Decreto Bersani punto e a capo?

editoriale di Ar's 08/2006

La conversione in legge del decreto Bersani, con le piccolissime modifiche apportate all’art. 2 non ha tranquillizzato i professionisti che continuano a contestare fortemente il merito, ma soprattutto il metodo con cui il decreto è stato proposto e poi portato all’approvazione. La modifica principale è che, nella nuova stesura del testo legislativo vengono abrogate le disposizioni legislative e regolamentari che prevedono la “obbligatorietà di tariffe”.  Nel testo iniziale del decreto era scritto “la fissazione di tariffe obbligatorie”.  In buona sostanza  il risultato cambia pochissimo, cioè: i minimi di tariffa non sono più inderogabili, però viene chiarito senza ombra di dubbio che le tariffe restano in vigore.

Per quanto riguarda la pubblicità, la sola modifica sostanziale è che viene affidata agli Ordini la verifica della veridicità del messaggio.

Sulle società professionali interdisciplinari, l’unica modifica apportata è la precisazione che “l’oggetto sociale relativo all’attività libero-professionale deve essere esclusivo”.
Nel comma 2 è stato inserito che “Nelle procedure ad evidenza pubblica, le stazioni appaltanti possono utilizzare le tariffe, ove motivatamente ritenute adeguate, quale criterio o base di riferimento per la determinazione dei compensi per attività professionali”. La norma si spera, faciliti l’attività delle pubbliche amministrazioni  confermando che la tariffa resta in vigore, anche se non è più inderogabile.

Il giorno 12 ottobre, come indicato nel box in fondo pagina [ndr in calce], le categorie professionali scenderanno in piazza per ribadire che cambiamenti di siffatta importanza debbono necessariamente passare attraverso una serrata concertazione, per far sì che il necessario processo di liberalizzazione non diventi “deregulation” altrimenti, almeno per quanto riguarda il nostro settore, a farne le spese sarebbe la qualità dell’architettura e più in generale, la qualità della vita di tutti noi.

Ma a chiare lettere il Presidente Schiattarella, facendosi portavoce della posizione del Consiglio dell’Ordine,  ha precisato che l’argomento delle tariffe, su cui tanto si discute, è un falso problema. 

Il vero elemento di preoccupazione sta nella fortissima accelerazione che tutto ciò sta apportando al processo di riforma delle professioni e non vorremmo che problematiche complesse, di cui si discute seriamente da anni e che hanno portato a tantissimi progetti di legge finora rimasti senza esito, venissero risolte con soluzioni frettolose e rabberciate.

La necessità di semplificazione e snellimento delle procedure burocratiche che interessano non soltanto la nostra professione ha portato più di recente all’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del disegno di legge Nicolais che, se condiviso dal Parlamento, potrebbe cambiare sostanzialmente il rapporto tra pubblica amministrazione e cittadini.

Fortunatamente, questa volta è stata scelta la via maestra del disegno di legge che consentirà il giusto rapporto dialettico parlamentare e che speriamo, venga condiviso senza il ricorso a forme discutibilmente democratiche quali la Fiducia.

I punti sostanziali della riforma sono tre:

  • Le amministrazioni sono tenute a definire e rendere pubblici i tempi di una pratica. Qualora non lo facessero i termini sarebbero ridotti a trenta giorni contro i novanta attuali. I tempi massimi non potrebbero comunque superare i 90 giorni, salvo le eccezioni previste dalla legge.
  • Le pubbliche amministrazioni sarebbero tenute al risarcimento dei danni provocati dal mancato rispetto dei termini e la competenza delle controversie sarebbe del giudice amministrativo.
  • Il dirigente dell’ufficio inadempiente sarebbe penalizzato nel trattamento economico accessorio nei casi di gravi e ripetute violazioni.

Le norme di semplificazione prevedono altresì l’ulteriore responsabilizzazione del libero professionista che, nei casi di edilizia privata, verrebbe chiamato a redigere il certificato di agibilità. Alla pari di quanto già avviene per le D.I.A. la dichiarazione del professionista, sostituendo un certificato pubblicistico di rilevante importanza è sottoposta, in caso di falsità alle sanzioni previste dal Codice Penale articoli 359 e 480.
Le conseguenze possono essere quindi molto gravi e comunque proporzionali ai danni che errori o superficialità potrebbero causare.

 

di Fabrizio Pistolesi
da Ar's 08/2006 del 09.10.06

 

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data pubblicazione: martedì 10 ottobre 2006
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