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 Mario Marchi 
(Roma 28 luglio 1900 – Roma 21 ottobre 1996)

laureato « ingegnere architetto » a Roma nel 1923, svolse principalmente in questa città, la propria attività professionale, nonché l'attività didattica, quale assistente presso l'omonima cattedra della facoltà di Architettura. Da questa esperienza didattica e interessante notare come una particolare suggestione scenografica sia stata segnalata fin dal progetto che nel '23 l'arch. Marchi presento insieme con l'arch. Mario De Renzi per il «Monumento Ossario ai Caduti romani » da erigersi al Verano. Una impostazione simile era in effetti presente in quasi tutti gli otto progetti presentati al concorso di 2° grado, ma, nell'impianto proposto da Marchi e De Renzi, la Commissione noto una certa maggiore consistenza e composita che lo distinguevano dalla comune tendenza all'enfasi e alla magniloquenza cui il tema, particolarmente in quell'epoca, facilmente si prestava. Quella certa « suggestione scenografica » ha guidato l'architetto successivamente attraverso tutta la sua lunga attività professionale variamente orientata (dall'edilizia residenziale, a quella termale 0 per lo spettacolo, all'arredamento, all'urbanistica) e gli ha fatto sentire imperante, la « presenza » del paesaggio e dell'ambiente, in cui egli andava a inserirsi. Così il paesaggio urbano 0 rurale, insieme con l'Uomo che in esso si immerge, comparirà poi nelle sue pitture, cui, dal 1980 (anno in cui ha lasciato la professione attiva), l'arch. Marchi si dedica totalmente con numerose esposizioni personali. Per la sua attività professionale ricordiamo come, intorno agli anni '30, egli abbia affrontato nei vari suoi aspetti, il tema dell'edilizia residenziale, completando dove consentitogli la sua opera con l'architettura Tra i primi suoi interventi, ricordiamo quelli in via del Gambero e in via Candia, angolo via Tunisi via della Goletta a Roma, e poi nel 1930 la palazzina in via Castrovillari e la bellissima villa Canova, in via della Camilluccia, sempre in Roma. In posizione dominante, sulle alture di Monte Mario, la villa nella sua pacata linearità, si inserisce in un ambiente che era allora ancora tanto verde e aperto, quasi come uno dei tanti casali della campagna romana, con il contrasto delle sue fasce cromatiche. Destinato all'edilizia popolare fu invece il fabbricato per civile abitazione, con più di trenta appartamenti, progettato in via della Giuliana, angolo via C. Morin, in Roma; anche qui tuttavia, un grande cortile a giardino, aperto da un lato su una strada privata avrebbe dovuto dare respiro al definitivo complesso di due corpi di fabbrica simmetricamente affrontati. Nel 1929 l'arch. Marchi realizzo due costruzioni a Ostia, in via dei Ravennati e in piazza Anco Marzio. Una notevole sensibilità cromatica, si osserva anche negli arredamenti di Marchi, di cui ci piace ricordare l'oramai distrutto negozio Martinoli di Fabrizi a via del Corso in Roma, del 1931 0 quello di Piperno e di Viser sempre al Corso: nel primo soprattutto varie tonalità dello stesso noce 0 dell'acero, tappezzerie, pareti e soffitti in varie gradazioni di beige realizzano il necessario calore ambientale. Nel 1930 lo stesso Ministero della Cultura Popolare affido all'arch. Marchi l'incarico di arredare la sede dell'ENIT a Londra.Fra i numerosi concorsi cui partecipo ricordiamo quello per il quartiere dell'Artigianato e per il Ministero delle Corporazioni in Roma, del '27 (con Aschieri, De Renzi, Ciarocchi, Vetriani e Vittinch) quello per la Stazione Marittima di Napoli del '29 (con l'impresa A. Manfredi) e quello per l'Esposizione Internazionale delle Arti e dell'Industria del Cinema, da erigersi in Roma, Galoppatoio di Villa Borghese, porta Pinciana, del '35. Nel concorso per la Stazione Marittima di Napoli venne invitato ad eseguire la seconda fase; tutti i progettisti chiamati dovettero apportare alcune modifiche, su richiesta del Ministero, ma le caratteristiche essenziali del complesso non ne furono sostanzialmente inficiate (si ricorda tuttavia che il concorso venne poi annullato e il progetto fu affidato all'arch. Bazzani, che non aveva nemmeno partecipato al concorso). Di particolare risalto nella sua produzione è tra il '46 e il '50 la progettazione e realizzazione dell'intero piano e del complesso edilizio delle terme di Chianciano. Dal dopoguerra all'anno in cui ha lasciato la professione, Marchi è stato particolarmente attivo nel campo dell'edilizia residenziale, affiancando le imprese più attive del panorama romano e specializzandosi soprattutto nella tipologia della "palazzina".


ARCHIVIO:

Consistenza
55 buste di documentazione, 857 rotoli di disegni, 342 fotografie, ca. 16.000 disegni 570 progetti (1930-1981)

Stato di conservazione
buono

Stato di ordinamento
riordinato (inventario analitico a cura di N. de Conciliis)

Soggetto conservatore
Archivio Centrale dello Stato, Roma (dono 1992)

La scheda è tratta dal libro ”Guida agli archivi di architettura a Roma e nel Lazio. Da Roma capitale al secondo dopoguerra” Ed. Gangemi
Autore: Daniela Pesce, Elisabetta Reale, Margherita Guccione

 

 

   
 

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