Iscrizione ai settori pianificatori, paesaggisti e conservatori

Incredibile contraddizione

Il Tar Lazio ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dall'Ordine Architetti di Roma, insieme agli Ordini di Pisa e di Brescia, contro il Ministero per la vicenda dell'iscrizione degli architetti ai settori dell'albo dei pianificatori, dei paesaggisti e dei conservatori. Il Tar non ha respinto il ricorso. Non è entrato nel merito della questione. Ha ritenuto che il ricorso debba essere presentato al giudice ordinario e non a quello amministrativo.

La vicenda: con un primo parere favorevole del Ministero, l'Ordine di Roma ha iscritto, nei settori pianificatori, paesaggisti e conservatori dell'Albo, circa 1600 architetti abilitati con il vecchio ordinamento. Anche gli Ordini di Brescia e di Pisa hanno proceduto all'iscrizione a tutti i settori. Successivamente, il Ministero, su spinta del Consiglio Nazionale Architetti, ha poi formulato un secondo parere di opposto contenuto, negando la possibilità di iscrizione.

L'Ordine, anche volendo accettare l'incredibile contraddizione, si trova a fronteggiare 2 problemi:

  • mantenere i 1600 architetti nei 3 settori  ovvero cancellarli correndo il rischio che i cancellati facciano ricorso contro l'Ordine per danni subiti;
  • cosa rispondere alle domande di iscrizione ai settori provenenti da altre centinaia di architetti abilitati con il vecchio ordinamento.

Il Ministero non ha fornito alcuna soluzione ai due problemi. Di conseguenza l'unica cosa da fare era ricorrere al Tar per avere indicazioni valide.

Tuttavia, neanche il ricorso al Tar ha risolto i due problemi. Il Tar Lazio, con la sentenza dell'11.1.2006,  se ne è semplicemente lavato le mani.

L'unico aspetto positivo è che la sentenza afferma che la nota del ministero "non ha valore provvedimentale" il che tradotto in italiano corrente significa che non ha valore cogente. Il Ministero può solo interpretare la norma, seppure autorevolmente. Ma mancando di valore imperativo, la nota ministeriale non e' neanche degna di ricorso contro.

Di conseguenza il Consiglio dell'Ordine, entro i prossimi giorni, valuterà la possibilità di percorrere due strade: appellarsi al Consiglio di Stato contro la sentenza di inammissibilità del ricorso ovvero riaprire le iscrizioni ai settori dell'Albo a coloro che ne hanno fatto e che ne faranno richiesta.

 

di Enrico Milone, architetto
del 07.03.06

 

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Commenti

07/03/2006 16.49: Prima della riforma tutti Architetti
Mi pare naturale che agli iscritti all'Ordine prima dell'entrata in vigore della nuova normativa sia consentita l'iscrizione in tutti i settori. Infatti prima della recente normativa essi potevano esercitare la professione in ciascuna diversa specilizzazione afferente ai vari settori e non mi si capisce come l'intervento della nuova normativa possa modificare retroattivamente l'abilitazione già ottenuta. Questa linea di condotta è stata adottata, mi pare, anche per gli ingegneri (le cui diverse specializzazioni sono peraltro molto più distanti tra loro) e non riesco proprio a comprendere le ragioni per cui vi siano opinioni diverse provenienti prorpio dalla stessa categoria degli Architetti.
Dario Luciani

08/03/2006 09.54: Essere Architetto
La formazione dell'architetto ha un carattere multidisciplinare perchè l'esercizio dell'attività richiede anche la capacità di saper valutare il contesto geo-morfologico, urbano, paesaggistico,storico e artistico nel quale l'intervento deve essere inserito. A tal fine la formazione di un Architetto non potrà mai essere "specialistica" proprio per la molteplicità degli aspetti che investe ogni singolo progetto. Non si capisce la "necessità"di dover adeguare una professione che riveste una propria particolare specificità a quella di alcune professioni che per loro natura devono necessariamente essere articolate in diversi settori specialistici. Questo processo di "Americanizzazione" della professione, rafforzato anche dall'introduzione della laurea breve, svilisce il corso di laurea, la formazione ed il ruolo dell'Architetto riducendolo ad una mera figura di "tecnico" specializzato.
Architetto Andrea Balsimelli

08/03/2006 15.08: due aspetti, una conclusione.
Aristotele chiama va architetto colui che, in ciascuna arte, comanda l'attività di tutti gli altri interpretandola e guidandola verso il fine della cosa che si intende produrre; nel caso della navigazione l'architetto è il capitano della nave. Ciò non tanto per il carattere fisiologico di coordinatore delle figure del processo edilizio che l'architetto inevitabilmente assume, ma quanto per ciò che precisa anche il collega Balsimelli, cioè che la formazione dell'architetto, essendo ad ampio spettro, "ha un carattere multidisciplinare perchè l'esercizio dell'attività richiede anche la capacità di saper valutare il contesto geo-morfologico, urbano, paesaggistico,storico e artistico nel quale l'intervento deve essere inserito". Ciò per quanto riguarda il primo aspetto, che definirei logico e proprio per la natura della preparazione accademica prevista dal taglio del nostro corso di laurea (almeno per quanto mi riguarda). Il secondo, più terra-terra se vogliamo, è il profilo legale: appare chiaro che a coloro che hanno fatto domanda nei tempi opportuni per essere iscritti in tutti i settori e che l'hanno formalmente ottenuta, non può certo essere tolto il titolo rilasciato. Pertanto e' a dir poco reale, se non matematico, il rischio che i potenziali cancellati facciano ricorso contro l'Ordine per i danni subiti. Sono certo che tutti gli iscritti confidino in un operato esemplare dell'Ordine che li rappresenta e li tutela, volto a riaprire le iscrizioni ai settori dell'Albo a coloro che ne faranno richiesta, poichè chi l'ha già fatta ed è stato iscritto non ne ha bisogno.
arch. Valerio Vetriani

09/03/2006 10.58: Essere o non essere, questo é il problema
La vicenda ha ancora una volta rivelato la mancanza di chiarezza della riforma in ordine alle competenze da riconoscere agli architetti già iscritti all'albo prima della riforma stessa. Infatti se agli stessi si dovessero riconoscere unicamente "le attività già stabilite dalle disposizioni vigenti nazionali ed europee per la professione di architetto, ed in particolare quelle che implicano l'uso di metodologie avanzate, innovative o sperimentali", cioé quelle previste per gli iscritti al settore "architettura", resterebbero discriminati dalla riforma perché li escluderebbe dalle attribuzioni dei paesaggisti, pianificatori e conservatori. Ciò implicherebbe che la riforma non si sia limitata soltanto a modificare ed integrare le competenze già previste dalle normative degli albi professionali ma abbia addiritttura introdotto nuove figure e nuove competenze professionali come quelle dei paesaggisti, pianificatori e conservatori; intoducendo nuove competenze che sarebbero sorte non per legge ma per regolamento. Questa interpretazione renderebbe evidente l'eccesso di delega del DPR 328-2001, perché la delega contenuta nella legge L. 14-1-1999 n.4 riguardava "determinazione dell'ambito consentito di attività professionale ai titolari di diploma" e "istituzione di apposite sezioni degli albi" e non certamente l'istituzione di nuove figure professionali. Per rendere giuridicamente corrette le previsioni del regolamento disposte col DPR328-2001 occorre chiarire che tutte le competenze riconosciute agli iscritti nei tre settori della Sezione A, erano in precedenza riconosciute agli iscritti dell'albo degli architetti. Questo si potrebbe ottenere con una norma di interpretazione autentica che disponga quanto segue: "L'articolo 19 primmo comma del DPR 5-06-2001 n.328 va interpretato nel senso che gli attuali appartenenti all'ordine degli architetti sono iscritti nella Sezione A, settore architettura e possono svolgere oltre le attività previste anche quelle degli altri settori
Simone Accorso Caroli

22/03/2006 16.08: Allucinante
Mi sembra assolutamente allucinante questa notizia. Non è corretto tutto ciò nei confronti degli architetti v.o. che hanno speso molti dei loro anni di vita per acquisire una laurea e ad oggi non possano neanche fregiarsi di un titolo per il quale hanno studiato, non tanto per il titolo in sè, quanto per la cultura in materia acquisita tramite specifici esami, obbligatori per giunta, del proprio corso di laurea. Senza questa estensione del titolo e nel'ottica della tutela della committenza rispetto alla nostra pofessionalità, come faremo a distinguerci dalle nuove lauree che tranne nel caso della 3+2, non possono necessariamente aver creato le stesse competenze?
AVi architetto

28/03/2006 12.14: Ambedue le opzioni.
Personalmente penso sia il caso di attivare entrambe le opzioni. Sia il ricorso al Consiglio di Stato sia la riapertura dell'iscrizione ai settori dell'Albo per i professionisti V.O. Questa vicenda oltre a essere di dubbio profilo giuridico è anche uno svilimento ed una presa in giro della nostra figura professionale per come si è evoluta nei decenni passati. Urge una forte presa di posizione per affermare la dignità del nostro Ordine e del nostro ruolo e per smascherare i neo corporativismi di chi, laureato con il v.o. si fa forza di questa vicenda nell'illusione di crearsi riserve di caccia protette.
Francesco Maria Nimis


data pubblicazione: martedì 7 marzo 2006
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Professione Iscrizione ai settori pianificatori, paesaggisti e conservatori