«Una legge per la progettazione»

Codice appalti - breve agg. rassegna stampa

INTERVENTO - «Una legge per la progettazione»

Il 29 gennaio scorso sono state pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale le linee guide del Ministero delle Infrastrutture per l'applicazione della legge 717/1949 recante norme per l'inserimento di opere d'arte negli edifici pubblici. Di ciò ha dato notizia il Sole24ore con un articolo di Bianca Lucia Mazzei le cui conclusioni, che condivido pienamente, meritano un ulteriore approfondimento.

Siamo sicuri che il miglioramento della qualità dell'edilizia pubblica passi attraverso il finanziamento di opere d'arte da inserire all'interno di edifici che non hanno nulla di qualitativamente rilevante? Crediamo veramente che la qualità delle opere di trasformazione del territorio si ottenga giustapponendo "qualcosa di artistico?"

In realtà serve ben altro, prima di tutto un radicale cambiamento delle regole. Dal Ministero delle Infrastrutture ci aspettiamo, più che delle linee guide sulla legge 717/49, una profonda riscrittura del cosiddetto "Codice degli Appalti" (Decreto 163/06), che consenta di riportare il progetto al centro del processo di produzione di un'opera pubblica. Oggi non è così. Anzi si tende sempre più a relegare il progetto in ruoli secondari, schiacciato tra le esigenze della committenza e quelle dell'impresa. E ciò rende impossibile la qualità.

Una vera riforma del Codice che voglia porre le condizioni per produrre qualità edilizia deve sancire una chiara separazione tra le norme che regolano la progettazione e quelle relative alla loro esecuzione. Il progetto è un'opera di ingegno e non può essere considerata come un semplice "servizio", assimilabile a quelli di manutenzione e riparazione o di pulizia e quindi assoggettata alle stesse regole.

Il tentativo di normare il progetto di un'opera pubblica con regole in gran parte valide anche per altri tipi di appalti di servizi e per appalti di lavori ha prodotto in Italia (caso unico in Europa), sin dall'entrata in vigore della Legge Merloni, anomalie e stravolgimenti. Per avere opere "funzionali ma anche belle" - come titolava l'articolo del Sole24ore - sarebbe utile stralciare dal Codice gran parte degli articoli inerenti la progettazione e approvare una legge ad hoc, sul modello della legge francese sull'Architettura. Occorre tornare a considerare il progetto come processo unitario, dalla fase ideativa (progetto preliminare) a quella di definizione particolareggiata degli elementi di progetto (progetto definitivo ed esecutivo) sino al controllo sulla realizzazione dell'opera (direzione lavori). Tale unitarietà deve essere sempre salvaguardata. Il concorso di progettazione deve, inoltre, diventare il sistema prioritario per l'assegnazione di incarichi nel mondo delle opere pubbliche. Infine, occorre superare il criterio dell'offerta più bassa quale elemento prioritario nell'affidamento degli appalti di esecuzione delle opere pubbliche.

Puntiamo, quindi, prima di tutto sulla produzione di Architetture pubbliche di qualità, in cui l'inserimento di un'opera d'arte può ancora avere un senso.

  • REGOLE AD HOC - Concepire un'opera pubblica è un atto dell'ingegno: servono norme diverse da quelle per l'esecuzione

 

di Adolfo Guzzini, Presidente Istituto Nazionale di Architettura -IN/ARCH
da Il Sole 24ore del 10.02.07


LINEE GUIDA PER LE INFRASTRUTTURE - Le grandi opere? Funzionali ma anche belle (per legge)

Opere pubbliche funzionati, ma anche «belle». E se le amministrazioni se lo sono dimenticato, c'è il ministero delle Infrastrutture a ricordarglielo. Sono arrivate in Gazzetta Ufficiale le linee guida del precedente ministro, Pietro Lunardi, volte a rilanciare l'obbligo (introdotto nel 1949) di destinare all'abbellimento il 2% dei fondi per la costruzione.

E cosa c'è di meglio di una scultura, un quadro o un mosaico per rendere più gradevole un palazzo di uffici, una sopraelevata o un casello autostradale? Nulla da fare invece per scuole e università, destinate evidentemente a rimanere brutte.

Colpa della scarsità dei finanziamenti o della disattenzione delle amministrazioni, questo matrimonio fra arte e funzionalità non è stato consumato spesso e la quota del 2% è finita in interventi che di artistico avevano poco. Problema annoso, visto che già nel 1960 il legislatore obbligò i collaudatori a verificare il rispetto della disciplina.

Ora, il ministero ci riprova, con un decreto che regolamenta le gare. Ci si potrebbe chiedere se non sia ora di puntare anche alla qualità architettonica complessiva delle infrastrutture, piuttosto che a quadri e sculture.

 

di Bianca Lucia Mazzei
da Il Sole 24ore del 31.01.07

 

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Commenti

20/02/2007 17:30: titolo
Uno degli aspetti più importanti della progettazione è proprio il momento ideativo, al quale sempre meno spazio e professionalità viene concesso, specie in ambito pubblico. Un edificio pubblico dovrebbe essere identificativo della comunità e del territorio cui "appartiene" e non, come sempre spesso accade, solo come segno distintivo dell'Architetto che l'ha progettato. Certo, se si riuscisse a costruire un edificio o uno spazio pubblico secondo una progettazione attenta sia alle esigenze di funzionalità e bellezza della comunità, che a quelle di creatività ed espressione dell'Architetto, a quel punto verrebbe naturale pensare anche all'inserimento di un'opera d'arte in un edificio pubblico, perchè edificio di qualità.
Arch. Diana Scarrocchia

20/10/2007 10:39: ritorno ad una progettazione problematica
Da scultore mi scuso per la categoria che molte volte pare disinteressata a questi argomenti, come se non gli riguardassero. Mi trovo d'accordo sul punto che è stato sollevato nelle vostre discussioni e sull'articolo del sole 24 ore, là dove in primis andrebbe migliorata la qualità progettuale ed anche esecutiva delle architetture per poi in secundo loco pensare alla progettazione di un'opera d'arte. E' anche vero che, bisogna stare attenti a non correre il rischio di spostare l'attenzione dalla tematica dell'arte in edilizia verso altre, come già si è fatto in passato proprio riguardo la legge 717/1949. Dato che di certo non si potrà a breve evitare l'edificazione di centinaia di immobili pubblici obbrobriosi, che una volta sorti staranno in seduta stabile nelle nostre città; ritengo che una corretta progettazione artistica ad essa legata (per lo meno da un fatto giuridico) possa riuscire ad offuscare quel nuovo mostro dell'edilizia. L'azione che a mio avviso andrebbe svolta dovrebbe muoversi su due livelli differenziati: un'azione legislativa consistente nell'attuazione di una profonda ristrutturazione del così detto "codice degli appalti" (decreto 163/06); ed una tecnica mi riferisco alla creazione di una commissione nazionale con delega a carattere regionale che super visiona la qualità tecnica del progetto architettonico in termini funzionali ed estetici e quant'altro possa inficiare i termini di "buon progetto", là dove una scatola di edificio è e sarà sempre una scatola o contenitore per i topi, oppure là dove un così detto decoro ornamentale se non consapevole di certe regole basilari formali-spaziali-cromatiche, serve soltanto al furbetto di turno ad arginare l'ostacolo. Questa commissione dovrà in oltre attenzionare l'applicazione corretta della legge del 2% che essendo legge va applicata perchè senò denunciabile, vincolante all'approvazione del progetto. Quindi il ruolo sarebbe in un certo senso di "rimandato a settembre" per l'approvazione del progetto, quando il progettista avrà rettificato quelle piccole o grandi dimenticanze. Tutto ciò potrebbe risultare un forte deterrente per non disegnare fregnacce su di un foglio bianco che piuttosto che ricevere atti di vandalismo grafico si terrebbe con gioia il proprio splendido biancore. Distinti saluti
scultore-restauratore Di Benedetto Massimiliano

vedi anche:

Il 2% per opere d'arte negli edifici pubblici

Riflessioni sull'attuazione della legge 717/49

Di Pietro e l'Architettura

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data pubblicazione: domenica 18 febbraio 2007
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