Albi, la riforma va a settembre

aggiornamento rassegna stampa

PROFESSIONI & MERCATO. Albi, la riforma va a settembre. Mastella assicura: «Ai tavoli tecnici parteciperanno anche le categorie». Prove di concertazione dopo il Dl Bersani - Alla Camera da Mantini un disegno di legge.

MILANO - Concertazione? «Si riapre a settembre». Dopo il contropiede sulle liberalizzazione del dl Bersani (definitivamente convertito in legge giovedì) e le accese proteste trasversali delle categorie, la partita tra Governo e professioni per una riforma sistematica di settore ricomincia subito dopo il break estivo. All'insegna della concertazione.

Un invito a rialllacciare il filo del dialogo è giunto direttamente dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, cui il 28 luglio una delegazione di professionisti aveva consegnato un manifesto con le critiche al provvedimento Bersani-Visco. Con una lettera inviata dal Quirinale a Michelina Grillo (presidente dell'Oua), Maurizio De Tilla (Adepp e Cassa forense) e Pietro de Paola (consiglio nazionale dei geologi) si sottolinea come «non vi fossero i presupposti richiesti dalla Costituzione, nè per la mancata promulgazione del decreto legge nè per il rinvio alle Camere della legge di conversione». Tuttavia, si invitano le parti a mantenere sempre aperti i canali del confronto.

Confronto assicurato dal ministro della Giustizia, Clemente Mastella, nell'incontro di mercoledì con le sigle sindacali di dottori commercialisti e ragionieri (Ungdc, Andoc e Unagraco) e, giovedì, con il presidente del consiglio nazionale dei ragionieri, William santorelli. Ordini e rappresentanze sindacali, ha precisato Mastella, riceveranno la convocazione ai tavoli tecnici che partiranno a settembre e che dovranno definire le linee guida di riordino delle libere professioni. Ma nessuna commissione ministeriale, che per il Guardasigilli, «ha già dimostrato un allungamento eccessivo dei tempi». Da settembre, dunque, dovrebbe partire una fase di ascolto dei professionisti e poi di dialogo attorno a un progetto di riforma, prima dell'approdo in Parlamento.

Tuttavia, un disegno di legge quadro sulle professioni in Parlamento c'è già. Come ha sottolineato Pier Luigi Mantini (Margherita), primo firmatario «del progetto dell'Unione sulle professioni, presentato alla Camera il 27 giugno scorso e assegnato il 12 luglio alle commissioni riunite II (Giustizia) e X (Attività produttive)». Nel testo, si fa riferimento alla libera negoziazione delle parcelle (tranne in casi limitati di pubblico interesse per cui sono ammessi minimi e massimi). Si conferma l'apertura - già contenuta nel provvedimento Bersani - alla pubblicità informativa, ma soprattutto si accredita l'impianto duale dei servizi professionali, con il riconoscimento di associazioni strutturate e rappresentative e la rivisitazione del ruolo degli Ordini come "presidi di garanzia". Nutrito, inolte, il "pacchetto welfare", soprattutto per i giovanio professionisti: equo compenso ai praticanti, sostegni alla maternità e investimenti finalizzati al sostegno di chi avvia nuovi studi e all'internazionalizzazione di quelli esistenti.

Ma a questo punto, non è chiaro se il ministro Mastella intenda procedere autonomamente sulla riforma delle professioni o portare un contributo al progetto esistente, con l'istituzione di un canale permanente di confronto con i professionisti.

Tutte le proposte.

  • Ddl Mirone (1998) - il progetto di riforma degli Ordini elaborato dal sottosegretario alla Giustizia del Governo Prodi, Antonio Mirone, prevedeva l'individuazione di tariffe minime e la nascita di associazioni professionali iscritte in un apposito registro. Abolito il divieto di pubblicità.
  • Riforma Fassino (2000) - Nel modello elaborato dall'ex ministro della Giustizia del Governo Amato, Piero Fassino, restano i minimi e i massimi tariffari, ma viene abolito il divieto di pubblicità. Ma si apriva alle società professionali anche con la presenza di soci di capitale. Alle associazioni, la possibilità di rilasciare attestati di competenza agli iscritti.
  • Vietti-bis (2004) - Il sottosegretario alla Giustizia, Michele Vietti, conferma l'istituzione del sistema duale Ordini-associazioni, da riconoscere in base a requisiti rigorosi e senza sovrapposizioni con gli Albi. Inoltre, società tra professionisti (ma non di capitale) e mantenimento dei minimi tarffari. Consentita la pubblicità.
  • Decreto Castelli (2005) - Nel suo testo, l'ex Guardasigilli aggiunge l'obbligatorietà dell'iscrizione agli Ordini anche per i professionisti dipendenti e ribadisce che i codici deontologici prevedano la pubblicità e i criteri di calcolo dell'onorario.

 

INTERVISTA - Raffaele Sirica - Cup - «Appalti da correggere»
«Proposte e proteste». Tutta da delineare, «a settembre, tra presidenti degli Ordini, nella cornice del Congresso nazionale degli ingegneri a Treviso. Per cercare un dialogo che "corregga" le principali incoerenze in tema di tariffe». A parlare è Raffaele Sirica, presidente del Consiglio nazionale degli architetti, ma anche del Cup, il comitato unitario degli Ordini professionale.

  • Architetto Sirica, che valutazione dà, alla fine, della conversione in legge del Dl Bersani?
    «Nonostante le modifiche introdotte rimane una norma scritta male, che creerà un'infinità di contenziosi perchè del tutto incoerente, ad esempio, per quanto riguarda le professioni tecniche, con il Codice degli appalti approvato non più tardi dello scorso 12 luglio. Negli appalti per progettazione si prevede il confronto tra soggetti professionali e società di ingegneria. Senza minimi, per molte stazioni appaltanti si aprirà la procedura del prezzo più basso senza possibilità di fermare le offerte anomale e con il rischio vero che la sicurezza delle infrastrutture sia messa a repentaglio. In questi casi, anche la direttiva europea 2004/18/Ce prevede la tariffazione obbligatoria nel settore dei lavori pubblici. bastava ascoltarci e il problema si sarebbe potuto evitare».
  • A irritare i professionisti è stato però soprattutto il metodo...
    «Personalmente, c'è grande delusione e amarezza per l'assenza totale di confronto prima e durante l'approvazione delle misure. E' intervenuto un solo ministero, quello dello Sviluppo economico, e non quello della Giustizia, che è competente per materia».
  • Proprio nei giorni scorsi, il Guardasigilli ha rassicurato i commercialiasti che a settembre aprirà un giro di consultazione per arrivare ad una grande riforma professionale
    «E' una notizia positiva, che ci troverà disponibili e preparati. Ma vogliamo vedere un testo e ragionare sui contenuti. E la garanzia, da parte del Governo, che si riparta da quanto già condiviso nella scorsa legislatura».
  • A metà luglio è stato assegnato in commissione alla Camera il disegno di legge presentato da Pier Luigi Mantini. Lo condivide?
    «Nella scorsa legislatura avevamo trovato un buon punto d'intesa sul testo dell'allora sottosegretario alla Giustizia, Michele Vietti. Nel suo impianto, il testo Mantini non dovrebbe discostarsi molto, in tema di società, formazione, riconoscimento delle associazioni e tariffe. E' un progetto serio da cui può ripartire il dialogo. E ci auguriamo che sia l'occasione di andare a "correggere" alcuni passaggi che il Dl 223/06 ha tagliato con l'accetta. Come i lavori pubblici e la difesa in giudizio per gli avvocati».
  • Ma continierete a protestare
    «A settembre il Cup si riunirà nel corso cel Cni a Treviso per delineare iniziative. Basta dipingerci come evasori ai danni del Paese. Sino a quando non riceveremo impegni precisi dall'Esecutivo, continueremo a farci sentire, ma saremo anche pronti a farci ascoltare».

 

di Laura Cavestri
da Il Sole 24ore del 05.08.06


ESECUTIVO E CATEGORIE - Professioni, la pessima prova del Fisco

C'è un'ottava fiducia che il Governo, nelle prossime settimane, dovrebbe cercare di guadagnarsi: quella dei professionisti. Una fiducia meno cruciale - forse - di quelle ottenute in questi primi 75 giorni di attività. Ma non meno decisiva.

E' una fiducia da non sottovalutare, perchè la manovra d'estate ha lasciato tra gli iscritti agli Albi uno strascico urticante. A essere brutali, tra l'attuale maggioranza e le categorie professionali, non c'era già all'origine un rapporto idilliaco; e neppure una disponibilità piena, dall'una e dall'altra parte. La «presunzione d'evasione», da una parte e la «contiguità al lavoro dipendente», dall'altra, non creavano buone condizioni di partenza. Le misure di liberalizzazione e gli inasprimenti fiscali decisi a luglio hanno fatto il resto. Nella casella di posta elettronica aperta dal Sole 24-Ore, in cui i professionisti sono invitati a commentare le novità della manovra bis, le voci di sostegno sono in netta minoranza. Mentre sono parecchie le critiche al metodo e, soprattutto, ai contenuti.

Se il Decreto legge voleva essere una prima prova del Fisco che sarà, si deve prendere atto che non ha convinto i suopi primi destinatari, cioè gli specialisti del sistema tributario e delle leggi. L'immediata efficacia delle misure, gli interventi sugli acconti, le disposizioni varate e poi corrette sugli immobili continuano ad alimentare dubbi e critiche. Insieme al ritorno di adempimenti giudicati inutili e alla modifiche alla base imponibile.

Se il Governo è però convinto della bontà delle sue scelte, dovrà accompagnare l'attuazione con qualche sforzo di comunicazione in più. L'agenzia delle Entrate ha già diffuso le prime istruzione e questo potrebbe essere un buon passo. Da non lasciare isolato.

Ma se la manovra estiva voleva essere anche un assaggio di riforme delle professioni, allora ci si rassegni: è diventato un boccone indigesto. Pur potendo condividere alcune delle aperture su tariffe, pubblicità o società, i dottori commercialisti, i ragionieri, gli avvocati, gli ingegneri e tutti gli altri professionisti che scrivono al Sole 24-Ore non mancano di lamentare la malagrazia del varo per decreto legge. Un'esperienza che deve portare consiglio.

 

di Mauro Meazza
da Il Sole 24ore del 05.08.06


L'intervento. Ordini professionali, la deregulation non può essere una bandiera

Gli economisti dicono che il mercato è l'istituzione primaria nelle interazioni umane. L'odierna teoria economica identifica in effetti la razionalità del comportamento umano con la massimizzazione dell'interesse personale a procurarsi denaro e beni materiali. Ma dimentica di essere nata con Adam Smith come una branca dell'etica e quindi collegata alle domande sui fini umani, perché pur essendo diretta al perseguimento della ricchezza, essa non è il bene, ma il mezzo per raggiungerlo. Questo deficit etico dei soggetti economici deve essere recuperato a un sistema di valori percepito come irrinunziabile asse portante di un modello di civiltà condiviso, pena l'irreversibile insediamento di una classe dirigente asociale, fatta di "individui ad una dimensione". Costoro dicono di possedere l'"algoritmo della felicità", ma quando si occupano dei presunti effetti negativi delle professioni e del loro costo, non mostrano analisi, misurazioni, grafici, modelli matematici ed abituale equipaggiamento da economista, solo lo slogan che i professionisti sono ladri, disonesti, parassiti (poi però tacciono inefficienze di sistema vere, come l'ultima, americana, dove gli amministratori di almeno un quinto delle società hanno retrodatato al miglior corso di borsa le proprie stock options). Questa gente è solo priva di ethos, e per questo ignora i fenomeni culturali e sociali, che snobba come "dati esogeni la cui spiegazione non rientra nella responsabilità dell'economista".

Ma la cultura non è un'estensione del mercato. Ogni società votata al profitto funziona regolarmente grazie alla presenza non-casuale di settori che sono estranei alla logica del profitto. È quando l'alto funzionario, il soldato, il magistrato, l'intellettuale sono animati da questa logica, che la società crolla. I beni più preziosi e più nobili nella vita dell'uomo, l'onore, il rispetto altrui, non devono stare su nessun mercato.

Cosa c'entra tutto ciò con le professioni? Lo scopriamo subito, partendo con l'ammettere che i professionisti non dovrebbero aver più tanti pudori ad accettare che su certi terreni di analisi anche la prestazione professionale è una merce, quel tipo di merce immateriale che viene definita bene-fiducia. Il resto lo spiega una indagine svolta dall'economista K.J. Arrow sul rapporto fra medico e paziente, paradigma del rapporto fra cliente e professionista. Siamo d'accordo che i consumatori siano autonomamente capaci di operare scelte nel proprio interesse quando possiedono l'´informazione necessaria', perché l'informazione completa è condizione fondamentale per padroneggiare una scelta consapevole. Ma alcuni tipi di servizi sono troppo specialistici per chi non ne è esperto, e in queste situazioni di ignoranze ed incertezze (asimmetrie informative) sul contenuto dei bisogni e dei rimedi del servizio professionale, il mercato (modello concorrenziale) non riesce a raggiungere uno stato ottimale circa la conoscibilità della merce-fiducia, e si determina una "lacuna di ottimalità" da colmare con mezzi non-di-mercato.

L'incolmabilità della lacuna consiste nel fatto che il cliente non può collaudare il prodotto prima di consumarlo, e mancando delle conoscenze necessarie per prendere decisioni, deve delegare al professionista la sua libertà di scelta. I meccanismi associativi debbono allora ´inventarsi' un antidoto all'incertezza del cliente sulle qualità del prodotto-servizio professionale: l'utente, che sente che sta perdendo nell'umanissima necessità di avere il controllo della situazione, fugge l'impraticabile aspetto tecnico, sposta la percezione sul piano simbolico, e si rifugia nei sostituti cognitivi capaci di (ri-)produrre rassicurazione. Questa intrinseca difficoltà, e la gravità delle conseguenze degli errori di giudizio, hanno portato fino ad ora un generale consenso sociale sul fatto che per tutte le professioni che trattano in modo specialistico complessi interessi primari/esistenziali dell'individuo, la soluzione del mercato, è intollerabile, e a causa della presenza di fattori di incertezza, la logica e i limiti del comportamento concorrenziale ideale risultano incompleti.

L'economista dovrebbe ammettere che per questo occorre uscire dal mercato che da solo non basta, e usare rimedi collettivi consistenti in regole di comportamento accettate dalla generalità dei consociati, che svolgono una funzione compensativa delle carenze e dei limiti del mercato. Le forme di allontanamento dal libero mercato saranno ora l'opera dell'autorità dello Stato, ora regole informali di comportamento accettate dalla generalità dei cittadini, che svolgono in qualche modo una funzione compensativa delle carenze e dei limiti del mercato.

Per ritrovare l'elemento di garanzia che ripristina il senso della sicurezza, bisogna arrivare al rapporto personale fiduciale. La fiducia reciproca fra individui ha una valenza economica, perché in sua assenza sarebbe più costoso organizzare accordi, sanzioni e garanzie che ne ricreino i perimetri di sicurezza; da questo punto di vista, la fiducia può essere catalogata come quella particolare merce costituita da "accordi collettivi per assicurare una pacifica convivenza, ormai introiettati a livello inconscio" per migliorare l'efficienza del sistema socio-economico, ma a cui il sistema dei prezzi è inapplicabile.

In questo senso, la fiducia va a far parte del complesso di valori, norme e consuetudini che disciplinano in modo durevole i rapporti di un gruppo sociale, e configura una "istituzione" in senso sociologico: la descritta asimmetria informativa si ricompone così, sostituendo all'impossibile conoscenza diretta della migliore pratica professionale, il sostituto cognitivo di una norma socialmente accettata di etica e fiducia nella competenza e buona fede del professionista. In questo gioco, la regola a carico del professionista, che è autorizzato all'attività attraverso rigidi, severi e lunghi requisiti di entrata è che egli è tenuto, e da lui ci si aspetta, un comportamento guidato esclusivamente dalla preoccupazione per il benessere del cliente (empatia, o self-forgetfulness, auto-dimenticanza, come lo chiamano gli americani; sentimento che, nel mercato, non si attende dall'uomo d'affari). Il medico dell'esempio ha l'obbligo sociale (che fa parte della merce che vende) di non deludere l'aspettativa di confidenza che userà il suo sapere al meglio per il benessere del cliente dimenticando la propria convenienza; ed infatti viene pagato con un onorario, cioè, proprio, il riconoscimento per il comportamento d'onore (cioè nell'interesse del cliente, anche se contrario al proprio), che non è il controvalore (prezzo di mercato) di una normale transazione commerciale a scopo di profitto.

Questo svela il progetto strategico dell'industria. Non si vince solo con le tecnologie di prodotto; la bandiera della deregulation, non è vera, perché la stessa globalizzazione sa di avere bisogno di forme, solo che le vuole selezionate in base alla strumentalità ai propri scopi. Il prezzo più basso ad ogni costo può diventare così un prezzo troppo caro in termini esistenziali, perché con l'eliminazione dei corpi intermediari brucia la fiducia collettiva, e i consumatori ormai ridotti a poveri uomini-statistici sono finalmente lasciati soli per essere ottimizzati come "terminali di prodotto" delle corporation.

 

di Cesare Licini, vicepresid. Comm. affari europei dell'Unione int.le del notariato
da Italia Oggi del 05.08.06


La manovra alla fase due - Il via libera al decreto Bersani-Visco - Con il via definitivo della Camera diventa legge il pacchetto Bersani-Visco. Il sì definitivo. Montecitorio ha concluso ieri la maratona approvando il provvedimento.

Il decreto Bersani-Visco ha ottenuto l'ultimo via libera dalla Camera e si apre ora la «fase 2» delle libera1izzazioni annunciate dal Governo. (...)

ROMA - Il decreto Bersani-Visco è legge. Al termine della dura e inedita battaglia parlamentare sugli ordini del giorno, la maggioranza ha completato alla Camera l'iter di conversione in legge del decreto che unisce liberalizzazioni, rilancio dei cantieri Anas e Fs, stretta fiscale su numerosi comparti dell'economia.

Brinda Pier Luigi Bersani, padre delle liberalizzazioni che tanta ostilità hanno prodotto nelle categorie professionali. «Il voto di ieri dimostra che avevamo il consenso in Parlamento. E anche una grande comprensione da parte dell'opinione pubblica. Ora andiamo avanti». Questa approvazione - dice Bersani - «può dare spinta alle nuove riforme da fare alla ripresa, che nessuno farebbe per decreto». In questa fase due, già trasmessi al Parlamento i disegni di legge su servizi pubblici locali, energia, class action, mentre sono ancora da approvare i Ddl su riforma degli ordini professionali e tlc. (...)

 

di Giorgio Santilli
da Il Sole 24ore del 04-08-06


Dai taxi all'Iva, smussati così i commi «critici». Innalzata a 1.000 euro la soglia per i pagamenti in contanti, alleggerita la stretta fiscale a cominciare dalle case.

ROMA - Incassato il sì definitivo dalla Camera, ora la legge di conversione della manovra d'estate aspetta la pubblicazione in «Gazzetta Ufficiale». Dal giorno successivo, infatti, le correzioni del Parlamento sulle liberalizzazioni e in materia fiscale entreranno in vigore, modificando le regole stabilite dal Governo con il decreto legge 223/06.

Durante il passaggio nelle aule parlamentari, le disposizioni più discusse fissate dall'Esecutivo sono state smussate e, a volte, riscritte. Come nel caso della norma che consentiva ai tassisti di cumulare le licenze: bocciata dalla piazza e dalle associazioni di categoria, è stata cancellata nel corso della discussione del decreto a Palazzo Madama e sostituita dall'accordo siglato tra Governo e tassisti. Così, le nuove norme danno ai Comuni la facoltà di stabilire turni integrativi, assegnare nuove licenze e autorizzazioni temporanee.

Anche l'abolizione delle tariffe minime dei professionisti, con l'entrata in vigore della legge di conversione, diventerà meno assoluta. L'obbligo di adeguare i codici entro il 1° gennaio 2007 è confermato, ma i minimi tariffari restano vincolanti quando è il giudice a liquidare i compensi e in caso di gratuito patrocinio. Il passaggio in Parlamento è valso anche ad alzare la soglia sopra la quale è vietato incassare compensiin contanti: il limite di 100 euro, fissato in origine dall'Esecutivo, passa, almeno fino al 30 giugno 2007, a 1000 euro.

Per tutelare il «cittadino consumatore», il Parlamento ha poi reso più trasparenti i conti correnti e le polizze Rc auto. Da un lato, infatti, la banca non potrà modificare le condizioni contrattuali senza comunicare «in modo evidenziato la proposta di modifica unilaterale del contratto» e il cliente potrà, in qualsiasi momento, chiudere il conto senza spese. Dall'altro, l'agente dovrà mettere l'aspirante assicurato nella condizione di scegliere la polizza più conveniente, comunicando le provvigioni che le compagnie gli riconoscono.

Non solo. In Aula la stretta fiscale si è fatta meno pesante. A partire dagli immobili: le conseguenze del regime di esenzione Iva sono state ridotte rispetto alle misure originarie e, dal 1° ottobre, l'Iva sui materiali per le ristrutturazioni tornerà al 10% e la detrazione Irpef scenderà dal 41 al 36%. Correzioni in arrivo anche per la tassazione delle stock option, che, in alcuni casi, torneranno all'aliquota agevolata.

Come dire, misure ammorbidite. Ma la discussione in Aula è stata anche l'occasione per aggiungere, in coda al decreto legge, norme che si allontanano dagli obiettivi dichiarati del provvedimento. Così, oltre a tutelare il cittadino consumatore e risanare i conti, ora la manovra d'estate prevede anche i rimborsi delle spese sostenute dai partiti per le elezioni nella circoscrizione Estero e raddoppia i fondi assegnati ai comitati promotori dei referendum. E le norme si applicano già alle consultazioni avvenute nella prima parte del 2006.

LE PRINCIPALI MISURE

  • Professionisti. Abolite le tariffe minime, tranne che in caso di gratuito patrocinio e liquidazione giudiziale. Pagamenti in contanti ammessi solo per somme sotto i 1000 euro.
  • Ristrutturazioni e Iva. Torna al 10% sui materiali per le ristrutturazioni edilizie e al 36% la detrazione Irpef. Ammorbita la stretta Iva sugli immobili. (...)

 

di Valentina Maglione
da Il Sole 24ore del 04.08.06


Professioni. Riforma Albi, la Giustizia avvia il confronto. Mastella riceve i ragionieri.

ROMA - Un primo giro di incontri dopo la pausa estiva con tutti i presidenti dei Consigli nazionali. Poi,l'elaborazione di un disegno di legge che sarà nuovamente sottoposto alle parti prima dell'approdo in Parlamento. Con questo approccio il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, intende affrontare il nodo di una riforma organica delle professioni cui il Dl Bersani ha solo aperto la via.

Lo ha spiegato ieri lo stesso Guardasigilli, nell'incontro con il presidente del Consiglio nazionale dei ragionieri, William Santorelli, che ha stigmatizzato, invece, l'assenza di dialogo con i professionisti da parte del ministro Pierluigi Bersani nell'elaborazione del Dl 223/2006 convertito ieri in legge.

Mastella - al cui ministero compete la riforma degli ordinamenti professionali - si è detto contrario a istituire una commissione ministeriale ad hoc (che allungherebbe i tempi), privilegiando la via degli incontri interlocutori. Soddisfatto William Santorelli, che ha anche «condiviso la scelta annunciata dal ministro». Santorelli ha poi individuato nel progetto di revisione presentato nella scorsa legislatura dall'allora sottosegretario alla Giustizia, Michele Vietti (Udc), «un buon testo da cui far ripartire il confronto tra Ordini e Governo». Il presidente dei ragionieri ha precisato di essere «favorevole al "sistema duale" Ordini e associazioni, che deve assolutamente evitare ogni tipo di sovrapposizione tra le competenze e i settori di attività delle une e delle altre».

A sollecitare un quadro organico di riforma del settore, oltre ai ragionieri, anche i notai. «Sbaglia - ha dichiarato ieri il presidente del notariato Paolo Piccoli - chi pensa che i professionisti non vogliano la riforma delle professioni. Anzi, l'approvazione del decreto Bersani ne ripropone con maggiore forza la necessità, per creare un quadro complessivo di riferimento stabile per i professionisti, i cittadini e le imprese».

La categoria del notariato - ha concluso Piccoli - ha già anticipato molti aspetti della riforma: «Ha realizzato l'assicurazione obbligatoria, un sistema di formazione permanente, ha rivisto il codice deontologico, ha consentito la pubblicità informativa. Siamo pronti a collaborare con il Governo».

Intanto proprio all'indirizzo del presidente del Consiglio, Romano Prodi, e dei ministri Bersani e Vincenzo Visco, l'Adc (Associazione dei dottori commercialisti e degli esperti contabili) ha inviato una lettera contro quella che il presidente, Vilma Iaria, definisce «una campagna mediatica diffamatoria nei confronti dei professionisti». Il riferimento è ai resoconti stenografici degli interventi a Palazzo Madama a favore del decreto Bersani. Per Iaria, «molti senatori sembrano non conoscere il mondo professionale, che vive del proprio reddito, versa alla propria Cassa e, nel caso dei dottori commercialisti, da tempo non conosce alcuna esclusiva. Anzi, molti adempimenti imposti ai professionisti finiranno per gravare su quegli stessi consumantori che i senatori dicono di voler tutelare».

 

di Giovanna Cucè
da Il Sole 24ore del 04.08.06


Tensione sulla manovra. Votata la fiducia, norme ormai definitive - Oggi il via libera. La manovra-bis - Al rush finale su tasse e liberalizzazioni. Filibustering: Maratona notturna della Cdl su 199 ordini del giorno, rinviato lo scrutino. Il Settimo ok al Governo. La mozione approvata in Aula con 327 sì e 247 no. Alla Camera è scontro sul fisco.

Con 327 sì e 247 no, la Camera ha votato la fiducia al decreto su manovra-bis e liberalizzazioni, ma l'ostruzionismo del centro-destra sugli ordini del giorno rallenta il sì finale. Il testo del provvedimento non potrà più cambiare, ma in Aula è alta tensione tra i poli. (...)

ROMA - Sul decreto liberalizzazioni è scontro tra Governo e opposizione. La richiesta del voto di fiducia sul provvedimento (la settima in tre mesi e mezzo di Governo) scatena la reazione di Silvio Berlusconi. (...)

Ma andiamo con ordine. La richiesta del voto di fiducia presentata martedì dal Governo contro l'ostruzionisrno dell'opposizione (600 gli emendamenti presentati) ha imposto alla Cdl un cambio di strategia. Modifiche al decreto non erano più possibili e dunque l'opposizione ha deciso di puntare sull'unico risultato possibile: ottenere il rinvio dell'approvazione. Per realizzarlo sono stati presentati 199 ordini del giorno (alcuni dei quali anche da esponenti della maggioranza) sui quali i deputati possono poi intervenire a favore o contro. In questo modo si è proceduto fino a tarda notte. E così sarà probabilmente anche nelle prime ore della mattinata di oggi (il voto è previsto per il pomeriggio).

L'aula ieri era quella delle grandi occasioni: gremitissima e con tutti i big presenti. (...)Alle 18,57 arriva il voto di fiducia salutato dall'applauso della maggioranza. Dieci minuti di sospensione e poi di nuovo in Aula per l'ultima, lunga notte prima del voto che arriverà, salvo l'ennesimo colpo di scena, oggi pomeriggio.

 

di Barbara Fiammeri
da Il Sole 24ore del 03.08.06


Votata la fiducia il decreto legge non cambia più

ROMA - La Camera ha votato ieri pomeriggio la fiducia sul testo del decreto legge Bersani-Visco con 327 sì e 247 no. Subito dopo è cominciato l'ostruzionismo del centro-destra sui 199 ordini del giorno presentati, che hanno rinviato il sì definitivo al provvedimento, ma in nessun modo potranno incidere sul testo del decreto legge, ormai definitivo. Uno scontro tutto politico, senza alcuna possibilità di produrre alcun effetto concreto per i cittadini-consumatori.

Il braccio di ferro. Proprio la scena di ieri a Montecitorio è la migliore rappresentazione di un provvedimento che è stato, dal primo minuto fino alla conversione che dovrebbe arrivare oggi, un campo di battaglia, un braccio di ferro, non di rado plateale.

L'approvazione senza concertazione preventiva da parte del Governo ha contribuito non poco a esasperare il clima, in Parlamento, ma anche fra le categorie destinatarie del provvedimento.

È un dato, però, che il decreto arriva adesso in porto, sia pure con il ricorso a due voti di fiducia, in entrambi i rami del Parlamènto. Pier Luigi Bersani ha detto ieri che la maggioranza ha il diritto di attuare il proprio programma. Anche se per farlo - se ne deduce - deve usare le maniere forti.

Ma il clima di ieri ha spazzato via in poco meno di 24 ore anche il messaggio di segno del tutto diverso, assai più conciliante, che proprio il ministro dello Sviluppo economico aveva inviato martedì scorso. «Ci vorrà maggior dialogo - aveva detto Bersani - per le riforme della fase due, dall'energia alle tlc, dai servizi pubblici locali alla class action». Una frase che faceva ben sperare anche sul fatto che la maggioranza voglia attùare il proprio programma non solo imponendolo con la forza politìca e con i trucchi politici, ma anche con l'adesione di chi dei provvedimenti è destinatàrio.

D'altra parte, gli accordi con i tassisti e la rinuncia alle serrate dei farmacisti avevano dato un primo segnale dello spostamento del dialogo, anche in queste categorie, verso una maggiore attenzione ai consumatori.

La «fase 2». Chiusa la partita parlamentare, è probabile che proprio questo sarà il segno destinato a prevalere nella «fase due». Che comincerà, a settembre, con la discussione di tre disegni di legge già approvati: energia, servizi pubblici locali, class action. Bersani ha riconfermato ieri anche un disegno di legge per la liberalizzazione delle tv e delle tlc, che sarà proposto dal ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, mentre è noto che il Governo sta lavòrando anche a un Ddl di riforma degli ordini che razionalizzi l'attuale disciplina. Qui la proposta è del ministro di Giustizia, Clemente Mastella.

Soprattutto il disegno di legge sui servizi pubblici locali sarà il banco di prova per la politica delle liberalizzaizoni del Governo. Si capirà, in altre parole, se il Governo e il centro-sinistra vogliono e possono incidere anche su rendite di posizione governate, in periferia, dal ceto politico del proprio colore. Se, in altre parole, è pronto a una riforma che comporterà anche il taglio di poltrone politiche nelle aziende di proprietà degli Enti locali governati dalcentro-sinistra.

 

di Giorgio Santilli
da Il Sole 24ore del 03.08.06


FISCO E CONCORRENZA - Professioni, troppi obblighi e sospetti

Ci sono molte ragioni per ritenere che il voto di fiducia con cui è stato approvato ieri il pacchetto Bersani-Visco non si traduca, purtroppo, in una crescita della necessaria fiducia nei rappòrti tra Fisco, burocrazia e cittadino. Può essere anche questa una chiave di lettura del decreto nelle parti in cui, per esempio, impone ai professionisti e alle imprese nuovi adempimenti, come la tenuta di conti correnti dedicati, o resuscita registri da tempo aboliti (elenco dei clienti e fornitori).

Il problema nasce da lontano e ha più facce.
Esiste anzitutto una correlazione inversa tra grado fiducia nei rapporti interni a una collettività e quantità di regole giuridiche di cui il sistema ha bisogno per funzionare. Nelle comunità ristrette e omogenee, per garantire l'assunzione e l'esecuzione di un impegno basta una semplice stretta di mano, senza norme e interventi sanzionatori di un'autorità pubblica. Ovviamente la fiducia va risposta in modo selettivo e va costruita nel tempo. Gli incentivi a "defezionare" da un accordo sono ben diversi se si tratta di un contatto una tantum o di una relazione di durata («gioco ripetuto», nel gergo degli economisti).

Anche nei rapporti tra regolatore pubblico e soggetti regolati vale un principio analogo. Per esempio, nel Regno Unito, fino alla fine degli anni 70 del secolo scorso, la Banca d'Inghilterra vigilava sugli istituti di credito in modo del tutto informale, senza cioè alcun bisogno di un corredo di leggi, regolamenti o istruzioni scritte. Solo dopo che, anche per effetto dell'internazionalizzazione, la City ha superato le dimensioni di un club di gentiluomini, è intervenuta una regolazione più pervasiva.

Allo stesso modo, strumenti di controllo sociale capillare, come la carta d'identità, non sono accettati là dove il cittadino si fida dello Stato e pretende che quest'ultimo si fidi, in linea di principio, di lui.

La quantità di certificati, timbri, bolli, firme autenticate che le nostre pubbliche amministrazioni pretendono da sempre nei contatti con i cittadini e le imprese dimostra invece come operi sorta di presunzione di inaffidabilità a carico di quest'ultimi.

La stessa autocertificazione, introdotta nel 1968 ma rimasta per decenni sulla carta, non presuppone affatto un atteggiamento di maggior fiducia nei confronti del cittadino. Essa si regge piuttosto sulla minaccia di sanzioni penali pesanti nei  confronti di chi dichiara il falso.

Peraltro, la tentazione "a fare i furbi" nei rapporti con gli uffici pubblici è tanto più irresistibile, quanto più inefficiente è la controparte. Se è bassa la probabilità di essere colti in fallo per aver fornito dati non veritieri all'amministrazione o per aver frodato il fisco, forte è l'incentivo a non collaborare. La spinta a imporre oneri e adempimenti pesanti per gli amministrati è dettata dunque anche dall'incapacità dei pubblici uffici di esercitare in modo efficace i controlli ex post. In molti casi, basterebbero verifiche incrociate tra le numerose banche dati e i registri pubblici per far emergere situazioni di illegalità amministrativa o fiscale.

In Svizzera, a quanto pare, il fisco può convocare il cittadino a render conto di acquisti (case, auto di lusso, ecc.) che non trovano una contropartita adeguata nella dichiarazione dei redditi.

La spirale perversa si autoalimenta. Meno lo Stato si fida del cittadino e meno quest'ultimo, frustrato da troppi adempimenti ritenuti vessatori, si dimostra collaborativo e dunque degno di fiducia. lnoltre, non guadagna certo credito agli occhi del cittadino onesto lo Stato che emana provvedimenti di condono o norme retroattive con effetti sfavorevoli per il destinatario.

È difficile invertire la tendenza. Forse la prima mossa spetta allo Stato, migliorando la propria efficienza, competenza e imparzialità e dunque, in ultima analisi, la propria credibilità. Ma questo è un processo lungo, frenato da un'altra situazione di sfiducia reciproca: quella interna tra lo Stato e i propri dipendenti. Ma questa è un'altra storia.

 

di Marcello Clarich
da Il Sole 24ore del 03.08.06


PROFESSIONISTI DELUSI ORA LA CONTRORIFORMA

Il voto di fiducia sul decreto Bersani-Visco non fa ammainare ai professionisti la bandiera bianca. La delusione è forte, fortissima, e le proteste continueranno, garantiscono gli ordini. Marina Calderone, presidente del Cncl, Paolo Moretti, consigliere delegato alla fiscalità del Consiglio nazionale dei ragionieri, Maurizio De Tilla, presidente dell'Adepp e Raffaele Sirica, presidente del Cup, espongono a ItaliaOggi le ragioni del loro profondo scontento.

Uno scontento che non è solo di merito, ma anche di metodo. Là dove ´metodo' è sinonimo di ´assenza di concertazione', contrariamente a quanto garantito dal premier, Romano Prodi, durante il periodo della campagna elettorale. Il leader dell'unione, nelle settimane prima del voto, aveva garantito che nessun passo in direzione della riforma delle professioni sarebbe stato fatto senza il coinvolgimento diretto degli interessati. Una richiesta di fiducia che è stata tradita nei fatti, sostengono gli ordini, da un decreto che, entrando a gamba tesa, pur non facendo la riforma delle professioni di certo ne regolamenta ambiti determinanti. Il tutto, appunto, a sorpresa. Senza nessuna consultazione preventiva. ´Non abbiamo potuto discutere dei contenuti perché la rappresentanza dei professionisti, oggi, è un problema oggettivo', si è difeso Bersani. Come a dire che non sono gli ordini le strutture deputate a sedersi a un tavolo col governo per parlare di queste materie.

Un affondo indiretto cui gli ordini, nelle interviste pubblicate oggi da questo giornale, replicano affermando la loro assoluta autonomia rappresentativa. Siamo enti di diritto pubblico, ribattono, e siamo legittimati più di tutti a tutelare gli interessi dei nostri iscritti. Il ministro per lo sviluppo economico, però, un mezzo passo indietro lo ha fatto, riconoscendo in effetti una forte carenza in materia di ´approccio diplomatico'. Un piccolo mea culpa che non ha impedito, tuttavia, il voto di fiducia sul decreto e la decisione dei professionisti italiani di continuare a tenere alto lo stato delle agitazioni.

Anche se a Palazzo Chigi qualcosa sembra stare cambiando. ´I commercialisti protagonisti nella riforma delle professioni', ha affermato, ieri, il Guardasigilli Clemente Mastella, che ha ribadito la necessità di una seria concertazione e una seria riflessione sulle necessità di recepire le istanze gridate a viva voce in questi ultimi giorni dalle categorie interessate. Il ministro ha, così, ricevuto ieri mattina i vertici delle rappresentanze sindacali di dottori commercialisti e ragionieri (Ungdc, Andoc e Ungraco) giunti in via Arenula per affidargli le ragioni della protesta contro la ´parte Visco' del dl 223, giudicata assolutamente devastante nei confronti della professione, ma soprattutto nei confronti dei contribuenti. ´Nel corso dell'incontro', spiega il presidente dell'Ungdc, Michele Testa, ´è stato consegnato al ministro Mastella uno studio ricognitivo realizzato dall'Unione giovani sui lavori parlamentari degli ultimi cinque anni (principalmente i progetti Vietti e Agostini) destinati alla riforma delle professioni. Nel documento sono evidenziati i punti di gran lunga condivisibili nell'ottica della semplificazione e della seria innovazione di una normativa che si ponga in linea con il legislatore europeo'. Un forte richiamo alla concertazione è stato fatto presente al ministro da parte di Riccardo Losi, presidente Andoc. ´L'auspicio', ha detto, ´è che alla ripresa dei lavori questo impegno trovi la sua piena realizzazione'.

Di fatto, il Guardasigilli ha accolto le riflessioni e le richieste, assicurando la convocazione di una loro rappresentanza ai tavoli tecnici di settembre che dovranno definire le linee guida di una riforma che, sperano gli ordini, potrà dare finalmente struttura organica alle normative che regolamentano le libere professioni. La documentazione dell'Unione nazionale giovani dottori commercialisti, condivisa ufficialmente dalle altre sigle sindacali, è stata portata anche all'attenzione del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, mentre sembrano ottime le possibilità per i professionisti di incontrare, subito dopo il break estivo, anche lo stesso Bersani.

 

INTERVISTE [solo i titoli delle prime tre, ndr]

Paolo Moretti - Consiglio nazionale dei ragionieri: "Un dl inutile che aumenta l'evasione" (...)

Marina Calderone presidente del Cncl: "I consulenti del lavoro non demordono". "Gli ordini professionali sono enti di diritto pubblico e hanno, pertanto, la rappresentanza di tutti i loro iscritti. Nell'ambito della totalità delle professioni, poi, esiste un organismo unitario, il Cup, che certamente è legittimato a sedersi a qualsiasi tavolo col governo. Sempre che il governo ci voglia ascoltare". (...)

Maurizio De Tilla presidente Adepp: "Regole da riscrivere insieme a noi". La riforma delle professioni è stata fatta e come, per decreto legge e con il ricorso alla fiducia in parlamento. Secondo Maurizio de Tilla, avvocato e numero uno dell'Adepp, l'associazione delle Casse di previdenza dei professionisti, il provvedimento approvato ieri a Montecitorio non sarà ancora una completa liberalizzazione del settore, come ha affermato lo stesso Bersani, ma di certo sferra un duro colpo a tutto l'assetto professionale delle categorie interessate. "L'abrogazione delle tariffe, l'apertura indiscriminata alla pubblicità e gli altri provvedimenti della legge Visco-Bersani rappresentano l'80% della riforma della professione alla quale noi chiedevamo da anni di contribuire", spiega de Tilla, "ora manca solo che aboliscano gli ordini ed ecco fatto l'altro 20%, con buona pace dei diritti costituzionali garantiti dai nostri albi come la difesa o la salute" (...)

Raffaele Sirica presidente del Cup: "Quanti errori, eppure bastava consultarci". Errori tecnici e danni ai cittadini sono il frutto del mancato confronto con le rappresentanze unitarie dei professionisti. Non ci sono solo gli imputati meno abbienti senza difensore d'ufficio, ci sono anche gli architetti e gli ingegneri alle prese con una normativa italiana ed europea che, al contrario del decreto Bersani, prevede la tariffazione obbligatoria. Secondo Raffaele Sirica, presidente del Cup, il Comitato unitario che rappresenta gli ordini professionali, c'è un lungo elenco di disagi e contenziosi che si potevano, e forse si potrebbero, evitare, se si chiedesse ai diretti interessati il contributo delle loro competenze specialistiche per riformare materie così complesse e delicate.

  • Sa che qualcuno nel governo, come il Guardasigilli Mastella, si lamenta del fatto che è difficile interloquire con voi, che siete troppo divisi, senza una rappresentanza unica e definita? "Io rispondo che qualche mese fa, quando Romano Prodi ci chiamò alla fabbrica del programma, il governo aveva individuato perfettamente le nostre rappresentanze, basta guardare gli inviti. Mi chiedo come mai le idee si sono confuse adesso".
  • È vero che ci sono così tante divisioni? "A livello unitario il Cup rappresenta tutti gli ordini, e ha già interloquito con Fassino e poi con Vietti, quando erano alla Giustizia. C'è poi l'Adepp, l'associazione delle Casse, e Consilp, il sindacato delle professioni regolamentate che firma i contratti di categoria. Mi sembra una rappresentanza facilmente riconoscibile".
  • Settore per settore, però, le realtà associative e istituzionali si allargano e si frammentano un po'. Le associazioni giovanili, ad esempio, sono portatrici di istanze in parte diverse da quelle degli ordini... "Ma noi portiamo avanti in primis le esigenze dei giovani, che sono il futuro della nostra professione. Nella proposta alternativa di riforma che stiamo elaborando, e che presenteremo a settembre, questo criterio è uno dei più ricorrenti".
  • Il governo vi ha promesso un incontro? "Ma che incontro! Nonostante le proteste davanti a palazzo Chigi sotto il sole, siamo stati ascoltati soltanto dal parlamento che ringraziamo, anche se poi il lavoro di mediazione delle commissioni parlamentari sia stato smentito dal governo, che ha apposto la fiducia al decreto".
  • Come intendete muovervi, allora? Nuove barricate? "Se continuano a ignorarci sarà inevitabile. Settembre diventerà il mese, oltre che delle proposte, anche delle proteste, a cominciare dal congresso degli ingegneri a Treviso, il 6-7 settembre".
  • Ma tanto Mastella quanto Bersani assicurano che sarete sentiti al momento debito, quando dopo l'estate si passerà alla fase due "Guardi, se avevano promesso che non avrebbero toccato le tariffe minime, e le hanno addirittura abrogate, non possiamo essere troppo fiduciosi nelle promesse future. Aspettiamo questo confronto, tendendo presente che noi abbiamo in cantiere una proposta di auto-riforma".
  • Con la quale vi aprite un po' di più al mercato? "Con la quale ci adeguiamo al nuovo assetto del mercato e dei servizi professionali, ma nel rispetto della Costituzione e delle regole europee, cosa che il decreto non ha fatto. Basta pensare che a proposito di lavori pubblici il dl è in contrasto con il codice degli appalti e con la direttiva Ue 18/2004, che prevede la tariffa obbligatoria. Nascerà un contraddittorio infinito".
  • Sta dicendo che così imparano? "Sto dicendo che se ci avessero ascoltati non avrebbero commesso questo ed altri errori".

 

di Teresa Pittelli - Luca Saitta
da Italia Oggi del 03.08.06


Gare, ok a offerte oltre ai minimi. Limiti per gli affidamenti in-house e più tutela nei cantieri. Gli effetti del provvedimento che converte in legge il decreto Bersani in approvazione alla Camera.

Saranno ammesse, nelle gare di progettazione, offerte anche inferiori ai minimi, verranno limitati gli affidamenti in-house in ambito locale e regionale, ci saranno più tutele nei cantieri edili. Sono questi alcuni degli effetti del provvedimento che converte in legge il decreto 223/06 (decreto Bersani) in fase di conversione alla camera.

Il testo incide innanzitutto sul principio della inderogabilità dei minimi tariffari che viene superato dall'articolo 2 laddove abroga le "disposizioni legislative o regolamentari che prevedono con riferimento alle attività professionali l'obbligatorietà di tariffe fisse o minime". Con una modifica all'articolo 2 è stato però previsto che nelle gare di progettazione e servizi tecnici professionali le stazioni appaltanti "possono utilizzare (le tariffe professionali), ove motivatamente ritenute adeguate, quale criterio o base di riferimento per la determinazione dei compensi per attività professionali".

Viene quindi abrogato implicitamente l'articolo 92, comma 4 del decreto legislativo 163/2006 (il cosiddetto codice appalti) laddove stabilisce che i corrispettivi delle attività di progettazione "sono minimi inderogabili", ammettendo nelle gare di progettazione e direzione lavori offerte di ribasso oltre i limiti. La norma supera anche la disposizione che consente di ribassare i corrispettivi minimi fino al 20% quando si tratta di prestazioni professionali rese nei confronti di stazioni appaltanti e consentirà, negli "appalti integrati" di ridurre l'importo degli oneri di progettazione indicato nel bando di gara e definito, fino ad oggi, "non soggetto a ribasso".

Il decreto Bersani inciderà sul mercato dell'ingegneria e dell'architettura anche con la nuova disciplina prevista per le società (a capitale pubblico o misto, pubblico-privato) che sono costituite o partecipate da enti locali o regionali. La legge si riferisce a quelle società che da un lato rendono beni e sevizi strumentali all'attività degli enti che li hanno costituiti o che in esse partecipano, con l'esclusione delle attività di servizio pubblico locale, e dall'altro svolgono funzioni amministrative a esse delegate, in base alla legge, dall'ente locale o regionale. Il caso tipico è rappresentato dalle società che svolgono gestione immobiliare o che operano come società di ingegneria per l'ente locale o regionale o, ancora, che sono affidatarie di attività di "committenza" in base a norme di legge o a rapporti di concessione.

L'articolo 13 stabilisce che queste società devono essere a oggetto esclusivo e non "possono svolgere prestazioni a favore di altri enti pubblici o privati, né in affidamento diretto, né con gara e non possono partecipare ad altri enti o società". Pertanto, da una parte, le società prese in considerazione dalla legge non potranno più operare come braccio operativo di altri enti pubblici o privati (in-house), dovendo svolgere le proprie attività in via esclusiva soltanto nei confronti dell'ente che le ha costituite o che partecipano al loro capitale sociale; dall'altra parte non potranno partecipare a gare di appalto, risultando quindi implicitamente vincolate a operare nel proprio ambito territoriale.

È proprio quest'ultimo aspetto uno degli effetti di maggiore impatto sul mercato, venendo con ciò meno quella alterazione e distorsione della concorrenza che fino a oggi ha visto queste società presentarsi in gara potendo contare su requisiti maturati direttamente dallo svolgimento di attività in regime di monopolio con l'ente locale o regionale. Rimangono invece inalterate tutte le fattispecie che, analogamente alle società previste dalla norma del decreto Bersani, riguardano società pubbliche che operano in-house da enti pubblici.

Per il settore dell'edilizia e dei lavori pubblici appaiono di particolare interesse anche le misure per il contrasto del lavoro nero (articolo 36-bis). La norma, dopo avere previsto la possibilità di azione del provvedimento di sospensione dei lavori da parte del personale ispettivo del ministero del lavoro, stabilisce che il ministero stesso comunichi l'avvenuta adozione del provvedimento di sospensione agli uffici competenti del ministero delle infrastrutture. Sarà quindi il ministero di Porta Pia a provvedere "all'emanazione di un provvedimento interdittivo alla contrattazione con le pubbliche amministrazioni e alla partecipazione a gare pubbliche di durata pari alla sospensione, nonché per un eventuale ulteriore periodo di tempo non inferiore al doppio della durata della sospensione e comunque non superiore a due anni".

Il ministero delle infrastrutture dovrà anche coordinare l'attività ispettiva e di vigilanza in materia di sicurezza nell'edilizia con il ministero del lavoro. Il provvedimento di interdizione potrà essere revocato soltanto se l'impresa regolarizzerà i lavoratori e ripristinerà le condizioni di fatto previste dalla normativa sulla sicurezza.

Dal 1° ottobre 2006 le imprese dovranno predisporre per tutti i lavoratori operanti nei cantieri un apposito tesserino di riconoscimento, anche se le imprese con meno di dieci dipendenti, invece del tesserino, dovranno segnare su un apposito registro gli estremi del personale.

 

di Andrea Mascolini
da Italia Oggi del 03.08.06


La manovra bis - il decreto alla camera - Liberalizzazioni, fiducia al veleno. Fiducia del Governo sulla legge competitività. Prodi: «Chiedo scusa»

Scontro alla Camèra sul decreto Bersani-Visco. Il Governo ha posto la fiducia, scatenando la reazione della Cdl, che si è rivolta a Giorgio Napolitano. «Sono rammaricato», ha risposto il presidente della Repubblica. Subito dopo, le scuse di Romano Piodi al Parlamento per il ricorso eccessivo alla fiducia. Il ministro Pierluigi Bersani promette dialogo sulle prossime riforme. Oggi il voto.

ROMA - Nuovo, duro scontro in Parlamento sul decreto Bersani-Visco. Romano Prodi decide di porre la fiducia anche alla Camera, la settima in due mesi e mezzo: è «inevitabile», dice il premier, a causa dell'ostruzionismo dell'opposizione, che con i 600 emendamenti presentati impedirebbe di approvare la manovra bis prima della pausa estiva. Ma nel momento in cui il ministro Vannino Chiti ufficializza la blindatura, che sarà votata questa sera, in Aula scoppia la bagarre. L'opposizione parla di «situazione istituzionale gravissima» e si appella al Capo dello Stato, con Fi, An e Lega Nord che abbandonano Montecitorio (ma non l'Udc). Dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel pomeriggio arriva una nota ufficiale che ribadisce che non spetta al Quirinale intervenire su decisioni di competenza di altri organi istituzionali, ma in cui si sottolinea anche il «rammarico» per la mancata intesa tra maggioranza e opposizione.
Subito dopo Prodi chiede «scusa» al Parlamento per «le difficoltà in cui ci si è trovati». E aggiunge: «Mi auguro che in futuro possa esserci un clima che permetta di ricorrere sempre meno a questo strumento. Mi adopererò perchè avvenga».

In serata, insomma, il premier cerca di usare toni concilianti e di tenere aperta la porta al dialogo. E improntate al dialogo sono le parole usate già in mattinata dal ministro Pier Luigi Bersani nell'assicurare un confronto parlamentare aperto sulle prossime liberalizzazioni in rampa di lancio: energia, servizi pubblici locali, class action ed anche ordini professionali e telecomunicazioni. Bersani difende nuovamente il decreto dalle critiche della Casa delle libertà, a cominciare da quella che definisce le misure del Governo «liberal-vessatorie». Il ministro poi sottolinea la difficoltà di far penetrare i cambiamenti: «In questo paese è troppo difficile cambiare e riformare. Non abbiamo una fisiologia delle riforme». Ma Bersani ammette anche che probabilmente qualche piccolo errore è stato commesso: «Forse siamo stati troppo bruschi, ma non improvvisati».

Ma l'opposizione non sembra raccogliere l'invito del ministro ad un cambiamento condiviso. Di fronte all'annuncio della fiducia, la Cdl reagisce con veemenza. (...) Per protesta i deputati del Centro-destra decidono di abbandonare l'Aula. Ma non tutti: quelli dell'Udc e dei gruppi Dc-Psi e Mpa restano al loro posto ad ascoltare Chiti, che li ringrazia. (...) Da Ignazio La Russa (An), Luca Volontè (Udc) e Roberto Maroni (Lega) arrivano critiche pesanti e un appello al Colle. Napolitano afferma di non poter procedere con alcun intervento, ma sottolinea di essersi «ripetutamente espresso a favore di un clima di pacato confronto in Parlamento tale da evitare il ricorso a procedure particolarmente controverse».

Un segnale, quello del Quirinale, che viene captato da Prodi. Che, parlando all'assemblea dell'Ulivo alla Camera, afferma: «Il Parlamento si è trovato nella situazione di non potersi esprimere a fondo. Dobbiamo lavorare - aggiunge - perchè questo possa svolgere la propria funzione e perchè al tempo stesso la collaborazione con il Governo sia più completa e fattiva». Oggi in Aula potrebbe intervenire lo stesso Berlusconi.

 

di Marco Rogari
da Il Sole 24ore del 02.08.06


La malandrinata è fatta. Fiducia sul decreto anti-professioni. Alla fine Bersani si pente un po'.

L'hanno fatta grossa fino all'ultimo. Fiducia sul decreto Bersani-Visco e nessuna modifica accettata né dalla maggioranza né dall'opposizione. Porte chiuse perfino a Luciano Violante, che ha eccepito il rischio di incostituzionalità per i pregiudizi che il decreto potrrebbe arrecare al diritto alla difesa dei più deboli. Liquidati ancora una volta con l'arma della fiducia 630 deputati che non possono aggiungere più una virgola ai testi legislativi concordati dai loro colleghi al senato: lì la maggioranza è così scarsa che non si può sfidare il fattore C di Romano Prodi due volte di fila. Ma nel giorno della celebrazione della malandrinata è scesa a sorpresa una lacrimuccia a Pierluigi Bersani (...) Nel giro di un mese infatti il ministro dello sviluppo economico ha scelto di passare dal suo rigido ´le regole non si concertano' al ´sì, forse le regole non si concertano, ma si discutono con i diretti interessati', che è già un piccolo salto della quaglia. Così come l'avere riconosciuto ieri nell'aula di Montecitorio che il decreto legge non è il veicolo più adatto a queste cose. Ma la retromarcia è stata da ritiro dei punti della patente quando Bersani ha tuonato: ´Nessuno ha scritto in questo provvedimento "liberalizzazione del servizio taxi" o "liberalizzazione delle farmacie": non creiamoci, quindi, dei "fantocci" di comodo per poter sparare addosso meglio. Noi non abbiamo affrontato questi temi che saranno affrontati settore per settore. Con questo provvedimento non abbiamo liberalizzato le professioni...'. In questo siamo perfettamente d'accordo con il ministro, ma ci era parso che la bandiera delle ´liberalizzazioni' fosse stato proprio lui il primo a sventolarla, incautamente, nella conferenza stampa in cui venne presentato il decreto legge malandrino. Era ovvio che lì non si liberalizzava un bel nulla. Io posso fare il tassista domani, volendo? No. Quindi libertà di taxi non c'è mai stata, né nella prima versione del decreto né in quelle successive dopo la purga seguita alle proteste di piazzetta.

Ma la polemica, ora che i guasti sono stati fatti, non serve più. Bisogna riflettere sulla possibilità di mettere nei prossimi mesi qualche cerotto sulle ferite più evidenti. E soprattutto sulla necessità di dare forza e peso politico (e non vuole dire schierarsi per un polo o per un alto, ma solo per i propri diritti) alle ragioni dei professionisti. Perché in queste settimane sono state tradite da molti punti di riferimento, e prese un po' troppo sottogamba da chi governa. Il peso specifico aumenta se si è tutti uniti e le esigenze comuni, come le aperture nascono da un coordinamento reale. Si parta subito. Noi offriamo queste pagine...

 

di Franco Bechis
da Italia Oggi del 02.08.06


Ordini, riformatevi da soli. Eccessivo un dl per liberalizzare le professioni. Mea culpa del ministro Bersani alla camera. Che rilancia l'autoregolamentazione.

Il decreto legge forse non era il veicolo più adatto. E la mancanza di ogni tipo di confronto con le categorie interessate forse nemmeno la mossa più intelligente da fare.

C'è voluto tutto il percorso parlamentare del decreto legge Bersani-Visco, ma alla fine uno dei suoi inventori ha fatto mezza ammenda. Pierluigi Bersani, nel suo intervento di ieri alla camera, ha ammesso: ´È stato innanzitutto chiesto perché il governo ha emanato un decreto-legge. Si tratta di una critica che non sottovaluto; una critica della quale non voglio liberarmi con una scrollata di spalle perché, a mio avviso, bisogna rispondere e forse non basta neanche, come ho fatto, rispondere, ma voi non pretendete di darmi una risposta compiuta sostenendo che le regole non si concertano. Le regole non si concertano; ma certo, si dovrebbero discutere. Questo sì, lo riconosco'.

E ancora: ´Certamente vi sono misure che avrebbero meritato una riflessione più attenta e, in alcuni casi, un privilegio della decisione rispetto alla discussione o, se volete, anche una forzatura politica. Però, ciò dovrebbe riportarci tutti a una considerazione di fondo: in questo paese è difficile cambiare; è difficile riformare, è troppo difficile. Noi, purtroppo, non abbiamo una fisiologia delle riforme; dobbiamo darcela'. Anche se il ministro dello sviluppo economico ha tenuto duro fino all'ultimo giorno sulle norme che riguardano i professionisti, ora sembra aprirsi una fase due che lascia uno spiraglio sull'argomento più importante: la riforma delle professioni.

Perché Bersani ha ammesso anche l'inconsistenza di alcune bandiere sventolate con troppa fretta dalla sua maggioranza. Prima fra tutte quella delle liberalizzazioni: ´Nessuno ha scritto in questo provvedimento ”liberalizzazione del servizio taxi” o ”liberalizzazione delle farmacie”: non creiamoci, quindi, dei ”fantocci” di comodo per poter sparare addosso meglio.

Noi non abbiamo affrontato questi temi che saranno affrontati settore per settore. Con questo provvedimento non abbiamo liberalizzato le professioni, non abbiamo fatto la riforma degli ordini! In questo provvedimento, abbiamo semplicemente insediato il punto di vista del cittadino consumatore e abbiamo cercato, in primo luogo, di risolvere i problemi di maggiore evidenza laddove vi erano ostacoli alla concorrenza; in secondo luogo, abbiamo cercato di avere una linea che riducesse prezzi e costi; in terzo luogo, abbiamo cercato di avere una linea che aprisse qualche opportunità ai giovani'. Le parole di Bersani possono raffreddare un clima che si era fin troppo acceso in questi giorni.

E la conferma viene dal ministro della giustizia Clemente Mastella a ItaliaOggi: ´A settembre affronteremo il tema della riforma delle professioni. Avrei voluto muovermi prima, ma i professionisti non sono un sindacato. Troppo divisi, fai l'accordo con uno e altri non lo riconoscono. Agli avvocati ho chiesto di sospendere lo sciopero. Ma erano troppo divisi, avrei perso la faccia ora a trattare con loro'.

Il tema, inutile negarlo, c'è. E anche Bersani l'ha buttato lì nel suo discorso alla camera con una certa intelligenza: ´È in atto un fenomeno oggettivo: oggi, la rappresentanza diventa complicata per qualsiasi associazione o sindacato.

Perché? Perché la realtà è differenziata: ti trovi a rappresentare componenti che sono già pienamente nel mercato europeo, componenti giovanili che chiedono l'ingresso e componenti che, invece, vogliono soltanto difendere quel che c'è. Il tuo problema, come sindacato, come associazione, è: da che parte mi metto? Agisco solo sul freno? Ma se faccio così, alla lunga, perdo il mio ruolo, la mia rappresentanza. Allora, bisogna mettersi in movimento anche con riferimento alle parti più dinamiche. Trovo che anche questa riflessione vada fatta. Al contrario, vedo che il tentativo è, spesso e volentieri, quello di rappresentare le posizioni più difensive. Secondo me, neanche questo va bene'. Sarà questo probabilmente il tema centrale dell'estate di tutti i professionisti italiani.

 

di Fosca Bincher
da Italia Oggi del 02.08.06


Dl Bersani-Visco, oggi si decide sulla fiducia

(...) Oggi si decide sulla fiducia alla Camera per decreto Bersani-Visco, che contiene la manovra-bis e le liberalizzazioni.

ROMA - Il Governo sta valutando se chiedere la fiducia anche alla Camera per l'approvazione definitiva della manovra d'estate. Lo ha detto il ministro per lo Sviluppo economico, Pierluigi Bersani. «Non abbiamo deciso nulla ma vedremo domani (oggi, ndr) sulla base di quello che sarà l'atteggiamento dell'opposizione in Aula, se farà ostruzionismo».

L'eventuale ricorso alla blindatura del provvedimento, per Bersani, «non potrà venire già all'apertura della seduta», convocata per oggi alle 9,30. Da parte della maggioranza e del Governo, ha precisato il ministro, «non ci sono problemi politici sul provvedimento. Ma se mettessimo la fiducia sarebbe solo per motivi tecnici, legati alla prossima pausa estiva». In ogni caso, Bersani ha escluso ulteriori ritocchi al testo visto che «quello che è uscito dal Senato ci soddisfa».

 

Pag.1 e 22
da Il Sole 24ore del 01.08.06


IL NODO DELLE PRIORITA' - RIFORME - Una road map per crescere: Liberalizzazioni, missione possibile. Dopo i primi successi l'Esecuzione deve puntare su una comunicazione chiara, sul coinvolgimento di tutte le categorie e sui risparmi della spesa pubblica.

Per sostenere i primi positivi risultati raggiunti sulla strada delle liberalizzazioni, il Governo Prodi deve puntare su almeno tre punti fermi: tracciare una sorta di road map dell'intera strategia da realizzare; far leva sulla comunicazione; indicare le prossime priorità. Le riforme si possono fare in due modi: un po' alla volta, sul modello del Governo Schroder, oppure con una sorta di Big Bang.

I primi successi del Governo sul terreno delle liberalizzazioni inducono ad alcune ulteriori riflessioni per aumentare il contributo di questo approccio allo sviluppo economico. Anzitutto, la vittoria del Governo Prodi è stata soprattutto politica. Non è banale essere riusciti a tenere compatta tutta la maggioranza sul principio che migliorare il funzionamento del mercato serve a rilanciare la crescita. E il voto di fiducia ha di fatto costretto l'intera opposizione, che nel nome si richiama alla libertà d'impresa, a schierarsi contro misure a favore della concorrenza. Anche questo, paradossalmente, segna un punto a favore dell'Esecutivo.

Detto ciò, cosa succede ora? È ovvio che quanto fatto non basta a cambiare il Paese. Servono ancora almeno tre cose.

1- Tracciare una sorta di road map dell'intera strategia da realizzare, se davvero vogliamo che nei prossimi anni acceleri il Pil potenziale. Il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, ha parlato di un tasso di crescita desiderato del 3% annuo. Ma è chiaro a tutti che bisogna conquistarlo. È soprattutto evidente che sia lo sviluppo, sia le riforme riguardano tutti e ciascuno. Vuol dire che nei prossimi cinque anni, uno dopo l'altro, gli italiani dovranno marciare a Roma e manifestare di fronte a Palazzo Chigi? La risposta è sì, se continuiamo col metodo di scegliere ogni tanto chi è "da riformare" applicando solo a lui, come se fosse da solo responsabile della lenta crescita (legittimando così la sua giusta protesta), un qualche provvedimento più o meno urgente (dove l'urgenza dipende dal fatto che siamo già in grave ritardo...). Questo risultato paradossale può essere evitato solo se si riesce a far comprendere a tutti, e non solo ai "colpiti", che la modernizzazione riguarda ognuno e non i singoli. Diciamo che è nell'interesse generale e di ciascuno che il Paese faccia un passo avanti verso le "migliori prassi", per quanto grandi siano stati in passato i meriti delle precedenti regole. Dopo tutto, anche il monopolio elettrico fu costruito quarant'anni fa per favorire i consumatori (a cominciare da quelli che non avevano la luce elettrica). Le varie municipalizzate hanno acquisito negli ultimi anni sempre maggiore potere in nome della difesa dei servizi alla comunità locale. Gli ordini professionali sono nati per tutelare i consumatori. E anche il "valore legale del titolo di studio" (che qualcuno oggi propone di abolire, per favorire la competizione meritocratica tra le università) serviva in origine solo a garantire che gli atenei rispettassero la legge nell'educare gli studenti Ma il mondo cambia.

2- Far leva sulla comunicazione. Non solo a fini politici, cioè per coinvolgere la grande maggioranza dei consumatori che sono gli ovvi beneficiari di questi provvedimenti. Ma ancor prima per fare intuire la situazione di equilibrio cui si perverrà al termine di questo processo, e quindi per farne anticipare gli effetti. Possiamo infatti calcolare che se si sommano le ricadute - in termini di maggior Pil potenziale - originate dalle riforme che riguardano tassisti, farmacisti e avvocati, si avranno effetti significativi solo dopo ventisei anni... Per avere un impatto maggiore e più rapido occorre che si sappia che la modernizzazione del Paese non si limiterà a quelle poche categorie, ma riguarderà presto numeri ben maggiori e che non ci sarà ambito o settore che non ne sara toccato.
Le riforme si possono fare in due modi. Con un approccio graduale: se ne fa un po' alla volta (come il Governo Schroder in Germania negli anni scorsi). Oppure con lo stile detto del Big Bang: da domani tutto cambia. Nel secondo caso, costi e benefici sono immediati; mentre nel primo si ha un aggiustamento molto più lento, ma che sarà aiutato dal conoscere qual è il punto di arrivo finale (così si fece con le tre fasi di avvio dell'euro).

3- Indicare le prossime priorità. Qui ci aiutano i numeri del Dpef che il Parlamento sta per approvare. C'è da sperare che le Camere siano consapevoli del significato della loro risoluzione. Altrimenti si rischia, come ha notato su «La Repubblica» del 26 luglio Luigi Spaventa, di lanciarsi in «una missione impossibile». La missione è invece possibile, anzi necessaria e urgente, se si affronta il capitolo dipendenti pubblici e crescita del Pil potenziale. Se si riesce cioè a semplificare molti degli adempimenti burocratici che attualmente frenano la nostra economia (anzi, più che semplificati vanno aboliti, come ha dichiarato giustamente il ministro Pierluigi Bersani al Sole-24 Ore) e così risparmiare sulla relativa spesa pubblica. Il Dpef (lo nota sempre Spaventa) promette una riduzione di spesa in valore assoluto nel 2007 rispetto al 2006: qualcosa che in Italia non si è mai verificato. Perciò l'anno prossimo ci attendono proteste e marce d'importanza ben maggiore di quelle osservate in luglio (e le dichiarazioni bellicose di Guglielmo Epifani sono un piccolo assaggio). D'altra parte, se guardiamo ai recenti sforzi in proposito del Governo britannico - con riferimento a un Paese la cui burocrazia è già molto più efficiente della nostra - è chiaro che non possiamo illuderci che la modernità di una nazione derivi solo dall'efficienza dei servizi privati.

 

di Giacomo Vaciago
da Il Sole 24ore del 01.08.06


L'ONOREVOLE APRE LA CACCIA AL PROFESSIONISTA

Sarà pure vero che in parlamento i professionisti abbondano. Ma certo non riscuotono grandi simpatie presso chi libero professionista non lo è. Forse complice la minore presenza tra i banchi parlamentari, rispetto alla passata legislatura, il fronte anti corporativo si manifesta in maniera quanto mai intransigente.

Il pugno duro del decreto Bersani sul fronte degli ordini professionali va bene, il plauso del centrosinistra alla camera e al senato è compatto. Anzi no. Il decreto Bersani fa ancora troppo poco. Servono altri interventi, più drastici, che abbattano le corporazioni, che pieghino gli interessi degli ordini professionali a favore della collettività. È' questo il senso di molte delle dichiarazioni di senatori e deputati che hanno partecipato al dibattito parlamentare che ha accompagnato la conversione in legge del decreto Bersani. Non senza dare adito al sospetto di una posizione molto, molto filo-confindustirale. Dichiarazioni molto dure, che in alcuni casi sono arrivate addirittura ad auspiucare lo scontro sociale: sbocco naturale di qualsiasi processo rivoluzionario. Nel ciclone è finito tutto il mercato delle professioni. A partire da quello di avvocati e notai, visti come il fumo negli occhi per le rendite di posizione e di privilegio che gli vengono imputate. La logica è che il mercato dei servizi non è patrimonio solo di chi opera in una determinata professione, predicano i detrattori del mondo professionale. Il mercato deve essere regolato e anzi plasmato, spiega per esempio il ministro verde, Alfonso Pecoraro Scanio, in base al bene dei consumatori. E dunque, non ci si può limitare a intervenire sulle tariffe, dice in sostanza , ma si deve affondare la lama sull'accesso alle professioni. L'intervento a cui fa cenno Pecoraro Scanio riguarda gli esami di abilitazione, oggi gestiti dagli ordini, domani, chiede il ministro, dallo stato attraverso concorsi pubblici. Un intervento rafforzativo rispetto al decreto Bersani lo chiede anche la senatrice Franca Rame, che milita nelle file dell'Italia dei valori: va eliminato il numero chiuso dei notai, che lascia fuori troppi giovani. E che questi interventi possano comportare un confronto duro con le categorie, non importa. Invita a non sottrarsi ´allo scontro sociale' il senatore di Rifondazione comunista, Martino Albonetti. È il sale della democrazia, il risultato più alto cui può giungere l'azione di governo, dice Albonetti. La battaglia per le liberalizzazioni, aggiunge il deputato dell'Ulivo, Riccardo Milana, è un passaggio fondamentale per la modernizzazione della società italiana. Va fatto. E in modo radicale. Il decreto Bersani, insomma, per alcuni deve essere solo l'antipasto. Il bello deve ancora venire. Ma se sui professionisti il governo di centrosinistra ha avuto un relativo gioco facile, non sono in molti a credere che in altri settori, che rappresentano il bacino di consenso dell'Unione, il governo Prodi possa fare altrettanto la voce grossa. È il caso, per esempio, dei servizi pubblici locali, la cui riforma è stata affidata a un disegno di legge il cui percorso è abbandonato ai marosi del parlamento.

 

di Sandra Genovesi - Giorgio Pansardi
da Italia Oggi del 01.08.06


Professionisti uniti nella protesta. Nel decreto legge Bersani è mancato prima di tutto il rispetto. Dall'assemblea dei consulenti ultimatum al governo se dovesse andare avanti senza concertazione.

La sala gremita da 500 dirigenti ha dato il segno visivo più eclatante di quanto sia stata sentita l'assemblea generale svoltasi qualche giorno orsono. Il Consiglio nazionale dell'Ordine al gran completo, i Consigli provinciali d'Italia, il consiglio d'amministrazione dell'Enpacl e delle due fondazioni, i delegati dell'ente, gli organismi direttivi dei sindacati: i consulenti del lavoro erano tutti lì, stretti attorno alla presidente nazionale, Marina Calderone, per difendere la categoria dagli ultimi provvedimenti governativi. Il colpo d'occhio è stato da grande occasione, gli ospiti altrettanto. ´Abbiamo celebrato un congresso', ha detto qualcuno senza esagerare. Un'assemblea la cui mozione finale (...) è il segnale della grande unitarietà d'intenti realizzatasi attorno all'iniziativa del Consiglio nazionale dell'Ordine. Ma dalla quale sono emersi significativi segnali dell'ottimo momento che la categoria attraversa nei rapporti con il mondo della politica (escludendo il dicastero dello sviluppo economico) e delle altre professioni.

La manifestazione del 27 luglio. Il picco dell'attenzione si è avuto con l'intervento del ministro del lavoro, Cesare Damiano; un intervento certamente non di circostanza ma denso di significati, che ha messo l'accento sulle linee programmatiche del dicastero per questa legislatura. Ma che ha lasciato ampi spazi all'intervento dei consulenti del lavoro nelle politiche attive per l'occupazione. Ma è stato molto apprezzato anche l'intervento del sottosegretario al ministero dell'università, Nando Dalla Chiesa, che ha dato appuntamento a settembre per avviare il percorso di innalzamento del titolo di studio valido per l'accesso. Anche i sottosegretari presenti alla cena di gala (assieme al ministro del lavoro) hanno dato ampia disponibilità di collaborazione, come Mario Lettieri, sottosegretario al dicastero dell'economia, e Antonio Montagnino, sottosegretario al ministero del lavoro. Così come il vicepremier Francesco Rutelli, incontrato dalla presidente Calderone a latere dell'assemblea, ovvero il ministro della giustizia, Clemente Mastella, che il giorno precedente l'ha ricevuta per assicurare il suo sostegno a una riforma delle libere professioni concertata. In assemblea, poi, da annotare gli interventi di spessore di Maurizio Sacconi, Giorgio Benvenuto e Pierluigi Maninetti. Da segnalare, inoltre, gli interventi dei rappresentanti della componente previdenziale (Vincenzo Miceli, presidente Enpacl) e sindacale (Longobardi, Martufi e Losito) della categoria. E poi i rappresentanti del mondo delle professioni con Raffaele Sirica (presidente del Cup) e Maurizio de Tilla (Adepp) a significare lo strutturale coinvolgimento della categoria nelle organizzazioni interprofessionali delle quali, peraltro, la presidente Calderone è componente il direttivo. Presenti attivamente all'assemblea il presidente nazionale dei ragionieri, William Santorelli (´È arrivata l'ora di dare vita alla grande famiglia delle professioni economico-giuridiche'), e dell'Oua (Organismo unitario dell'avvocatura), Michelina Grillo, che ha invitato tutti i professionisti a unirsi nella protesta. Occasione colta al volo dalla presidente Calderone, che ha rilanciato la proposta all'assemblea, che l'ha prontamente approvata.

Il corteo del 28 luglio. E così l'indomani i rappresentanti dei Consigli provinciali dei consulenti del lavoro hanno sfilato all'interno del corteo dei professionisti, composto da almeno 3 mila fra avvocati, farmacisti, architetti, periti industriali, notai, manifestando il disagio per l'intera manovra di intervento sulle libere professioni. ´Se devo fare una graduatoria delle cose che non condivido del decreto legge Bersani è il messaggio subliminale che vi è insito', sottolinea Calderone. ´I professionisti non possono essere presentati all'opinione pubblica come sicuri evasori e depositari di ingiusti privilegi; vogliamo che non lo si pensi e non lo si scriva su una legge dello stato. Lavoriamo giornalmente per far crescere la cultura della legalità, promuovendo il lavoro e facendo pagare le imposte e i contributi alle aziende nonché curando la corretta applicazione della normativa fiscale e lavoristica per milioni di soggetti. Per tutto questo chiediamo prioritariamente rispetto'.

I perché di una protesta. Rispetto che al momento è mancato, considerato che i professionisti non sono stati ritenuti meritevoli neanche di un momento di confronto da parte dell'esecutivo che ha ben presto accantonato le promesse elettorali di usare la concertazione come strumento per portare avanti le riforme. Invece, non solo l'accantonamento della concertazione ma anche l'uso di uno strumento legislativo, il decreto legge, d'urgenza, quasi fossero i professionisti i portatori del male del nostro paese. Ma per ottenere consensi attorno all'azione governativa si è usata l'arma della comunicazione per far credere all'opinione pubblica che gli interventi introdotti cambieranno la vita dei consumatori. Quando invece nulla migliorerà in tale direzione, bensì renderà facilmente aggredibile il settore dei servizi di natura professionale dando la possibilità a soggetti economicamente molto forti di raccogliere i frutti di un'azione di lobbie che finanche nel Parlamento europeo è stata avversata. A completamento dell'opera di avversione delle categorie professionali la previsione di un nuovo ´grande fratello' che vigilerà ogni transazione finanziaria. Che contraddizione! Da un lato i professionisti vengono assoldati per prevenire e segnalare le attività di antiriciclaggio, dall'altro vengono considerati inaffidabili per le proprie operazioni finanziarie compiute. Anche l'incredibile modifica del calendario delle dichiarazioni fiscali degli intermediari telematici va inquadrata in una forma di ingratitudine per il ringraziamento per l'attività compiuta gratuitamente in questi anni dai professionisti e che ha permesso all'amministrazione finanziaria di ottimizzare i tempi di gestione delle entrate fiscali ottenendo enormi risparmi economici. Al di là dei provvedimenti normativi cogenti c'è ora da ridisegnare il rapporto fiduciario tra governo e libere professioni, ineluttabilmente compromesso dalle vicende delle scorse settimane. È un rapporto fiduciario che conviene all'esecutivo ripristinare, perché sono innumerevoli le funzioni che vengono delegate ai professionisti per carenza assoluta dell'apparato burocratico. Senza l'ausilio dei professionisti l'intera macchina statale crollerebbe. È una considerazione che nelle sedi competenti è bene fare in fretta.

 

di Consuelenti del lavoro - pag.41
da Italia Oggi del 01.08.06

 

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data pubblicazione: domenica 6 agosto 2006
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