«Il grattacielo non deturperà Torino»

Renzo Piano - rassegna stampa

RENZO PIANO - «Il grattacielo non deturperà Torino»

TORINO — Sarà alto 180 metri, 14 in più della Mole Antonelliana, fino ad oggi, oltre che il simbolo, l'edificio più alto della città. Ma il grattacielo progettato da Renzo Piano per Intesa Sanpaolo, che fa litigare la maggioranza di Sergio Chiamparino e vede come oppositori la sinistra radicale, gli ambientalisti e la Lega, non sarà «un monolite che deturpa il panorama». È stato lo stesso Piano, vincitore contro i progetti di Hiroshi Hara, Carlos Lamela, Dominique Perrault e Daniel Liebeskind, a chiarirlo ieri con una lettera al sindaco. «La cartolina distribuita da chi si oppone (con lo slogan "non grattiamo il cielo di Torino", ndr) è ingannevole - ha scritto l'architetto - e fa apparire la torre come due volte più alta e più grande di ciò che sarà in realtà. Inoltre, il suo volume non sarà pieno ma movimentato e sfaccettato».

E per mostrare le caratteristiche del progetto, ora in mostra a Palazzo Madama, Piano ha mandato al sindaco disegni e schizzi, mentre si attende che in Consiglio comunale arrivi la variante al piano regolatore necessaria a realizzare la nuova costruzione nel cuore della città. La superficie del grattacielo sarà di 50mila metri quadrati, mentre il costo 350 milioni di euro.

 

di Vera Schiavazzi
dal Corriere della sera del 01.11.07


"Caro Sergio, ecco come si vedrà il grattacielo". Piano scrive a Chiamparino e invia 4 elaborazioni: "La cartolina del comitato del no è un falso: la torre non deturperà lo skyline". Quattro elaborazioni grafiche e alcuni schizzi dell'architetto per ribadire che il grattacielo non deturperà il paesaggio. Piano scrive al sindaco "Ecco la verità sulla torre". "La cartolina del comitato del no è un falso". Nuovo documento dal gruppo di oppositori: "Neanche noi vogliamo uno scontro ideologico". I dubbi della Cerutti.

Il grattacielo "che ho progettato per Intesa San Paolo non deturperà Torino, le elaborazioni che hanno presentato gli oppositori sono un falso". L'architetto Renzo Piano ha scritto una lettera al sindaco Chiamparino allegando anche quattro schizzi (www. torino. repubblica.it). Il Comitato del no, a sua volta, ha elaborato un lungo documento in cui si spiega che lo scontro non è ideologico ma riguarda la sostenibilità del progetto della torre.

"Caro Sergio, mi dispiace molto che gli oppositori del nostro progetto abbiano presentato una documentazione ingannevole. La cartolina è un falso, la torre appare due volte più alta e due volte più grande». Inizia così la lettera scritta da Renzo Piano al sindaco Chiamparino, in cui il progettista si dice amareggiato per le polemiche avviate in città e ribadisce che il suo grattacielo non rovinerà lo skyline di Torino. Non si tratta, ovviamente, di un volume pieno - continua - come è stato invece rappresentato dagli oppositori». Piano allega alcuni documenti, tra questi una planimetria con le posizioni della Mole, della torre Intesa San Paolo e dell'edificio adiacente, la vista della torre dal Monte dei Cappuccini e alcuni schizzi, in cui il confronto tra la Mole e il grattacielo avviene alla distanza reale di 2,4 chilometri. E promette al più presto documenti più precisi.

Ma non finisce qui la polemica sul grattacielo previsto vicino alla nuova Porta Susa, più di 200 metri di altezza per 350 milioni di spesa investiti dal gruppo Intesa San Paolo, avviata dopo la presentazione venerdì scorso del progetto nell´ambito della mostra in corso a Palazzo Madama, che presenta anche i modelli degli altri grattacieli in concorso.

Polemica fattasi rovente dopo la pubblicazione su "Repubblica" della cartolina elaborata dal comitato "Non grattiamo il cielo di Torino", che confrontava appunto Mole e Torre Intesa. E che oppone nettamente due fronti e che ha visto tra i contrari firme eccellenti, dall'architetto Paolo Pejrone, al docente di Progettazione al Politecnico di Milano Piero Derossi, al meteorologo Luca Mercalli, all'ex sindaco Diego Novelli.

Paolo Hutter, tra i coordinatori del comitato per il no, ha elaborato una nuova cartolina e con un gruppo di altri aderenti - dai docenti Giorgio Faraggiana e Guido Mantovani, all'ambientalista Emilio Soave - ha elaborato un documento. Concordano, i sottoscrittori, che la discussione non debba essere ideologica, ma ribadiscono le convinzioni già più volte esposte: «La domanda a cui si vuole rispondere è se la città ha bisogno di un grattacielo di circa 200 metri per concentrare 50mila mq di uffici per 3mila impiegati» si legge. E ancora, riferendosi a un'area assai disuguale sul piano architettonica, quella appunto della Spina, si afferma che «avrebbe senso avviare una paziente opera di ricucitura, con attenzione agli spazi verdi, di relazione, ai percorsi pedonali e ai servizi, piuttosto che concentrare in un solo luogo funzioni e spazi».

Polemiche arrivano anche dal consiglio comunale. Ieri la capogruppo di Sinistra democratica Monica Cerutti si è chiesta se la costruzione del grattacielo, su cui è critico anche uno dei padri del Piano regolatore, Vittorio Gregotti, sia necessaria alla città: «I bozzetti di Renzo Piano non spostano al questione - afferma. - Resta la questione dell'impatto complessivo, non solo paesaggistico, senza essere a priori contrari ai grattacieli in modo ideologico». Luca Cassano, capogruppo di Rifondazione comunista: «Noi non siamo spaventati e non siamo nemmeno per le guerre di religione. Per noi il grattacielo non è il male assoluto come non è il bene assoluto. A Milano non sarebbe un problema costruire un grattacielo in più, mentre a Torino si tratta di una rivoluzione epocale. Ma al momento non abbiamo avuto risposte chiare. Ad esempio vogliamo avere certezze occupazionali del gruppo».

Andrea Giorgis, capogruppo dell'Ulivo, cerca di buttare acqua sul fuoco: «Gli schizzi di Piano servono a fare chiarezza e contribuiscono ad aprire un dibattito serio. In questo senso non dimentichiamoci che il grattacielo non sarà una struttura del tutto privata. L'ultimo piano, quello dal quale si potrà ammirare Torino, dotato di ristorante e giardino, sarà accessibile da tutti i cittadini. Questo dovrebbe contribuire a far percepire il grattacielo come un'opera della città e non solo di un privato. Un luogo pubblico». Si attendono le nuove puntate di un dibattito che per ora non accenna a placarsi.

 

di Marina Paglieri
da La Repubblica del 01.11.07


I nemici del grattacielo puntano alla Sala Rossa. Gli ambientalisti vogliono dar vita a una lobby che in Consiglio rallenti il sì alla variante. Il sindaco: evitiamo un bis di piazza San Carlo. Chiamparino conferma comunque la disponibilità a discutere del progetto "in modo approfondito e non ideologico".

Il giorno dopo la presentazione, non si spegne la discussione attorno al grattacielo della superbanca mentre la mostra allestita a Palazzo Madama raccoglie un «discreto successo». «Non vogliamo stravolgere niente - ha detto il presidente del Consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo, Enrico Salza - questo è un regalo alla città, se ci saranno stimoli intelligenti li raccoglieremo». E l'architetto Renzo Piano ha spiegato: «Non è una torre aggressiva o arrogante. Avrà molta leggerezza e ai suoi piedi un parco».

Ma non tutti sono d'accordo. Il gruppo di ecologisti che, guidato dall'ex assessore all'ambiente Paolo Hutter, si oppone al progetto sfidando i vertici della superbanca con lo slogan «non grattiamo il cielo di Torino», sta lavorando per dare vita a una lobby in Sala Rossa. L'obiettivo sarebbe quello di rallentare l'approvazione della variante al piano regolatore, presentata giovedì scorso dall'assessore all'Urbanistica Mario Viano e indispensabile per dare il via ai lavori che, negli intenti di Salza, dovrebbe essere pronto per il 2011, quando si festeggeranno i 150 anni dall'Unità d'Italia. Tutto questo sebbene il sindaco Sergio Chiamparino durante l'inaugurazione della mostra "Un grattacielo per la Spina. Torino 6 progetti su una centralità urban" - si è detto «aperto a ogni discussione, purché non sia ideologica, ma seria e approfondita». E ieri ha aggiunto: «Evitiamo però di replicare il tira e molla di piazza San Carlo», un chiaro riferimento alla battaglia condotta dallo stesso Hutter contro le griglie del parcheggio sotterraneo e persa nei vari ricorsi.

Hutter e gli altri 32 firmatari del manifesto "Non grattiamo il cielo di Torino" - tra i nomi spiccano quelli dell'ex sindaco Diego Novelli, Paolo Pejrone, Franco Berlanda, Luca Mercalli, Giampaolo Zancan e Luigi Malaroda - si chiedono se «siano necessarie così ingenti nuove cubature», «quali siano i bilanci energetici e di sostenibilità di tali costruzioni» e se «sia necessario un investimento immobiliare di quella portata». Anche i lettori di Repubblica si dividono: dopo un giorno di sondaggio telematico, prevalgono i favorevoli alla costruzione (55%), ma il partito dei contrari è una minoranza dei grandi numeri (44%). 

 

di Emilio Vettori
da La Repubblica del 28.10.07


L'intervista - Piano: "Torino non abbia paura". L'architetto non è stupito dalle polemiche: "Accade in tutto il mondo e spesso è un bene". Piano: "Sono pronto a discutere ma Torino non deve avere paura". In questi casi si teme di perdere le nostre radici. A volte succede davvero, in altri la modernità diventa arricchimento. Come la Mole, ad esempio.

Discutere sì, ma senza pregiudizi. Renzo Piano risponde così a chi critica il suo progetto di grattacielo: «Se si produce una cartolina con un edificio che non è il mio, non si comincia bene il confronto. Spesso invece le discussioni aperte, non guidate dalla paura del nuovo, sono quelle che servono a migliorare i progetti». Per l'architetto «il grattacielo di Torino dovrà essere poco aggressivo e dovrà saper dialogare con la città».

  • Quando Paolo Hutter gli consegna la cartolina della Torino che verrà con il suo grattacielo che sovrasta la Mole, Renzo Piano sbotta: «Sono sempre disponibile a discutere. Ma non si possono proporre i falsi. Quello che avete disegnato di fianco alla Mole non è il mio progetto».
  • Architetto Piano, è stupito della nascita del movimento "No grattacielo"? «Stupito direi di no. Succede in tutto il mondo. Ogni volta che nasce un progetto si aprono discussioni di questo genere».
  • Tutto il mondo è paese. Ma come si concludono questi scontri? «Sovente accade che la discussione finisca per migliorare il progetto. A Londra abbiamo discusso con il sindaco e con gli abitanti prima di realizzare la torre alta trecento metri che si sta costruendo sulla riva del Tamigi. È stato un confronto molto interessante».
  • La critica principale di chi si oppone è che il grattacielo modificherebbe in modo significativo il paesaggio della città. Come risponde? «Rispondo che è vero. Che ci sono segni destinati a cambiare il paesaggio. E i grattacieli, o le torri come è più giusto chiamarle, hanno certamente questa caratteristica. Dobbiamo fare questa discussione utilizzando come molla la paura senza però farci soggiogare dalla paura».
  • In che senso? «Nel senso che la paura può essere di stimolo a riflettere. Ma non può essere il criterio con cui valutare le proposte».
  • Qual è la paura di Torino? «Anche qui non accade nulla di nuovo. In questi casi scatta sempre la paura di perdere le nostre radici, i segni del passato, come se il nuovo cancellasse l'antico. In certi casi può accadere e questo è certamente negativo. Ma non accade sempre. Ci sono situazioni in cui invece la modernità diventa un arricchimento. Quando venne costruita, la Mole era certamente un elemento di modernità che rompeva il paesaggio esistente. Ma oggi nessuno vorrebbe toglierla dalle cartoline di Torino».
  • Il grattacielo è un segno aggressivo nel panorama urbanistico di una città che ne ha relativamente pochi? «Un grattacielo può essere aggressivo ma può anche non esserlo. Abbiamo cercato con il nostro progetto di evitare l'aggressività, di costruire un edificio che sia in grado di dialogare con la città, di essere vissuto dagli abitanti. Il fatto di prevedere spazi pubblici sulla cima aiuta a non considerarlo un corpo estraneo caduto in mezzo al tessuto urbano. Abbiamo cercato di realizzare un segno leggero, che volasse sopra il tessuto urbano senza imporsi in modo autoritario».
  • Venticinque anni fa lei vinse il progetto per ristrutturare il Lingotto. La discussione di allora fu l'inizio del dibattito pubblico sulla trasformazione di Torino. Accadrà lo stesso con la mostra sui progetti per il nuovo grattacielo? «In venticinque anni Torino è cambiata molto. E non credo che la discussione di oggi potrà avere le stesse caratteristiche di allora. In fondo stiamo discutendo di un edificio, per quanto significativo. Il futuro, non solo urbanistico, di Torino dipende da altri fattori. Dipende, ad esempio, dall'entusiasmo con cui si pensa al futuro della città. In questo senso l'incontro che ho avuto con gli studenti del Politecnico mi ha fatto ben sperare. La loro curiosità è un segnale molto importante». 

 

di Paolo Griseri
da La Repubblica del 27.10.07


Ecco il grattacielo che divide. Per realizzare la torre di Intesa-SanPaolo su spina 2 serve una variante al prg: l'iter è appena cominciato. Salza: "Un regalo alla città". Passera: "E' un pezzo della fusione". Il sindaco ai contestatori: "Serve una discussione seria, non facciamo ancora una volta una questione di semplice ideologia".

«Noi crediamo nel futuro, non siamo tra quelli che rimpiangono il passato. Il grattacielo è un regalo alla città, se ci saranno stimoli intelligenti li raccoglieremo, non vogliamo stravolgere niente». Il presidente del Consiglio di gestione di Intesa-Sanpaolo, Enrico Salza, non si sottrae alla polemica con il comitato «Non grattiamo il cielo di Torino», guidato dall'ex assessore verde Paolo Hutter. Salza difende il progetto seguito da Renzo Piano perché, «tutte le modifiche apportate ai disegni iniziali sono funzionali alla città, si tratta di spazi dove si svolgeranno attività per il pubblico». Anche l'amministratore delegato del gruppo, Corrado Passera, che si è trovato il progetto già confezionato prima del matrimonio, non ha dubbi. «È un intervento molto bello in linea con lo spirito della città - spiega l'ad - non sono solo uffici. E' un pezzo importante della fusione. Ci sarà la terrazza, l'asilo e l'auditorium che servirà come aula di formazione per tutti i dipendenti dell´istituto. Li porteremo a Torino dal resto dell'Italia».

Ma come sarà il grattacielo, scelto con una gara che all'inizio ha coinvolto 57 tra i più importanti studi di architettura del mondo? Sarà un parallelepipedo di acciaio e vetro all'apparenza leggero e con un'altezza che oscillerà intorno ai 200 metri, sicuramente più alto della Mole Antonelliana, che arriva a 167 metri. Dai disegni firmati da Piano la struttura potrebbe arrivare fino a 218 metri, con annesse le antenne. Nascerà sulla cosiddetta Spina 2, tra via Cavalli, corso Inghilterra e corso Vittorio Emanuele, dove si trovava il vecchio terminal dei bus, accanto al nuovo palazzo della Provincia. Ospiterà fino a 3 mila dipendenti, trasferiti da altri sedi di via Lugaro e corso Novara. All'ultimo piano un terrazza panoramica, con annesso giardino, un ristorante e un salone che dovrebbe raccogliere le opere d'arte di Intesa-Sanpaolo. Il tutto collegato con il piano terra grazie a due ascensori indipendenti. In mezzo gli uffici, che dovrebbero occupare circa 120 metri. Al piano terra un auditorium, una sala da 400 posti. «Una risorsa in più per la città - spiega Salza - la offriremo gratuitamente per gli eventi». Tutto attorno i giardini, quelli davanti al Palagiustizia, con cui il grattacielo di Piano dovrebbe integrarsi.
Un intervento importante per il gruppo bancario. Il costo dell'opera oscilla tra i 350 e i 400 milioni di euro, in media 3.600 euro al metro quadro, «una spesa contenuta rispetto alla media per realizzazioni di questo genere», tiene a sottolineare Salza.

Sui tempi il presidente del Consiglio di gestione non ha dubbi: «I lavori partiranno tra marzo e aprile del prossimo anno e contiamo di terminare il tutto entro la fine del 2010 per inaugurarlo nell'anno delle celebrazioni dei 150 anni dell'Unità d'Italia». Il problema è che manca ancora la variante al piano regolatore, documento che è stato presentato dall'assessore all'Urbanistica, Mario Viano, giovedì per l'iter di approvazione in Sala Rossa. La discussione è aperta e molti consiglieri, non solo dell´area della sinistra radicale, sono perplessi rispetto all´impatto. Ma la variante al piano regolatore dovrà essere varata nel giro di pochi mesi. «Evitiamo però le discussioni ideologiche - spiega il sindaco Sergio Chiamparino, riferendosi sia al comitato capeggiato da Hutter sia alla sua maggioranza - si possono apportare modifiche, ma il grattacielo deve essere un segno di crescita per Torino. Credo che il fascino urbanistico della città non sia rappresentato solo dalla staticità, ma appunto dai segni che ogni epoca si lasciano. Segni di crescita e non di rottura». 

 

di Diego Longhin
da La Repubblica del 27.10.07


Il dibattito - Molti favorevoli, ma altrettanti contrari. Il dibattito certamente appassiona. Amore e odio all'ombra della Mole dal sì di Elkann al niet di Salizzoni 
Pagella: "Anche Juvarra trovò oppositori". Roda: "E' altissimo, e allora? Berry: "Un'opera in perfetto stile milanese".

Renzo Piano per la torre del San Paolo: o lo ami o lo odi. E il nome, più che il progetto in sé, sembra essere determinate per lo schieramento. Nel mondo dell'architettura e dell'arte torinese il sì al grattacielo è quasi un plebiscito. Alain Elkann dice: «Ho moltissima stima e amicizia per Renzo Piano e una città che ha un grattacielo che porta la sua firma si arricchisce di certo. Penso a quello che è stato il Beaubourg a Parigi quello che sta facendo Piano a New York e a Tokyo». Enrica Pagella, direttrice di Palazzo Madama sostiene il progetto di Piano anche perché sarà una torre aperta alla città. «È un grattacielo in cui si potrà entrare e vivere», dice. Come lei Giovanna Cattaneo, Fondazione Torino Musei: «Apprezzo l'attenzione verso il pubblico». Sul fatto che il progetto faccia discutere: «Anche l'intervento di Juvarra a Palazzo Madama fece discutere», racconta. Eleni Vassilika, direttrice Fondazione Museo Egizio, racconta che suo padre ha progettato lo skyline di Chicago e che per questo le è difficile pensare male della nascita di un grattacielo. Le voci a favore del grattacielo di Piano provengono dalle aree più diverse. Maria Luisa Coppa (Ascom): «Non posso che essere favorevole a una costruzione che sorge sulla città e che dà lavoro alle imprese - dice - il grattacielo è il simbolo della riaffermazione di un grande gruppo». Fa sorridere, la preoccupazione che il primato dell'edificio più alto possa mettere in secondo piano la Mole. Gabry Ponte degli Eiffel 65 dice: «Mi sembra un stupidaggine dire non costruiamo una torre perché potrebbe togliere il primato alla Mole. In fondo prima del Colosseo ci deve pur essere stato un monumento simbolico di Roma».

Anche nel mondo accademico sono tutti d'accordo. Evviva il grattacielo! dice Elsa Fornero. E Sergio Roda, prorettore dell'Università: «A me l'idea del grattacielo va benissimo. Se poi sarà più alta della Mole, pazienza, ce ne faremo una ragione». Angelo D'Orsi, docente di Storia: «Perché no? Ogni epoca lascia le sue tracce. È naturale, e perfino giusto. Basta non abbia costi - finanziari o ambientali - per la collettività».

Ciononostante una certa parte della città ha dato il via alla sua guerra contro il progetto. In testa un comitato misto di ambientalisti che si è intitolato «Non grattiamo il cielo di Torino». Tra le preoccupazioni degli aderenti, l'impatto ambientale e sul paesaggio. «Anche a me non piace l'immagine di Torino con quel solo grattacielo che si staglia sul fondo - dice Laura Curino - il progetto in sé è bello ma lo vedrei meglio in un'altra città». Nanni Tosco della Cisl: «Mi sembra una corsa a chi costruisce il grattacielo più alto - dice - non vorrei che si sopravvalutasse il valore simbolico del contenitore piuttosto che le potenzialità dell'insediamento». E il comitato dei no viaggia trasversalmente negli ambiti più diversi della popolazione torinese: il professore Mauro Salizzoni lo definisce obbrobrioso. «Ho visto il progetto e lo trovo davvero brutto». Marco Berry chiede perché. «Perché in una città aristocratica come Torino fare un grattacielo in perfetto stile milanese? Perché il Sanpaolo non si ristruttura un bel cascinale in periferia e si prende lì tutto lo spazio che gli serve?». Infine la Lega che si pronuncia contraria.

 

di Ottavia Giustetti
da La Repubblica del 27.10.07


INTERVISTA Jean Nouvel - Architetto - «Così si ridisegnano le città»

BOLOGNA - È considerato il numero uno dell'architettura francese e certamente è un architetto di fama mondiale. Spirito inquieto e combattivo, Jean Nouvel è diventato l'araldo di un modo di costruire «smaterializzato», dove le superfici, le immagini, le luci, i riflessi sono protagonisti più della qualità scultorea dell'opera.

  • A Bologna per partecipare, nell'ambito del Saie, al convegno «Città fra terra e acqua», Jean Nouvel risponde sul tema del giorno: il grattacielo più alto della Mole, progettato da Renzo Piano per Torino, che modificherebbe profondamente lo skyline del capoluogo piemontese. «Non sono contrario alle trasformazioni anche forti. Non ci sono luoghi, per quanto belli, in cui non si possa costruire, purchè lo si faccia in un certo modo, con sensibilità e responsabilità. Bisogna vedere, ad esempio, qual è il significato di un edificio rispetto alla città e alla sua storia. L'uso delle tecnologie informatiche consente oggi di paracadutare in qualunque parte del mondo progetti per edifici tutti uguali e questo non lo condivido».
  • Applicando questi criteri al caso di Torino quali conseguenze si possono trarre? «Non conosco Torino, anche se ho partecipato a un concorso per questa città. Il grattacielo può essere una opportunità, ma ci sono molti fattori da considerare, la prospettiva, gli edifici circostanti. Cambiare il profilo di una città ha anche delle implicazioni economiche, oltre a comportare ovviamente delle scelte politiche. Tuttavia devo dire che ho fiducia in Renzo Piano, di cui non ho mai visto particolari errori».
  • Al Saie lei è venuto a parlare degli interventi architettonici sul cosiddetto waterfront. Considera questo tema una moda o una reale opportunità per il settore? «Sono nato sotto il segno del leone e non dei pesci, ma sono convinto che il waterfront sia una prospettiva molto concreta e non una moda. Ormai un progetto architettonico su due riguarda siti collocati nei pressi di un fiume, di un lago e del mare. Ci sono dunque importanti ricadute economiche. L'acqua crea un valore e non a caso le città più importanti sono di solito attraversate da un fiume o lambite dal mare».
  • Lei è tra i dodici finalisti in gara per progettare la nuova stazione di Bologna. Come la vorrebbe realizzare? «Ho saputo da poco di essere stato selezionato e dunque è ancora presto per parlarne».

 

di Emilio Bonicelli
da Il Sole 24ore del 27.10.07 


Torino, Piano con la Torre. Presentato ieri dai vertici della banca il progetto dell'architetto genovese. Variante per l'headquarter di Intesa Sanpaolo.

A Torino, per costruire il grattacielo di Renzo Piano, presentato ieri, sarà necessaria una variante al piano regolatore, con tutte le incognite che questo comporta. E sono state già annunciate le prime contestazioni degli ambientalisti per questa torre più alta di 13 metri della Mole Antonelliana, con l'ipotesi di arrivare addirittura ad un referendum. Ma il committente, il gruppo bancario Intesa Sanpaolo, lo vorrebbe veder terminato in tempi brevi, entro il 2010, (...) 

Da parte sua, Renzo Piano, rispondendo alle domande degli studenti del Politecnico di Torino, non si è sottratto alle domande polemiche sul suo grattacielo per Intesa Sanpaolo. «Ci sono dei vincoli sciocchi», ha detto, «la città del futuro non potrà più continuare ad espandersi, bensì dovrà implodere. Tracciamo una linea verde attorno alle città e stabiliamo che oltre quella non si costruisce più. Completeremo così al meglio le città attuali senza creare nuove ulteriori periferie, che hanno un costo reale triplo per la comunità poiché bisogna costruirci attorno scuole, servizi e collegamenti. Inoltre, basta con i parcheggi nel centro delle città».

Il sindaco Chiamparino è sereno: «Quello di Renzo Piano è il primo grattacielo di una serie che faremo a Torino» ha detto. Intanto, mentre la discussione si accende, da oggi, fino al 13 gennaio, ci si potrà fare un'idea confrontando il progetto di Renzo Piano (leggermente modificato rispetto ad una prima proposta di un anno fa, circa) con quelli degli altri cinque finalisti (Hiroshi Hara, Carlos Lamela, Daniel Liebeskind, lo studio Mvrdv di Rotterdam e Dominique Perrault) esposti nella mostra a Palazzo Madama in piazza Castello.

Dei 180 metri d'altezza della Torre di Piano solo 120 saranno destinati ai 40 piani degli uffici. Sul tetto, sarà realizzata una serra, non prevista in fase di gara, oltre a un ristorante ed un tetto panoramico, tutti aperti al pubblico. Alla base dell'edificio saranno invece realizzati e lasciati a disposizione anche della città: un giardino di 5 mila metri quadrati, una passeggiata coperta fino al vicino palazzo di giustizia, un grande bar ed un auditorium da 392 posti appoggiato sull'entrata al piano terra. Grande attenzione è poi stata dedicata da Renzo Piano al risparmio energetico. Per esempio i pavimenti saranno sopraelevati e poggeranno su una struttura a doppie lastre di cemento tra cui scorrerà l'aria garantendo una refrigerazione ottimale. Le facciate est e ovest saranno interamente vetrate, ed un sistema computerizzato gestirà sia l'apertura dei battenti a seconda delle condizioni climatiche, che l'esposizione al sole delle varie parti dell'edificio. La facciata sud avrà inoltre due fasce di pannelli fotovoltaici. L'illuminazione notturna non sarà mai violenta, bensì vellutata e andrà scendendo dalle 21 in avanti.

 

di Jan Pellissier
da Italia Oggi del 27.10.07


Tra gli scettici c'è anche Jean Nouvel

Jean Nouvel stronca Renzo Piano: quella dello skyline di Torino irrimediabilmente deturpato dalla torre che l'architetto genovese ha progettato per la Sanpaolo Imi è «un'immagine un po' caricata», sostiene l'illustre collega francese. Nouvel, ieri a Bologna, per un convengo alla fiera dell'edilizia Saie, viene sollecitato a esprimersi sulla torre di Piano per Torino: un parallelepipedo di 180 metri, più alto dei 167 metri della della Mole Antonelliana. «Non sono contrario alle trasformazioni, anche forti, degli skyline», dichiara Nouvel, «come non sono contrario a modifiche del volto della città. Ma quella che si prospetta per Torino mi pare un'immagine un po' caricata, mi pare significativa di una trasformazione anche economica della città, bisognerebbe capire cosa c'è dietro». Poi, quando gli si rivela che il progetto è dell' «amico» Renzo Piano, sorride, corregge il tiro e replica: «Io di Renzo non ho mai visto grandi errori. Finora». (...)

 

di Antonella Cardone
da Italia Oggi del 27.10.07


A TORINO - Grattacielo Intesa Sanpaolo, in mostra il progetto di Piano 

E' stata inaugurata ieri a Torino, a Palazzo Madama, la mostra dedicata a quella che sarà la costruzione più alta di Torino. Si tratta del grattacielo di vetro e acciaio progettato da Renzo Piano per ospitare la sede del gruppo bancario Intesa Sanpaolo: «Una torre che vola», l'ha definita l'architetto genovese (...).

Il progetto prevede un parallelepipedo di 180 metri di altezza (contro i 167 della Mole), di 50 mila metri quadrati di superficie, per un costo di 350 milioni di euro.

 

pag. 35
dal Corriere della sera del 27.10.07


La polemica per il grattacielo più alto della Mole. L'architetto: "Quello che conta è realizzare edifici non arroganti ma pubblici e aperti". Chiamparino: "Il nostro skyline è fermo all'800 ma i grattacieli non sono demoniaci".

TORINO - Alla fine, sarà una sorta di referendum per una cartolina. Quella dei tabaccai e dei "saluti da Torino", con la metropoli distesa come in un quadro di Felice Casorati, la corona delle Alpi e infine la Mole Antonelliana: solitaria ed enigmatica nello skyline. Poi, un quesito polemico, «Vorreste vedere nell'orizzonte un grattacielo di 200 metri?», e assieme anche un retropensiero di politica bancaria del NordOvest e una corsa al primato tra Piemonte e Lombardia. Per via di quella fusione di un anno fa tra "San Paolo Imi" e "Banca Intesa" che molti, in riva al Po, non hanno ancora digerito e che, quasi per tutti, sarebbe una vittoria tutt'altro che simbolica delle guglie del Duomo di Milano e degli uomini di Giovanni Bazoli e di Corrado Passera.

Quasi per tutti, meno uno: Enrico Salza, uno dei "padroni" della città che al grattacielo, a dire il vero, ci pensava già quando il "San Paolo" era ancora tutto torinese. E che, questa mattina, ne presenterà in una mostra il progetto definitivo assieme al suo creatore: quel Renzo Piano che a Torino ha già offerto il ridisegno del Lingotto.

Duecento metri di altezza, di cemento armato, di acciaio e di vetro (almeno 180 reali e altri 20 di antenne contro i 167 metri della Mole), per degli uffici realizzati vicino al Palazzo di Giustizia, sulla "spina" urbanistica che ha coperto il passante ferroviario: il trincerone che divideva in due i quartieri. Una spesa di almeno 350 milioni di euro.

Quasi un festa per il banchiere, che al grattacielo annette il segnale tangibile e definitivo di non aver tradito la sua città e di non aver «svenduto la banca ai milanesi». Ma una festa già rovinata dai contrasti, perché proprio ieri pomeriggio la questione è diventata una polemica. Nella libreria del Gruppo Abele, infatti, un comitato organizzato tra gli altri dall'ambientalista Paolo Hutter e dal meteorologo Luca Mercalli ha lanciato la battaglia. C'è già lo slogan, «Non grattiamo il cielo di Torino», c'è un primo manifesto (proprio una cartolina vera, "taroccata" con la sagoma di un grattacielo accanto alla Mole) e c'è anche la provocazione eccellente: un messaggio inviato da Vittorio Gregotti, padre del piano regolatore torinese, che mette in guardia dalle "torri" troppo alte. Una critica che l'architetto Augusto Cagnardi, l'altro coautore del prg, aveva avanzato in modo ancora più caustico: «I grattacieli non sono prezzemolo, da distribuire a casaccio. Il rischio è che si trasformino nei salami di Jacovitti che crescono tra i piedi di Cocco Bill».

Insomma, gli ingredienti necessari perché tutto si amalgami in un "caso Torino", tenuto conto che la città attende adesso altri tre grattacieli pronti a frastagliare l'orizzonte delle Alpi: quello "gemello" del progetto di Piano e che potrebbe essere assegnato a Salvatore Ligresti, quello disegnato da Massimiliano Fuksas per la Regione Piemonte al Lingotto e infine quello previsto in piazza Marmolada accanto alla fontana-igloo di Mertz. Con la questione pronta ad attorcigliarsi attorno a un solo interrogativo: nel ventunesimo secolo, ha ancora senso mutare lo skyline di una città? Guido Montanari, docente di storia dell'architettura e tra i promotori del comitato, risponde con un no secco: «Torino ha un orizzonte che, eccetto la Mole e poi la Torre Littoria di piazza Castello e il grattacielo della Rai, conserva le linee dell'Ottocento. È una sua grande bellezza: così come hanno rivelato tutte le tv del mondo durante le Olimpiadi. Perché rovinarla? Il problema non è decidere se i grattacieli sono giusti o sbagliati, semmai invece se una città come Torino ne ha bisogno».

Renzo Piano preferisce non parlare, in attesa della conferenza stampa di oggi. Ma qualche settimana fa, commentando la prossima inaugurazione, il 19 novembre, del grattacielo disegnato per il "New York Times", aveva replicato anche alle prime critiche torinesi: «Io non difendo in modo aprioristico l'uso delle torri, anche se mi affascinano. Ciò che conta, in realtà, è fare edifici che non siano egoistici, arroganti, ma piuttosto pubblici e aperti. Il grattacielo di "Intesa San Paolo" avrà un auditorium, un ristorante sul tetto, terrazze panoramiche, sale per mostre».

Adesso, però, tutti i contrasti si sposteranno in Comune, dove dovrà essere approvata la variante per il grattacielo (c'è già un parere negativo, non vincolante, delle circoscrizioni). Con il sindaco Sergio Chiamparino che, però, sembra lasciare pochi spazi ai ripensamenti: «È vero, lo skyline torinese è fermo all'800. Ma ogni epoca ha segnato la città e dunque ciò può accadere anche oggi. I grattacieli non sono oggetto del demonio: dipende da come vengono realizzati. Discorsi che Piano conosce bene e sui quali ci dà garanzie». Tutto si concluderà dunque tra i banchi della Sala Rossa? Paolo Hutter, ex assessore comunale all'ambiente, promette di no: «Faremo decidere i cittadini. E non è il solito modo di dire: siamo pronti al referendum».

  • Progettato da Renzo Piano è destinato alla nuova sede San Paolo Intesa. Ma per costruirlo bisogna cambiare il Piano Regolatore della città

 

di Ettore Boffano
da La Repubblica del 26.10.07


L'intervento - Un edificio altissimo è un buon affare ma anche la storia ha le sue ragioni.

La fissazione dei grattacieli, oltre all'orgoglio sempliciotto degli amministratori per il segno urbano simbolico, al di là della sfida per il "Guinness dei primati" e dei suoi significati banalmente psicanalitici, non bisogna dimenticare che è anche un buon affare. Nonostante i maggiori costi di strutture ed impianti, qualche centinaia (o migliaia) di metri quadrati in più guadagnati con la maggiore altezza qualche volta fanno tornare i conti. Quindi si capisce come molti e vari interessi convergano verso l'edificio altissimo. Tutto questo senza alcun pregiudizio verso un tipo edilizio consolidato da più di un secolo. Ma anche per il grattacielo dovrebbe valere una più generale strategia di disegno urbano sia per quanto riguarda il suo impatto con il profilo della città e nei confronti degli altri monumenti, sia per la sua collocazione sul piano funzionale e dei trasporti. Non meraviglia quindi che la "corsa al grattacielo" sollevi molte obiezioni fondate, anche al di là delle resistenze conservatrici ad ogni novità: questo specie nelle città con un forte profilo storico come Torino. Credo che se anche si tratta di un'iniziativa di un ente come la banca San Paolo-Intesa, le amministrazioni della città farebbero cosa utile aprendo una discussione sulla questione. Al di là della qualità architettonica del progetto di Renzo Piano, che potrà essere certamente positiva a partire dalla sua esperienza in merito alla tipologia delle torri.

 

di Vittorio Gregotti
da La Repubblica del 26.10.07

 

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Commenti

19/11/2007 20:41: NON HA SENSO
La tradizione dei grattacieli non ci appartiene il panorama di Torino è tra i più belli del mondo, non abbiamo complessi di inferiorità con nessuna Città, è solo una mera speculazione immobiliare. Viva Torino e la sua storia: si può intervenire diversamente senza tanta arroganza. Grazie
Luca

22/11/2007 16:10: Demolire la Mole Antonelliana
Non ha senso e deturpa il cielo di Torino.
M.O.

27/09/2008 11:40: Sarà il primo di una lunga serie?
Renzo piano ci fà le scale a vista per un dialogo con la città...Così i torinesi faranno il footing su quelle rampe che irrobustiscono... Chiamparino guarda ammirato il simbolo della moltiplicazione dei pani... Pardon..dei piani naturalmente, ma che volete non è più la logica della città che conta quando si incarna l'idea della violazione del tabù o dell'affermazione dei simboli fallici che sono sempre inconsciamente piaciuti...
Renzo Marrucci

08/10/2008 15:17: Se proprio volete il grattacielo...Che non deturpa
il cielo ma la città... Fatelo ai margini della città di Torino rioganizzando un brano della città periferica e formando un polo di sviluppo...Torino possiede una sua interessante qualità nello sviluppo orizzontale del suo tessuto urbano... E' bello così e chi lo capisce lo sa bene... E poi la Mole. cari amici, non è un grattacielo è un simbolo storicizzato di torino per la sua unicità...E anche questo si coprende. L'architetto dice che ci sta bene...Lo dice sempre...Per forza!
Renzo Marrucci

27/12/2008 15:38: titolo
Chiamparino come la Moratti provinciali insieme...
renzo marrucci

vedi anche:

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data pubblicazione: lunedì 5 novembre 2007
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Architettura sul web «Il grattacielo non deturperà Torino»