Approvazione del Codice degli Appalti

rassegna stampa

Approvato il nuovo codice degli appalti

Il Consiglio dei ministri ha approvato il Codice degli appalti che riunisce la materia in circa 250 articoli, abrogando 29 fra leggi e regolamenti e un centinaio di articoli sparsi in 30 provvedimenti legislativi. Lo ha annunciato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi al termine del Consiglio dei ministri. «Siamo i primi in Europa - sottolinea il premier - ad approvare il codice degli appalti pubblici relativo a lavori, servizi e forniture, in attuazione di due importanti direttive europee». Il nuovo codice, segnala il premier, fortemente atteso dalle imprese, snellisce le procedure, conferisce trasparenza e dimezza i tempi per l’avvio di contratti di acquisizione di beni e servizi o di opere pubbliche, con una «monumentale delegificazione». (...) 

 

 

di Nicoletta Cottone
da Sole 24ore.com del 23.03.06


Via al codice degli appalti. Regole semplificate su lavori, servizi e forniture. Il Consiglio dei ministri approva il riordino di 29 leggi - Due mesi per l'entrata in vigore. Meno peso al «massimo ribasso», saltano i paletti sugli affidamenti senza gara a Spa pubbliche.

 

La semplificazione. Il Consiglio dei ministri ha approvato ieri il codice degli appalti per lavori pubblici, servizi e forniture: 257 articoli e 22 allegati che cancellano 29 leggi emanate dal 1865 a oggi. Ora il provvedimento, su cui avevano espresso un parere fortemente negativo le Regioni, va alla firma del presidente della Repubblica. L'entrata in vigore è prevista sessanta giorni dopo la pubblicazione in «Gazzetta».

I lavori pubblici. Le novità principali riguardano il settore delle opere pubbliche, dove saltano due cardini della legge Merloni: il massimo ribasso come unico criterio di aggiudicazione e la separazione netta fra progettazione e realizzazione dei lavori, che potranno essere affidati a un solo soggetto.

I cambiamenti mancati. I 200 emendamenti approvati dalla prima versione hanno però notevolmente ridimensionato la portata innovativa del codice. Stralciato ieri, invece, l'articolo che avrebbe limitato notevolmente l'affidamento senza gara «in house», dagli enti pubblici alle proprie società.

 

Approvato il Testo che accorpa le leggi su lavori pubblici, servizi e forniture - Tempi più brevi per l'accesso alla categoria. Regole flessibili per gli appalti. Nessuna decisione sulle attività «in house».

ROMA - Il Governo ha varato ieri il Codice degli appalti pubblici: 257 articoli e 22 allegati che sostituiscono 29 leggi in materia di lavori pubblici, servizi e forniture.
Nel settore dei lavori pubblici le novità più rilevanti, anche se il Codice ha perso per strada gran parte delle norme dirompenti contenute nella prima proposta tecnica della «commissione De Lise» e nella prima approvazione del Consiglio dei ministri. Da allora sono stati approvati oltre duecento emendamenti, proposti in gran parte dal viceministro alle Infrastrutture, Ugo Martinat, a conti fatti il vero padre del codice. Molti emendamenti sono serviti anche per recepire il rigoroso parere espresso dalla commissione Ambiente della Camera.

Commenti e reazioni. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha esaltato ieri l'aspetto della semplificazione: «Dimezzeremo i tempi della spesa pubblica», ha detto con una valutazione che molti operatori considerano ottimistica. Il giudizio delle imprese è comunque positivo, dopo le modifiche introdotte: all'Ance (costruttori), ieri si è associato anche il giudizio positivo dell'Oice (società di ingegneria) proprio per le modifiche introdotte che ridanno trasparenza al settore della progettazione.

Per il ministro delle Politiche comunitarie, Giorgio La Malfa, «l'Italia è il primo Paese a recepire le direttive sugli appalti». Anche per il ministro delle Infrastrutture, Pietro Lunardi, si tratta di un «provvedimento storico».

Di tutt'altro segno il commento della Verde Anna Donati, per cui il provvedimento «resta incostituzionale per eccesso di delega». Conviene ricordare, anche in vista della firma del presidente della Repubblica, che pure le Regioni hanno espresso un parere fortemente negativo e che il Consiglio di Stato non ha mancato di sottolineare come questo dissenso crei un rischio di incostituzionalità per il provvedimento. Non è escluso, quindi, che anche in questo caso, come già successo per il Codice ambientale, Ciampi possa muovere dei rilievi. Da segnalare, inoltre, che l'entrata in vigore sarà comunque lenta (60 giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale) e darà la possibilità al nuovo Parlamento di intervenire in corsa.

Le novità. Restano nel Codice alcuni significativi aggiustamenti e accelerazioni di tendenze normative già in atto, mentre fanno l'esordio alcuni nuovi istituti recepiti dalle direttive europee 17 e 18 del 2004 che il Codice recepisce. Tra gli aggiustamenti più importanti: la definitiva marginalizzazione del «massimo ribasso» per le gare di lavori, a favore di criteri che accrescono la discrezionalità delle stazioni appaltanti (offerta economicamente più vantaggiosa); l'inserimento dell'esclusione automatica delle offerte anomale per le gare sotto i 5,2 milioni (a discrezione delle stazioni appaltanti); l'ampliamento delle possibilità di affidare con lo stesso appalto e alla stessa impresa progettazione e costruzione; la possibilità per i costruttori di realizzare opere di urbanizzazione primaria a scomputo direttamente, senza gara o in veste di promotore. Tra i nuovi istituti mutuati dalle direttive: le aste ordine, l'avvalimento, il dialogo competitivo e l'accordo quadro (si veda l'articolo in basso).

Vanno ricordati, infine, alcuni blitz mancati: l'ampliamento della fascia delle opere da affidare come lavori in economia e quindi senza gara; l'ampliamento delle trattative private anche nel settore delle progettazioni, per cui, anzi, l'emendamento Martinat porta ora a un accrescimento della trasparenza e della concorrenza, con il metodo della gara informale a cinque per i progetti di valore inferiore a 100mila euro.

La riunione del Consiglio dei ministri di ieri ha introdotto una sola modifica: lo stralcio dell'originario articolo 15, che poneva drastici paletti all'appalto in house. La norma consentiva questa forma di affidamento diretto e senza gara solo nel caso la società controllata dall'ente pubblico svolgesse «esclusivamente» attività per lo stesso ente proprietario. Una norma che non piaceva ad alcune società pubbliche, come per esempio Sviluppo Italia. L'alternativa presa in considerazione, di affidare senza gara alle società che svolgevano «prevalentemente» attività per l'ente proprietario, avrebbe invece allargato di molto la possibilità dell'appalto in house. Alla fine il Governo ha preferito non decidere, lasciando la giurisprudenza della Corte di giustizia Ue a definire i criteri di interpretazione.

I costruttori dell'Ance soddisfatti per il varo. Piena soddisfazione dell'Ance per l'approvazione del Codice degli appalti, «una operazione molto importante e anche positiva», dice il direttore generale, Carlo Ferroni. Gli elementi che l'Ance maggiormente apprezza del Codice sono «i chiarimenti di competenza legislativa fra Stato e Regioni, l'ampliamento della possibilità di progettare ed eseguire, la soluzione per le opere a scomputo». Positivo anche il recepimento della norma europea dell'avvalimento, «con la responsabilità solidale delle due imprese».

L'Ance lamenta invece lo stralcio della norma che avrebbe definitivamente limitato l'appalto in house a pochi casi. «Un'esclusione sorprendente - dice Ferroni - visto che c'era stata una richiesta di entrambe le Camere».

LE MAGGIORI NOVITÀ

  • Alternative al massimo ribasso. Si amplia la possibilità di ricorso al criterio di aggiudicazione della offerta economicamente più vantaggiosa, con maggiore discrezionalità alle stazioni appaltanti nella scelta dell'appaltatore.
  • Opere a scomputo. Per le opere di urbanizzazione primaria, il nuovo Codice evita la gara, nonostante le indicazioni Ue: le opere sotto soglia (cioè sotto i 5,2 miliardi) potranno essere affidate direttamente al costruttore senza gara; per quelle sopra soglia il titolare della licenza edilizia di costruire potrà proporsi come "promotore" del project financing.
  • Progettazione. Gli emendamenti Martinat hanno evitato l'innalzamento della soglia nella trattativa privata, da 10rnila a 220mila euro, per gli affidamenti d'incarico di progettazione. La soglia per la procedura negoziata è stata riportata a 10Omila euro, con il nuovo obbligo di procedere a una gara informale almeno a cinque.
  • Appalto integrato. Si amplia il tipo d'appalto che consente di affidare allo stesso soggetto progettazione e realizzazione dei lavori.
  • Dialogo competitivo (non per general contractor). Debutta l'istituto europeo del dialogo competitivo, che consente alle stazioni appaltanti di consultarsi con le imprese sul progetto prima di avviare il confronto sul prezzo. Sono esclusi da questa novità i generai contractor e le opere della legge obiettivo.

 

di Giorgio Santilli
da Sole 24ore del 24.03.06


IL CDM DA' IL VIA LIBERA AL NUOVO CODICE DEGLI APPALTI

 

(AGI) - Roma, 24 mar. - Il Consiglio dei ministri ha approvato ieri il codice degli appalti per lavori pubblici, servizi e forniture. Si tratta di 257 articoli e 22 allegati che - informa il Sole-24 Ore - cancellano 29 leggi emanate dal 1865 a oggi. Ora - spiega Il Sole - il provvedimento, su cui avevano espresso parere fortemente negativo le Regioni, va alla firma del presidente della Repubblica. Le novita' principali riguardano il settore delle opere pubbliche, dove - riferisce il quotidiano economico - saltano due cardini della legge Merloni: il massimo ribasso come unico criterio di aggiudicazione e la separazione fra progettazione e realizzazione dei lavori, che potranno essere affidati a un solo soggetto.

 

da La Repubblica.it del 24.03.06


Via libera a Codice appalti e Agenzia turismo

 

"Abbiamo approvato, primi in Europa il codice degli appalti pubblici relativi a lavori e servizi". Lo annuncia al termine del Consiglio dei ministri, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusoni, secondo il quale si tratta di "un'opera di delegificazione assolutamente monumentale, uno degli interventi più importanti della legislatura". Per Berlusconi, il "nuovo codice snellisce le procedure, dà trasparenza e dimezza il tempo necessario per l'avvio dei contratti di acquisizione di servizi o altri prodotti e per l'avvio delle opere pubbliche". Il Consiglio approva anche il regolamento che trasforma l'Enit in Agenzia Nazionale del Turismo. 

 

da Il Denaro del 24.03.06


Appalti, addio al prezzo più basso

 

Sparisce la separazione fra progettazione e costruzione, si abbandona il criterio di aggiudicazione del prezzo più basso, si definisce una disciplina per le opere a scomputo; restano invece in piedi i paletti della legge Merloni, confluiti nel Codice, per quanto riguarda i lavori in economia e la licitazione privata semplificata. Sono questi, al netto dei nuovi istituti di diritto comunitario (aste elettroniche, awalimento, centrali di committenza) i più significativi cambiamenti che, nel settore dei lavori pubblici, il Codice degli appalti pubblici apporta all'attuale disciplina dell'ancora per poco vigente legge 109/94.

LA SEPARAZIONE FRA PROGETTAZIONE E COSTRUZIONE. Per le grandi opere ci aveva già pensato la legge obiettivo a superare il principio generale della legge 109/94, prevedendo l'affidamento al contraente generale della progettazione definitiva ed esecutiva unitamente all'esecuzione con qualsiasi mezzo dei lavori oggetto dell'affidamento. Per le opere ordinarie, invece, il codice De Lise interviene pesantemente a scardinare i paletti della legge quadro sui lavori pubblici. Innanzitutto saltano completamente i limiti che consentono il ricorso al cosiddetto «appalto integrato».

Viene infatti soppressa dell'attuale casistica prevista dall'art. 19, comma 1, lettera b che consente l'affidamento congiunto di progettazione e costruzione per lavori fino a 200.000 euro, o oltre i 10 milioni di euro (per lavori ad elevata componente tecnologica o impiantistica e per le manutenzioni e gli scavi archeologici); il Codice stabilisce quindi che la stazione appaltante potrà utilizzare quando vuole un appalto con contenuti di progettazione e di realizzazione di lavori (àrt. 53, comma 1).

In secondo luogo si prevede una nuova tipologia di appalto integrato che ha in se i connotati di un appalto-concorso. Il contratto previsto dal Codice ha infatti sempre ad oggetto la progettazione esecutiva e la realizzazione dei lavori, con la differenza che l'amministrazione porrà a base di gara un progetto preliminare (invece di un definitivo) e chiederà ai concorrenti di presentare in sede di offerta il progetto definitivo che sarà, evidentemente, valutato dalla commissione di gara insieme all'offerta economica. Infine un ultimo elemento che si colloca nel segno del superamento della separazione fra progettazione e costruzione risiede nell'introduzione del nuovo istituto del dialogo competitivo che, pur previsto per appalti di natura particolarmente complessa, vede lo sviluppo in progress e in collaborazione fra amministrazione e imprese partecipanti al dialogo, di una soluzione progettuale che dovrà essere definita fino al punto di rendere possibile «offerte contenenti tutti gli elementi richiesti e necessari per l'esecuzione del progetto».

Pur non essendo ben chiaro quale potrà essere il livello di definizione finale del progetto sul quale si formula l'offerta, la fase progettuale sarà comunque gestita dai concorrenti insieme alla stazione appaltante per poi finire, soltanto in parte, all'interno dell'oggetto del contratto finale.

CRITERI DI AGGIUDICAZIONE. La Corte di giustizia con sentenza del 7 ottobre 2004 (causa C-247/02) aveva stabilito che la legge quadro sui lavori pubblici non era conforme al diritto comunitario in quanto violava l'art. 30 della direttiva 93/37/Cee. La norma nazionale (art. 21, comma 1), ancora vigente in attesa dell'entrata in vigore del nuovo Codice, impone infatti alle amministrazioni aggiudicatrici, nelle procedure di gara aperte o ristrette, il ricorso al criterio del prezzo più basso, privandole della possibilità di prendere in considerazione la natura e le caratteristiche di ogni appalto e di scegliere per ciascuno di essi il criterio più idoneo a garantire la libera concorrenza e ad assicurare la selezione della migliore offerta. L'effetto pratico della sentenza è stato quello di determinare la possibile disapplicazione della norma nazionale ritenuta contraria al diritto comunitario e, quindi, la libera utilizzazione del criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa nelle licitazioni private e nel pubblico incanto, al di là delle limitate eccezioni pur previste dall'art. 21, comma 1-ter, per gli appalti complessi. Di tutto ciò ha tenuto conto il Codice De Lise equiparando i due criteri.

OPERE A SCOMPUTO. Era uno dei punti non risolti della querelle che aveva visto contrapposta l'Italia alla Commissione europea nella procedura di infrazione che ha portato alle modifiche della legge comunitaria 2005. La soluzione individuata dal governo è stata quella di distinguere fra opere «primarie» (come le fognature e le strade, l'illuminazione) che possono essere realizzate direttamente dai privati senza gara laddove di importo inferiore ai 5,2 milioni di euro, e opere «secondarie» (e opere primarie sopra soglia) che saranno realizzabili con la procedure del promotore prevista dal Codice e mutuata dalla Legge Merloni.

LE «INCOMPIUTE». Nel Codice non sono state inserite alcune disposizioni che, previste nella versione approvata in via preliminare all'inizio dell'anno, avrebbero rappresentato un ancora più netto cambio di rotta rispetto all'attuale legge quadro sui lavori pubblici. È il caso, ad esempio, dell'innalzamento della soglia per affidare lavori in economia che doveva passare da 200.000 euro a 500.000 euro, se non che il Consiglio di stato l'ha ritenuta in palese eccesso di delega.

Stessa sorte è anche toccata alla disposizione sulla licitazione privata semplificata, per la quale il governo aveva previsto un aumento da 750.000 a 1.500.000 euro del limite massimo fino al quale si poteva utilizzare questa procedura. Infine è stata anche abbandonata la scelta di aumentare fino alla soglia comunitaria dei 211.000 il limite per affidare senza gara incarichi di progettazione. Nella versione finale fino a 100.000 euro si procederà con una gara informale fra almeno 5 soggetti e, al di sopra di tale soglia si sceglierà con procedura a rilevanza comunitaria.

Codice in agrodolce - Le norme che hanno più innovato rispetto alla Legge Merloni e le «incompiute». Superamento del principio di separazione fra progettazione e esecuzione dei lavori attraverso la liberalizzazione dell'appalto integrato e la possibilità di presentare in offerta il progetto definitivo.

  • Equiparazione del criterio del massimo ribasso a quello dell'offerta economicamente più vantaggiosa.
  • Previsione di una disciplina per le opere di urbanizzazione a «scomputo».
  • Non sono state approvate le norme sugli affidamenti fiduciari, sull'innanlzamento del tetto per i lavori in economica e per la licitazione privata semplificata.

Prime richieste di correzioni. Il giorno dopo l'approvazione del codice De Lise sugli appalti partono le prime richieste di correzione del testo. L'Ancst-Legacoop ha accolto con favore il varo, ma a suo giudizio «serve una correzione del testo, o almeno un chiarimento con una circolare non reticente». «Siamo rispettosi delle questioni di metodo sollevate dalle regioni e dal parlamento, che sono anche le nostre perché la consultazione ufficiale delle organizzazioni di impresa è stata assolutamente scarsa, e tuttavia», afferma in una nota il presidente Franco Tumino, «diamo un giudizio complessivamente positivo del Codice, del quale vi era comunque assolutamente ed urgente bisogno. In ogni caso», avverte Tumino, «il testo del Codice dovrà essere corretto, anche su altri versanti che appaiono inadeguati o incompleti: tra questi, la
non chiarezza sui limiti alla possibilità delle società pubbliche di partecipare alle gare, l'incompletezza del testo in materia di criteri per il controllo delle offerte anomale, e lo scarso peso dato ai criteri sociali». «Il fatto che, sulla questione se imporre o meno restrizioni alla crescente pratica dell'affidamento in house da parte delle amministrazioni pubbliche, il consiglio dei ministri non abbia deciso si potrebbe rivelare anche un bene, perché la materia viene così lasciata alla giurisprudenza della Corte Ue, orientata a favorire lo sviluppo della concorrenza nell'economia europea», dice invece Ennio Lucarelli, presidente di Aitech-Assinform nel commentare la decisione del governo di stralciare l'articolo 15 dal testo del Codice degli appalti pubblici che riguardava l'affidamento in house.

 

di Andrea Mascolini
da Italia Oggi del 25.03.06

 

invia la tua opinione!


 

 



 

vedi anche:

L'Ordine di Roma contro il Codice degli Appalti

intervento del presidente Amedeo Schiattarella

Soltanto 16 le regole di derivazione Ue

nuovo codice degli appalti

Criteri di affidamento incarichi

Rotazione degli incarichi e non più di uno all'anno

Il codice degli appalti azzera la Merloni

approvato, in via preliminare, dal Governo

Appalti, varato il nuovo codice

breve rassegna stampa

E' andata in crisi la cultura del progetto

L'appello dei 35 architetti italiani

Appalti, cambia il metodo

qualità al posto del "massimo ribasso"


data pubblicazione: lunedì 27 marzo 2006
architettiroma è su twitter architettiroma è su facebook le istruzioni per iscriversi al feed RSS Iscriviti alla newsletter di architettiroma.it
Architettura sul web Approvazione del Codice degli Appalti