Gli ultimi giapponesi e la guerra per la tariffa

DL Bersani

Mercoledì 2 agosto, Decreto Bersani approvato definitivamente dal Parlamento: tariffa non più inderogabile. Risultato scontato da almeno 4 anni, dopo che il rapporto Monti della UE aveva denunciato l’Italia come il Paese UE che ha la maggiore protezione delle professioni e pertanto una minore possibilità di concorrenza. Una procedura d’infrazione è in corso da tempo contro l’Italia per le tariffe professionali. Siamo alla seconda messa in mora. Si sa che le procedure si possono concludere con multe molto pesanti a carico del Paese accusato. Inoltre il rapporto UE aveva chiarito che le leggi nazionali non sono applicabili se sono in contrasto con le regole UE sulla concorrenza.

 

Le tariffe degli architetti negli altri paese UE. Non vi sono tariffe approvate per legge nazionale in nessun Paese. Vi erano tariffe riconosciute, ma non per legge,  in Francia , Spagna, Austria. Tali tariffe sono state abolite nel 1986 in Francia, nel 1991 in Austria, nel 1997 in Spagna. Questi paesi le hanno abolite sia per il settore pubblico che per quello privato. In Inghilterra, Irlanda, Olanda, Svezia, Norvegia, Finlandia, Danimarca non ci sono mai state tariffe obbligatorie per legge (o di altro tipo). Mi risulta che in Spagna, negli anni ’90 il Consiglio nazionale spagnolo ha cercato di mantenere la tariffa almeno nel settore pubblico, ma non ci è riuscito. Forse ci sono tariffe fisse in Germania, ma comunque non sono stabilite da legge nazionale, ma a livello di Lander (regione) e quindi diverse tra loro.

 

Come gli ultimi soldati giapponesi nella foresta, è stata combattuta dal 2002 al 2006 una battaglia già persa da quindici anni. Nessuno ha dimostrato che la tariffa minima garantisca la qualità della progettazione. Sembra anche strano che con questa motivazione il CNAPPC chieda di mantenere la tariffa inderogabile nei lavori pubblici. Perché, in primo luogo, se fosse vero che la qualità della progettazione dipende dalla tariffa, ciò non varrebbe anche per i lavori privati? In ogni caso, un cattivo architetto farà un progetto scadente anche se viene pagato a peso d’oro. Il vero problema è di evitare gare al massimo ribasso con offerte anomale. Occorre usare il sistema dell’offerta economicamente più vantaggiosa, riducendo il peso dell’offerta di parcella per evitare che l’incarico vada affidato solo in base al ribasso di tariffa. Ma bisogna non ostacolare la concorrenza, che è uno dei criteri base del mercato e dell’Unione Europea.

 

Problemi forse risolvibili con una trattativa con il Ministero delle Infrastrutture  nel quadro delle modifiche al Codice degli appalti proposte da Di Pietro. Ma l’atteggiamento inutilmente “barricadero” assunto sulla tariffa dal Consiglio nazionale architetti può essere di ostacolo nel momento di trattare con il Governo un tema realmente importante per la qualità dell’architettura: quello dell’affidamento delle progettazioni pubbliche alle imprese. Gli atteggiamenti corporativi non premiano.

 

E’ stato un errore l’accettazione supina dell’affidamento della progettazione alle imprese: la prima volta con la legge 1.8.2002 n.166. La seconda volta con il Codice degli appalti Dlgs 163/2006. E’ probabile che il passato Governo offriva ai progettisti la inderogabilità della tariffa  come compenso per l’affidamento della progettazione alle imprese. Forse che tale bilanciamento favoriva la qualità della progettazione?

 

di Enrico Milone, architetto
del 03.08.06

 

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Commenti

04/08/2006 09:38: elogio della concorrenza?
bene, il cadavere della tariffa è stato sepolto, mi chiedo dove erano ordini e consiglio nazionale quando la progettazione è stata scippata a favore delle imprese, o degli uffici tecnici dei comuni, e soprattutto dove erano nei decenni passati (tanti) quando tanta progettazione ci è stata sottratta da geometri, ingegneri vari, periti industriali e agrari. In Italia la tanto esaltata concorrenza esiste da sempre (e solo al ribasso, con tali concorrenti) basta girare il paese, per accorgersene, fuori dalle mostre imperdibili, dai dotti consessi, o dalle giurie dei grandi concorsi. La qualità degli ambiti urbani, e del paesaggio circostante è a dir poco sconcertante, e non dipende da una tariffa o dall'altra, ma da una concorrenza non vagheggiata, ma vera e sleale, ancora oggi auspicata, ma che esiste già, tollerata da sempre dallo stesso "stato" e dallo stesse istituzioni ordinistiche che oggi ci raccontano di messe in mora, di multe, e di Paesi dove le tariffe non esistono!
Clemente Baccarini

28/08/2006 19:20: il progetto al "centro"
Concordo pienamente con l'Arch. Milone. Far cadere il velo ipocrita delle tariffe minime allinea l'Italia all'Europa e non peggiorerà la qualità media, e già largamente mediocre, dell'architettura italiana sia pubblica che privata. Tale già in presenza della tariffa minima inderogabile anche prima della nuova legge sui LL.PP. Questa ulteriore ipocrisia va combattuta, a mio avviso, con altri strumenti. In primo luogo conferendo il giusto significato alla progettazione. separandola dalla disciplina che regolamenta i lavori, ovvero la realizzazione delle opere, predisponendo un articolato legislativo che ponga il progetto al centro. Favorendo in prima istanza il diffuso ricorso ai concorsi (che allo stato attuale le amministrazioni devono ancora imparare a bandire!) Favorendo una legge che specifichi parametri per la scelta dei progettisti che “pesi” l’offerta economica con quella metodologica, tecnica e il contenuto innovativo dell’idea proposta; che metta in secondo piano la “dimensione aziendale” stabilendo degli scaglioni di ammissibilità in base al fatturato ed alla dimensione dell’opera. Una legge che dia le regole perché non sia il prezzo il parametro oggettivo per l’individuazione del professionista, che elimini la buffonata degli elenchi dei professionisti per il sottosoglia e che faccia partecipare le idee e non garantisca gli incarichi agli amici (non è così? Mi sono perso qualcosa?). In pratica, mettendomi nei panni di una amministrazione, fisserei degli obbiettivi di qualità da raggiungere, dei criteri e dei vincoli da rispettare nella progettazione, determinerei l’impegno orientativo di spesa chiedendo delle soluzioni da illustrare attraverso una relazione e verificherei la corrispondenza alle richieste (60 punti), verificherei la congruità del fatturato del professionista e la regolarità contributiva con l’impegno orientativo di spesa, così che un giovane e bravo non si trovi a confrontarsi con una srl di livello nazionale (20 punti), raccoglierei e valuterei i curricula dei partecipanti anche in merito all’aggiornamento professionale certificato (15 punti), le offerte economiche (5 punti). Sul fronte dell’iniziativa privata invece, si potrebbe conferire un nuovo ruolo ed una maggiore forza, libertà di azione e credibilità alle commissioni comunali in ragione e a difesa della qualità dell'architettura e del paesaggio. Queste, ad oggi, non mi pare rappresentino alcun baluardo allo scempio ed allo strapotere dei costruttori che notoriamente replicano, fin quando possono, lo stesso progetto saturando le periferie di volgarissime “villazze” e palazzotti più o meno uguali e bruttarelli, molto al di sotto della qualità media diffusa nelle periferie di altri paesi della Comunità. Senza tenere in alcun conto gli spazi pubblici. Molto altro sarebbe da dire sulla possibilità da parte degli enti locali di procedere alla progettazione e sulla impreparazione dei tecnici sul piano progettuale e di management.
Roberto Zompì

12/09/2006 18:31: le battaglie inutili
Di battaglie perse siamo espertissimi, prima fra tutti quella sulla qualità dell'architettura, in un paese che non tiene in nessun conto non solo la qualità ma nemmeno la decenza. L'ultima cosa di cui sentiamo il bisogno è il trascinarsi di questa sterile polemica sulle tariffe minime. Gli argomenti su cui i nostri organismi istituzionali dovrebbero impegnarsi non macano di certo: bandi truccati, elenchi fasulli, ulteriore introduzione di figure professionali (come se non ci fosse già abbastanza confusione), emarginazione di molti professionisti, la maggioranza, costretti a ritagliarsi a fatica minuscole fette di mercato, in cui la qualità della progettazione è l'ultima cosa richiesta. Visti i risultati ottenuti in difesa della categoria, ben venga l'abolizione di Ordini, Consigli Nazionali e quant'altro.
Vincenza Casalvieri

18/09/2006 16:35: Abolizione ordini ? si grazie.
Cara Vincenza colgo l'occasione per unirmi a te nell'ultima parte del tuo intervento. Sarà cosa gradita l'abolizione di ordini che non sono nemmeno in grado di difendere se stessi. Ps. un saluto al nostro beneamato Presidente Schiattarella che mi è stato detto al seguito della mission-impossible di Prodi in Cina ! (facci sapere Presidente cosa abbiamo ottenuto in Cina quando torni...) ciao
arch. Claudio Flabiano

23/09/2006 22:49: che concorrenza sia.......
Sono parzialmente convinto, cito Milone, che non è la tariffa che fa i buoni progetti, e che i cattivi architetti fanno progetti brutti anche se pagati bene; sono invece completamente convinto che ci sia bisogno di una sana concorrenza nel mercato italiano. Il decreto Bersani penso abbia tracciato l'inizio di un difficile percorso che dovrà essere completato con importanti riforme sulla gestione degli appalti e sul ruolo degli enti pubblici nel processo programmatico e di controllo della qualità. Spero che questo decreto serva veramente a costruire un dibattito che non si risolva nel gioco delle corporazioni annullando anche quel poco di buono che ne potrebbe derivare. Fondamentalmente non sono affatto convinto che nelle gare di progettazione il peso dell'offerta economica debba essere del 5-10%; credo anzi che l'offerta economica debba avere un peso fondamentale nella valutazione dei progettisti, magari garantendo il controllo delle offerte anomale; solo questo garantirebbe veramente una sana concorrenza, favorendo sistemi flessibili di imprenditorialità, oltre che l'accesso di giovani professionisti al mercato del lavoro; ridurre il peso dell'offerta economica significa perpetuare il sistema clientelistico degli incarichi senza garantire assolutamente, come dimostrato da oltre 15 anni di concorsi in Italia, il livello della qualità architettonica; d'altronde non abbiamo detto che non è il prezzo della tariffa che fa la qualità architettonica? E allora se deve essere concorrenza che concorrenza sia............. ma veramente, o avremo buttato un'altra occasione.
arch. Massimo Cardone

03/10/2006 14:49: Se il mio prodotto fosse uguale al tuo…
Caro collega Cardone, sono completamente in accordo con quello che scrivi in riferimento all’affermazione del Collega Milone, “non è la tariffa che fa i buoni progetti”. Ed infatti la tariffa può regolare il costo di un servizio tecnico in riferimento ad una classe d’opera, non può certo valutare o dare indicazione della qualità del progetto. Per questa ragione sostengo che l’offerta economica debba avere un peso minore nella valutazione ai fini di gara rispetto ad altri parametri. Tuttavia un servizio tecnico, codificato e analogo nella sostanza, lo possono fornire architetti ingegneri, geometri, agronomi ed in generale tutti gli operatori abilitati, ciò consente di porre tutti i soggetti sul mercato, in libera concorrenza. Ma il progetto è un’altra cosa, se vogliamo, è l’oggetto espresso attraverso il servizio tecnico. A mio parere, questo dipende dalla sensibilità, dalla componente creativa, dall’intuizione, è la somma del bagaglio delle esperienze culturali è la capacità di interrelare concetti complessi, di incrociare conoscenze è l’essenza stessa dell’architettura di un opera… questa espressione è ciò che ci rende diversi ma non necessariamente migliori o peggiori l’uno dall’altro, solo diversi (dato che giuridicamente ci sono riconosciute identiche capacità a fronte di un percorso formativo confrontabile). Come si fa allora, a mettere in concorrenza questa essenza che è fondamento della qualità dell’architettura se non attraverso il confronto delle idee? Il problema della concorrenza è in realtà modesto a fronte della necessità di affrontare la questione del riordino complessivo dell’ambito di operatività professionale e, quindi, della esclusività delle competenze delle categorie di operatori. Minimo davanti alla necessità di riformare il mercato a partire dalla costruzione delle regole che compongono l’offerta e la conseguente necessità di informare la domanda. La concorrenza viene da se… sulle idee prima e sul denaro poi, almeno in ambito pubblico
Arch. Roberto Zompì

04/10/2006 17:48: caro collega zompì
forse le mie parole sono state fraintese; non vorrei passare per un liberista dell'ultima ora che vede nella libera offerta un metodo per emergere professionalmente; purtroppo le mie riflessioni son nate dalle prime conseguenze del decreto bersani, ovvero bandi con ribasso illimitato che hanno come unico risultato, proprio per il basso peso dato all'offerta economica, di affidare incarichi esattamente allo stesso modo di prima ma a costo minore...... questo si che è grave....... e si! perchè se il 95% o il 90% è affidato a criteri quali curriculum e offerta metodologica è lampante l'immutabilità del mercato, ovvero il decreto ha fallito completamente, non ha per niente aiutato a rivitalizzare il mercato, ma ha provocato unicamente una diminuzione del corrispettivo. Personalmente non ritengo che una diminuzione del corrispettivo diminuisca la qualità dell'architettura, e d'altroltre ormai mi sembra un problema superato, dato che la comunità europea era all'ultimo avvertimento ufficiale rispetto al caso anomalo italiano. La cosa che auspico è che ci sia, e in questo sono completamente d'accordo con te, una riforma importante sul sistema della gestione degli affidamenti degli incarichi e delle pubbliche amministrazioni. Quello di cui sono stracerto è che non ci aiuterà nasconderci dietro la qualità architettonica, o dietro protezionismi che sappiamo banditi dalla comunità europea. La concorrenza sui geometri la dobbiamo guadagnare sul campo e non dietro protezionismi, abbiamo molto da recuperare perchè molta della classe professionista attuale non rende giustizia alle capacità professionali della figura dell'architetto. E' sull'immagine dell'architetto che dobbiamo lavorare, senza diventare per forza uomini da copertina, e su questo l'ordine potrebbe fare di più..........
arch. massimo cardone

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data pubblicazione: giovedì 3 agosto 2006
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