Chi farà Ordine a settembre

Le grandi manovre per la riforma delle professioni

RIFORMA E LIBERALIZZAZIONI. Chi farà Ordine a settembre - Le Grandi manovre di avvocati, commercialisti, architetti & c.

Ancora due settimane di pausa. Poi, con la ripresa di settembre, tornerà sul tavolo la riforma delle professioni. Che un esercito di oltre 1 milione e mezzo di avvocati, dottori commercialisti, medici, architetti o ingegneri attende da oltre 15 anni. Gli elementi per riaccendere le polveri non mancano. Anzitutto perchè il Governo, per la prima volta, ha approvato un disegno di legge, messo a punto dal ministro della Giustizia Clemente Mastella e visto come il fumo negli occhi dai vertici del Comitato unitario delle professioni (Cup), l'organismo che raggruppa le attività regolamentate da un Ordine professionale. Lo ha invece accolto bene il Colap, il coordinamento dei professionisti senza un albo. Entrambe le associazioni hanno lanciato una raccolta di firme per riaprire il confronto con il Governo. Ma l'esercito è tutt'altro che compatto: all'interno di alcune tra le professioni di punta c'è battaglia e qualche big sembra intenzionato a giocare una partita in proprio, con un occhio alla politica. Insomma ce n'è abbastanza per pensare che, archiviate le vacanze, l'autunno sarà movimentato.

Marcia dei professionisti. Arrivare a 50 mila firme per qualcuno è solo l'obiettivo minimo. «Ci consentirebbe cioè di presentare il nostro disegno di legge di iniziativa popolare», dice per esempio Roberto Orlandi, agrotecnico e vicepresidente Cup. «Ma fermarci qui sarebbe una delusione: questo per noi deve essere un fatto politico». Dopo la cosiddetta marcia dei 40 mila professionisti indetta nell'ottobre scorso dal Cup per protestare contro le liberalizzazioni del ministro dello Sviluppo economico Pierluigi Bersani e l'abolizione delle tariffe minime, i capi dei 28 Ordini italiani guidati dall'architetto Raffaele Sirica picchiano il pugno sul tavolo. La loro proposta di legge (38 articoli) punta, di fatto, a rafforzare il potere degli Ordini professionali, ma soprattutto si contrappone al Ddl di Mastella che, grazie a un meccanismo di forti deleghe al Governo, introduce tra l'altro il riconoscimento delle professioni non regolamentate e prevede accorpamenti obbligatori fra professioni con l'eliminazione di alcuni Ordini e lo sfoltimento degli Albi che non hanno particolari riserve di legge. «Il ministro ha detto che gli Ordini vanno ridotti, ma non si capisce in base a quali criteri», dice Orlandi. Che conferma la tabella di marcia: una nuova legge in autunno se il Governo non cambierà orientamento. Le firme (48 mila) le hanno raccolte anche gli uomini del Colap, guidati da Giuseppe Lupoi, ma per sostenere il disegno di legge. Volevano chiedere al presidente della Camera, Fausto Bertinotti, di mettere in calendario l'approvazione del provvedimento prima dell'estate. «Questi tempi sono saltati», ammette Lupoi, «ma non cambia il nostro punto fermo: il riconoscimento delle associazioni non regolamentate». Queste rappresentano professionisti che svolgono attività affini a quelle di altre categorie come, per esempio, i tributaristi (contrapposti a ragionieri e dottori commercialisti), i counselor (contro gli psicologi) o gli amministratori di condominio (contro i geometri). «Di questi temi abbiamo discusso per anni», afferma Lupoi, «adesso basta con il cercare a tutti i costi un consenso quasi impossibile. La politica deve decidere».

Schema bipartisan. E infatti il mondo politico si sta muovendo. L'idea è superare in chiave bipartisan, lo schema di Mastella. Il 13 settembre la cosiddetta bozza Mantini-Chicchi (dei parlamentari Pierluigi Mantini, Margherita, e Giuseppe Chicchi, Ds) verrà presentata al comitato ristretto scelto dalle commissioni giustizia e attività produttive. Lo scenario che si prospetta dipende dai nomi che formeranno il comitato. Al momento dovrebbero essere, oltre a Mantini, il notaio Giancarlo Laurini (Forza Italia) e l'avvocato Maria Grazia Siliquini (An), entrambi ritenuti conservatori in materia di professioni. Secondo il Colap il rischio è che un eccesso di parlamentari iscritti ad Albi possa condizionare le scelte, al punto di ribaltare il Ddl Mastella. E frenare sul sistema duale, cioè la convivenza tra categorie regolate e no. Ed è soprattutto Mantini a giocare un ruolo centrale per il destino della riforma. Al senatore si attribuisce un primo risultato: la riforma sarà presentata come legge quadro (linee guida che poi ogni Ordine gestisce da sè) e non più come legge delega (che lascia al Governo ampi spazi di intervento). Avvocato amministrativista di Milano, un'esperienza di responsabile dell'area professioni della Margherita, Mantini, nonostante si dichiari intenzionato a mediare tra le varie posizioni, è temuto dai sostenitori del Ddl Mastella. Con Mantini a settembre ha per esempio chiesto un incontro Riccardo Alemanno, presidente dell'Istituto nazionale tributaristi (Int). Motivo: la previsione di un percorso universatario obbligatorio triennale per diventare tributarista. «Ma chi riguarda? Con quali contenuti?», chiede Alemanno. L'idea che possa nascere un progetto non condiviso ha convinto il numero uno dell'Int a chiedere incontri anche con i principali leader di partito.

Direttiva 36. Mantini ha poi voce anche su un altro capitolo decisivo per le professioni. Tra fine settembre e inizio ottobre è attesa infatti il recepimento definitivo della direttiva 36 del 2005 sulle qualifiche professionali in Europa. Si tratta della direttiva in origine preparata dal parlamentare Stefano Zappalà (Forza Italia) che regola il libero esercizio dei professionisti che operano in un Paese diverso da quello dove hanno conseguito il titolo. In Italia saranno dunque formati i tavoli di discussione con ordini e associazioni. L'obiettivo è stabilire, insieme al ministero delle Politiche comunitarie, gli standard giuridici che armonizzino nel concreto il lavoro futuro dei professionisti. Mantini ha assicurato che non ci saranno discriminazioni. Ma anche qui il Colap non si sente tranquillo «ci aspettiamo di essere convocati», dice Angelo Deiana, presidente del comitato scientifico del Colap. Per non sbagliare, il 27 settembre al Cnel, alla presentazione del suo libro Il capitalismo intellettuale, Deiana, come ospiti, ha invitato tutti: Mastella, Michele Vietti (ispiratore della riforma delle professioni elaborata invano nel precedente Governo) e Mantini.

Settembre sarà caldo anche per vicende interne a molte professioni. Ragionieri e dottori commercialisti dovranno dipanare la matassa dell'albo unico, aggrovigliata ora sulle reciproche accuse riguardo la salute delle casse previdenziali. Dopo anni di polemiche, sospetti e contrasti, ai presidenti nazionali William Santorelli (ragionieri) e Antonio Tamborrino (dottori) spetterebbe la guida fino alle elezioni del 30 novembre 2008 ma, in un clima molto teso, le due categorie litigano ormai su tutto, dai numeri finanziari al senso stesso dell'unificazione. Tant'è che Tamborrino, in un comunicato del Consiglio di inizio agosto, ha scritto: «l'unificazione non è affatto ineludibile e qualora dovessero ancora sussistere improprie pretese da parte dei ragionieri, mi attiverò affinchè il processo di unificazione non abbia ulteriore seguito». La burrasca potrebbe scatenarsi il 4 ottobre, giorno dell'assemblea dei presidenti dei dottori, molti dei quali disponibili a fare marcia indietro sul matrimonio.

Ridateci le tariffe minime. Pronti allo scatto appaiono anche gli avvocati. A settembre, in Parlamento, a essere vagliati saranno tre progetti di riforma del sistema forense preparati dai senatori Guido Calvi (Ds), Roberto Manzione (Margherita) e Nicola Buccico (An). Hanno tutti il benestare del Consiglio nazionale forense (Cnf), alla guida del quale è stato appena confermato Guido Alpa. Gli avvocati chiedono però a Mastella un freno sull'accesso (gli iscritti sono 190 mila), l'introduzione dell'assicurazione obbligatoria, alcune modifiche sulle procedure disciplinari e sugli esami di Stato, la cancellazione dall'Albo di 24 mila legali non più in esercizio, ma soprattutto il ripristino delle tariffe minime, abolite dal decreto Bersani. Dice Alpa «piuttosto stabiliamo tariffe indipendente dalla durata dei procedimenti. Così si smetterà di dire che vogliamo allungare i tempi per incassare di più».

Divisi al loro interno sono anche gli architetti, guidati proprio da Sirica. L'opposizione alla sua linea arriva dal consiglio provinciale di Roma, il più potente e numeroso (12 mila iscritti) di Italia. «Quello che serve oggi», dice il presidente Amedeo Schiattarella, molto vicino al sindaco Walter Veltroni, «è una riforma delle professioni e non degli Ordini professionali». Secondo lui la proposta di Sirica sembra più attenta a difendere apparati e centri di poteri all'interno delle categorie. «Invece occorre una strategia per rendere più internazionali i nostri professionisti». Come esempio Schiattarella cita il fatto che pochi studi di architettura italiani (come quelli di Vittorio Gregotti, Renzo Piano o Massimiliano Fuksas) si impongono nelle classifiche internazionali per il fatturato. «La gran parte dei colleghi non cresce di dimensione e i compensi che girano sono molto bassi».

Casta dei privilegiati. Critico è anche Alberto Scarsella, presidente dell'associazione Codiarch di Milano (e consigliere dell'Ordine provinciale) che se la prende con il divieto, per il professionista, di costituire società di capitale: «al massimo possiamo avere un socio che arriva al 20%. E questo, si dice, per non confondere il professionista con l'impresa e non essere condizionati da terzi nel nostro lavoro». In realtà, secondo Scarsella, prestazioni riservate, esame di Stato e formazione permanente (tutte richieste dal Cup) servono a far crescere una casta di privilegiati. «Il professionista deve essere scelto dal cliente solamente sulla base del curriculum e delle capacità di lavoro», dice. Mette invece l'accento sul tema della rappresentanza l'ingegnere Marco Belardi, da luglio presidente di Inarsind, il sindacato dei liberi professionisti: «in una commissione ministeriale istituita per rivedere le norme degli impianti siedono artigiani distributori di energia e altri tecnici. Per gli ingegneri è stato invitato il Consiglio nazionale e non il sindacato». Segno che, secondo Belardi, in giro c'è un po' di confusione. Critico è anche Paolo Stefanelli, che degli ingegneri è il presidente nazionale e non condivide la raccolta di firme promossa da Sirica. Secondo lui, il mondo dei professionisti è troppo diversificato: «C'entrano poco i notai con gli ingegneri, i farmacisti con i dottori commercialisti e non è giusto trattare tutte le questioni come se fossero identiche». Infatti se per i notai guidati da Paolo Piccoli e i farmacisti presieduti da Giacomo Leopardi c'e' bisogno di liberalizzare, per altri non è così: «A un anno di distanza possiamo dire che l'abolizione delle tariffe minime è stata un provvedimento sbagliato. Vanno reintrodotte, almeno per i lavori pubblici».

Schieramenti. Le diverse posizioni danno vita a schieramenti vicino a quelli politici. Il più duro contro Bersani è per esempio, fin dall'inizio, Maurizio de Tilla, avvocato, ex presidente della Cassa forense rimasto numero uno dell'Adepp (l'associazione che raggruppa gli enti pensionistici dei professionisti). Dice de Tilla: «La legge Bersani ha avuto effetti devastanti, con un ribasso enorme di qualità del lavoro». Convinto che alle associazioni di categorie senza albo non debbano essere riconosciuti diritti eccessivi («E' un progetto diabolico») perchè sottrarrebbero spazi agli Ordine e soldi alle Casse previdenziali, l'avvocato ha capeggiato lo scorso ottobre la protesta di piazza contro Bersani («senza risultati però»), e ha fondato il Movimento dei professionisti per l'indipendenza e l'autonomia (3 mila iscritti dichiarati). A settembre, dice il legale, avranno luogo i primi incontri ufficiali per presentare il programma (a Torino e Cosenza), mentre entro fine anno, la speranza del presidente è organizzare un congresso nazionale. «Non siamo nè di destra nè di sinistra», racconta de Tilla (vicino ad An), «e non iscriviamo nessun parlamentare». Apertamente favorevole al centro sinistra è invece chi si sta raccogliendo nell'associazione professionisti democratici (Pd), la nuova sigla che richiama volutamente quella del Partito democratico. A tirare le fila è Leopoldo Freyrie, architetto milanese molto vicino a Mantini.

 

di Fabio Sottocornola - Franco Stefanoni
da Il Mondo (Corriere della sera) n.34 del 24.08.07

 

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data pubblicazione: sabato 1 settembre 2007
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