Nota del Consiglio dell'Ordine di Roma

DL Bersani

Stanno pervenendo in questi giorni, da parte di molti dei nostri iscritti, riflessioni e sollecitazioni (spesso contrastanti) sul cosiddetto "Decreto Bersani" e sulla soppressione dei minimi tariffari. E' una reazione comprensibile e per molti versi anche positiva ma che richiede alcuni chiarimenti di fondo e pone alcune questioni su cui è bene interrogarsi.

  1. L'Ordine degli Architetti di Roma ha detto chiaramente e senza tentennamenti di non condividere il merito ed il metodo adottato dal Governo con il Decreto sulle liberalizzazioni; un provvedimento che è nato senza aver cercato alcuna forma di dialogo e di concertazione con le parti interessate  e che affronta il problema delle professioni, della competitività e della tutela degli interessi dei consumatori in modo parziale, omologante e, a nostro parere, poco efficace;
  2. Ciò detto è necessario porsi una domanda: la nostra contrarietà all’eliminazione di minimi tariffari nasce da rivendicazioni di tipo corporativo, dalla volontà di tutelare gli interessi di una categoria o dalla consapevolezza che tale scelta rappresenta un nuovo duro colpo alla possibilità di produrre nel nostro paese progetti e, quindi, opere di qualità?
    Se è la qualità delle trasformazioni del territorio che ci sta a cuore siamo sicuri che il problema sia tutto nelle tariffe professionali? Vogliamo impiegare le nostre energie e le nostre capacità di mobilitazione (certamente sino ad oggi molto limitate) per ottenere nuovamente i minimi tariffari perché, in fondo, vinta questa battaglia, tutto l’apparato normativo che regola la produzione di Architettura nel nostro Paese è tollerabile? 
    Crediamo sia giusto far sentire pesantemente la nostra voce nei confronti del mondo politico e, più in generale, della pubblica opinione per difendere “le parcelle” mentre continuiamo a tacere su tutto il resto: sul nuovo codice degli appalti (in parte bloccato dal governo Prodi) che prevedeva la possibilità di affidare all’impresa la progettazione definitiva ed esecutiva; sul persistente tentativo di “unificare”, anche sul piano normativo, il momento della progettazione con quello dell’esecuzione delle opere; sulle competenze professionali di geometri e periti; sulla inesistenza di una vera tutela del diritto d’autore; sul sistema dei concorsi e delle gare di progettazione e più in generale sui meccanismi di assegnazione degli incarichi da parte delle amministrazioni pubbliche; sulla mancanza in Italia di una vera legge per l’Architettura etc.etc.etc.?
    Siamo convinti che sia necessario parlare con il Governo di tutto questo e non della sola questione tariffe; per tutto questo crediamo sia giusto mobilitarsi e individuare strumenti efficaci di intervento sull’apparato normativo, per chiedere una riforma in cui può anche avere un senso rivedere il meccanismo delle tariffe recependo in modo intelligente le richieste che provengono dall’Unione Europea.
  3. In questi giorni abbiamo assistito a molte prese di posizione “unitarie” del mondo delle professioni  sul Decreto Bersani e da parte di molti architetti si è chiesto di associarsi alla mobilitazione ed  alla protesta  di altre categorie professionali. Ma siamo sicuri che sia questa la strada giusta per far valere le nostre ragioni? Anche in tema di tariffe o di pubblicità, i nostri interessi sono gli stessi dei geometri o dei periti o degli avvocati o dei farmacisti? Vogliamo sederci al tavolo delle trattative chiedendo tutti le stesse cose? O forse il mondo dell’architettura ha rivendicazioni, proposte, soluzioni specifiche da presentare che nulla hanno a che fare con quelle di altre categorie?
    In tal senso il ruolo del Consiglio Nazionale degli Architetti, il soggetto che più di ogni altro dovrebbe rappresentare i nostri interessi in riferimento a questioni di carattere nazionale, è solo quello di “mediare” con gli altri professionisti per giungere sempre ad una posizione unitaria da presentare all’interlocutore istituzionale?

La strategia che l’Ordine degli Architetti di Roma sta perseguendo in questi mesi nasce anche da queste domande. Abbiamo voluto tutelare gli interessi dei nostri iscritti, ad esempio, opponendoci in modo fermo a molte storture del nuovo codice degli appalti approvato nella scorsa legislatura, molto più dannose per il nostro lavoro della stessa abolizione dei minimi tariffari e abbiamo quantomeno contribuito a bloccarne l’entrata in vigore.

Vogliamo aprire con le  forze politiche un tavolo specifico di confronto con il mondo della progettazione per  discutere dei temi sinteticamente elencati e di molto altro.

Non ci basta partecipare a consultazioni che hanno come unico punto all’ordine del giorno il mantenimento dei minimi tariffari.

Su questi temi chiediamo la mobilitazione di tutti gli architetti perché è su questi temi che si basa realmente la tutela della dignità del nostro lavoro.

 

Il Consiglio dell’Ordine degli Architetti PPC di Roma e Provincia
del 11.07.06

 

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Commenti

12/07/2006 08.46: Approvazione
Concordo pienamente con tutto il contenuto della nota : battiamoci per una legge per l'architettura che sia degna del livello culturale del nostro paese e lasciamo stare i falsi problemi.
Arch. Marcello Procaccini

12/07/2006 09.36: Giusto, ma....
Tutto sembra molto giusto e "politically correct". Però alle decine di punti di domanda di questa lettera "aperta" aggiungerei anche questo : come è possibile che negli ultimi decenni si sia giunti a questa situazione disastrosa per l'architettura italiana???? Allora, se fino ad oggi non si è riusciti a migliorare la situazione, come possiamo poprio ora avere la forza di invertire la rotta ??? Io sono molto scettico a riguardo e penso che invece bisogna proprio cominciare SUBITO ad opporsi al decreto per realizzare finalmente un primo passo ed acquistare quindi forza verso la "riforma - globale" dell'Architettura. Concludo quindi esortando l'Ordine ma ancor più il CNA ad opporsi duramente al decreto: se non saremo capaci di far valere le nostre ragioni per una briciola del genere come faremo per la montagna che opprime la professione ??? Alcuni dubitano inoltre che gli iscritti siano tutti contrari al decreto : allora forse bisognerà cominciare a studiare un forma di comunicazione bidirezionale tra gli iscritti ed il consiglio affinchè le azioni dell'ordine abbiano ancor più forza, sostegno, ed autorevolezza.
arch. Claudio Flabiano

12/07/2006 10.10: Distruggiamo gli architetti
Distruggiamo gli architetti...questo sembra essere il pensiero principale di questo o quel Ministro di turno. Sono convinto anch'io che il problema delle tariffe minime sia solo uno dei tanti ostacoli al giusto svolgimento della nostra professione, è ora di far sentire la nostra voce su aspetti che conosciamo bene e che ci riguardano da vicino, e non subire tutte le disposizioni e le Leggi che il primo Ministro che viene, senza neanche conoscere le giuste problematiche, si sente di varare. Cogliamo l'occasione e cerchiamo di intervenire non solo sul Decreto Bersani, ma anche sul nuovo Codice Appalti, ridicolo più del Decreto stesso. Condivido pienamente la strategia dell'Ordine degli Architetti e sono a disposizione per qualsiasi cosa possa rendere alla causa.
Gianluca Lella

12/07/2006 13.16: scioperiamo anche noi
sarà dura unirsi come mai è avvenuto ma dobbiamo compattarci per dire no a queste false liberalizzazioni che sono altro che sminuire e svilire il nostro lavoro quotidiano di noi piccoli professionisti che cercano con tantissime difficoltà di andare avanti con tutte le problematiche a noi tutte note anche economiche che ad oggi non vengono riconosciute ancora di più da nessuno. Svegliamoci e alziamo la voce una volta tanto.
architetto gustavo grassi

12/07/2006 17.24: nota del Consiglio dell'Ordine
D'accordo con quanto nel comunicato del Consiglio dell'ordine dell'11 luglio, fermo restando quanto espresso precedentemente in merito a pubblicità e minimi tariffari, non per mera rivendicazione corporativa, ma per tutelare qualità del progetto e del rapporto professionale! Occorre una mobilitazione di tutti gli iscritti poichè purtroppo soltanto facendo la voce grossa si possono ottenere risultati concreti. La controparte ha evidentemente la convinzione che i professionisti, a differenza ad es. dei tassisti, siano soltanto categorie superflue ed ininfluenti sul piano politico sui quali si possa spadroneggiare a piacimento !
arch. Fabrizio Cascone

13/07/2006 10.46: quale futuro per i giovani? E per gli urbanisti?
Invito tutti a riflettere sul futuro dei liberi professionisti, giovani e non,che operano nel campo dell'urbanistica.L'interlocutore obbligatorio per questa categoria è necessariamente la PA.Le numerose “barriere” contro l’affidamento di incarichi nella PA ribadite nel d.l. sembrano precludere, progressivamente, ogni possibilità di interlocuzione con la PA per il lib. professionista. Occorre stimolare un dibattito per capire, assieme, quale sarà il futuro della nostra professione, che è anche ricerca, produzione scientifica, ma soprattutto costituisce un valore aggiunto per la PA. La progressiva riduzione della possibilità da parte della PA di avvalersi di consulenze esterne, di fatto sta producendo, e produrrà con maggiore enfasi nell'immediato futuro, un'espulsione dei singoli professionisti dal mercato del lavoro. In che modo potrà sopravvivere questa categoria se, usciti dall'Università, non ci sarà possibilità di collocazione nel mondo del lavoro, al di là dei posti (pochi) da dipendenti nelle varie amministrazioni o nel campo della ricerca? Gradirei che, invece di un mero discorso sulla "quantità", pur necessario per un controllo della spesa pubblica, si sposti l'attenzione verso la "qualità" delle prestazioni fornite. E che gli "sprechi" vengano combattutti con forza ma in maniera selettiva, non azzerando tutto, anche ciò che di buono è stato fatto sino ad ora. Ritengo che il decreto, pur meritorio negli intenti, vada ritarato avendo a cuore anche le peculiarità delle singole professioni, mentre mi sembra che sia stato fatto un discorso troppo generalizzato che rischia, come già ricordato dall'Ordine, di colpire soprattutto i più deboli. Perché se i "deboli" che il Governo intende, giustamente, tutelare, sono i lavoratori dipendenti, che quantomeno hanno una serie di garanzie dovute all'essenza stessa del proprio contratto di lavoro, allora come possiamo definire la categoria dei singoli “piccoli”liberi professionisti?Debolissimi?Precari?Esistiamo anche noi!
Arch. Alessandra Fidanza

21/07/2006 11.59: minimi tariffari e responsabilità penale
Le motivazioni sin qui adotte da parti varie non mi sembrano che arrivini al cuore del problema. in quanto non ho sentito sostenere a nessun architetto o ingegnere che molte prestazioni sono oggetto di responsabilità penali! punibili con l'interdizione degli incarichi o l'arresto, ( senza considerare le spese legali!) e questo francamente mi parrebbe un argomento da sostenere come lo hanno sostenuto i medicio lo si è sostenuto per la sicurezza. inoltre, va da se che normalmente per incarichi pubblici si adotta un ribasso del 20%, al quale nessuno si lamenta, allora perchè non fissare il ribasso massimo del 20% anche per i privati?
arch. Gianluca Andreoletti

06/08/2006 13.56: Considerazioni su Arch. e Ing. in Italia
Certamente non è noto che prima di definire un compenso, (siamo fortunati quando si parla di 1/5 della tariffa), spesso si lavora per mesi e magari dopo tale lasso di tempo ci si sente dire dal committente che ha cambiato idea o che forse... chissà… fra qualche anno… che è sfumato l’incarico e con esso mesi di lavoro senza alcuna retribuzione; o accade soventemente che il committente voglia conoscere il costo preciso di una eventuale immobile da costruire, così come quando vai dal salumiere e ti informi sul costo di un salame o di un prosciutto… con la piccola differenza che per fare una stima esatta, praticamente devi prima redigere un progetto architettonico, poi, per conoscere la quantità di ferro, cls, ecc, devi realizzare i calcoli strutturali ed infine qualche oretta ancora di sacrificio per comporre il computo metrico estimativo...morale della favola ci vogliono lavorando giorno e notte almeno 15 giorni, poi il gentile cliente ti dice che ci penserà. Qualunque “vu cumprà” per 15 giorni di lavoro percepisce un compenso…ma noi non siamo nemmeno a Loro equiparati, le leggi non lo consentono, o meglio la concorrenza non lo permette, perché siamo fortunati se becchiamo una affettuosa stretta di mano! Quando si va dal medico dopo la visita o addirittura prima, per i famosi 5 minuti si paga e profumatamente; lo stesso dicasi per l’avvocato…quando invece si va dall’Architetto o Ingegnere si va a chiacchierare ad apprendere consigli, informazioni per il da farsi e poi una bella stretta di mano e via, come se fossimo missionari, tutti piccoli Madre Teresa o dipendenti statali. D’altronde esiste un vero e proprio mare di pseudo-professionisti pronti a sostituirti sfruttando le varie imprecisioni e derogabilità legislative che o stai al gioco o chiudi il giorno dopo! L’unico modo per poter sopravvivere nel nostro campo è con le amicizie politiche, amministrazioni comunali o provinciali, allora il gioco è fatto! Ma quanti bramano o possono bramare tali nefandezze?
Arch.Pasquale Giugliano

31/08/2006 20.36: l'architettura non era un'arte liberale?
La riflessione contenuta nella nota fatta dal Consiglio dell'Ordine degli architetti di Roma è assolutamente giusta: il problema non sono solo i minimi tariffari, ma l'intera politica riguardante la professione dell'architetto, che si vorrebbe ridotta ad una semplice fornitura di servizi. L'indipendenza del professionista dalla logica imprenditoriale del solo profitto è una garanzia per il committente, specie pubblico, e non può essere liquidata attraverso il matrimonio progettista - esecutore, che porterebbe a gravi disorsioni nell'esecuzione delle opere, ben immaginabili in un paese come il nostro. Inoltre questa legge è a misura delle grandi società di ingegneria, specie del nord, che hanno maggiori possibilità competitive, grazie ad una standardizzazione dei processi "creativi".. Ma l'architettura non era un'arte liberale? Siamo sicuri che mortificare l'individualismo e la creatività soggettiva a favore di un presunto efficientismo (a prezzo conveniente) sia un arricchimento della nostra cultura ed un progresso della nostra civiltà?? Si impiegano i migliori anni della propria vita ad inseguire il sogno di una libera professione, nonché risorse economiche, possiamo mai essere fagocitati dalla grande impresa in una logica da supermercato? Si dovrebbe, invece, favorire la libera iniziativa, il libero pensiero, lo spirito creativo con regole certe per non sprecare talenti, energie e soprattutto diversità. Credo sia opportuno, per elaborare una proposta concreta, verificare qual i siano le regole nei paesi europei più vicini al nostro, come francia, spagna e portogallo, che smonti, inoltre, l'alibi di una riforma voluta dall'europa.. Bisogna fare presto, noi non siamo una corporazione garantita come i notai o i farmacisti, una riforma sbagliata può costare il futuro di chi ha già faticosamente fatto un percorso di vita e le speranze di chi si accinge a farlo..
arch. anna fresa pres.ass.donne architetto napoli

05/11/2006 18.55: il futuro: una seria riforma delle professioni ...
Credo sia inaccettabile, sia proceduralmente che in termini di partecipazione democratica, il modo in cui il nostro governo ha affrontato tematiche profondamente incidenti sulla nostra professione, senza dialogo e concertazione tra le parti interessate. Certo è che se, con l’abrogare le tariffe minime professionali, l’obiettivo era quello di contenere i costi della progettazione nei settori dell’architettura e dell’edilizia, personalmente non credo che sarà così raggiunto. Credo che, piuttosto che prendersela con le tariffe, sia molto più intelligente pensare ad una legge Riforma dell’Architettura, magari partendo dalle università, rivalutando seriamente i tirocini e principalmente guardando alle reali esigenze del mercato. Agli occhi di un estraneo ai fatti, la nostra categoria sembra quella che si vuole sottrarre alle regole organizzative ed economiche del mercato; a costoro voglio dire che, per quanto ci sarà possibile, ci batteremo per una seria Riforma della Professione dell’Architetto, che crediamo debba dare strumenti ed opportunità soprattutto ai giovani architetti, il cui fine ultimo non è certamente quello di mercanteggiare il minor costo ma quello di rendersi utili a questa società. Roma, 5 novembre 2006
domenico mendicino

17/03/2007 08.02: titolo
di gran lunga la maggior parte delle prestazioni professionali degli architetti vengono da anni pagate in nero e nella più completa inosservanza della tariffa. le prestazioni professionali regolate dalla tariffa costituiscono circa il 10% del totale del fatturato. Prego smentire
Maurizio Cagnoni

vedi anche:

Il falò delle ipocrisie

lettera aperta tariffe minime

Parola d'ordine, concertiamoci

Rassegna stampa - pubblicazione GU

Cosa dice il Decreto Bersani?

su minimi di tariffa e pubblicità

In merito a "Il Paese fondato sulle corporazioni"

rettifiche ufficiali all'articolo


data pubblicazione: martedì 11 luglio 2006
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