Campidoglio, il grande restauro

Via ai lavori in tutta la zona - breve rass.stampa

Campidoglio, il grande restauro. Dureranno fino al 2008 i lavori per la parete verso San Pietro in Carcere. Poi inizieranno quelli dalla parte opposta dell'edificio. Si puliscono le facciate e si consolidano le antiche torri. Parla il soprintendente La Rocca: "Tornerà a splendere il tufo peperino".

Ora è coperto dai tubi dei ponteggi, ma tra un anno, entro la fine del 2008, il magnifico tufo peperino del Palazzo Senatorio tornerà a splendere con il suo antico grigio scuro che ha attraversato la storia.

Sul Campidoglio si sta restaurando l'edificio che è il simbolo stesso della città e che ospita il sindaco e il Consiglio Comunale, con le grandi finestre affacciate sulla piazza di Michelangelo e la statua equestre del Marc'Aurelio.

«Abbiamo alzato le impalcature» spiega il soprintendente ai Beni Culturali del Comune Eugenio La Rocca «perché si sta procedendo al restauro della parete che guarda verso San Pietro in Carcere e delle sue torri. Si tratta di due grandi lotti di lavori che sono già finanziati e che completeranno l'opera di restauro già iniziata per il Giubileo. È una pulizia molto delicata, perché le pareti sono di tufo, il peperino, un materiale particolarmente impegnativo, con cui è edificato il Tabularium».

Proprio per questa ragione sulle impalcature sono impiegate maestranze specializzate. Le stesse che saranno impegnate, ad esempio, per i lavori di consolidamento interno delle strutture murarie della torre di Martino V. «In occasione del Giubileo» prosegue La Rocca «si restaurò, tra l'altro, la facciata del Tabularium che dà sul Foro Romano, mentre per quanto riguarda il prospetto su San Pietro in Carcere non era stato restaurato da molti decenni».

L'operazione maquillage del Palazzo Senatorio continuerà, non appena ultimata la facciata in restauro, con l'altra, opposta, che si affaccia su via del Campidoglio. E si consoliderà anche l'antica torre di Bonifacio IV che guarda verso la piazza del Campidoglio.

«Alla fine» conclude il soprintendente «la facciata, annerita e sporca di smog, risulterà schiarita dalla pulizia e dal consolidamento dei tufi, e il colore grigio scuro del peperino si armonizzerà con quello di alcuni settori della parete in laterizio».

 

di Paolo Boccacci
da La Repubblica del 22.09.07


Ospedale teutonico, lavori in corso

Il Grande Museo del Campidoglio prende forma. L'operazione, che prevede la trasformazione di tutti gli edifici storici in un circuito museale - in prospettiva dello spostamento all'Ostiense degli uffici amministrativi - è già partita. Alla fine, cittadini e turisti avranno a disposizione il colle capitolino in tutta la sua ricchezza patrimoniale. Per ora è un fiorire di cantieri.

Partono i lavori di restauro e manutenzione della copertura e dei prospetti della Pinacoteca Capitolina, insieme a quelli per il Palazzo Senatorio (già avvolto dai ponteggi), in corso la prima tranche del restauro dell’Ospedale Teutonico, alle spalle dei Musei capitolini, che sarà il fiore all'occhiello del futuro grande museo del Campidoglio. Si tratta di un vasto edificio ottocentesco di oltre 3.400 metri quadrati, già oggetto di un restauro del costo di 1,5 milioni di euro, la cui conclusione è prevista entro il 2008, a cui seguirà un secondo intervento dedicato all'allestimento.

«Sarà un edificio chiave nella realtà del Campidoglio - spiega il soprintendente ai Beni culturali del Comune, Eugenio La Rocca - perché ospiterà in forma permanente il laboratorio di restauro, un centro di documentazione storico-artistica, che vanterà un archivio e una biblioteca fruibili da tutto il pubblico di ricercatori, studiosi e storici dell'arte». Sempre qui verranno spostati tutti gli uffici della direzione dei Musei Capitolini. «Finora i musei non avevano un vero e proprio laboratorio di restauro, ma diverse aree destinate temporaneamente all'allestimento di un restauro nel caso di opere piccole, mentre per le opere di grandi dimensioni il restauro avveniva in sito».

 

di Raffaella Troili
da Il Messaggero del 11.09.07


CAMPIDOGLIO - Via ai lavori per la rupe. «Tufo molto delicato». Via ai lavori di consolidamento della rupe. Stanziati un milione e trecentomila euro. Il cantiere resterà aperto un anno e mezzo, fino a primavera 2009. Interventi di manutenzione straordinaria nella zona di Monte Caprino.

Entro un mese partiranno lavori di consolidamento del Colle del Campidoglio, in particolare della rupe tufacea nella zona di Monte Caprino. Dureranno fino alla primavera del 2009, finanziati con fondi comunali per un importo di circa un milione e 300 mila euro. «Ma il Campidoglio non crolla, nella maniera più assoluta. Nessuna emergenza. Dio ce ne scampi»: parola di Eugenio La Rocca, sovrintendente ai Beni culturali e archeologici di Roma, che ieri ha così replicato «agli inutili allarmismi, davvero esagerati» contenuti nel testo di un'agenzia di stampa diffusa nel pomeriggio.

«L'equivoco - ha spiegato in serata il professore - è nato dal colloquio con una giornalista che chiedeva spiegazioni sui lavori imminenti che riguarderanno la parte del Colle che affaccia su piazza della Consolazione. Si tratta di lavori di manutenzione, per quanto straordinaria, ma comunque di manutenzione si tratta». Il motivo dei lavori, è lo stesso La Rocca a spiegarlo: «Il tufo di cui è composto il Campidoglio è molto delicato, ancor più della norma. Si tratta infatti del cosiddetto "cappellaccio", materia che nei secoli, esposta alle intemperie, subisce sfarinature, con piccole schegge che tendono a cadere. Ma si tratta, e lo sottolineo, di piccoli frammenti. In questi casi c'è bisogno di un consolidamento delle superfici murarie, ed è ciò che appunto faremo. Lavori simili di tutela ogni tanto vanno fatti, vale per il Campidoglio, come per le Mura, o gli acquedotti e in generale per molte opere dell'antichità. Peraltro abbiamo già da tempo terminato un intervento simile eseguito sotto la terrazza Caffarelli, di fronte al Palazzo Senatorio, in occasione della firma del Trattato di Roma». Soprattutto, ci tiene a specificare l'archeologo, «non ci sono assolutamente state frane. E non vi è alcun pericolo di frana della rupe. Ma si rende conto della portata di una notizia di tal genere? Si è solo trattato di una spiegazione tecnica, purtroppo fraintesa, che rischia, inutilmente, di ingenerare un allarme eccessivo».

«Campidoglio, frana rupe, corsa contro il tempo per salvare il Colle» era il titolo dell'agenzia di stampa che ieri sera ha fatto saltare sulla sedia i vertici del Comune: «Si tratta oltretutto di interventi obbligatori che fanno parte dei compiti istituzionali da parte di questa Sovraintendenza» ha ulteriormente specificato La Rocca, che ha anche smentito di aver parlato di rischi «per l'incolumità della gente» o di condizioni definite «drammatiche».

  • Eugenio La Rocca -  Il sovrintendente: «Nessuna emergenza, bisogna consolidare le superfici murarie»
  • Il tufo di cui è composto il Colle è molto delicato, esposto alle intemperie subisce piccole sfarinature

 

di Edoardo Sassi
dal Corriere della sera del 08.09.07


Vittoriano, un cantiere per salvarlo. Ponteggi sui marmi bianchi del monumento alle spalle del sacello. "Così lo proteggeremo dalle infiltrazioni d´acqua". Campidoglio allarme per la rupe: partono i lavori per consolidarla.

È il suo primo lifting: costerà dieci milioni di euro e, per completarlo, bisognerà aspettare l'alba del 2010. D'altra parte novantasei anni non sono pochi. Soprattutto se si vive nel cuore di Roma, affacciati su una piazza che è l'epicentro della città, tra le più trafficate e inquinate. Dacché è stato inaugurato, infatti, il Vittoriano non aveva mai subito un restauro tanto imponente. «È il primo intervento di questa dimensione», spiega il direttore regionale ai Beni culturali, Luciano Marchetti. «E ce n'era davvero bisogno: in alcune sale, come nel Sacrario delle bandiere, ci piove dentro. Mentre all'esterno si sono formate alcune lesioni, della cui natura sapremo meglio a fine anno, quando sarà terminato il monitoraggio avviato per controllare i movimenti di fondazione». Anche se nell'elenco dei lavori - iniziati con l'installazione dei controversi ascensori panoramici in acciaio e vetro - è già previsto il consolidamento delle fondamenta proprio in corrispondenza delle lesioni.

«L'appalto concorso», spiega l'architetto Paolo Rocchi, «consta di tre capitoli principali: restauro conservativo (pulitura delle facciate e degli elementi metallici, a cominciare dalla quadrighe); bonifica dall'umidità e impermeabilizzazione dei terrazzamenti; rifunzionalizzazione e riorganizzazione degli spazi interni». E non si dovrà nemmeno rinunciare alle visite all'Altare della Patria: «Cercheremo di fare in modo da renderlo sempre agibile, almeno in parte», rassicura l'ingegnere Marchetti.

E a dimostrazione che il tufo del colle capitolino non è proprio la base ideale per monumenti eterni, sempre ieri sono cominciati i lavori di consolidamento della rupe capitolina sul lato di Monte Caprino, là dove poggia il Campidoglio. «Interventi di manutenzione ordinaria, ma necessari per la natura friabile del terreno», spiega il soprintendente comunale Eugenio La Rocca. «Si sono registrati diversi distaccamenti della pietra, che è friabile, per cui le superfici tendono a sfarinarsi. E la pioggia potrebbe accentuare questi distacchi». Gli interventi, che prevedono anche «il rafforzamento delle murature di contenimento della rupe e l'innesto di malte idrauliche in modo da evitare che schegge di tufo si stacchino ulteriormente e cadano giù», precisa il dirigente dell'ufficio tecnico Porfirio Ottolini, costeranno 1,3 milioni, partiranno tra tre mesi e si concluderanno entro la primavera del 2009.

 

di Giovanna Vitale
da La Repubblica del 08.09.07


Campidoglio, via ai lavori per salvare il colle. Si sfalda il colle, via a nuovi lavori
Distacchi su piazza della Consolazione: consolidamento entro l’anno. Nuovi distacchi dal tufo del colle capitolino: la Soprintendenza ha dovuto transennare e vietare alle visite parte di Monte Caprino davanti all'area di piazza della Consolazione. I lavori dureranno fino a primavera.

Ne ha viste tante, anche nascere Roma. Il tufo continua a sfaldarsi, eppure resiste, nonostante gli acciacchi ormai affondino nei secoli. E' il Colle del Campidoglio sottoposto a un costante monitoraggio e a una messa in sicurezza divisa in varie fasi. Ora tocca alla parte della rupe capitolina sul lato di Monte Caprino, quello che dà su piazza della Consolazione, dove stanno per partire i lavori di consolidamento, sotto l'egida dell'assessorato alle politiche culturali del Comune, condotti dalla Soprintendenza.

«Lavori quanto mai urgenti - spiega il soprintendente ai beni culturali del Comune Eugenio La Rocca - perché le condizioni rischiano di diventare drammatiche. Si sono registrati diversi distaccamenti della pietra, che devono essere contenuti anche per l'incolumità della gente. La natura tufacea del colle non aiuta. È una pietra friabile, che non si consolida nel tempo e le superfici tendono a sfarinarsi. L'azione della pioggia, poi, accentua questi distacchi. Bisogna anche considerare che negli anni Trenta il Campidoglio è stato isolato, sono state demolite tutte le case sulle pendici, cosa che ha reso la rupe separata dal contesto cittadino. Pertanto il colle ha solamente pareti di tufo. Una condizione che due anni fa è stata già affrontata con lavori sulla rupe sotto la Terrazza Caffarelli».

«L'appalto dei lavori è stato già aggiudicato e tra tre mesi partiranno gli interventi - interviene Porfirio Ottolini, dirigente dell'ufficio tecnico dell'edilizia monumentale della soprintendenza comunale - Intanto la zona è stata completamente recintata e interdetta al pubblico. Con un costo complessivo di circa 1,3 milioni di euro, i lavori termineranno entro la primavera del 2009». Un intervento di consolidamento articolato: «Questa porzione di rupe capitolina è caratterizzata dalla presenza di grottoni scavati nella roccia - racconta Ottolini - ai cui lati emergono ancora muri in laterizio originari di vecchie costruzioni demolite negli anni Trenta. Il nostro intervento mira a rafforzare tutte queste murature che oramai fungono da contenimento della rupe».

Ma si lavora anche a livello del terreno mediante «incatenamenti con tiranti orizzontali laddove la terra è di riporto», spiega Ottolini. Particolare attenzione anche alla roccia tufacea che «verrà consolidata con malte idrauliche stuccate dello stesso colore, in modo da evitare che schegge di tufo si stacchino ulteriormente e cadano giù. Lì c'è un'altezza di venti metri e la caduta può essere pericolosa». Infine, sarà ripristinato il belvedere di Monte Caprino con affaccio sul Foro: «Consolideremo anche il terrapieno che sostiene i giardini della rupe sul lato di Monte Caprino per riaprirli al pubblico».

«Nulla di importante: sono solo lavori di consolidamento già programmati dalla Soprintendenza, ma non sta crollando nulla», tiene a dire l’assessore alla Cultura Silvio Di Francia. Un programma di manutenzione della parete tufacea della rupe capitolina che era cominciato già sotto la Terrazza Caffarelli (intervento terminato nel 2005 in occasione della firma del Trattato di Roma). «Lì il tufo è friabile, cadono pezzetti di pietra, per questo abbiamo già recintato l’area per evitare pericoli per i cittadini», aggiunge ancora La Rocca. Dopo Monte Caprino i lavori riprenderanno a destra della Terrazza Caffarelli, in un altro tratto che costeggia via del Teatro Marcello: consolidamento, rafforzamento con grappe di sostegno, restauro e ripulitura, eliminazione di sovrastrutture. Obiettivo: rinforzare tutti i bordi del Colle del Campidoglio.

I rilievi e il progetto di restauro della rupe capitolina all'altezza della Terrazza Caffarelli fino a via delle Tre Pile, nella zona dove c'era la Lupa capitolina furono realizzati dal Radar, il dipartimento all'avanguardia dal punto di vista scientifico e strumentale della facoltà di Architettura della Sapienza che sta a Fontanella Borghese. I ricercatori diretti dal professor Mario Docci attraverso una sofisticata tecnologia che si avvale del laser scanner, analizzarono nel dettaglio le minime deformazioni della rupe e suggerirono il progetto di restauro e rinforzo strutturale. «Si era reso necessario uno studio di tutta la zona, i dubbi riguardavano anche la stabilità - ricorda Docci - Abbiamo visto che non c'erano grossi problemi ipostatici, qualche movimento di troppo solo a destra della Terrazza Caffarelli. Ora è in programma anche il consolidamento dello sperone di roccia che fa angolo, e il restauro di un manufatto del Comune, dove è stato previsto di togliere delle aggiunte e fare una scala: proprio lì sotto si accede al reticolo di gallerie che corrono sotto il Campidoglio». 

  • EUGENIO LA ROCCA, soprintendente. Non basta il contenimento: cede il tufo di Monte Caprino. Zona recintata e interdetta: costo degli interventi 1,3 milioni di euro.
  • PORFIRIO OTTOLINI, dirigente ufficio tecnico. In futuro nuovi lavori riprenderanno a destra della Terrazza Caffarelli.
  • SILVIO DI FRANCIA, assessore alla Cultura. Nulla di importante: sono lavori di consolidamento già programmati.
  • MARIO DOCCI, preside di Architettura. Sarà rafforzato lo sperone di roccia all'angolo. E restaurato il manufatto da cui si accede alle grotte.

Fu la roccaforte della città, abitata dal XIII secolo a.C. 

Il Campidoglio è il colle più piccolo di Roma, costituito tuttora da due cime distinguibili separate da una depressione a sella. Per la sua posizione privilegiata fu la rocca della città. Era in tufo e presentava il fianco più roccioso e scosceso sul lato nord, dalla parte della chiesa di S. Maria in Aracoeli. Come luogo di culto, qui sorgeva il tempio di Giove, fu unito al Foro dalla celebre salita del Clivo Capitolino.

Anticamente il colle capitolino era collegato con il Quirinale abitato da villaggi protostorici. Dal XIII sec. a.C. fu popolato da simili insediamenti, come risulta dal materiale di scarico rinvenuto ai suoi piedi e dovuto a frane o a lavora di rinterri della prima repubblica. Era separato dal sistema urbano del “Septimontium”, che univa in unica città le alture del Palatino e dell’Esquilino con la valle interposta. I resti archeologici visibili sono pochi e non di grande monumentalità se si eccettua il Tabularium, l'archivio di Stato, che ancora si affaccia su uno dei panorami più suggestivi al mondo. Nel Medioevo anche le costruzioni capitoline furono abbandonate all'incuria e distrutte e l'area divenne un grande pascolo, come testimonia il nome che assunse: Monte Caprino. 

 

di Raffaella Troili
da Il Messaggero del 08.09.07

 

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data pubblicazione: mercoledì 26 settembre 2007
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