Ordine degli Architetti P.P.C. di Roma e provincia

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Chiediamo che l'Architetto torni ad essere riconosciuto dalla società come colui che immagina, progetta, interpreta, il mondo che è e che sarà.

i Contributi ricevuti

Consiglio dell’Ordine degli APPC della provincia di Salerno 21.02.2012
Il Consiglio dell’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della provincia di Salerno aderisce con grande convinzione all’appello proposto dall’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della provincia di Roma e si impegna alla sua più ampia diffusione ritenendolo un messaggio forte e necessario in un momento in cui la riflessione ed il dibattito intorno al ruolo delle professioni rischia di essere imprigionato entro limiti di carattere economicistico e falsamente garantista, facendo perdere di vista il ruolo fondamentale dell’architetto e dell’architettura nell’evoluzione sociale, culturale, politica ed economica del nostro Paese.

giorgio sarao architetto - roma 20.01.2012
Bene la sostanza dei concetti espressi, purché non sia la solita sagra delle buone intenzioni. Bisogna tradurre tutto in una materia realizzabile seriamente e concretamente. In breve basta con la prevalenza della politica sulla funzione professionale di quanti sono impiegati nella pubblica amministrazione, basta con questo insulto culturale e amministrativo dei condoni edili e urbanistici che fanno scempio del territorio e arricchiscono i soliti "fuori legge". Gli ordini professionali si schierino apertamente contro questi abusi mobilitando i propri iscritti fino allo sciopero, se necessario. Così forse ci ascolteranno come succede, a volte, per i medici e gli avvocati. Per quanto riguarda la liberalizzazione della professione posso essere d'accordo a condizione che solo, soltanto e solamente i liberi professionisti possano esercitare la professione (di architetto, ingegnere, geometra o perito edile, ecc.): questo significa che tutti i tecnici assunti a vario titolo nelle varie amministrazioni (statali, regionali, provinciali, comunali, ministeriali, ecc.) non possano e non debbano essere concorrenti dei liberi professionisti, non possano e non debbano operare sul territorio con propri progetti e soprattutto non debbano essere autorizzati dalle pubbliche amministrazioni ad esercitare la professione in deroga alle proprie mansioni. Devono limitarsi a svolgere il lavoro per cui sono stati assunti, all'interno del loro ufficio. Non voglio offendere l'intelligenza di quanti leggono spiegando i motivi di tale limitazione. Basta fare la figura di cortigiani ruffiani al servizio del primo demagogo populista (mi pare che ci sia già successo, la storia passata e recente non basta come lezione?) che ci promette l'osso di qualche praticuccia in odore di illegalità utile solo a mettere insieme il pranzo con la cena. Voglio esercitare una professione seria, dignitosa, impegnativa e di soddisfazione.

giancarlo busiri vici architetto - roma 19.01.2012
Due considerazioni 1) L'abolizione delle tariffe minime può andar bene se si introduce il concetto della pariteticità della prestazione. A parità di qualità, sì a criteri concorrenziali. Altrimenti il meccanismo si presta ad aberrazioni inimmaginabili. 2) Quanto ai presunti atteggiamenti corporativi, per quanto riguarda gli architetti, ho impiegato sei anni di Presidenza - tre all'Ordine di Roma e tre al C.N.A. - per spiegare e dimostrare la nostra estraneità a tentazioni corporative. Insistere potrebbe essere utile, ma poichè si tende sempre a fare di ogni erba un fascio, non ho molte speranze al riguardo. Per brevità tralascio l'accenno a numerose altre problematiche toccate dalla liberalizzazione.

alessandro cinelli architetto - arezzo 19.01.2012
L’appello da voi inviato è da sottoscrivere per le belle parole e i bei concetti contenuti. Ma voglio far notare quanto segue. Il barocchismo normativo in edilizia e urbanistica è stato prodotto da nostri colleghi architetti funzionari che lavorano nelle Regioni, nelle Provincie e nei Comuni. Questi architetti che creano normative killer dell’architettura e dell’urbanistica sono su una trincea opposta rispetto a noi liberi professionisti. Come possono le due categorie convivere all’interno dello stesso Ordine degli Architetti? I casi sono due. O facciamo albi separati oppure l’ordine deve diventare una cosa molto snella e poco costosa che tiene soltanto l’elenco di chi può esercitare la professione. Coloro che sono liberi professionisti e credono nelle coste dette dal vostro manifesto devono costituirsi come raggruppamento a parte in un sindacato serio e funzionale. Un caro saluto

mario passariello architetto - nola (na) 19.01.2012
Condivido e sottoscrivo l'appello comparso sul Corriere della Sera. Purtroppo il "progetto" soccombe già "alle logiche della peggiore politica, della peggiore amministrazione, della convenienza economica di breve respiro e delle clientele". E' una "battaglia" che è da combattere soprattutto con una VERA riforma degli Ordini Professionali che, così come strutturati, non assolvono pienamente alle loro funzioni istituzionali, risultando anacronistici e lontani (spesso) dai loro iscritti. Vi esorto a continuare e spero che anche altri Ordini Provinciali facciano proprie le vostre idee in merito. Vi saluto ricordando che: “La differenza fra un buon architetto e un cattivo architetto consiste oggi nel fatto che quest'ultimo soccombe a ogni tentazione, mentre l'altro le resiste” (Ludwig Wittgenstein).

roberto arlacchi geometra- livorno 18.01.2012
Ormai negli ultimi tre decenni l’architettura ha dovuto soccombere al peso della progressiva tecnocrazia, che ha soffocato quella creatività libera che era la sua linfa vitale, trasformando tutti noi liberi professionisti in una amalgama di compilatori di modelli prestampati. Il danno provocato a questo paese ed alle future generazioni è incalcolabile, e forse senza rimedio. Abbiano per troppo tempo assistito passivi e impotenti alla ascesa del dirigismo burocratico.

manlio di pastena architetto - roma 18.01.2012
Per quanto si sostiene "politicamente" sembra che la liberalizzazione delle professioni sia un cambiamento necessario. Certo non mi sono mai sentito di appartenere ad una corporazione e o casta né tantomeno mi sento di condividere il pensiero qualunquista di coloro che normalmente usano questa terminologia per accostarci ad altre professioni. Il vero problema è che l'uso dell'arte di fare architettura o almeno di proporre una "buona" edilizia, ad oggi, è sempre venuto meno. Il mestiere dell'architetto senz'altro più di tutte le altre professioni avrebbe dovuto essere una garanzia sia per la società che per il territorio proprio per ciò che rappresenta ed ha sempre rappresentato l'architettura. Quindi non può esserci che la massima condivisione nell'appello del Presidente Schiattarella; sarà utile per noi architetti che ciò non rimanga un mero messaggio e che l'eventuale smembramento dell'ordine non determini caos nel caos con il solo vantaggio non per l'architettura ma per coloro che da tale situazione potranno trarne sicuramente sempre maggiori profitti a scapito della professione dell'architetto.

valentina rovito architetto - roma 18.01.2012
...Sarebbe bello poter immaginare gare d'appalto, concorsi di progettazione, trasparenti ed aperti a tutti ...sarebbe bello poter accedere dando il massimo di se per un fine nobile e comune ...sarebbe bello mettere in pratica il proprio sapere ed imparare andando a "bottega" da chi pretende da te l'impegno, la passione e ti da in cambio lo stesso ...sarebbe bello immaginare le citta', le strade, i parchi, le case, non come un puro esercizio economico e una gara di parentele, ma l'applicazione del sapere come dovere sociale ...sarebbe bello sentirsi chiamare ARCHITETTO e poter esserlo veramente.

mariagrazia fontanella architetto - napoli 18.01.2012
Plaudo alle Vs intenzioni e consideratemi assolutamente partecipe Sono un architetto di 38 anni ho lavorato 10 anni per una impresa con la crisi hanno deciso di eliminare la donna architetto e di tenersi gli uomini ingegnere e geometra. Non ne voglio fare una questione di discriminazione sessuale ma obiettivamente le donne se la vedono peggio! Molto spesso sono stata definita " ...la mia architetta segretaria" . In questi 10 anni di lavoro per conquistare credibilità ed uscire da quella che era la visione comune dell'architetto ho dovuto lavorare tantissimo per poi non mi vergogno a dirlo sentirmi chiamare "ingegnere" ...assurdo! Nella nostra società si è instaurata una cattiva pianta la muta convizione che il tecnico architetto sia una figura superflua il cui estremo limite è "l'architetto autocelebrativo" quasi un artista visionario il cui valore dell'opera è direttamente proporzionale allo scalpore che suscita. Una società malata si presenta allo stesso modo pochi ricchi e moltissimi poveri. Quello che chiedo è semplicemente oggi quale è il mio ruolo? Per la progettazione di un edificio o per la direzione di un cantiere si chiama l'ingegnere Per le pratiche o per la contabilità si chiama il geometra e l'architetto? è solo un disegnatore? O un arredatore? Quali sono gli sbocchi?

giovanni rossiello architetto - torre del greco (na) 18.01.2012
Non si può non condividere l'appello dell'Ordine architetti di Roma,che nella sua essenza detta i principi generali espressi egregiamente.Il problema nascerà quando detti principi dovranno essere applicati concretamente.Comunque tutto questo è sempre superabile se i colleghi,rappresentativi dei vari Ordini,facciano riferimento al Consiglio Nazionale APPC e per esso al suo Presidente. Fu di esempio la presidenza del compianto Raffaele Sirica.Sono sicuro che detto esempio sarà raccolto dall'attuale Presidente se compulsato e sollecitato da tutti noi.

pietro cassanelli architetto - bisceglie (bt) 18.01.2012
Ridefinire i ruoli dei professionisti, architetti, ingegneri, geometri e periti agrari , non significa precludere qualcosa a qualcuno.. Ogni ruolo deve essere ben distinto, nessuno mai si sognerebbe di andare da un pediatra per curare una dermatite e sinceramente non ho mai capito perché una progettazione architettonica possa invece essere a cura di un ingegnere (con tutto rispetto per la categoria). Dagli anni ’70 si è visto come la città si sia modificata dando origine a mostri edilizi; frutti del “copia incolla” e della speculazione.. Ridare l’architettura a chi la sa fare dovrebbe essere un impegno civile oltre che un obbligo morale. Bisognerebbe iniziare dalle Facoltà universitarie eliminando le facoltà di ingegneria Edile e Ingegneria Edile-Architettura, scellerata operazione fatta per non perdere cattedre di insegnamento, quando sarebbe più logico accorparle alle Facoltà di Architettura o a quelle di Ingegneria civile (ecc.). Nella vita non si può fare tutto altrimenti si rischia di farlo male .

tommaso spinosa architetto - mondragone (ce) 17.01.2012
Condivido pienamente il messaggio dell'ordine di Roma. Mi chiedo, però, 2 cose: 1 ) come può pensare il governo di liberalizzare se non si interviene sui conflitti di interesse esistenti e sulle competenze delle professioni tecniche? il governo sa che i geometri possono fare tutto quello che fanno ingegneri e architetti? il governo sa che almeno l'80 % di tutta la materia architettonica è svolta dai geometri ed anche dai periti edili? il governo sa che, ad esempio, i geometri possono effettuare le relazioni paesaggistiche per le autorizzazioni su aree di interesse o vincolo ambientale? il governo sa che, ad esempio, i geometri possono progettare fabbricati a 3/4/5 piani, anche in cls armato, in quanto la legge prevede che i suoi limiti sono la "modesta entità", cosa diversa tra Milano - Roma - Napoli, città con più di un milione di abitanti, e piccole realtà locali di poche centinaia o migliaia di abitanti? il governo sa che, ad esempio, i geometri possono certificare le qualità energetiche dei fabbricati, ove occorrono competenze che non esistono nella loro formazione? il governo sa che, ad esempio, gli ingegneri meccanici, elettonici, nucleari, aereospaziali ecc possono fare progettazione architettonica ed urbanistica? il governo sa che, ad esempio, gli architetti possono progettare un milione di cose che sarebbero ad esclusivo appannaggio degli ingegneri? e allora, siamo seri: se veramente si vuole liberalizzare, se veramente si vuole dare un contributo serio al Paese, senza mandare allo sbaraglio milioni di lavoratori che, colpiti dalla crisi vedono chiudersi anche lo spiraglio del lavoro riferito alle proprie specifiche competenze, siamo alla frutta. il governo , quindi, abbia coraggio: Affronti una volta per tutte quali sono le competenze di ciascuna categoria. La certezza dei limiti delle competenze spingerebbe ognuno a fare il proprio mestiere, ad aggiornarsi, ad offrire prodotti altamente qualificati, a confrontarsi con il mercato in modo serio. 2) la seconda questione riguarda i lavori cosiddetti "in hause", cioè la progettualità resa dagli uffici tecnici degli enti: il governo sa che da quando è stata avviata questa procedura gli impiegati fanno solo (e come?) questo, il più delle volte "subappaltamdolo" a giovani professionisti, ai quali distribuiscono qualche elemosina? non facendo il lavoro di ufficio in orario di lavoro ma in orario extra, ricevendo anche fondi incentivanti la produttività.Cosi che i tecnici degli enti incassano stipendio+ progetti in hause + fondo incentivante e, talvolta, organizzando vere e proprie associazioni......... esterne. e allora, cosa rimane? la prostituzione: In questi giorni due committenze per progetti di edicola funeraria mi sono stati tolti perché geometri si sono offerti a 500 € a progetto. meditate, gente, meditate.

federico iachella architetto - pisa 17.01.2012
non esiste distinzione, un architetto oggi in italia non vale di più di un geometra, di un perito, di un agronomo di un ingegnere. Ma forse non si tratta di valere più o meno, si tratta piuttosto di valere diversamente. La progettazione, il pensioro architettonico, le visioni di uno spazio sono oggi completamente annullate e sostituite da parametri fissi e inderogabili. i vani le altezze le superfici i volumi tutto è in un recinto e basta mettere insieme i dati. il ruolo del progettista è di traduzione semplice dal "VERBO" della norma al segno grafico. è come disegnare il grafico di una funzione matematica dopo che qualcuno l'ha scritta in lettere. allora cosi non diventa difficile appiattirsi, due misure e qualche parametro lo estrapola l'architetto come il perito come il geometra e come l'ingegnere. per dare la giusta dignità alle professioni per prima cosa si deve mettere bene in chiaro che non possono tutti far tutto, l'architetto non può fare il catasto così come il geometra non può progettare. tutte le figure impergnate nel processo costruttivo devono dare il loro apporto ma esclusivamente per le loro strette competenze.. e dunque credo che serva spiccata specializzazione e non tuttologia.

nadia martorano architetto - roma 17.01.2012
La qualità architettonica e ancora di più quella urbana sono un diritto per i cittadini. Sarà difficile parlare di questo ora che le nostre città sono diventate a misura di suv! Forse molti cittadini non sanno neanche più che cos'è la qualità di una città e di un edificio, l'importante è avere una macchina confortevole e un giardino privato. Non voglio essere presuntuosa e dire che ce l'ho io la risposta giusta, credo però che tra di noi ce chi ce l'ha la risposta e sicuramente un dibattito vivace tra noi può portare a delle soluzioni che ci possano far riprendere il percorso verso la giusta espressione e condivisione popolare e non elitaria dell'architettura e dell'urbanistica. Condivido tutto e in modo particolare la frase "il progetto di Architettura non è il disbrigo di una pratica burocratica" quindi ripendiamoci la nostra Arte.

giancarlo pignataro architetto - caserta 17.01.2012
"Serve un luogo che offra una prospettiva, (...) che dia una chiave per capire meglio la città e il suo territorio, ma che aiuti anche le persone a chierirsi le idee sul rapporto con il mondo in generale" (P. Geddes, 1892)... in questo luogo l'architetto deve conquistarsi un ruolo chiave, operando giorno dopo giorno con trasparenza, competenza ed entusiasmo.

matteo capuani architetto - ceccano (fr) 16.01.2012
LA COMUNICAZIONE E LA CRISI - Le tecnologie dell’informazione e le rappresentanze - L’informazione tradizionale tra le rappresentanze (CNAPPP-Ordini), la base degli iscritti e la società civile tutta, in relazione alle forti trasformazioni economiche e politco-sociali, ha raggiunto un punto di criticità come mai nella storia del nostro sistema ordinistico-professionale. L’informazione di settore, i quotidiani, i newsmagazine e i network tv, i siti internet che cercano di comunicare le azioni messe in campo dalle rappresentanze, già in crisi prima della recessione globale, oggi si palesano del tutto inefficenti ed inefficaci. Se si aggiungono a questo gli effetti della crisi finanziaria, e il disagio per la conseguente mancanza di lavoro, si comincia a intravedere la necessità di una rivoluzione epocale che trasformertà in maniera irreversibile i sistemi, le strutture, l’essenza stessa della nostra professione. Allo stesso tempo, il nuovo mondo, quello dei servizi immateriali e della città digitale intorno a noi sta fiorendo in una complessità straordinaria configurando già da subito le attività terzo millennio come fortemente multipolari, online, e comunque tali da trasformare radicalmente il mondo del lavoro così come lo conosciamo. La posta in gioco per la nostra professione è molto alta. Per dare un senso a questa trasformazione epocale avremo bisogno di una informazione e di processi decisionali migliori e maggiormente adeguati di quello a cui siamo abituati e che a nostra volta tentiamo di dare. - Il mondo delle professioni e la tecnologia - Come Architetti, stiamo diventando sempre più abili a servirci delle tecnologia della comunicazione e dell’informazione. Allo stesso tempo però assistiamo alla crisi profonda della informazione stessa. Le informazioni, anche quando si spostano online, sembrano contenere qualcosa di sbagliato, di non efficace, nel modo in cui sono confezionate e diffuse. Sono troppo lente, ingessate e il tono è raramente in sintonia con quello del web che le contiene, non sembrano pensate nella maniera giusta per raggiungere gli obiettivi. La tecnologia in questo momento appare allo stesso tempo la causa della crisi dell’informazione e la possibile via di uscita. Una tecnonologia che produca buona informazione va ben oltre i siti web, la multimedialità, i blog, i contenuti generati dagli utenti o qualsiasi altra mezzo su cui passiamo tanto tempo prezioso a discutere. La comunicazione richiede nuovi sistemi e nuove organizzazioni. La tecnologia da sola ovviamente non contiene la risposta ai problemi. E necessario combinare l’utilizzo intelligente della tecnologia con nuove forme di partecipazione e nuove strategie per organizzare e coordinare ogni contributo che possa arrivare dal sistema ordinistico o dagli iscitti sul territorio. E’ necessario avviare una azione di "devolution" dei processi decisionali e delle informazioni che possa trasferire la capacità partecipativa-decisionale verso i territori passando attraverso gli Ordini Professionali e giungendo direttamente agli iscritti. La tecnologia può essere usata per comunicare e trasferire tutta la complessità che richiedono i processi in una democrazia sana. - La comunicazione orizzontale e verticale - Le azioni politiche ed i progetti delle rappresentanze, quello che producono, dovranno essere facilmente trasferibili a tutti gli iscritti già nella fase di costruzione delle decisioni. E’ necessario costruire una sinergia “verticale” con la base poiché un vero potere contrattuale nei confronti della società si recupera solo ricostituendo un rapporto “reale” con gli iscritti. - Le rappresentanze - La classe politica attuale, nostro interlocutore, non sempre ha capacità di comprensione dei fenomeni ne di azione vera e diretta, quindi a maggior ragione ogni nostra iniziativa va ragionata pensando al sostegno della base. Le azioni che le rappresentanze mettono in campo non possono essere solo rivolte e comunicate in maniera “orizzontale” alla politica ed al resto delle professioni, vanno invece necessariamente condivise con la base e con la società civile tutta. I soggetti che noi istituzionalmente rappresentiamo debbono avere la sensazione (e la contezza) che noi siamo in grado di comprendere le ragioni della crisi che ci investe e debbono essere “aggiornati” sulla nostra capacità di trasformare gli slogan in “progetti”, concreti reali, che ritornino sui problemi quotidiani. L’alienazione della classe dirigente dalla condizione di disagio della base renderà sempre più fragile ed instabile il ruolo della rappresentanza e la capacità di esercitare un potere contrattuale della intera categoria. - Conclusioni - Tornando alla comunicazione, la considerazione più importante è che la tecnologia è solo una parte del sistema. E non esiste vera innovazione se non si cambia il sistema partecipazione. Da questo discende che la vera rivoluzione, che possiamo mettere in campo è creare una nuova "generazione dei processi decisionali ed informativi", che riescano a confrontarsi in tempo reale con le opportunità e le necessità del nostro tempo, e mutare con il mutare stesso dei problemi. Tutto ciò puo essere sintetizzato nella necessità di riallineare l’azione politica ai contenuti, ai modi ed ai tempi della comunicazione e necessariamente riallineare le politiche alla contingenza (alla realtà) e riconfigurarle nell’ottica di un vero ed efficace progetto “politico Professionale”, che sappia guardare alle necessità Paese, alle aspettative della società civile ed ai bisogni della nostra Professione.

mauro molinari architetto - roma 16.01.2012
Caro Presidente, rispondo all'appello pubblicato l'11 gennaio sul Corriere della Sera. Lo condivido per quanto riguarda la tutela della qualità architettonica e per la difesa della professione e del ruolo culturale dell'architetto in seno alla società civile. Lo approvo e lo ritengo sostanzialmente giusto. Ma stiamo attenti a non confondere questo con una difesa sterile dei minimi tariffari che sono superati dai tempi e che non fanno gli interessi degli utenti (i cittadini) e della grande maggioranza degli iscritti all'Ordine. Occorre realmente liberalizzare la professione abolendo i minimi tariffari e aprendola ad una concorrenza trasparente e leale nel rispetto delle prerogative specifiche di ogni singola professione. Ringrazio e saluto.

luca berretta architetto - roma 16.01.2012
Caro Presidente, ti scrivo non solo per aderire all'appello pubblicato sul Corriere, ma per ribadire che quello delle liberalizzazioni non è il SOLO problema di questo governo per la nostra professione. Ritengo che, uno dei nostri maggiori problemi sul lavoro sia, da tempo, la totale mancanza da parte di molte amministrazioni pubbliche di rispondere in tempi "decorosi" e responsabili alle varie richieste su i progetti presentati. Questo è un PROBLEMA VERO che come tu sai ferma il nostro lavoro, ritarda ignobilmente il rilascio di permessi o autorizzazioni, impedisce alle imprese di lavorare e a noi di portare avanti un progetto. Credo sia necessario rimarcare questo stato di cose anche a questo governo, la necessità di tempi più rapidi per dare continuità al lavoro ed intervenire in quei settori pubblici dove credo si nascondano interessi e lobby ben peggiori. Io sono stufo di aspettare i tempi infiniti di un'amministrazione pubblica !!! Ti ricordo infine, e credo tu ne sia a conoscenza, che già da molto tempo i nostri minimi dettati dalla tariffa non vengono rispettati e se ti ricordi bene ti avevo incontrato per mostrarti una rivista sulla quale venivano elargite prestazioni professionali con somme ridicole ed inacettabili per un professionista. Di quel nostro incontro non ho mai più saputo niente. Un cordilale saluto

enrico bulciolu architetto - livorno 16.01.2012
L'architettura è il riflesso e la cultura della nostra società; non lasciamola in mano ai mercanti e ai burocrati. Facciamo valere il nostro peso.

elisabetta ciuti architetto - livorno 16.01.2012
Ciao a tutti, vorrei comunque dire che troppo spesso molti colleghi in nome del fare presto o di accaparrassi un lavoro a tutti i costi, passano sopra alla ricerca, al "bello", al genius loci.... E altro, così la nostra categoria di ed il nostro essere Architetti si svilisce delle sue componenti fondamentali, lasciando spazio a critiche e lavoro ad altre figure professionali. Buon lavoro

paola pisanelli architetto - roma 15.01.2012
Caro Presidente, condivido il tuo appello che con impegno divulgo. Credo che a questo appello però dovranno seguire azioni concrete anche da parte degli architetti. Consapevole della difficoltà di esercitare la libera professione in Italia ed dopo aver visto in altri paesi le differenze ed i risultati di una politica per l’architettura e delle competenze dell’architetto, credo che sia fondamentale proporre ed agire per una ridefinizione degli ambiti , dove l’architettura è al centro e ha un compito fondamentale per raggiungere obiettivi di qualità. E’ necessario quindi raggiungere un maggior peso nella politica del nostro paese. grazie

massimo sciarra architetto - roma 15.01.2012
Condivido questa iniziativa. Per la prima volta da tempo si esce allo scoperto e si parla pubblicamente in termini di etica, di intento e di garanzie, denunciando una situazione professionale insostenibile. E' necessario rivedere i rapporti con la committenza, specialmente quella pubblica, che approfittando di dissennate legislazioni (gare al massimo ribasso e abolizione dei minimi tariffari), decidono i nostri compensi. Inoltre è necessario chiarire assolutamente le competenze professionali con Geometri e Periti senza più ambigue terminologie legislative. I burocrati tornino a fare il loro lavoro di burocrati, gli architetti facciano gli Architetti.

nicola ciaburri architetto - roma 15.01.2012
diritto all'architettura... e alla sua paternità. Sottoscrivo l'appello del mio Presidente, anche se vorrei porre l'accento su alcuni elementi di 'eticità' che ritengo indispensabili per una buona impostazione del nostro nuovo ruolo (o meglio del nostro antico ruolo che non siamo stati capaci di riaffermare da parecchi decenni). Alla base di tutto ci deve essere non solo una responsabilità etica nei confronti della società, ma anche una responsabilità etica all'interno dello stesso nostro gruppo di progettisti. Questo significa: - porsi il problema di chi ha ridotto l'architettura a griffe o a semplice design; - porsi il problema dei giovani colleghi che pur portando all'interno degli studi professionalmente affermati una ventata di capacità operative e la freschezza di nuove idee ne vengono ripagati con trattamenti economici che in moltissimi casi non riescono a superare gli emolumenti di una badante o di un lavoratore in nero; - porsi il problema della paternità culturale dell'opera che sempre di più è attribuita ai titolari degli studi superorganizzati, anche se la vera creazione è figlia di architetti che non vengono citati nemmeno come collaboratori (con una pesante ricaduta sulla elaborazione dei curricula e conseguente impossibilità di partecipare a gare). Questi sono solo alcuni elementi: sono certo che ogni architetto potrà aggiungerne a questi molti altri. Il comportamento etico o è complessivamte etico o non è! firmato Nicola Ciaburri, manovale architettonico, lavoratore precario.

mario porreca architetto - roma 15.01.2012
Avrei preferito un'appello dai contenuti più concreti quali: 1) la questione delle tariffe professionali e delle gare a massimo ribasso; 2) l'abbassamento della soglia per l'indizione delle gare per l'affidamento dei servizi, riportata da questo governo a 100.000 mila euro per favorire le società di ingegneria; 3) la possibilità per i privati di detenere la maggioranza del capitale nelle società di professionisti che favorisce gli imprenditori a nostro discapito; 4) il riordino delle competenze professionali sopratutto nei riguardi dei tecnici diplomati; 5) la formazione universitaria con l'abolizione del 3+2 e il ripristino del corso quinquennale. In ogni caso, visto il silenzio assordante della categoria, meglio di niente. Rivolgo un appello a partecipare alla manifestazione degli avvvocati, indetta per proprio sul punto 3), il 26 gennaio a roma.

emanuela guerrucci architetto - roma 15.01.2012
L'appello è nobilissimo purtroppo se siamo arrivati a questo punto è perchè non si è lavorato bene fino adesso. S'impone una riforma dell'Ordine da ora e una maggiore etica da parte di tutti.

michele listro architetto - roma 13.01.2012
Caro Amedeo Ti ringrazio e ringrazio il Consiglio dell’Ordine per quanto è stato scritto. Noi non siamo una casta, non godiamo di nessun privilegio. Riusciamo ancora a lavorare solo perchè amiamo questo mestiere e soprattutto perchè amiamo l'architettura le città, il territorio. Mi sono sempre occupato di urbanistica: ho portato dentro l'università tutto ciò che ho imparato nella vita a contatto con il territorio e con i cittadini. Occupandomi di insediamenti urbani e di territorio e ho cercato di nobilitare la mia attività con tutto ciò che ho imparato all'Università. Ho visto morire lentamente la nostra disciplina sempre più relegata ad un ruolo marginale e sempre più ostaggio della politica. Ho assistito impotente alla distruzione dei centri storici alla devastazione dei paesaggi da amministratori e da tecnici senza scrupoli. Il nostro impegno è stato sempre a 360 gradi per aiutare i Comuni a realizzare i servizi essenziali, a progettare il sistema di regole che consentisse il buon governo del territorio. Per anni siamo stati la più importante banca dei Comuni perchè abbiamo fornito prestazioni e servizi senza garanzia di compensi. Altro che casta e corporazione. La casta degli architetti non esiste, così come non esiste e non è mai esistita la corporazione. Penso al contrario che sia venuto il momento di impegnarsi maggiormente perché si possa ricominciare a realizzare opere di architettura, di tutelare i beni culturali, di riqualificare le nostre città ed in particolare le periferie, e di fornire alla Comunità i nostri servizi connotati da valori etici e culturali.

maurizio rocca architetto - roma 13.01.2012
Vivo ormai da 1 anno in Inghilterra e in questo paese persiste esattamente la legislazione cui questo governo tende: completa liberalizzazione delle professioni, deregolamentazione delle procedure e privatizzazione dei servizi. Vi posso dire che non funziona. Questo sistema garantisce solamente una parte minoritaria degli attori sociali dell’economia ossia il potere privato del grande capitale. I cittadini che lavorano per vivere sono schiacciati da questo meccanismo e non hanno più la possibilità di opporsi perché sono completamente soli in balia del mercato. Quelli che prima venivano considerati dei problemi sociali (casa, lavoro,giustizia) ora sono diventati dei problemi privati la cui risposta ogni singolo individuo è obbligato a trovarla in solitudine. Le liberalizzazioni – privatizzazioni non diminuiscono i prezzi ma li aumentano (qui l’acqua che è privata costa 10 volte di più che in Italia 500 euro l’anno a famiglia) e aumentano anche i differenziali tra prezzi più alti e prezzi più bassi ( i preventivi per un’assicurazione di una macchina media in una città di medie dimensioni vanno da 700 euro a 2000). Chi è più ricco e può pagare avrà un servizio adeguato chi non ha possibilità economiche si dovrà accontentare dei prezzi più bassi che sono sempre al di sotto di standard minimi. Il mercato fa sempre gli interessi del capitale non delle persone. La qualità media della progettazione in questo paese è pessima. Dove non ci sono architetti e le discussioni sui progetti, hanno luogo solamente tra gli addetti ai lavori, le sintesi sui significanti e i significati degli oggetti architettonici sono degli sterili esercizi estetici di cui Londra per esempio è piena ma non fanno fare nessun passo avanti alla qualità generale della progettazione in un paese. La mancanza di qualità architettonica, originalità, fantasia, e soprattutto di sicurezza del processo produttivo perché completamente deregolamentato e di sicurezza dell’oggetto architettonico perché non soggetto a normative si sposa esattamente con la assenza della figura dell’architetto. I pochi architetti mal preparati e costretti dal mercato a vendersi per pochi soldi al miglior offerente sono incapaci di portare al livello statale le problematiche della qualità architettonica perché non hanno un associazione forte e perché semplicemente il governo non ha alcuna intenzione di occuparsi di questo problema. Non sono un difensore ad oltranza degli ordini professionali ma se guardo nei sistemi dove questi non ci sono mi rendo conto di quanto siamo fortunati e di quanto come cittadini siamo garantiti dalla loro presenza. Quando vado dal dottore, quando vado in farmacia, quando vado dal veterinario, quando vado da un avvocato, quando usufruisco della professionalità di una persona di cui sono sicuro di uno standard minimo di preparazione io come cittadino sono garantito.

angelo costa architetto - roma 13.01.2012
Caro Amedeo, un appello bellissimo, pieno di forza e di passione. Manca il fondamentale: la proposta, ed io ce l’ho e la voglio condividere con tutti i miei colleghi. Compiere una vera liberalizzazione e non un becero liberismo travestito da liberalizzazione. Giusto il preventivo; giusto togliere i minimi di parcella; giusto tutto o quasi, ma…. Sbagliatissimo se tutto questo non si compie senza un recinto. Ed il recinto, il limite è: solo gli architetti possono fare l’architetto. Un geometra non può fare ò’architetto; un ingegnere, anche quelli civili, NON possono firmare progetti di architettura ed urbanistica. Così come a sua volta noi architetti NON possiamo firmare progetti ingegneristici così come adesso. Questa è l’unica via per essere VERAMENTE liberali e non liberisti. È l’unica cosa da fare per dare una vera e reale RESPONSABILITA’ e CENTRALITA’ alla figura professionale dell’architetto che tanto ha dato al nostro paese in termini culturali e di valore economico e che adesso non dà più soffocata dai mille rivoli della concorrenza sleale. Alla politica non dobbiamo chiedere risposte. La politica non sa nulla di noi e comunque se ne frega altamente. Siamo noi che dobbiamo imporre delle regole giuste nella direzione indicata. Siamo noi che dobbiamo informarli su come si fa la professione negli altri paesi. È giusto essere liberali; è scorretto essere liberisti. Oggi vige un regime di liberismo becero e volgare. Tutti possono fare tutto a qualsiasi prezzo. D’altronde non esiste al mondo che gli infermieri possano operare i pazienti; non esiste al mondo che un commercialista possa dibattere un processo; non esiste al mondo che un veterinario possa venderti un farmaco. Ma in Italia, un ingegnere può firmare un progetto di architettura, un geometra può firmare moltissimo, un architetto può firmare un progetto strutturale, ecc., ecc., ecc…. FACCIAMO UNA PROPOSTA DI MODIFICA NOI! PROPONIAMO, COSTRUIAMO, COSTRUIAMOCI. E poi… UN UNICO ORDINIE NAZIONALE!!!!!!!!!!!!!!!!!! Calorosamente ti abbraccio e mi ritengo a tua disposizione

francesco isidori architetto - roma 13.01.2012
Caro Amedeo, ottima iniziativa! Sottoscrivo pienamente!

eustachio vincenzo presidente ordine architetti di matera 13.01.2012
Se davvero l'Architettura ha un ruolo primario nel destino individuale e collettivo dell'umanità allora quella dell'Architetto deve diventare ed essere una professione altrettanto centrale nelle dinamiche di trasformazione dell'ambiente e del territorio anche nel nostro Paese. Come architetto e in qualità di Presidente dell'Ordine degli Architetti della Provincia di Matera aderisco convintamente all'Appello degli amici architetti di Roma, impegnati nel comune progetto di sostenere la professione dell'Architetto e di trasmettere i valori e la cultura del Progetto, fondamento della nostra disciplina. Raccogliamo la sfida del cambiamento. Come è stato riconosciuto da più parti, la bassa crescita del nostro Paese è anche legata ad una cattiva allocazione dei "talenti", allora potremo realmente essere il cambiamento che vogliamo che accada se sappiamo metterci in gioco e orientare la voglia di cambiamento che agita dal profondo la società e la maggior parte dei nostri colleghi architetti, forse anche facendo in modo che il diritto all'Architettura, alla Buona Architettura, diventi un diritto di tutti. Ad majora

celeste petraroli architetto - torino 13.01.2012
Egregi Colleghi, concordo a pieno con i contenuti del vostro Appello. Dall'entrata in vigore della L148/2011 ho intrapreso un dibattito con i colleghi del mio Ordine per cercare di capire quali sono i mezzi che noi architetti possiamo usare per farci ascoltare dai nostri politici e quali le necessarie riforme dell'ordinamento a cui siamo sottoposti, da proporre ai nostri politici. Sono molti gli spunti che si possono trarre guardando gli ordinamenti dei nostri colleghi europei, ordinamenti che tutelano e valorizzano la professione in virtu' della innegabile funzione centrale che l'Architettura da sempre detiene nella società umana. Il Vostro il nostro è un grido di dolore che esprime a pieno lo sdegno di noi tutti di fronte allo scempio che le leggi politiche ed economiche hanno gradualmente fatto della nostra professione e di consengienza del nostro paesaggio urbano. Se sarà necessario scendere in piazza lo faremo, con il vostro il "nostro" Appello quale manifesto della nostra protesta come Arcitetti e come Cittadini fruitori dell'Architettura non possiamo più di tacere, la misura è colma, è tempo di agire. Cordiali saluti,

marco innocenti architetto - firenze 13.01.2012
E' vero "il progetto di Architettura non è il disbrigo di una pratica burocratica" ma forse dovrebbe diventarlo,... mi spiego meglio. Il progetto architettonico ad oggi sembra sia di secondaria importanza, è affidato indistintamete a periti edili, geometri, ingegneri e architetti... che diventi invece di esclusiva competenza di un architetto, non di un ingegnere e nemmeno di un geometra o di un perito edile. Non voglio fare la guerra a nessuno, ma sicuramente l'architetto nel suo percorso di studi e nella professione, matura conoscenze specifiche, che rendono la sua opera esclusiva e insustituibile con l'opera di altri professionisti. Allora perchè non chiedere regole precise che definiscano una volta per tutte, l'opera dell'architetto come necessaria ed esclusiva ogni qual volta si intervenga sulla "semplice" distribuzione interna o nella progettazione pubblica e privata di nuove strutture, così com'è già per l'intervento su opere sottoposte a vincolo.

massimo locci architetto - roma 13.01.2012
Sono d'accordo con l'iniziativa "diritto all'architettura" e ne ho scritto positivamente su PrestLetter di questa settimana. Ritengo che le liberalizzazioni e l'abolizione dei minimi tariffari per aumentare la concorrenza sono un falso problema, perchè non si applicano a tempo e la concorrenza è già fin troppo spietata. E' necessario, viceversa, capire che ragionare sull'architettura e sulla trasformazione dello spazio antropico significa impostare un ragionamento complesso, che ha riflessi sulla funzionalità, sull'estetica ma anche e soprattutto sui costi economici per la collettività. La valenza spaziale, la funzionalità urbana, il paesaggio devono essere intesi come una risorsa, non solo in termini culturali, ma hanno riflessi importanti anche sull'economia.

alfonso mercurio architetto - roma 13.01.2012
Caro Amedeo, ho letto con grande interesse l’appello dell’Ordine che mi hai inviato per e-mail, lo condivido pienamente e contribuirò a diffonderlo. Non posso esimermi, inoltre, dal proporvi, come d’altronde mi inviti a fare, un “contributo di riflessione”. Tu sai che la mia professione si è svolta, per lo più, all’estero con società multinazionali nel settore dell’alta tecnologia elettronica. E’ capitato che alcune di queste società negli anni passati- quando ancora il nostro Paese non si era bruciata gran parte della sua credibilità- mi hanno coinvolto in studi di fattibilità preliminare tesi a realizzare importanti strutture produttive qui da noi. E’ inutile dirti quale sarebbe stato il beneficio in termini di unità impiegate- peraltro specializzate- e di indotto globale; ma, ahimè, quasi sempre- tranne ad Avezzano- i potenziali investitori sono scappati e hanno preferito andare in estremo oriente, in Turchia e, più recentemente, a Dubai o Abu Dhabi. Il motivo, paradossalmente, sarebbe banale, ma, purtroppo, è drammaticamente serio: la burocrazia pletorica, presupponente e pervicace! Non è una novità che il sistema politico-amministrativo, dà spazio ad un numero di individui assolutamente ridicolo rispetto alla media degli altri paesi; sapevamo, ed, oggi lo sappiamo meglio, quanto pesi quest’ipertrofia sulle nostre tasche. Ma purtroppo questo non è il solo grave effetto negativo: nel nostro caso quel che ancora di più danneggia l’Italia è il meccanismo con cui i mille Enti che danno ausbergo a questa pletora di addetti, mettono in funzione all’atto dell’approvazione di un progetto faticosamente elaborato da noi fortunati architetti! Quando la procedura approvativa passa dal Comune, alla Sovrintendenza, al Genio Civile, alla Comunità Montana, ai Vigili del Fuoco.. e chi più ne ha più ne metta, che a loro volta non è che si riuniscono tutti cordialmente sotto lo stesso tetto- per esempio una volta al mese- per dare contestualmente il loro parere, ma ognuno di essi dispone di 2/3/4 mesi per decidere, il potenziale investitore scappa! Non solo scappa,ma, e l’ho constatato tante volte con dispiacere, si unisce alla schiera di critici detrattori della nostra povera Italia! Che cosa intenderemo fare a tale riguardo, continuare ad assumerci, noi architetti, innumerevoli responsabilità civili, penali e di ogni altro tipo, e continuare a subire il malfunzionamento e, spesso, la libidine del veto , della nostra agile burocrazia? Non parliamo, poi, di come meccanismi protervi di questo tipo, immiseriscono sempre di più questa nostra professione, a livello più squisitamente nazionale: come, ad esempio, il salvifico ricorso al condono edilizio che, praticamente, azzera l’autorità dell’architetto e, troppo spesso, compromette la qualità del progetto. Caro Amedeo, cerchiamo, anche in questo senso, per quanto possibile, di fare qualcosa di buono! Ti abbraccio e ti rinnovo gli auguri per il Nuovo Anno che, speriamo, sia davvero migliore!

patrizia stranieri architetto - viareggio 13.01.2012
buongiorno sono una collega, mi chiamo patrizia stranieri e lavoro a Viareggio (lu) sono d'accordo con quanto da voi dichiarato nell'appello che ho infatti firmato. tuttavia il richiamo all'etica noi architetti dovremmo farlo ogni giorno perchè noi siamo stati autori o abbiamo contribuito a massacrare questo paese. bisogna vedere come si vogliono riscrivere le regole perchè non ho fiducia nei colleghi che tutt'ora ci rappresentano a livello nazionale che non sembrano tecnici ma sono politici a tutti gli effetti. però magari mi sbaglio cordiali saluti

alessandra tolfa architetto - roma 13.01.2012
Lavoro nel campo del restauro architettonico e monumentale...ed è davvero MONUMENTALE la complessità ed inadeguatezza delle normative, dei tecnici, dei processi burocratici e - soprattutto - l'assoluta impotenza degli architetti capaci davanti all'impreparazione di tanti 'attori' del processo (dagli organi amministrativi a quelli ministeriali) che riducono l'architetto restauratore ad un ruolo soccombente. In un paese in cui la cultura della salvaguardia, del recupero, del restauro, dovrebbe essere alla base di ogni processo edilizio, e le cui 'scuole di restauro' sono numerose e famose, è imperdonabile l'assenza quasi totale di una vera 'cultura' del buon costruire e del buon restaurare; ancor più imperdonabile che non venga riconosciuto, all'architetto appositamente formato, il ruolo centrale nella gestione dei processi progettuali. Ce n'è di strada da fare....

francesca duca architetto - roma 13.01.2012
"Diritto all'architettura" per molti non addetti ai lavori non significherà niente. C'è il dovere da parte degli architetti di adoperarsi perchè venga fatto il "bello" e il "pulito" ed affinchè il vivere quotidiano scorra su degli sfondi che siano il più possibile armoniosi e sereni...dal cucchiaio alla città. E poi c'è il diritto di tutti di pretendere che sia sempre fatto così, sempre, dal cucchiaio alla città. Come al solito il cambiamento è necessario ma non può essere imposto dall'alto, peraltro con metodi assolutamente non risolutivi di niente.Questa presa di coscienza ci piace ma si devono creare, subito, metodi strategie e strumenti perchè queste non restino solo parole.

renato fiorani architetto - roma 13.01.2012
Questo vuole essere un "contributo" ... lo invio in formato "risposta mail" perchè non mi riesce "in automatico", dopo la sottoscrizione al vostro appello: in quel po' di attività che mi è capitato e mi capità di svolgere, non mi sono mai sentito "appartenente ad una corporazione" bensì, tuttalpiù "depositario di un linguaggio" forse universale che, in quanto tale, è diritto di tutti poter fruire ma capacità e responsabilità di quei pochi, che ne fanno la loro stessa ragione di vita, renderlo comunicabile ... in tal senso scorgo prospettive per un grandissimo lavoro ancora tutto da svolgere da parte del nostro Ordine che, pertanto e solo in questo, individuo come organismo insostituibile ed irrinunciabile per l'affermazione di una autentica Cultura Architettonica ... poi l'Edilizia mette in campo il resto dei termini reali che definiscono il rapporto con la gente, dando luogo all'espressione concreta di una comunità nel periodo storico che sta attraversando!! Un cordialissimo saluto

CAFElab architectural studio - roma 13.01.2012
Egr arch Schiattarella, abbiamo provveduto a pubblicare sul ns blog l'appello. http://cafelab.blogspot.com/2012/01/garanzia-di-tutti-i-cittadini.html complimentandoci per l'iniziativa

marco silvestri architetto - roma 13.01.2012
NON SIAMO PIU' NELL'ERA DELLE CORPORAZIONI. W LA LIBERTA' DELLE PROFESSIONI! Io lavoro alzandomi tutte le mattine alle 4,30 per riuscire a vivere dignitosamente in nome di una dignità culturale e professionale dell'architettura e non è possibile che questa la debba trovare soltanto al di fuori dei confini nazionali. mi dispiace signor presidente, non credo più negli ordini che salvaguardano l'onore e la dignità della professione di chi è in prima linea senza gioghi politici o di struttura, ma che vive la quotidianità del lavoro di architetto soltanto sulle proprie forze e sulla propria capacità. saluti

federico torella paesaggista - roma 13.01.2012
Proviamo a cambiare la normativa relativa ai paesaggisti? Proviamo a riconoscere la figura professionale del paesaggista senza che nessuno se ne appropri? Proviamo ad imporre almeno un paesaggista, e non un architetto, all'interno di commissioni comunali, provinciali e regionali operanti su tematiche paesaggistiche. Ci proviamo a cambiare qualcosa?

fabrizio conte architetto - roma 13.01.2012
Mi congratulo per l'iniziativa. Rivendichiamo il nostro ruolo nella società, senza ipocrisia e senza connivenze con chi vuole cancellarci. Grazie di cuore.

maurizio cagnoni architetto - roma 13.01.2012
siamo una categoria di persone da riformare dalla base e le facoltà ne hanno la maggior responsabilità: ne è prova che il reddito medio degli architetti è inferiore a quello delle colf e che il maggior numero dei laureati è costretto ad attività che nulla hanno a che fare con il processo edilizio nelle sue varie fasi. Forse sarebbe il caso di farci un pensiero: se ti viene in mente qualcosa conta su di me.

claudio di luzio architetto - roma 13.01.2012
In tempi come questi, di seria crisi economica in tanti settori del nostro paese, ma in particolare in quelli dell'architettura e ingegneria, poiché le imprese e gli enti non sono più in grado investire per lo sviluppo edilizio, la riqualificazione e il recupero, occorre rilanciare con forza i settori dell'arte, della cultura, del sociale. Infatti l'Italia sarà uno dei primi paesi al mondo per indebitamento, ma è anche, di contro considerato da sempre come uno dei primi paesi al mondo per il pensiero culturale, cinema, teatro, arte e architettura,design e moda. E tutto questo è un fatto fortemente connesso con il sociale e quindi anche economico, poiché la presenza di uno sviluppo sociale vero, in ogni nazione, è un fattore di equilibrio economico. Il prodotti del made in Italy e i nostri talenti creativi, sono richiesti da tutto il mondo! Allora dobbiamo andare tutti all'estero per i prossimi venti anni per valorizzare la nostra cultura, o possiamo sentirci sostenuti anche in Patria da una seria politica di finanziamenti e sviluppo in queste direzioni? Se pensiamo anche al governo delle grandi città italiane, dove proprio in architettura, lasciano il segno soprattutto le opere delle archistar internazionali, dobbiamo chiedere una politica che sostenga anche gli architetti e i progettisti di "ogni giorno", quelli che progettano per i bisogni quotidiani delle utenze e delle famiglie, ed una politica che fornisca un sostegno anche di sgravi fiscali ai datori di lavoro delle nuove generazioni di creativi.

silvio fabrizi architetto - roma 13.01.2012
Penso che fino ad adesso non siamo stati abbastanza incisivi, visto le condizioni in cui versano alcuni architetti, sottoscrivo l'appello, con la speranza di riuscire ad ottenere qualcosa (la speranza è sempre l'ultima a morire!), per continuare a sognare?

maria elena lioy architetto - roma 13.01.2012
E' impensabile che in un paese come il nostro unico per bellezza di paesaggi di città, di paesi e perfino di piccoli borghi, contributo anche di noi architetti da sempre, oggi ci si debba quasi vergognare di proporre la nostra poetica operando nel mondo dell’architettura. Ora più che mai è arrivato il momento di farci sentire, tutti in coro, abbandonando i meri interessi di singolo professionista, per abbracciare una giusta causa insieme a beneficio dell’intera comunità.

gabriele grasso architetto - roma 12.01.2012
sono perfettamente d'accordo e stanco di essere costretto continuamente a perdere di vista il nostro obiettivo principale, fare bello il paesaggio, la citta', il verde e tutto quello che concerne la nostra creativita' e per cosa???? per affogare in una burocrazia che, purtroppo e' diventata ancora piu' complicata , contorta e sterile....... anche per enti che pensavo superiori!!! vedi soprintendenza!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! mahhhhh!!!!!!!!!!!!!

luciano moroncelli architetto - roma 12.01.2012
Cari colleghi dobbiamo riappropriarci della nostra cultura; purtroppo viviamo in una fase storica che non ci premia anzi si è quasi dimenticata dell’importanza dell’Architettura, intesa come forma d’Arte che riesce come nessun’altra ad invadere la vita di tutti noi, in ogni istante della nostra esistenza. In questo paese dipendiamo da una classe politica fatta da piccoli “uomini” privi di sensibilità. Quindi alziamo la voce dell’Architettura più che si può e comunque più della loro mediocrità; imponiamo la nostra creatività positiva contro le soffocanti norme di burocrati avidi di potere che ogni giorno cercano di svilire la nostra passione. Sulla nostra strada dobbiamo far convergere le ultime risorse rimaste dei nostri artigiani, muratori, falegnami, carpentieri, impiantisti e cercare dei nuovi linguaggi insieme. In questo paese si fa troppa edilizia e poca Architettura. Non si riesce a distruggere questo stato di apatia nelle persone che non hanno il coraggio di cambiare ed entrare in una Architettura più viva e moderna che sappia creare una nuova Storia.

vito corte architetto - trapani 12.01.2012
Sottoscrivo il manifesto intitolato "diritto all'architettura" perché ne condivido i contenuti culturali ma anche perchè ne condivido i contenuti politici e il metodo utilizzato per l'acquisizione dei pareri degli italiani, specie dei diretti interessati ma non necessariamente. Oggi subiamo gli effetti di una ambigua e strumentale campagna di politica economica che ci sta facendo assistere, noi cittadini di un'Europa che ancora non ci crede a volere essere Stati Uniti d'Europa (o che non ce la fa a resistere a chi a non avrebbe nessun vantaggio nel vederci diventare Stati Uniti d'Europa) ad una quantità di mistificazioni e che ci sta facendo vivere male, mentre invece non avremmo di che lamentarci se solo pensassimo alle vere crisi ed alle vere realtà depresse (mi spiego più chiaramente: quanti milioni di uomini oggi sulla Terra, uomini che non hanno voce nè portavoce, patiscono disagi inenarrabili mentre noi qua ci si trastulla con i giochi di questa finanza oligarca?). Tra le tante mistificazioni, i tanti bla bla strumentalmente introdotti dal governo dei potenti che se ne infischiano dei deboli, c'e' anche questa pantomima delle liberalizzazioni di cui ormai parlano tutti come se fosse la panacea: ovvero come far crescere il Paese senza questi antichi corporativismi. Così dicono. Ma io penso: siamo sicuri che sia come ci dicono? E facciamo le liberalizzazioni tenendoci tutto l'apparato della gerontocrazia, della politichetta de noantri, della burocrazia amministrativa, così come sono? E chi ha determinato la situazione che oggi stiamo vivendo e subendo, e che quindi - a sentir tutti quanti - necessita di queste favolistica liberalizzazioni? La mancanza di liberalizzazione o invece proprio questi che decidono cosa devono fare gli altri ma non si assumono le proprie responsabilità e non si sognano di fare autocritica? Quindi, caro Ordine degli Architetti di Roma, caro Amedeo e cari sottoscrittori del manifesto "diritto all'architettura" io sto con voi perché penso che l'approccio sia giusto (a differenza di altri conoscenti che rappresentano altri Ordini che squittiscono frasi fatte e prive di credibilità, perché essi stessi non sono credibili) ma anche perché spero che da questo spunto si cominci a toglier di mezzo le menate ed a vedere le cose per come davvero stanno. E gli architetti, insieme con gli altri delle professioni intellettuali così come quelli che non esercitano alcuna professione perché non hanno finora avuto modo di farlo, così stando le cose loro malgrado (sarebbero pure dei bravi e coscienziosi professionisti se il lavoro - che c'è - non fosse tenuto sotto il tappeto da quattro delinquenti che tengono le fila dei burattini del mondo) farebbero il loro lavoro e chi lo sa fare campa, chi non lo sa fare cambia: punto e basta. Magari fosse così anche per chi decide delle nostre sorti.

maurizio celea architetto - roma 12.01.2012
Unitamente al disagio generale in cui oggi si professa la nostra disciplina, sottoscrivo il mio disagio ritenendo che le riforme sostanziali oggi declamate debbano pervenire non solo da apparati governativi o pseudo tali ma dalla base stessa. Per base intendo chi lavora sul territorio, chi per professare individua strumenti deontologicamente prestanti, scevri da complicità lucrose, trsparenti, chi il lavoro se lo inventa tutti i giorni, analizzando le proprie attitudini per migliorarle quotidianamente mettendole al servizio della colletività. per anni ed ancora oggi non siamo definiti, non siamo stati e non siamo all'interno di quel processo univoco competenziale che dovrebbe trasformare le idee in luoghi, le passioni in opere, in "Arte" del sapere. Pertanto ritengo la mia adesione propedeutica ad un innovazione tutelare che purtroppo ad oggi risulta difforme o addirittura assente.

marco baggiani architetto - roma 12.01.2012
Vorrei evidenziare che fare l'Architettura non significa comporre forme e materiali avulsi dalla realtà, ma inserire coerentemente nuovi elementi nell' habitat giornaliero, cioè nella pianificazione e nella costruzione del paesaggio naturale e antropizzato nel rispetto della tradizione, della cultura e della storia dell'umanità. In un difficile periodo storico in cui si realizzano le fondamenta della nuova civiltà europea, il Governo non può e non deve subordinare al mero fatto economico di un semplice pareggio di bilancio un impegno etico che, finalizzato al mantenimento dell'equilibrio naturale (e, ove compromesso, al suo recupero), vuole garantire il miglioramento costante delle condizioni sociali di vita, proponendo regole adeguate ed idonee forme costruttive per la realizzazione di un ambiente sempre più rispondente alla innata esigenza di crescita, continua e costante, dell'uomo e della sua stessa civiltà, perché anche la valorizzazione del libero pensiero nelle sue diverse forme professionali applicative è garanzia di sviluppo e di consolidamento economico. passa anche attraverso saper.

bianca grigoli architetto - verona 12.01.2012
Complimenti per l'iniziativa, finalmente ci facciamo sentire. Dobbiamo ridare immagine alla nostra professione, far capire cos'è esattamente la nostra professionalità e la nostra arte. I media promuovono tanto tutte le arti come musica, cinema, pittura ecc, protestano se non ci sono sempre contributi statali perchè certe arti danno tanto da lavorare..., si promuovono nuovi talenti ecc, ma sempre i media si sono dimenticati dell'arte più importante, quella che determina la bellezza vera delle nostre città e dei paesaggi: l'architettura. I talenti (di ogni età) ci sono ma non ci sono le occasioni e i committenti giusti per dimostrarlo. Devono ritornare i concorsi con incarico dove si premia la progettazione. Non sono scandalizzata per quello che sta accadendo con "Groupon" perchè posso anche capire che in questo tempo di crisi per poter lavorare (ho tanti amici colleghi con famiglia più che preoccupati) e farsi un po' di pubblicità si possa anche mettere in conto il sottocosto (non credo sia quanto uno decida di far pagare il cliente che determini la qualità professionale) ma sono molto più scandalizzata che esistano ancora i concorsi pubblici di idee dove le amministrazioni diventano proprietarie di progetti di alta qualità (perchè qui si che vince il progetto) a costi che rasentano la presa in giro. Oltretutto questi concorsi non permettono neppure di accedere a concorsi con incarico. Forse se incominciamo a far sentire di più la nostra voce ritorneremo ad avere più credibilita e autorevolezza. Con grande stima.

michele ceribelli architetto - roma 12.01.2012
Che devo dirvi, in un paese così corrotto come il nostro oltre che a rimanere amareggiati si prova la sensazione orrenda di essere completamente impotenti, e così privati di qualsiasi sogno andiamo avanti con rifacimenti di tettoie, che poi forse CON QUALCHE BEL CONDONO si chiuderanno per farci la cucina, oppure disegnamo belle architetture per il costruttore di turno che accecato dalla legge del maggior profitto essendo spesso un ignorante e completamente privo di una ben che minima moralità pensa bene di rovinare tutto apportando modifiche oscene ! CHE SCHIFO ! Per non parlare dei clienti che non vogliono pagare o comunque ci provano in tutti i modi a fregarci !!! MI FA SCHIFO TUTTO QUI' !!!!!!!!! Non possiamo neanche scioperare perchè non se ne accorgerebbe nessuno, ma dove c...... andiamo ? Quanti architetti, e dico "fortunati", hanno aperto pizzerie o palestre o che so io!!!! Ma cosa pensiamo di smuovere con questo comunicato ? Non ci si fila nessuno !!!! GRAZIE PER AVERMI DATO LA POSSIBILITA' DI SFOGARMI TANTO AL MOMENTO QUESTA E' L'UNICA SODDISFAZIONE !!! IN ITALIA TOLTI I MONUMENTI (E NEANCHE TUTTI) E QUALCHE ARCHITETTURA CHE NON SUPERA GLI ANNI '50 TUTTO IL RESTO E' DA DEMOLIRE. PROPONGO ALMENO DUE ESAMI DA AGGIUNGERE AL CORSO DI LAUREA IN ARCHITETTURA :"FILOSOFIA DELLA DEMOLIZIONE","TECNICHE DI DEMOLIZIONE".

lucia de luca designer - roma 12.01.2012
Condivido e sottoscrivo l'appello. Sono una designer. Il mio auspicio è che come tale possa esser riconosciuta dalla società come colui che immagina, progetta, interpreta il mondo che è e che sarà al pari dell'architetto...sebbene formazione, capacità e visioni diverse. La molteplicità può convergere in una collaborazione positiva. La diversità spesso denigrata. Semplici punti di vista. Nell'attesa diffondo il manifesto.

silvano toffolutti architetto - sanremo 12.01.2012
Condivido pienamente tutto, semmai si dovrebbero aggiungere altre cose che necessiterebbero per far uscire dall’imbalsamazione, causata da una patologia normativa, della nostra splendidda professione. Comunque bene avanti così.

alberto galdi architetto - napoli 12.01.2012
Come non condividere le parole di questo manifesto! Ma al momento sono solo parole, proclami a cui è difficile non essere d'accordo senza avere un minimo di ragionevolezza sebbene sul finale risulta un po’ patetico il "mea culpa" … da "lacrime di coccodrillo" (mi chiedo che senso ha ammettere che "per molti si è trattato di costruire sacche di privilegio e difese di interessi corporativi".) Io però andrei a monte del problema per capire i motivi che ci hanno portato al punto in cui siamo. "L'Architettura rappresenta da sempre una delle più alte espressioni della cultura e della civiltà di un popolo." Così inizia il proclama. Una verità! Ma chi la riconosce questa verità? Gli Architetti? Forse… non tutti.. . E non basta. Se è vero che l'architettura è espressione della cultura e della civiltà di un popolo, allora il suo valore deve essere riconosciuto anche da tutti i cittadini o almeno dalla maggioranza; deve far parte del senso comune. Le Corbusier definì l'Architettura come "il prodotto di popoli felici e l'attività che produce popoli felici"; muovendo da questa frase, ho sempre pensato che un popolo che vive nella barbarie non può produrre architettura e per inverso un popolo che non produce architettura è un popolo infelice che va verso la barbarie; ebbene se la direzione che sta prendendo questo paese è quella di dequalificare le professioni creando anarchia e caos nel processo di produzione progettuale, possiamo evitare che dalla cultura si arrivi alla non - cultura? Dalla civiltà alla barbarie? Possiamo evitare di lasciare alle prossime generazioni luoghi non- luoghi, spazi infelici e inadatti? Ognuno dia la sua risposta. In questo clima di tensioni ed incertezze, credo che gli Ordini hanno avuto un ruolo importante e decisivo. Dov'erano gli Ordini quando la figura dell'architetto iniziava a sgretolarsi e a perdere di credibilità nell'opinione pubblica? Tutto ciò avveniva molto prima della questione dei minimi; quest'ultima rappresenta la punta dell'iceberg di un grave GAP che la categoria stessa ha costruito nei confronti della società al punto che quest'ultima non la ritiene indispensabile e non ne riconosce il valore. Diciamocela tutta…. agli occhi dei cittadini valiamo sicuramente meno degli Ingegneri, quasi come degli agronomi, di sicuro poco meno di un Geometra. La nostra professionalità non è ri - conosciuta. Vuoi per pigrizia, per scarso interessamento da parte degli ordini, scarsa attività di coinvolgimento nei confronti delle masse dei cittadini, un Università che non è più all'altezza di preparare gli "apprendisti" al mercato del lavoro e al confronto internazionale e perché no (!?) anche un po’ di quella boria da parte di molti colleghi che si sentono quasi come dei traumaturghi o dei demiurghi staccati dalla realtà e dalla quotidianità del nostro mestiere e che ci hanno messo l'impegno per farci apparire abbastanza antipatici e snob. E ci vogliamo pure mettere, ultima ma non ultima la nostra scarsa coesione?? Quell'abilità tutta degli architetti di farsi le scarpe uno con l'altro!? Allora, leggiamolo bene questo manifesto, stampiamolo in grande formato e appendiamolo nei nostri studi ma non per i clienti ma per NOI! Siamo noi l'Ordine! Siamo noi che dobbiamo ricordarci chi siamo, qual è il nostro ruolo, cos'è il "fare architettura"! Soltanto se lo abbiamo capito bene fino in fondo possiamo trasmetterlo alla comunità senza utilizzare altri manifesti e proclami, ma con l'operare quotidiano, con responsabilità e soprattutto quella preparazione tecnica che oggi latita a dispetto di tutto questo dilagare di corsi che sembrano voler dire che valgono molto di più di una Laurea in Architettura e dell'esperienza professionale. E' bene che la categoria si svegli e non accetti più questi subdoli compromessi.

antonella lifonso architetto - lecce 12.01.2012
Penso fosse ora di muoversi, perché abbiamo una parte di responsabilità per la situazione di scarso riconoscimento, a tutti i livelli, in cui versa la nostra professione. Siamo irrimediabilmente individualisti ed incapaci di fare squadra, gruppo, per questo è paradossale che noi si venga percepiti come corporazione. Spero che questo appello ci renda consapevoli di quanto sia importante attivarci ed unirci nell’obiettivo comune non solo di tutelare il ruolo dell’architetto, ma anche di immaginare nuove modalità di esercizio della professione, che elevino la qualità del lavoro e soprattutto la qualità del risultato, perché molto di ciò che è stato prodotto negli ultimi decenni difficilmente può essere definito architettura.

vittorio cappelloni architetto - roma 12.01.2012
Speriamo che si riesca a migliorare l'attuale posizione e maniera di operare di tutti noi architetti italiani...

andrea ruffolo architetto - roma 12.01.2012
La reiterazione degli Appelli all’architettura (già in Francia vi fu un simile appello nel 1998) è il presupposto per richiamare l’interesse del legislatore sul problema del paesaggio e dell’architettura italiana. Lo smantellamento delle prerogative professionali alimentatosi con una falsa ideologizzazione delle Direttive Europee (a favore dei team più consolidati) ha determinato il caos della professione. Ai livelli più correnti, la qualità dell’architettura in Italia è disattesa; il guasto paesaggistico e paesistico dilaga; gli organi di controllo (le commissioni edilizie) svuotate della loro missione di promozione della qualità e del bello; non si è curata l’intelligenza e la progettazione è diventata materia per soggetti in grado di fornire qualche attestato (o qualche bustarella) che con la qualità progettuale nulla ha a che fare; la nostra professionalità mortificata e i nostri più noti rappresentanti (le nostre vedettes) sono in tutt’altre faccende affaccendati. Spetta al vasto corpo di laureati e architetti ribellarsi. Questo Appello lo sottoscrivo e condivido ma non dobbiamo fermarci qui. Già nel 2000 si promosse una Legge sulla Qualità dell’Architettura e del Paesaggio Italiani. Di quel Disegno di Legge non si è più parlato e gli organi di rappresentanza (CNA e Ordini) furono allora praticamente assenti. Forse oggi ci rendiamo conto che si è persa un’occasione ed è tornato il momento riprenderlo in mano.

antonio alcaro architetto - roma 12.01.2012
E' arrivato il momento di far capire ai cittadini che non siamo una casta, ma che siamo una categoria che dovrebbe avere un ruolo importantissimo nella società. Non possiamo più assistere inermi ad un attacco senza precedenti che viene fatto ogni giorno alle professioni che vengono messe tutte nello stesso calderone senza capire le differenze che esistono e senza avere alcuna cognizione di causa della realtà e dei problemi che ci sono. I "tassinari" sono una categoria di lavoratori che, sia numericamente che per importanza sociale e culturale, dovrebbero essere distanti anni luce dalla nostra categoria di architetti che è una professione “intellettuale” fondamentale per la sicurezza dei cittadini e per la qualità degli spazi e degliambienti in cui viviamo. Eppure tutti i giornali e i telegiornali aprono in prima pagina e con grande evidenza alla minaccia di sciopero dei tassisti, mentre a noi architetti non ci si fila nessuno e siamo costretti a comprarci una pagina intera del maggior quotidiano nazionale per far sentire la nostra voce. Non si può non condividere e non sottoscrivere il manifesto del Consiglio dell’Ordine degli Architetti di Roma, del resto noi di Amate l’Architettura sono 3 anni che diffondiamo lo stesso messaggio e ci battiamo per gli stessi principi, a partire dal nostro Manifesto sottoscritto da quasi mille colleghi e riteniamo che gli Ordini e il Consiglio Nazionale debbano, in questa fase di incertezza sul futuro e di profonda trasformazione degli Ordini, organizzare delle Assemblee aperte con gli iscritti per costruire insieme il nostro futuro. Noi di amate l’architettura stiamo cercando di muoverci in concreto e a tal fine abbiamo organizzato150K ARCHITETTI, un Assemblea aperta a tutti, che si svolgerà mercoledì 8 febbraio 2012 alle ore 17.00 alla Sala Convegni della Città dell’Altra Economia (largo Dino Frisullo Campo Boario ex-mattatoio Roma) dove chiediamo la partecipazione a tutti per creare una rete di Professionisti e Associazioni che, nel manifestare il proprio disagio, possa disporre di un ampio e determinato potere contrattuale in grado di incidere sulle scelte dei nostri organi di rappresentanzae del mondo politico. Il nostro problema è farci ascoltare e per fare ciò bisogna essere uniti tutti, associazioni, ordini, colleghi, sindacati… per il bene di tutti i cittadini.

adolfo guzzini - presidente dell'istituto nazionale di architettura 12.01.2012
Come presidente dell'Istituto Nazionale di Architettura, come imprenditore e come cittadino italiano esprimo plauso e piena condivisione per i contenuti dell'appello dell'Ordine degli Architetti di Roma e condivido tutte le richieste al mondo politico in esso contenute. Questi temi, questi valori, queste battaglie sono anche i temi, i valori e le battaglie che l'IN/ARCH conduce da oltre 50 anni per affermare il valore dell'Architettura nella cultura, nell'economia, nella convivenza sociale del nostro paese.
Promuovere l'Architettura in Italia, rimuovere i tanti ostacoli che oggi, nei fatti, ne impediscono la diffusa affermazione significa anche - e lo dico da imprenditore - offrire uno straordinario contributo alla modernizzazione ed alla crescita economica del nostro paese. L'Architettura è un volano per tutta la filiera di qualità dell'edilizia, è uno straordinario strumento di promozione del made in Italy nel mondo. Svendere la realizzazione delle trasformazioni del territorio, sopratutto di quelle promosse da soggetti pubblici, al massimo ribasso (dalla progettazione alla realizzazione) significa oltretutto danneggiare profondamente la buona imprenditoria italiana, quella che investe in innovazione, qualità, bellezza e sperimentazione mentre favorisce l'affermarsi di prodotti scadenti nell'illusione di una presunta convenienza economica. Favorire gli architetti italiani nel mondo dandogli la concreta possibilità di crescere professionalmente prima di tutto nel nostro paese vuol dire favorire la diffusione dei prodotti industriali d'eccellenza italiani nel mercato globale. Questa semplice verità è stata ben compresa da Francesi, Tedeschi, Olandesi e via dicendo ma non dal nostro sistema paese. L'Istituto Nazionale di Architettura, che vede riuniti in un'unica associazione progettisti, costruttori, imprenditori e uomini di cultura, è pronto a sostenere in ogni modo possibile la campagna dell'Ordine degli Architetti di Roma, nella speranza di far comprendere veramente ai politici ed alla pubblica opinione che fare buona architettura vuol dire fare buona economia, buona cultura e, sopratutto, migliorare la qualità della vita di ciascuno.

marco mancinelli architetto - roma 12.01.2012
Condivido l'appello che l'ordine degli architetti di roma ha fatto pubblicare sul corriere della sera dell'11 gennaio 2012. Sarebbe opportuno che si dia un nuovo corso al significato di fare architettura in Italia, e spero che questo appello venga preso in consideraione dall'attuale governo nazionale, e da tutte le realtà provinciali, regionali e comunali, che spesso sono sorde rispetto alle richieste di noi architetti. Spero vivamente che in questo torpore istituzionale il nostro appello riesca a rimettere la questione dell'architettura e di conseguenza del buon vivere, al centro dell'attenzione.

giuseppe scannella architetto - catania 12.01.2012
Se come professionisti veniamo da tempo tirati dentro la questione delle corporazioni (intese con accento negativo), come architetto mi chiedo dove stà questa corporazione,mi chiedo quali sono le tutele particolari di cui godo, le riserve nelle quali posso pescare. Non vi sono, semmai il contrario in tutti questi anni di polemiche spesso strumentali si è avverato. E allora mi chiedo perchè; perché ancora , dopo la merloni, il codice appalti , l’offerta metodologicamente più vantaggiosa, i pagamenti rinviati a 180/240 giorni se non mai fatti, i tempi biblici per ottenere un qualsiasi permesso, il dovermi confrontare, ogni santo giorno, con un sistema normativo a dir poco folle… perché ancora vengo additato come un privilegiato: forse lo sono un po’ privilegiato, perché ho la fortuna di fare il comunque mestiere più bello del mondo, forse il più antico e il più connaturato all’essere uomo, ma solo per questo. E allora il problema non stà nell’Ordine, che è solo un contenitore con dentro molte cose buone, moltissime altre da modificare e profondamente; il problema non stà negli architetti, semmai essi li subiscono i problemi…come tanti altri del resto… il problema sta in un sistema, in una società, in un’oligarchia economico-politico-mediatica, che ha perso, e completamente, il senso della misura e dell’etica,la misura dei Valori, che non vuole, come declama e millanta, favorire il mercato, aprire ai giovani e, direbbe Camilleri… altre "minchiate"; non amici cari, da anni le studia tutte, ma proprio tutte, per trasformare una professione diffusa ( anche troppo) in un sistema pseudo-industriale con pochi soggetti forti ( che possono essere allo stato puri capitalisti) che comandano e dirigono tanti architetti ( e altri professionisti) peones. La cosa che infastidisce, più di tutte, è che vogliono venderci l’idea che tutto questo derivi dall’Europa, quando basta leggere le Direttive Europee per avere evidente la protervia e la falsità di costoro. E’ un disegno che non riguarda solo la nostra professione e viene da lontano, nel tempo e nello spazio, che non libera nessuno, tranne i pochi eletti. Non possiamo allora far altro che cercare, con pazienza e tenacia, di governare un cambiamento che è comunque necessario , impegnandoci giorno per giorno e cercando compagni di viaggio di buona volontà , che non mancano, e lo possiamo fare anche attraverso la comunicazione e la divulgazione delle ragioni dell’Architettura, diritto e anche dovere, così come in questo manifesto degli amici di Roma, i cui principi sottoscrivo.

marcello guido architetto - acri (cs) 11.01.2012
Condivido l’appello e lo sottoscrivo. Con tanta amarezza e poca fiducia in una classe politica che risulta completamente disinteressata alla qualità del progetto di architettura ed unicamente arroccata alla difesa di piccoli interessi di parte.

fabio limiti architetto - roma 11.01.2012
Condivido: non siamo una categoria privilegiata e, pertanto, non abbiamo privilegi da difendere, escluso un titolo di studio la cui difesa è un diritto, non certo un privilegio. Rivediamo tutte le regole; quelle che si sono stratificate negli anni non ci stanno piacendo affatto. Visto che si parla tanto di liberalizzare chiediamo di abolire i veri sbarramenti all'esercizio della professione; non certo gli Ordini, ma i requisiti economici imposti da un legislatore ottuso (ma iscritto all'OICE ed alla Confindustria) che impediscono una libera partecipazione a gare e concorsi. Cos'altro c'è da liberalizzare nella nostra professione? Siamo architetti, non notai ......

maria beatrice servi architetto - milano 11.01.2012
Condivido l'appello, con però la consapevolezza che la professione di architetto deve essere riscritta completamente. Negli ultimi trent'anni si è assistito ad un declino della prassi architettonica, strozzata tra mero espletamento burocratico e ricerca di formalismi esasperati, privi di reale contatto con il territorio. Spesso le amministrazioni pubbliche hanno privilegiato progetti faraonici, visti solo come prodotti di miopi strategie di marketing. Costruire, costruire e costruire è il diktat che affligge noi architetti. Non è più possibile, non possiamo più farlo, non possiamo più permettercelo. Dobbiamo riparare, valorizzare, manutenere, avere cura, custodire, sostituire con attenzione, ricercare l'armonia, innovare senza distruggere, e questo ha un costo che non può essere quantificato con le attuali opprimenti leggi di mercato!

massimo bilò architetto - roma 11.01.2012
Cari colleghi dell’Ordine, condivido pienamente il giudizio che i problemi dell’architettura in Italia non derivano dalla presenza degli ordini professionali, ma da una perdita di centralità della nostra professione, perdita dovuta ad un insieme di leggi insulse e inefficaci (Merloni), alla insipienza dei decisori pubblici, all’arrembaggio di speculatori, profittatori, corrotti, furbetti che mal digeriscono regole di mercato trasparenti e richiami alla qualità. A questa pletora di brave persone interessa solo il profitto immediato e quindi, soprattutto, che la parcella dell’architetto sia insignificante e sappia attendere. Per questo chiedono con ogni insistenza che la concorrenza tra i professionisti possa crescere all’infinito, indipendentemente dalla qualità della prestazione, tanto il risultato materiale non interessa a nessuno. Avanti dunque con il massimo ribasso e a morte i minimi tariffari! Ma cosa sono questi minimi? Qualcuno se ne ricorda ancora? Fanno ancora parte dello status quo? Penso che nessuno tema veramente di perdere le tabelle delle tariffe; ma una simmetria, una equità tra prestazione e compenso bisognerà pure trovarla! Sta a noi proporre una soluzione.

loredana mozzilli architetto - roma 11.01.2012
condivido pienamente l'appello, andrebbe inviato anche agli altri Ordini provinciali affinchè lo facciano proprio, perchè una buona architettura e la riforma degli ordini professionali fuori dalla difesa corporativa è problema nazionale.

francesco zanon architetto - venezia 11.01.2012
Sottoscrivo e condivido l’appello lanciato dall’ordine degli architetti di Roma. In particolare ritengo che gli ordini debbano essere rivisti, per i servizi che possono dare sia ai cittadini, sia ai professionisti. E credo che l’eliminazione degli stessi alla fine non possa essere un male. Sicuramente per gli architetti sarebbe l’occasione per confrontarsi in un mercato più libero. Nel mercato libero perfino i giovani hanno più possibilità di accesso, perché valgono i talenti – e nel caso delle professioni intellettuali non sono poca cosa – valgono le capacità che ognuno riesce a mettere in campo. Unitamente andrebbe rivista la normativa sugli appalti pubblici, scritta dai governi precedenti in accordo con i rappresentanti delle professioni e che certamente non aiuta i giovani ad emergere. Il principio, che bisognerebbe porre alla base di qualsiasi normativa, è quello dell’uguaglianza e delle parità di opportunità per ogni singolo individuo (in questo caso professionista). Comunque questo appello è un buon passo avanti per tutti.

enrico milone architetto - roma 11.01.2012
Condivido l'appello dell'Ordine architetti di Roma. Occorre migliorare le condizioni di vita degli italiani, nel campo dell'abitazione, dei servizi pubblici, della qualità della vita nelle città e nel territorio. Il ruolo degli architetti è fondamentale per conseguire questi obiettivi. Il progetto di architettura deve essere il momento nel quale gli interessi degli utenti e quelli della comunità trovano la loro sintesi. Credo che i decision makers debbano mettere gli architetti nella condizione di poter progettare e operare professionalmente in maniera indipendente da condizionamenti non rispettosi dell'interesse pubblico. Questo può costituire anche un freno alla dilagante corruzione nel campo dei pubblici appalti e della gestione dell'edilizia a livello comunale. Condivido la linea espressa dall'Ordine, volta a sostenere primariamente la professione di architetto come bene pubblico, subordinando ad essa il ruolo degli Ordini. Ordini che a mio avviso devono essere riformati, contro una esistente loro deriva autoreferenziale, per divenire un presidio volto alla tutela dell'esercizio professionale ai fini degli interessi dei cittadini e della committenza privata e pubblica. Solo il raggiungimento di questo obiettivo ne giustificherà la sopravvivenza.

valerio barberis architetto - prato 11.01.2012
La classe politica di questo paese ha una visione che si proietta nel brevissimo periodo, per cui l'architettura è un costo. La classe politica di questo paese ha una visione esclusivamente finalizzata alla ricerca del consenso, per cui, nel migliore dei casi, le cose devono essere fatte "velocemente" senza pensare alla loro durata. E' necessario un cambio di prospettiva che riscopra il medio-lungo periodo: l'architettura vive di tempo, si stratifica con l'esistente e con la vita delle persone, è proiettata nella dimensione della sua durata. Allora il suo "costo" da un punto di vista economico, se letto nel periodo lungo, si diluisce e diventa più importante il suo "costo globale" che non deve essere inteso banalmente come costo di gestione ma che assume il significato di costo sociale, costo ambientale ... costo esistenziale. La qualità degli spazi in cui vivono le persone misura la cultura di un'epoca.

angelo verderosa architetto 11.01.2012
Condivido il Manifesto; l'ho pubblicato sul mio Blog e diffuso su Facebook

Appello pubblicato mercoledì 11 gennaio 2012 su il Corriene della Sera - RASSEGNA STAMPA

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