Auditorium, un museo per Santa Cecilia

Progettato da Renzo Piano, sarà inaugurato dopo Natale

Santa Cecilia, ecco il caveau firmato Piano. A gennaio apre il museo del grande architetto per i tesori dell'Accademia. Si tratta di 450 metri quadrati sotto la Sala Grande, ospiterà i 275 preziosi strumenti musicali dell'Accademia.

Un nuovo spazio museale, ricavato all'interno dell'Auditorium e progettato dallo stesso Renzo Piano, l'architetto star che ha disegnato l'intero Parco della Musica. Si tratta di una sorta di «caveau» di 450 metri quadrati, ricavati sotto la grande sala da 2.800 posti e destinati a ospitare parte del «tesoro» dell'Accademia di Santa Cecilia: 275 strumenti rari e preziosi, in gran parte del XVIII secolo (tra questi, anche uno Stradivari del 1690). La nuova opera è quasi pronta e sarà inaugurata entro il prossimo gennaio, nel periodo successivo alle feste natalizie. L'entrata del piccolo museo avverrà dal foyer della Sala Santa Cecilia ed è realizzata grazie a un'apertura nel muro di mattoni romani. Entrando, dopo un primo spazio espositivo con soffitto a volta destinato a galleria, si accederà a una ludoteca e a una sala polifunzionale con funzione espositiva e di deposito, adatta anche per piccoli concerti e conferenze.

Lo «scrigno» preparato da Renzo Piano per raccogliere il «tesoro» dell' Accademia di Santa Cecilia è quasi pronto. La nuova piccola opera dell'archistar italiana che ha ottenuto il Pritzker, un premio che vale il Nobel degli architetti, è ricavata da uno spazio interno all'Auditorium, destinato a deposito. Si tratta di 450 metri quadrati sotto la grande sala da 2800 posti, di lato al foyer e ai servizi.

Nel progettare questo spazio, Piano ha immaginato di creare una specie di cassaforte, un caveau, dove contenere il tesoro dell'Accademia: 262 strumenti «colti» e 13 preziosi e rari strumenti. Violini, viole d'amore, un arciliuto, chitarre, mandolini, violoncelli, sordine, un antico mandolone napoletano, un contrabbasso e tanti altri «pezzi» da amatore. Il valore del «tesoro» è difficilmente quantificabile: si pensi che la straordinaria collezione comprende anche uno Stradivari, violino del 1690 del peso di 850 grammi.

L'ingresso del piccolo museo avverrà dal foyer della Sala S.Cecilia, a destra della scala di accesso principale e a sinistra dell'ascensore in vetro che porta in galleria. L'entrata sarà ottenuta praticando un'apertura nel muro di mattoni romani. Entrando ci sarà un primo spazio espositivo simile ad una galleria con soffitto a volta e pareti occupate da vetrine in legno e cristallo ad alta tecnologia. I preziosi strumenti dovranno essere illuminati con luce fredda a fibre ottiche e mantenuti a temperatura fissa. Dopo la galleria si accederà ad uno spazio di servizio che introdurrà ad una ludoteca e ad una sala polifunzionale con funzione espositiva e di deposito. Vi si potranno tenere conferenze e piccoli concerti. La matita di Piano è riuscita a ricavare anche uno spazio per un laboratorio di liuteria. Nel progetto è prevista infine una zona uffici e un'area tecnica.

L'inaugurazione del «gioiello» architettonico destinato a contenere gioielli dell'arte musicale è prevista entro gennaio, dopo le feste. Una squadra di una dozzina di tecnici superspecializzati diretti da Massimo Alvisi, braccio destro di Piano nella realizzazione dell'Auditorium, è al lavoro dalla scorsa estate. Il piccolo museo, realizzato da un'associazione temporanea di imprese guidata da Baglioni & Pica Larga, costerà 1,5 milioni, chiavi in mano. L'allestimento dello spazio musicale è curato da Annalisa Bini, di Santa Cecilia.

L'idea di un piccolo museo dove conservare al meglio ed esporre la collezione di strumenti raccolti nella sua lunga storia dall'Accademia musicale più prestigiosa d'Italia venne nel luglio del 2004. Il presidente Bruno Cagli assieme ai vertici dell'Auditorium Goffredo Bettini e Carlo Fuortes si recarono direttamente nella magnifica casa-studio di Renzo Piano, appoggiata alla collina Vèsima di Genova, per sottoporre all'architetto la loro richiesta: costruire nel cuore stesso dell'Auditorium un ambiente nuovo tutto dedicato agli strumenti musicali. Lo spazio «Risonanze» che già mostrava alcuni rari strumenti non era adatto per l'eccessiva luce che poteva compromettere la stabilità bio-fisica del legno.

La nuova impresa stimolò Piano che non ebbe il timore di rischiare una scivolata: reperire un nuovo spazio all'interno di uno spazio superutilizzato come quello dell'Auditorium non era facile, specie dopo gli adattamenti conseguiti al ritrovamento archeologico della «fattoria romana». Riuniti attorno a un tavolo (grande, bianco e rotondo) progettista e dirigenti dell'Auditorium vagliarono qualche ipotesi. Fu lasciata mano libera, per l'idea progettuale, a Piano. L'architetto preferì orientarsi piuttosto sulla sede di una «collezione» che non sulla struttura di un museo, un concetto giudicato esagerato e ridondante. Cagli accolse con entusiasmo il suggerimento: così poteva evitare ogni polemica con il Museo degli strumenti musicali di Santa Croce in Gerusalemme.

Il pennarello verde del progettista della splendida Morgan Library di New York cominciò a correre sulla carta e in pochi secondi lo schizzo progettuale era completato. Un disegno incomprensibile per i profani ma chiaro per chi avrebbe dovuto svilupparlo in forma edificabile. Per evitare equivoci, Piano tracciò qualche spiegazione scritta qua e là, un piccolo aiuto agli architetti del suo workshop genovese.

  • UNA CASSAFORTE - Nel progettare questo spazio Piano ha immaginato di creare una specie di cassaforte, un caveau superprotetto.
  • IL CANTIERE - Il museo, realizzato da un'associazione di imprese guidata da Baglioni & Pica Larga, costerà 1,5 milioni chiavi in mano.
  • 450 METRI QUADRATI - Destinati ad ospitare la nuova struttura museale. Si trovano sotto la grande sala da 2.800 posti, di lato al foyer e ai servizi. Questo spazio interno all'Auditorium era destinato a deposito.
  • 275 I GIOIELLI - Sono 262 strumenti «colti» e 13 preziosi e rari: violini, viole d'amore, un arciliuto, chitarre, mandolini, violoncelli, sordine, un contrabbasso e tanti altri «pezzi» da amatore.

Strumenti «colti» e rari - Lo Stradivari datato 1690. Non tutto il «tesoro» dell'Accademia di Santa Cecilia sarà esposto. Sono 275 i pezzi della collezione di strumenti musicali: impossibile trovare posto per tutti. Di certo saranno in mostra i 19 strumenti più antichi, in gran parte del Settecento. Tra questi, un violino Stradivari del 1690. Alcuni manufatti sono ancora più antichi. Ecco l'elenco dei «gioielli» della collezione: Mandolino milanese del 1780, 500 grammi; Mandolino napoletano del 1788, 650 grammi; Viola perugina, 1790, 950 grammi; Ribeca del XVI secolo, 1100 grammi; Violino milanese del 1759, 850 grammi; Viola d'amore del 1726, mille grammi; Viola da braccio del XVI secolo, 950 grammi; Chitarra battente del 1779, 1250 grammi; Ghironda francese del Settecento, 3 chili; Viola del 1743, 950 grammi; Mandolino milanese del 1726, 500 grammi; Bassetto del 1688, 4,2 chili; Arciliuto napoletano del 1713, 2,7 chili; Chitarra battente del Settecento, 1,2 chili; Mandolone napoletano del 1779, 2,1 chili; Mandolone romano del 1753, 2,59 chili; Pochette a carena del settecento, 500 grammi; Viola ungherese del Settecento, 950 grammi; Violino di Antonio Stradivari, 1690, 850 grammi. Molti gli esemplari dell'Ottocento e ancora di più quelli del Novecento. In mostra saranno esposte anche parti separate di strumenti quali anime, cordiere, manici, piroli, pochette, ponticelli, ribeca, sordine, uno zocchetto.
Tra gli strumenti sono rappresentati il Gambus, il Gekkin, il Gusle, il Kemancha, il Tar, il Tanbur, il Pipa, lo Hu qin.

 

di Giuseppe Pullara
dal Corriere della sera del 11.11.07

 

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Commenti

19/02/2008 16:23: allestimento sbagliato del museo
Gli strumenti musicali, in particolare la famiglia degli archi, sono come delle sculture e devono essere visibili dai quattro lati. In questo museo sono incassati nelle vetrine e visibili solo dal lato frontale. A mio parere le vetrine della parte iniziale dovrebbero contenere schermi e pannelli didattici, sempre nelle vetrine del corridoi a tratti fare dei denti sporgenti verso l'esterno con profondita di circa 70 centimetri per esporre i violini o viole e renderli cosi visibili di fronte di lato e di dietro. nella parte del cavò, nel posto del laboratorio che non serve a niente, dovrebbe essere collegato in una singola vetrina il violino stradivari e renderlo visibile dai quattro lati. Carlo Vettori www.arteliutaria.it
Carlo Vettori liutaio

30/12/2008 15:35: Un auditorium senza scuola di musica?
Soprattutto manca un luogo ove insegnare a suonare. Intendo dire che, a parte la "cultura passiva" per l'ascolto di musica, sarebbe bello se nei locali dell'Auditorium sorgesse una scuola a disposizione dei privati che, volendo, a pagamento, potessero imparare a suonare. Non una succursale dell'Accademia di Santa Cecilia ma una vera e propria scuola di musica nei locali dell'Auditorium per le varie discipline, classica, jazz e quant'altro, e per i vari strumenti, con a disposizione i maestri che spesso suonano all'Auditorium. Così sarebbe "cultura attiva", un laboratorio per dilettanti volenterosi a divenire loro stessi musicisti.
Giuseppe Casagrande

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data pubblicazione: giovedì 6 dicembre 2007
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