La rosa

Gruppo dei Volontari della Protezione Civile dell'Ordine degli Architetti di Roma
racconto “La Rosa” di Clara Bonavenia
“Parole in corsa VII edizione 170 autori” Miligraf edizioni 2009

Il racconto è stato selezionato per la pubblicazione tra 1500 giunti tra il 1 giugno e il 31 luglio 2009 in risposta al bando ideato ed organizzato per la settima edizione del concorso letterario “Parole in corsa” indetto da Trambus S.p.A., ATAC S.p.A., Metropolitana di Roma S.p.A. e Tevere TPL S.c.a.r.l. che si riservano i diritti di sfruttamento dell'opera.

 

Sono le sei del mattino a Roma e la sveglia suona, mi tiro su pigramente, scendo dal letto, è strano sembra un giorno come gli altri anche se so che non lo sarà. Alzo la serranda del soggiorno tirando la cinghia lentamente, senza fare rumore per non svegliare Marco e i bambini che ancora dormono. Il sole è appena sorto, poche macchine frettolose attraversano l'incrocio sotto casa, nella strada deserta.

Rifletto sul fatto che sono solo tre giorni che faccio questa vita e mi sembra sia passato molto più tempo, mi lavo meccanicamente, mi infilo la tuta da lavoro con quel colore arancione così insolito per me che vesto sempre di scuro, prendo il casco antinfortunistico, ora sono pronta.

Non sono ancora le 7, alla fermata dell'autobus c'è già qualcuno, pochi minuti di attesa e dopo un breve tragitto con l'85 mi ritrovo al luogo dell'appuntamento con Indira e sono in anticipo, come sempre.

Al suo arrivo ci guardiamo, ci salutiamo con un bacio, con un sorriso, anche lei sta pensando come me alla giornata che ci aspetta. I cento chilometri che ci dividono dall'Aquila passano veloci, con la musica di sottofondo, scambiandoci qualche parola.

Ci aspettano tutti i nostri colleghi e tanta altra gente li nella piazza, la mia squadra è al completo con Michaela e con i vigili del fuoco Francesco ed Emanuele. C'è silenzio nella piazza nonostante sia gremita di persone, qualcuno si rincontra dopo tanto tempo, sono passati due mesi da quella notte quando la terra si è mossa ed in pochi minuti ha spazzato via tutto. Un megafono ci avvisa “squadra 2468, lotto 10”, siamo noi, è il nostro turno, appuntamento sotto uno dei grandi alberi della piazza, con i residenti che accompagniamo per la prima volta da quella notte nella loro casa. La famiglia che ci aspetta è composta da tre uomini un anziano e due ragazzi giovani, dopo una breve presentazione ci avviamo tutti insieme silenziosamente verso la meta.

Ci inerpichiamo per gli stretti vicoli in mezzo ai detriti, Emanuele fa da battistrada, si guarda intorno velocemente con sguardo esperto, cerca di individuare i pericoli prima del nostro passaggio. Dopo un breve tragitto arriviamo a destinazione, i vigili aprono il portone chiuso, una breve ispezione e danno il via per entrare, lo spettacolo è desolante: l'ingresso appare completamente sventrato come da una bomba, oggetti scagliati in terra rotti, distrutti dalla furia della scossa e infine calpestati dalla fuga. Un breve sguardo tra noi, cerchiamo di scrollarci di dosso l'angoscia che ci attanaglia e ci mettiamo al lavoro, analizziamo la struttura come fa un medico con l'ammalato, lo stato delle travi, dei pilastri, le pareti perimetrali, lo sguardo è indagatore, comincio a compilare la scheda di esame, interroghiamo i proprietari e il racconto di quella notte ora in quei luoghi lo rende più vivo che mai.

Usciamo in giardino ed uno strano spettacolo ci si pone innanzi, tante rose in fiore dai molteplici colori, tutte le varietà del rosa ed il rosso, petali vellutati, ordinate nelle loro aiuole, un profumo inebriante si diffonde nell'aria.

L'uomo anziano osserva il giardino, lo sguardo intenerito, ha gli occhi bagnati, si lascia sfuggire un sospiro ci racconta che pensa a sua moglie che è in un hotel sulla costa, lei ha curato con tanto amore quel piccolo spazio verde, lo ha protetto per tutto l'inverno dalle intemperie per poterlo vedere fiorire a primavera. Oggi lei non c'è, non può godersi lo spettacolo della natura, non è più tornata in casa da quella notte. Francesco ed Emanuele si guardano non hanno un attimo di esitazione, li vedo parlottare, cercare intorno, trovano una tronchesi da giardinaggio. Francesco è già al lavoro alacremente con mano sicura taglia le rose, i boccioli più belli e profumati.

Siamo tutti in silenzio adesso, mi giro verso Michaela e la vedo asciugare velocemente con il dorso della mano una lacrima sfuggita da sotto gli occhiali a quel suo sguardo così severo, così professionale. Mi ostino a restare concentrata sulla mia scheda anche se sento gli occhi bruciare, Indira scatta qualche foto anche lei nasconde lo sguardo dietro il mirino della macchina fotografica, poi Francesco ride, ha le braccia piene di rose, raccolte con il gambo ancora lungo. La sua bocca ride i suoi occhi ridono con quell'azzurro così intenso, le piccole rughe agli angoli che rivelano le tante ore passate all'aria aperta, sotto il sole. Le offre all'uomo anziano, che ora, con le braccia piene di decine di rose finalmente sorride, pensa forse alla meraviglia della sua sposa al suo ritorno. E' l'ora del responso del sopralluogo, i danni sono troppi, la struttura è compromessa la casa è inagibile.

Oggi sono tornata alla mia vita di sempre, i bambini, Marco, il mio lavoro di architetto e i miei giorni da volontaria sono terminati. Con la squadra 2468 ci si sente spesso, anche i nostri vigili sono tornati al lavoro a Bologna la loro città. Ogni tanto apro il taccuino, quello che portavo quel giorno all'Aquila e guardo il piccolo bocciolo di rosa che ho conservato schiacciato tra le pagine bianche. E' secco oramai, scolorito, ma conserva ancora il suo profumo, intenso come i miei ricordi.

 

L'Aquila 20 Giugno 2009
Clara Bonavenia
volontaria CNAPPC

 


data pubblicazione: sabato 19 dicembre 2009
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