Professioni, incrocio di riforme

Riforma professioni - agg. rassegna stampa

Il cantiere della riforma. Gli ingegneri contro i periti. L'allarme sull'attribuzione dei laureati triennali.

MILANO - L'albo di destinazione dei laureati triennali in ingegneria divide ancora le categorie tecniche. Il Consiglio nazionale degli ingegneri ha deciso di rivendicare il ruolo di unico "approdo naturale" per i laureati junior, che ora possono scegliere la sezione B dell'albo. Così, il presidente del Cni Paolo Stefanelli, con un messaggio a pagamento, ha esortato i relatori del disegno di legge sulle libere professioni a «ritirare immediatamente l'articolo 5 del progetto di legge». L'albo unico tra periti industriali, agrari e geometri convoglia nel nuovo Ordine anche i laureati triennali in ingegneria. Un'indebita emancipazione per geometri e periti, secondo Stefanelli, e «un'estensione del titolo di ingegnere a chi non lo è». Una posizione condivisa dai laureati triennali del Cup3 di Antonio Picardi.

Ma oggi proprio i laureati triennali possono scegliere a quale di questi Albi iscriversi con la differenza che se nella sezione B degli ingegneri non sono loro riconosciute competenze progettuali, queste sono invece rilasciate optando per i Collegi di periti e geometri.

«Non si tratta di estendere il titolo di ingegnere a chi non ce l'ha - respinge, senza polemizzare, Berardino Cantalini, presidente dei periti industriali - ma di conformarci all'Europa e di riconoscere che i profili tecnici triennali sono la naturale evoluzione dei diplomati ormai ad esaurimento. E il nuovo Albo sarà una "casa comune" in cui ognuno conserverà il proprio titolo professionale».

L'unificazione delle categorie tecniche «è una scelta di semplificazione importante che crea una professionalità di livello europeo immediatamente spendibile sul mercato», ha risposto il relatore sulla riforma, il deputato Pierluigi Mantini. «Dispiace che la presenza della parola "per l'ingegneria", assolutamente generica e provvisoria, e che sarà eliminata senza alcun problema, sia stata malintesa». Siamo certi, ha concluso Mantini, che il Cni «vorrà esprimere il proprio parere sul testo con la stessa ampiezza e attenzione usate su una parola assolutamente irrilevante della proposta di legge».

 

di Laura Cavestri
da Il Sole 24ore del 10.11.07


Riforma. Mantini risponde agli ingegneri

Si infiamma il dibattito sulla riforma delle professioni. Sulle principali testate di ieri, infatti, è comparso un avviso a pagamento del Consiglio nazionale degli ingegneri, firmato dal presidente Paolo Stefanelli. Che ha duramente contestato la creazione del nuovo ordine dei tecnici laureati per l'ingegneria, così come previsto dal progetto di riforma Mantini-Chicchi, definendolo un «grave attacco all'ingegneria italiana».

Pronta la reazione del relatore della maggioranza, Pierluigi Mantini, che ha diramato ieri una nota annunciando che «la parola “per l'ingegneria”, assolutamente generica e provvisoria, sarà eliminata senza alcun problema. Dispiace che sia stata mal intesa dal Consiglio nazionale degli ingegneri quasi come un attacco diretto alla professione dell'ingegnere in Italia». Intanto gli ordini hanno affrettato i tempi sulla riforma delle professioni. Il Cup, infatti, ha inviato ieri una lettera ai Consigli nazionali chiedendo le loro osservazioni sul testo. Contributi che il Coordinamento che rappresenta le professioni, guidato da Raffaele Sirica (architetti), raccoglierà per dare un parere definitivo sulla riforma. Cogliendo l'occasione, anche, per rispondere alla lettera aperta, volta a raccogliere consensi, inviata da Mantini allo stesso Sirica.

Ecco le tappe che si è prefissato il Cup: i Consigli nazionali avranno tempo fino al 15 novembre per inviare le loro osservazioni. Poi, il direttivo del Coordinamento si riunirà il 21 per valutare i contributi e due giorni dopo, il 23 novembre, ci sarà l'assemblea generale dove verrà messo a punto il parere ufficiale. Che, tra l'altro, stando a quanto emerso nell'assemblea di mercoledì scorso, non farà sconti sulle critiche. In particolare, non piace neanche al Cup la soluzione relativa «all'istituendo ordine dei tecnici laureati dell'ingegneria, che non è stata adeguatamente verificata con tutte le categorie coinvolte». Sempre su questo punto, tra l'altro, ha preso posizione anche il Cup3 (Coordinamento universitari e professionisti triennali), guidato dall'ingegnere Antonio Picardi, che, sulla questione, ha scritto una lettera di protesta al presidente del consiglio, Romano Prodi. «Ben vengano», si legge, «anche accorpamenti tra categorie professionali omologhe quali le professioni tecniche di geometri e periti, ma che questo non costituisca un deplorevole tentativo di svilimento del titolo accademico di primo livello, equiparato di fatto ai diplomi di scuola superiore».

 

di Gabriele Ventura
da Italia Oggi del 10.11.07


Professioni. Pubblicato il decreto legislativo che dà corso alle disposizioni comunitarie sulle qualifiche. Sotto esame i revisori europei. Lo stabilimento è sempre subordinato a una prova attitudinale.

Un testo unico che detta regole nuove (poche) e riproduce principi consolidati. Il decreto legislativo 206/2007 (supplemento ordinario 228/L alla «Gazzetta Ufficiale» 261 del 9 novembre) ha recepito la direttiva 2005/36 sul riconoscimento delle qualifiche professionali (e la 2006/100 riaguardante Bulgaria e Romania): i cittadini Ue, che vogliono esercitare una professione regolamentata in Italia, potranno avvalersi di un unico testo legislativo, senza ricostruire la procedura di riconoscimento con un puzzle normativo costituito da direttive generali (tre) e settoriali (12).

Per i cittadini Ue l'esercizio del diritto di stabilimento è articolato in tre regimi: una generale per il riconoscimento delle qualifiche, uno riguardante le qualifiche comprovate dall'esperienza professionale e uno applicabile solo ad alcune professioni (medici, architetti, veterinari, ingegneri, farmacisti, dentisti, infermieri e ostetriche). Toccherà poi al dipartimento per il Coordinamento delle politiche comunitarie agire come punto di contatto per l'assistenza sui riconoscimenti.

Criterio guida è il principio della fiducia reciproca, con un controllo dello Stato di destinazione, nel sistema generale, attivato con le misure di compensazione. Spetta a chi intende svolgere una professione in modo stabile presentare un'istanza all'autorità competente, che cambia secondo il tipo di professione coinvolta. Per le attività che richiedono l'iscrizione a Ordini, Collegi e Registri è competente il ministero titolare della vigilanza, ad esclusione degli architetti. Tempi serrati per accertare la completezza della documentazione: trenta giorni a meno di integrazioni del fascicolo. Si apre così la seconda fase, quella centrale, sulla valutazione dei titoli, affidata a una conferenza di servizi, alla quale partecipa, accanto al dipartimento per il Coordinamento delle politiche comunitarie e al ministero degli Esteri, l'autorità competente per le diverse professioni. La conferenza è sempre tenuta a sentire un rappresentante dell'Ordine o della categoria interessata. La decisione sul riconoscimento deve essere adottata con decreto motivato entro tre mesi dalla presentazione della documentazione. Scatta così il diritto di accesso che, però, può essere subordinato allo svolgimento di misure di compensazione. In pratica, l'autorità competente dovrà verificare la durata e il contenuto degli studi svolti nello Stato di provenienza e disporre misure compensative (tirocinio di adattamento o prova attitudinale) se la durata della formazione nello Stato in cui il professionista ha conseguito il titolo è inferiore di almeno un anno a quella richiesta in Italia, se «riguarda materie sostanzialmente diverse» da quelle previste nei percorsi di studio nazionali, se la professione che si intende svolgere include una o più attività professionali regolamentate, «mancanti nelle corrispondente professione» del Paese di origine.

Rispetto alla direttiva 2005/36 il decreto legislativo 206 comprime la libertà di scelta al richiedente nell'individuazione delle misure di compensazione. Avvocati, commercialisti, ragionieri, revisori contabili, tra gli altri, dovranno superare una prova attitudinale, senza possibilità di optare per un tirocinio. Per gli avvocati, però, il decreto legislativo si applica solo per il riconoscimento delle qualifiche, mentre per l'esercizio della professione rimangono ferme le direttive 77/249 e 98/5.

 

di Marina Castellaneta
da Il Sole 24ore del 10.11.07


Tempo di riconoscimento. In G.U. il dlgs di recepimento della direttiva Qualifiche. È già polemica. Lo scontro fra ordini e associazioni in scena al Cnel.

Le associazioni di professionisti senza albo preparano le carte per ottenere il riconoscimento, opportunità prevista con il decreto legislativo di recepimento della direttiva qualifiche (2005/36/Ce). Il dlgs, approvato in consiglio dei ministri il 23 ottobre, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 261 di ieri.

Scatta così il conto alla rovescia per sottoporre le strutture associative al vaglio dei ministeri della giustizia e delle politiche comunitarie. I quali con decreto interministeriale dovranno, una volta accertate tutte le caratteristiche richieste dalla legge e sentito il Cnel, dare una sorta di bollino blu.

Ma la strada non sembra per nulla in discesa. E non solo perché ancora non è chiaro il ruolo del consiglio nazionale del lavoro e dell'economia nel procedimento. Ma perché, di qualsiasi natura dovrà essere il parere del Cnel, ordini e associazioni sono destinati a scontrarsi all'interno della seconda commissione competente, della quale fanno parte Roberto Orlandi (agrotecnici) e Roberto Falcone (tributaristi Lapet). Per non parlare delle azioni legali che annuncia il Cup, il comitato unitario delle professioni guidato da Raffaele Sirica e di cui Orlandi è il vicepresidente. Per il numero uno degli agrotecnici, infatti, alla prima occasione che sarà emanato un provvedimento che chiama le associazioni a partecipare alle piattaforme comuni per uniformare i percorsi formativi scatterà il ricorso alla magistratura amministrativa. L'obiettivo è quello di far arrivare la questione davanti alla Corte costituzionale e accertare un eccesso di delega del provvedimento. Dato che, sostiene Orlandi, la direttiva mira a facilitare il mutuo riconoscimento solo di quelle qualifiche già riconosciute in Europa e di conseguenza anche la libera circolazione dei professionisti in Europa. Argomentazioni che saranno riproposte ogni volta che la commissione del Cnel sarà chiamata a dare il suo parere su un decreto di riconoscimento. Insomma, per il presidente degli agrotecnici l'organo consultivo dello stato dovrà fare una valutazione di merito della questione. E quindi capire se l'associazione che chiede il riconoscimento rappresenta una professione (e quindi una qualifica) regolamentata in Europa o se la sua attività è in conflitto con quella di altre professioni.

Non la pensa così Roberto Falcone. Per il presidente dei tributaristi della Lapet si dovrà rispettare la legge. E quindi limitarsi ad accertare che le associazioni richiedenti il bollino blu siano in regola con requisiti elencati dal dlgs (ampia diffusione sul territorio, avvenuta costituzione per atto pubblico o per scrittura privata autenticata o per scrittura registrata presso l'ufficio del registro da almeno quattro anni, aver un ordinamento a base democratica e tutta una serie di condizioni che garantiscano la diffusione territoriale e l'onorabilità dei rappresentanti ecc). Visto il non chiaro ruolo cui è chiamato il Cnel, lo stesso presidente della II Commissione, Giuseppe Casadio, ha avviato i necessari contatti con il ministero della giustizia per chiedere.

 

di Ignazio Marino
da Italia Oggi del 10.11.07


Oggi in Gazzetta. Qualifiche, associazioni selezionate dal Cnel.

Sarà pubblicato sul Supplemento ordinario alla «Gazzetta Ufficiale» di oggi, 9 novembre, il decreto legislativo che recepisce la direttiva 2005/36/Ce sulle qualifiche professionali. Si conoscerà anche il testo finale dell'articolo 25, che prevede un percorso di riconoscimento per le associazioni non regolamentate, in funzione dei tavoli di confronto per le piattaforme formative europee.

Secondo il comma 4, le associazioni sono individuate, previo parere del Cnel, con decreto del ministero della Giustizia, di concerto con le Politiche comunitarie e i dicasteri competenti per materia. Ma in che modo? Per Alfonso Celotto, capo ufficio legislativo delle Politiche comunitarie «potrebbero essere individuati, con ricognizioni annuali, i profili con caratteristiche di professione per poi ricorrere a una bando a evidenza pubblica e selezionare le associazioni candidate». Un compito operativo che potrebbe essere svolto dal Cnel. Dall'istituto di Via Lubin, però, Giuseppe Casadio, che presiede la II commissione e si occupa della materia, fa sapere che «nulla è ancora deciso.

Attendiamo la pubblicazione del decreto, ma il gruppo sui servizi professionali è già al lavoro. Contatteremo i ministeri - Politiche comunitarie e Giustizia - per capire come raccordarci, ovvero se a noi toccherà un parere o aprire anche la fase istruttoria». Per individuare i profili professionali regolamentati all'estero «si potrebbe attingere, ha concluso Casadio, anche alle banche dati del Cese (il Comitato economico e sociali europeo), di cui il Cnel fa parte».

 

pag. 37
da Il Sole 24ore del 09.11.07


L'opinione degli ingeneri

Un attacco all'ingegneria italiana. Il Consiglio nazionale guidato da Paolo Stefanelli è critico sul testo base Mantini-Chicchi. La riforma delle professioni estende il titolo ad altri soggetti.

La creazione del nuovo «Ordine dei tecnici laureati per l'ingegneria, nel quale dovrebbero confluire oltre ai laureati triennali in ingegneria anche i tecnici diplomati, geometri e i periti, così come prevede il progetto di legge di riforma delle professioni «Mantini-Chicchi», in discussione in parlamento, rappresenta un atto di chiara mistificazione che rischia di vanificare eventuali spunti innovativi del progetto.

Attualmente gli ingegneri iunior (laureati triennali in ingegneria) occupano a pieno titolo la sezione B dell'Albo degli ingegneri con i quali condividono parte del percorso formativo presso le facoltà universitarie di ingegneria.

Al solo evidente scopo di assecondare le richieste di un ingente numero di tecnici diplomati, senza che ciò possa produrre alcun vantaggio per la collettività e per le sue esigenze di maggior qualità delle prestazioni professionali, si prevede la migrazione degli ingegneri iunior nell'Albo dei tecnici diplomati che così si nobilita in «Albo dei tecnici laureati per l'ingegneria».

È evidente la strumentalità dell'iniziativa che, con l'alibi della riduzione degli Ordini, porta a «emancipare» geometri e periti, che hanno formazione certamente non ingegneristica, a scapito del titolo di ingegnere e di ciò che rappresenta nel nostro paese. E tutto ciò dimenticando che uno dei motivi che da tempo ha sostanziato un nuovo assetto delle professioni è stato quello di fare maggiore chiarezza nelle competenze dei singoli professionisti, anche nel settore tecnico. È dall'istituzione della laurea triennale in ingegneria, dal 2001, che si attendono provvedimenti governativi che facciano chiarezza sul ruolo dell'ingegnere iunior. Quello che invece il progetto di legge «Mantini-Chicchi» è riuscito a fare è stato di creare ancora più confusione.

Un cittadino che necessiti di prestazioni ingegneristiche, nel nuovo scenario prefigurato nel pdl non saprà a chi rivolgersi, avendo davanti a sé tecnici, apparentemente simili, ma solo nel nome; da un lato i laureati quinquennali, iscritti all'«Albo degli ingegneri», e dall'altro i laureati triennali e i diplomati alla scuola media superiore, iscritti all'«Albo dei tecnici laureati per l'ingegneria».

Lascia stupiti come questa riorganizzazione venga ritenuta più urgente di altre, al punto da sancirla nel progetto generale di riforma delle professioni mentre per gli altri ambiti si rimanda con delega al governo. Il Consiglio nazionale degli ingegneri guidato da Paolo Stefanelli, adempiendo ai propri compiti istituzionali in difesa del titolo di ingegnere e nell'interesse generale:
- chiede alle forze politiche, al mondo dell'università, ai professori e agli studenti che vedono vanificarsi il proprio lavoro quotidiano presso le facoltà di ingegneria, a tutti gli ingegneri e a tutti i cittadini un impegno affinché il titolo di ingegnere conservi il valore che da sempre lo ha distinto facendo dell'ingegneria italiana uno dei principali vanti dell'Italia nel mondo;
- invita gli onorevoli Mantini e Chicchi a ritirare immediatamente l'articolo 5 del progetto di legge, sul quale non c'è stato alcun confronto preventivo con i 200 mila ingegneri italiani rappresentati dal Consiglio nazionale degli ingegneri; neppure durante l'ultimo congresso nazionale dei Consigli degli Ordini di Agrigento del settembre 2007, durante il quale l'onorevole Mantini, nel suo intervento, ha omesso di parlarne;
- comunica che, qualora si persistesse nel perseguire l'obiettivo previsto dall'articolo 5 del disegno di legge che mina i fondamenti della professione, del titolo e dell'immagine dell'ingegnere in Italia, il Consiglio nazionale promuoverà le adeguate iniziative ricorrendo anche alla mobilitazione dell'intera categoria. Confida nel consenso dei cittadini e dei giovani studenti in particolare nella convinzione che la sfida della globalizzazione si potrà vincere non già regalando titoli professionali solo per compiacere qualcuno, ma solo e soltanto elevando il livello di qualità delle prestazioni intellettuali e incentivando l'iscrizione dei nostri giovani alle facoltà di ingegneria italiane che continuano a costituire essere un indiscutibile riferimento formativo.

 

pag. 56
da Italia Oggi del 09.11.07


L'opinione dei periti industriali

Qualifiche senza chiarezza. C'è troppa confusione sui livelli di formazione. Inascoltate le osservazioni del Cnpi (consiglio nazionale periti industriali, ndr) sul testo di recepimento della direttiva.

Il consiglio dei ministri del 23 ottobre ha approvato il decreto legislativo sul recepimento della direttiva 2005/36/Ce relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali e della direttiva 2006/100/Ce che adegua determinate direttive sulla libera circolazione delle persone a motivo dell'adesione della Bulgaria e della Romania e che integra la direttiva 2005/36/Ce.

E fin qui tutto bene. Verrebbe da dire, finalmente. Peccato però che il dlgs continui, nella sua versione definitiva, a essere una coperta troppo corta che vuole ospitare sotto di sé professioni intellettuali e associazioni professionali. E soprattutto che continui a confondere professioni regolamentate da quelle che proprio non lo sono. Ecco perché, ancora una volta, è necessario ribadire le preoccupazioni del Consiglio nazionale dei periti industriali al riguardo. Cominciando intanto con il riaffermare che l'ordinamento italiano regola le professioni in maniera differente rispetto agli altri paesi europei e quindi, definizioni come ordini, collegi, albi, registri, elenchi non possono essere confusi né tanto meno essere riuniti in un solo concetto.

È bene ricordare che la direttiva 2005/36 attraverso il decreto legislativo di recepimento avrebbe dovuto colmare le differenze sostanziali tra i requisiti in materia di formazione per una determinata professione e le condizioni minime stabilite dalla direttiva comunitaria per l'esercizio della medesima professione all'interno dei paesi membri dell'unione europea. Invece, è proprio qui che fa acqua da tutte le parti.

Intanto non ci sono indicazioni relative alla collocazione delle professioni intellettuali italiane all'interno dei cinque livelli stabiliti dalla direttiva in ragione delle formazioni regolamentate dalla legge. Non bisognerebbe dimenticare, infatti, che la direttiva si propone la finalità di favorire la libera circolazione dei professionisti attraverso l'applicazione dei principi generali di riconoscimento delle qualifiche professionali, condivisi tra tutti gli stati membri.

Per raggiungere questo obiettivo la norma nazionale deve raggruppare i vari regimi di istruzione e formazione nei diversi livelli, corrispondenti alle condizioni minime dettate dalla direttiva per l'esercizio di una professione all'interno dell'Europa. Ecco perché sarebbe stato necessario e fondamentale prevedere espressamente che, in applicazione del principio dell'assimilazione, le professioni di geometra, perito agrario e perito industriale, i cui regolamenti di accesso alla professione sono stati modificati per effetto dell'innalzamento del livello di formazione richiesto dalla legge, vadano annoverate tra le professioni corrispondenti al livello di qualifica adeguato al grado di formazione e istruzione, ovvero al quarto livello.

Il Cnpi ha da sempre auspicato che il decreto legislativo prevedesse espressamente l'elenco delle professioni italiane con la relativa collocazione nei cinque livelli previsti dalla direttiva 2005/36. In questo senso la professione di perito industriale avrebbe dovuto essere annoverata tra quelle regolamentate al quarto livello di qualifica.

E ancora, il provvedimento legislativo non distingue le professioni intellettuali dalle attività di prestazione d'opera. Questa confusione rimane invariata in tutto il testo. In particolare in una nota si segnala che per una serie di professioni non si può parlare di materie ma di competenza tecnica (esempio per impiantistica). Mentre, considerato che è necessario distinguere l'installazione degli impianti dalla progettazione degli stessi, sarebbe stato utile chiarire le qualifiche professionali che presuppongono una formazione professionale e un livello di istruzione minima, specificandone il relativo livello di qualifica e la competenza tecnico-operativa alle attività non progettuali. Tutte considerazioni queste che il Consiglio nazionale dei periti industriali aveva fatto al ministero della giustizia e che però, come spesso accade, sono rimaste lettera morta.

 

pag. 57
da Italia Oggi del 09.11.07


Riforma degli Ordini con nuove correzioni

MILANO - Valutare se l'unificazione degli Ordini tecnici debba riguardare anche gli agrotecnici e se la presenza di un magistrato negli organi deontologici sia davvero obbligatoria, correggendo anche la «svista» della radiazione dall'Albo del professionista che non effettua formazione. Sono questi tre punti di merito su cui Pier Luigi Mantini, relatore del testo di riforma delle professioni alla Camera, presenterà modifiche rispetto al disegno di legge.

In commissione Giustizia è ripreso ieri l'iter di discussione del testo, con il sottosegretario alla Giustizia, Luigi Scotti. Dall'esecutivo è arrivata la sollecitazione a precisare meglio i confini tra associazioni e Ordini e i criteri di riduzione di questi ultimi. «Mercoledì - ha spiegato Mantini - ci sarà ancora spazio per la discussione. Poi entro fine novembre è prevista la presentazione degli emendamenti».

Dura la presa di posizione del Cup, sia nei confronti del decreto legislativo sulle qualifiche professionali, che "abilita" le associazioni, sia sul "testo Mantini" di riforma. «Il regolamento sulle qualifiche - ha precisato il presidente Raffaele Sirica - configura un palese eccesso di delega. E attendiamo ancora di capire se in "Gazzetta" il testo prevede la facoltà, per le associazioni, di rilasciare attestati».

Ma il Cup punta al pressing parlamentare e a «elaborare un parere da sottoporre al Parlamento sul progetto di riforma, che pur in presenza di un impianto significativamente modificato rispetto al Mastella, contiene soluzioni» come quelle dell'Ordine dei tecnici per l'ingegneria «non adeguatamente verificate con le categorie interessate». Inoltre, ha concluso Sirica, un sistema ordinistico in funzione «di interessi pubblici e costituzionalmente garantiti» anzichè di interessi generali, «rischia di estromettere dal sistema intere categorie elettorali».

 

di Laura Cavestri - Maria Carla De Cesari
da Il Sole 24ore del 08.11.07


Il testo della riforma va riscritto. Critiche nel merito e nella tecnica da parte del mingiustizia. Il sottosegretario Scotti deposita alla camera delle considerazioni sul ddl Mantini-Chicchi.

Il governo mette in luce le contraddizioni della riforma delle professioni preparata dai due relatori di maggioranza, Pierluigi Mantini e Giuseppe Chicchi. Il ministero della giustizia, infatti, dopo aver visto modificare completamente il suo disegno di legge delega depositato presso la commissione congiunta giustizia e attività produttive della Camera, ha inoltrato un documento per nulla morbido con il testo base. A presentarlo il sottosegretario Luigi Scotti. «Scotti», spiega uno dei relatori, Giuseppe Chicchi, «ha consegnato una memoria con alcuni rilievi al testo da noi presentato, inquadrandolo però in un giudizio di disponibilità del governo a lavorare a un nuovo impianto per le professioni attraverso una legge di principi e l'autonormazione».

Con le «considerazioni di merito» si mette in evidenza che il testo, da un lato, unifica tre albi (quello dei periti industriali, dei periti agrari e dei geometri) nell'ottica di razionalizzare il sistema ma, dall'altro, crea l'ordine degli infermieri, degli assistenti sanitari e delle vigilatrici d'infanzia. «Che, prima, tuttavia non costituivano un ordine».

Non solo. Fa notare Scotti che il testo base prevede «la possibilità di istituire nuovi ordini in materia di riconoscimento di diritti costituzionali» aprendo la strada a una facoltà molto ampia. Ancora, la legge quadro avrebbe dovuto stabilire norme circa l'ineleggibilità, le incompatibilità e la durata degli organi elettivi per creare un indirizzo generale. Ma non lo ha fatto. Criticata anche la proposta di un concorso annuale per 350 posti da notaio. Dato che è in corso un ampliamento di 1.000 posti, in futuro i 350 posti potrebbero risultare eccessivi per il naturale turn over fisiologico della categoria. «Non è chiaro», si legge ancora, «per chi è possibile costituire delle associazioni». Mentre «residuano dubbi» anche sulle società multidisciplinari.

Con le considerazioni di «tecnica legislativa» si chiede in sostanza maggiore precisione nella stesura della norma. Non è chiaro, per esempio, «quali siano le professioni intellettuali di particolare rilievo regionale». E si invita a rifarsi alle sentenze della consulta sul tema. In linea generale, poiché non si opera più con legge delega, «non è più necessario stabilire all'articolo 3 i principi fondamentali che caratterizzerebbero la delega e in un altro articolo (il 4) i principi specifici. È necessario piuttosto indicare soltanto quei principi cui gli ordini devono attenersi per la redazione dei propri ordinamenti, da sottoporre poi al controllo del governo e all'approvazione con decreto».

 

di Ignazio Marino - Gabriele Ventura
da Italia Oggi del 08.11.07


Anche gli ordini chiedono modifiche

Netta presa di posizione degli ordini su direttiva qualifiche e riforma delle professioni. Con una bocciatura totale nel primo caso e la necessità degli «esami di riparazione» nel secondo. È quanto è emerso ieri, nel corso dell'assemblea del Cup, il Coordinamento che riunisce le professioni guidato da Raffaele Sirica, che ha delineato in via ufficiale le mosse future nei confronti di governo e parlamento in merito al dlgs di recepimento della direttiva qualifiche e al testo Mantini-Chicchi. Dato che, tra l'altro, proprio il relatore di maggioranza, Pierluigi Mantini, aveva chiesto, con una lettera aperta, il sostegno degli ordini alla riforma. Risposta: il Cup ha dato mandato al Consiglio direttivo per «chiedere un confronto con il governo e il parlamento per definire un iter condiviso di riforma del settore». Ma non basta. Perché sempre il consiglio direttivo dovrà elaborare «un parere da sottoporre al parlamento circa il progetto di riforma che, pur in presenza di un impianto significativamente modificato rispetto al Mastella, contiene soluzioni, come quelle relative all'istituendo ordine dei tecnici laureati dell'ingegneria, che non sono state adeguatamente verificate con tutte le categorie coinvolte, ovvero delle innovazioni come la funzionalizzazione del sistema ordinistico agli interessi pubblici e ai diritti costituzionali (e non più agli interessi generali) che rischiano di estromettere dal sistema intere categorie professionali». Infine, come detto, il Cup boccia in toto la direttiva qualifiche, dando mandato, sempre al consiglio direttivo, di «adottare la doverosa iniziativa per richiamare l'attenzione dei parlamentari sui profili di criticità del progetto di riforma e per il ripristino della legalità circa il decreto legislativo di recepimento della direttiva 2005/36».

 

di Gabriele Ventura
da Italia Oggi del 08.11.07


Riprende l'iter. Riforma, oggi ordini a confronto.

Si riaccende il dibattito sulla riforma delle professioni. Oggi, infatti, si riuniranno, alla Camera, le commissioni giustizia e attività produttive. Per la prima volta da quando i relatori di maggioranza, Giuseppe Chicchi e Pierluigi Mantini, hanno presentato il loro testo. Un primo feed back sulla riforma delle professioni lo darà, nelle stesse ore, anche il Cup. Che si riunirà per rispondere alla lettera aperta inviata da Mantini al presidente, Raffaele Sirica, per allargare i consensi sul lavoro che sta portando avanti il Parlamento. Il Cup, inoltre, valuterà le prossime mosse anche sulla direttiva qualifiche. Chi, invece, si è già riunito, è Assoprofessioni, la Confederazioni delle associazioni non regolamentate che ha deciso di «fornire assistenza alle organizzazioni aderenti seguendole nel percorso da intraprendere ai fini dell'immediato conseguimento del riconoscimento».

 

di Gabriele Ventura
da Italia Oggi del 07.11.07


Riconoscimento, si parte. Nel dlgs qualifiche Ue l'iter per conferire il bollino blu alle associazioni. Il Cnel chiede istruzioni operative al mingiustizia.

Si apre il cantiere del riconoscimento delle libere associazioni. Assimilato, ormai, il decreto legislativo di recepimento della direttiva qualifiche, ormai prossimo a essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale, gli addetti ai lavori cominciano a organizzarsi. Prima tappa: il Cnel (il Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro) invierà a giorni una richiesta di chiarimenti al ministero della giustizia sul proprio ruolo nel processo di riconoscimento delle associazioni.

L'articolo 26 del dlgs prevede, infatti, che il dicastero guidato da Clemente Mastella, di concerto con il ministro per le politiche europee, individui, tramite decreto, le associazioni in possesso dei requisiti per essere rappresentative a livello europeo. Previo parere del Cnel, però. Ecco perché il Consiglio necessita di sapere quale sarà la sua parte nel corso della relativa istruttoria di via Arenula. Se verrà sentito dopo oppure ne farà parte. È quanto emerso nella prima riunione di ieri sulla direttiva qualifiche, dove sono state individuate tutte le problematiche relative. Tra l'altro, il testo fornito al Cnel, prevede all'art. 26, la possibilità, per le associazioni riconosciute, di rilasciare un attestato di competenza. Punto che, però, dal ministero delle politiche comunitarie confermano essere soppresso.

Tornando, invece, alla riunione di ieri, come detto, hanno tenuto banco i criteri per il riconoscimento. Perché quelli fissati nel testo non misurerebbero la professionalità reale della singola associazione, cosa di cui invece il Cnel vuole tenere conto nel suo parere. «Il contenuto professionale dell'associazione», ha spiegato infatti Roberto Orlandi (agrotecnici), membro della commissione del Cnel, «va verificato molto attentamente. I criteri fissati sono esclusivamente di natura formale. Le associazioni hanno chiesto di creare un organismo loro per redigere il parere. Ma la cosa non è ammissibile». «Piuttosto», ha continuato Orlandi, «più probabilmente sarà un'assemblea, tramite organi assembleari del Cnel, non esterni, a individuare i criteri per riconoscere la professionalità. Detto questo, ci sarà un'altra riunione entro le prossime due settimane e avvieremo i contatti con il ministero della giustizia».

Soddisfatta del primo incontro anche Assoprofessioni, rappresentata, per l'occasione, da Roberto Falcone (tributaristi Lapet), altro componente della commissione del Cnel. «Abbiamo illustrato le grosse novità collegate alla direttiva», ha dichiarato, «e discusso sul futuro del Cnel in merito al riconoscimento. È una fase ancora incerta, il decreto deve ancora essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale, e il Cnel, a breve, prenderà accordi con il ministero della giustizia sul suo ruolo. Come associazioni abbiamo chiesto che il Consiglio operi in modo efficiente, senza perdere tempo nei meandri della pubblica amministrazione. Detto questo, vogliamo che il riconoscimento rappresenti una garanzia per l'utenza, quindi che venga valutata la professionalità effettiva dell'associazione».

 

di Gabriele Ventura
da Italia Oggi del 07.11.07


In commissione. Riforma, si riprende alla camera

Riapre il dibattito parlamentare sulla riforma delle professioni. La riunione comitato ristretto, creato in seno alle Commissioni giustizia e attività produttive della camera, è stata infatti convocata per mercoledì prossimo, 7 novembre. Ovvero lo stesso giorno in cui si riunirà anche il Cup, in assemblea, per decidere le prossime mosse sulla direttiva qualifiche. Ma anche per rispondere ufficialmente alla lettera aperta inviata il 30 ottobre scorso dal relatore Pierluigi Mantini (Giustizia). Che puntava ad allargare il consenso sul testo di riforma delle professioni redatto a quattro mani con l'altro relatore, Giuseppe Chicchi (Attività produttive), e presentato al comitato ristretto il 24 ottobre scorso.

Testo che ha suscitato forti polemiche dall'opposizione, non tanto per i contenuti, quanto perché ritenuta una mossa politica per guadagnare consensi in vista di un'eventuale caduta del governo attuale. Si annuncia, quindi, come un dibattito molto acceso quello di mercoledì prossimo alla camera. Visto che Maria Grazia Siliquini (responsabili delle professioni per An) è già sul piede di guerra, giudicando il testo Mantini-Chicchi «pura propaganda elettorale».

 

di Mario Valdo
da Italia Oggi del 03.11.07


Riforma, il Cup prende tempo. Il 7/11 la riunione sul testo Mantini-Chicchi.

Gli ordini fanno quadrato su riforma delle professioni e direttiva qualifiche. La risposta alla lettera aperta inviata da Pierluigi Mantini al presidente del Cup, Raffaele Sirica (si veda ItaliaOggi di ieri) [in basso ndr], arriverà infatti tra una settimana, il 7 novembre. Direttamente dall'assemblea del Coordinamento che rappresenta le professioni, che è stata convocata, appunto, per delineare le prossime mosse. Sul dlgs di recepimento della direttiva qualifiche, innanzitutto. Perché il testo appena uscito dal Consiglio dei ministri non piace per nulla. E gli ordini cercheranno sicuramente di dimostrare l'incostituzionalità del riconoscimento delle libere associazioni. Dovuto, a parere del Cup, a un eccesso di delega esercitato dal governo, che ha inserito un provvedimento del quale, nella originaria direttiva Zappalà, non c'era neanche l'ombra.

Piace, invece, il testo Mantini-Chicchi, ma nonostante ciò il Cup non sembra intenzionato a interrompere la raccolta delle firme. Visto che, giusto pochi giorni fa, l'iniziativa è stata rafforzata con l'apertura di nuove sedi e la collaborazione dei notai. Probabilmente perché qualche dubbio, sull'effettiva durata di questo governo, comincia effettivamente a circolare. Per Maurizio de Tilla, presidente dell'Adepp, che riunisce le casse di previdenza delle categorie, infatti, «il progetto esposto da Mantini e Chicchi è proprio quello che le professioni stanno chiedendo da anni. Il dubbio, però, è che sia una mossa per raccogliere consensi, visto che è tutto l'opposto di quello che il governo ha proposto fino a oggi».

La riforma piace anche ai sindacati delle professioni. «È un buon documento», ha commentato il presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella, «anche se l'articolo 36 ci ha lasciato sbalorditi, dove il Cup viene inserito tra i soggetti che dovrebbero diventare parte sociale. Siamo d'accordo invece con la lettera inviata da Mantini: la raccolta delle firme del Cup, a nostro giudizio, può essere sospesa».

 

di Gabriele Ventura
da Italia Oggi del 01.11.07


Riforma delle professioni, Mantini scrive agli ordini in cerca di larghe intese

Appello al dialogo sulla riforma delle professioni. Pierluigi Mantini, uno dei relatori di maggioranza (l'altro è Giuseppe Chicchi), ha scritto una lettera aperta al presidente del Comitato unitario delle professioni, Raffaele Sirica. Nella missiva, il parlamentare argomenta la necessità di larghe intese per portare avanti una proposta di legge che coinvolge milioni di professionisti, in gran parte collocati in ordini e collegi.

La lettera di Mantini segue di qualche giorno la presentazione del testo base del disegno di legge presentato al comitato ristretto delle commissioni giustizia e attività produttive della camera (si veda ItaliaOggi del 25 ottobre). E spiega i punti cardini dell'iniziativa parlamentare: riduzione delle deleghe, la richiesta di una politica fiscale ad hoc per le professioni, la regolamentazione della formazione obbligatoria ecc. Tutte misure, si legge nella lettera, pensate «con il conforto degli utili contributi emersi nel corso delle audizioni con gli ordini».

Nonostante lo sforzo dei due relatori, però, il comitato promotore della proposta di legge di iniziativa popolare del Cup ha continuato a raccogliere le firme per portare il testo all'attenzione dei parlamentari. Più volte Mantini ha chiesto agli ordini di avere più fiducia nel parlamento. E con l'ultima lettera aperta è tornato a tendere la mano.

«Concepiamo», scrive, «questa riforma all'interno di un percorso e di una fase politica che dovrebbe essere guidata, con tutte le opportune formule, dal criterio delle “larghe intese”, nell'interesse dell'Italia. È un invito che nasce da una convinzione profonda e che, perciò, mi permetto di estendere al Cup e a tutte le organizzazioni delle professioni. Ho rispetto», conclude, «delle opinioni diverse ma ci sono momenti, dopo anni di intenso dialogo e di proficua collaborazione con il Comitato, in cui si vuol credere, si deve credere, che il senso di responsabilità e di amore per il paese, il desiderio di superare la conflittualità permanente e improduttiva sappiano trovare esito in larghe e qualificate intese».

 

di Ignazio Marino
da Italia Oggi del 31.10.07


Albi e mercato. Professioni, incrocio di riforme. La proposta di riordino all'esame di Montecitorio si confronta con il recepimento della direttiva qualifiche. Mantini: il dibattito non si ferma - L'apertura alla Ue soddisfa le associazioni.

MILANO - Una bandiera ben piantata al termine di una scalata durata oltre un decennio. Il riconoscimento delle associazioni professionali - attraverso il decreto legislativo di recepimento della direttivab 2005/36/Ce che è già alla firma del Quirinale - non cambia, nella sostanza, la quotidianità di tributaristi, informatici o archeologi. Ma ha il valore simbolico di far franare la centralità, sinora indiscussa, di Ordini e Collegi professionali. Dando voce, ai tavoli Ue, laddove non esistono Albi, alle associazioni di respiro nazionale che, se la maggioranza durerà (tra i dubbi di tutti) per il tempo necessario ad approvare anche il disegno di legge Mantini di riforma dell'intero comparto, potrebbero anche rilasciare quegli attestati di competenza che ne rafforzerebbero la ragione di esistere.

Sebbene le energie siano concentrate sulla Finanziaria, spiega Pierluigi Mantini, «già la prossima settimana dovremmo avviare la discussione in commissione Giustizia a Montecitorio». Mantini difende il modello dell'autoriforma degli Ordini «che - spiega - sta raccogliendo consensi tra gli Ordini, perchè li responsabilizza, nel rispetto delle specificità ma sulla base di principi comuni».

Sulle riserve «interverrà il Governo e potrebbero riguardare, ad esempio, le funzioni dei commercialisti», precisa Mantini, che definisce la sua proposta una cornice valida per tutte le categorie. Avvocati compresi, nonostante le affermazioni del Guardasigilli, Clemente Mastella (si veda «Il Sole-24 del 22 ottobre), che domenica scorsa aveva assicurato una legge ad hoc per i legali con un sostanziale "esonero" della riforma generale.

Ma il presidente del Consiglio nazionale forense, Guido Alpa, apre al testo "Mantini": «Lo stiamo esaminando. Sono apprezzabili le norme di principio, quelle sulle tariffe e la pubblicità. Una "cornice" valida per l'avvocatura anche se una legislazione ad hoc sul procedimento disciplinare e sul ruolo degli Ordini forensi è necessaria».

Intanto il Cup - che si riunirà il 7 novembre - prosegue la raccolta di firme della sua proposta di legge. Ma con slancio affievolito. Del resto, «l'approccio di autoriforma guidata rappresenta una grande opportunità per gli Ordini - ha detto Giuseppe Chicchi (Attività produttive) - e per le Casse, che potrebbero trarre prospettive di crescita importanti offrendo un'alternativa pensionistica alle categorie affini, rispetto alla Gestione separata Inps».

Soddisfazione unanime dal variegato mondo delle sigle professionali per il primo riconoscimento ottenuto con il decreto che recepisce la direttiva qualifiche. «Il primo vero passo in avanti per una sinergia tra i vari sistemi professionali esistenti» definisce il nuovo assetto Giuseppe Lupoi, coordinatore nazionale del Colap (il Coordinamento libere associazioni professionali). Per l'Unappa (l'Unione dei professionisti che svolgono pratiche amministrative) si tratta di un «risultato storico».

Ringrazia il ministro per le Politiche comunitarie, Emma Bonino, il presidente dei tributaristi Ancit, Luigi Pessina, «per il giusto riconoscimento di un sacrosanto diritto che nulla toglie agli altri attori ma che molto aggiunge alle associazioni». Mentre per Arvedo Marinelli (Ancot) è «un traguardo da molti anni atteso» da cui partire per «procedere alla riforma». Il riconoscimento è «indiscutibile» per la Lapet, ed è apprezzato dall'Int anche se per il presidente Riccardo Alemanno «va colmata la lacuna per cui le società tra professionisti, devono potersi costituire anche tra professionisti iscritti in Ordini o associazioni».

Durissime le critiche dell'opposizione. Per Maria Grazia Siliquini (responsabile per le professioni di An) «Il testo di riforma delle professioni è pura propaganda elettorale. La riforma non vedrà mai la luce perchè il governo è agli sgoccioli, in piena caduta libera».

Le nuove regole

  • Gli Ordini. Gli Ordini avranno 12 mesi di tempo dall'entrata in vigore della legge per riscrivere l'ordinamento della categoria, che verrà poi recepito con decreto ministeriale. No a nuovi Ordini (se non per interessi costituzionalmente garantiti). Prevista la revisione delle riserve. Da individuare professioni affini per accorpamenti. Si stabilisce la nascita dell'Albo unico dei "tecnici".
  • Le associazioni. Nel testo Mantini il riconoscimento prevede la possibilità di attribuire ai soli iscritti attestati di competenza professionale.
  • Tariffe, quota lite e società. Minimi negoziabili e massimi inderogabili. Per gli avvocati il compenso non può superare del 10% il valore della lite. Per le gare di progettazione ribassi non oltre un terzo. Nelle società tra professionisti, socio finanziatore solo per le professioni tecniche.

 

di Laura Cavestri
da Il Sole 24ore del 27.10.07


Visto dal Colap. Angelo Deiana - Il tracciato europeo decisivo per le Camere.

MILANO - «Il decreto qualifiche è uno dei passaggi più importanti del dibattito sulle professioni». Per Angelo Deiana, presidente del comitato scientifico del Coordinamento libere associazioni professionali, e autore de "Il capitalismo intellettuale", «grazie all'Unione europea e al ministro delle Politiche Comunitarie Emma Bonino si realizza il sistema duale Ordini-associazioni».

  • Quali saranno gli effetti del provvedimento in Italia? Si raggiungono due obiettivi: uno tattico, l'altro strategico. Quello tattico è che un registro di associazioni riconosciute permetterà di presentare al cliente una qualità più alta. Quello strategico è che la partecipazione ai tavoli comunitari garantirà livelli formativi e professionali uniformi in tutta l'Ue. E le professioni che saranno regolamentate a livello comunitario saranno automaticamente riconosciute anche in Italia.
  • Che relazione c'è tra il decreto e la riforma delle professioni presentata alla Camera? La riforma deve prendere spunto dal decreto, ma resta il testo fondamentale per un sistema delle professioni adeguato a una società della conoscenza come la nostra.
  • Come giudica il testo di riforma? È un testo buono, si tratta di un passo avanti straordinario.
  • Cosa pensa del principio di autoriforma degli Ordini chiamati a riscrivere l'ordinamento della categoria? Sembra una norma di difficile e non immediata realizzazione. Il problema è invece quello di aumentare la nostra competitività. Quest'anno l'Italia ha importato servizi intellettuali dall'estero per un valore di 9 miliardi. E i professionisti italiani non possono ancora creare società interprofessionali e con apporto di capitale.

 

di Angela Manganaro
da Il Sole 24ore del 27.10.07


Il parere del giurista. Antonio Leozappa - Due interventi separati e una delega troppo ampia

«Serve solo a legittimare le associazioni non regolamentate come interlocutori dello Stato italiano. Ma solo nel momento in cui c'è un tavolo di negoziazione Ue e solo se la professione è riconosciuta almeno in uno dei Paesi membri». Antonio Maria Leozappa, docente di diritto commerciale all'università del Salento e componente della commissione Vietti per la riforma delle professioni, circoscrive la portata del decreto qualifiche approvato martedì dal Consiglio dei ministri.

  • Quali le conseguenze del decreto? Ci sarà una rigorosa selezione delle associazioni presenti nelle banche dati del Cnel. E si gettano le basi per la futura regolamentazione anche in Italia di numerose professioni attualmente non riconosciute ma disciplinate all'estero.
  • Si rafforza il sistema duale? No. Si crea piuttosto un sistema ternario composto da professioni organizzate in Ordini, altre regolamentate tout court (come le sanitarie) e quelle non regolamentate e non riconosciute. Le non riconosciute diminuiranno, le regolamentate aumenteranno.
  • Che rapporto c'è tra il decreto e la bozza di riforma presentata da Pierluigi Mantini e Giuseppe Chicchi? Non sono due testi coordinati e affermano principi molto diversi. La bozza di riforma identifica la professione nel lavoro intellettuale. Il decreto qualifiche presuppone percorsi formativi. La proposta di Mantini dà la possibilità di riconoscere un numero di associazioni di gran lunga superiore rispetto al decreto: così come configurata è una delega in bianco.
  • In che senso? La bozza fissa solo i criteri per l'organizzazione delle associazioni. La definizione dell'oggetto della professione è invece generica e omnicomprensiva: apre le porte a tutti i lavori in cui si usa solo l'intelletto.

 

di Angela Manganaro
da Il Sole 24ore del 27.10.07

 

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data pubblicazione: domenica 11 novembre 2007
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