Il Piano Casa della regione Lazio

Misure straordinarie per il settore edilizio ed interventi per l'edilizia residenziale

L.R. 11 Agosto 2009 n. 21

Misure straordinarie per il settore edilizio ed interventi per l'edilizia residenziale

sociale

 

Bollettino Ufficiale della Regione Lazio n. 31 del 21 agosto [PDF]

CAPO I

DISPOSIZIONI GENERALI

Art. 1

(Oggetto e finalità)

1. La presente legge, nel rispetto dei vincoli relativi ai beni culturali, paesaggistici e

ambientali nonché della normativa sulle zone agricole, a partire dall’intesa sull’atto

concernente misure per il rilancio dell’economia attraverso l’attività edilizia,

pubblicata sulla Gazzetta ufficiale del 29 aprile 2009, n. 98, adottata tra Stato,

Regioni ed enti locali, ai sensi dell’articolo 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003,

n. 131 (Disposizioni per l’adeguamento dell’ordinamento della Repubblica alla

legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3), disciplina:

a) misure straordinarie ed urgenti nel settore edilizio, finalizzate a contrastare la crisi

economica ed a favorire l’adeguamento del patrimonio edilizio esistente alla

normativa antisismica, il miglioramento della qualità architettonica e la sostenibilità

energetico-ambientale del patrimonio stesso, secondo le tecniche, le disposizioni ed i

principi della bioedilizia;

b) misure urgenti per incrementare e sostenere l’offerta di edilizia residenziale

sovvenzionata e sociale;

c) modalità di coordinamento e di integrazione delle misure straordinarie ed urgenti

di cui alle lettere a) e b), nell’ambito di programmi integrati di riqualificazione

urbana, di promozione dell’edilizia residenziale sociale, di ripristino ambientale e di

risparmio energetico;

d) lo snellimento delle procedure in materia urbanistica tramite le modifiche ovvero

le integrazioni alle leggi regionali 2 luglio 1987, n. 36 (Norme in materia di attività

urbanistico-edilizia e snellimento delle procedure) e successive modifiche, 26

giugno 1997, n. 22 (Norme in materia di programmi integrati di intervento per la

riqualificazione urbanistica, edilizia ed ambientale del territorio della Regione), 22

dicembre 1999, n. 38 (Norme sul governo del territorio) e successive modifiche e 16

aprile 2009, n. 13 (Disposizioni per il recupero a fini abitativi dei sottotetti esistenti).

CAPO II

MISURE STRAORDINARIE PER IL SETTORE EDILIZIO

Art. 2

(Ambito di applicazione)

1. Le disposizioni del presente capo si applicano agli interventi di ampliamento e di

sostituzione edilizia con demolizione e ricostruzione degli edifici di cui agli articoli

3, 4 e 5 per i quali, alla data di entrata in vigore della presente legge, sia stata

presentata al comune la dichiarazione di ultimazione dei lavori, ai sensi del decreto

del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 (Testo unico delle

disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia) e successive modifiche,

ovvero che risultino comunque ultimati ai sensi della normativa previgente, ivi

compresi gli edifici per i quali intervenga il rilascio del titolo edilizio abilitativo in

sanatoria entro il termine di cui all’articolo 6, comma 4, con esclusione degli edifici

abusivi e degli immobili vincolati ai sensi della parte II del decreto legislativo 22

gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio ai sensi dell’articolo

10 della legge 6 luglio 2002, n. 137) e successive modifiche nonché di quelli situati:

a) nelle zone territoriali omogenee A di cui al decreto del Ministro per i lavori

pubblici 2 aprile 1968 (Limiti inderogabili di densità edilizia, di altezza, di distanza

fra i fabbricati e rapporti massimi tra spazi destinati agli insediamenti residenziali e

produttivi e spazi pubblici o riservati alle attività collettive, al verde pubblico o a

parcheggi da osservare ai fini della formazione dei nuovi strumenti urbanistici o

della revisione di quelli esistenti, ai sensi dell’articolo 17 della legge 6 agosto 1967,

n. 765) o, qualora gli strumenti urbanistici generali non individuino le zone A, nei

tessuti storici tutelati dalle specifiche norme degli strumenti urbanistici generali o, in

mancanza, negli insediamenti urbani storici individuati dal piano territoriale

paesaggistico regionale (PTPR);

b) nelle zone territoriali omogenee E di cui al decreto del Ministro per i lavori

pubblici 2 aprile 1968 limitatamente agli edifici rurali con caratteri storicotipologici-

tradizionali, quali casali e complessi rurali, che, ancorché non vincolati

dal PTPR, siano stati realizzati in epoca anteriore al 1930 e registrati in appositi

censimenti dai comuni interessati;

c) nelle aree sottoposte a vincolo di inedificabilità assoluta;

d) nelle aree naturali protette;

e) nelle fasce di rispetto dei territori costieri e dei territori contermini ai laghi di cui,

rispettivamente, all’articolo 5, comma 1 e all’articolo 6, comma 1, della legge

regionale 6 luglio 1998, n. 24 (Pianificazione paesistica e tutela dei beni e delle aree

sottoposti a vincolo paesistico) e successive modifiche nonché nelle fasce di rispetto

delle acque interne;

f) nelle zone di rischio molto elevato ed elevato individuate dai piani di bacino o dai

piani stralcio di cui alla legge 18 maggio 1989, n. 183 (Norme per il riassetto

organizzativo e funzionale della difesa del suolo) e successive modifiche e alla legge

regionale 7 ottobre 1996, n. 39 (Disciplina Autorità dei bacini regionali) e

successive modifiche, adottati o approvati, fatta eccezione per i territori ricadenti nei

comprensori di bonifica in cui la sicurezza del regime idraulico è garantita da

sistemi di idrovore;

g) nelle aree con destinazioni urbanistiche relative ad aspetti strategici ovvero al

sistema della mobilità, delle infrastrutture e dei servizi pubblici generali;

h) nelle fasce di rispetto delle strade statali, ferroviarie e autostradali.

2. Relativamente alle zone agricole, resta fermo quanto previsto dagli articoli 55 e

seguenti della l.r. 38/1999 e successive modifiche, fatto salvo quanto previsto per

l’ampliamento della volumetria residenziale dall’articolo 3, comma 1, lettera a)

nonché, per gli interventi di recupero degli edifici esistenti, dall’articolo 5,

limitatamente ai coltivatori diretti ed agli imprenditori agricoli, come definiti

dall’articolo 2135 del codice civile, iscritti alla sezione speciale della Camera di

commercio, industria, artigianato e agricoltura e/o loro eredi.

3. I comuni, entro e non oltre novanta giorni dalla data di entrata in vigore della

presente legge, possono individuare, con deliberazione del consiglio comunale,

ambiti del proprio strumento urbanistico nei quali, in ragione di particolari qualità di

carattere urbanistico ed architettonico, limitare o escludere gli interventi previsti nel

presente articolo.

4. Ai fini dell’attuazione della presente legge, i parametri urbanistici ed edilizi della

volumetria o della superficie utile, utilizzati per il calcolo dei volumi o delle

superfici degli edifici esistenti nonché degli edifici compresi nei piani previsti dalla

presente legge, devono essere gli stessi utilizzati per il calcolo degli ampliamenti

previsti negli articoli 3 e 4.

Art. 3

(Interventi di ampliamento degli edifici)

1. In deroga alle previsioni degli strumenti urbanistici ed edilizi comunali vigenti,

sono consentiti, previa acquisizione del titolo abilitativo di cui all’articolo 6,

interventi di ampliamento, nei seguenti limiti massimi relativi alla volumetria

esistente o alla superficie utile:

a) 20 per cento, per gli edifici indicati nell’articolo 2 a destinazione residenziale,

uni-plurifamiliari, ivi comprese le case famiglia di cui alla legge regionale 12

dicembre 2003, n. 41 (Norme in materia di autorizzazione all’aperture ed al

funzionamento di strutture che prestano servizi socio-assistenziali), e di volumetria

non superiore a 1000 metri cubi, per un incremento complessivo massimo, per

l’intero edificio, di 200 metri cubi ovvero di 62,5 metri quadrati;

b) 10 per cento per gli edifici di cui all’articolo 2 a destinazione non residenziale per

l’artigianato, la piccola industria e gli esercizi di vicinato, come definiti dall’articolo

24, comma 1, lettera a), n. 1 della legge regionale 18 novembre 1999, n. 33, di

superficie non superiore a 1000 metri quadrati, purché venga mantenuta la specifica

destinazione d’uso per almeno dieci anni e gli interventi siano subordinati

all’installazione o al miglioramento dei sistemi di abbattimento degli inquinanti, al

monitoraggio delle emissioni, al risparmio energetico e allo studio di materiali e

procedure innovative che possano ridurre l’impatto ambientale.

2. Gli ampliamenti di cui al comma 1 sono consentiti soltanto:

a) in adiacenza al corpo di fabbrica dell’edificio, con esclusione della

sopraelevazione, ad eccezione degli interventi previsti dall’articolo 3, comma 1,

lettera f), della l.r. 13/2009, come modificata dalla presente legge ovvero degli

interventi di realizzazione del tetto con pendenza massima delle falde pari al 35 per

cento, utilizzando il sottotetto;

b) nel rispetto delle distanze e delle altezze previste dalla normativa vigente;

c) in relazione alle zone classificate a rischio sismico 1 e 2, per gli edifici dotati

della certificazione antisismica, qualora realizzati successivamente all’attribuzione

della suddetta classificazione.

3. Fatto salvo quanto previsto dal comma 2, lettera c), per gli edifici realizzati in

zone classificate a rischio sismico gli ampliamenti di cui al comma 1 sono consentiti

esclusivamente a condizione che l’intero edificio sia adeguato alla normativa

antisismica. In tal caso, qualora 1’ampliamento di cui al comma 1 riguardi edifici

ricadenti nella zona sismica 1 o sottozona sismica 2a, come individuate dalla

deliberazione della Giunta regionale 22 maggio 2009, n. 387, lo stesso è consentito,

con riferimento a quelli di cui al comma 1, lettera a), nel limite massimo del 35 per

cento della volumetria esistente o della superficie utile per un incremento

complessivo massimo per 1’intero edificio di 350 metri cubi ovvero di 110 metri

quadrati e, per quelli di cui al comma 1, lettera b), nel limite massimo del 20 per

cento della superficie utile.

4. Gli ampliamenti di cui al comma 1 devono essere realizzati nel rispetto di quanto

previsto dalla normativa statale e regionale in materia di sostenibilità energeticoambientale

e di bioedilizia e, in particolare, dal decreto legislativo 19 agosto 2005,

n. 192 (Attuazione della direttiva 2002/91/CE relativa al rendimento energetico

nell’edilizia) nonché dalla legge regionale 27 maggio 2008, n. 6 (Disposizioni

regionali in materia di architettura sostenibile e di bioedilizia) e successive

modifiche.

5. La realizzazione degli ampliamenti di cui al comma 1 è subordinata:

a) all’esistenza delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria, ovvero al loro

adeguamento, in relazione al maggior carico urbanistico connesso al previsto

aumento di volume o di superficie utile degli edifici esistenti, nonché dei parcheggi

pertinenziali, fatto salvo quanto previsto dal comma 6;

b) alla predisposizione del fascicolo del fabbricato, secondo quanto previsto dalla

legge regionale 12 settembre 2002, n. 31 (Istituzione del fascicolo del fabbricato) e

successive modifiche e dal relativo regolamento regionale di attuazione 14 aprile

2005, n. 6, ovvero dagli specifici regolamenti comunali, qualora adottati.

6. Esclusivamente per le opere di urbanizzazione secondaria, come individuate

dall’articolo 3 del decreto del Ministro per il lavori pubblici 2 aprile 1968, qualora

venga comprovata l’impossibilità del loro adeguamento, i titoli edilizi abilitativi

sono subordinati al pagamento, oltre che degli oneri concessori, di un contributo

straordinario proporzionale al valore delle opere stesse, pari al 50 per cento del

valore degli oneri corrispondenti, secondo quanto stabilito con apposita

deliberazione del comune. Le risorse derivanti dai contributi straordinari sono

destinate dai comuni all’adeguamento dei servizi nei territori interessati dagli

interventi. Qualora gli interventi di ampliamento siano realizzati negli ambiti

interessati da piani di recupero, le risorse derivanti dai contributi straordinari, sono

destinati ai consorzi di autorecupero, al fine della realizzazione delle opere di

urbanizzazione a scomputo. Per i fini di cui al presente comma i comuni individuano

nuove aree, prevalentemente contermini alle zone ove ricadono gli interventi, per

adeguare gli standard urbanistici.

7. Gli ampliamenti di cui al comma 1 non si cumulano con gli ampliamenti

eventualmente consentiti da altre norme vigenti o dagli strumenti urbanistici

comunali sui medesimi edifici. Nel caso di edifici a destinazione residenziale e non,

gli ampliamenti consentiti alle singole unità immobiliari non possono superare

cumulativamente i limiti di cui al comma 1.

8. La destinazione d’uso degli edifici di cui al comma 1 deve essere mantenuta per

cinque anni dalla dichiarazione di ultimazione dei lavori relativi agli interventi di

ampliamento.

9. In ordine alle necessità di interventi di ampliamento della prima casa, viene

riconosciuta ai comuni la facoltà di consentire con delibera del consiglio comunale,

adottata entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, una

riduzione fino al massimo del 30 per cento del contributo dovuto in riferimento agli

oneri di urbanizzazione primaria e secondaria.

Art. 4

(Interventi di sostituzione edilizia con demolizione e ricostruzione degli edifici)

1. In deroga alle previsioni degli strumenti urbanistici ed edilizi comunali vigenti

sono consentiti, con esclusione delle zone C del decreto del Ministro per i lavori

pubblici 2 aprile 1968, previa acquisizione del titolo abilitativo di cui all’articolo 6,

interventi di sostituzione edilizia con demolizione e ricostruzione degli edifici di cui

all’articolo 2 a destinazione residenziale per almeno il 75 per cento, con

ampliamento entro il limite del 35 per cento della volumetria o della superficie utile

esistente. L’altezza degli edifici non può superare l’altezza massima degli edifici

contermini, fermo restando il rispetto delle distanze previste dalla normativa vigente.

2. Gli edifici di cui al comma 1 sono ricostruiti in conformità alla normativa

antisismica.

3. Gli interventi di demolizione e ricostruzione di cui al comma 1 devono essere

realizzati nel rispetto di quanto previsto dalla normativa statale e regionale in

materia di sostenibilità energetico-ambientale e di bioedilizia e, in particolare, dal

d.lgs. 192/2005 nonché dalla l.r. 6/2008 e in modo che la prestazione energetica

risulti inferiore del 10 per cento rispetto ai valori limite per il fabbisogno annuo di

energia fissati dal d.lgs. 192/2005 ovvero rispetto agli eventuali limiti più restrittivi

definiti dal protocollo regionale sulla bioedilizia di cui all’articolo 7 della l.r.

6/2008.

4. La realizzazione degli interventi di demolizione e ricostruzione di cui al comma 1

è subordinata:

a) all’esistenza delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria ovvero al loro

adeguamento in relazione al maggior carico urbanistico connesso al previsto

aumento di volume o di superficie degli edifici esistenti, nonché dei parcheggi

pertinenziali;

b) alla predisposizione del fascicolo del fabbricato, secondo quanto previsto dalla l.r.

31/2002 e dal r.r. 6/2005, ovvero dagli specifici regolamenti comunali, qualora

adottati;

c) alla realizzazione di interventi di piantumazione di essenze arboree e

vegetazionali che interessino almeno il 25 per cento dell’area di pertinenza

dell’intervento di sostituzione edilizia.

5. Gli ampliamenti di cui al comma 1 non si cumulano con gli ampliamenti

eventualmente consentiti da altre norme vigenti o dagli strumenti urbanistici

comunali sui medesimi edifici.

6. Nei comuni destinatari del fondo regionale per il sostegno all’accesso alle

abitazioni in locazione di cui all’articolo 14 della legge regionale 6 agosto 1999, n.

12 (Disciplina delle funzioni amministrative regionali e locali in materia di edilizia

residenziale pubblica) l’intervento di sostituzione edilizia, se volto alla realizzazione

di ulteriori unità immobiliari rispetto a quelle preesistenti, è, altresì, subordinato

all’obbligo di destinare il 25 per cento delle unità immobiliari aggiuntive alla

locazione

a canone concordato di cui all’articolo 2, comma 3, della legge 9 dicembre 1998, n.

431 (Disciplina delle locazioni e del rilascio degli immobili adibiti ad uso abitativo)

e successive modifiche per un periodo non inferiore a otto anni.

7. Al fine di promuovere la qualità edilizia ed architettonica degli edifici di cui al

presente articolo e dell’ambiente urbano, nel caso in cui il soggetto proponente

l’intervento di sostituzione edilizia provveda mediante la procedura del concorso di

progettazione, con l’assistenza degli ordini professionali competenti, l’ampliamento

di cui al comma 1 è aumentato al 40 per cento, purché l’intervento sia realizzato

sulla base del progetto vincitore del concorso.

8. In ordine alle necessità di interventi di cui ai commi 1 e 2 adottati in riferimento

alla prima casa è riconosciuta ai comuni la facoltà di consentire con delibera del

consiglio comunale, adottata entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della

presente legge, una riduzione fino al massimo del 30 per cento del contributo dovuto

in riferimento agli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria.

Art. 5

(Interventi di recupero degli edifici esistenti)

1. In deroga alle previsioni degli strumenti urbanistici ed edilizi comunali vigenti,

sono consentiti, previa acquisizione del titolo abilitativo di cui all’articolo 6:

a) interventi di recupero per fini residenziali dei volumi accessori degli edifici di cui

all’articolo 2, comma 2, a destinazione residenziale per almeno il 75 per cento e con

volumetria non superiore a 1000 metri cubi, limitatamente al 20 per cento del

volume o della superficie, fino ad un massimo di 200 metri cubi ovvero di 62,5

metri quadrati;

b) interventi di recupero di parti accessorie degli edifici di cui all’articolo 2, comma

2, a destinazione prevalentemente residenziale, ubicati in zone destinate

urbanisticamente all’agricoltura, a favore del coltivatore diretto e dell’imprenditore

agricolo, così come definito dall’articolo 2135 del codice civile, iscritti alla sezione

speciale della Camera di commercio, industria artigianato e agricoltura e/o loro

eredi.

2. La realizzazione degli interventi di cui al comma 1, lettera a), è subordinata

all’esistenza delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria ovvero al loro

adeguamento, in relazione al maggior carico urbanistico connesso alla

trasformazione a destinazione residenziale.

3. Gli interventi di cui al comma 1 devono essere realizzati nel rispetto di quanto

previsto dalla normativa statale e regionale in materia di sostenibilità energeticoambientale

e di bioedilizia e, in particolare, dal d.lgs. 192/2005 nonché dalla l.r.

6/2008 e in modo che la prestazione energetica risulti inferiore del 10 per cento

rispetto ai valori limite per il fabbisogno annuo di energia fissati dal d.lgs. 192/2005

ovvero rispetto agli eventuali limiti più restrittivi definiti dal protocollo regionale

sulla bioedilizia di cui all’articolo 7 della l.r. 6/2008.

4. Gli interventi di cui al comma 1 non sono cumulabili con quelli previsti dagli

articoli 3 e 4.

Art. 6

(Titoli abilitativi e termini per la presentazione delle domande)

1. Fermi restando i nulla osta, le autorizzazioni ed ogni altro atto di assenso

comunque denominato previsti dalla normativa statale e regionale vigente e fatto

salvo quanto previsto dal comma 2, gli interventi straordinari di cui agli articoli 3, 4

e 5 sono consentiti previa denuncia di inizio attività (DIA) ai sensi dell’articolo 23

del d.p.r. 380/2001 e successive modifiche, fermo restando quanto dovuto a titolo di

oneri concessori ai sensi della normativa vigente. Per gli interventi straordinari da

realizzare nei territori ricadenti nei comprensori di bonifica previsti dall’articolo 2,

comma 1, lettera e), ai fini dell’ottenimento del titolo edilizio abilitativo deve essere,

altresì, acquisito il parere del competente consorzio di bonifica, da rendersi entro

novanta giorni dalla richiesta, decorsi i quali si intende favorevolmente reso.

2. Gli interventi straordinari di sostituzione edilizia con demolizione e ricostruzione

di cui all’articolo 4, di volumetria superiore a 3.000 metri cubi, sono consentiti

previa acquisizione del permesso di costruire ai sensi dell’articolo 20 del d.p.r.

380/2001 e successive modifiche, fermi restando gli adempimenti di cui al comma 1

in ordine agli oneri concessori.

3. Ai fini della corresponsione degli oneri concessori di cui ai commi 1 e 2, i comuni

possono, con apposita deliberazione, applicare una riduzione, limitatamente al costo

di costruzione, fino a un massimo del 30 per cento.

4. La DIA e le domande di concessione del permesso di costruire di cui al comma 2

devono essere presentate a partire dalla scadenza del termine di novanta giorni di cui

all’articolo 2, comma 3 ed entro il termine di ventiquattro mesi decorrente dalla

medesima scadenza.

5. L’esecuzione dei lavori degli interventi previsti dalla presente legge deve essere

effettuata da imprese di costruzione in possesso dei requisiti previsti dalla legge.

Art. 7

(Programma integrato per il ripristino ambientale)

1. Allo scopo di riqualificare e recuperare i territori caratterizzati dalla presenza di

elevate valenze naturalistiche, ambientali e culturali, i comuni, sulla base di

iniziative pubbliche o private, anche su proposta di consorzi, imprese e cooperative

con documentata capacità tecnico-organizzativa ed economica adeguata all’importo

dei lavori oggetto della proposta medesima, adottano, ai sensi della l.r. 22/1997,

programmi integrati finalizzati al ripristino ambientale e all’incremento della

dotazione di standard urbanistici, mediante la demolizione di porzioni di tessuti

edilizi o di singoli edifici legittimamente realizzati in aree sottoposte a vincoli

ambientali, paesaggistici e in aree naturali protette.

2. Il programma integrato prevede, disponendone la contestuale attuazione:

a) la demolizione, a carico dei proprietari, delle porzioni di tessuti edilizi o dei

singoli edifici e la cessione a titolo gratuito al comune dell’area oggetto del

ripristino ambientale e della riqualificazione della stessa;

b) la traslazione, previa localizzazione, delle volumetrie degli edifici demoliti in

altre aree esterne a quelle vincolate di cui al comma 1, facendo ricorso anche al

cambio di destinazione d’uso rispetto agli edifici demoliti, alla modifica delle

destinazioni urbanistiche vigenti e all’aumento della capacità edificatoria;

c) un incremento premiale fino ad un massimo del 50 per cento del volume degli

edifici demoliti, in proporzione alla dotazione straordinaria di standard urbanistici

proposta nel programma. Per i soli comuni del litorale marittimo l’incremento potrà

essere portato fino al 60 per cento, a condizione che la nuova destinazione sia

turistico-ricettiva ai sensi della legge regionale 6 agosto 2007, n. 13 (Organizzazione

del sistema turistico laziale. Modifiche alla legge regionale 6 agosto 1999, n. 14

“Organizzazione delle funzioni a livello regionale e locale per la realizzazione del

decentramento amministrativo”) e successive modifiche, con durata non inferiore a

venti anni.

3. Gli interventi previsti dal programma integrato devono essere realizzati nel

rispetto di quanto previsto dalla normativa statale e regionale in materia di

sostenibilità energetico-ambientale e di bioedilizia ed, in particolare, dal d.lgs.

192/2005 nonché dalla l.r. 6/2008 e successive modifiche e in modo che la

prestazione energetica risulti inferiore del 10 per cento rispetto ai valori limite per il

fabbisogno annuo di energia fissati dal d.lgs. 192/2005 ovvero rispetto agli eventuali

limiti più restrittivi definiti dal protocollo regionale sulla bioedilizia di cui

all’articolo 7 della l.r. 6/2008.

4. I comuni individuano, con deliberazione del consiglio comunale, gli ambiti

destinati al ripristino ambientale e quelli destinati ad accogliere gli interventi di

ricostruzione con riferimento allo strumento urbanistico vigente, individuando questi

ultimi prioritariamente nelle zone B di cui al decreto del Ministro per i lavori

pubblici del 2 aprile 1968, con esclusione dei centri storici e delle zone a

destinazione agricola, fatto salvo quanto previsto dall’articolo 2, comma 4, della l.r.

22/1997 e successive modifiche e definiscono, altresì, i criteri e gli indirizzi per

l’attuazione dei programmi integrati per il ripristino ambientale.

5. I programmi integrati di cui al presente articolo assumono carattere di rilevante

valenza urbanistica, possono riguardare anche aree libere e singole funzioni

urbanistiche, ma non possono comunque interessare le destinazioni urbanistiche che

attengono ad aspetti strategici dello strumento urbanistico vigente o adottato, ovvero

il sistema dei servizi pubblici generali, delle infrastrutture e della mobilità.

Art. 8

(Programma integrato per il riordino urbano e delle periferie)

1. Per riqualificare gli ambiti urbani e le periferie con presenza di funzioni

eterogenee e tessuti edilizi disorganici o incompiuti nonché di edifici isolati a

destinazione industriale dismessi, parzialmente utilizzati o degradati, i comuni, sulla

base di iniziative pubbliche o private, adottano, ai sensi della l.r. 22/1997,

programmi integrati finalizzati all’incremento degli standard urbanistici e al riordino

del tessuto urbano.

2. Gli interventi previsti dai programmi di cui al comma 1 sono localizzati nei

territori in cui si concentrano gli interventi di ampliamento e sostituzione edilizia

previsti dal presente capo.

3. Il programma integrato può prevedere interventi di sostituzione edilizia,

modifiche di destinazione d’uso di aree e di immobili e l’incremento fino ad un

massimo del 40 per cento della volumetria o superficie demolita, a condizione che la

ristrutturazione urbanistica preveda una dotazione straordinaria degli standard

urbanistici e delle opere di urbanizzazione primaria, nonché una quota destinata ad

edilizia residenziale sociale. Fatta salva la dotazione straordinaria degli standard, ai

fini dell’applicazione del presente comma, gli interventi sugli edifici a destinazione

industriale devono essere dimensionati esclusivamente sulla base della superficie

esistente demolita.

4. Gli interventi previsti dal programma integrato devono essere realizzati nel

rispetto di quanto previsto dalla normativa statale e regionale in materia di

sostenibilità energetico-ambientale e di bioedilizia e, in particolare, dal d.lgs.

192/2005 nonché dalla l.r. 6/2008 e in modo che la prestazione energetica risulti

inferiore del 10 per cento rispetto ai valori limite per il fabbisogno annuo di energia

fissati dal d.lgs. 192/2005 ovvero rispetto agli eventuali limiti più restrittivi definiti

dal protocollo regionale sulla bioedilizia di cui all’articolo 7 della l.r. 6/2008.

5. I comuni, con deliberazione del consiglio comunale, individuano, con riferimento

alle destinazioni dello strumento urbanistico vigente, gli ambiti territoriali nei quali

realizzare gli interventi previsti, localizzandoli prioritariamente nelle zone B di cui

al decreto del Ministro per i lavori pubblici 2 aprile 1968 ovvero, qualora gli

interventi riguardino gli edifici industriali di cui al comma 1, nei relativi lotti di

pertinenza, limitatamente alle aree necessarie alla localizzazione degli interventi di

sostituzione edilizia e dei relativi standard urbanistici, con esclusione dei centri

storici e delle zone a destinazione agricola, fatto salvo quanto previsto dall’articolo

2, comma 4, della l.r. 22/1997, e definiscono i criteri e gli indirizzi per l’attuazione

dei programmi integrati per il riordino urbano e delle periferie.

6. I programmi integrati del presente articolo assumono carattere di rilevante valenza

urbanistica, possono riguardare anche aree libere e singole funzioni, ma non possono

comunque interessare le destinazioni che attengono ad aspetti strategici dello

strumento urbanistico vigente o adottato ovvero il sistema dei servizi pubblici

generali, delle infrastrutture e della mobilità.

Art. 9

(Misure per la riqualificazione urbanistica)

1. La Regione promuove la formazione degli strumenti urbanistici anche attuativi o

dei programmi di iniziativa pubblica volti a sviluppare i processi urbanistici di

ripristino ambientale, di riordino urbano e delle periferie di cui al presente capo,

effettuati sulla base di bandi concorsuali di evidenza pubblica e mirati ad integrare

gli obiettivi strategici pubblici previsti dai comuni con le proposte di iniziativa

privata ricadenti nelle parti delle città e dei quartieri oggetto dei piani o dei

programmi.

2. Alle finalità di cui al comma 1, la Giunta regionale, con deliberazione da adottare

entro novanta giorni dalla data di 'entrata in vigore della presente legge, definisce gli

indirizzi ed i criteri per 1'assegnazione dei contributi per la formazione degli

strumenti di cui al comma 1, tenendo conto di quanto previsto nella legge regionale

3 novembre 1976, n. 55 (Nuove disposizioni per agevolare la formazione di

strumenti di pianificazione territoriale ed urbanistica. Abrogazione della legge

regionale 7 febbraio 1974, n. 8) e successive modifiche, fatta salva 1'estensione dei

benefici a tutti i comuni del Lazio.

3. Gli oneri derivanti dai contributi per la formazione degli strumenti urbanistici di

cui al comma 2 gravano sulle disponibilità del capitolo E 72505.

4. La Regione contribuisce al finanziamento delle opere per il perseguimento degli

obiettivi strategici di cui al comma 1 previste dai comuni, con le modalità stabilite

nella legge regionale 12 aprile 2007, n. 6 (Interventi straordinari per la

riqualificazione urbanistico ambientale e per il risanamento igienico sanitario e

paesaggistico di ambiti territoriali individuati dalla Regione caratterizzati da gravi

fenomeni di abusivismo edilizio. Individuazione del primo ambito comprendente il

territorio dei comuni di Aprilia, Anzio, Ardea, Nettuno e Pomezia). Gli oneri di cui

al presente comma gravano sul capitolo E 74509.

Art. 10

(Modifica alla legge regionale 16 aprile 2009, n. 13 “Disposizioni per il recupero

afini abitativi dei sottotetti esistenti”)

1. La lettera f), del comma 1 dell’articolo 3 della l.r. 13/2009 è sostituita dalla

seguente:

“f) sono consentite modificazioni delle altezze di colmo e di gronda nonché delle

linee di pendenza delle falde esistenti, unicamente al fine di assicurare i parametri

fissati dalla presente legge, a condizione che non comportino un aumento superiore

al 20 per cento della volumetria del sottotetto esistente.”.

Art. 11

(Modifiche alla legge regionale 26 giugno 1997, n. 22 “Norme in materia di

programmi integrati di intervento per la riqualificazione urbanistica, edilizia

ed ambientale del territorio della Regione”)

1. Il comma 1 dell’articolo 4 della l.r. 22/1997 è sostituito dal seguente:

“1. Il comune adotta i programmi integrati di cui all’articolo 3, presentati da soggetti

pubblici o privati, entro il termine di sessanta giorni dalla data di presentazione,

ovvero di novanta giorni, qualora siano in variante allo strumento urbanistico

generale. Il comune può subordinare l’avvio dei programmi in variante ad un

preventivo atto di indirizzo da assumersi con deliberazione di consiglio.”.

2. Al comma 2 dell’articolo 4 della l.r. 22/1997 sono aggiunte, in fine, le seguenti

parole: “, fatto salvo quanto previsto dal comma 3.”.

3. Al comma 3 dell’articolo 4 della l.r. 22/1997 le parole da: “ trascorsi” a: “comma

4” sono soppresse.

4. Al comma 4 dell’articolo 4 della l.r. 22/1997 le parole: “Al fine di” sono sostituite

dalle seguenti: “In alternativa ai commi 2 e 3, al fine di”.

5. Prima del comma 1 dell’articolo 3 è inserito il seguente:

“01. Al fine di garantire il perseguimento degli obiettivi di qualità edilizia, sicurezza

nei luoghi di lavoro e regolarità contributiva gli interventi della presente legge sono

presentati da soggetti pubblici o privati associati con soggetti in possesso di capacità

tecnica, organizzativa ed economica adeguati all’importo dei lavori oggetto della

proposta, che, all’atto di presentazione del programma integrato, dimostrino

l’applicazione dei contratti collettivi di lavoro nazionali e territoriali di settore e

presentino il documento unico di regolarità contributiva (DURC).”.

CAPO III

EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA E SOCIALE

Art. 12

(Edilizia residenziale sociale. Prime disposizioni per il diritto all’abitare)

1. In attesa della disciplina organica in materia di edilizia residenziale sociale, al fine

di garantire il diritto all’abitare, la Regione promuove sul proprio territorio, con il

concorso di enti locali, aziende pubbliche, fondazioni no profit, imprese sociali,

banche etiche e di altri soggetti senza scopo di lucro nonché delle imprese di

costruzioni e delle cooperative di abitazione, l’edilizia residenziale sociale, intesa

come disponibilità di alloggi realizzati o recuperati da operatori pubblici e privati,

con il ricorso a contributi o agevolazioni pubbliche quali esenzioni fiscali,

assegnazioni di aree od immobili, fondi di garanzia, agevolazioni di tipo urbanistico,

destinati alla locazione permanente a canone sostenibile o a riscatto, ai sensi

dell’articolo 15, comma 5. Rientra, altresì, nell’edilizia residenziale sociale l’albergo

sociale, consistente in una struttura residenziale in grado di fornire una sistemazione

alloggiativa temporanea con servizi e spazi comuni.

2. Nelle aree ad alta tensione abitativa e in relazione alle fasce di popolazione più

esposte al disagio abitativo la Regione, per le finalità di cui al comma 1, si avvale,

oltre che dei soggetti di cui al medesimo comma 1, delle ATER mediante la stipula

di contratti di servizio, per la definizione di tutti i rapporti funzionali, prestazionali,

economici e finanziari.

3. L’edilizia residenziale sociale è realizzata da operatori pubblici e privati tramite

l’offerta di alloggi in locazione o a riscatto, in modo da garantire l’integrazione di

diverse fasce sociali e il miglioramento delle condizioni di vita dei destinatari, anche

attraverso la realizzazione di un progetto sociale di comunità ambientalmente e

socialmente sostenibile con il supporto di strumenti e servizi per la riduzione

dell’impatto ambientale, l’istruzione, la salute, il lavoro e l’educazione ambientale.

4. Sono definiti gestori di edilizia residenziale sociale i soggetti, pubblici e privati,

che gestiscono alloggi di edilizia residenziale sociale di proprietà pubblica, affidati a

seguito di procedure di evidenza pubblica nonché di proprietà privata. I gestori di

edilizia residenziale sociale sono iscritti in un elenco regionale, la cui tenuta è curata

dall’assessorato regionale competente in materia di politiche della casa. Il

regolamento previsto dal comma 5 disciplina i criteri e le modalità per l’iscrizione

all’elenco e per la tenuta dello stesso.

5. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge la Giunta

regionale adotta un regolamento, ai sensi dell’articolo 47, comma 2, lettera b), dello

Statuto, per la disciplina dei criteri di attuazione e gestione degli interventi di

edilizia residenziale sociale, dei requisiti per l’accesso e la permanenza nella stessa,

dei criteri per la determinazione del canone sostenibile e dei criteri e delle modalità

per l’iscrizione all’elenco dei gestori di edilizia residenziale sociale e per la tenuta

dello stesso. Il regolamento è adottato sentita la competente commissione consiliare,

le organizzazioni sindacali degli inquilini più rappresentative nel territorio regionale,

le associazioni di categoria delle imprese di costruzioni e delle cooperative di

abitazione nonché le associazioni presenti sul territorio interessate alle

problematiche del disagio abitativo.

Art. 13

(Indirizzi ai comuni per garantire il passaggio

da casa a casa di particolari categorie sociali)

1. Al fine di contenere il disagio abitativo e di garantire il passaggio da casa a casa

dei soggetti aventi i requisiti di cui all’articolo 1 della legge 8 febbraio 2007, n. 9

(Interventi per la riduzione del disagio abitativo per particolari categorie sociali) e

delle famiglie oggetto di azioni di rilascio per morosità collocate utilmente nelle

graduatorie comunali per l’accesso agli alloggi di edilizia residenziale pubblica, i

comuni individuati nell’articolo 1 della l. 9/2007 possono istituire apposite

commissioni per promuovere l’eventuale graduazione delle azioni di rilascio da

parte della competente autorità giudiziaria ordinaria.

2. I comuni disciplinano il funzionamento e la composizione delle commissioni di

cui al comma 1, garantendo la presenza, previa intesa con le amministrazioni statali

di appartenenza, di un rappresentante della prefettura e di un rappresentante della

questura competenti per territorio, dei rappresentanti delle organizzazioni sindacali

degli inquilini e dei rappresentanti delle associazioni di proprietà edilizia

maggiormente

rappresentative individuate ai sensi dell’articolo 4, comma 1, della l. 431/1998 e

successive modifiche e della convenzione nazionale sottoscritta ai sensi del

medesimo articolo 4, comma 1, in data 8 febbraio 1999 e successive modifiche,

nonché di un rappresentante dell’ATER competente territorialmente.

Art. 14

(Misure a sostegno dei soggetti che hanno contratto o contrarranno

mutui per l’acquisto della prima casa e per l’autorecupero)

1. Per sostenere gli individui che hanno contratto o intendono contrarre un mutuo

finalizzato all’acquisto, alla costruzione, al recupero o all’autorecupero della prima

casa, la Regione promuove misure di sostegno e garanzia.

2. Accanto al fondo di solidarietà per i mutui istituito dall’articolo 13 della legge

regionale 24 dicembre 2008, n. 31 (Legge finanziaria regionale per l’esercizio 2009)

è istituito, a favore dei nuclei familiari con un reddito ISEE fino a 40 mila euro che

non presentano sufficienti garanzie per l’accensione di mutui, un fondo di garanzia

finalizzato a consentire l’accesso al mutuo. I soggetti di cui al presente articolo non

devono possedere altri immobili di proprietà nella Regione Lazio e il mutuo da

contrarre non può essere superiore a quindici volte il loro reddito ISEE. Con

apposita delibera di Giunta regionale sono stabiliti i requisiti per l’identificazione

dei nuclei familiari interessati e la modalità di funzionamento del fondo la cui

gestione è affidata a Sviluppo Lazio o a sue controllate.

3. Le misure di cui al comma 1 e 2 sono rivolte anche alle cooperative di

autorecupero di immobili pubblici. Per accedere a tali misure è necessario che

almeno 2/3 dei soci della cooperativa abbiano almeno un reddito ISEE inferiore a 40

mila euro. Il fondo previsto al comma 2 può essere anche utilizzato per l’accensione

di mutui individuali o la trasformazione dei mutui intrapresi dalle cooperative di

autorecupero in mutui individuali e comunque finalizzati all’autorecupero di

immobili pubblici.

4. Le risorse di cui al fondo di garanzia previsto dal comma 2 sono utilizzate, fino a

un limite massimo del 25 per cento della disponibilità annuale, per la concessione di

contributi a favore dei nuclei familiari, anche monoparentali, costituiti da persone

ultrasessantacinquenni con reddito ISEE, riferito all’intero nucleo familiare,

inferiore o uguale a 25 mila euro, per ristrutturare o adeguare gli immobili di

proprietà, destinati a prima casa, al fine della messa in sicurezza e adeguamento

degli impianti tecnologici ed igienici, dell’incremento del risparmio energetico,

dell’eventuale abbattimento delle barriere architettoniche e dell’installazione di

apparecchiature di telesoccorso e telecontrollo.

5. Per la copertura delle spese previste dal presente articolo si provvede con appositi

fondi previsti dall’articolo 13 della l.r. 31/2008 e dall’articolo 75 della legge

regionale 28 aprile 2006, n. 4, relativo al fondo speciale di garanzia per la casa.

Art. 15

(Programmazione regionale dell’edilizia residenziale sociale

e piano straordinario decennale di edilizia sovvenzionata)

1. Al fine di garantire sul territorio regionale i livelli minimi essenziali di fabbisogno

abitativo per il pieno sviluppo della persona umana, in attesa della riforma generale

della disciplina dell’edilizia residenziale pubblica, la Regione predispone

un’organica programmazione di interventi per l’edilizia residenziale sociale, tenendo

conto in primo luogo delle necessità segnalate dai comuni definiti ad alta tensione

abitativa e promuove un piano straordinario decennale di interventi finalizzati in

particolare alla manutenzione e realizzazione di edilizia sovvenzionata anche

attraverso il recupero di edifici dismessi, assicurando il coordinamento dei soggetti

pubblici e privati e del terzo settore. In questo quadro la Regione promuove, d’intesa

con i comuni interessati, il censimento delle realtà di emergenza alloggiativa

presenti al fine di promuovere nei confronti dei nuclei interessati l’applicazione

della disposizione di cui al comma 4, lettera a).

2. Nella programmazione regionale di cui al comma 1 sono ricompresi, in

particolare, gli interventi comunque rivolti all’incremento dell’offerta abitativa da

destinare prioritariamente a nuclei familiari a basso reddito e ad altri soggetti in

condizioni sociali ed economiche svantaggiate, come individuati, anche in sede di

finanziamento degli interventi stessi, da apposita deliberazione della Giunta

regionale.

3. Nell’ambito dell’edilizia residenziale sociale ricadono sia gli alloggi destinati alla

locazione a canone sostenibile di cui all’articolo 1, commi 258, 259, 285 e 286 della

legge 24 dicembre 2007, n. 244 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale

e pluriennale dello Stato- Legge finanziaria 2008) sia gli alloggi sociali come

definiti e disciplinati dal decreto del Ministro delle infrastrutture 22 aprile 2008

(Definizione di alloggio sociale ai fini dell’esenzione dall’obbligo di notifica degli

aiuti di Stato, ai sensi degli articoli 87 e 88 del Trattato istitutivo della Comunità

europea).

4. Per le finalità di cui al comma 1 ed in base all’intesa ai sensi all’articolo 8,

comma 6, della l. 131/2003 tra Stato, Regioni ed enti locali, sull’atto concernente

misure per il rilancio dell’economia attraverso l’attività edilizia, come pubblicata

sulla Gazzetta ufficiale 29 aprile 2009 n.98, la Regione individua una serie di

strumenti per garantire a tutti i soggetti di cui al comma 1 il diritto all’abitare

attraverso:

a) interventi di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata a totale carico del

soggetto pubblico volti ad aumentare la disponibilità di alloggi destinati alla fasce

sociali più deboli;

b) interventi di edilizia agevolata e convenzionata realizzati da imprese di

costruzioni e cooperative di abitazione destinati alla locazione o alla proprietà;

c) interventi di edilizia residenziale sociale volti ad aumentare la disponibilità di

alloggi posti in affitto a canone sostenibile o a riscatto così come definito nel comma

5 promossi sia da soggetti pubblici che privati e destinati alle fasce sociali non in

grado di accedere alla locazione nel libero mercato;

d) interventi volti a sostenere le fasce sociali in difficoltà nell’accesso alla prima

casa sul libero mercato, sia nell’acquisto che nella locazione.

5. Fermo restando quanto previsto all’articolo 70 della l.r. 31/2008, la locazione

degli alloggi di edilizia residenziale sociale, anche agevolata, può essere trasformata

in riscatto, purché sia garantita per l’inquilino la possibilità di scelta qualora voglia

rimanere in affitto. Qualora l’inquilino non eserciti il diritto al riscatto esso verrà

esercitato dall’ATER del territorio di competenza che continuerà a garantire

all’inquilino il diritto alla locazione nei limiti e secondo i criteri e le modalità da

definire in sede di applicazione della previsione contenuta nell’articolo 15, comma

2, lettera c), della legge regionale 3 settembre 2002, n. 30 (Ordinamento degli enti

regionali operanti in materia di edilizia residenziale pubblica).

6. Nelle more dell’istituzione di uno specifico tributo regionale ai sensi di quanto

previsto dall’articolo 7 della legge 5 maggio 2009, n. 42 (Delega al Governo in

materia di federalismo fiscale, in attuazione dell’articolo 119 della Costituzione), il

5 per cento del gettito della tassa automobilistica è destinato, a partire dall’esercizio

finanziario 2010, all’attuazione degli interventi di cui al piano straordinario

decennale di edilizia sovvenzionata.

Art. 16

(Misure urgenti per gli immobili della Regione, delle ATER,

degli altri enti dipendenti della Regione e degli enti locali)

1. Al fine di incrementare l’offerta di alloggi sociali, la Regione, le ATER e gli altri

enti dipendenti dalla Regione e gli enti locali, in deroga alle previsioni degli

strumenti urbanistici vigenti o adottati e ai regolamenti edilizi, possono eseguire

sugli edifici di loro proprietà, sia a destinazione non residenziale che residenziale,

rispettivamente, il cambio di destinazione ad uso residenziale, con o senza opere,

nonché il frazionamento di unità abitative con il rispetto della superficie minima

stabilita nel regolamento edilizio che, in assenza di specifica previsione, non può

essere inferiore a 38 metri quadrati. Le ATER e gli enti locali possono, altresì,

utilizzare, in deroga alle previsioni degli strumenti urbanistici vigenti o adottati e ai

regolamenti edilizi, anche al fine di realizzare alloggi privi di barriere

architettoniche, i piani terra liberi degli edifici di loro proprietà non oggetto dei

vincoli di tutela prevista dalla legislazione vigente o degli strumenti urbanistici.

2. Negli edifici di cui al comma 1 sono altresì consentiti gli interventi di

ampliamento e di sostituzione edilizia con demolizione e ricostruzione di cui al capo

II, nel rispetto dei limiti ivi previsti.

3. Gli interventi previsti dal comma 2 sono realizzati dalla Regione, dalle ATER,

dagli altri enti dipendenti dalla Regione e dagli enti locali nel rispetto e salvaguardia

delle caratteristiche storico-architettoniche degli edifici e dell’impianto urbanistico.

4. Nei casi in cui gli interventi di cui al comma 1 comportino una modifica della

destinazione d’uso, gli stessi sono comunicati ai comuni interessati.

Art. 17

(Riqualificazione di quartieri di edilizia residenziale pubblica)

1. I comuni, al fine di ottimizzare l’utilizzo delle aree per l’edilizia residenziale

pubblica inserite negli ambiti urbanistici compresi nei piani di zona, anche in

eccedenza del fabbisogno abitativo previsto e previa valutazione della sostenibilità

del maggior carico insediativo, possono effettuare:

a) l’aumento della previsione edificatoria delle aree già destinate dallo strumento

urbanistico ad edilizia residenziale pubblica, fermo restando il rispetto dello

standard urbanistico minimo inderogabile riferito al numero degli abitanti

complessivamente insediati, ivi compresi quelli derivanti dall’incremento;

b) la variazione in edilizia residenziale sociale degli standard urbanistici,

eventualmente eccedenti rispetto a quanto previsto dal decreto del Ministro per i

lavori pubblici 2 aprile 1968, qualora si accerti, nell’ambito del piano di zona, il

rispetto della misura minima inderogabile riferita al numero degli abitanti

complessivamente insediati, ivi compresi quelli derivanti dall’incremento;

c) interventi di ristrutturazione urbanistica.

2. Per le finalità del presente articolo i comuni, in relazione alle diverse tipologie di

intervento, possono adottare, anche attivando processi partecipativi che coinvolgano

gli abitanti di quartieri interessati:

a) varianti ai piani di zona di cui alla legge 18 aprile 1962, n. 167 (Disposizioni per

favorire l’acquisizione di aree fabbricabili per l’edilizia economica e popolare);

b) le localizzazioni degli interventi con le procedure di cui all’articolo 51 della legge

22 ottobre 1971, n. 865 (Programmi e coordinamento dell’edilizia residenziale

pubblica; norme sull’espropriazione per pubblica utilità; modifiche ed integrazioni

alle leggi 17 agosto 1942, n. 1150; 18 aprile 1962, n. 167; 29 settembre 1964, n.

847; ed autorizzazione di spesa per interventi straordinari nel settore dell’edilizia

residenziale, agevolata e convenzionata);

c) i programmi integrati di cui alla l.r. 22/1997;

d) la variante urbanistica di cui all’articolo 66 bis della l.r. 38/1999.

3. Alle varianti e ai piani e programmi per la realizzazione degli interventi di cui al

comma 1, lettere a) e b), ricadenti all’interno degli attuali perimetri dei piani di zona,

anche se decaduti o in corso di attuazione ai sensi dell’articolo 5 bis del decretolegge

27 maggio 2005, n. 86 (Misure urgenti di sostegno nelle aree metropolitane

per i conduttori di immobili in condizioni di particolare disagio abitativo

conseguente a provvedimenti esecutivi di rilascio) convertito con modificazioni

dalla legge 26 luglio 2005, n.148 ovvero aventi una diversa destinazione urbanistica

ai sensi degli strumenti urbanistici generali vigenti, si applica la procedura prevista

dall’articolo 1 della l.r. 36/1987 come modificato dalla presente legge, salvo quanto

previsto dall’articolo 1 bis della medesima l.r. 36/1987, come introdotto dalla

presente legge.

4. I programmi integrati di cui al comma 2, lettera c) possono comprendere anche

aree libere e singole funzioni urbanistiche, con esclusione di quelle interessate da

destinazioni che attengono ad aspetti strategici dello strumento urbanistico generale

vigente, ovvero al sistema dei servizi pubblici generali, delle infrastrutture e della

mobilità. I programmi integrati possono ricomprendere, altresì, le zone indicate

dall’articolo 2, commi 4 e 5, della l.r. 22/1997, per i fini e con i limiti ivi previsti.

5. Ai soli fini della dotazione di edilizia residenziale sociale, prevalentemente per le

categorie degli anziani in condizioni sociali ed economiche svantaggiate e degli

studenti fuori sede per assicurare il diritto allo studio, i comuni possono variare le

destinazioni del proprio strumento urbanistico generale vigente, nel limite massimo

del 10 per cento delle destinazioni stesse, con esclusione di quelle di cui al comma

1, di quelle che attengono ad aspetti strategici dello strumento urbanistico generale

vigente, ovvero al sistema dei servizi pubblici generali, delle infrastrutture, della

mobilità e delle zone agricole, fatte salve le fattispecie previste al comma 4.

6. Gli interventi previsti negli strumenti di cui al comma 2 devono essere realizzati

nel rispetto di quanto previsto dalla normativa statale e regionale in materia di

sostenibilità energetico-ambientale e di bioedilizia e, in particolare, dal d.lgs.

192/2005 nonché dalla l.r. 6/2008 e in modo che la prestazione energetica risulti

inferiore del 10 per cento rispetto ai valori limite per il fabbisogno annuo di energia

fissati dal d.lgs. 192/2005 ovvero rispetto agli eventuali limiti più restrittivi definiti

dal protocollo regionale sulla bioedilizia di cui all’articolo 7 della l.r. 6/2008.

Art. 18

(Standard per l’edilizia residenziale sociale)

1. Fatto salvo quanto disciplinato dalle norme di attuazione degli strumenti

urbanistici vigenti, al fine di soddisfare il fabbisogno di alloggi sociali ed evitarne la

concentrazione in circoscritti ambiti urbani, negli strumenti urbanistici generali di

nuova formazione e nei relativi strumenti attuativi, nonché nelle varianti generali di

nuova formazione, alle aree necessarie per la dotazione degli standard urbanistici di

cui al decreto del Ministro per i lavori pubblici 2 aprile 1968 sono aggiunte le aree o

immobili per la realizzazione degli interventi di edilizia residenziale sociale, in

applicazione dell’articolo 1, commi 258 e 259, della l. 244/2007 da cedere

gratuitamente da parte dei proprietari singoli o in forma consortile o associata,

all’amministrazione comunale.

2. In relazione al tipo di intervento urbanistico, la cessione gratuita di cui al comma

1 riguarda prevalentemente le zone C del decreto del Ministro per i lavori pubblici 2

aprile 1968 ricomprese nei piani urbanistici attuativi.

3. Nei casi di cui al comma 1 la cessione delle aree per l’edilizia residenziale sociale

è determinata nella misura minima del 20 per cento dell’area fondiaria edificabile,

fatte salve le cessioni complessive per gli standard urbanistici. I comuni, al fine di

soddisfare il fabbisogno di edilizia residenziale sociale, possono incrementare tale

percentuale.

4. Per la realizzazione di edilizia residenziale sociale, di rinnovo urbanistico ed

edilizio, di miglioramento della qualità ambientale degli insediamenti, la percentuale

di cui al comma 3 è elevata al 50 per cento, limitatamente alla edificabilità aggiunta

generata dallo strumento urbanistico generale rispetto alle previgenti previsioni.

Sono fatte salve le maggiori percentuali previste dagli strumenti urbanistici generali

già approvati alla data di entrata in vigore della presente legge.

5. Nell’ambito delle percentuali di area fondiaria edificabile destinate all’edilizia

residenziale sociale indicate nei commi 3 e 4, i comuni riservano almeno la metà

delle stesse alla realizzazione di interventi di edilizia residenziale sovvenzionata.

6. Nell’ambito degli strumenti urbanistici di cui al comma 1, gli standard di cui al

decreto del Ministro per i lavori pubblici 2 aprile 1968 devono essere dimensionati

con riferimento al numero di abitanti previsti, ivi compresi quelli derivanti dalla

quota per l’edilizia residenziale sociale.

7. Fatta salva la cessione gratuita delle aree di cui al presente articolo, ai fini della

realizzazione degli interventi di edilizia residenziale sociale, il comune può,

nell'ambito delle previsioni degli strumenti urbanistici, consentire un aumento di

volumetria premiale pari alla capacità edificatoria delle aree fondiarie cedute per

l’edilizia residenziale sociale e stabilire oneri straordinari in relazione all’incremento

del valore immobiliare. Il comune può, con procedure ad evidenza pubblica,

assegnare quota-parte delle aree acquisite, destinandole ad edilizia libera

residenziale destinata ad affitti a canone concordato o alle altre forma stabilite dalle

vigenti disposizioni in materia di edilizia residenziale pubblica e sociale.

Art. 19

(Accelerazioni procedurali per gli interventi di edilizia residenziale pubblica)

1. Al fine di accelerare la conclusione degli interventi regionali di edilizia

residenziale pubblica già programmati e finanziati, con particolare riferimento a

quelli attribuiti alle ATER, assicurando l’efficace utilizzo delle risorse disponibili, la

Regione adotta i provvedimenti necessari per il concreto avvio del procedimento e

per la regolare esecuzione ed ultimazione degli interventi stessi.

2. In caso di inadempienza delle ATER nell’attuazione degli interventi di cui al

comma 1, la Regione esercita i poteri sostitutivi previsti dalla l.r. 30/2002.

3. In caso di inadempienza degli enti locali nell’attuazione degli interventi di cui al

comma 1, la struttura regionale competente, nel rispetto dei principi di cui

all’articolo 49 dello Statuto, accertata l’inerzia o l’inadempimento del comune,

diffida quest’ultimo a provvedere entro un congruo termine ovvero a comunicare le

motivazioni del ritardo. Decorso inutilmente tale termine, ovvero nel caso in cui le

motivazioni addotte non risultino tali da giustificare l’inerzia o l’inadempimento, la

struttura regionale competente trasmette gli atti alla Giunta regionale la quale

delibera sull’esercizio dei poteri sostitutivi attraverso un commissario ad acta, da

nominare con decreto del Presidente della Regione. Il decreto di nomina è

comunicato al comune interessato.

Art. 20

(Fascicolo del fabbricato di edilizia residenziale pubblica)

1. I soggetti beneficiari di finanziamento regionale per l’edilizia residenziale

pubblica, ivi compresa l’edilizia agevolata-convenzionata, devono curare la

redazione del fascicolo del fabbricato previsto dalla l.r. 31/2002, secondo le

modalità indicate nel r.r. 6/ 2005, ovvero negli specifici regolamenti comunali,

qualora adottati.

2. Il fascicolo del fabbricato deve essere allegato al quadro tecnico-economico finale

dell’intervento; la sua assenza non consente l’erogazione a saldo del contributo

regionale e la conclusione del procedimento relativo all’intervento finanziato, ivi

compreso, per quanto riguarda l’edilizia agevolata-convenzionata, il rilascio degli

attestati di possesso dei requisiti soggettivi.

3. La spesa relativa alla redazione del fascicolo del fabbricato può essere compresa,

nella misura convenzionalmente determinata dalla Regione, fra gli oneri

complementari previsti dal quadro tecnico-economico di cui al comma 2.

4. Le disposizioni di cui ai precedenti commi trovano applicazione nei riguardi degli

interventi che, alla data di entrata in vigore della presente legge, non sono ancora

pervenuti ad inizio lavori.

5. Le ATER, per la redazione del fascicolo del fabbricato di loro esclusiva proprietà

e gestione, possono predisporre proposte programmatiche e richiedere alla Regione

la concessione di contributi nei limiti e secondo i criteri e le priorità determinati

dalla Giunta regionale con propria deliberazione.

Art. 21

(Modifiche alla legge regionale 22 dicembre 1999, n. 38

“Norme sul governo del territorio” e successive modifiche)

1. Al comma 4 dell’articolo 29 della l.r. 38/1999 dopo le parole: “soddisfacimento

dei fabbisogni” sono inserite le seguenti: “anche abitativi nell’ambito dell’edilizia

residenziale sociale”.

2. Alla lettera f) del comma 1 dell’articolo 30 della l.r. 38/1999 sono aggiunte, in

fine, le seguenti parole: “nonché gli interventi di edilizia residenziale sociale ai sensi

dell’articolo 1, commi 258 e 259 della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (Disposizioni

per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato. Legge finanziaria

2008);”.

3. Dopo l’articolo 53 della l.r. 38/1999 e successive modifiche è inserito il seguente:

“Art. 53 bis

(Indirizzi per la redazione dei regolamenti edilizi)

1. I comuni, in relazione alle specifiche caratteristiche del paesaggio rurale delle

zone agricole, prevedono nei propri regolamenti edilizi, oltre a quanto previsto dalla

legge regionale 27 maggio 2008, n. 6 (Disposizioni regionali in materia di

architettura sostenibile e di bioedilizia) e successive modifiche e in particolare

dall’articolo 6, specifiche modalità di intervento, prescrivendo l’utilizzo di materiali

e di tecniche costruttive tradizionali volti al mantenimento delle caratteristiche

tipologiche e architettoniche degli edifici rurali.”.

Art. 22

(Modifica all’articolo 66bis della l.r. 38/1999)

1. Al comma 1 dell’articolo 66bis della l.r. 38/1999 dopo le parole: “provvede alla

formazione e approvazione dello strumento urbanistico generale” sono inserite le

seguenti: “o di sue varianti”.

CAPO IV

DISPOSIZIONI FINALI

Art. 23

(Osservanza degli standard urbanistici)

1. Qualora i comuni, nella formazione dei nuovi strumenti urbanistici generali,

utilizzino, al fine di migliorare la qualità abitativa, parametri dimensionali per ogni

abitante o stanza equivalente, insediati o da insediare, superiori a quelli stabiliti

dall’articolo 3, comma 2, del decreto del Ministro per i lavori pubblici 2 aprile 1968,

gli stessi comuni, al fine di osservare il rispetto degli standard urbanistici e non

diminuire la quantità e la qualità della dotazione di servizi e verde pubblico nella

città o in ciascuna porzione urbana interessata dalla variante, devono applicare un

proporzionale incremento ai corrispondenti minimi inderogabili previsti dallo stesso

decreto.

2. Sono fatti salvi gli strumenti urbanistici generali già approvati o adottati alla data

di entrata in vigore della presente legge nonché i relativi strumenti urbanistici

necessari alla loro attuazione, ivi comprese le varianti ai piani attuativi di cui agli

articoli 1 e 1 bis della l.r. 36/1987, come modificata dalla presente legge.

Art. 24

(Realizzazione di opere di urbanizzazione primaria)

1. Al fine di consentire il completamento delle opere di urbanizzazione primaria

delle periferie, i comuni possono derogare a quanto disposto dall'articolo 17, commi

1 e 2 della legge regionale 12 settembre 1977, n. 35 (Tabelle parametriche regionali

e norme di applicazione della legge 28 gennaio 1977, n. 10, per la determinazione

del contributo per le spese di urbanizzazione gravante le concessioni edilizie).

Art. 25

(Procedimenti in corso per il rilascio del titolo edilizio abilitativo in

sanatoria.Nuclei edilizi abusivi)

1. Al fine di consentire l’applicazione della presente legge, i soggetti che alla data di

entrata in vigore della stessa abbiano presentato domanda di concessione del titolo

edilizio abilitativo in sanatoria e non si sia formato il prescritto silenzio assenso nè il

comune abbia provveduto al rilascio del titolo medesimo possono richiedere al

comune stesso la definizione prioritaria dei relativi procedimenti.

2. I soggetti di cui al comma 1 presentano al comune, entro novanta giorni dalla data

di entrata in vigore della presente legge, specifica domanda alla quale sono allegate

la copia della richiesta del titolo edilizio abilitativo in sanatoria e la dichiarazione

che l’edificio oggetto della richiesta di sanatoria ricada nei casi previsti dagli articoli

3, 4 e 5. I comuni definiscono i relativi procedimenti in base all’ordine cronologico

di presentazione delle domande.

3. I comuni, entro quindici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge,

adottano le perimetrazioni dei nuclei edilizi abusivi ai sensi della legge regionale 2

maggio 1980, n. 28 (Norme concernenti l’abusivismo edilizio ed il recupero dei

nuclei edilizi sorti spontaneamente), e successive modifiche, tenendo conto delle

costruzioni abusive ultimate entro la data del 31 marzo 2003.

Art. 26

(Modifiche alla legge regionale 2 luglio 1987, n. 36

“Norme in materia di attività urbanistico-edilizia e snellimento delle

procedure” e successive modifiche)

1. L’articolo 1 della l.r. 36/1987 è sostituito dal seguente:

“Art. 1

1. I piani particolareggiati ed i piani di lottizzazione di cui alla legge 17 agosto 1942,

n. 1150 (Legge urbanistica), i piani di cui alla legge 18 aprile 1962, n. 167

(Disposizioni per favorire l’acquisizione di aree fabbricabili per l’edilizia economica

e popolare) e quelli previsti dall’ articolo 27 della legge 22 ottobre 1971, n. 865, in

materia di programmi e coordinamento di edilizia residenziale pubblica, i piani di

recupero del patrimonio edilizio esistente di cui all’articolo 28 della legge 5 agosto

1978, n. 457 (Norme per l’edilizia residenziale), nonché dei nuclei abusivi e i

toponimi, i programmi di intervento di cui all’articolo 11 del decreto-legge 5 ottobre

1993, n. 398 (Disposizioni per l’accelerazione degli investimenti ed il sostegno

dell’occupazione e per la semplificazione dei procedimenti in materia edilizia)

convertito con modificazioni dalla legge 4 dicembre 1993, n. 493, e successive

modifiche, i programmi integrati di intervento di cui alla legge regionale 26 giugno

1997, n. 22 (Norme in materia di programmi integrati di intervento per la

riqualificazione urbanistica, edilizia ed ambientale del territorio della regione)

nonché ogni ulteriore piano attuativo dello strumento urbanistico generale non sono

sottoposti ad approvazione regionale quando comportano le varianti allo strumento

urbanistico generale di seguito elencate:

a) la viabilità primaria per la parte che interessa il comprensorio oggetto dello

strumento attuativo, a condizione che le modifiche alla stessa apportate non

compromettano l’ attuazione delle previsioni dello strumento urbanistico generale

per la parte esterna al comprensorio medesimo e non mutino le caratteristiche della

viabilità’ quali risultano fissate da dette previsioni;

b) l’adeguamento dello strumento urbanistico generale ai limiti e rapporti fissati dal

decreto interministeriale 2 aprile 1968, n. 1444 (Limiti inderogabili di densità

edilizia, di altezza, di distanza fra i fabbricati e rapporti massimi tra spazi destinati

agli insediamenti residenziali e produttivi e spazi pubblici o riservati alle attività

collettive, al verde pubblico o a parcheggi da osservare ai fini della formazione dei

nuovi strumenti urbanistici o della revisione di quelli esistenti, ai sensi dell’articolo

17 della legge 6 agosto 1967, n. 765) e da leggi regionali;

c) il reperimento, all’ esterno dei nuclei edilizi abusivi oggetto della variante

prevista dall’ articolo 1 della legge regionale 2 maggio 1980, n. 28 (Norme

concernenti l’abusivismo edilizio ed il recupero dei nuclei edilizi sorti

spontaneamente) e successive modifiche, delle aree per il verde, i servizi pubblici ed

i parcheggi quando sussista la comprovata impossibilità di soddisfare tali esigenze

nell’ambito dei nuclei medesimi;

d) le modifiche del perimetro di comprensori oggetto di recupero urbanistico ai sensi

della l.r. 28/1980 e della legge 28 febbraio 1985, n. 47 (Norme in materia di

controllo dell’attività urbanistico-edilizia, sanzioni, recupero e sanatoria delle opere

edilizie) e successive modifiche, operate al fine di inserire nel comprensorio edifici

adiacenti;

e) fatto salvo quanto previsto dall’articolo 1 bis, comma 1, lettera d), il mutamento

delle destinazioni d’uso che non comporti diminuzione nella dotazione di aree per

servizi pubblici o di uso pubblico prevista dai piani e sia contenuto, per ogni singola

funzione prevista, entro il limite massimo del 30 per cento e non comporti la

realizzazione di organismi edilizi autonomi;

f) le modifiche planovolumetriche che alterano le caratteristiche tipologiche degli

edifici.

2. La deliberazione comunale con la quale si adottano gli strumenti urbanistici

attuativi di cui al comma 1 è pubblicata nell’albo pretorio del comune e,

successivamente al ricevimento delle eventuali opposizioni, è inviata, con gli atti

che la corredano, alla Regione che, entro trenta giorni dal ricevimento, può far

pervenire al comune osservazioni sulla rispondenza degli stessi alle norme della

presente legge.

3. Gli strumenti urbanistici attuativi di cui al presente articolo sono approvati dal

comune con deliberazione consiliare, che non può essere adottata prima della

scadenza del termine di cui al comma 2. Con la deliberazione di approvazione dello

strumento urbanistico attuativo il comune decide sulle eventuali opposizioni

pervenute, si pronuncia con motivazioni specifiche sulle eventuali osservazioni della

Regione trasmettendo alla stessa il provvedimento di approvazione entro i successivi

quindici giorni.”.

2. Dopo l’articolo 1 della l.r. 36/1987 è inserito il seguente:

“Art. 1 bis

1. I piani attuativi di cui all’ articolo 1 sono approvati dal consiglio comunale senza

l’applicazione delle procedure di cui al medesimo articolo 1, commi 2 e 3, quando

sono conformi allo strumento urbanistico generale. I piani attuativi non comportano

varianti quando riguardano:

a) una diversa utilizzazione, sempre ai fini pubblici, degli spazi destinati a verde

pubblico e servizi;

b) le previsioni di spazi per attrezzature pubbliche di interesse generale, quando

l’esigenza di prevedere le attrezzature stesse nell’ambito del comprensorio oggetto

dello strumento attuativo era stata riconosciuta in sede di strumento urbanistico

generale;

c) la riduzione delle volumetrie edificabili rispetto a quelle previste dallo stesso

strumento urbanistico generale, purché contenute entro il 20 per cento;

d) il mutamento delle destinazioni d’uso che non comporti diminuzione nella

dotazione di aree per servizi pubblici o di uso pubblico prevista dai piani attuativi e

sia contenuto, per ogni singola funzione prevista dal programma, entro il limite

massimo del 10 per cento e non comporti la realizzazione di organismi edilizi

autonomi;

e) le modifiche all’altezza degli edifici in misura non superiore a metri 1,00 purché

senza variazione del numero dei piani e nel rispetto delle norme relative alle

distanze degli edifici dalle altre costruzioni e dai confini di proprietà;

f) modificazioni planovolumetriche che non alterino le caratteristiche tipologiche e

le volumetrie complessive degli edifici, anche se comportanti modifiche delle

altezze oltre i limiti previsti dalla lettera e);

g) le modifiche che incidono sull’entità delle cubature dei locali tecnici ed impianti

tecnologici e sulla distribuzione interna delle singole unità immobiliari, nonché le

modifiche che variano il numero delle unità stesse;

h) la verifica di perimetrazioni conseguenti alla diversa scala di rappresentazione

grafica del piano;

i) le modificazioni dei perimetri motivate da esigenze sopravvenute, quali

ritrovamenti archeologici, limitazioni connesse all’imposizione di nuovi vincoli,

problemi geologici;

l) la diversa dislocazione, entro i limiti del 20 per cento, degli insediamenti, dei

servizi, delle infrastrutture o del verde pubblico senza aumento delle quantità e dei

pesi insediativi e senza la riduzione degli standard urbanistici;

m) l’individuazione delle zone di recupero di cui all’articolo 27 della l. 457/1978;

n) le modifiche alle modalità di intervento sul patrimonio edilizio esistente di cui

all’articolo 3, comma 1, lettere a), b), c) e d) del decreto del Presidente della

Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 (Testo unico delle disposizioni legislative e

regolamentari in materia edilizia) e successive modifiche;

o) l’adeguamento e/o la rettifica di limitata entità che comportino modifiche al

perimetro del piano o del programma;

p) le modifiche alla viabilità secondaria e la precisazione dei tracciati della viabilità

primaria;

q) la suddivisione dei comparti edificatori in sub-comparti, ivi inclusi quelli

ricadenti nelle zone di recupero dei nuclei edilizi abusivi, fermo restando il rispetto

degli standard urbanistici.

2. Sono fatte salve le procedure dell’articolo 6 della l.r. 22/1997 per le lettere d), e),

f), g), h) e l) di cui al presente articolo. Sono fatte salve, altresì, le procedure di

approvazione delle modifiche dei programmi di recupero urbano stabilite nei

rispettivi accordi di programma.”.

3. All’articolo 2 della l.r. 36/1987:

a) al secondo comma le parole da: “dal primo comma del precedente articolo” sono

sostituite dalle seguenti: “dall’articolo 1”;

b) al terzo comma dopo le parole: “schema di convenzione” sono inserite le

seguenti: “autorizzano il sindaco alla stipula della convenzione con il proprietario o i

proprietari lottizzanti e”;

c) il quinto comma dell’articolo 2 della l.r. 36/1987 è sostituito dal seguente:

“Con deliberazione da adottare entro quindici giorni dalla scadenza del termine di

cui al quarto comma, il consiglio comunale si pronuncia con motivazioni specifiche

sulle eventuali osservazioni della Regione e in caso di assenza delle suddette

osservazioni la deliberazione non è dovuta.”.

4. Al terzo comma dell’articolo 4 della l.r. 36/1987 le parole: “il termine di

centoventi giorni” sono sostituite dal seguente: “il termine di novanta giorni”.

Art. 27

(Prevenzione del rischio sismico. Adeguamento della legge

regionale 5 gennaio 1985, n. 4 “Prime norme per l’esercizio delle funzioni

regionali in materia

di prevenzione del rischio sismico. Snellimento delle procedure”)

1. Con regolamento autorizzato adottato ai sensi dell’articolo 47, comma 2, lettera

c), dello Statuto, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente

legge, la Giunta regionale disciplina, in conformità alla normativa statale vigente in

materia di prevenzione del rischio sismico e, in particolare, alle disposizioni di cui al

capo IV, sezione II, del d.p.r. 380/2001 e dell’articolo 20 della legge 10 dicembre

1981, n. 741 (Ulteriori norme per l’accelerazione delle procedure per l’esecuzione di

opere pubbliche), i criteri e le modalità per la presentazione dei progetti di

costruzioni in zone sismiche, per la denuncia dell’inizio dei lavori, per

l’autorizzazione da parte della competente struttura tecnica regionale, nonché per

l’adeguamento delle costruzioni esistenti alle nuove classificazioni sismiche e per

l’espletamento dei controlli.

2. Fatto salvo quanto previsto dalla suddetta normativa statale, il regolamento di cui

al comma 1 è adottato nel rispetto dei seguenti principi:

a) snellimento delle procedure, nel rispetto di quanto previsto dall’articolo 20 della l.

741/1981 ed adeguamento delle stesse alla vigente normativa statale;

b) controllo di tutte le costruzioni con funzioni pubbliche o strategiche di particolare

rilevanza, quali strutture ospedaliere, strutture civili, strutture militari, strutture

industriali, infrastrutture, nonché di tutte le costruzioni il cui uso preveda

affollamenti significativi quali strutture per l’istruzione, strutture destinate a

manifestazioni culturali, sportive e spettacoli, mercati, strutture civili e industriali;

c) controllo a campione sorteggiato per le restanti costruzioni con valore del

campione crescente in funzione della pericolosità sismica del territorio.

3. A decorrere dalla data di entrata in vigore del regolamento di cui al comma 1,

sono abrogati gli articoli 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13 e 14 della l.r. 4/1985.

Art. 28

(Modifiche alla legge regionale 12 settembre 2002, n. 31

“Istituzione del fascicolo del fabbricato” e successive modifiche)

1. Alla lettera e) del comma 1 dell'articolo 3 della l.r. 31/2002 e successive

modifiche sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: “finalizzate, tra 1'altro, a

concordare agevolazioni economiche a favore dei proprietari degli edifici;”.

2. Al comma 1 dell'articolo 4 della l.r. 31/2002 le parole da: “, con le modificazioni”

a:”nel tempo” sono sostituite dalle seguenti: “. La valutazione delle condizioni di

sicurezza e staticità dell'edificio è effettuata, altresi, tenendo conto delle

modificazioni e adeguamenti dell'edificio, conosciuti o conoscibili con 1'ordinaria

diligenza da parte del proprietario.”.

3. Al comma 2 dell'articolo 4 della l.r. 31/2002 sono aggiunte, in fine, le seguenti

parole: “Qualora il proprietario non dia seguito all'ulteriore fase di approfondimento

conoscitivo, il professionista incaricato ne dà immediata comunicazione ai

competenti uffici comunali, specificando il grado di rischio per la sicurezza

dell'edificio.”.

4. Dopo il comma 1 dell'articolo 7 della l.r. 31/2002 è inserito il seguente:

“1 bis. L'acquisizione presso gli uffici regionali della documentazione tecnicoamministrativa

necessaria alla predisposizione del fascicolo avviene senza oneri per

il richiedente. Gli enti locali possono prevedere analoghe forme di agevolazione.”.

5. Il comma 4 dell'articolo 7 della l.r. 31/2002 è sostituito dal seguente:

“4. Al fine di consentire la redazione del fascicolo del fabbricato, la Regione e i

comuni prevedono forme di incentivo o di agevolazione per i proprietari in

condizioni economiche o sociali disagiate. Con deliberazione della Giunta regionale

sono definiti i requisiti per 1'accesso alle forme di incentivo o agevolazione nonchè

le modalità di concessione.”.

6. Dopo 1'articolo 7 della l.r. 31/2002 e inserito il seguente:

“Art. 7 bis

(Sanzioni)

1. La violazione dell'obbligo di redazione del fascicolo del fabbricato comporta

1'applicazione a carico degli obbligati di una sanzione amministrativa pecuniaria da

2.500 euro a 5.000 euro.”.

Art. 29

(Modifiche alla legge regionale 3 agosto 2004, n. 10 “Interventi straordinari

in favore di soci di cooperative edilizie in difficoltà economiche” e successive

modifiche)

1. Dopo il comma 2 dell'articolo 1 della l.r. 10/2004 e successive modifiche sono

aggiunti, in fine, i seguenti:

“2 bis. I soci delle cooperative edilizie di cui al comma 1, destinatari della

sovvenzione regionale finanziata in base alla legge 17 febbraio 1992, n. 179 (Norme

per 1'edilizia residenziale pubblica) e successive modifiche, che non abbiano

ottenuto la liquidazione dell'intero importo dovuto, mantengono l’inserimento nella

prima fascia di reddito considerato alla data di assegnazione della sovvenzione alla

cooperativa, senza obbligo di restituzione dell'importo già liquidato.

2 ter. Ai soci delle cooperative edilizie di cui al comma l che, alla data di entrata in

vigore della presente legge, non abbiano ottenuto la liquidazione della sovvenzione

regionale finanziata in base al decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 398 (Disposizioni per

1'accelerazione degli investimenti a sostegno dell'occupazione e per la

semplificazione dei procedimenti in materia edilizia.) convertito, con modificazioni,

dalla legge 4 dicembre 1993, n. 493, ancorchè erogata nella misura del 30 per cento,

si applicano le disposizioni di cui alla 1. 179/1992 per consentire la trasformazione

della locazione a termine in proprietà degli alloggi. A tal fine le cooperative

interessate richiedono alla Regione l’autorizzazione alla trasformazione e

provvedono al conseguente adeguamento della convenzione stipulata con i

comuni.”.


data pubblicazione: martedì 27 ottobre 2009
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