Cassa: i minimi con l'integrativo

Finanziaria 2008/minimi - agg.rassegna stampa

Contributo integrativo anche se c'è il forfait. Dottori commercialisti. Versamenti alla Cassa

Il contributo integrativo delle Casse professionali continuerà a essere dovuto dai soggetti che rientrano nel nuovo regime dei minimi introdotto dalla Finanziaria 2008. La prima conferma è arrivata per ora da un comunicato stampa dalla Cassa nazionale di previdenza e assistenza dei dottori commercialisti, ma questa regola è valida anche per tutte le altre Casse professionali.

Le fatture emesse dai professionisti minimi dovranno continuare ad esporre anche il contributo integrativo, che per esempio, per i dottori commercialisti ed esperti contabili è fissato al 4 per cento.

Questi contributi non sono soggetti a ritenuta d'acconto, in quanto esclusi dall'imponibile Irpef. Anche se vengono esposti in fattura, quindi, non influenzano l'ammontare dei compensi annui del professionista che deve essere inferiore a 30.000 euro, per poter rientrare nel nuovo regime.

Il contributo è addebitato in fattura dal professionista, ma è interamente riversato alla Cassa di previdenza, non restando a carico dell'iscritto. A differenza del contributo soggettivo, infatti, non può essere portato in diminuzione della base imponibile fiscale come onere deducibile. Queste regole rimangono valide per i professionisti minori, anche se dovrà essere chiarito in che quadro indicare il contributo soggettivo per poterlo dedurre, tra gli opneri o nel quadro dei minimi o lavoratori autonomi.

La Finanziaria 2008 non ha variato le norme civilistiche e previdenziali dei soggetti che rientreranno nel nuovo regime. Pertanto anche i professionisti senza Cassa, iscritti alla gestione separata Inps, continueranno a versare il relativo contributo in sede di dichiarazione dei redditi.

L'importo del contributo versato dal professionista in sede di dichiarazione dei redditi, rappresenta un onere deducibile dal suo reddito complessivo o lo rimarrà anche per i soggetti minimi.

 

di Luca De Stefani
da Il Sole 24ore del 12.01.08


I minimi con l'integrativo. Contributo da versare anche col regime agevolato. Le casse: le agevolazioni tributarie non comprendono sconti previdenziali.

I professionisti in regime dei minimi non sfuggono al contributo integrativo. Dopo l'assoggettamento a ritenuta dei compensi riscossi nell'esercizio di attività professionali soggette al nuovo regime introdotto dalla finanziaria 2008, arriva anche l'obbligo dell'applicazione del contributo integrativo alla cassa previdenziale di appartenenza. A precisarlo la Cassa nazionale di previdenza dei dottori commercialisti guidata da Antonio Pastore. Che con un comunicato ha fatto sapere che coloro i quali si avvarranno dal 1° gennaio 2008 del nuovo regime semplificato introdotto dalla legge 244/07 dovranno versare il contributo minimo, attualmente fissato nella misura del 4%.

Ciò significa che sull'ammontare delle prestazioni dovrà essere applicato, a titolo di rivalsa, il contributo di sopra con l'obbligo di versamento delle eventuali eccedenze contributive rispetto al contributo minimo iscritto a ruolo, in sede di dichiarazione annuale attraverso il modello di comunicazione alla cassa di previdenza.

La posizione assunta dalla Cassa dei dottori commercialisti, afferma Pastore, è condivisa anche dalle altre casse private aderenti all'Adepp (associazione degli enti previdenziali privati) e risponde ad un principio generale in base al quale le disposizioni tributarie non possono intervenire in alcun modo sui criteri di determinazione della contribuzione previdenziale alla cassa di appartenenza del singolo professionista.

Si tratterà semmai di raccordare le disposizioni del nuovo regime dei minimi con le attuali regole di determinazione della contribuzione integrativa dovuta dagli iscritti. In linea generale infatti questa contribuzione è calcolata sulla base del volume d'affari annuo realizzato dall'iscritto ma tenuto conto che i professionisti minimi saranno esonerati dagli obblighi imposti ai fini dell'imposta sul valore aggiunto e quindi non compileranno la dichiarazione annuale, il criterio di calcolo delle eventuali eccedenze di contribuzione integrativa non potrà che basarsi sul totale dei compensi riscossi. Tenuto conto che anche in regime dei minimi il reddito si determina per cassa, il totale dei compensi riscossi nell'anno potrebbe non coincidere con il totale delle prestazioni sulle quali, nell'anno di riferimento, è stato applicato il contributo integrativo. È il caso di una parcella emessa nel dicembre 2008 in regime dei minimi con applicazione del contributo integrativo del 4 per cento che viene riscossa nel gennaio 2009. In questa situazione il professionista minimo farà concorrere detta prestazione al reddito professionale e all'eventuale conguaglio delle eccedenze del contributo integrativo nell'anno 2009 mentre, nella stessa identica situazione, i non appartenenti al regime dei minimi, in base alle regole della competenza Iva, faranno concorrere alla determinazione delle eventuali eccedenze detta prestazione nell'anno di emissione della fatturazione.

Detto ciò la precisazione della Cassa di previdenza dei Dottori commercialisti appare tempestiva e opportuna essendo finalizzata a evitare errori ai propri iscritti.

 

di Andrea Bongi
da Italia Oggi del 12.01.08


La manovra 2008. «Minimi» con il dubbio ritenute. I contribuenti sono alle prese con le valutazioni di convenienza del nuovo regime.

Ritenuta sì, ritenuta no. E' questo il dilemma dei contribuenti che intendono applicare il nuovo regime dei minimi, in vigore dal 1° gennaio 2008. I contribuenti si stanno, infatti, interrogando sulla necessità o meno di applicare la ritenuta del 20% sulle somme corrisposte ai professionisti o ad altri contribuenti che scelgono il nuovo regime. Se si dovesse applicare la ritenuta, oltre alle inevitabili complicazioni che contrasterebbero con la promessa semplificazione del nuovo regime, il rischio è che i contribuenti finirebbero quasi sempre a credito e sarebbero costretti a intraprendere la difficile e lunga strada dei rimborsi.

In realtà, è possibile sostenere, con un'interpretazione finalizzata a ottimizzare i benefici del nuovo regimi e diminuirne gli elementi problematici, che la ritenuta non debba essere applicata.

Il reddito dei contribuenti che applicano il nuovo regime dei minimi (articolo 1, commi 96-117, legge 244/2007, Finanziaria 2008) non concorre alla formazione del redditto complessivo Irpef. L'imposta del 20% che si paga sul reddito determinato in regime sostitutivo è infatti "sostitutiva" delle imposte sui redditi. Si applica il comma 105 dell'articolo 1 della legge 244/07, il quale dispone che «sul reddito determinato... si applica un'imposta sostitutiva dell'imposta sui redditi e delle addizionali regionali e comunali pari al 20%. Nel caso di imprese familiari... l'imposta sostitutiva, calcolata sul reddito al lordo delle quote assegnate al coniuge e ai collaboratori familiari, è dovuta dall'imprenditore».

Considerato che il forfait del 20% "sostituisce" Irpef e addizionali regionali e comunali, le eventuali ritenute subite si dovrebbero considerare operate a  titolo di acconto dell'imposta sostitutiva dovuta dai contribuenti che applicano il regime dei minimi. Al riguardo, l'articolo 6 del decreto 2 gennaio 2008 - pubblicato ieri sulla Gazzetta Ufficiale - che disciplina il regime dei minimi, stabilisce che «le ritenute subite dai contribuenti minimi si considerano effettuate a titolo d'acconto dell'imposta sostitutiva di cui al comma 105 della legge» e che l'eccedenza è utilizzabile in compensazione.

La norma, che fa espresso riferimento alle ritenute, potrebbe essere interpretata nel senso che qualora, per errore, l'impresa o il professionista, che corrisponde le somme al contribuente minimo, dovesse operare la ritenuta d'acconto, la stessa si considera effettuata a titolo d'acconto della sostitutiva.

Sull'esonero dalle ritenute per i contribuenti che pagano un'imposta sostitutiva, del resto, c'è un precedente che ha riguardato il regime fiscale agevolato per le nuove iniziative imprenditoriali (articolo 13, legge 388/2000). In questo regime è prevista l'applicazione di un'imposta sostitutiva dell'Irpef, pari al 10% del reddito di lavoro autonomo o d'impresa. Per questi contribuenti, venne chiaramente affermato dall'Agenzia delle Entrate che l'imposta sostitutiva del 10% escludeva l'applicazione della ritenuta.

L'Agenzia, nella circolare 8/E/2001, in seguito alla domanda «se il soggetto che eroga somme agli imprenditori ed ai professionisti che hanno optato per i predetti regimi» sostitutivi (articolo 13 e 14, legge 388/2000) «dovrà applivcare la ritenuta d'acconto sulle predette somme ovvero astenersi da tale adempimento», ha risposto che «i redditi di impresa e di lavoro autonomo, conseguiti dai contribuenti che intendono avvalersi dei regimi di cui agli articoli 13 e 14 della legge n. 388/2000, sono soggetti all'imposta sostitutiva dell'imposta sul reddito delle persone fisiche e, di conseguenza, non concorrono alla formazione del reddito complessivo Irpef. Ne deriva che i redditi che formano oggetto dei predetti regimi agevolati non sono assoggettabili a ritenuta d'acconto. Pertanto, i sostituti d'imposta che corrispondono ai soggetti, che si avvalgono di tali regimi, compensi o somme rientrasnti tra i componenti positivi di reddito di impresa o di lavoro autonomo non devono operare la ritenuta. A tal fine, i contribuenti interessati rilasceranno al sostituto d'imposta un'apposita dichiarazione dalla quale risulti che i redditi cui le somme afferiscono, sono soggetti a imposta sostitutiva».

Questa soluzione potrebbe far da base per un'interpretazione in grado di eliminare il problema delle ritenute per i minimi, anche per incentivare i contribuenti in possesso dei requisiti a scegliere il nuovo regime. D'altra parte, la volontà del legislatore è chiara nel senso di volere eliminare tutti gli adempimenti contabili. Si può, per ciò, sperare in un intervento che elimini alla radice il problema ritenute.

  • LA VIA D'USCITA - Dal precedente del 2000 sulle attività all'esordio deriva la possibilità di escludere l'applicazione del prelievo anticipato.

 

di Tonino Morina
da Il Sole 24ore del 12.01.08


Per i minimi l'ingresso è libero. Niente formalità per le persone fisiche in possesso dei requisiti. È quanto si desume dalla disciplina sul nuovo regime agevolato introdotto dalla Finanziaria.

Nessuna formalità per l'ingresso nel nuovo regime dei minimi (il decreto applicativo, dm 2 gennaio 2008 del Mineconomina, è stato pubblicato sulla G.U. n. 9 dell'11 gennaio 2008): i contribuenti già in attività nel 2007, che hanno i requisiti richiesti, applicano nel 2008 il regime speciale senza dover effettuare alcuna comunicazione, né preventiva né successiva, all'amministrazione finanziaria; occorre invece l'opzione qualora non si intenda applicare il regime speciale, ma quello ordinario. Un caso particolare è quello dei soggetti che, pur rientrando nel 2007 nel regime di franchigia di cui all'art. 32-bis del dpr 633/72, hanno optato per il regime normale, ai sensi del comma 7, con effetto per il triennio 2007-2009: a questi soggetti viene infatti data la possibilità di revocare anzitempo l'opzione e applicare, dal 2008, il nuovo regime speciale. Analoga possibilità viene offerta a coloro che si trovano nel regime agevolato delle nuove iniziative produttive, previsto dall'art. 13 della legge n. 388/2000.

Vediamo le varie situazioni da valutare oggi, in fase di avvio del nuovo regime introdotto dalla Finanziaria 2008.

Regime naturale dei contribuenti minimi. Il nuovo regime speciale, disciplinato dall'art. 1, commi 96-117, della legge n. 244/2007, rappresenta il regime naturale per le persone fisiche rientranti nel profilo tratteggiato dai commi 96 e 99, che delineano, rispettivamente, i requisiti di ammissione e le esclusioni. Si trovano in questa condizione, come precisato nella circolare n. 73/2007 dell'Agenzia delle entrate, anche coloro che nel corso del 2007 hanno applicato il regime di franchigia di cui all'art. 32-bis citato (riguardo a questi soggetti, la circolare precisa anche che potranno continuare a utilizzare il numero di partita Iva speciale loro attribuito indipendentemente dal regime che sceglieranno).

Tali soggetti, pertanto, nel 2008 sono automaticamente collocati nel regime speciale, a meno che non optino per l'applicazione dell'Iva e delle imposte sul reddito nei modi ordinari, come previsto dal comma 110.

Le persone fisiche che intraprendono un'attività d'impresa o di lavoro autonomo dal 1° gennaio in poi, invece, potranno avvalersi immediatamente del regime speciale dei contribuenti minimi qualora presumano di possedere i requisiti di legge, ma dovranno attestarlo nella dichiarazione di inizio attività da presentare ai sensi dell'art. 35 del dpr 633/72; a tale scopo, fino a quando non sarà aggiornato il modello anagrafico, occorre barrare la casella «contribuenti minori» del quadro B del vigente modello AA9/8. In mancanza di tale attestazione, quindi, i nuovi contribuenti sono collocati, all'atto dell'inizio dell'attività, nel regime ordinario. Un caso particolare è costituito dai soggetti che, in sede di inizio attività, avevano optato per il regime agevolato delle nuove iniziative produttive, ai sensi dell'art. 13 della legge n. 388/2000, con effetto per un triennio: questi contribuenti, secondo la circolare, possono scegliere se restare nel predetto regime agevolato fino al termine del triennio oppure se adottare, possedendo i requisiti, il nuovo regime speciale dei minimi (non essendo indicate, al riguardo, le modalità, è da ritenere che sia sufficiente il «comportamento concludente»).

L'opzione per il regime ordinario. Qualora non intendano avvalersi del regime speciale, i contribuenti possono optare, come detto, per il regime ordinario ai fini dell'Iva e delle imposte dirette con effetto per almeno un triennio; decorso tale periodo minimo, l'opzione si rinnova automaticamente di anno in anno, fino a quando permane la concreta applicazione della scelta operata. Tuttavia, in sede di prima applicazione, è stabilito che l'opzione per il regime ordinario esercitata per il periodo d'imposta 2008 potrà essere revocata con effetto dall'anno successivo; la revoca andrà comunicata con la prima dichiarazione annuale.

L'opzione per il regime ordinario, come puntualizzato dalla circolare, va esercitata attraverso il «comportamento concludente», ossia ponendo in essere gli adempimenti propri di tale regime: per esempio, addebitando l'imposta per rivalsa in fattura, oppure esercitando il diritto alla detrazione. Ai sensi del dpr n. 442/97, l'opzione dovrà poi essere comunicata con la prima dichiarazione annuale Iva (si ricorda che l'eventuale omissione della comunicazione non pregiudica comunque l'efficacia della scelta, ma è sanzionabile come irregolarità formale).

La revoca anticipata dell'opzione per il regime ordinario. Il comma 116 consente, infine, ai contribuenti che, pur possedendo i requisiti per applicare nel 2007 il regime di franchigia Iva di cui all'art. 32-bis, hanno optato per il regime Iva ordinario ai sensi del comma 7, di revocare tale opzione, anche se non è trascorso il triennio minimo prescritto, e applicare nel 2008 il nuovo regime dei minimi (ovviamente purché in possesso di tutti i requisiti). Tale revoca dovrà essere comunicata con la prima dichiarazione annuale Iva, fermo restando anche in questo caso, è da ritenere, il principio generale secondo cui l'efficacia delle opzioni e revoche è subordinata semplicemente al «comportamento concludente».

 

di Franco Ricca
da Italia Oggi del 12.01.08


Professioni, minimi senza gloria. Le ritenute d'acconto rendono poco conveniente il regime È quanto emerge da una lettura approfondita della circolare e del decreto attuativo.

Sul nuovo regime dei minimi i conti non tornano. La permanenza delle ritenute d'acconto rischia di scoraggiare proprio i soggetti ai quali il nuovo regime puntava di più, ossia i professionisti. In questi giorni molti contribuenti e i loro consulenti stanno verificando sul campo, numeri alla mano, l'appetibilità del nuovo regime inserito dalla Finanziaria 2008 e, nella maggioranza dei casi si scopre che conviene restare dove si è già. In un primo momento questo nuovo metodo di determinazione del reddito per piccoli imprenditori e professionisti ha incuriosito e attratto l'attenzione, ma adesso, circolare esplicativa e decreto attuativo alla mano, le cose sembrano decisamente cambiate.

Due sono essenzialmente i talloni d'Achille del nuovo metodo: le conseguenze sul fronte dell'Iva e l'obbligo di continuare ad assoggettare a ritenuta d'acconto le prestazioni professionali in regime dei minimi. Sul fronte dell'indetraibilità dell'Iva sugli acquisti e delle altre spiacevoli sorprese in questo ambito per i nuovi potenziali minimi si è già avuto occasione di parlare.

Un discorso a parte merita l'aver voluto mantenere le ritenute d'acconto sulle prestazioni dei soggetti minimi. Nel dubbio introdotto dalla formulazione normativa della Finanziaria 2008 sul tema, è puntualmente intervenuto il provvedimento attuativo, attualmente alla registrazione presso la corte dei conti, che all'articolo 6 prevede che le ritenute subite (quindi ancora applicabili) dai contribuenti minimi si considerano effettuate a titolo di acconto dell'imposta sostitutiva di cui al comma 105 dell'articolo 1 della legge n. 244/2007 (Finanziaria 2008). Nell'ipotesi in cui le ritenute subite generino un'eccedenza, la stessa sarà utilizzabile dal contribuente minimo in compensazione ai sensi dell'articolo 17 del dlgs 241/1997. La permanenza delle ritenute d'acconto per i nuovi soggetti minimi costituisce una rilevante differenza rispetto al regime delle nuove iniziative produttive di cui alla legge n. 388/2000 per i quali, appunto, oltre a un'imposta sostitutiva decisamente inferiore (10%) si può beneficiare anche del regime di esonero delle ritenute Irpef.

Dunque i professionisti che sceglieranno il nuovo regime dei minimi continueranno a subire sui propri compensi la ritenuta del 20% che peraltro, per effetto della non imponibilità Iva delle prestazioni del nuovo regime, non verrà compensata, almeno dal punto di vista finanziario, dà un maggior incasso a titolo appunto di Imposta sul valore aggiunto. A dover continuare ad applicare le ritenute d'acconto nel nuovo regime saranno anche gli altri soggetti precedentemente obbligati in tal senso, tra cui agenti e rappresentanti di commercio, procacciatori d'affari e mediatori.

Ed è proprio sui professionisti che l'Agenzia conta in modo particolare per il successo del nuovo regime agevolato. Dai dati diffusi nei giorni scorsi risulta infatti che su una platea di circa 933 mila soggetti potenzialmente interessati ai minimi ben 323 mila circa apparterrebbero alle attività professionali. Il mantenimento del regime delle ritenute d'acconto sui compensi percepiti rischia invece di far decidere moltissimi di questi soggetti per il mantenimento o del regime delle nuove iniziative produttive o ordinario. Lo scomputo delle ritenute dall'imposta sostitutiva e la possibilità di utilizzare in compensazione l'eventuale credito che si genererà in dichiarazione appaiono infatti un'alternativa sicuramente poco attraente. Non fosse altro per il fatto che ben poche sarebbero le ipotesi di utilizzo in compensazione di detto credito vista la natura omnicomprensiva dell'imposta sostitutiva del 20%.

Poco interessante infine per i lavoratori autonomi l'eventuale esclusione dall'Irap. Essendo condizione di accesso al nuovo regime dei minimi l'assenza di dipendenti, collaboratori e simili, nonché una modestissima dotazione di beni strumentali, tutti i professionisti potenzialmente rientrati nel nuovo regime sono senz'altro da considerare, indipendentemente dalle modalità di determinazione del loro reddito, esonerati dall'Irap in virtù delle numerose pronunce della Cassazione.

 

di Andrea Bongi
da Italia Oggi del 11.01.08


Minimi, regime al buio per chi è in franchigia

Per i contribuenti che hanno utilizzato il regime della franchigia, ulteriori dubbi e perplessità per l'ingresso tra i minimi: totale incertezza sulla modalità di effettuazione della relativa scelta.

Come indicato dal comma 116 della legge n. 244/2007 (Finanziaria 2008), il regime dei minimi è un regime naturale e la fuoriuscita dovrebbe avvenire automaticamente e senza alcun adempimento a cura del contribuente. Di fatto, il comma 116 dispone che i contribuenti che hanno esercitato l'opzione di cui all'articolo 32-bis, comma 7, del dpr n.633/72 possono applicare le disposizioni di cui ai commi da 96 a 117 dell'articolo, per il periodo d'imposta 2008, anche se non è trascorso il periodo minimo di permanenza nel regime normale previsto dalla disposizione. In tal caso la revoca è comunicata con la prima dichiarazione annuale da presentare successivamente alla scelta operata.

Diversa e contrapposta indicazione viene data dal punto 2.3.1.), della circolare n. 73/07 delle Entrate, che tratta l'ingresso nel regime dei minimi per i contribuenti già in attività e che hanno applicato il regime dei minimi in franchigia, di cui al richiamato articolo 32-bis del decreto Iva (contribuenti persone fisiche con volume d'affari realizzato nell'esercizio precedente, non superiore a 7 mila euro). Infatti le Entrate, confermando che il regime dei minimi rappresenta il regime naturale per i soggetti in possesso dei relativi requisiti e per coloro che nel 2007 hanno applicato il regime della franchigia, al periodo successivo afferma: «Ciò significa che entrambi i soggetti richiamati possono dal 1° gennaio 2008 iniziare automaticamente a operare come contribuenti minimi, applicando le disposizioni proprie del regime senza dover fare alcuna comunicazione preventiva (con il modello AA9) o successiva (con la dichiarazione annuale)» potendo utilizzare peraltro il numero di partita Iva speciale già assegnato in sede di dichiarazione d'inizio attività, senza dover procedere alla richiesta di un nuovo numero.

Inoltre, la circolare non chiarisce assolutamente gli adempimenti necessari, sottintendendo (forse), anche in questo caso, l'automaticità nell'ingresso dei minimi, per i contribuenti che pur in possesso dei requisiti e nel rispetto delle condizioni per applicare il regime della franchigia avessero già optato nell'esercizio precedente per il regime ordinario, stante la possibilità per gli stessi di applicare già dal 2008 il regime dei minimi, anche se non è trascorso il triennio (periodo minimo) di permanenza nel precedente regime, come disposto dall'articolo 3 del dpr n. 442/97. Pertanto, è opportuno invitare all'esercizio dell'opzione (quadro VO - dichiarazione Iva 2008) tutti i contribuenti che, già operativi, desiderano entrare nel mondo dei minimi, utilizzando il medesimo regime fin dallo scorso 1° gennaio. Infatti, il punto 2.4.1) della circolare n. 73 conferma che la scelta può avvenire per effetto del comportamento concludente che il contribuente mette in atto già a decorrere dall'inizio dell'anno (2008), nel caso che lo stesso voglia fare ingresso tra i contribuenti minimi, non applicando, per esempio, a titolo di rivalsa l'Iva sulle proprie fatture o non esercitando il diritto alla detrazione del tributo.

 

di Fabrizio G. Poggiani
da Italia Oggi del 09.01.08


Dopo la Finanziaria - Il foifait «minimi» non convince i commercialisti

«I benefici sono minimi come i contribuenti a cui sono destinati. In ogni caso noi non lavoriamo sulla complicazione, auspichiamo una vera semplificazione». Claudio Siciliotti, presidente dell'Albo che riunisce dottori commercialisti e ragionieri, risponde indispettito all'intervento sul nuovo regime fiscale per i contribuenti minimi che Stefano Fassina, consulente del viceministro all'Economia Vincenzo Visco, ha scritto sul Sole 24 Ore del 6 gennaio. Fassina sottolinea la portata «innovativa» del regime che ha una platea potenziale di quasi un milione di interessati, ma anche «la disattenzione nei confronti della semplificazione», che «non è casuale, in particolare quando proviene dagli intermediari». E accusa: «è più facile adattarsi ad applicare un'aliquota più bassa in un quadro normativo complicato e costoso (per cliente e collettività) ma noto e redditizio (per l'intermediario); piuttosto che misurarsi con un quadro fortemente semplificato».

Siciliotti non gradisce e contesta l'importanza della novità che permette ai contribuenti sotto i 30mila euro di fatturato di scegliere se pagare solo un'imposta del 20% sul reddito in alternativa a Irpef, Irap ed Iva. «Diamo atto che è una semplificazione ma non si tratta certo di una pietra miliare, per tre motivi». Primo: «Per la tassazione sul reddito, l'imposta sostitutiva può diventare più gravosa dell'Irpef, visto che scompaiono detrazioni e deduzioni a beneficio di soggetti che in linea generale rientrano negli scaglioni minimi Irpef». Secondo: «Per l'Irap, l'esclusione è per molti contribuenti tautologica, nel senso che, in quanto minimi e sprovvisti di organizzazione, non avrebbero dovuto pagare comunque». Terzo: «Per l'Iva, la non imponibilità delle operazioni attive si accompagna all'indetraibilità dell'Iva sugli acquisti». Così il vero vantaggio è «limitato a chi fa attività di servizi per consumatori finali e con pochi acquisti legati all'attività». Siciliotti invita a spostare il tiro: «Se vogliamo realizzare una semplificazione vera perchè Fassina non si impegna per le cessioni di quote d'azienda la cui disciplina costa diverse centinaia di milioni ai contribuenti?»

Non è un problema invece che con il nuovo regime molti potrebbero fare a meno del commercialista. «Ci saranno meno clienti? Probabile, ma questo non ci preoccupa in modo particolare».

  • L'intervento. Stefano Fassina, consigliere economico del viceministro all'Economia Vincenzo Visco, ha commentato il regime per i contribuenti minimi sul Sole 24 Ore del 6 gennaio. [vd in calce, ndr]

 

di An. Man.
da Il Sole 24ore del 08.01.08


Contribuenti minimi, regime fiscale ad hoc

Dall'1/1/2008 il regime dei contributi minimi e marginali costituisce il regime naturale per le persone fisiche che esercitano attività d'impresa, arti o professioni (art. 1, commi da 96 a 117, legge n. 244/2007, legge finanziaria 2008). Pertanto, i piccoli imprenditori e professionisti, che ne hanno i requisiti, possono iniziare autonomamente ad avvalersi del regime forfetario. Chi decide di rimanere nel regime dei minimi non deve più addebitare, dal 1° gennaio 2008, l'Iva sulle vendite ai propri clienti. E venendo meno per i contribuenti l'obbligo di versamento dell'Iva sulle vendite, scompare anche il diritto alla detrazione dell'Iva assolta sugli acquisti.

Al contrario il contribuente che continua ad addebitare l'Iva ai propri clienti, con il comportamento concludente opta di fatto per il regime ordinario. Il soggetto che rientra nel regime dei minimi paga solo l'imposta sostitutiva Irpef del 20% calcolata sulla base imponibile, con esenzione da Irap, studi di settore e parametri. Quindi, non vi è il versamento Iva e vi è l'esonero dagli adempimenti relativi. Infine, il superamento dell'importo di euro 45mila (50% di 30 mila) nel corso dell'anno riporterà il contribuente nel regime ordinario. La semplificazione è solo apparente, in quanto anche se è vero che non vi è più l'obbligo di tenere le scritture contabili bisognerà continuare a registrare le operazioni effettuate necessarie per determinare il reddito da sottoporre a tassazione sostitutiva e quindi elaborare il modello unico.

Inoltre, per gli eventuali acquisti intracomunitari resta l'obbligo della presentazione del modello Intrastat. Prima di aderire al nuovo regime occorre essere certi che non vi sia nel periodo d'imposta il superamento del limite previsto.

In particolare, se in corso d'anno i corrispettivi o i ricavi superano i 45 mila euro, è dovuta l'Iva relativa alle operazioni effettuate nel corso dell'intero anno solare, che, per la frazione d'anno antecedente al superamento del limite, sarà determinata mediante scorporo dai corrispettivi, secondo le regole contenute nell'art. 27, ultimo comma, del dpr n. 633/1972, in ogni caso facendo salvo il diritto alla detrazione dell'imposta assolta sugli acquisti. Poi occorre mettere in atto tutti gli adempimenti contabili ribaditi nella circolare n. 73/E del 21/12/2007.

Infine, si attendono ulteriori precisazioni sulle di natura transitoria.

Il decreto attuativo ha disposto che ai fini del calcolo della plusvalenza o minusvalenza il costo non ammortizzato equivale a quello che risulta alla fine dell'esercizio precedente di quello da cui decorre il regime (quindi, ad es., per l'eventuale cessione del bene, quale costo non ammortizzato, si considera quello che risulta alla fine del 2007).

 

di Vincenzo D'Andò, Comitato scientifico Ancot
da Italia Oggi del 08.01.08 


INTERVENTO - Le troppe resistenze contro i nuovi minimi

Il regime fiscale per i contribuenti minimi è fortemente innovativo. L'obiettivo principale dell'innovazione, come per la riforma dell'Ires, è la semplificazione degli adempimenti fiscali sia contabili che amministrativi. Semplificazione che, giustamente, è da sempre l'obiettivo dei contribuenti, delle loro rappresentanze econorniche, degli intermediari fiscali. Spesso, il costo diretto e indiretto degli adempimenti fiscali viene ritenuto così elevato da far diventare finanche prioritario l'obiettivo della semplificazione rispetto a quello della riduzione delle imposte.

Data tale radicata agenda di policy, è difficile capire il dibattito in corso. L'attenzione è monopolizzata dall'effetto della riforma sulle imposte dovute. Sparisce dalla discussione la variabile costi diretti e indiretti degli adempimenti fiscali, nonostante questi per i contribuenti minimi superino molto spesso il conto del Fisco. Non viene affrontato, nemmeno da lontano, il merito delle drastiche semplificazioni introdotte (eliminazione dell'applicazione dello studio di settore, dei registri e dei versamenti Iva, dell'Irap, eccetera), fosse anche per criticarle radicalmente e per indicare misure alternative.

La disattenzione nei confronti della semplificazione non è casuale, in particolare quando proviene dagli intermediari. Certamente non dipende, come pure qualcuno insinua, dai conflitti di interesse di chi ha molto beneficiato e continua a beneficiare delle rendite alimentate dalla complessità delle nonnative fiscali. Piuttosto, è frutto della resistenza culturale al cambiamento, così diffusa in Italia, paese segnato da una storia di crescita economica senza riforme: è più facile adattarsi ad applicare un'aliquota più bassa in un quadro normativo complicato e costoso (per il cliente e la collettività), ma noto e redditizio (per l'intermediario), piuttosto che misurarsi con un quadro fortemente semplificato, quindi meno costoso (per il cliente e la collettività), ma meno redditizio (per l'intermediario) in assenza di uno spostamento della consulenza verso attività più produttive.

In realtà, la parte di intermediari aperti al futuro e consapevoli dell'impossibilità di tornare all'Italietta dei condoni triennali, vede nella semplificazione fiscale l'opportunità per liberarsi da attività di retroguardia e potersi dedicare alla consulenza più avanzata per le imprese, il cui "nemico" dovrebbe essere sempre meno il Fisco e sempre più il concorrente nel mercato globale.

Per sostenere l'innovazione tra gli intermediari la Legge Finanziaria per il 2008, prevede non a caso, insieme alle semplificazioni fiscali, un robusto incentivo fiscale per la formazione di studi associati tra professionisti.

Nonostante l'obiettivo prioritario del regime forfetario non sia un minor onere fiscale, esso implica un significativo risparmio d'imposta per almeno due terzi di lavoratori autonomi, professionisti e imprese interessate. Il risparmio d'imposta è finalizzato a promuovere il regime forfetario, dato che esso è opzionale e si scontra con le resistenze al cambiamento appena ricordate. Il risparmio di imposta, aggiuntivo al taglio di parte degli attuali oneri di intermediazione, è in media di oltre 300 euro l'anno. È decisamente superiore per tutte le attività rivolte in misura prevalente al consumatore finale, per le quali difficilmente l'eliminazione dell'Iva sulle vendite si tradurrà in una riduzione dei prezzi. Ma è presente anche per ampia parte di contribuenti fornitori di imprese, i quali, invece, dovranno generalmente riflettere l'assenza dell'Iva sui prezzi. In particolare, per quest'ultima categoria di contribuenti, il risparmio d'imposta deriva dalla fuoriuscita del reddito di impresa dall'Irpef. Infatti, la fuoriuscita dall'Irpef non comporta soltanto la perdita delle detrazioni, come ricordano i rappresentanti dell'Albo Unico; comporta anche l'abbattimento dell'aliquota marginale (dal 23 al 41%), sempre più elevata dell'imposta sostitutiva (20%), aspetto che invece viene dimenticato.

Sull'acconto di giugno 2008, infine, l'applicazione del metodo storico non determinerà maggiori imposte per la stragrande maggioranza dei contribuenti aderenti al regime forfetario; la strada alternativa dell'applicazione delle regole del regime forfetario, più che la rinuncia a "un prestito a favore dell'erario", avrebbe comportato notevoli complicazioni, in quanto avrebbe costretto al ricalcolo delle imposte dovute per il 2007.

  • CONFRONTI E OBIETTIVI - Molta attenzione agli effetti sulle imposte. Non si tiene conto in modo adeguato della semplificazione

 

di Stefano Fassina, Consigliere economico del Viceministro Vincenzo Visco
da Sole 24ore del 06.01.08

 

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vedi anche:

Ulteriori istruzioni sui Ā«MinimiĀ»

Finanziaria 2008 - agg. rassegna stampa

Minimi: esordio pieno di insidie

Finanziaria 2008 - rassegna stampa


data pubblicazione: domenica 13 gennaio 2008
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