In merito a "Il Paese fondato sulle corporazioni"

rettifiche ufficiali all'articolo

Riportiamo le reazioni pervenute all’Ordine degli Architetti PPC di Roma e Provincia  in merito all’articolo pubblicato su "La Repubblica" di Francesco Merlo il 03-07-06, posto in calce.

L’Ordine di Roma contesta quanto riferito nell'articolo in merito alle attività degli Ordini degli Architetti riservandosi di valutarne i contenuti e la possibilità di azioni in altre sedi.

Entrando nel merito tecnico e normativo si precisa che il visto di congruità sulle parcelle professionali non è obbligatorio e può essere richiesto sia dai privati che dalle Pubbliche Amministrazioni in caso di contenzioso o a garanzia della congruità del compenso in rapporto alla prestazione.

Nella quasi totalità dei casi è la Pubblica Amministrazione a richiedere al professionista, come atto necessario per la liquidazione della parcella, il visto di congruità a titolo certificatorio della correttezza del calcolo della tariffa e della corrispondenza al lavoro svolto.

L’Ordine di Roma applica una aliquota del 1% dell’importo della parcella liquidata. Tale somma viene di norma pagata dallo stesso professionista.

Non corrisponde pertanto a verità quanto riportato dal giornalista che dovrebbe provvedere a ricercare fonti più attendibili.


e-mail arrivata all'Ordine il  04.07.06, che si riporta integralmente

alla redazione di Repubblica
pc. Ordine deglii Architetti di Roma

 

Nell'articolo sul decreto  Prodi  sulle professioni di F.MERLO nella Repubblica del 3 luglio 2006, a proposito delle parcelle degli architetti , l'autore illustra una procedura del tutto falsa.

Non è vero che gli architetti devono  sottoporre di norma le proprie parcelle all' Ordine pagando  "il pizzo"  dell'1,5% prima di presentarla  al cliente, come afferma l'autore. La procedura della VIDIMAZIONE DELLA PARCELLA è una pratica straordinaria utilizzata solo in caso di contenzioso tra professionista e committente, e  quando serve una "perizia " di parte sulla corrispondenza tra progetto effettuato e parcella richiesta.La vidimazione è di fatto un servizio dell'Ordine in difesa dell'architetto in giudizio.

Prima di affermare cose non vere, e di fatto diffamatorie per gli Ordini , forse sarebbe meglio per un giornalista corretto informarsi.

con richiesta di pubblicazione.
arch. Mario Cocco


 

 e-mail arrivata all'Ordine il  04.07.06, che si riporta integralmente


A tutti i Presidenti
degli Ordini Architetti P.P.C. d'Italia

 

Invio il testo della lettera che ho spedito alla "Repubblica" riferito ad un articolo di Francesco Merlo pubblicato ieri sulle pagine del quotidiano.

Nullo Pirazzoli
Presidente dell'Ordine degli Architetti di Ravenna

 

Nel suo articolo di ieri Francesco Merlo afferma il falso quando dice che ogni parcella dell'architetto deve ottenere la vidimazione dell'Ordine e definisce "pizzo legale" i diritti di segreteria (che comunque vanno nell'attivo di bilancio a favore di tutti gli iscritti) che vengono determinati e posti a carico dell'iscritto.

Per quel che è la mia esperienza tale costo non ricade sul committente; se non quando sia stato il giudice a richiedere l'opinamento, obbligatotio in questo caso, ed il committente abbia perso una causa con l'architetto.

Stupisce tanta inesattezza e grossolanità nello scritto di un formidabile saggista sulle pagine di un grande giornale.

Nullo Pirazzoli
Presidente dell'Ordine degli Architetti di Ravenna

 


 

Si riporta di seguito l'articolo integrale in questione

LA STORIA - Il Paese fondato sulle corporazioni. Clan, clientele e tribalismo ristretto: il mestiere è diventato troppo spesso una famiglia allargata. Dal Medioevo al fascismo e alla Dc un Paese fondato sulle corporazioni. Nate come strumento di difesa, oggi sono un rifugio di privilegi. L'Italia è una nazione di "agevolati" di raccomandati inetti, dai banchieri ai macellai, dai giornalisti ai tabaccai, dai pizzicagnoli ai notai. In qualche università, come in quella di Bari per esempio, la successione nelle cattedre sembra la dinastia dei Luigi di Francia.

LA CORPORAZIONE non è di destra. Anzi, è la difesa di privilegi che spesso sono spacciati per conquiste sindacali. Ed è un'ingenua demagogia o, forse, un'insensatezza pura e semplice lasciar pensare che contro le liberalizzazioni, coraggiosamente iniziate dal governo Prodi, insorgerà il centrodestra, e che i tassisti romani daranno del comunista al ministro Bersani o che i farmacisti daranno la colpa alla falce e martello di Diliberto.

La verità è che, come ha scritto Eugenio Scalfari, siamo all'inizio – appena all'inizio – di un sano processo di smantellamento di rendite di posizione, di incrostazioni e di privilegi, che rendono più costosa e più pesante la vita quotidiana, dal prendere un taxi al comprare un'aspirina, dall'aprire un negozio al fare impresa.

Diciamolo più chiaramente: le liberalizzazioni sono il sogno dell'elettore di centrodestra, uno dei tradimenti del governo Berlusconi. E dunque il rischio non è certamente quello dei camionisti cileni e delle padelle in piazza. Il vero rischio, qualora il processo andasse davvero in fondo, potrebbe essere la reazione del sindacalismo senza se e senza ma, la tentazione del sindacalismo corporativo che difende come diritti dei lavoratori la vita comoda del topo nel formaggio.

D'altra parte, il corporativismo non è un oltranzismo o una deviazione sindacale, ma quella natura antica, prepotente e incapace di misurarsi con il mercato, in nome della famiglia, della clientela, del clan, per la salvaguardia delle prerogative e degli interessi costituiti, si tratti di pescivendoli che fanno incetta di licenze o di politici che si aumentano gli stipendi e mettono a carico degli italiani mogli, figli e parenti, tutti da eleggere nella corporazione dei parlamentari.
Qualche anno fa, raccomandato dal padre che era stato ministro, il figlio dell'onorevole Azzaro fu cooptato, anzi fu "in-corporato" come assessore nel Comune di Catania. Timido e mite, quel ragazzo, che non parlava mai, fu dall'architetto Giacomo Leone soprannominato «il muto agevolato». Ebbene, l'Italia è un paese di muti agevolati, di raccomandati inetti, dai banchieri ai macellai, dai giornalisti ai tabaccai, dai pizzicagnoli ai notai.

In Italia non si entra nei mestieri, vale a dire nelle corporazioni, se non per cooptazione familistica. Filo che unisce fascismo, regime democristiano e sindacato comunista, la corporazione in Italia è una famiglia allargata, è tribalismo ristretto, è cosca feroce.

Prendiamo gli architetti, per esempio. Ogni parcella che l'architetto presenta al cliente deve prima ottenere la vidimazione dell'Ordine degli architetti che preleva l'1,5 per cento - il pizzo? - dell'importo complessivo. E accade anche, nei casi peggiori, che qualche presidente dell'Ordine imponga un'aggiunta illegale al pizzo legale. È una funzione vessatoria, il cui costo ricade sul committente.

Spostatevi adesso in una qualsiasi facoltà universitaria e controllate le targhette dietro le porte delle stanze dei docenti. Certamente troverete inquietanti omonimie, proprio come nella Gea, la società del figlio di Moggi. Anzi, in qualche università, come in quella di Bari per esempio, la successione nelle cattedre sembra la dinastia dei Luigi di Francia, i quali si accanirono ben sedici volte, sino alla ghigliottina. Insomma, anche nelle università italiane prevale la logica del cognome, fondamento e garanzia della corporazione, e i figli subentrano ai padri nella titolarità degli insegnamenti in consapevole opposizione alle regole del mercato e con la faccia tosta di ritenere che il criterio cooptativo-corporativo assicura la qualità professionale.

In Italia tengono famiglia anche i vescovi, che sono una corporazione potentissima. E così in questura, tra i carabinieri, tra i commessi parlamentari e tra i bancari che addirittura per statuto lasciano il posto al figlio. Per non parlare dei giornalisti che spesso contrattano l'anticipo dell'uscita in pensione in cambio dell'assunzione di un familiare. Il tratto distintivo del mercato del lavoro, anche del lavoro usurante, non è il clientelismo, come qualcuno ha sostenuto, ma è il familismo, è la corporazione che si difende e si riproduce con la famiglia, è la premodernità come incapacità italiana di misurarsi con il mercato.

Liberare l'Italia dalle corporazioni non è un'istanza antifascista. Prodi non è Einuadi che prende le distanze dal lascito del sindacalismo corporativo del Ventennio. Il corporativismo infatti è un'eterna tentazione italiana che parte dalle Gilde medievali, passa per il sindacalismo delle leghe operaie, artigiane e contadine rosse e bianche, socialiste e cattoliche prima; per quello fascista dopo, e infine comunista.

Da strumento di difesa è diventato rifugio di tutti i privilegi, di tutti i ritardi e di tutti gli abusi che in alcuni settori del movimento operaio vengono inscritti nell'orbita dei Soviet.
Né una padella, né una piazza dunque per i tassisti, i notai, i farmacisti. L'Italia competitiva, meno cara e più moderna, sarà un affare anche per loro.

 

di Francesco Merlo
da La Repubblica del 03.07.06

 

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Commenti

06/07/2006 20.04: IL LEGISLATORE E L'ARCHITETTO
Per prima cosa plaudo alla vostra iniziativa di aver istituito una sezione sulla quale poter dibattere su questo argomento. Ciò avviene nell'assordante silenzio degli ordini professionali, favorito dallo storico individualismo della categoria, su un argomento che invece dovrebbe infiammare il dibattito. Entrando nel vivo dell'argomento, concordo pienamente con i commenti fatti per l'articolo di Francesco Merlo. Poi è bene sottolineare che la nostra categoria non ha nulla a che vedere con "i numeri chiusi", ad esempio dei notai. Per l'iscrizione all'albo professionale è sufficiente ovviamente la laurea e il solo esame di stato e l'iscrizione è, di fatto, dovuta. I minimi tariffari sono, in una giungla professionale ove la concorrenza è sempre più agguerrita (ingegneri, architetti, periti e geometri, siamo un'infinità) la linea di demarcazione sulla quale iniziare, sempre al ribasso, la contrattazione con i committenti. Non si capisce neppure, come mai è normale che altri lavoratori e professionisti abbiano stabilito un costo orario o uno stipendio e noi neppure la dignità di un minimo tariffario. Credo che i colleghi e gli ordini professionali debbano finalmente attivarsi per far conoscere lo stato reale del nostro mondo professionale che non è quello che il legislatore pensa, ne quello dell'immaginario idilliaco alimentato dall'immagine (di nicchia) dei grandi nomi dell'architettura. arch. Gianpaolo Della Marina
Della Marina Gianpaolo

07/07/2006 09.40: vendetta caro mio.......
Caro Della Marina, sono pienamente d'accordo. Vorrei solo insistere su quanto da te detto: è assolutamente assurdo che noi non dovremmo avere (dici bene) la dignità, quella che la sinistra chiama diritto acquisito da lotte epocali, di un minimo tariffario. A parte la storia della qualità, che risulta solo terreno di polemica, rimarrei sul fatto che tutti, dico tutti, hanno un minimo tariffario, ministri compresi. Ci sono per ogni categoria di lavoratori dei minimi sindacali stabiliti. Però questi non si toccano, ma i professionisti, che nell'immaginario collettivo propagandato dall'intellighenzia, sono una sorta di mostro che evade, ruba, possidente conti per decine di miliardi (ma dove ????), quelli si si possono colpire e ciò risulta ancor più ghiotta occasione in quanto classe sociale storicamente accostata dalla sinistra a quella dei padroni . Ma questi legislatori, come tu giustamente dici hanno forse in mente solo grandi nomi ai quali francamente non credo tocchi la questione : penso siano ben da tempo al di sopra dei cosidetti minimi... Come già detto si tratta di una vendetta da quattro soldi (nel vero senso della parola). Chiudo con la storia dei pagamenti solo a mezzo bonifico introdotta dal governo per i professionisti. Ritengo che ciò sia solo un fastidio per chi è in regola, viceversa chi già evade si farà grosse risate : si perchè imaginate un privato che deve fare un qualsiasi lavoro.. lo sapete : già è difficile farsi dare un assegno ... figuriamoci un bonifico !!!! più facile è sentirsi dire : "archite' ma non gli posso dare sti 500 euro in contanti ? ma che devo anda' in banca a fa la fila ??" e tutti sicuramente gli diranno no deve per forza andare in banca... col rischio che soldi non li vedano più come spesso succede. Quindi l'evasione, caro Bersani, non cambierà: chi è onesto tale rimane chi non lo è avrà più occasioni. Solo se il privato sarà costretto a chiedere le fatture per portarle in detrazione si potrà ridurre l'evasione.
arch. Claudio Flabiano

10/07/2006 20.22: Decreto Bersani
Vorrei invece aggiungere sul tavolo della trattativa con il Governo, come corrispettivo all'abrogazione del minimo tariffario, L'OBBLIGATORIETA' di presentazione della parcella saldata del professionista per l'ottenimento dell'abitabilità o Dia o quant'altro al Comune. Senza la quale non viene concessa Dia,Abitabilità, agibilità, etc..
Olivia Carone

11/07/2006 09.15: Genio e semplicità : questo è un architetto
Cara Olivia Carone, mi sembra semplice quanto geniale la tua proposta. Non capisco però perchè tale genialità non arrivi dalle istituzioni o venga accolta o si faccia una riunione con i professionisti che davvero lavorano da cui come nel tuo caso arrivano delle risposte concrete, fattibili, e soprattutto risolutive. Come ho detto le misure prese dal governo non faranno che aumentare l'evasione e svilire la professione.
arch. Claudio Flabiano

12/07/2006 09.57: L'Eden inesistente
Mi trovo d'accordo con le considerazioni dei colleghi Della Marina e Flabiano, quindi non aggiungo altro in merito. Mi chiedo però dove vivano il ministro Bersani ed il presidente antitrust Catricalà. Basterebbe un monitoraggio attento della realtà degli architetti per rendersi conto che i "privilegi" di cui parlano non esistono proprio, anzi. L'Ordine di Savona, cui appartengo, conta circa 600 iscritti e posso assicurare i sopracitati che la maggior parte di essi neanche si sogna le situazioni che forse vivono i notai, e mi chiedo cosa diavolo abbiano monitorato e studiato per due anni all'antitrust se il risultato sono le affermazioni di Catricalà ed il decreto Bersani. Immagino che con la generica accezione "professionisti" pensino appunto ai notai, e che se costretti ad immaginare la realtà di un architetto pensino a Piano o Fuksas. E' altrettanto triste ed avvilente che giornalisti come Francesco Merlo si trasformino nell'occasione in supporter scrivendo cose (ne ho scritto a Repubblica) totalmente infondate e con l'unico scopo di indurre nella gente che non può conoscere la situazione reale l'antipatia se non l'odio verso i "professionisti". Grazie di avermi permesso questo sfogo.
arch. Corrado Visini

25/07/2006 12.56: DL Bersani: una vergogna solo italiana
Non si ci preoccupa dell’Italia che inesorabilmente imbruttisce secondo una logica tanto assurda quanto drammaticamente irreversibile! Nessuno dei nostri legislatori si è mai preoccupato di leggere di studi che accertano la stretta corrispondenza dell’imbruttimento della città all’imbruttimento della psiche umana e alla degenerazione delle stesse azioni dell’uomo! Non ci si preoccupa che sotto la mentita forma della “modesta entità” ambigue “figure” professionali si nascondono dietro il 95% del orribile e deforme costruito italiano! Non ci si preoccupa che ci sono medici che per 10 minuti di visita chiedono anche 500 euro con uno studio affollato di tante 500 euro! A volte introitati senza fattura! Si tenta di risollevare le famiglie da spese eccessive, non v’è mai stata cosa tanto giusta, ma chi si va a toccare? l’Architetto e l’Ingegnere, praticamente gli unici professionisti che una famiglia media italiana non incontrerà mai o quasi mai nella vita…invece il medico, cui diversi membri della famiglia ricorrono anche più volte in un sol mese e che dunque incide profondamente sul bilancio, non viene minimamente lambito. Si è andati a “spremere” le uniche categorie professionali già svilite e delegittimate da leggi assurde, operando un gioco al massacro nei nostri confronti, il motivo onestamente non ci è ben chiaro, forse per scarsa informazione, forse un assurdo atto di cattiveria, come se tale sostantivo non si fosse perpetuato più volte ai danni di architetti ed ingegneri. Eppure Farmacisti scioperano, tassinari invadono le strade,Avvocati e Commercialisti protestano a gran voce, noi, invece accettiamo ogni genere di sopruso, di prepotenza di immoralità illogica, senza fiatare, senza dar fastidio e nessuno si accorge, incredibilmente, che siamo brave persone!
Arch. Pasquale Giugliano


data pubblicazione: giovedì 6 luglio 2006
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