Mantini presenta la «base» della riforma

Riforma professioni - agg.rassegna stampa

Le reazioni al documento di principi Mantini-Chicchi. Riforma poco bipartisan. Associazioni scettiche. Critiche dall'opposizione. Ordini più positivi.

Le idee di Pierluigi Mantini e Giuseppe Chicchi piacciano tanto agli ordini, un po' meno alle associazioni, per nulla all'opposizione. È questo il quadro all'indomani della presentazione della sintesi di principi, elaborata dai due relatori di maggioranza, che anticipa la riforma vera e propria. Di certo, per arrivare all'auspicata legge bipartisan di strada da fare ce n'è. Dato che Maria Grazia Siliquini (An) è già sul piede di guerra e parla di «documento fumoso e ambiguo». Non solo. L'avvocato torinese ha «il forte timore che, con il recepimento della direttiva 36/2005 Ce che riconosce le qualifiche professionali (c.d. Zappalà), in realtà si miri a riconoscere in modo surrettizio tutte le associazioni attualmente non riconosciute, che chiedono di sedere ai tavoli delle conferenze di servizi». Una posizione che si avvicina a quella di Giancarlo Laurini (Forza Italia) che domani presenterà un suo documento ad hoc per chiedere più chiarezza nel rapporto ordini/associazioni. Applaudono gli ordini. Per il presidente del Cup, Raffaele Sirica (architetti), si tratta infatti «di un grande passo avanti del parlamento».

«Aspettiamo il testo definitivo», ha specificato, «ma la sensazione è positiva. Significa che le audizioni hanno funzionato, e che quando la politica cerca il dialogo, le professioni sono in grado di arricchirlo. È ancora presto, però», ha chiarito, «per sospendere la raccolta firme». Soddisfatto anche il vicepresidente del Cup, Roberto Orlandi (agrotecnici), che aggiunge: «Il Mastella era fuori strada, visto che tutte le critiche sono state accolte». Sulla stessa linea i giovani avvocati Aiga. Mentre l'Unione delle camere penali ricorda le «battaglie condotte». Per il vicepresidente Colap, Arvedo Marinelli (Ancot), «le deleghe sono indispensabili, altrimenti i tempi diventano troppo lunghi». Assoprofessioni, invece, ribadisce il proprio «no a nuove riserve e la priorità al riconoscimento delle nuove professioni». Fanno eco i tributaristi Lapet, «scettici» sullo strumento della legge quadro.

 

di Ignazio Marino - Gabriele Ventura
da Italia Oggi del 28.09.07


INTERVISTA - Parla il presidente della commissione giustizia della Camera, Pino Pisicchio - Riforma in aula a fine anno. Legge di principi e regolamentazione agli ordini.

La riforma delle professioni stenta a giungere a un testo che possa definirsi condiviso dalle categorie professionali. L'Ancl, sindacato unitario dei consulenti del lavoro, assiste attivamente allo sviluppo del percorso legislativo, non celando le specifiche perplessità che pur l'ultima formulazione non risolve. Non vi è dubbio, tuttavia, dell'evidente impegno del governo di imprimere una accelerata ai lavori già da tempo avviati per pervenire a un risultato tangibile. Abbiamo chiesto di chiarirci lo stato dei fatti all'onorevole Pino Pisicchio, presidente della II commissione giustizia della camera dei deputati.

  • Domanda. Onorevole, ritiene si sia pervenuti alla definizione di un testo che faccia sintesi delle numerose istanze pervenute dalle categorie professionali, o che si debba superare anche questo tentativo con provvedimenti di diversa natura?
    Risposta. Le commissioni giustizia e attività produttive, impegnate congiuntamente sul delicato tema della riforma delle professioni, dopo alcuni mesi di utilissime consultazioni con le categorie professionali, con le associazioni, con gli ordini, con gli esperti e gli accademici, si trovano oggi a svolgere l'utile sintesi per la definizione di un testo condiviso. Abbiamo di fronte il disegno di legge governativo ma anche numerose proposte di legge prodotte dal parlamento, proposte che, com'è noto, dal punto di vista costituzionale hanno la medesima dignità dell'iniziativa governativa. Peraltro il governo non ha, e correttamente, secondo il mio parere, inteso imprimere particolari accelerazioni a un iter di discussione che richiedeva e richiede tutto l'impegno e l'attenzione che è dovuta a una riforma di sistema attesa da decenni. Siamo, però, al giro di boa: sono ottimista e penso che il nostro lavoro potrà dirsi concluso prima della fine dell'anno, con un testo che potrebbe trovare una convergenza molto ampia tra le forze politiche e che ha già fatto ampia sintesi delle più importanti indicazioni provenienti dalle categorie professionali.
  • D. Il mondo professionale si attende dal legislatore tempestività e modernizzazione: a Suo avviso può un unico provvedimento soddisfare le diverse peculiarità delle singole categorie professionali? L'Ancl sostiene la necessità di una legge quadro che superi l'attuale progetto di legge-delega.
    R. Il disegno originario del governo puntava a costruire una legge di delega che recuperasse le istanze di modernizzazione emergenti dalla società e gli orientamenti della dimensione comunitaria. La nostra valutazione, che pure ha pienamente concordato nel ritenere opportuna l'impostazione generale dei principi, ha messo nel conto soprattutto la necessità di dare un'impostazione al processo di riforma che tenesse nel massimo conto le peculiarità delle singole professioni. In altri termini: se è possibile e necessario affermare dei principi comuni validi per tutte le attività, è del pari opportuno tener conto che medici e avvocati, per fare degli esempi, esprimono realtà assai diverse fra loro. Dunque, abbiamo ritenuto che il modo migliore per tener conto delle diversità e valorizzare anche l'autonomia dei gruppi sociali tutelata dalla nostra Costituzione, fosse quello di devolvere ai singoli ordini, albi e associazioni la normazione dell'attività, in ossequio ai principi contenuti nella legge, che, a questo punto diverrebbe una legge quadro.
  • D. Quali quindi i prossimi passaggi? In quali tempi ?
    R. I passaggi sono chiari: i relatori hanno predisposto un testo che è ora all'esame del comitato ristretto delle due commissioni. Dopo la valutazione del comitato si passerà alla discussione nelle commissioni. Non vorrei eccedere sul versante dell'ottimismo, ma mi sembra che nei deputati stia prevalendo un forte senso di concretezza e di fattualità, per cui pensare di andare in Aula prima della fine dell'anno non sembrerebbe così utopistico. (...)

 

di Francesco Longobardi
da Italia Oggi del 28.09.07


INTERVISTE - Mantini (Margherita) e Battafarano (Lavoro) intervengono al Milano chiama Roma. Albo dei tecnici laureati, i progetti della maggioranza

Appuntamento lunedì 1° ottobre (ore 13,10) e mercoledì 3 ottobre (ore 14,10) su Sky, Canale 505 Cnbc Class, per due puntate dello Speciale Milano chiama Roma, condotto dal condirettore di ItaliaOggi Marino Longoni. Le trasmissioni andranno in onda sotto forma di tavola rotonda sul tema della fusione tra gli Enti di previdenza dei geometri, periti agrari e periti industriali, come conseguenza della auspicabile istituzione dell'Ordine dei tecnici laureati per l'ingegneria. Presidenti e politici a confronto discuteranno delle prospettive di unificazione mettendo a nudo i punti di forza ma anche le criticità di un percorso ancora all'inizio ma che viene salutato con interesse dalla politica. Proprio in questo senso abbiamo raccolto le battute di Giovanni Battafarano e Pierluigi Mantini, intervenuti alla trasmissione.

Pierluigi Mantini, relatore della «Riforma della disciplina delle professioni intellettuali»

  • Domanda. Onorevole, nel nuovo disegno di legge di riforma del sistema professionale si proporrà un'adesione dei cosiddetti «senz'Albo» a enti di previdenza già esistenti?
    Risposta. Il nuovo testo di riforma, che già molti definiscono Mantini-Mastella, prevede la facoltà per le nuove professioni (quelle non ancora regolamentate) di contribuire presso Casse di previdenza già esistenti secondo criteri di similitudine e affinità nelle professionalità.
  • D. Quale il vantaggio?
    R. Per ora parliamo di ipotesi, ma la misura è sicuramente di rilievo. Consentirebbe di ampliare la platea contributiva, superare antistoriche divisioni ed evitare la nascita di Casse deboli ed esposte a rischi. Gli enti di previdenza già esistenti potrebbero contare su di una platea più ampia di iscritti, coloro che sono privi di una copertura previdenziale ne avrebbero una e, sottolineo, certa. Certa perché per i nuovi iscritti il sistema di calcolo delle pensioni sarebbe quello utilizzato dagli enti del «103», cioè a contributivo.
  • D. Nella riforma delle professioni c'è il principio di unificazione delle figure professionali simili e l'idea di creare un unico ordine per i tecnici laureati. Il principio verrà esteso anche alle Casse?
    R. La materia previdenziale è una materia delicata che va disciplinata con cautela e nel dettaglio. Nella prima fase ritengo non sia utile inserire nella riforma il principio di unificazione delle Casse che sarà una possibile conseguenza in futuro.

Giovanni Battafarano, capo della segreteria tecnica del ministro Cesare Damiano

  • Domanda. Senatore Battafarano il progetto di unione di categorie professionali è un segnale positivo o negativo?
    Risposta. Mi sento di lodare l'iniziative del gruppo dirigente di geometri, periti agrari e periti industriali perché mi sembra andare contro una certa logica individualista che trovo un po' asfittica. Giudico l'unificazione delle Casse come un passo ulteriore, con immediati benefici in termini di risparmio e di efficienza della gestione.
  • D. Ci sono però delle iniziative ferme in parlamento, finalizzate alla costituzione di una nuova casa per le professioni tecniche, che aspettano di continuare il loro iter...
    R. Un disegno di legge lo conosco bene perché sono stato uno dei firmatari nel 2005, a riprova di una seria convinzione nel progetto. Certo la macchina parlamentare deve essere riavviata e mi auguro che questo accada quanto prima.
  • D. Intanto, cosa è bene fare?
    R. Direi preparare il campo, soprattutto per quanto riguarda la previdenza. So che i sistemi di calcolo della pensione non sono omogenei, dato che i periti agrari e periti industriali applicano il contributivo e i geometri il metodo retributivo. Credo che la strada migliore sia quella di armonizzare tutto quanto è possibile prima della formazione del nuovo ordine, in modo da limitare possibili e fastidiosi attriti al momento di compiere il passo finale.
  • D. La strada proposta dai presidenti delle tre Casse è quella delle gestioni separate...
    R. Può essere un inizio, anche se la previdenza è bene si unifichi di pari passo con la professione.

 

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da Italia Oggi del 28.09.07


Riforma, c'è ma ancora non si vede. Spazio alla legge quadro. Ma per ora si tratta solo sui principi. Presentata ieri la sintesi del futuro testo base Mantini-Chicci. L'opposizione: documento fumoso.

ItaliaOggi pubblica la sintesi dei principi del testo-base della riforma delle professioni.

Premessa
Al termine della fase delle audizioni, ricca di indicazioni utili, i relatori ritengono di proporre alle Commissioni II e X della Camera un testo-base che tenga conto sia delle proposte di legge di iniziativa parlamentare, oltre che del disegno del governo, e sia dei principali contributi emersi.

La convinzione, che qui si ribadisce, è che occorra procedere senza indugio alla modernizzazione delle professioni italiane attraverso una legge di principi adeguata all'economia della conoscenza nel terzo millennio, che favorisca la crescita della qualità, la capacità competitiva e il contributo di coesione sociale del sistema nazionale delle professioni, in coerenza con le direttive europee.

La riforma è raccomandata dalla Ue per garantire la libera concorrenza e circolazione dei professionisti; dall'Autorità per la concorrenza che segnala in particolare vincoli all'accesso; dalla necessità di tutelare di più gli utenti che si trovano in condizioni di svantaggio informativo; dalla necessità di regolamentare il mondo delle professioni «nuove» che hanno peso crescente sul mercato dei servizi e si trovano in un limbo legislativo che può danneggiare l'utente (è utile precisare lo skill professionale).

L'andamento delle audizioni e dei numerosi convegni consente di guardare con ottimismo al sollecito esito di questa iniziativa legislativa. Il clima negativo dell'avvio si è attenuato anche per effetto dell'azione di ascolto messa in atto e per la progressiva condivisione delle ragioni della riforma, anche attraverso una crescente «autoriforma» praticata dai soggetti professionali. In ogni caso è politicamente importante una riforma che, per la modernizzazione delle professioni, coinvolga gli Ordini e non appaia come fosse «contro» di loro. I punti già introdotti con il cd. decreto Bersani (società, pubblicità, eliminazione delle tariffe minime) restano in sostanza confermati ed è a partire da essi che si sviluppa la riforma.

Riteniamo che la riforma delle professioni e le politiche per le professioni debbano essere il risultato della più ampia condivisione politica tra tutti i gruppi parlamentari, nell'interesse del paese.

In forma sintetica, e rinviando alle precedenti relazioni e al dibattito parlamentare, esponiamo di seguito, a partire per comodità dal disegno del governo, i punti innovativi oggetto della proposta di testo base.

1. Lo strumento. L'eccessiva ampiezza della delega al governo, oggetto di numerosi rilievi, pone due problemi: a) crea un atteggiamento di incertezza e di preoccupazione nei professionisti; b) rinvia la concreta attuazione della riforma ai decreti che possono tardare anni (anche il presidente dell'Agam Catricalà ha posto questa questione nella sua seconda audizione). Si propone perciò di lavorare sul disegno di legge portandolo con azioni emendative a ridurre significativamente il sistema delle deleghe e a configurarlo come legge quadro di principi validi per tutte le professioni. Saranno poi atti successivi (regolamenti o, in qualche caso, anche leggi) a definire le specificità di ciascuna professione. Va ricordato, per esempio, che al Senato sono state presentate diverse proposte di legge sull'ordinamento forense.

2. L'impianto ottimale della legge sarebbe quello di prevedere l'esistenza di un ordine professionale solo in presenza di diritti costituzionali e di attività riservate. Ciò però contrasta con lo stato di fatto. Per il futuro, anche nell'ottica di sostenere l'indirizzo di riduzione del numero degli Ordini, si propone di inserire in legge un principio semplice: «Non si creano nuovi Ordini se non in presenza di diritti costituzionali o riserve». Per il presente va affermato con nettezza il principio di unificazione in un solo ordine delle figure professionali simili. Per la riduzione del numero degli Ordini esistenti è dunque evidente che il compito spetta al governo, data la natura istituzionale degli Ordini ma è tuttavia opportuno in legge indicare un percorso concertativo ed eventualmente qualche fattore incentivante. In modo esplicito è utile prevedere l'unificazione delle professioni di geometra, perito industriale e perito agrario in un unico Ordine dei tecnici laureati (laurea triennale).

3. Riduzione delle attività riservate. Le riserve sono già poche ma per rendere più flessibile la gestione delle riserve si può introdurre in legge una norma positiva che definisca il concetto di riserva, ponendo così le premesse per una azione successiva di ridefinizione del campo delle attività riservate. Anziché ridurre ulteriormente le riserve, si potrebbero ampliare i soggetti ammessi ad attività riservate in presenza di determinati e specifici requisiti.

4. Rapporto con le regioni. Impedire una «regionalizzazione» dei profili professionali, come più volte affermato dalla giurisprudenza della Corte costituzionale. Respingere il metodo della «intesa» nel regolare i rapporti fra stato e regioni, optando per un parere obbligatorio non vincolante. Favorire il ruolo delle regioni per la formazione permanente e il coinvolgimento dei mondi professionali nelle politiche per lo sviluppo economico.

5. Formazione. La formazione e l'aggiornamento sono attività proprie degli Ordini che naturalmente non devono essere esercitate in regime di monopolio. Vengono esercitate attraverso convenzioni con università o enti accreditati. Allo scopo di garantire l'utente sul livello di formazione permanente garantito dal professionista, si propone di introdurre un meccanismo di «crediti formativi» finalizzato sia all'aggiornamento specialistico su singoli temi che all'aggiornamento della formazione di base (già previsto da alcuni ordini).

6. Esame di stato. Resta l'esame di stato per l'accesso alle professioni ordinistiche. Si propone di specificarne meglio i contenuti e gli obiettivi per modificarne l'impianto puramente cognitivo e orientarlo alla verifica della efficacia del tirocinio svolto (rapporto teoria/pratica). Va specificata la questione dell'equo compenso (così come nel pdl Mantini) e la tutela della maternità per le non iscritte alle casse.

7. Giovani. Positive le norme per facilitare l'accesso dei giovani alle professioni intellettuali. Il limite di un anno per il tirocinio deve essere reso più flessibile in particolare per alcune professioni dell'area sanitaria. Un'ulteriore caratterizzazione della legge sul target dei giovani rappresenterebbe un segnale di attenzione di grande interesse. Ad es. si può prevedere per le società formate da giovani under 35 una parziale defiscalizzazione per i primi tre anni di attività. Molto importante è il riconoscimento del diritto all'equo compenso per i praticanti.

8. Questione «tariffe». Nel rispetto delle norme vigenti, ci sono due questioni aperte: a) il «patto di quota lite» che riguarda l'avvocatura. Parte rilevante dell'avvocatura è contraria perché teme attività solo strumentali o collusive, parte è favorevole perché vede in ciò l'ampliamento delle possibilità per i non abbienti di ricorrere alle sedi giudiziarie. Si propone di inserire in legge un tetto, una percentuale massima (dal 10 al 20%) sul valore della causa; b) si può riconoscere l'esistenza e il rispetto di minimi tariffari per le attività di progettazione di OoPp perché in questi casi è decisiva la qualità (come in Francia).

9. Pubblicità. Prevedere da parte degli ordini l'emanazione di specifiche norme da inserire nel codice etico per evitare la pubblicità ingannevole o comunque scorretta. Molti ordini chiedono di esprimere un parere preventivo. In ogni caso va precisata l'esclusione della pubblicità negativa.

10. Società. Sulle società fra professionisti il disegno del governo mostra una sua coerenza. C'è da chiarire meglio la questione del socio di puro capitale. La legge potrebbe definire una percentuale massima di partecipazione del socio non professionista per garantirne la limitata influenza sulle società (in Francia è il 20%). In alternativa si potrebbe rinviare a regolamenti successivi la definizione della quota di capitale d'investimento. Bisogna verificare anche la questione della fiscalità per le società fra professionisti perché appare svantaggiosa rispetto a quella del professionista singolo. Va ammesso, nel rispetto dei principi tipici, il modello delle cooperative srl fra professionisti. Il modello societario si potrebbe rinviare a una delega o ad atti regolamentari, trattandosi di materia ampiamente delegificata.

11. Cariche direttive degli Ordini. Si pongono limiti di mandato ma si propone di eliminare la «norma capestro» alla lettera e) dell'art. 4, consentendo che gli organi attuali restino in carica fino al termine del mandato, per essere poi rinnovati con le nuove regole.

12. Associazioni. L'impianto «duale» costituisce una delle principali novità della riforma anche se occorre «sorvegliare il confine» fra ordini e associazioni. Le associazioni delle professioni non riconosciute entrano in un regime regolamentato che ha come principale obiettivo di tutelare l'utente. Per evitare che possano proporsi associazioni di nani e ballerine, si propone di alzare la soglia ammettendo al riconoscimento quelle professioni che implichino per i soci un titolo di studio equivalente almeno al primo livello universitario e secondaria superiore, come già previsto dal Mastella. Questa soglia ovviamente comporta che si individui un regime transitorio per riconoscere professioni già consolidate. Ad es.: gli informatici. Il criterio della presenza su tutto il territorio nazionale per accedere al riconoscimento, potrebbe essere attenuato (es. su dieci regioni). È necessario precisare che è vietata una denominazione professionale ingannevole circa i requisiti professionali posseduti.

13. C'è una preoccupazione manifestata dalle Casse previdenziali degli Ordini sulla possibile «fuga» di contribuzioni a favore delle associazioni. La preoccupazione può apparire eccessiva, tuttavia si potrebbe vincolare il riconoscimento delle Associazioni alla adesione ad una delle Casse previdenziali private della corrispondente area professionale. Si eviterebbero così due rischi: a) di creare un rischio di fuga contributiva ; b) di costituire nuove casse previdenziali dall'incerto futuro. Ovviamente l'ampliamento della platea contributiva delle Casse di previdenza, cui si conferma l'autonomia privata, va sostenuto da coerenti previsioni attuariali.

14. Deroghe. In via generale per alcune specifiche categorie professionali che esercitano funzioni di rilievo costituzionale e che hanno rilevante disciplina comunitaria (in specie avvocati, notai, medici) potrebbero essere previste deroghe specifiche su singoli punti.

 

pag. 37
da Italia Oggi del 27.09.07


Una settimana per le osservazioni

La riforma delle professioni riparte dal testo «Mastella-Mantini». Che non è ancora pronto, ma che ha fissato sulla carta i suoi pilastri: poche deleghe al legislatore, inserimento dell'equo compenso per i praticanti, tariffe minime inderogabili per la progettazione delle opere pubbliche, riconoscimento delle associazioni e conseguente iscrizione dei professionisti senza albo ad una delle casse di previdenza private della corrispondente area professionale, snellimento degli ordini attraverso l'unificazione delle figure simili. La sintesi dei principi del testo base della riforma, elaborata dai due relatori di maggioranza Pierluigi Mantini (II commissione) e Giuseppe Chicchi (X commissione), è stata illustrata e depositata ieri nel corso della riunione del comitato ristretto.

I principi, ora, dovranno essere trasformati in articoli per un disegno di legge che, attraverso azioni emendative, mira a traghettare il sistema delle deleghe del Mastella (la proposta di riforma del guardasigilli approvata in Cdm a fine 2006) verso una più elaborata proposta di legge quadro di principi validi per tutte le professioni. Prima, però, sarà il turno del dibattito sul documento dei due relatori. Gli altri componenti del comitato avranno tempo una settimana per fare le loro osservazioni. Ma, per conto dell'opposizione, Maria Grazia Siliquini (An) annuncia già battaglia: «Le deleghe devono scomparire e non essere ridotte», dice, «dobbiamo parlare solo di legge quadro e metterci a discutere delle sfumature della riforma. Dato che la sintesi è fumosa, ambigua e si presta a mille interpretazioni».

 

di Ignazio Marino
da Italia Oggi del 27.09.07


Professionisti. Legge quadro e Casse ai senz'Albo. Il relatore Mantini presenta la «base» della riforma.

ROMA - Il riconoscimento delle associazioni potrebbe essere vincolato all'adesione alla Cassa di previdenza privata più "simile" per area professionale. Questo è solo un tassello delle linee guida per la nuova proposta di legge sulle professioni, che lega riconoscimenti di nuove figure a timori di possibili "fughe previdenziali".

Sarà ufficializzata oggi, dal relatore alla Camera, Pierluigi Mantini, alle commissioni Giustizia e Attività produttive, la proposta di "testo-base" per la riforma delle professioni. Una "bussola" che punta al superamento del Ddl Mastella e delle precedenti iniziative parlamentari. Con il possibile aggancio delle nuove professioni - sinora apparso solo opzionale - alle gestioni previdenziali (e ordinistiche) affini. Le Casse, infatti, hanno più volte paventato il rischio - si legge nel testo - di «fuga di contribuzioni a favore delle associazioni. La preoccupazione può apparire eccessiva, tuttavia si potrebbe vincolare il riconoscimento delle associazioni alla adesione ad una delle Casse previdenziali private della corrispondente area professionale. Si eviterebbero così due rischi: di creare un rischio di fuga contributiva; di costituire nuove casse previdenziali dall'incerto futuro».

Confermati sostanzialmente i punti anticipati (si veda «Il Sole-24Ore» del 19 settembre - ndr in calce), l'impianto riparte dalle deleghe: «legge quadro di principi validi per tutte le professioni». Saranno, poi, atti successivi a declinare le specificità di ciascuna professione. Vale per gli avvocati (esempio esplicito), i notai e per i medici, cui si riconoscono deroghe mirate. Per il futuro «non si creano nuovi Ordini se non in presenza di diritti costituzionali o riserve». Per il presente, spetta invece «al governo la riduzione», indicando per legge come concertarlo. Per impedire una regionalizzazione degli ordinamenti (anche se non è chiaro come sarà compatibile con la potestà ripartita dall'articolo 117 della Costituzione) alle Autonomie toccherà favorire formazione e politiche econonomiche. Sul resto, un parere «obbligatorio ma non vincolante». L'esame di Stato - da prova teorica - deve diventare «verifica del tirocinio». Ma l'attenzione ai giovani può prevedere anche una «defiscalizzazione per i primi tre anni di attività» delle società under 35.

Ieri, poi, i professionisti legali ed economici sono stati ricevuti, in audizione, dalle commissioni Giustizia e Finanze di Montecitorio sullo schema di recepimento della terza direttiva antiriciclaggio (...). Con l'apertura di uno spiraglio per garanzie sull'anonimato dei segnalanti e obblighi più leggeri. Per il relatore alle Finanze, Francesco Tolotti, «va individuata una modalità per coniugare sicurezza e privacy dei professionisti e necessità di fornire informazioni su situazioni anomale». Utile - ha detto Tolotti - anche prevedere la possibilità di un'archiviazione dati telematica e centralizzata, magari come opzione al singolo studio che non può o non vuole gestirla individualmente. Infine, da approfondire la necessità di fornire griglie e fattispecie pratiche ai professionisti per evitare eccessi di discrezionalità nelle situazioni da segnalare. Mentre la possibilità di restringere il campo dei soggetti, escludendo i "senz'Albo" è «fuori luogo». Si può formulare meglio, ha detto Tolotti, il ruolo degli Ordini, «ma i soggetti da schierare nella lotta al denaro sporco devono essere tutti gli intermediari oggi sul mercato».

Infine, ieri, incontro tra Confprofessioni e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Enrico Letta, «che - spiega una nota del sindacato - ci ha invitato per la prima volta a partecipare ai tavoli della concertazione».

  • IL VINCOLO - La proposta suggerisce di legare il riconoscimento delle associazioni alla collocazione in un ente previdenziale affine
  • ANTIRICICLAGGIO - Dopo le audizioni spiraglio sulla necessità di coniugare la riservatezza dei soggetti che segnalano e gli obblighi di denuncia

 

di Laura Cavestri
da Il Sole 24ore del 26.09.07


Riforma delle professioni. Il confronto parlamentare prefigura le deroghe al Ddl Mastella. Legali e medici, regime speciale. Accesso e tirocinio su misura - Toghe senza capitale esterno.

MILANO - Una raffica di deroghe per avvocati e medici su struttura societaria, tirocinio e accesso. Confermati gli accorpamenti tra Albi per "famiglie professionali" affini, attraverso criteri oggettivi e la codifica di una procedura di consultazione delle categorie interessate. Mentre la possibilità già annunciata (si veda «Il Sole-24 Ore» del 14 settembre - ndr: in calce) di costituire, per le nuove professioni riconosciute, gestioni a contributivo nelle casse previdenziali degli Ordini entra ufficialmente nel nuovo disegno di legge "Mantini-Mastella" che il relatore alla commissione Giustizia della Camera presenterà a Montecitorio la prossima settimana.

Ieri, l'incontro tra il comitato ristretto e il sottosegretario alla Giustizia, Luigi Scotti, che ha conferito il mandato a Mantini per ufficializzare il nuovo testo, dando un sostanziale via libera alle modifiche. Come il robusto sfoltimento delle deleghe all'articolo 2 del Ddl Mastella e, per il Governo, una riduzione dei tempi per emanare le restanti: da 18 a 12 mesi, limitando il ruolo delle Regioni a un ambito organizzativo delle politiche economiche e di formazione "locali".

Per Mantini (Ulivo), si tratta di «una riforma intelligente che intende porre principi generali validi per tutte le categorie, tenendo però anche conto della complessa articolazione e delle differenti esigenze dell'universo professionale».

A partire, appunto, da medici e avvocati - «professioni già marcatamente disciplinate da direttive comunitarie ad hoc», spiega Mantini - per i quali sembrano configurarsi forti deroghe. A partire dai criteri di accesso e tirocinio. E dall'esclusione dei legali dalle regole sulle società tra professionisti: apporto di capitale sino a un massimo del 20% (esonerate dal vincolo, anche le "Spa sanitarie" e le società di ingegneria) cui si affianca l'introduzione del modello cooperativo. Mentre le tariffe - tranne il ripristino dei minimi per i concorsi di progettazione dei "tecnici" - non dovrebbero trovare spiragli. Gli avvocati, dal canto loro, avevano chiesto il recupero dei minimi in parcella, almeno per le attività riservate. Ma la questione non pare tra le deroghe preannunciate da Mantini. In ogni caso, il valore del patto di quota lite - che non è messo in discussione - non sarà oltre il 20% del valore della causa.

Sull'opportunità di far confluire le nuove professioni riconosciute nelle Casse previdenziali private "affini" per categoria d'Albo scommette il relatore in commissione Attività produttive, Giuseppe Chicchi. Obiettivo, spiega, «non creare nuove Casse, presumibilmente precarie per numeri e patrimonio».

Ma su come sciogliere il nodo degli inevitabili accavallamenti di competenze tra Ordini esistenti e nuove professioni, Mantini si limita a dire che queste ultime dovranno avere «una corretta denominazione delle loro attività, oltre che, a regime, l'obbligo di una laurea triennale».

Punti che trovano il presidente dei tributaristi Lapet, Roberto Falcone, «assolutamente favorevole». Tuttavia, senza riserve di legge è difficile giustificare dinieghi. «Se fosse necessario - ha concluso Mantini - personalmente, non sono contrario a introdurne».

  • LE ALTRE INDICAZIONI - Procedura di consultazione per l'accorpamento fra famiglie affini. Per i «senza Albo» spazio anche nelle Casse

Le novità in arrivo

  • Esoneri mirati. Il nuovo disegno di legge di riordino prevederà una serie di deroghe per avvocati e medici. Ad esempio, su società e accesso.
  • Accorpamenti di Ordini. Decade la delega al Governo sulla norma che privilegia accorpamenti di Ordini per «famiglie omogenee». Saranno forniti criteri e codificata una procedura di condivisione con gli Albi interessati.
  • Previdenza per le associazioni. Confermata l'opportunità di far confluire le nuove professioni riconosciute nelle Casse previdenziali private "affini" per categoria d'Albo.

L'INIZIATIVA DEL CUP - Sono 19mila le firme raccolte nel Nord Italia. Un'organizzazione che ha stentato a decollare ma che - giurano i promotori - raccoglierà entro novembre «oltre le 50mila firme». Per ora, sono 19mila quelle raccolte dal Cup del Nord ltalia sulla proposta di legge di iniziativa popolare di riforma delle professioni da contrapporre al Ddl della maggioranza. «La raccolta - hanno spiegato il presidente del Cup Nord Italia, Giuseppe Capocchin e della Lombardia, Enrico Rossi, all'Ordine dei dottori commercialisti di Milano - è cominciata solo a settembre e il comitato opera su base volontaria».

Sullo stop alla raccolta, chiesta da Mantini in vista della presentazione del nuovo testo, il presidente del Cup, Raffaele Sirica, ha opposto un no deciso. «La nostra proposta - ha detto Sirica - vuole essere un pressing per la riforma. Troppe volte il legislatore ha disatteso le aspettative».

 

di Laura Cavestri
da Il Sole 24ore del 19.09.07


Direttiva Ue. Meno vincoli agli studi che sbarcano in Italia. Due formule: stabilimento e prestazioni temporanee. Atteso in settimana il parere delle commissioni sul Dlgs.

Questa settimana le Camere dovranno licenziare il parere sullo schema di decreto legislativo presentato dal Governo il 27 luglio scorso per recepire le regole comunitarie che disciplinano il riconoscimento delle qualifiche professionali (Direttiva 2005/36/Ce).

Le nuove disposizioni dettate da Bruxelles, come precisa la stessa relazione governativa al decreto, si presentano come una norma quadro volta a garantire il consolidamento e la semplificazione amministrativa delle direttive comunitarie in materia di mobilità professionale. La direttiva 2005/36/Ce, infatti, riunisce in sè le disposizioni relative al riconoscimento delle qualifiche per l'accesso alle «professioni regolamentate» dettate dai sistemi generali e quelle relative alle direttive settoriali. Rimangono escluse dal campo di applicazione alcune attività professionali, quali i trasporti, l'intermediazione e l'assicurazione, la revisione contabile, che restano disciplinate da specifiche norme comunitarie.

Il meccanismo di riconostimento della qualifica professionale consente al professionista comunitario, di accedere, nello Stato ospitante, alla stessa professione per la quale è qualificato nello Stato di origine e di esercitarla alle stesse condizioni dei professionisti dello Stato che lo ospita.

La direttiva disciplina, in collegamento con gli articoli 43 e 49 del Trattato, due modelli fondamentali di circolazione dei professionisti: lo stabilimento e la prestazione temporanea di servizi.

Nel primo modello, il professionista che abbia interesse a esercitare la professione in un Paese membro deve richiedere l'iscrizione nell'albo di questo Paese, acquisendone il relativo titolo professionale.

Il riconoscimento della qualifica professionale posseduta è operato dalla competente autorità di vigilanza sulla professione, in base all'esame delle richieste pervenute, previa consultazione dell'ordine professionale interessato e si fonda sul confronto fra i due modelli di formazione scolastico-universitaria previsti per l'accesso alla professione.
Il professionista, ai fini del riconoscimento, per colmare eventuali lacune riscontrate nella sua formazione, può essere sottoposto all'applicazione di «misure compensative», che consistono in un esame attitudinale o in un tirocinio di adattamento. Quest'ultimo, ai sensi della direttiva, potrà essere specificatamente escluso per le professioni in cui la conoscenza del diritto nazionale sia essenziale per l'esercizio dell'attività regolamentata. In aderenza a ciò, lo schema di decreto legislativo ha escluso il tirocinio di adattamento per le professioni di avvocato, dottore commercialista, ragioniere e revisore contabile.

La direttiva 2005/36/Ce introduce la possibilità di definire «piattaforme comuni» per facilitare l'applicazione delle misure compensative. La piattaforma consiste in un'analisi comparata delle qualifiche professionali di almeno 2/3 dei Paesi dell'Unione, e in ogni caso di tutti i Paesi che regolamentano la professione, al fine di evidenziare e acclarare le differenze esistenti nei percorsi formativi e individuare una serie di criteri che consentano di colmare le differenze esistenti e rendere automatico il meccanismo del riconoscimento.

La piattaforma, inoltre, potrà essere elaborata dalle organizzazioni rappresentative delle professioni e dovrà essere formalmente approvata dalla Commissione europea.

Il secondo modello, la «prestazione temporanea di servizi» che costituisce una delle novità della direttiva, consente di esercitare, per un periodo limitato, l'attività professionale in un Paese della Comunità, conservando il titolo del Paese d'origine, senza alcun riconoscimento e iscrizione nell'albo del Paese ospitante. Le modalità di esercizio dell'attività professionale sono, in questo modello, stabilite da ciascun Paese in cui viene resa la prestazione.

Per questa modalità di prestazione, la direttiva non prevede alcun limite temporale, nè fissa alcun parametro per la definizione di temporaneità, lasciando liberi i singoli Stati di prevedere apposite discipline in sede di recepimento. Il quadro delineato subisce notevoli modifiche allorchè si prendono in considerazione le problematiche connesse agli spostamenti, in ambito europeo, di soggetti che svolgono professioni non regolamentate.

Nel caso in cui una o più attività professionali risultino regolamentate nel Paese ospitante, ma non nel Paese di origine del professionista, la direttiva prevede un meccanismo di riconoscimento "per equivalenza" sulla base della esperienza professionale maturata nel Paese di provenienza, richiedendo almeno due anni di svolgimento di attività professionale negli ultimi dieci, con possibilità di applicare eventuali misure compensative.

  • ACCESSO REGOLAMENTATO - Le disposizioni di semplificazione non valgono in alcuni settori come trasporti, assicurazioni e revisione contabile

I punti cardine

  • Ambito soggettivo. Si applica ai cittadini comunitari in possesso di una qualifica professionale per l'esercizio di una professione regolamentata in un altro Stato membro dell'Ue.
  • Ambito oggettivo. Si applica per l'esercizio, sia in forma subordinata che autonoma, nel Paese ospitante, di una professione regolamentata.
  • Professione regolamentata. Si tratta di attività professionali, l'accesso alle quali e il cui esercizio sono subordinati direttamente o indirettamente, in forza di leggi o regolamenti, al possesso di determinate qualifiche professionali.

Le due vie  - PROFESSIONISTA MIGRANTE IN REGIME

  • A) Stabilimento
    - Verifica requisiti per applicazione meccanismo comunitario (processo qualifiche / livello / formazione / requisiti soggettivi)
    - Valutazione curriculum e determinazione misure compensative sentito l'ordine professionale interessato
    - Sostenimento prova/tirocinio compensativo
    - Iscrizione albo locale e applicazione piena delle regole locali
    - Vigilanza/potere disciplinare Paese origine e nuovo stabilimento
  • B) Prestazione temporanea
    - Non necessarie procedure di riconoscimento
    - No iscrizioni/vigilanza/disciplinare

di Francesca Maione, Centro studi Consiglio nazionale dottori commercialisti
da Il Sole 24ore del 17.09.07


Molti aspetti discordanti nella bozza. Qualifiche extraUe, serve un confronto

Lo schema di decreto legislativo attuativo della direttiva 2005/36/Ce induce, anche in vista dei pareri delle Commissioni parlamentari, a esprimere alcune considerazioni sul recepimento delle regole Ue.

Con non poca preoccupazione, si prende atto del fatto che l'articolo 4 (al Comma 1, lettera a) prevede una definizione di professione regolamentata difforme da quella contenuta nella direttiva. Infatti, mentre. quest'ultima subordina l'esercizio delle professioni regolamentate al solo possesso di specifiche qualifiche professionali, il testo approvato dal Governo ammette che l'esercizio delle attività regolamentate possa essere consentito anche a coloro che siano in possesso di accertate specifiche professionali. Ben si comprende come l'ambiguità della definizione fornita possa generare incertezza in merito all'applicabilità della disciplina comunitaria a determinate categorie di prestatori.

Al fine di dare concretezza ai principi comunitari della libera prestazione di servizi e di favorire la mobilità dei professionisti all'interno dell'Unione la direttiva disciplina l'ipotesi di prestazione temporanea di servizi. La disciplina di questo istituto appare purtroppo fortemente lacunosa, mancando l'individuazione dei criteri per la deterrninazione del carattere temporaneo della prestazione. È necessario che le competenti autorità, e in particolare il ministero della Giustizia, avviino un confronto con le rappresentanze delle singole professioni regolamentate, interessate dalla direttiva, per definire con ragionevolezza i criteri della temporaneità in relazione alle specificità di ogni professione.

Occorre considerare che la professione oggi è esercitata in un contesto non solo europeo, ma anche internazionale e che conseguentemente non si pone solo il problema del riconoscimento delle qualifiche professionali conseguite in Europa dai cittadini comunitari. In considerazione di ciò, il nostro Paese nel 1998, con il Testo unico sull'immigrazione, aveva già esteso la disciplina comunitaria ai professionisti di Paesi terzi. È allora opportuno, da un lato, che il Dlgs in arrivo assicuri il necessario raccordo con la normativa prevista nel Tu sull'immigrazione; dall'altro, che chiarisca se il regime della prestazione temporanea possa essere esteso anche ai professionisti extracomunitari, in considerazione dei delicati problemi di vigilanza che verrebbero a prodursi.

Inoltre, per la professione giuridico-contabile, il nuovo scenario normativo, delineato dalla direttiva 36, va integrato con quanto previsto dalla direttiva sulla revisione (2006/43/Ce), e da quella sui servizi nel mercato interno (2006/123/Ce). Le tre direttive presentano diversi punti di collegamento, rinvii incrociati, regole di coordinamento, prevalenze, esclusioni, definizioni, obblighi, divieti e istituti simili, ma non sempre pienamente corrispondenti.

Infine, è inevitabile il richiamo alla disciplina proposta nel decreto per le «piattaforme comuni», altra interessante innovazione proposta dalla direttiva. Nel recepimento della relativa disciplina è doveroso attenersi agli scopi della stessa, evitando di introdurre norme volte a realizzare obiettivi estranei, non solo alla direttiva, ma anche alla legge comunitaria 2005 con la quale è stata conferita al Governo la delega per il recepimento. L'oggetto della direttiva, infatti, è costituito dalle sole professioni regolamentate e dalle modalità di riconoscimento delle qualifiche professionali conseguite in uno stato comunitario, al fine di accedere ed esercitare la professione regolamentata in un altro Stato della comunità, in regime di stabilimento o prestazione temporanea di servizi. Rimangono escluse, pertanto, dall'ambito di applicazione della direttiva tutte quelle attività professionali per le quali gli ordinanienti giuridici nazionali non fissano alcuna specifica regolamentazione e, conseguentemente, i soggetti estranei alle funzioni di regolamentazione e vigilanza sulla professione. Non è quindi nella disciplina delle «Piattaforme comuni» che potrà realizzarsi il surrettizio riconoscimento delle associazioni professionali.

Le tappe del 2007

  • 27 luglio - Ok del Governo. Il Governo approva la bozza di decreto legislativo di recepimento della direttiva.
  • 2 agosto - Nullaosta. Dopo verifica della relazione tecnica da parte della Ragioneria generale dello Stato; trasmissione alla presidenza del Senato dello schema di Dlgs.
  • 22 agosto - Le commissioni. Assegnazione dello schema alle commissioni parlamentari, per il rilascio del previsto parere, in sede consultiva o in sede di osservazioni.
  • 21 settembre - Il parere. Scade il termine per l'espressione del parere da parte delle commissioni parlamentari.

 

di Fabrizio Franchi, Segretario Consiglio nazionale dottori commercialisti
da Il Sole 24ore del 17.09.07


RIFORMA DELLE PROFESSIONI - La tentazione delle Casse

Saranno le Casse il tassello decisivo per lanciare la riforma delle professioni? Oppure diverranno il punto su cui l'ormai ventennale dibattito finirà per naufragare? È questo il dilemma che accompagna la proposta di Pier Luigi Mantini, relatore alla Camerà del disegno di legge sulla riforma delle professioni. Perchè non consentire - ha detto Mantini - anche a categorie senz'Albo di accedere alle Casse, oggi riservate ai professionisti dotati di Ordini e Collegi? L'idea ha una sua coerenza. E un suo fascino. Perchè per il tramite - sensibile - dei versamenti previdenziali si otterrebbe un primo avvicinamento tra categorie affini, benchè divise dal riconoscimento ufficiale. Peraltro - e qui il fascino della proposta viene un po' meno - proprio i cattivi rapporti di vicinato tra i due mondi dei «lavoratori della conoscenza» sono uno dei motivi per cui la riforma delle professioni sta intatta nell'agenda parlamentare dagli anni 80. La proposta, in effetti, inserisce un elemento di convenienza economica all'interno di un dibattito per lo più avvinghiato ai principi. Accostamento coraggioso. Forse troppo.

 

pag. 14
da Il Sole 24ore del 15.09.07


Professionisti & previdenza. Casse allargate, primi consensi. Gradimento di avvocati e ragionieri - Contrari i dottori commercialisti. Parte il confronto sulla possibilità di un'apertura degli enti ai soggetti « senza Albo».

MILANO - Presa con cautela, l'idea non dispiace affatto. La possibilità - anticipata ieri dal relatore alla Camera sulla riforma delle professioni Pier Luigi Mantini (Ulivo) - di inserire nel testo il principio, per le Casse, di poter "assorbire" categorie di professionisti affini e "Senz'Albo" ma riconosciuti in associazioni trova una generale disponibilità tra gli Enti previdenziali. Anche perchè per le Casse, strette tra la revisione dei bilanci tecnici e la necessità di una più lunga stabilità delle gestioni, l'allargamento potenziale della platea può offrire più di una possibilità di rafforzamento.

«Sono, di principio, favorevole - ha spiegato il presidente dell'Adepp, Maurizio De Tilla - a che le Casse possano costituire un "aggancio" per le professioni riconosciute. Purchè queste non rappresentino sovrapposizioni di competenze con i profili ordinistici già esistenti. Del resto, è plausibile che nel momento in cui si riconoscono, per legge, nuove professioni, si delinei per loro una prospettiva previdenziale che può, da un lato, essere più "attraente" per queste categorie, dall'altro rafforzare il peso specifico e l'autonomia degli Enti stessi».

«Non ne sapevo nulla ma è un'idea interessante» gli fa eco Paolo Saltarelli, presidente della Cassa ragionieri, impegnata da mesi in un difficile "stop and go" con i dottori commercialisti che pare sempre più lontano. «Qualsiasi operatore riconosciuto ha diritto a un percorso previdenziale definito e non ci dispiacerebbe avviare un confronto con professioni omologhe. Rafforzerebbero le gestioni previdenziali e sinergie positive per "spalmare", ad esempio, i costi fissi su una platea più ampia».

Una decisiva frenata giunge invece da Antonio Pastore, presidente della Cassa dottori commercialisti secondo cui «di fatto, la tutela previdenziale diventerebbe una surretizia investitura in Albo di profili professionali che svolgono attività in sovrapposizione con quelle dei commercialisti. Respingo un'apertura sia nei confronti dei tributaristi che dei revisori contabili».

Estremamente cauta Paola Muratorio (Inarcassa): «Siamo in attesa di capire i termini concreti della proposta. Ma su questioni così delicate serve un'autentica concertazione tra il governo e le Casse».

Accoglie invece la proposta con favore il neoeletto presidente della Cassa forense, Paolo Rosa (si veda l'articolo a fianco) secondo cui «il futuro della previdenza privata è quello di un nucleo ristretto ma forte, con accorpamenti sinergici per settori affini, in grado di assicurare gestioni e patrimoni sul lungo periodo». La proposta di Mantini trova l'Eppi (periti industriali) «completamente d'accordo a tal punto che il principio è stato recepito nello Statuto dell'Ente. Ad essere precisi, è già contenuto nella delega previdenziale varata nella passata legislatura (legge 243/2004)». Oltre che, conclude Florio Bendinelli, «un atto di civiltà giuridica».

Sul fronte opposto degli interlocutori, plaudono alla proposta anche i tributaristi della Lapet che da circa due anni stanno «lavorando al progetto di costituzione della Cassa di previdenza comune tra tributaristi e revisori contabili». Ipotesi, conferma Roberto Falcone, già presente nella legge 243/2004, cui si aggiunge giustamente il requisito della laurea triennale per i futuri professionisti».

E Michele Vietti (Udc) conferma che «nulla vieta alle Casse di stabilire rapporti con professioni "paraordinistiche". Una strada che non può però essere imposta. Ma per far questo servono, nella riforma, paletti chiari, oggettivi e preventivi nel riconoscimento delle associazioni, una riduzione drastica delle deleghe e lo stop ai blitz contro singole professioni e relative competenze».

  • LE POSIZIONI - Inarcassa chiede più concertazione con il Governo. Favorevoli periti industriali e tributaristi della Lapet.

L'opportunità

  • La proposta. Il nuovo Ddl (Mantini-Mastella) sarà presentanto alla Camera nelle prossime settimane. Il relatore propone l'inserimento di una norma di principio che consenta a ciascuna Cassa di assorbire la gestione previdenziale delle professioni che saranno riconosciute dalla riforma.
  • La delega Maroni. L'articolo 1, comma 36 della legge 243/2004 (la delega previdenziale varata dal ministro Roberto Maroni) già prevede che «gli enti di diritto privato, di cui ai Dlgs 509/94 e 103/96, possono accorparsi fra loro, nonchè includere altre categorie professionali similari di nuova istituzione che dovessero risultare prive di una protezione previdenziale pensionistica, alle medesime condizioni di cui all'articolo 7 del Dlgs 103/1996.

 

di Laura Cavestri
da Il Sole 24ore del 15.09.07


Riforma delle professioni. Casse, spiraglio per l'ingresso dei «senza Albo».

MILANO - Dare alle categorie senz'Albo, riconosciute dalla riforma delle libere professioni, la facoltà di iscriversi alle Casse di previdenza delle gestioni ordinistiche "affini". Come dire, i tributaristi potrebbero trovare spazio nell'ente dei dottori commercialisti o dei ragionieri; gli informatici trovare asilo - almeno sul fronte previdenziale - tra gli ingegneri.

Su questo punto specifico - che potrebbe trovare una sua formulazione all'interno del nuovo disegno di legge di riforma del sistema professionale - è in corso una ricognizione informale tra il relatore alla Camera, Pier Luigi Mantini, e i vertici delle Casse di previdenza professionali. Lo ha spiegato lo stesso Mantini, a margine del Congresso nazionale degli ingegneri, che si chiude oggi ad Agrigento. «Per ora - ha sottolineato Mantini - si tratta di una ricognizione, un approfondimento svolto da incontri informali con i presidenti degli enti previdenziali per saggiare la loro opinione, che per ora è una disponibilità di massima a discutere nel merito». Obiettivo dell'operazione? Secondo Mantini, significherebbe «da un lato rafforzare l'autonomia degli enti evitando il proliferare di nuove Casse inevitabilmente vulnerabili. Dall'altro, consentirebbe a quelle esistenti di ampliare la platea degli iscritti», per i quali il sistema di calcolo delle prestazioni sarebbe, come per le gestioni nate dal Dlgs 103/96, a contributivo.

Dal canto loro, diversi Enti, che per ora non si espongono si dicono «disponibili a valutare l'Opzione». Altro punto che, secondo Mantini, ha rallentato la presentazione della nuova proposta alle commissioni congiunte Giustizia-Attività produttive, è il requisito della laurea triennale per le nuove professioni riconosciute «a regime - spiega ancora Mantini - ovvero al termine di un congruo periodo transitorio».

Ma ad Agrigento, ieri, oltre alla riforma si è, parlato a lungo anche di sicurezza degli edifici e di qualità della costruzione e degli impianti. Sono «20mila le scuole italiane a più elevata pericolosità sismica, costruite prima del 1980 in zone classificate ad elevato rischio». Un edificio su quattro. È quanto è emerso da una ricerca sul rischio sismico degli edifici scolastici presentata da Gian Michele Calvi, presidente di Eucentre, il Centro europeo di formazione e ricerca in ingegneria sismica di Pavia. «Servono risorse - ha detto il presidente degli ingegneri, Paolo Stefanelli - ma anche qualità dei progetti e il ripristino dei minimi tariffari per i progetti di opere pubbliche». Punto su cui Mantini ha confermato il ripristino - nel progetto di riforma che sarà presentato alla Camera per fine mese - dei livelli minimi per progettazione e gare di opere pubbliche, soprattutto quando contengono piani di sicurezza: «come esiste il divieto di offerta anomala, non si possono ammettere progetti i cui importi non coprono i costi».

Infine, Mantini ha rivolto un invito all'opposizione in Parlamento perchè, «come ci fu collaborazione, nella passata legislatura, sul testo di riforma delle professioni firmato dall'allora sottosegretario Udc Vietti, così oggi il centro-destra è chiamato a collaborare, e non a ostacolare,la riforma». Ma la proposta non sembra piegare le diffidenze di Maria Grazia Siliquini (responsabile del settore per An): «Assicuro la massima vigilanza poichè temo di ritrovarmi di fronte all'ennesima proposta sbagliata nel metodo (il ricorso alle deleghe) e nel merito, con una impostazione normativa lesiva della dignità degli Ordini professionali, ad esclusivo vantaggio di numerosissime associazioni che pretendono un riconoscimento generalizzato».

  • CONTATTI INFORMALI - Mantini: sono in corso approfondimenti sull'apertura con i vertici degli enti previdenziali
  • MINIMI PER GLI APPALTI - Confermato anche il ripristino dei tariffari per le gare pubbliche e i concorsi di progettazione a salvaguardia della qualità

 

di Laura Cavestri
da Il Sole 24ore del 14.09.07

 

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data pubblicazione: domenica 30 settembre 2007
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Architettura sul web Mantini presenta la «base» della riforma