Resiste l'appalto integrato

Codice appalti - agg. rassegna stampa

Sì definitivo del Consiglio dei ministri al testo sui cantieri. Più trasparenza nel Codice degli appalti. Trattativa privata più difficile. I paletti di Di Pietro per i lavori pubblici: liberalizzazione ma con cautela. Limiti a trattative private e arbitrati d'oro. Caos sull'ambiente: al via le vecchie norme.

Limiti alla trattativa privata, stop ai compensi d'oro per gli arbitrati, eliminazione della prelazione nel project financing, limiti contenuti all'appalto integrato di progettazione e lavori, ostacoli al lavoro nero: più trasparenza nei lavori pubblici con il secondo decreto correttivo del codice degli appalti, varato ieri definitivamente dal Governo. Di Pietro: «Liberalizzazione ma con cautela». Caos, invece, per la Via: varate nuove norme con il Codice ambientale, ma il 1° agosto vanno in vigore le vecchie.

ROMA - Un freno alla trattativa privata, dura sanzione per chi utilizza il lavoro nero, immediato scioglimento del contratto in caso di condanna per frodi verso la stazione appaltante o di violazione delle norme sulla sicurezza nei cantieri, stop agli arbitrati d'oro. E' il Codice degli appalti «modello Di Pietro» quello approvato ieri dal Consiglio dei ministri. L'esecutivo ha detto sì ad un nutrito pacchetto di modifiche al Testo unico dei contratti pubblici, varato appena un anno fa dal Governo Berlusconi.

Le correzioni sono sostanziali e intervengono su alcuni nodi nevralgici del Codice, a cominciare, appunto, dalla trattativa privata. Il ministro delle Infrastrutture, Antonio di Pietro ha cancellato due casi in cui, in ossequio alle direttive europee, era finora ammesso il ricorso al rapporto diretto tra amministrazione e imprenditore. Il primo riguarda tutti gli appalti (lavori, servizi e forniture), laddove non era possibile fissare in anticipo i prezzi o le caratteristiche del servizio. il secondo, invece, è limitato ai lavori: la trattativa privata non è più ammessa per i cosidetti lavori analoghi, ovvero le opere simili a quelle già aggiudicate alla stessa impresa ma con una precedente gara. «Abbiamo recepito il vento di modernizzazione e apertura dei mercati che viene dall'Europa - ha commentato Di Pietro - ma mitigandolo con le necessarie cautele imposte dalla peculiare situazione italiana, caratterizzata da un mercato ad alto rischio di infiltrazione criminali. Per questo motivo, abbiamo recepito la procedura negoziata, ma eliminando le fattispecie più a rischio».

Sempre in chiave di prevenzione e della lotta alla criminalità va letta l'introduzione di un più serrato controllo sulle grandi opere. In particolari saranno monitorati con procedure informatiche, i flussi finanziari dell'appaltatore e dei genaral contractors in modo da garantire sempre la tracciabilità.

C'è la mano di Di Pietro anche dietro l'intervento sugli arbitrati. il ministro era rimasto colpito dalla denuncia dell'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici. La Camera arbitrale nella Relazione 2006 aveva segnalato un aumento vertiginoso delle parcelle dei giudici privati a seguito del primo decreto Bersani (si veda il «Sole 24-ore» del 23 luglio). Varato con il dichiarato intento «contenere la spesa», a conti fatti, il decreto aveva avuto l'effetto opposto perchè aveva sostituito alle tariffe calmierate, previste solo per gli arbitrati sui lavori pubblici, le più generose tariffe degli avvocati. tra i due sistemi c'e' un abbisso: le parcelle degli avvocati sono più alte in media del 120%. E quindi il decreto correttivo torna al passato: via il riferimento alla tariffa degli avvocati, tornano valide le tariffe contenute nel Dm 398/2000.

Un altro filone di modifiche è dedicato al lavoro e alla sicurezza nei cantier. Si prevede, infatti, la responsabilità solidale tra appaltatore e subappaltatore sul rispetto delle norme di sicurezza, l'obbligo per l'appaltatore di versare gli oneri per la sicurezza, per intero, al subappaltatore sul quale la stazione appaltante è tenuta a vigilare. In più l'appaltatore che non paga il subappaltatore e non invia le fatture all'amministrazione si vede bloccare i pagamenti della Pa.

Cambia anche il finanziamento privato di opere pubbliche. E' stata recepita, infatti, la richiesta di Camera e Senato di cancellare il vantaggio competitivo riconosciuto al promotore dell'opera. Niente più prelazione, dunque, per questo soggetto che perde il diritto a realizzare comunque l'opera pagando un semplice indenizzo al vincitore della gara con cui si era confrontato. Sulla prelazione pendeva una procedura di infrazione europea.

Trattative fino all'ultimo minuto e un difficile compromesso, invece, per il nodo dell'appalto integrato di progettazione ed esecuzione (si veda articolo in basso). I primi giudizi politici sulle modifiche sono positive. Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente della Camera, prende atto dei cambiam,enti fatti nell'ultima versione: «Molte delle nostre richieste sono state accolte». «In particolare - commenta - hanno trovato spazio le misure per i giovani professionisti, per le piccole e medie imprese e per rendere più rigorosa la disciplina del subappalto».

  • STOP AGLI ARBITRATI D'ORO - Tornano le tariffe più basse dopo la denuncia dell'Autorità di vigilanza. Più garanzie per la sicurezza e per i subappaltatori.

 

Resiste il progetto integrato

Un compromesso difficile, in bilico, tra le richieste di stazioni appaltanti, progettisti e imprese. Con un esito che scontenta, da subito, il mondo della progettazione. Così è finita in Consiglio dei ministri sull'appalto integrato di progettazione e lavori, il nodo più delicato del Codice appalti. Rispetto alla piena liberalizzazione prevista dal Codice - e finora sospesa - il decreto correttivo varato ieri Di Pietro ha accolto una sola limitazione. Nelle gare sotto la soglia europea dei 5,2 milioni l'appalto integrato sarà possibile solo per opere complesse di manutenzione, di restauri e scavi archeologici. Al di sopra, tutto resta invece liberalizzato anche quando la gara sulla base del progeto preliminare. Per i progettisti, l'amministrazione può prevedere nel bando il pagamento diretto della parcella.

Ma la liberalizzazione scatterà solo con l'entrata in vigore del Regolamento di attuazione del Codice. «Perchè - ha spiegato Di Pietro - lì abbiamo previsto ulteriori garanzie». E dunque non saranno ammessi significativi scostamenti tra i vari livelli della progettazione e soprattutto sarà privilegiata la qualità, con punteggi che potranno arrivare al 65% del totale. Le imprese, secondo Di Pietro, non avranno più interesse a presentarsi in gara con progetti malfatti e quindi malpagati.

Ma ai professionisti non basta. «E' una politica nociva soprattutto per la pubblica amministrazione - commenta Braccio Oddi Baglioni, vicepresidente dell'Oice - perchè è ovvio che faremo gli interessi dei nostri datori di lavoro, i costruttori, e non dell'amministrazione». Sulla stessa linea il presidente dell'Ordine ingegneri, Paolo Stefanelli: «Le autorizzazioni all'opera arrivano solo dopo il progeto definitivo quando l'amministrazione, con la gara sul preliminare, ha già pagato». «Non sono state in alcun modo rispettate le condizioni poste dai parei di Camera e Senato» aggiunge Massiomo Gallione, vicepresidente degli architetti.

Al ministero si defendono sostenendo che l'appalto integrato responsabilizza le imprese: una volta fatto direttamente il progetto non potranno più chiedere varianti e aumenti di prezzo. E ricordano che in questo campo abbiamo il primato del contenzioso europeo. Dai costruttori dell'Ance, invece, nessun commento: si preferisce attendere di conoscere il testo definitivo.

 

LE NUOVE MISURE PER I CONTRATTI PUBBLICI

  • ARBITRATI. Dopo lo scandalo degli arbitrati d'oro denunciato dall'Autorità di vigilanxza sugli appalti, viene cancellata la tariffa degli avvocati. Per gli arbitrati sulle opere pubbliche tornano quindi valide le tariffe del Dm 398/2000. E' previsto un sensibile risparmi sui compensi ai giudici privati: tra le due tariffe c'è uno scato, in media, del 120 per cento. Ma gli onorari saranno sempre autoliquidati dagli stessi arbitri.
  • FINANZA DI PROGETTO. Per il finanziamento privato di opere pubbliche viene ammesso il prezzo di restituzione, ovvero una somma che lo Stato può versare al concessionario privato a fine concessione e che serve a coprire la quota dell'opera non ammortizzata. non recepito l'obbligo di contabilizzarla tra i debiti dello Stato, chiesto dal Senato. Eliminata la precedenza concessa al promotore dell'opera da realizzare con risorse private rispetto all'impresa vincitrice della gara.
  • TRATTATIVA PRIVATA. La possibilità di affidare senza gara subisce alcune limitazione. Nè gli appalti di lavori nè quelli di servizi e forniture potranno più essere concessi a trattativa privata nel caso, giudicato troppo vago, di impossibilità di fissare prima i prezzi. Per quanto riguarda, poi, la trattativa privata senza neanche la pubblicazione del bando eliminata la possibilità di ricorrervi per i lavori analoghi a quello già affidato, con gara, alla stessa impresa.
  • APPALTO INTEGRATO. Introdotti alcuni paletti alla piena liberalizzazione. In particolare per le opere più piccole, quelle sotto la soglia europea dei 5,278 milioni. In questo caso l'appalto integrato è ammesso per opere complesse, manutenzioni, restauri e scavi archeologici. Viene anche ammessa la possibilità di prevedere nel bando il pagamento diretto della parcella al progettista. Più peso nel giudizio della commissione aggiudicatrice alla qualità dei progetti.
  • SUBAPPALTO. Pagamenti sospesi per l'appaltoatore che non trasmette entro 20 giorni alla stazione appaltante copia delle fatture dei pagamentia subappaltatori e cottimisti. Il pagamento degli oneri della sucurezza al subappaltatore deve avvenire senza ribasso e sotto la sorveglianza dell'amministrazione pubblica. Scatta la responsabilità in solido tra appaltatore e subappaltatore sui rispetto delle norme di sicurezza.
  • LAVORO NERO. Esclusione dalle gare anche per i soggetti sanzionati con la chiusura del cantiere per irregolarità contributive. Le sanzione previste dal decreto Bersani contro il sommerso in edilizia diventano così più forti.  Il Durc (docuemto unico di regolarità contributiva) entra a far parte a pieno titolo dei requisiti richieste alle imprese per ottenere la qualificazione nelle gare e da verificare da parte delle società organismo di attestazione.
  • SOCIETA' DI ATTESTAZIONE. Le Soa, società private di verifica dei requisiti di qualificazione per gli appalti pubblici, assumono una vestge pubblicistica. Sono tenute a conservare la documentazione delle imprese per dieci anni. Sono obbligate a revocare l'attestazione (con sanzione a carico della soa stessa) quando emergono falsità nelle dichiarazione o assenza dei requisiti. La perdita dell'attestato Soa fa scattare la risoluzione dei contratti di appalto in corso.
  • SERVIZI E FORNITURE. Eliminato la cosidetta forcella, ovvero la possibilità per le amministrazione nelle procedure ristrette di servizi e forniture di limitare, specificandolo nel bando, il numero dei candidati, attraverso una propria selezione delle richieste di qualificazione. Scatta quindi l'obbligo anche per gli appalti di servizi eforniture di invitare a presentare un'offerta, dopo la candidatura, tutti i soggetti in possesso dei requisiti richiesti.

 

di Valeria Uva
da Il Sole 24ore del 28.07.07


ANALISI - Senza strappi la riforma dura - VINCE LO STILE BIPARTISAN - Buone riforme? Niente strappi

Riforme, meglio se bipartisan. Una conferma è venuta ieri. La riforma del codice appalti, avvenuta senza strappi rispetto al Governo Berlusconi, produce stabilizzazione delle norme e fa bene al mercato. Il Codice ambiente, voluto "contro" il precedente testo, provoca altra confusione: varate le nuove norme mentre entrano in vigore le vecchie congelate.

Due riforme, due codici fondamentali per il mondo delle imprese, due destini opposti. La prima, quella degli appalti, che segue un persorso sostanzialmente bipartisan con correzioni limitate e migliorative da un Governo all'altro: produce il risultato tutt'altro che scontato, di stabilizzare una disciplina che da tredici anni era sottoposta a continue modifiche, dalla prima legge Merloni in poi. la seconda, quella del Codice ambientale, che procede a strappi e aggiunge caos a caos.

Il primo Governo Berlusconi (allora era ministro dei lavori pubblici Roberto Radice), con un atteggiamento radficale che oggi molti atribuiscono alla sinistra estrema, congelò la legge quadro varata dal Governo Ciampi e tentò di spazzarla via. Gran caos per imprese e professionisti, blitz fallito, alla fine la Merloni tornò. Era una buona legge che portava non solo trasparenza, ma anche concorrenza nel mercato dei lavori pubblici, Rigida però: nasceva negli anni di mani pulite. Se ne ebbero quattro versioni, nei successivi dodici anni, fin quando il secondo Governo Berlusconi varò nel 2006, in extremis, il Codice "De Lise". Altro atto di rottura, fatto recapitare al ministero delle Infrastrutture direttamente da Palazzo Chigi. Pietro Lunardi, che lo ricevette, fu abile a correggerlo in corsa: il Codice perse l'impostazione di violenta rottura data dalla commissione De Lise e si pose con maggiore continuità rispetto alla legge Merloni. Una scelta oculata che puntava a risolvere i problemi del mercato più che a imporre una bandiera.

Una scelta di sostanziale continuità adottata anche da Antonio Di Pietro che ha varato prima un decreto correttivo per correggere alcune storture di ordine tecnico. Poi, ieri, ha varato un decreto che corregge nella sostanza alcuni istituti più delicati, avvia altri istituti di derivazione comunitaria che erano rimasti finore congelati. il risultato è una correzione di rotta, non un terrremoto. Con il varo definitivo del Regolamento, previsto per ottobre, gli appalti avranno finalmente un corpus normativo organico e, c'è da scommetterci, stabile. Qualche correzione, data dalla necessità di aggiornamenti, sarà sempre possibile. ma questo codice è ora largamente condiviso, mentre i contrasti sono limitati ad alcune aree specifiche (come quelle dell'appalto integrato). E' passata la linea che le norme devono garantire trasparenza ma anche flessibilità.

Di tutt'altro segno il Codice ambienatale. Il ministro dell'Ambiente, Pecoraro Scanio ha voluto prima congelare, poi stravolgere il codice emanato dal Governo Berlusconi. A colpi di blitz largamente sbandierati, salvo poi dover fare marcia indietro. Il risultato di questo procedere è la confusione che è sotto gli occhi di tutti, per esempio sulla valutazione di impatto ambientale. Ieri sono state varate le nuove norme, in totale contrasto con quelle vecchie: ma ci vorranno sei mesi almeno per portare in fondo l'iter. Proprio il 1° agosto, però, entra in vigore la vecchia disciplina rimasta congelata per oltre un anno e apparentemente superata da quella nuova. E il Governo non ha avuto neanche la forza e la compattezza per varare una proroga. Qualche ripetizione di tecnica legislativa, oltre che di moderazione politica, gioverebbe all'immagine del Governo Prodi e dei suoi ministri "radicali". Ma anche al Paese che di questo caos paga il prezzo.

 

di Giorgio Santilli
da Il Sole 24ore del 28.07.07


Consiglio dei ministri. Nuovi appalti, round finale. Esame definitivo del testo che riscrive le regole sospese fino al 1° agosto. All'ordine del giorno il recepimento di 19 direttive comunitarie.

ROMA - Sarà Palazzo Chigi a sciogliere i nodi su appalti e qualifiche professionali. Approdano infatti questa mattina all'esame di un Consiglio dei ministri particolarmente affollato, tra gli altri, il decreto correttivo del Codice dei contratti pubblici e il provvedimento incaricato di recepire la direttiva 2005/36/Ce sulle qualifiche professionali. E se per quest'ultimo - che riunisce le norme sul riconoscimento delle qualifiche e sui diversi profili professionali - si tratta dell'esame preliminare (...), per il decreto correttivo del Codice degli appalti è l'ultimo passaggio di un lungo iter.

Un via libera molto atteso, perchè il provvedimento dovrebbe entrare in vigore entro il 1° agosto. Solo fino a quella data infatti sono sospese alcune parti del Codice dei contratti pubblici (decreto legislativo 163 del 2006), come la trattativa privata, la liberalizzazione dell'appalto integrato di progettazione ed esecuzione e il dialogo competitivo. Punti sui quali intervìene proprio il decreto correttivo. (...)

 

di Valentina Maglione
da Il Sole 24ore del 27-07-07


Lavori pubblici. L'Authority precisa. Per i progettisti solo la polizza Rc

ROMA - Per partecipare agli appalti pubblici di progettazione i professionisti tecnici debbono presentare solo la polizza di responsabilità civile professionale. Ai progettisti non possono essere richieste altre garanzie. Sono quindi illegittimi i bandi che invece pretendono anche la cauzione provvisoria e quella definitiva perchè queste sono coperture previste per i costruttori e non per i progettisti. Il monito arriva dall'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici che ieri ha diffuso la determinazione n.6/2007.

L'occasione per tornare sulle garanzie dei tecnici (tema già affrontato con la delibera n.51/2004) era data da un bando per l'affidamento di incarichi di progettazione in cui la Provincia di Alessandria aveva chiesto ai partecipanti anche le due cauzioni, provvisoria e definitiva. La prima serve a garantire la serietà dell'offerta dei partecipanti. La cauzione definitiva, invece, tutela l'amministrazione per i danni dovuti alla violazione degli obblighi contrattuali. La polizza Rc, invece, mette al riparo la Pa dai rischi derivanti da ulteriori oneri di progettazione dovuti a errori o omissioni nel progetto.

La richiesta delle cauzioni ai progettisti era immotivata secondo l'Ordine degli architetti di Alessandria che ha segnalato il bando all'Authority. Dal canto suo, la stazione appaltante giustificava questa scelta con la lettura del codice appalti. L'articolo 91 del Codice che regola l'affidamento dei servizi di ingegneria fa esplicito rinvio alla parte II, titoli I e II del Dlgs 163/2006. Una parte in cui ci sono anche gli articoli 75 e 113 dedicati appunto alle cauzioni provvisorie e definitive. Da qui la richiesta delle due cauzioni.

Ma l'Autorità ha ricordato che il legislatore «ha voluto disciplinare in maniera separata le garanzie che devono essere prestate dall'esecutore rispetto a quelle dei progettisti». «Una tale impostazione - si legge ancora nella nota - testimonia la volontà di dettare una disciplina speciale ed esaustiva per i professionisti». Per i quali dunque è necessaria la sola polizza di responsabilità civile.

  • L'INDICAZIONE - Sono illegittimi i bandi che pretendono la cauzione provvisioria e quella definitiva

 

di Valeria Uva
da Il Sole 24ore del 27.07.07


Nuovo look per gli appalti pubblici. Le novità apportate dal ministero delle infrastrutture al secondo decreto correttivo del Codice. Project financing senza prelazione. Minimi tariffari derogabili.

Eliminazione del diritto di prelazione per il promotore di opere in project financing, minimi tariffari derogabili, risoluzione obbligatoria del contratto per violazione delle norme sulla sicurezza del lavoro, valutazione delle offerte delle imprese anche sui risparmi energetici.

Sono queste alcune delle principali novità apportate dal ministero delle infrastrutture allo schema di secondo decreto correttivo del Codice dei contratti pubblici (che è oggi al consiglio dei ministri per l'approvazione definitiva), dopo i pareri di camera e senato.
Una delle maggiori novità riguarda il project financing, con l'eliminazione del diritto di prelazione a favore del promotore nella finanza di progetto, in linea con quanto affermato in una delle condizione recate dal parere della Commissione VIII della camera. Per il ministero guidato da Antonio Di Pietro «la previsione di detto diritto viola il principio di parità di trattamento, attribuendo una posizione differenziata, in sede di gara, al promotore», così si chiude anche il contenzioso con la Ue.

Un'altra questione, alquanto spinosa, da affrontare riguardava la disciplina dell'appalto integrato, viste le opposte posizioni dei progettisti e dei costruttori. I pareri delle commissioni parlamentari erano entrambi volti a ridurre l'ambito di applicazione dell'istituto liberalizzato dal Codice, sia con «paletti» di natura quantitativa (10 o 40 milioni di euro) sia con una casistica rapportata a esigenze di complessità tecnologica e impiantistica.

Il ministero, salvo novità dell'ultima ora, avrebbe invece scelto una linea più morbida rispetto a quella parlamentare limitandosi soltanto a prevedere un limite di 5,2 milioni per l'appalto integrato affidato sulla base del progetto preliminare. Per l'altra forma di appalto integrato (sul progetto definitivo) non si è ritenuto di toccare il testo attuale. Vengono invece pienamente recepite le indicazioni dei pareri parlamentari in merito al pagamento diretto del progettista da parte della stazione appaltante che potrà indicare nel bando le modalità per la corresponsione degli onorari.

Accolta anche l'indicazione delle commissioni in merito alla necessità di valutare in via prevalente gli aspetti qualitativi e di pregio tecnico delle offerte presentate negli appalti integrati, anche se sarà il regolamento a dare indicazioni più precise. Il tutto, quindi, in una ottica di valorizzazione del progetto e del ruolo dei progettisti.

Vengono integralmente recepite le condizioni del parere del senato che, seguendo quanto affermato dal Consiglio di stato, aveva chiesto l'espressa soppressione delle norme del codice che ancora prevedevano l'inderogabilità dei minimi dopo che il decreto Bersani, un anno fa, li aveva abrogati per tutte le professioni. Rimane la possibilità di determinazione dei corrispettivi in base alle tariffe e con lo sconto del 20% a favore delle amministrazioni pubbliche; su questo importo, poi, i ribassi saranno liberi.

Viene poi accolta una condizione posta dal parere della camera tesa a rafforzare il ruolo delle sezioni regionali dell'Osservatorio dell'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici, con particolare riferimento all'attività di raccolta dei dati relativi ai servizi e alle forniture di interesse regionale, provinciale e comunale. In linea con i pareri si precisa che il dialogo competitivo non si applica alle infrastrutture strategiche e, per le altre opere, che è necessario il previo parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici; si potrà però prescindere dal parere nel caso in cui non venga reso nei termini. In tema di aggiudicazione con il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa, si recepisce la condizione del senato al fine di valutare anche le caratteristiche ambientali e il contenimento dei consumi energetici.

Accolta anche la richiesta parlamentare di maggiore concorrenza nei corsi di progettazione sotto soglia comunitaria, con l'obbligo di scegliere fra almeno cinque soggetti assicurando la partecipazione di giovani professionisti. Recependo una condizione della camera si elimina la facoltà di scelta del responsabile del procedimento (diventa quindi un obbligo) in ordine alla risoluzione del contratto in caso di sentenza di condanna passata in giudicato per frodi verso la stazione appaltante o per violazioni degli obblighi sulla sicurezza sul lavoro.

Accolta anche la richiesta della camera di calmierare i costi degli arbitrati stabilendo che le tariffe degli arbitri sono fissate sulla base del decreto ministeriale n. 398 del 2000, invece che sulla base dell'articolo 24 del decreto Bersani.

 

di Andrea Mascolini
da Italia Oggi del 27.07.07


Codice, lite sulla progettazione. Liberalizzazioni: posizioni distanti tra l'Ance e i professionisti del settore.

ROMA - E ancora scontro sulla liberalizzazione dell'appalto integrato di progettazione ed esecuzione. La distanza tra l'Ance e i rappresentanti del mercato della progettazione (architetti, ingegneri e società di ingegneria) ha infuocato ieri la giornata di confronto sulla normativa sugli appalti, promossa dal ministero delle Infrastrutture.

Un appuntamento programmato in occasione di un momento cruciale: domani il Consiglio dei ministri si accinge a dare il via libera definitivo al secondo decreto correttivo del Codice. E, sempre il Consiglio dei ministri, ha appena licenziato in prima lettura il Regolamento di attuazione del Codice stesso.

Prende dunque sempre più forma una legislazione unitaria sui contratti delle pubbliche amministrazioni. Ma il presidente dell'Autorità di vigilanza sui contratti, Luigi Giampaolino, ha avvertito: «Si è in presenza di una iper-regolamentazione, sia pure mossa dall'intento di disciplinare in modo esauriente la fattispecie per limitare le incertezze interpretative». Per Giampaolino il quadro è aggravato dal proliferare delle leggi regionali sugli appalti.

Ma il dibattito è stato catalizzato dall'appalto integrato. Accogliendo in parte le indicazioni delle commissioni di Camera e Senato, le Infrastrutture hanno deciso di limitare alle opere sopra i 5 milioni il ricorso agli affidamenti sulla base del progetto preliminare (si veda «Il Sole-24 Ore» di ieri). Ma ai progettisti non basta. «Chiediamo anche che questo appalto venga limitato ai soli casi di opere complesse dal punto di vista tecnologico» ha spiegato Raffaele Sirica, presidente dell'Ordine architetti. «Va anche data una definizione di cosa si intende per complessità tecnologica».

L'idea non piace ai costruttori. «L'appalto integrato è la via maestra per ridare alle imprese la responsabilità del progetto» ha sostenuto il presidente dell'Ance, Paolo Buzzetti. E il direttore, Carlo Ferroni, è stato ancora più netto: «Non vogliamo limitazioni alle sole opere tecnologiche». Di Pietro ha ricordato come la scelta di liberalizzare l'appalto integrato sia conseguenza delle direttive comunitarie e serva anche a ridurre il contenzioso perche l'impresa si assume la responsabilità del progetto. Ma alla fine ha ammesso: «Dobbiamo ancora trovare un punto di incontro prima di venerdì».

Una delle richieste che il ministro si è detto disponibile a valutare è quella sui tempi di apertura dei bandi. «Un mese per un'offerta e un progetto di qualità non basta se si decide con il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa e non più con il massimo ribasso» ha lamentato Buzzetti.

E a sostegno della precedenza all'offerta economicamente più vantaggiosa si è schierato il sindacato. «Perche - ha detto il segretario generale Uil, Luigi Angeletti - ilmassimo ribasso limita la competizione tra imprese solo al fattore prezzo».
In difesa delle Soa è sceso in campo Antonio Bargone, ora in veste di presidente Unionsoa, che ha sferrato un duro attacco all'operato dell'Authority negli anni scorsi: «Si è dimenticata di vigilare sulle società private». Le Soa chiedono l'istituzione di una banca dati anche per i lavori privati.

A proposito delle norme attuative, il direttore generale della regolazione, Domenico Crocco ha ricordato l'accento posto sulla validazione dei progetti. «Dovranno essere validati anche i piani della sicurezza, per evitare i piani-fotocopia» ha aggiunto.
Dura la presa di posizione di Ermete Realacci, presidente della commissione Ambiente della Camera sulle anticipazioni del decreto che non contengono un puntuale recepimento delle condizioni imposte dalla sua Commissione. «Se si conferma questo indirizzo - ha scritto in un comunicato - si apre un serio problema di rapporti tra Governo e Parlamento». Di Pietro ha spiegato di non aver potuto recepire alcune condizioni «o perchè divergenti dal Senato o perchè non in linea con le direttive europee».

  • RUSH FINALE - Atteso per domani il via libera definitivo al secondo decreto correttivo da parte del Consiglio dei ministri

 

pag. 21
da Il Sole 24ore del 26.07.07


Appalti, il regolamento entro fine anno

ROMA - «Contiamo di portare a compimento il regolamento attuativo entro fine anno». Così il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, ha concluso ieri il suo intervento alla Conferenza nazionale sugli appalti dopo un confronto serrato con il presidente dell’Ance, Paolo Buzzetti, il presidente dell’Autorità Luigi Giampaolino e il segretario della Uil, Angeletti. Dopo il primo decreto correttivo «necessario per modifiche formali» il secondo, ha sottolineato, «lo porteremo venerdì al Consiglio dei ministri». «È più di sostanza - ha spiegato Di Pietro - e terrà conto di tutti i pareri. Siamo stati attenti, in particolare, ai pareri istituzionali, ma anche a quelli di categoria, anche se naturalmente non tutti possono essere accolti».

Per Di Pietro il lavoro però non si ferma qui: «I tempi tecnici - ha osservato - ci danno la possibilità di arrivare ad un terzo decreto correttivo, che servirà eventualmente anche per recepire altri suggerimenti». Tra gli obiettivi, il ministro ha sottolineato quello della trasparenza (in Italia occorre fare qualcosa di più perché negli appalti «c’è un alto rischio di infiltrazionui criminali»), della sicurezza nei cantieri, di una maggiore qualità nella progettazione e nelle opere e di un calo del contenzioso. Il presidente dell’Ance, Buzzetti, ha mostrato di apprezzare l’impegno di Di Pietro volto «a ridisegnare per la prima volta il quadro delle opere pubbliche» e assicurare trasparenza al settore, ma nello stesso tempo ha sottolineato «l’esigenza di puntare alla riqualificazione delle nostre città».

«Come è noto - ha ricordato Di Pietro - in apertura della nuova legislatura il governo ha sospeso l'entrata in vigore di alcuni nuovi istituti facoltativi per verificarne meglio l'impatto sul mercato delle opere pubbliche. Contemporaneamente ha lavorato a un decreto 'correttivo 2' che sblocca questi nuovi istituti con qualche elemento di prudenza e li rinvia al regolamento attuativo del codice che comprende tutte le norme regolamentari relativo a lavori, forniture e servizi».

A sollevare però una vivace protesta contro la totale liberalizzazione dell’appalto integrato è l’intero settore della progettazione rappresentato dall’Oice e dai Consigli nazionali degli architetti e ingegneri: «Noi vorremmo che fosse abrogata la possibilità di indire un appalto integrato sulla base del progetto preliminare - rileva il direttore dell’Oice, Massimo Aiello - mentre per quanto riguarda l’appalto integrato sulla base del progetto definitivo, è auspicabile che venga inserito il vincolo della complessità tecnologica».

 

di Guglielmo Quagliarotti
da Il Messaggero del 26.07.07


Lavori pubblici. Appalti, garanzie ai progettisti. Ma Di Pietro non accoglie le altre modifiche chieste da Camera e Senato. Pronte per il varo le correzioni al Codice: l'«integrato» verrà limitato ai lavori sopra i 5,2 milioni.

ROMA - Il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, mette un freno all'appalto congiunto di progettazione ed esecuzione. La possibilità per le amministrazioni di andare in gara solo con il progetto preliminare e di affidare alle imprese tutti gli altri, delicati, passaggi della progettazione sarà limitata solo ai grandi lavori pubblici sopra la soglia comunitaria dei 5,278 milioni di euro. Ai progettisti, Di Pietro offrirà anche un'altra garanzia: il pagamento della parcella della progettazione, in tutti i casi di appalto integrato, dovrà avvenire direttamente dalla stazione appaltante al professionista o alla società. In pratica, si salterà la «consegna» al costruttore, per evitare pressioni e strozzature da parte dell'appaltatore, il soggetto forte dell'alleanza.

Queste le principali novità contenute nel secondo decreto correttivo del Codice degli appalti, che «Il Sole-24 Ore» è in grado di anticipare. Per il resto, la versione definitiva conferma in larga parte le modifiche del primo schema, con le limitazioni alla trattativa privata, agli accordi quadro e al dialogo competitivo. E c'è da scommettere sul fatto che il testo provocherà polemiche con le coimmissioni parlamentari: pochissime, infatti, le modifiche - alle quali Camera e Senato avevano addirittura condizionato il loro parere favorevole - accolte da Di Pietro. No, ad esempio, alle garanzie sul prezzo di restituzione dell'opera in project financing che il Senato voleva esplicitare come effettivo debito pubblico. No anche alle tutele per i pagamenti del subappaltatore volute dalla Camera.

Nel testo portato ieri nel pre-consiglio dei ministri compare anche una modifica all'articolo 42, che estende l'avvalimento, ovvero il prestito dei requisiti, agli appalti di servizi pubblici locali, a cui sarà possibile partecipare anche quando «la disponibilità dei mezzi tecnici necessari e idonei all'espletamentb del servizio sia assicurata mediante contratti di locazione finanziaria con soggetti terzi». L'approvazione definitiva di questa seconda tornata di modifiche al Dlgs 163/06 è prevista per il Consiglio dei ministri di venerdì, in modo da evitare un'ulteriore proroga delle norme sospese fino al primo agosto.

Le novità sul Codice degli appalti e lo schema di regolamento di attuazione saranno illustrate da Di Pietro nel convegno organizzato dal ministero delle Infrastrutture dal titolo: «Appalti: le nuove regole, sviluppo trasparenza, tutela del lavoro» che si terrà oggi al Cnr. A parlare degli ultimi sviluppi in questo campo saranno, oltre a Di Pietro, anche il ministro degli Affari regionali, Linda Lanzillotta e il segretario della Uil, Luigi Angeletti. La valutazione del quadro di insieme della normativa sarà affidata a Luigi Giampaolino, presidente dell'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici. Giampaolino da tempo mette in guardia Parlamento e Governo sull'eccessiva stratificazione normativa in una materia quale quella degli appalti che invece è caratterizzata da un mercato sfaccettato e dinamico. A preoccupare in particolar modo l'Autorità è il cosiddetto «spezzatino regionale», cioè il proliferare di leggi regionali sugli appalti (da ultime Campania, Toscana e Veneto) che spesso vanno nella direzione opposta al Codice nazionale.

Tra gli ospiti del convegno, ci sarà anche Maurizio Beretta, direttore generale di Confindustria. L'associazione degli industriali ha guardato fin dall'inizio con favore all'opera di riorganizzazione e riunificazione fatta dal Codice, anche perchè sono state estese agli appalti di forniture e servizi le garanzie già previste per i lavori pubblici. Ma quella di oggi sarà per Confindustria anche l'occasione per tornare sul nodo della limitazione degli appalti «in house», affidati cioè senza gara alle società pubbliche.

Le ultime correzioni

  • No all'appalto congiunto. Limitato il ricorso all'appalto congiunto di progettazione ed esecuzione. La possibilità per le amministrazioni di andare in gara solo con il progetto preliminare e di affidare alle imprese tutti gli altri passaggi della progettazione sarà prevista solo per i grandi lavori pubblici sopra la soglia comunitaria di 5,278 milioni di euro
  • Avvalimento. L'avvalimento, ovvero il prestito dei requisiti, si estende agli appalti di servizi pubblici locali

 

di Valeria Uva
da Il Sole 24ore del 25.07.07


Appalti. Con il nuovo regolamento controlli di merito. Progetti di qualità con la «validazione»

Il Regolamento di attuazione del Codice degli appalti, varato in via preliminare dal Consiglio dei ministri il 13 luglio scorso, fa decollare un nuovo, promettente, mercato per tutti gli operatori della progettazione. Il Regolamento rende infatti obbligatorio un passaggio che finora negli appalti di lavori pubblici era rimasto lettera morta.

Si tratta della validazione dei progetti, ovvero l'obbligo di controllare in ogni fase di sviluppo della progettazione di un'opera pubblica la qualità e le caratterististiche dei progetti. E in particolare - come specifica lo stesso Regolamento all'articolo 42 - di verificare tra l'altro: la completezza della progettazione, l'appaltabilità della soluzione prescelta e l'adeguatezza dei prezzi. Il tutto con l'obiettivo di evitare il moltiplicarsi di riserve e varianti che fanno lievitare i costi in fase di costruzione.

Finora però la validazione, anche se prevista dal Dlgs 163/2006, si è risolta, nella maggior parte dei casi, in un controllo formale, senza entrare nel merito e nella qualità del progetto. Con il Regolamento invece la verifica sarà sostanziale, anche perchè il validatore risponderà del mancato rilievo di errori o omissioni nel progetto.

Per quanto riguarda gli incarichi, tutto dipende dalla situazione della stazione appaltante. Se l'amministrazione non ha carenza d'organico il controllo va svolto internamente.

Per i piccoli appalti (un milione per opere puntuali e cinque per opere a rete) la verifica può essere fatta dal responsabile del procedimento o dagli uffici tecnici. Per lavori fino a 20 milioni possono intervenire gli uffici tecnici. In questo caso, se il progetto è stato fatto internamente, l'ufficio tecnico deve avere un sistema di controllo interno della qualità. Se invece si tratta di un progetto esterno non serve.

Sopra i 20 milioni la stazione appaltante deve essere accreditata e affidare la validazione a un organismo di ispezione cosiddetto di Tipo B (categoria che comprende appunto le pubbliche amministrazioni accreditate per le verifiche).

Come verrà retribuito questo lavoro? Il punto di riferimento è la tabella B6 del Dm 4 aprile 2001, ma il Regolamento non mette alcun limite alla «generosità» della stazione appaltante: si parla di un compenso «rapportato alla tabella B6, nella misura individuata da ogni stazione appaltante».

Nel caso di carenza d'organico invece la pubblica amministrazione si deve affidare al mercato. Che anche qui è diviso in due fasce. Le opere sopra i 20 milioni sono state riservate agli organismi di ispezione di Tipo A e di Tipo C. I primi sono: organismi di parte terza accreditati in base alle norme En Iso/Iec 17020. Il tipo C comprende le società di ingegneria, gli studi singoli o associati in tutte le forme previste con accreditamento En Iso/Iec 17020 o Uni En Iso 9001/2000. Le società devono garantire la separazione tra il ramo "progettazione" e quello "verifica".

Ma il Regolamento spalanca poi alle migliaia di ingegneri, architetti e piccole società il vasto mercato delle validazioni per opere sotto i 20 milioni al quale si può accedere a condizione di avere la certificazione di qualità Iso 9001, emessa in modo da garantire «l'assoluta separazione sul piano tecnico e procedurale tra le attività ispettive e altre attività con queste potenzialmente conflittuali». In altre parole, occorre separare la divisione "verifica" da quella che fa attivamente progettazione. Sotto il milione di euro la certificazione di qualità non è necessaria. Anche in questo caso i compensi saranno determinati con la tabella B6 che servirà a fissare la base di gara. Ad accreditare le strutture sarà il Servizio tecnico del Consiglio superiore dei lavori pubblici.


PERFORMANCE BOND - Così il broker garantisce la continuità

Con il Regolamento sugli appalti non solo i progetti saranno più «garantiti» grazie alla validazione. Il Regolamento prevede una nuova forma di copertura, in particolare per i grandi lavori: il performance bond.

Si tratta di una particolare «polizza» obbligatoria per gli appalti superiori a 75 milioni che copre la stazione appaltante in casi di alcuni problemi.

L'idea è quella di non bloccare mai il cantiere e di far subentrare un'impresa scelta dal garante in caso di difficoltà. In particolare, la sostituzione è prevista quando l'appaltatore perde l'attestato di qualificazione, o viene colpito da misure antimafia, oppure per fallimento o liquidazione della società. La polizza finora non è mai stata sperimentata anche per le difficoltà sollevate dalle grandi compagnie di riassicurazione.

 

di Valeria Uva
da Il Sole 24ore del 23.07.07

 

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Commenti

12/12/2007 16:21: VERGOGNA!!!
E' UNA GRANDE VERGOGNA L'APPALTO INTEGRATO IL COMMITTENTE (IN QUESTO CASO L'AMMINISTRAZIONE) COLLOQUIA CON L'APPALATORE E NON PRENDE IN CONSIDERAZIONE LA PROFESSIONALITA' DEL PROFESSIONISTA
CESARE VALLE

vedi anche:

Nessuna cauzione per le gare di progettazione

Decisione dell'Autorità di vigilanza LL.PP.

Appalto integrato verso lo stop

Codice appalti - agg. rassegna stampa

Unanime posizione sull'appalto integrato

Ordine Architetti di Roma - CNAPPC

Primo via libera al regolamento

Codice appalti - agg. rassegna stampa

«Una legge per la progettazione»

Codice appalti - breve agg. rassegna stampa

Di Pietro e l'Architettura

In GU la modifica del Codice degli Appalti

Codice appalti, otto proposte di modifica

Intervento del presidente Amedeo Schiattarella

L'Ordine e il nuovo Codice degli appalti

Lettere inviate dall'Ordine

L'Ordine di Roma contro il Codice degli Appalti

intervento del presidente Amedeo Schiattarella


data pubblicazione: domenica 29 luglio 2007
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