Fori, restano le false colonne

Tempio di Venere - breve rassegna stampa

Ai Fori restano le false colonne fino a ottobre. Erette per la festa di Valentino, dovevano essere rimosse a fine agosto.

Per ora restano. Le colonne in vetroresina che fanno bella mostra di sé sopra i ruderi del Tempio di Venere, in faccia al Colosseo, non saranno smantellate con la fine dell'estate, come aveva dichiarato il ministro dei Beni Culturali Rutelli. Nonostante le polemiche suscitate e la richiesta di rimozione del sovrintendente Bottini, l'installazione curata dallo scenografo Dante Ferretti nata come sfondo per la cena di gala per i 45 anni della maison di Valentino verrà prorogata. «Si andrà avanti sicuramente per tutto settembre, forse fino ai primi di ottobre», ci spiega la dottoressa Silvana Rizzo, consigliere culturale del ministro, che anticipa anche nuovi eventi che si terranno nella cornice delle colonne: sono in programmazione per gli inizi di ottobre due o tre incontri aperti al pubblico, a numero chiuso, con i più illustri studiosi che stanno lavorando ai restauri del Palatino.

«Non capisco perché tante polemiche sulle colonne del tempio di Venere», continua la dottoressa Rizzo, «Si tratta di una scenografia, tra l'altro di un premio Oscar, che si presta al gioco di far vedere com'era un tempio nell'antica Roma. Durante questi mesi abbiamo avuto molti apprezzamenti, su richiesta sono state tenute diverse visite guidate. Fare un allestimento così solo per una serata sarebbe stato uno spreco di denaro, in questo modo si è offerto qualche cosa a tutti i romani». Quanto ai lavori di consolidamento e agli scavi nell'area del tempio, ai quali Valentino ha contribuito con 200 mila euro, se non sono iniziati non è colpa delle colonne di Ferretti: «Per gli scavi, che saranno condotti dall'Università La Sapienza in collaborazione col Ministero dei Beni Culturali e con la Sovrintendenza, bisogna aspettare l'erogazione dei fondi», spiega ancora la dottoressa Rizzo, «non se ne parlerà prima dell'inizio dell'inverno». E poi, aggiunge, «possibile che con tutti gli orrori che ci sono ai Fori Imperiali, compresi i falsi gladiatori e i furgoni abusivi e no che vendono panini, quello che sembra dare più fastidio siano proprio queste colonne in vetroresina?»

 

di Renata Mambelli
da La Repubblica del 07.09.07


"Ora togliete le colonne di plastica". Tempio di Venere e Roma, l'ordine del soprintendente alla maison Valentino.

La festa dei vip è finita da mesi, ora è tempo che anche le colonne di Valentino lascino il tempio di Venere e Roma. «Ho dato da tempo disposizione ufficiale di procedere alla loro rimozione», la risposta secca del Soprintendente Angelo Bottini. Che per domani attende l'arrivo degli operai dello scenografo Dante Ferretti, o di quelli della maison di Valentino: dovranno smontare i luminosi cilindri in vetroresina dal podio dell'edificio sacro che s'affaccia sul Colosseo. Proprio la base del tempio - sulla quale hanno banchettato i 400 invitati nella cena di luglio - è del resto al centro degli indispensabili interventi di consolidamento per contribuire ai quali Valentino ha donato 200mila euro.

Criticato dall'ex soprintendente La Regina per l'impatto sul monumento antico (che non è accessibile al pubblico), il colonnato è stato difeso dall'archeologo Carandini, «a patto che sia tolto in tempi ragionevoli». Lo stesso Bottini pose un limite all'uso del tempio che dal ministero gli era stato chiesto di concedere: «Sì, solo perché è per un evento eccezionale, irripetibile ...». 

 

di Carlo Alberto Bucci
da La Repubblica del 02.09.07


Arte & moda - Archeologia in affitto per Valentino. Tante colonne in vetroresina al tempio di Venere, abiti rossi all'Ara Pacis. Lo stilista festeggia e offre una «mancia» per i restauri.

Valentino (lo stilista, ...) compie quarantacinque anni di attività e Roma è in festa per lui ormai da qualche settimana. Il giubilo è talmente grande che si è scelto di rinunciare alla storia per lanciarsi a capofitto nella contemporaneità. Roma è un set splendido con i suoi tramonti e le rovine classiche, una passerella senza eguali sull'intero pianeta.

Così, i turisti che si trovassero a passare per la capitale in questi mesi estivi (fino a ottobre) vedranno il Colosseo incorniciato da fosforescenti colonne in vetroresina, scenografia di accompagnamento per il «Valentino day» che in realtà durerà fino al prossimo autunno. Avranno fatto chilometri e chilometri per ammirare qualche residuo sintetico piazzato sul tempio di Venere. Decine di colonne in facsimile. E attaccheranno sui loro album fotografici siti romani in pura plastica.

La scenografia è di un nome altisonante, Dante Ferretti, che gioca sull'effetto illusionistico e labirintico, avvolgendo il visitatore in un abbraccio fisico-visivo. Non è colpa sua se l'«arredo», che per sua natura teatrale dovrebbe essere effimero e smontato ad evento concluso, ora anela a una nuova vita ed è destinato a rimanere nel tempo.

Chi poi volesse spingersi oltre, potrebbe arrivare all'Ara Pacis, monumento «incastonato» dall'architetto Richard Meier fra le polemiche. Qui, sorpresa, Augusto dialoga con manichini e rossi abiti «appesi». L'allestimento letterale col binomio arte e vestiti era già andato in scena alla naufragata Biennale fiorentina di quasi dieci anni fa che chiamava in campo la moda al pari degli artisti. Anche lì, Valentino non aveva dimostrato un gran gusto né una smisurata voglia di confronto (come invece fece in quell'occasione Paul Gaultier al museo della Specola). Sotto il naso del David di Michelangelo svolazzavano purpuree stoffe e niente di più.

Un motivo per la reiterazione romana di quell'esperimento, secondo la soprintendenza, comunque c'è: Valentino ha avuto in affitto le migliori location archeologiche perché finanzierà parte dei restauri del tempio di Venere. Lo stilista metterà a disposizione duecentomila euro, soldi che verranno utilizzati per i primi check-up sul monumento e per una intonacatura di protezione contro le variazioni climatiche e il temibile smog.

Sono tanti duecentomila euro dilazionati, pare, in quattro anni per Valentino e per l'offerta del sito più invidiato al mondo? A ben guardare, sono una specie di elemosina, una mancia. Viva le feste allora. Ricordando che si dicono tali perché durano una notte, consumano la loro ritualità in fretta e si «spengono» all'alba. Al massimo, continuano ventiquattr'ore grazie agli afterhours.

 

di Arianna Di Genova
da Il Manifesto del 11.08.07

 

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Commenti

13/09/2007 09:14: tempio di venere
non trovo scandalosa la scenografia ideata per la festa di Valentino anzi mi sembra un'ottima idea. sarebbe stato meglio renderla fruibile ai visitatori romani e no.
rita batacchi

vedi anche:

Le arcate chiuse al Colosseo

un articolo di Paolo Desideri

Ara Pacis, su il sipario

Rassegna stampa dell'inaugurazione

Non c'è pace per l'Ara Pacis

Oggi l'inaugurazione

Un ponte di Fuksas sui Fori Imperiali

Al vaglio il progetto che cambierà il cuore di Roma


data pubblicazione: martedì 11 settembre 2007
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