Emendamenti Ordini-Associazioni-Sindacati

Ddl Mastella - Riforma delle professioni

Si pubblica integralmente il testo con proposte di modifica degli Ordini degli Architetti P.P.C. di Ascoli Piceno, Biella, Cuneo, Latina, Monza, Oristano, Pisa, Roma, Savona, Torino, ALA Assoarchitetti (sezione Romana), Inarsind (sezione romana), Federarchitetti

[ndr in corsivo-grassetto le modifiche]


 

Art. 1 - Delega al Governo in materia di professioni intellettuali

1. Ai fini della presente legge si definisce:

  • professione intellettuale: la prestazione di attività, di opere e di servizi a favore di terzi in cui è parte preponderante, abitualmente ed in modo prevalente, il lavoro intellettuale;·
  • professione intellettuale di interesse generale: l’attività o insieme di attività professionali, l’accesso alle quali e il cui esercizio, o una delle cui modalità di esercizio, sono subordinati direttamente o indirettamente, in forza di norme legislative, regolamentari o amministrative, al possesso di determinate qualifiche professionali ed al superamento di un esame di Stato ai sensi dell’art. 33 della Costituzione.

2. Il Governo è delegato ad emanare, entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi aventi ad oggetto la disciplina delle professioni intellettuali in coerenza con le direttive comunitarie, con la Costituzione, e nel rispetto dei principi e dei criteri direttivi della presente legge.

3. Gli schemi dei decreti legislativi e dei regolamenti previsti dalla presente legge sono emanati su proposta del Ministro della Giustizia, di concerto con il Ministro dell’Università e della Ricerca, con il Ministro dello Sviluppo Economico, con il Ministro dell’Economia, con il Ministro delle Politiche Giovanili e dello Sport, nonché con il Ministro competente per il singolo settore e in particolare con il Ministro della Salute per la materia di sua competenza, sentiti gli Ordini Professionali interessati nelle loro articolazioni nazionali e territoriali, i sindacati di Categoria, il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, l’Autorità Garante della concorrenza e del mercato, previo parere delle competenti Commissioni Parlamentari da rendere entro 30 giorni dalla ricezione degli schemi; decorso tale termine i decreti legislativi ed i regolamenti sono comunque emanati.

4. Entro due anni dalla data di entrata in vigore di ciascuno dei decreti di cui al comma 1 possono essere emanati decreti correttivi e integrativi con le modalità di cui al comma 3, nel rispetto dei principi e criteri direttivi indicati nella presente legge.

5. Per l'adozione delle norme di attuazione dei decreti legislativi  di  cui al comma 1, nonché di quelle volte a coordinare con tali decreti la normativa già vigente, il Governo è autorizzato ad emanare regolamenti anche ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, con le modalità di cui al comma 3.

6. I Rapporti Stato-Regioni in materia di professioni sono regolamentati ai sensi del D.Lgs. del 2 Febbraio 2006, n° 30.

 

Art. 2 - Principi e criteri generali di disciplina delle professioni intellettuali

1. Nell’esercizio della delega il Governo, con le modalità previste dall’articolo 1, disciplina le modalità generali di accesso e di esercizio, con le diversificazioni necessarie in rapporto alle specificità delle singole tipologie di attività professionali e di utenze e dell’interesse pubblico ad esse connesso nel rispetto dei seguenti principi e criteri direttivi, fatti salvi i criteri riguardanti le professioni di cui agli articoli 3 e 4:

  • a) prevedere che l'accesso sia libero, in conformità al diritto comunitario, senza vincoli di predeterminazione numerica se non per le specifiche eccezioni concernenti le attività professionali caratterizzate dall’esercizio di funzioni pubbliche; prevedere che l’esercizio sia fondato sull’autonomia e sulla indipendenza di giudizio, intellettuale e tecnica, del professionista;
  • b) favorire il pieno sviluppo della persona umana, la sua libertà e  dignità, nonché l’effettiva partecipazione  dei professionisti all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
  • c) prevedere che la professione possa essere esercitata in forma individuale o associata, o in forma societaria a norma dell’art. 8; prevedere per quali professioni l’esercizio sia compatibile  con  la  prestazione  di  lavoro  subordinato,  predisponendo,  ove  sussista  la compatibilità, apposite garanzie per l’autonomia e l’indipendenza intellettuale e tecnica del professionista; prevedere, se l’abilitazione professionale costituisce requisito per l’instaurazione del rapporto di lavoro subordinato, l’obbligatorietà dell’iscrizione all’albo;
  • d) assicurare, qualunque sia il modo o la forma di esercizio della professione, un’adeguata tutela del cliente e degli interessi pubblici eventualmente connessi all’esercizio della professione, il rispetto delle norme deontologiche, la diretta e personale responsabilità del professionista nell’adempimento della prestazione professionale per il risarcimento del danno ingiusto eventualmente derivante dalla prestazione anche attraverso l’istituzione di un organismo pubblico cui demandare funzioni di coordinamento di tali attività;
  • e) garantire la libertà di scelta da parte del cliente, nel rispetto dei principi nazionali e comunitari a tutela della concorrenza;
  • f) consentire la pubblicità relativamente ai titoli e alle specializzazioni professionali, alle caratteristiche del servizio professionale offerto; stabilire che la pubblicità abbia carattere informativo, non ingannevole, comunque rispettosa della credibilità dignità e decoro nell’esercizio professionale, salvo la responsabilità disciplinare se la pubblicità non risponda a tali prescrizioni;
  • g) prevedere che il corrispettivo della prestazione sia fissato con determinazione consensuale delle parti, garantendo il diritto del cliente alla preventiva indicazione dei criteri di determinazione,
  • h) prevedere un’assicurazione obbligatoria per la responsabilità civile del singolo  professionista  ovvero  della  società  professionale,  conseguente  ai  danni  causati nell'esercizio  dell'attività  professionale,  ai fini dell'effettivo risarcimento del danno, anche in caso di attività svolta da dipendenti professionisti; prevedere la possibilità per gli ordini e le associazioni di negoziare per i propri iscritti le condizioni generali delle polizze  assicurative  anche  stipulando  idoneo  contratto  operante  per  tutti  gli  iscritti; introdurre l’obbligo per il professionista di rendere noti al cliente, all’atto di assunzione dell’incarico, gli estremi della polizza assicurativa stipulata e il relativo massimale;
  • i) introdurre, per la  corretta  informazione  del  cliente  e  tutelarne  l’affidamento, l'obbligo per il professionista di specificare la situazione aggiornata del proprio stato con riferimento all'appartenenza ad ordini o ad associazioni.
  • l) riformare in modo organico la disciplina dei contratti che hanno ad oggetto le prestazione professionali, anche novellando le disposizioni del codice civile, per perseguire l’obiettivo di favorire la competitività dei professionisti, in particolare introducendo forme, anche temporanee, di accordi tra professionisti per lo svolgimento di specifici incarichi o l’accesso a determinati mercati, interni e internazionali;
  • m) riformare la disciplina delle sanzioni civile e degli illeciti, amministrativi e penali, a presidio del titolo professionale  e delle attività riservate in modo da tutelare la clientela in caso di prestazioni rese da soggetti non abilitati;
  • n) riformare le disposizioni della legge sul diritto d’autore, per assicurare la compiuta protezione delle opere intellettuali rese dal professionisti;
  • o) dettare condizioni e limiti per il trasferimento tra vivi e a causa di morte dell’insieme dei rapporti, attivi e passivi, che sono comunemente denominati studio professionale, tale per cui quest’ultimo costituisca una prioritaria risorsa economica per il professionista e la sua famiglia, in ogni caso salvaguardando il rapporto fiduciario con il cliente;
  • p) dettare una specifica disciplina dei segni distintivi dello studio professionale, che ne assicuri la protezione e l’utilizzazione, anche economica, nel rispetto del decoro della professione;
  • q) dettare una disciplina dei rapporti di collaborazione nell’ambito dell’organizzazione interna dello studio professionale, tenendo conto  delle esigenze di tutela dei diversi interessi coinvolti;
  • r) riordinare la legislazione che dispone finanziamenti, agevolazioni e incentivi, di qualunque natura, per le imprese al fine di estenderla, per quanto compatibile e nel rispetto dell’art. 117 della costituzione e dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario, ai professionisti, con particolare riferimento ai giovani;

2. Nell’esercizio della suddetta delega il Governo indica condizioni e limiti alla applicazione delle disposizioni ivi previste in ragione della specificità delle singole professioni e a salvaguardia degli interessi generali connessi a relativo esercizio.

 

Art. 3 – Principi e criteri specifici per l’accesso alle professioni intellettuali di interesse generale

1. In attuazione dell’art. 33, comma 5, della Costituzione, dell’art. 2061 del codice civile e nell’esercizio della delega, con le modalità previste dall’articolo 1, il Governo disciplina le modalità di accesso alle professioni intellettuali di interesse generale, nel rispetto dei seguenti principi e criteri direttivi e con le diversificazioni necessarie in relazione alle singole tipologie:

  • a) disciplinare il tirocinio professionale, di durata limitata, secondo modalità definite dagli ordini professionali, che garantiscano l’effettiva acquisizione dei fondamenti tecnici, pratici e deontologici della professione, da svolgersi sotto la responsabilità di un professionista iscritto da almeno 10 anni all’Albo e certificato dall’ordine professionale di appartenenza; riconoscere un equo compenso commisurato all’effettivo apporto del tirocinante all’attività del soggetto ospitante ed escludendo l’applicazione delle norme vigenti in materia di lavoro dei dipendenti di studi professionali; prevedere la possibilità di effettuare parzialmente il tirocinio all’estero garantendo in ogni caso la conoscenza dei fondamenti tecnici, pratici e deontologici della professione;
  • b) mantenere l’esame di Stato per l’abilitazione alle professioni ove attualmente previsto e prevederlo per quelle nuove il cui esercizio può incidere su diritti costituzionalmente garantiti o riguardanti interessi generali meritevoli di specifica tutela, secondo criteri di adeguatezza e proporzionalità; disciplinare le modalità dell’esame di Stato o del concorso per i casi di obbligatoria determinazione numerica, in modo da assicurare l’uniforme valutazione dei candidati su base nazionale e la verifica del possesso delle competenze tecniche necessarie, tenendo conto della specificità delle singole professioni; prevedere che le Commissioni giudicatrici siano composte secondo regole di imparzialità e di adeguata qualificazione tecnica, garantendo che almeno la metà  dei membri effettivi e supplenti siano designati dagli Ordini territoriali e garantendo altresì che, in caso di esame in sede locale, tali membri se appartenenti allo stesso ordine siano iscritti ad albi o elenchi territoriali diversi da quelli di riferimento dell’esame di stato; individuare le modalità che assicurino la terzietà dei commissari e l’oggettività delle valutazioni;
  • c) individuare le attività riservate a determinate categorie professionali tra quelle considerate nel presente articolo secondo il principio che la riserva in esclusiva deve essere giustificata da interessi pubblici e da specifiche esigenze di tutela degli utenti.

 

Art. 4 –  Principi e criteri concernenti gli ordini per le professioni intellettuali di interesse generale

1. Nell’attuazione della delega il Governo, con le modalità previste dall’articolo 1, provvede a individuare le attività professionali di interesse generale da regolamentare e a disciplinarne l’organizzazione in ordini professionali, sulla base dei seguenti principi e criteri direttivi:

  • a) prevedere la riorganizzazione degli ordini e degli albi degli iscritti purché attivi nel  mercato  del  lavoro,  con  la  possibilità  di mantenere in tutto o in parte gli ordini esistenti; prevedere che ad essi spetti, secondo gli ordinamenti di categoria, la tenuta degli albi, la disciplina degli iscritti, dei quali hanno la rappresentanza istituzionale, e la tutela degli interessi pubblici connessi all'esercizio delle professioni;
  • b) connotare gli ordini professionali come enti pubblici non economici con prevalente finalità di tutela dell’utenza e di qualificazione e aggiornamento professionale, dotati di autonomia patrimoniale, finanziaria e di auto organizzazione, soggetti alla vigilanza di legittimità del Ministero competente anche in riferimento alle procedure elettorali;
  • c) prevedere l’articolazione degli ordini in organi territoriali e nazionali, secondo criteri tendenzialmente uniformi, tenuto conto delle specificità delle singole professioni, ferma restando l'abilitazione all'esercizio per l’intero territorio nazionale e salve le limitazioni volte a garantire l'adempimento di funzioni pubbliche;
  • d) prevedere adeguate modalità di controllo democratico dell’attività degli organismi nazionali da parte degli ordini territoriali;
  • e) attribuire agli Ordini Professionali compiti di tutela degli utenti  e di qualificazione e aggiornamento professionale degli iscritti;
  • f) disciplinare la composizione e gli organi degli ordini, i meccanismi elettorali per la nomina alle relative cariche e l'elettorato attivo e passivo degli iscritti in modo idoneo a garantire la trasparenza delle procedure e la tutela delle minoranze, nonché l’individuazione dei casi di ineleggibilità, incompatibilità e decadenza, la durata temporanea delle cariche e la limitata rinnovabilità così da non superare il massimo di dieci anni;
  • g) prevedere l’obbligo di versamento, da parte degli iscritti, dei contributi determinati dagli ordini territoriali, nella misura necessaria all’espletamento delle loro attività; prevedere l’attribuzione agli organi  nazionali della determinazione della misura del contributo da corrispondersi dagli ordini territoriali in ragione del numero degli iscritti e stabilirne le modalità di riscossione;
  • h) prevedere l’attribuzione agli organi nazionali dei compiti di raccordo degli ordini territoriali;
  • i) demandare agli organi nazionali sentiti gli ordini territoriali, l’adozione dei codici deontologici, la promozione della qualità delle prestazioni e la completa informazione del pubblico in materia di prestazioni professionali anche mediante diffusione delle relative norme tecniche in modo da realizzare il diritto dell’utente ad una prestazione qualitativamente adeguata, sia pure in rapporto alle difficoltà della stessa;
  • l) demandare agli ordini professionali la definizione dei criteri per la designazione dei rappresentanti di categoria presso Commissioni e organismi nazionali o internazionali e per la formulazione di pareri richiesti dalle pubbliche amministrazioni;
  • m) demandare agli ordini territoriali la tenuta aggiornata degli albi locali e la verifica periodica della permanenza dei requisiti di iscrizione, la vigilanza sul corretto esercizio della professione e sul rispetto delle regole deontologiche;
  • n) prevedere come compiti essenziali degli ordini territoriali la  formazione tecnico-professionale,  l’aggiornamento,  la  promozione  di  modelli organizzativi adeguati allo sviluppo tecnologico del contesto socio-economico e l’ adozione di  iniziative  rivolte  ad  agevolare,  anche  mediante  borse  di  studio,  l’ingresso  nella professione di giovani meritevoli ma in situazioni di disagio economico, l’erogazione di contributi per l’iniziale avvio e il rimborso del costo dell’assicurazione di cui all’art. 2 lett. h); prevedere la destinazione di un’apprezzabile parte del patrimonio degli ordini alle suddette iniziative, anche istituendo fondazioni finalizzate;
  • o)  prevedere, in casi di impossibilità di funzionamento o di reiterata violazione di legge, il potere del Ministro competente di sciogliere, sentiti gli organi  nazionali, i Consigli degli Ordini territoriali, nonché di proporre al Consiglio dei Ministri lo scioglimento dei Consigli e degli organi nazionali.

 

Art. 5 – Principi e criteri in materia di codice deontologico e potere disciplinare

1. Nell’attuazione della delega, con le modalità previste dall’articolo 1, e con specifico riferimento all’emanazione di codici deontologici di categoria e al potere disciplinare degli ordini, il Governo si attiene ai seguenti principi e criteri generali:

  • a) fissare criteri e procedure di adozione, da parte di ciascuno degli organi nazionali, di un codice deontologico avente queste finalità: garantire la libera scelta da parte dell’utente e il suo affidamento, il diritto ad una qualificata, corretta e seria prestazione professionale nonché a un’adeguata informazione sui contenuti e le modalità di esercizio della professione e su situazioni di conflitto, anche potenziale, di interesse; tutelare l’interesse pubblico al corretto esercizio della professione e gli interessi pubblici comunque coinvolti in tale esercizio;
  • b) prevedere che il potere disciplinare sugli iscritti sia esercitato da organi nazionali e territoriali, distinti dagli organi di gestione e strutturati in modo da assicurare adeguata rappresentatività, imparzialità ed indipendenza, composti non soltanto da professionisti iscritti nel relativo albo e presieduti da un magistrato scelto in una terna di nominativi designati dal Presidente del Tribunale Civile nel cui ambito territoriale ha sede l’organo nazionale o l’ordine territoriale; prevedere che in sede locale solo alcuni dei componenti delle commissioni disciplinari appartengano allo stesso ordine territoriale cui è iscritto l’incolpato, con la possibilità di costituire commissioni regionali o interregionali ovvero di spostare la competenza territoriale a conoscere del procedimento disciplinare;
  • c) prevedere specifiche regole per la titolarità e l’esercizio dell’azione disciplinare e per la celere conclusione del procedimento, in coerenza con i principi del contraddittorio, del diritto di difesa e del giusto procedimento;
  • d) consentire l’impugnazione avanti gli organi nazionali o innanzi alla giurisdizione di appello o comunque innanzi ad organi di secondo grado e l’esperibilità del successivo ricorso per cassazione;
  • e) prevedere l’intervento nel procedimento disciplinare del Ministro competente alla vigilanza o di suo delegato nonché l’esercizio, in via sostitutiva per i casi di inerzia, dell’azione disciplinare da parte del predetto Ministro o del pubblico ministero se non titolare dell’azione disciplinare;
  • f) individuare gli illeciti disciplinari nel mancato rispetto delle leggi e del codice deontologico e nell’omesso aggiornamento della formazione professionale;
  • g) individuare le sanzioni applicabili secondo una graduazione correlata alla gravità e/o alla reiterazione dell’illecito, cioè dal semplice richiamo alla cancellazione dall’albo; prevedere che, in caso di illecito commesso dal professionista socio, gli effetti sanzionatori gravino anche sulle società e sui professionisti titolari di cariche sociali se l’illecito deriva da direttive impartite dalla società; prevedere il modo in cui incidono gli effetti sanzionatori nel caso di società costituite da professionisti appartenenti a categorie diverse, attenendosi al criterio della prevalente attività prestata fra quelle multidisciplinari, fatta comunque salva la responsabilità per il professionisti titolari di cariche sociali se l’illecito deriva da direttive impartite dalla società; prevedere ipotesi eccezionali di sospensione cautelare limitata nel tempo.

 

Art. 6 – Principi e criteri in materia di testi unici di riordino delle professioni intellettuali di interesse generale

1. Il Governo è delegato ad emanare, con le modalità previste dall'articolo 1, testi unici di riordino delle disposizioni vigenti in materia, attenendosi ai principi e criteri direttivi della presente legge, nonché ai seguenti:

  • a) riordinare le attività delle singole professioni, tenendo conto della compatibilità con le esigenze  di  circolazione  dei  titoli  di  studio  necessari  per  l'esercizio  delle  professioni nell'ambito dell'Unione Europea e nel rispetto delle disposizioni comunitarie in materia;
  • b) perseguire una tendenziale uniformità della disciplina, se compatibile con le specificità delle singole professioni;
  • c) accertare  la  vigenza  attuale  delle  singole  norme,  indicando  quelle abrogate,  anche implicitamente per incompatibilità, da successive disposizioni e quelle che pur non inserite nel testo unico restano in vigore; allegare al testo unico l’elenco delle disposizioni, benché non richiamate, che sono comunque abrogate;
  • d) procedere al coordinamento del testo delle norme vigenti, apportando, nei limiti di tale  coordinamento,  le  modifiche necessarie  per  garantire  la  coerenza  logica  e sistematica della disciplina, anche al fine di adeguare e semplificare il linguaggio normativo.

2. Per consentire una contestuale compilazione delle disposizioni  legislative  e regolamentari riguardanti una medesima professione, il Governo è autorizzato, nell'adozione dei testi unici di cui al  comma 1, ad inserire nel medesimo testo unico, con adeguata evidenziazione, le norme sia legislative sia regolamentari vigenti per ciascuna professione.

 

Art. 7 –  Principi e criteri in materia di associazioni professionali riconosciute

1. Nell’attuazione della delega, con le modalità previste dall’articolo 1, il Governo provvede a riconoscere le associazione di esercenti le professioni, ai fini di dare evidenza ai requisiti professionali degli iscritti, di favorire la selezione qualitativa e la tutela dell’utenza, sulla base dei seguenti principi e criteri direttivi:

  • a) garantire la libertà di costituire associazioni professionali tra professionisti di natura privatistica e senza fini di lucro, fondate su base volontarie senza vincolo di esclusiva e nel rispetto della libera concorrenza;
  • b) prevedere l’iscrizione in apposito registro presso il Ministero della Giustizia delle associazioni tra professionisti ampiamente diffuse sul territorio le cui attività comportino l’esigenza di tutelare la collettività degli utenti; prevedere che la registrazione sia disposta dal Ministro della Giustizia, di concerto con il Ministro competente per materia e con quello per lo sviluppo economico, sentito il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro;     
  • c) prevedere  che  i  relativi  statuti  e  clausole  associative  garantiscano  la  precisa identificazione delle attività professionali cui l’associazione si riferisce, la rappresentatività elettiva delle cariche interne e l’assenza di situazioni di conflitto di interesse, la trasparenza degli assetti organizzativi e l’attività dei relativi organi, la dialettica democratica tra gli associati, l'osservanza di principi deontologici secondo un codice etico elaborato dall’associazione, idonee  forme  assicurative  per  la  responsabilità  da  danni  cagionati  nell’esercizio  della professione,  una  struttura  organizzativa  e  tecnico-scientifica  adeguata  all'effettivo raggiungimento delle finalità  dell'associazione,  e  in  particolare  i  livelli  di  qualificazione professionale,  la  costante  verifica  di  professionalità  per  gli  iscritti  e  il  relativo aggiornamento in base all’evoluzione economica e del mercato, l’effettiva applicazione del codice etico;
  • d) prevedere che le associazioni registrate possano rilasciare attestati di competenza riguardanti la qualificazione professionale, tecnico-scientifica e le relative specializzazioni, assicurando che tali attestati siano preceduti da una verifica di carattere oggettivo, abbiano un limite temporale di durata e siano redatti sulla base di elementi e dati concernenti la professionalità e le relative specializzazioni direttamente acquisiti o in possesso dell’associazione;
  • e) prevedere modalità idonee ad escludere incertezze in ordine alle funzioni rispettivamente attribuite dalla legge agli ordini professionali ed alle associazioni di professionisti;
  • f) prevedere le modalità di tenuta del registro da parte del Ministero della Giustizia, il controllo  sul  costante  possesso  dei  requisiti  di  cui  alle  lettere  precedenti  a  pena  di cancellazione e la conseguente inibizione per gli iscritti di utilizzare gli attestati di cui alla lett. d)
  • g) Assicurare che:

1. I professionisti iscritti agli albi possano pubblicizzare, nelle forme e con le modalità disciplinate dal codice deontologico, la propria partecipazione alle scuole, ai seminari e ai corsi nonché la propria appartenenza a un’associazione di professionisti di cui al comma successivo del presente articolo. 

2. I professionisti iscritti agli albi, al fine di favorire l’identificazione di specifici profili professionali, possono costituire apposite associazioni dotate dei seguenti requisiti: a) l’associazione deve essere costituita fra coloro che esercitano la medesima professione e deve avere adeguata diffusione e rappresentanza territoriale; b) lo statuto dell’associazione deve prevedere come scopo la promozione del profilo professionale nonché la formazione e l’aggiornamento professionali dei suoi iscritti; c) lo statuto dell’associazione deve prevedere una disciplina degli organi associativi su base democratica ed escludere espressamente ogni attività commerciale;d) l’associazione deve dotarsi di strutture,organizzative e tecnico-scientifiche, idonee al perseguimento delle proprie finalità di innalzamento dei livelli di qualificazione professionale e di aggiornamento professionale.

3. Le associazioni di cui al presente articolo comunicano il possesso dei requisiti previsti dal comma si cui sopra  al Ministero della giustizia ai fini dell’esercizio delle funzioni di vigilanza. Nel caso in cui sia accertata la mancanza dei suddetti requisiti è inibita all’associato la pubblicizzazione della propria appartenenza all’associazione medesima.

Art. 8 – Principi e criteri in materia di società tra professionisti

1. Nell'esercizio  della  delega il Governo, con le modalità previste dall’articolo 1, disciplina l’esercizio della professione anche in forma societaria nel rispetto dei seguenti principi e criteri direttivi:

  • a) prevedere che le professioni regolamentate nel sistema  ordinistico possano essere esercitate in forma societaria avente ad oggetto l’esclusivo esercizio in comune da parte dei soci e disciplinare tale società come tipo autonomo e distinto dalle società previste dal codice civile;
  • b) prevedere che alla società possano partecipare soltanto professionisti iscritti in albi nonché cittadini degli Stati dell’Unione Europea purché in possesso del titolo abilitante;
  • c) disciplinare  la  ragione sociale della società a tutela dell’affidamento degli utenti.
  • d) prevedere che l’incarico professionale conferito alla società possa essere eseguito solo dai soci in possesso dei requisiti per l’esercizio della prestazione professionale richiesta, designati dall’utente, e stabilire che, in mancanza di tale designazione, il nominativo debba essere previamente comunicato per iscritto all’utente; assicurare comunque l’individuazione certa del professionista autore della prestazione;
  • e) prevedere che la partecipazione ad una società sia incompatibile con la partecipazione ad altra società tra professionisti;
  • f) prevedere le modalità di esclusione dalla società del socio che sia stato cancellato dal rispettivo albo con provvedimento definitivo;
  • g) prevedere le modalità con cui la società possa rendersi acquirente di beni e diritti strumentali all’esercizio della professione e compiere le attività necessarie a tale scopo;
  • h) prevedere che i professionisti-soci siano tenuti all’osservanza del codice deontologico del proprio ordine professionale;

2. Nel disciplinare la società multiprofessionale per attività diverse ma compatibili fra loro, stabilire gli ambiti di incompatibilità; prevedere che a tali società si applichi in quanto compatibile, la disciplina delle diverse professioni con modalità tali da coordinare le norme sostanziali e procedimentali regolanti i diversi profili di responsabilità, anche disciplinari; prevedere che restino salve le disposizioni in materia di società di ingegneria di cui alla legge 11 febbraio 1994, n° 109, e successive modificazioni, nonché le disposizioni emanate in attuazione delle direttive comunitarie, in particolare dall’art. 19 della legge 21 dicembre 1999, n. 526.

3. Nel disciplinare il regime di responsabilità, prevedere che l’adempimento risponda direttamente e illimitatamente il socio incaricato dell’attività, individuato secondo la lettera d) del comma 1, nonché in via solidale la società; prevedere che risponda la società quando il fatto determinante la responsabilità sia esclusivamente collegabile alle direttive impartite dalla stessa; prevedere che il socio o i soci ai quali sia stato conferito l’incarico di svolgere l’attività professionale possano intervenire nel procedimento civile instaurato contro la società e possano impugnare la decisione pronunciata nei confronti di essa, sentenza che fa stato anche nei loro confronti.

4. Nel regolamentare le formalità di costituzione e il regime di funzionamento della società, prevedere l’esatta determinazione dell’oggetto anche con riferimento alla società multiprofessionale e la possibilità di indicare nella ragione sociale il nome di uno o più professionisti nonché di un professionista non più esercente, regolando i limiti   di   tale   uso;   stabilire   la   disciplina   dei   conferimenti,   distinguendo  tra  società monoprofessionali  e  società  multiprofessionali,  e  prevedere  che  il  conferimento  possa consistere nel nome del professionista o nell’apporto di clientela, stabilendone le condizioni, oppure nella prestazione di attività professionale e di  capitale; prevedere diritti di opzione in favore dei soci in caso di recesso o morte o esclusione di un socio; stabilire che la società professionale non sia sottoposta alle norme in materia di fallimento.

5.  Eventuali disposizioni necessarie ai fini del coordinamento tra le norme emanate sulla base dei principi del presente articolo e altre normative già vigenti sono adottate ai sensi del comma 4 dell'articolo 1.

 



 


 

vedi anche:

Emendamenti CUP

Ddl Mastella - Riforma delle professioni

Quale sarà il destino degli Ordini?

Ddl Mastella - Riforma delle professioni

Testo del Ddl-Mastella sulla Riforma Professioni

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data pubblicazione: lunedì 20 novembre 2006
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