La nuova vita del Palaexpo

"attrazione" della Notte bianca - rassegna stampa

Restauri, un nuovo ristorante e più spazi per le mostre - La nuova vita del Palaexpo - Viaggio in anteprima tra le meraviglie del Beaubourg romano. Dopo 4 anni sabato apre per la Notte Bianca il Palazzo delle Esposizioni.

L'unica scultura che resterà sempre in vista - per adesso è sdraiata all'ingresso come una Venere di Tiziano - è una gigantesca donna-dea in bronzo di Antonietta Raphaël. L'ha donata alla città un collezionista romano. E diverrà la musa ispiratrice e protettrice del Palaexpo. Che sabato, dopo le proiezioni sulla facciata di venerdì sera del videomaker tedesco Phillip Geist, e dopo quattro anni di lavori, schiuderà finalmente i battenti. Proponendo, solo per una notte, la Bianca, musica, dj, vj e performance.

Occasione ghiotta per vedere il palazzone vuoto e candido, prima che il 6 ottobre arrivino i colori di Mark Rothko, i legni di Mario Ceroli, i film di Stanley Kubrick.

Per il resto, nei 4500 metri quadrati ora dedicati alle mostre, ricavati nel corso dei lavori di ristrutturazione e restauro costati 28 milioni di euro, ci saranno solo opere d'arte a rotazione. Ma anche un riciclo continuo di persone, secondo un progetto che tende a rendere permeabile il monolite del 1883 aprendolo alla città attraverso nuove porte (oltre a quella monumentale della scalinata su via Nazionale, l'apertura su via Piacenza, le due su via Milano e, tramite un giardino, passando accanto alla chiesa di San Vitale). E offrendo la Kunsthalle capitolina alla vita dei cittadini, indipendentemente dalle mostre.

Il tratto più evidente del "nuovo" Palaexpo si trova sul retro e vivrà una sua esistenza autonoma: sono il bar e il ristorante su due livelli, affidati allo chef Antonello Colonna, che lo studio ABDR (Arlotti, Beccu, Desideri, Raimondo) ha progettato ispirandosi alla serra in ghisa e vetro demolita nel 1931. Si tratta di un parallelepipedo di vetro che, trasparente come il Kunstmuseum di Hascher & Jehle a Stoccarda, si differenzia dal museo tedesco del 2005 per il dialogo con le preesistenze: la volta a botte è un omaggio al progetto di Piacentini; quindi, alla caratteristica copertura romana (resti antichi sono stati peraltro trovati nei sotterranei, poi schedati e ricoperti); mentre alle nuove tecnologie si è ricorso per creare un filtro di lame metalliche che, attaccate alla volta, eviteranno, insieme con procedimenti di riciclo continuo dell'aria lungo le gigantesche vetrate (450 cm d'altezza), di trasformare la serra in un forno (gli unici fuochi saranno i fornelli di Colonna, accesi dal 4 ottobre, nell'ambiente cucine coperto di legno chiaro tra colonne bianche, pareti vetrate e vetri sospesi al soffitto).

Scendendo la scalinata sul fianco di via Milano, si arriva al piano nobile. E subito l'altra novità. Sparito il vecchio bar, ecco il colpo d'occhio di un gigantesco ambiente per mostre (20 metri per 20) che, in asse con la sala centrale dalle colonne corinzie, costituisce un adeguato fondale alla sequenza di spazi espositivi, aumentati complessivamente di 900 metri quadri. L'architetto Firouz Galdo, con altri colleghi autore del progetto definitivo, ha creato in ogni sala una controfoderatura delle pareti, all'interno della quale corrono i cavi della messa a norma dell'edificio (controllo dell'umidità, della temperatura, eccetera). Non sarà più necessario appendere i quadri al muro perforando pesantemente la superficie, mentre l'illuminazione delle opere esposte sarà garantita da un sistema di luci su pannelli alzabili fino al soffitto. Qui in alto, le luci progettate da Michele De Lucchi, incontrano le strutture inserite nel 1992 da Costantito Dardi che sono state restaurate insieme con pavimenti, colonnati, stucchi e fregi di Pio Piancentini.

Nuova vita anche per i locali a livello strada. Se la sala della fontana interna sarà lasciata per le esposizioni, ecco 550 metri quadri di libreria, 200 per la caffetteria, e ancora ambienti per la didattica d'arte, tra mostre e laboratori anche per i bambini.

  • 4500 MQ - LE MOSTRE. Sono 4500 i metri quadrati dedicati alle esposizioni, 900 in più rispetto al passato.
  • 750 mq - CAFFE' E LIBRI. Nei locali a livello strada, una caffetteria da 200 mq e una libreria da 550, più spazi polifunzionali.
  • 28 milioni - LA SPESA. Il restauro, la messa a norma e l'ampliamento del Palaexpo sono costati 28 milioni.
  • 4 anni - I LAVORI. Sono durati 4 anni i lavori, funestati e rallentati nel 2004 da un crollo che ferì 7 operai.
  • video sulla facciata - Venerdì sera la facciata diverrà schermo per le opere digitali del tedesco Geist
  • apertura definitiva - Il 6 ottobre apertura definitiva con le mostre di Rothko Kubrick e Ceroli

GLI INTERVENTI

1. la volta a botte - La copertura della serra, che contiene il ristorante e il bar, è una volta a botte di acciaio e vetro che richiama quella del progetto di Piacentini del 1883. Il sole è filtrato da una sorta di incannucciata metallica che trattiene il calore.

2. vetro e travertino - Il ristorante, progettato dal gruppo ABDR è un luminoso e leggero parallelepipedo di vetro. Gli ascensori sono coperti da corpi di fabbrica coperti da lastre di travertino. Dentro inserti di legno.

3. il colonnato restaurato - La ristrutturazione delle sale, ha previsto il restauro delle colonne e degli stucchi. L'impiego di nuove luci e controfoderature delle pareti per contenere gli impianti ed evitare di rovinare i muri.

 

di Carlo Alberto Bucci
da La Repubblica del 05.09.07


LA CITTÀ CHE CAMBIA - IL NUOVO PALAEXPO'. Ecco il nuovo Palazzo delle Esposizioni - Sarà l'attrazione della Notte bianca. E da ottobre le mostre: Kubrick, Rothko, Ceroli. Nel cantiere di via Nazionale rinasce la serra del Piacentini, demolita nel 1931. Ospiterà un ristorante e un bar.

Ecco il nuovo Palazzo delle Esposizioni: il Rinascente di via Nazionale. Dopo un tentativo di riprendersi con la gestione Jacorossi, è caduto in ginocchio e mentre stava rialzandosi, all'inizio del 2004, mentre era in corso un nuovo restauro, la caduta di un solaio (7 feriti) ha bloccato tutto. Concluso il sequestro voluto dalla magistratura, il cantiere è stato riavviato ed ora, dopo un anno di lavoro, è pronto per inaugurare la Notte bianca. La serra di Paolo Desideri, ricostruita dopo la rimozione del 1931, è pronta e sarà la grande attrazione del nuovo Palaexpo'. Ospiterà un ambizioso ristorante e un bar - gestione Antonello Colonna su due livelli, con aria termoregolata. Ai primi di ottobre, via con le mostre: in contemporanea Kubrick, Rothko, Ceroli: fianco a fianco.

Palazzo delle Esposizioni: il Rinascente di via Nazionale. Una storia di tribolazioni, di successi effimeri e di lunghe pause di straniamento. Doveva celebrare la nuova Capitale italiana e ne ha invece rappresentato le grandi difficoltà di stare al passo dei tempi. Negli ultimi anni il Palaexpo', dopo un tentativo di riprendersi con la gestione Jacorossi, è caduto in ginocchio e mentre stava rialzandosi ecco che all'inizio del 2004, mentre era in corso un nuovo restauro, la caduta di un solaio (7 feriti) ha bloccato tutto. Concluso il sequestro voluto dalla magistratura, il cantiere è stato riavviato ed ora, dopo un anno di lavoro, il Rinascente è pronto per inaugurare la Notte Bianca. I tecnici della ditta Cerasi danno gli ultimi ritocchi alle sale di Pio Piacentini e c'è un po' di marasma: Veltroni non ammetterà un rinvio. La serra di Paolo Desideri, ricostruita dopo la rimozione del 1931, è pronta e sarà la grande attrazione del nuovo Palaexpo'. Ospiterà un ambizioso ristorante e un bar - gestione Antonello Colonna - su due livelli, con aria termoregolata.

Sulla facciata dell'edificio del 1880 la sera prima della Notte Bianca, il 7 settembre, verrà proiettato un artvideo del berlinese Philipp Geist mentre alle spalle risplenderà la «lanterna magica», «una vera lampada urbana» come il progettista Desideri definisce la serra notturna. Ai primi di ottobre, via con le mostre: in contemporanea Kubrick, Rothko, Ceroli: fianco a fianco.

«Puntiamo tutto su questa ripresa - spiega Rossana Rummo, direttore generale di Palaexpo', Scuderie, Case del Jazz e del Cinema oltre che del Teatro del Lido - Tra poche settimane Roma avrà un nuovo centro culturale di rilevanza europea». L'edificio è stato ripensato da capo a piedi: non solo sale di esposizione ma contenitore di vita sociale: cinema, laboratori anche per bambini, eventi teatrali, accoglienza. Gli spazi espositivi ora superano i 5 mila mq: quasi raddoppiati. Sofisticate tecnologie, e non solo riguardanti la sicurezza, assicureranno la possibilità di accogliere quelle grandi mostre che prima non potevano venire ospitate da un edificio inadeguato. Il ristobar occuperà l'intera serra, 900 mq , mentre 600 mq andranno al settore commerciale (bookshop. mediastore, cafeteria). Arredi e luci esclusivi. La Rummo è ottimista ma ha lo sguardo asciutto: «Anche per il Palaexpo', come per tutte le strutture culturali, il problema sarà la gestione. Dovremo accettare le regole del mercato, essere competitivi con l'alta qualità: nei contenuti e nell'organizzazione. Dovremo funzionare soprattutto con i soldi dei biglietti e con gli sponsor, al Comune chiederemo il meno possibile». Palaexpo', Macro, Maxxi: sarà guerra tra istituzioni impegnate nell'arte contemporanea? «Non ci sarà alcuna concorrenza, nessuna sovrapposizione: anzi, arriveremo a collaborare su progetti specifici», assicura Rossana Rummo che a suo tempo fu vittima dello spoil system del ministro Urbani.

Paolo Desideri gira meticoloso nel cantiere. Controlla qua e là, ma è chiaro che non vede l'ora di mostrare la serra. Spiega: «Ci sono state parecchie difficoltà in questo lavoro. Dovevo evocare la copertura a botte della struttura piacentiniana, in ghisa e vetro: questo mi ha un po' condizionato. Nel '31 la serra fu demolita perché era troppo calda o troppo fredda secondo la stagione. Il mio studio, ABDR, ha dovuto risolvere un bel problema: un enorme volume di vetro a temperatura costante seguendo il risparmio energetico. Ci ha aiutato la tecnologia bioclimatica e il risultato, con le "incannucciate" e le tende che ci siamo inventati, è eccellente».

Far calare una struttura acciaio e vetro nel contesto sette-ottocentesco che va dal Quirinale a via Nazionale presentava forti rischi, ma Desideri & partners scegliendo la strada del «minimalismo formale» sembrano aver evitato, per ora, le immancabili polemiche che esplodono a Roma di fronte a ogni nuova architettura. All'interno l'edificio piacentiniano (senior) è stato totalmente monitorato e consolidato con la collaborazione di Paolo Rocchi, l'architetto dei nuovi ascensori del Vittoriano. Tra i 7 milioni occorsi per la serra, i 14 per la ristrutturazione e i consolidamenti si sono sfiorati i trenta milioni di spesa. Desideri dice che «ne valeva proprio la pena: ora questa città ha una nuova struttura culturale di grande livello».

In tanto entusiasmo appare benefico il contributo più sereno del preside di Architettura Valle Giulia, Benedetto Todaro. «Il recupero della serra è opportuno, è un risarcimento in grado di ricollegare alla città questo edificio divenuto "chiuso", illuminato solo dall'alto». E ancora: «Questo Palazzo è stato l'edificio più rappresentativo della nuova Capitale, ebbe il compito di segnalare a tutti il nuovo ruolo di Roma».

Ma: «A me non è mai parso un capolavoro: non ha avuto un rapporto con il luogo. Penso a quella povera chiesa al suo fianco. Ed ha avuto una vita architettonicamente sofferta: dopo gli interventi di Del Debbio, Libera, Aschieri con la cupola in vetrocemento, ecco Dardi quindici anni fa con il suo astrattismo a-funzionale».

E infine: «Oggi il Palaexpo' si presenta come un oggetto perfettamente equilibrato. Così come alla sua nascita era una decorosa ripresa di un linguaggio di larga condivisione internazionale, ora con la serra torna in linea con l'originaria opera di Piacentini». Attenzione: «E anche oggi vengono applicati i moduli più frequentati dell'architettura internazionale».

  • IL CANTIERE. L'esterno del Palaexpo' che dovrà essere pronto per la Notte bianca 
  • LE COLONNE. Non solo sale all'interno ma un vero contenitore culturale. 
  • LE VETRATE. La trasparenza della «serra» voluta da Piacentini e rimossa nel 1931 
  • VETRI E GHISA. Erano i materiali della serra piacentiniana, demolita nel 1931 e ricostruita dall’architetto Paolo Desideri. 
  • LA DEMOLIZIONE. Nel 1931 perché era troppo calda o troppo fredda secondo la stagione. Ora la temperatura sarà mantenuta costante.
  • «RISTO BAR». La nuova struttura ospiterà un ambizioso ristorante e un bar - gestione Antonello Colonna - articolato su due livelli.
  • L'edificio è stato consolidato con la collaborazione di Paolo Rocchi. Trenta milioni la spesa complessiva.
  • Rossana Rummo: «Con Macro e Maxxi nessuna concorrenza. Anzi, collaboreremo su progetti specifici».


I PROGETTISTI - Due generazioni di Desideri lavorano insieme 

Paolo Desideri, 54 anni, docente di Composizione architettonica a Roma Tre. Ma anche Mario Desideri, 82 anni, professore di Calcolo strutturale. Figlio e padre, all'opera al Palaexpo'. Oltre ad aver avuto la soddisfazione di vedere realizzato un suo progetto, l'architetto che sta aspettando da anni di vedere edificata la sua nuova stazione Tiburtina questa volta ha avuto il piacere di lavorare col papà. Mario, napoletano, è stato legatissimo a Sergio Musmeci e partner di Pier Luigi Nervi in opere come il Palasport dell'Eur, il Palazzetto e il viadotto di Corso Francia . «Papà - dice orgoglioso Paolo - ha fatto i calcoli delle strutture principali del rinnovato Palaexpo'.

Loris Manfroni, che lavora col mitico Norman Foster, si è invece occupato dei calcoli della serra». Non è la prima volta che padre e figlio lavorano fianco a fianco. «Ma questa è l'occasione più importante» commenta junior mentre senior annuisce. «È bello fare cose insieme dopo aver sviluppato percorsi autonomi» aggiunge il figlio.

L'ingegner Mario guarda attento la serra: sembra volerla scrutare per darle un voto. Paolo, in silenzio, aspetta il verdetto. «Far stare in piedi le opere degli architetti è sempre faticoso. Soprattutto quando gli architetti sono figli» sentenzia papà. E con un abbraccio padre e figlio si accordano per una nuova «fatica».

 

di Giuseppe Pullara
dal Corriere della sera del 17.08.07


Palaexpo - Van Straten: sarà il Beaubourg romano.

DOPO le tre mostre che, alla fine di quattro anni di un difficile restauro, lo inaugureranno in autunno (Mark Rothko, Stanley Kubrick e Mario Ceroli), il Palazzo delle Esposizioni di Roma ospiterà due rassegne, sui cinesi contemporanei e la velocità italiana (dai Futuristi, alla Ducati o alla Ferrari, giusto per capirci); l’intera estate 2008 sarà consacrata alla Quadriennale, e tra le iniziative del 2009, ci sarà anche una grande rassegna sui Beatles; la sua programmazione, una volta all’anno, sarà dedicata alle grandi civiltà, e i servizi che proporrà saranno di qualità elevata: un nome famoso come chef del ristorante, che sarà Antonello Colonna, “stella” Michelin e celebrità di Labico.

Confermando la riapertura per la “notte bianca”, celebrata da una serie di eventi (il Palazzo sarà vuoto; ma animato, anche all’esterno, da installazioni ed altro), Giorgio Van Straten, fiorentino di 52 anni, che presiede l'azienda speciale Palaexpo (insieme a Palazzo delle Esposizioni, le Scuderie del Quirinale e le Case del Cinema e del Jazz), dice: «Vorrei che, con il nuovo Auditorium, il Parco della Musica, il Palazzo delle Esposizioni divenisse un grande riferimento culturale della città; quasi una sua “porta d’accesso” per chi arrivi, magari, dalla Stazione Termini: un luogo dove darsi perfino appuntamento, dove ritrovare informazioni per tutto ciò che, cultura, arte, spettacolo, accade nella Capitale».

L’offerta culturale sarà diversificata, e a getto continuo: tre esposizioni contemporanee, l’uso delle sale teatro e cinema («multimedialità, ma d’indiscutibile livello»), il ristorante nella ricostruita serra originale, su un doppio livello, capace pure di fornire «proposte differenziate»; «Palaexpo non sarà un luogo dove andare solo per visitare una mostra», garantisce Van Straten; e s’immagina «tanti giovani che vi passano, che lo fanno rientrare nei loro percorsi più abituali». Parla di «avventure non soltanto visive, ma anche sensoriali»; di «mostre originali, e, in qualche caso, anche “grandi”: per esempio, se il Palazzo delle Esposizioni fosse già stato disponibile, quella sulla Cina l’avrei organizzata lì, e non alle Scuderie». Due gli ingressi separati: da via Nazionale e da via Milano, sulla scalinata che guarda fino al Quirinale: «Nell’area di via Milano, immagino anche mostre più rapide, meno lunghe nel tempo, magari dedicate alla fotografia; il maggiore filone resterà sempre il Novecento, italiano e non, con artisti dalla fama ormai assodata: e penso appunto a Mark Rothko come esempio, una cui monografica a Roma mancava dal 1962, quando il Museum of Modern Art di New York la propose alla Galleria Nazionale d’Arte moderna; noi, avremo anche tante opere mai viste, che non si rivedranno più: quelle che i figli ci hanno concesso in prestito. L’esposizione, una retrospettiva con tanto valore aggiunto, quadri dal ’36 in poi di questo maestro vissuto dal 1903 al ’70, occuperà le sette sale maggiori; mentre, per la sua rassegna, Ceroli realizzerà appositamente anche un’opera nuova, che occuperà il centro del Palazzo. E, inoltre, un “tutto Kubrick”».

Van Straten immagina Palaexpo come «una grande cattedrale laica»: un vortice di manifestazioni, aperture che siano anche sufficientemente prolungate; in passato, nella sua città, ha mostrato di saper essere un grande organizzatore di cultura, ed ora vuole dimostrarlo nuovamente a Roma. Con lui, il direttore generale Rossana Rummo, napoletana, che parla di «questo grande cielo di cristallo», culmine del nuovo Palazzo, sorto nel 1883, per essere il “Beaubourg”, o la Kunsthalle della nuova Capitale del Regno d’Italia.

Il Comune affronterà forse il disagio del passaggio sotto il tunnel, verso Piazza di Spagna: già tanti i progetti, per rendere il Palazzo delle Esposizioni ancora più centrale, non solo nella vita culturale, ma anche nelle planimetrie della città. «Se il Parco della Musica è una nuova Piazza delle cultura romana, Palazzo delle Esposizioni ne dovrà diventare una nuova Porta»; dopo tante attese e un crollo rovinoso (14 settembre 2004), ormai, finalmente, ci siamo.

 

di Fabio Isman
da Il Messaggero del 21.06.07

 

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data pubblicazione: giovedì 6 settembre 2007
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