Appello per la salvaguardia delle Cartiere Burgo

DOCOMOMO Italia esprime viva preoccupazione per la decisione, presa dalla direzione centrale di Burgo Group, circa la cessazione dell'attività produttiva nello stabilimento di Mantova a partire dal 9 febbraio.

Opera matura di Pier Luigi Nervi, la cartiera, la cui elegante sagoma a ponte si staglia sul panorama del lago mantovano, è uno degli edifici industriali più importanti del Novecento. Unicum nella carriera progettuale del grande architetto e ingegnere italiano, la Cartiera Burgo di Mantova è una icona dell'architettura industriale moderna, un modello per via della sua unicità funzionale, chiarezza statica e intraprendenza compositiva: una struttura singolare in grado di risolvere pienamente le esigenze di funzionalità della committenza con un esito di grande forza espressiva.

Sottoscrivono l'appello:
- AAA-Italia. Associazione nazionale Archivi Architettura contemporanea
- Associazione Pier Luigi Nervi Project
- Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori
- Consiglio Nazionale degli Ingegneri
- Italia Nostra, Mantova. Associazione nazionale per la tutela del patrimonio storico artistico e naturale della Nazione

L'edificio progettato da Pier Luigi Nervi con Gino Covre per il produttore piemontese di carta Burgo tra il 1961 e il 1964 rappresenta un'icona nella risoluzione di un problema funzionale complesso, ovvero quello di avere un unico ambiente lungo 250 metri, caratterizzato da una facciata libera di 160 metri, in cui collocare la macchina per la produzione della carta della Beloit Italia, per molti anni tra le più grandi al mondo. L'edificio si presenta, nella sua conformazione definitiva, con una struttura principale di sostegno della copertura metallica (progettata da Gino Covre con l'impresa Badoni di Lecco) data da due monumentali telai alti 50 metri in cemento armato, realizzati dalla Nervi e Bartoli con il consueto sistema dei casseri a perdere prefabbricati a terra. Ogni telaio è caratterizzato da un elemento trasversale superiore della lunghezza di 35,6 metri che contiene gli ancoraggi delle catene di sospensione della copertura, realizzate tramite ferri piatti assemblati e snodati, e che riporta le azioni sui cavalletti perimetrali dalla caratteristica forma «a Y». Il progetto comprendeva, oltre il fabbricato per la macchina continua, anche un magazzino costruito con il caratteristico sistema a nervature ortogonali ottenute con casseforme in ferrocemento e ponteggio mobile, brevettato da Nervi nel 1949 («Perfezionamento nella costruzione di solette, lastre ed altre strutture cementizie armate», Brevetto 455750 del 23/7/1949 3° completivo al 406296 del 15/4/1943), alcuni esemplari unici al mondo di questo sistema sono stati recentemente ritrovati sul sito della Burgo, restaurati ed esposti in occasione della mostra «Pier Luigi Nervi. Architettura come sfida». La megastruttura della Burgo resterà un unicum nei progetti di Nervi. Se l'immagine finale è il frutto di una sperimentazione formale rimasta un caso isolato nella produzione architettonica dell'ingegnere, il procedimento per la sua realizzazione invece ne riassume il suo percorso di costruttore: le forme a terra degli elementi prefabbricati, i casseri a perdere e i solai a nervature a ponteggio mobile sono la sintesi di un pensiero costruttivo caratterizzato da razionalità, praticità e intelligenza organizzativa. La volontà di Nervi di disegnare ogni elemento del processo produttivo si riscontra anche nelle monumentali vasche di decantazione collocate in posizione simbolica all'ingresso della fabbrica e che, oltre a essere realizzate con un sistema prefabbricato tipico di Nervi, mettono in scena in maniera esemplare il sistema produttivo della carta attraverso l'uso dell'acqua, con una vera e propria monumentalizzazione del processo industriale. Un incendio avvenuto nell'aprile del 1974 danneggio' in maniera irreparabile l'involucro esterno della fabbrica e i vetri, frantumatisi per via del calore sviluppatosi all'interno, vennero sostituiti con una più economica lamiera che oggi ancora resiste nonostante abbia tolto all'edificio le caratteristiche formali pensate da Pier Luigi Nervi e Gino Covre. Lo stato di conservazione attuale è abbastanza buono soprattutto grazie alla continua manutenzione messa in atto dall'Ufficio tecnico interno. Venendo a mancare questo monitoraggio continuo il degrado rischia di manifestarsi rapidamente. Si riscontra qualche distacco di calcestruzzo dalla struttura dei cavalletti e una ossidazione della superficie in calcestruzzo degli stessi sottoposti ai fumi acidi. All'interno i pannelli di copertura in lamiera sono fortemente deteriorati a causa dell'acidità dei fumi della lavorazione della cellulosa. Caso forse unico al mondo, in questo progetto edificio e processo produttivo sono indissolubilmente legati da un punto di vista funzionale ma anche soprattutto estetico. Auspichiamo quindi nel migliore dei casi una veloce riattivazione oppure una necessaria riconversione, da attuare con tempi che non permettano il degrado della struttura, ma anzi siano addirittura portatori di un accurato restauro e valorizzazione.


data pubblicazione: martedì 26 febbraio 2013
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