta per il metodo.

ROMA — Nella notte il Senato ha votato la fiducia al governo sul decreto legge Visco- Bersani, quello che contiene la manovra bis di aggiustamento dei conti pubblici e il pacchetto liberalizzazioni (taxi, farmacie, notai, avvocati, assicurazioni, banche): 213 i votanti, 160 i sì, 53 i no (molti i senatori del centrodestra che non hanno partecipato al voto). Il ministro dei Rapporti col Parlamento, Vannino Chiti, aveva motivato la richiesta della fiducia con la necessità di chiudere ieri l'esame del provvedimento a Palazzo Madama, in modo da ottenere la conversione definitiva del decreto entro la settimana da parte della Camera. L'opposizione ha protestato. Ieri mattina ha attaccato il presidente del Senato, Franco Marini, perché non avrebbe rilevato la mancanza del numero legale. Inoltre, secondo la Casa delle libertà la richiesta del voto di fiducia sarebbe stata irregolare perché non autorizzata dal Consiglio dei ministri. Il senatore a vita, Giulio Andreotti, intervenendo in aula ha sottolineato la necessità di nuove regole, visto il ricorso sempre più frequente ai voti di fiducia. In 70 giorni il governo Prodi lo ha utilizzato già 4 volte (esclusi quelli per l'insediamento) e altri 3 sono in vista.

Nel merito del decreto il leader di Alleanza nazionale, Gianfranco Fini, non ha escluso il ricorso al referendum abrogativo «su alcune parti» riguardanti le liberalizzazioni anche se si è augurato che siano le categorie colpite a promuoverlo.

In aula il ministro dello Sviluppo, Pierluigi Bersani, ha invece difeso il provvedimento ricordando che su molti dei punti toccati dalle norme «eravamo a rischio di infrazione comunitaria» e aggiungendo che questo «è solo l'inizio» perché seguiranno altre liberalizzazioni. Il decreto prevede, tra l'altro, l'aumento dei turni per i tassisti, l'azzeramento dei costi per la chiusura dei conti correnti bancari, l'abolizione delle tariffe minime per i professionisti, la possibilità di vendere farmaci da banco nei supermercati, l'eliminazione dell'esclusiva tra compagnie assicurative e agenzie. Nella parte fiscale, che vale 1,4 miliardi quest'anno e circa 7 miliardi nel 2007, c'è una stretta sui meccanismi di elusione ed evasione dell'Iva, un rafforzamento dei controlli sugli studi di settore, tagli alle spese ministeriali. Torna però anche l'Iva agevolata al 10% sulle ristrutturazioni edilizie (...).

 

di Enrico Marro
dal Corriere della sera del 26.07.06


Primo sì alle liberalizzazioni. Governo avanti a colpi di fiducia. La Cdl insorge. Sì in nottata sul decreto Bersani-Visco. Maggioranza compatta. Il ministro dello Sviluppo economico: «Questo è solo l’inizio della nostra politica». Maxi-emendamento con poche modifiche. Fini: forse un referendum. Appello al Quirinale. 

ROMA - (...) E fiducia anche per il decreto Bersani-Visco sulle liberalizzazioni, approvato in nottata con 160 voti a favore. «Il ricorso alla fiducia è comprensibile, ma basta decreti», avverte il presidente della Camera Bertinotti. Il centrodestra minaccia il referendum contro il provvedimento del governo. (...)

ROMA - Alla fine il governo ha scelto la fiducia per imprimere il primo sigillo sul decreto Bersani-Visco. La richiesta nell’aula del Senato è stata fatta a metà giornata, ma il voto è arrivato solo in nottata, dopo alcune ore di dibattito. I voti favorevoli sono stati 160 su 213 votanti, 53 i contrari.

Il governo ha giustificato il ricorso alla fiducia come un fatto tecnico, motivato dall’esigenza di chiudere l’esame della manovra per far posto ad altri impegnativi punti dell’agenda (dal Dpef all’Afganistan). E ha fatto notare, con il ministro per Rapporti con il Parlamento Chiti, che tra le modifiche recepite nel maxiemendamento sottoposto al voto molte erano state proposte dall’opposizione. Ma il lavoro comune sul testo, che effettivamemente c’è stato, non ha impedito che in aula si arrivasse a dure schermaglie procedurali.

Il centro-destra infatti ha protestato, arrivando ad abbandonare l’aula, contro la procedura con la quale è stato verificato il numero legale. Per la Casa delle Libertà il voto è stato irregolare e quindi il Senato, in realtà, avrebbe lavorato in assenza di numero legale. Inoltre l’opposizione, che si è appellata al Quirinale, ha contestato la procedura con cui il governo ha autorizzato lo stesso Chiti a porre la questione di fiducia. Ironico il giudizio il segretario dell’Udc Cesa: «Normalmente un governo annuncia, di tanto in tanto, il voto di fiducia, Prodi di tanto in tanto rinuncia alla fiducia. A nulla sono servite l'analisi del presidente del Senato o le parole del capo dello Stato».

Naturalmente, la scelta del governo ha provocato la reazione irritata delle varie categorie che in questi giorni hanno sollecitato modifiche o addirittura lo stralcio delle norme che li riguardano. E le loro rimostranze hanno avuto un’eco politica. Alleanza nazionale, vista la chiusura del dialogo, si è detta disposta a sostenere la richiesta di referendum abrogativo per alcune parti del provvedimento. Pronta la risposta del relatore Ripamonti (Verdi): «Ci sentiamo assolutamente tranquilli, ci penseranno i consumatori e tutti i cittadini avvantaggiati dalle norme sulle liberalizzazioni a far ragionare quelli che difendono le corporazioni».

In precedenza, era stato il ministro dello Sviluppo economico Bersani ad intervenire in aula in difesa del provvedimento. Affermando che questo decreto «è solo l’inizio della politica economica del governo». Bersani ha poi rivendicato come risultato positivo l’accordo raggiunto a Roma in materia di taxi: e il Comune di Milano si sta avviando stessa direzione.

Nel merito, il maxi-emendamento contiene limitate novità rispetto alla versione approvata in commissione Bilancio. In particolare per le società di leasing immobiliare viene anticipata al primo ottobre (rispetto alla scadenza del 2007) l’entrata in vigore del regime agevolato, che prevede un’imposta ipotecaria al 2 per cento. Per le ristrutturazioni edilizie l’Iva scende al 10 per cento ma la detrazione Irpef viene ridotta dal 41 al 36 per cento. Il nuovo regime scatta dal primo ottobre.

Dopo il sì del Senato il testo passa ora alla Camera, con poche possibilità di ulteriori modifiche. (...).

 

di Luca Cifoni
da Il Messaggero del 26.07.06


Manovra bis sotto assedio. Presentati oltre mille emendamenti al decreto, il Governo decide se blindarlo con la fiducia. Domani chiudono le farmacie, i Garanti: sciopero illegittimo.

La manovra bis, assediata da oltre mille emendamenti, punta a superare l'esame del Senato anche senza il voto di fiducia. Il Governo prenderà la decisione finale questa mattina, dopo che l'opposizione si è detta pronta a ridurre a 60-70 i propri emendamenti. Tra i ministri c'è chi -come Pier Luigi Bersani - preferirebbe puntare sulla blindatura, mentre è perplesso sul ricorso alla fiducia Vannino Chiti.

Intanto le categorie continuano la protesta. Domani le farmacie resteranno ancora chiuse, nonostante la Commissione di garanzia abbia bocciato la serrata per il mancato rispetto del termine di preavviso. Ed è prevista per venerdì una manifestazione di protesta delle altre professioni. A Roma accordo tra Comune e tassisti.

ROMA -Solo questa mattina, in extremis, il Governo deciderà se "blindare" la manovra bis al Senato. Il ricorso o meno alla fiducia sarà ufficiaIiziato aI tenitine di una riunione tra l'Esecutivo e i capigruppo della maggioranza a Palazzo Madama. Un vertice inizialmente previsto per ieri, parallelamente all'avvio della discussione in Aula sul decreto «liberalizzazioni e misure anti evasione», poi rinviato a oggi, nella stessa giornata in cui l' Assemblea del Senato ha in agenda il voto sul provvedimento.

Lo slittamento è stato motivato con la necessità di valutare l'apertura dell'opposizione, dichiaratasi pronta, per evitare la blindatura, a ridurre a 60-70 i circa 600 emendamenti presentati in Aula (in tutto oltre mille, tra cui anche una ventina del Governo) riservandosi però la possibilità di incidere sui correttivi "strategici": professioni, Iva sugli immobili, taxi e farmacie. «Abbiamo registrato la posizione della Cdl - ha detto il sottosegretàrio ai Rapporti con il Parlamento, Gianpaolo D'Andrea - ora il Governo dovrà fare una vaIutazionepòlitica della situazione».

Ma il rinvio sarebbe dovuto anche alle diverse scùoledi pensiero presenti nell'Esecutivo. Per il ministro per i Rapporti con il parlamento, Vannino Chiti, se vengono rispettati i tempi con l'approvazione entro questa sera del decreto, la fiducia non è necessaria. Altri ambienti del Governo, con in testa il ministero dello Sviluppo economico guidato da Pier Luigi Bersani, preferirebbero invece non correre rischi e puntare sulla blindatura.
A rendere ostica la strada di una soluzione concordata è anche il regolamento del Senato che prevede, in caso di votazione degli emendamenti in Aula, che si rivotino tutti i 176 correttivi approvati dalla commissione Bilancio. Con conseguente pericolo per il Governo che, nonostante le rassicurazioni dell'opposizione, il testo vengo stravolto, anche se si potrebbe sempre "riparare" nel passaggio alla Camera. Tra l'altro, nella maggioranza c'è chi ha considerato un segnale non certo rassicurante la decisione della Cdl di porre nel pomeriggio di ieri il provvediillento sotto il fuoco di fila dei voti sulla pregiudiziale di costituzionalità e la questione sospensiva, comunque respinte dall'Assemblea di palazzo Madama.

Anche per questo motivo nella serata di ieri il ricorso alla fiducia continuava ad apparire probabile, con il rincorrersi nei corridoi del Senato di alcune voci sulla preparazione, in funzione della "blindatura", di un maxi-emendamento dell'Esecutivo in cui assorbire il testo nella versione della commissione Bilancio ma anche altri ritocchi (alcuni dei quali da pescare tra gli emendamenti presentati in Aula dal Governo).

A difendere il testo del decreto uscito dalla commissione Bilancio è stato in Aula il relatore Natale Ripamonti(Verdi). Che ha anche voluto sottolineare come la maggioranza abbia garantito al Senato «un confronto sereno (abbiamo discusso oltre mille emendaplenti e li abbiamo votati in Commissione»). Ripamonti ha ribadito che nei prossimi mesi l 'Esecutivo procederà con le liberalizzazioni nei settori dell'energia e delle comunicazioni.

Sul tema delle liberalizzazioni è intervenùto anche l'ex commissario Ue alla concorrenza, Mario Monti, secondo cui il ricorso allo strumento del decreto non è idoneo: sarebbe stato meglio che il Governo avesse proceduto a «consultazioni» con le parti interessate per poi decidere una volta per tutte senza fare passi indietro a causa delle proteste.

 

di M.Rog.
da Il Sole 24ore del 25.07.06


Categorie contro. In piazza il 28 luglio. Dagli Albi protesta a più voci. STATO DI AGITAZIONE - I commercialisti: «Troppi adempimenti fiscali». Ingegneri e architetti: «Tariffe da confermare nei lavori pubblici».

ROMA - Stato di agitazione in ordine sparso. I legali puntano allo stralcio dal decreto, i commercialisti a rivedere il cumulo di adempimenti fiscali mentre i "tecnici" salverebbero pure il provvedimento se recuperasse i minimi tariffari per i lavori pubblici e con la prospettiva, a breve, di una riforma organica delle professioni (come annunciata dallo stesso ministro per lo Sviluppo economico, Pier Luigi Bersani).

Insoddisfatti degli emendamenti presentanti al Senato sul Dl Bersarii, Ordini e sindacati dei professionisti confermano lo stato di agitazione alla fase di conversione del Dl 223/2006 e si preparano a scendere in piazza il prossimo 28 luglio. Ma con priorità piuttosto diverse.

Hanno incontrato ieri il ministro per le Infrastrutture, Antonio Di Pietro, i presidenti di architetti e ingegneri, Raffaele Sirica e Ferdinando Luminoso, al quale hanno cbiesto di confermare «il regime della tariffe obbligarorie nei lavori pubblici» come era nel codice appalti approvato lo scorso 12 luglio che applicava la direttiva Ue 18/2004 - «Àltrimenti - ha spiegato Luminoso - per molte stazioni appaltanti si aprirà la procedura del prezzo più basso, senza possibilità di fermare le offerte anomale e con il rischio vero che la sicurezza delle infrastrutture venga messa a repentaglio dalla scarsa qualità del lavoro. Su questo siamo disposti a ritirare i nostri rappresentanti da tutte le commissioni istituzionali sparse sul territorio in segno di protesta». Su società e pubblicità, invece, per Luminoso «il decreto va nella direzione giusta».

Una lettera aperta ai propri clienti l'hanno indirizzata i presidenti di dottori commercialisti e ragionieri, Mario Damiani e William Santorelli, per contestare l'aggravio degli adempimenti fiscali «largamente sproporzionati, sia per le imprese che per i contribuenti, rispetto all'obiettivo condiviso del contrasto all'evasione. Alcuni di essi, aboliti in passato proprio per la loro palese inefficienza, finiranno per deterririnare sicuri costi aggiuntivi». Infine, i commèrcialisti ritengono «inaccettabile» che si attribuisca loro l'improprio ruolo di «supplenza delle carenze e delle inefficienze della pubblica amministrazione».

Valutare la possibilità di astenersì dal voto in caso di richiesta di fiducia sul decreto Bersani. Lo chiede l'Organismo unitario dell'avvocatura (Oua) in una lettera inviata ai senatori a vita, per il modo «in cui incide sulle professiòni e per difetto dei requisiti di urgenza». Intanto l'Oua incassa il sostegno dell'Unione internazionale degli avvocati e dell'associazione dei giovani avvocati tedeschi.

Durissimo, infine, anche il giudizio del Cnf, che invita il Parlamento a «stralciare l'articolo 2 del decreto», che interviene su tariffe (da non toccare), pubblicità (da «rinviare ai codici deontologici») e società «per gli avvocati valga solo se tra persone»).

 

di Laura Cavestri
da Il Sole 24ore del 25.07.06


Manovra bis, l'ora della verità. L'agenda del parlamento. Oggi inizia l'esame dell'Aula del Senato, dove si potrebbe ricorrere alla fiducia. La manovra bis di correzione dei conti pubblici 2006 che corre veloce verso un possibile voto di fiducia al Senato. (...). Rush per la manovra bis.

Parte oggi nel primo pomeriggio l'esame dell'Assemblea di Palazzo Madama sulla manovra di luglio (Dl 223) sui conti pubblici 2006 e sulle liberalizzazioni. Partita complicatissima, sia per gli aspetti fiscali, sia per i risvolti e le contestazioni che hanno raggiunto il "pacchetto liberalizzazioni" del ministro Pierluigi Bersani. Difficile dire se il testo varato dalla commissione Bilancio reggerà. Anche perche il Governo, soprattutto davanti agli emendamenti dell'opposizione, userà con ogni probabilità l'arma della fiducia, con un super emendamento ad hoc. Tra questa sera e domàni mattina l'iter del decreto sarà svelato: in ogni caso il Senato conta di licenziarlo di gran carriera, per trasmettere subito il testo alla Camera. Dove, peraltro, la manovra bis avrà ben pochi giorni utili d'esame: è addirittura in calendario per l'aula di Montecitorio fin da venerdì 28 luglio. (...)

 

di Roberto Turno
da Il Sole 24ore del 24.07.06

 

invia la tua opinione!

 



PER SAPERNE DI PIU'...

 

 

 

 

 

 


 

vedi anche:

Comunicato Incontro Ordini-Governo

DL Bersani - Codice Appalti

Dopo i confronti, la deregulation cambia passo

DL Bersani - aggiornamento rassegna stampa

Ulteriore discussione sui «minimi»

aggiornamento rassegna stampa

Il falò delle ipocrisie

lettera aperta tariffe minime

Parola d'ordine, concertiamoci

Rassegna stampa - pubblicazione GU

Cosa dice il Decreto Bersani?

su minimi di tariffa e pubblicità


data pubblicazione: martedì 1 agosto 2006
architettiroma è su twitter architettiroma è su facebook le istruzioni per iscriversi al feed RSS Iscriviti alla newsletter di architettiroma.it
Architettura sul web Al rush finale la manovra bis