Ordini professionali: o si cambiano o si aboliscono

nota introduttiva al convegno del 20 giugno

Nota introduttiva al convegno dell'Ordine degli Architetti
Riforma delle professioni – Dis-Ordine professionale
Dialogo con gli architetti romani


In Italia da oltre quindici anni si parla di riforma delle professioni.
In Italia da oltre quindici anni si affossa ogni tentativo di riformare le professioni.

Intanto il sistema ordinistico mantiene un assetto vecchio, ingessato, anacronistico, che mostra sempre più tutte le sue carenze.

 

L’Ordine degli Architetti di Roma è convinto che, così come sono organizzati oggi, gli Ordini professionali non funzionano più e che il persistere di azioni corporative di lobby che puntano, di fatto, a mantenere lo statu quo è dannosa per il nostro sistema professionale ed è dannosa per il mondo degli architetti italiani.

 

Abbiamo bisogno di modernizzare i nostri sistemi di rappresentanza, intensificare le azioni di formazione e aggiornamento professionale, favorire azioni di iternazionalizzazione e promozione all’estero dei progettisti, affrontare le emergenze occupazionali dei giovani: per fare tutto questo abbiamo bisogno di strumenti nuovi.

 

Per questo gli ordini professionali o si cambiano o si aboliscono.

 

Il governo ha elaborato un disegno di legge che, secondo noi, rappresenta un punto di partenza importante e condivisibile in alcuni principi di fondo; un punto di partenza che deve portare, entro la legislatura, ad approvare la riforma.

 

1. Crediamo importante scardinare il principio di blindatura degli ordini oggi esistenti. Una seria riforma delle professioni deve definire con rigore le attività professionali che esprimono interessi pubblici meritevoli di tutela, da disciplinare attraverso ordini. Non tutti gli ordini, albi e collegi oggi operanti rispondono a tale criterio e per molti di essi sarebbe auspicabile una trasformazione in associazioni professionali a libera adesione.

 

2. Siamo convinti che non sia un tabù inviolabile la possibilità (e la necessità) di accorpamenti tra ordini per professionalità analoghe, a patto che sia rideterminato con chiarezza e rigore l'ambito di attività consentito per effetto dell'iscrizione in una specifica sezione.

 

3. Valutiamo positivamente la possibilità di avere libere associazioni riconosciute anche per iscritti agli ordini, che, favorendo l'identificazione di specifici profili professionali, rappresentano un arricchimento per i professionisti e non un pericoloso attacco al ruolo e alle competenze degli ordini.

 

4. Soprattutto pensiamo che la finalità degli ordini è prioritariamente quella di garantire gli interessi della collettività connessi all'esercizio nelle professioni e che ad essi vada riconosciuta una vera e propria funzione di authority.

 

Per tutti questi motivi l'Ordine di Roma ha deciso di NON aderire all’iniziativa del Comitato Unitario delle Professioni di una raccolta di firme per una proposta di legge di iniziativa popolare alternativa alla proposta governativa.


La proposta del CUP appare caratterizzata da una mancanza di coraggio, da resistenza a veri cambiamenti, dalla volontà di una rigorosa conservazione degli attuali ordini professionali, nel numero e nel tipo.

 

Per questi motivi l'Ordine di Roma ha organizzato per il 20 giugno prossimo un convegno sulla riforma delle professioni dal titolo "DIS-ORDINE PROFESSIONALE. DIALOGO CON GLI ARCHITETTI ROMANI".

 

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Commenti

18/06/2007 15:51: Sono completamente d'accordo...
Strano a dirsi, ma mi trovo pienamente d'accordo con quanto il ns. ordine sta facendo. In particolare la proposta di accorpare ordini (e collegi) per professionalità analoghe, nell'ambito di un chiaro scalettamento degli ambiti professionali. Questo poi con la possibilità di aumentare i propri ambiti professionali (limite di incarico, etc) in base a titoli (lauree, corsi, etc) ed esperienza dimostrata (certificata). In parole povere: a. il Geometra che studi e ottenga esperienza potrebbe egualgliare e magari superare la soglia di ingresso di un laureato (Ing o Arch) b. Lo stesso laureato dovrà seguire un iter di formazione ed esperienza (post laurea) per aumentare il proprio ambito d'incarico. Magari questa volta ci si riesce veramente, altrimenti ho paura che questo paese continui il lento iter di auto-affondamento.
Arch. Andrea Cavini

18/06/2007 19:52: Riforma delle Professioni...parole, parole
Il documento sulla riforma delle professioni intellettuali preparato dal CUP affronta molto marginalmente i nostri problemi d´altra parte ciò che l´Ordine di Roma oppone non sembra avere migliori proposte ne´ ...intuizioni. L´impressione è che queste ..."carte" siano scritte da tutti meno che da liberi professionisti, è come se chi legifera o chi propone le leggi non abbia idea delle preoccupazioni e degli enormi problemi che giornalmente affliggono architetti ed ingegneri (civili o edili) italiani. Nella proposta del CUP c´è qualcosa di "buono" ovvero per lo meno si pone l´accento sul ripristino morale della cognizione di libero Professionista scindendola nettamente dall´attività di impresa; che almeno la gente sappia che non vendiamo salami, non commerciamo, ma esercitiamo, dopo lunghi studi, abilitazione ed iscrizione ad un Albo, una Professione Intellettuale e che siamo sottoposti, anche e soprattutto per sbagli altrui, a sanzioni civili e penali, con rischi notevolissimi. Si pone da entrambi le parti un eccessivo interesse sul potere degli Ordini, sul cambiamento degli stessi, sull´eventuale(assurda) loro abolizione, sull´accorpamento (speriamo tra figure paritarie tipo Arch. e Ing. e basta), ben vengano queste discussioni, ma quante di queste questioni toccano realmente noi liberi professionisti? Mi domando, ma sapete cosa succede la fuori? Gigantesco Sconfinamento di competenze... tutti possono far tutto in edilizia: l´infermiere fa il medico, il portantino fa l´infermiere e anche tra "medici" l´otorino fa il cardiologo, il dentista fa l´urologo e via ridendo. Ciò sotto gli occhi allibiti della gente e delle altre categorie di professionisti che ormai non ripongono più rispetto in noi. A questo sconfinamento si aggiunge un continuo accrescere di figure pseudo professionali che nascono e che possono con estrema facilità lavorare nel campo dell´edilizia, rappresentando una concorrenza ottusa, incolta, ma capace di nuocere efficacemente le vere professionalità.
Arch.Pasquale Giugliano

19/06/2007 12:22: Accettare la sfida
Sono certamente daccordo con l'impostazione programmatica del nostro ordine in merito alla questione della riforma delle professioni. E' necessario che la nostra professione di architetti venga rilanciata e l'unico modo per farlo è quello di accettare la sfida. E' giustissimo puntare anche sul valore di interesse pubblico che la nostra professione da sempre ha espresso. Guai barricarsi su interessi corporativi questa linea costituirebbe la disfatta della nostra professione. Pertanto sostengo il nostro consiglio dell'ordine per quello che stà facendo anche se forse non potrò esser presente il giorno 20.
arch. Claudio Mecozzi

21/06/2007 06:36: titolo
Purtroppo non ho potuto partecipare ma sono stato informato dai colleghi di studio. Varrebbe la pena chiedere ai riformatori se nell'idea di competitività ci sia compresa la vergognosa incertezza sui tempi di pagamento da parte delle pubbliche amministrazioni. Ci potrebbero indicare quali siano le imprese europee che possono sostenere la concorrenza sulla base di tempi di consegna del lavoro certi a fronte di pagherà senza data ne oneri aggiuntivi. Inoltre il vero cavallo di troia è l'appalto integrato spostato sulla fase preliminare, la lungimiranza della nostra classe politica è arrivata al punto di chiedere all'oste (leggi l'impresa) se il vino (il progetto) è buono. Siamo molto preoccupati per questa situazione che denota pochissima considerazione per la nostra professione, ma soprattutto una desolante mancanza di conoscenza della realtà professionale e del nostro lavoro in generale.
Fabio Viscardi

13/11/2007 20:15: Abolire gli ordini
Si devono abolire gli ordini professionali. Il timbro e l'abilitazione all'esercizio della professione vengono conseguiti con l'esame di stato universitario. Occorre un codice deontologico ferreo per garantire il cliente e l'esercizio professionale corretto. Oggi troppi comuni ed enti pubblici assegnano incarichi clientelari.
Mario Boudet Albo Roma N. 1466

vedi anche:

Incontri sulla Riforma delle Professioni

Dis-Ordine professionale: dialogo con gli Architetti Romani

DIS-Ordine Professionale

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data pubblicazione: sabato 16 giugno 2007
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