Liberalizzazione per decreto

Rassegna stampa "pacchetto Bersani"

Coro di proteste da tutti gli ordini

MILANO. Sono sempre più accesi i commenti e le dichiaraziom dei professionisti contro il pacchetto di riforme sulla concorrenza e sui diritti dei consumatori, approvato venerdì dal Consiglio dei ministri. Dagli avvocati agli ingegneri si compatta un fronte intenzionato a far sentire la propria voce sui provvedimenti che riguardano il mondo degli ordinamenti professionali: in particolare, è nel mirino l'abolizione del minimo tariffario.

Già da mercoledì si incontreranno a Roma i componenti di associazioni e Ordini dell'avvocatura: è stato proclamato lo stato di agitazione. I rappresentanti dei legali italiani hanno espresso «indignazione e sconcerto per le iniziative del Governo che, con un tratto di penna, senza alcuna consultazione e dietro lo schermo della tutela del cittadino consumatore, stravolgono l'intero sistema delle libere professioni in nome di un malinteso liberalismo».
Soffia sulla fiamma dell'agitazione Valter Militi, presidente dell'Associazione giovani avvocati: «Non stiamo combattendo una battaglia per difendere rendite di posiztone, ma nell'interesse del cittadino». E dello stesso parere Michelina Grillo, presidente dell'Organismo unitario dell'Avvocatura italiana: «Siamo contrari all'abolizione del minimo tariffario decisa dal ministro Bersani».

Una delle poche voci fuori dal coro è quella di Gaetano Romano, presidente dell'Associazione nazionale praticanti e avvocati, da tempo favorevole ai tentativi di liberalizzare il settore: «Siamo assolutamente favorevoli all'abolizione delle tariffe forensi e della pubblicità, perchè questi due divieti servivano solo a mummificare il mercato a danno di noi giovani professionisti».

Le contestazioni contro le riforme varate dal consiglio dei Ministri hanno coinvolto anche altri settori del mondo professionale. «La nostra è una critica di metodo -nota Carlo Daniele, presidente di Confedertecnica, confederazione sindacale delle professioni tecniche -. Non si può prendere un provvedimento importante come l'abolizione dei minimi tariffari senza consultare le parti sociali interessate». E precisa: «Probabilmente, però, saremmo stati d'accordo con le decisioni del Governo».

I cambiamenti nelle professioni hanno raccolto tiepidi consensi da parte del Coordinamento libere associazioni professionali guidato da Giuseppe Lupoi: «Bene le iniziative del ministro Bersani, ma sono insufficienti». E aggiunge: «Per dare competitività al Paese, tutelare i consumatori, aprire il mondo delle professioni ai giovani, occorre riconoscere le associazioni» delle professioni non regolamentate.

Neanche il mondo politico resta indifferente alla protesta che sta attraversando ampi settori dell'universo professionale. «La cosiddetta liberalizzazione altro non è che un'aggressione politica ai professionisti» ha dichiarato Maria Grazia Silinquini, responsabile dell'ufficio libere professioni di Alleanza nazionale. E rinforza la polemica: «Il decreto Bersani - continua la Siliquini - mira pervicacemente a penalizzare chi lavora e rischia in proprio, come i piccoli e medi professionisti italiani, circa 2 milioni, che hanno una rilevante forza economico-sociale del nostro Paese, e che danno occupazione e gettito economico alle casse dello Stato».
In difesa dei provvedimenti del ministro Bersani e del cammino intrapreso verso la liberalizzazione si è schierato il responsabile per le professioni della Margherita Pierluigi Mantini, stemperando i toni della polemica: «E' una manovra brusca, ma si tratta di un primo passo verso la riforma delle professioni». Dove - aggiunge Mantini - si potranno anche ritarare alcuni effetti della liberalizzazione.

 

di Luca Dello Iacovo
da Il Sole 24ore del 02.07.06


La vittoria dell'Antitrust 

NELLE decisioni del Consiglio dei ministri di ieri ci sono aspetti che rappresentano una vittoria per i sostenitori dei principi della concorrenza, a cominciare dall’Autorità ed il suo presidente Catricalà, che questi principi ha il compito di affermare e difendere. La “manovra” che è stata approvata riguarda infatti, per una volta, non soltanto i conti pubblici ma introduce un segnale importante in materia di liberalizzazioni e concorrenza. La correzione dei conti pubblici riguarda in gran parte il 2007, 6,5 miliardi di euro su 8 complessivi. Essa è ottenuta con un intervento che ha evitato un inasprimento generalizzato delle aliquote Iva e si è concentrata sul sistema delle detrazioni e sui canali di evasione dell’imposta. Ciò assicurerà gettito anche negli anni successivi. La questione dei conti pubblici rimane, peraltro, aperta. Andrà, infatti, affrontato nella legge finanziaria il problema maggiore, quello dell’aumento tendenziale del deficit 2007.

In materia di liberalizzazione e concorrenza va registrato un buon inizio. Le decisioni adottate vanno nella decisione giusta, perché mettono al centro dell’attenzione consumatori e utenti. Sono questi ultimi, non va mai dimenticato, i destinatari finali dell’attività economica. Al loro benessere devono essere orientati i meccanismi e le regole che guidano il mercato. Non mancheranno le reazioni, che già cominciano ad affacciarsi, da parte delle categorie interessate. C’è tuttavia da augurarsi che l’operazione cittadino-consumatore, così l’ha presentata il governo, sortisca tutti i suoi effetti. L’Autorità per la concorrenza e il mercato aveva da tempo segnalato al Parlamento una serie di vincoli al libero dispiegarsi della concorrenza, ricevendone però solo parziale ascolto.

Un esempio di questi vincoli è il costo che si deve sostenere per l’estinzione di un conto corrente bancario o di un mutuo. Esso determina una minore propensione da parte del titolare del conto e del mutuo a spostarsi verso un altro sportello bancario e, dunque, minore concorrenza. La vendita nei supermercati di prodotti farmaceutici di largo consumo, come l’Aspirina o il latte in polvere per il lattante, apre la via non solo alla concorrenza ma anche a servizi di vendita più distribuiti ed uniformi sul territorio. L’interesse costituito ed organizzato delle “lobby” è in grado di esercitare, peraltro, una forte resistenza al cambiamento. Lo strumento scelto dal governo, quello del decreto-legge, da questo punto di vista è quanto mai opportuno perché consente l’immediata operatività delle misure adottate.

L’aspetto più interessante dell’intera questione è forse quello della saldatura che con il varo di queste misure si è realizzata tra le indicazioni dell’Autorità e le scelte di governo. Essa è un valore in sé perché potrebbe preludere ad altre iniziative altrettanto opportune e necessarie. Nelle economie avanzate, il peso dei servizi oscilla tra il 75 e l’80% del Pil. Il nostro benessere è, e sempre più sarà, affidato all’efficienza e alla qualità dei servizi che avremo a disposizione. Telecomunicazioni, trasporti, energia, sanità, istruzione, servizi sociali ne rappresentano le principali categorie. Qualità e costo dei servizi resi agli utenti sono oggi molto differenziati. Non solo nel caso dei servizi dati alla persona. Le imprese comprano oltre a servizi professionali e informativi anche servizi di trasporto, telecomunicazione ed energia. La loro competitività dipende in larga misura dall’efficienza e dal costo di questi servizi perché essi influenzano il costo dei loro prodotti. La sfida che abbiamo di fronte è dunque non soltanto quella dell’introduzione di più concorrenza nei servizi professionali e in quelli bancari ma quella di accrescere qualità ed efficienza di tutti i servizi, pubblici e privati. La spinta necessaria al cambiamento, in Italia come in Europa, può venire soltanto dalla concorrenza.

 

di Luigi Paganetto
da Il Messaggero del 02.07.06


Liberalizzazione per decreto - Deregulation per professioni, credito, taxi e farmacie. Nel provvedimento urgente sulla correzione dei conti pubblici, oltre alle misure sulle entrate inseriti interventi sulla concorrenza. Prodi: rigore e mercato, i due motori: «Conti e liberalizzazioni per risanare e fare partire l'economia».

Un impegnativo pacchetto di misure di liberalizzazione è stato inserito dal Governo nel decreto legge che contiene la manovra correttiva per il 2006. I provvedimenti in favore della concorrenza comprendono le professioni (stop a tariffe minime e divieto di pubblicità), tutela dei clienti in banca, polizze Rc auto, taxi, farmacie, servizi locali. Il governo ha approvato la manovra bis da 11,2 miliardi che prevede, oltre alla correzione del deficit, anche uno stanziamento di 2,8 miliardi per Anas e Fs. L'intervento sul deficit di quest'anno sarà però "limitato" a 1,1 miliardi e gli effetti della manovra saranno "pieni" solo nel 2007, quando la correzione del disavanzo raggiungerà il 6,7 miliardi. Nessun aumento di tasse, assicura il premier Romano Prodi che sottolinea l'utilizzzo congiunto di due "motori": il risanamento dei conti e la concorrenza.

ROMA Un'azione «per il risanamento e la ripartenza dell'ltalia», una sorta di «motore di avviamento» per la ripresa del Paese. Romano Prodi illustra così ai giornalisti, al termine del Consiglio dei ministri, la ratio che ha mosso il Governo nel varare la manovra correttiva, e soprattutto i provvedimenti contenuti nel «pacchetto Bersani», il che, spiega, sono tali da produrre un cambiamento vero per milioni di italiani.

Dopo la «giornata della concertazione», in cui Prodi ha incassato il via libera delle parti sociali, è stata appena approvata la manovra-bis composta per buona parte dal pacchetto antievasione messo a punto dal vice ministro all'Economia Vincenzo Visco (3,4 miliardi di maggior gettito nell'anno in corso, 5,8 nel 2007) e da tagli alla spesa per 900 milioni nel 2006 e 1,3 nel 2007. La correzione netta sul deficit 2006 è minirna (lo 0,1% del Pil), ma quel che conta - osserva Prodi - è che si siano trovati i fondi per far ripartire i cantieri: 1,8 miliardi alle Fs, 1 miliardo all'Anas, mentre 600 milioni sono destinati al Fondo per le politiche sociali. Di fatto, buona parte della correzione serve proprio a onorare questi impegni, accertato in via definitiva che la riduzione strutturale del deficit per lo 0,8% del Pil, assunta dal precedente Governo, non può più essere conseguita. La partita, su questo fronte, passa direttamente alla prossima Finanziaria, e dunque al 2007.

«Vi avevo annunciato una sorpresa - esordisce il presidente del Consiglio - e oggi vi presentiamo appunto delle sorprese per lo sviluppo del Paese». La riunione del Consiglio dei ministri «è stata lunga e complessa»,(...) ma Prodi è soddisfatto. Alla fine, dopo cinque ore di discussione, sui conti pubblici si è scelta la strada della gradualità e dello sforzo progressivo. Nessuna misura che abbia un respiro solo congiunturale. Al contrario, il pacchetto sulle liberalizzazioni comporta «un mutamento radicale per il nostro sistema produttivo». Con il ministro Bersani - spiega il premier - «ci siamo posti l'obiettivo di voltare pagina in molti settori economici in cui rendite di posizione e comportamenti secolari rendevano molto difficile il ricambio generazionale».

Nel merito delle misure della manovra-bis, l'enfasi è sull'equità. Prodi le elenca puntigliosamente: recupero di base imponibile, nessuna variazione delle aliquote Iva, interventi che acquistano un valore emblematico, come ìl nuovo regime fiscale delle stock option, qualificato come «un provvedìmento dovuto». Sul fronte della spesa, la stretta per ora è lìmitata ai sussìdi per l'editoria, alle spese per consulenze e diarie, alle spese delle amministrazioni centrali. Prodi confida a settembre di ottenere altrettanto consenso, ma la partita si annuncia molto più complessa, poichè con la Finanziaria da 35 miliardi in programma, occorrerà mettere mano ai grandi capitoli di spesa: sanità, previdenza e pubblico impiego. Quello sarà il vero banco di prova della nuova concertazione inaugurata dal Governo. «Il nostro obiettivo è rimettere in ordine i conti pubblici con uno sforzo progressivo e stabile, stando bene attenti alle esigenze delle famiglie, delle Imprese e del lavoratori». Il riferimento è al Fondo per le famiglie, i giovani e le pari opportunità, cui il Governo ha dato avvio ieri, ma anche al finanziamento del Fondo unico per lo spettacolo, del Fondo sociale e del Fondo per il servizio civile.

Dalle professioni al commercio, dai farmaci ai taxi, dalla Rc Auto ai servizi bancari: Prodi parla senza mezzi termini di "rivoluzione"e torna sul momento concertativo che ha preceduto il varo dell'intera manovra. La consultazione di due mattine fa con le parti sociali «è andata anche al di là dell'ordinario, come nel caso della Tav. Credo che sia il metodo gìusto, anche se, alla fine, è il Governo a decidere». Manovra e mercato, dunque, per segnare questa prima fase di azione del Governo. Sui conti, dopo le drammatizzazioni dei giorni scorsi, Prodi e il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, si sono attestati su una posizione decisamente più "gradualista". Il vero terreno di confronto con Bruxelles si sposta sul Dpef che sarà varato il 7 luglio, e soprattutto sulla Finanziaria 2007. Per l'ltalia si prospetta una soluzione alla tedesca: il complesso degl interventi per riportare il deficit àl di sotto del 3% in rapporto al Pil verrà condensato interamente nella prossima manovra, con effetti a regime che estenderanno la loro efficicia nel 2008. In tal modo, di fatto, sarà possibile contrattare e ottenere un anno in più rispetto all'attuale timing che vuole il deficit scendere al di sotto del 3% a fine 2007.

 

di Dino Pesole
da Il Sole 24ore del 01.07.06


Professioni senza tariffa minima. Consentita la pubblicità - Sì a società interdisciplinari.

ROMA. Il ministro dello Sviluppo economico, Pierluigi Bersani, ci tiene a rimarcare che non si tratta di «una riforma delle professioni». Mentre il suo collega della Giustizia, Clemente Mastella, parla di «atto dovuto che non incide in alcun modo sugli ordini professionali e sulla loro autonomia».

Certo è che il pacchetto di norme sulle libere professioni contenuto nel decreto varato dal Consiglio dei ministri, e che reca la firma di Bersani, rappresenta un passo in avanti verso quella liberalizzazione sollecitata a gran voce anche da Bruxelles. Che, nella relazione del 9 febbraio 2004, aveva invitato i governi nazionali a elirninare tutte le rigidità corporative e protezionistiche che limitano la concorrenza nei servizi professionali.

Addio tariffe fisse. Tre gli interventi contenuti nel voluminoso provvedimento inserito nella manovra bis. A partire dall'abrogazione delle norme cui è demandata la previsione di tariffe fisse o minime inderogabili. Che riguardano categorie come avvocati, notai, architetti, ingegneri, con la parziale eccezione dei dottori commercialisti ai quali il codice di condotta consente di derogare ai minimi tariffari tramite accordo tra le parti.

Cade poi il divieto di pattuire compensi parametrati al raggiungimento degli obiettivi perseguiti. In sostanza gli utenti potranno concordare parcelle commisurate al risùltato della prestazione. Ma restano in piedi, si legge nel decreto, «le tariffe massime prefissate in via generale a tutela degli utenti».Compensi più bassi e servizi più efficienti. Gli obiettivi che il provvedimento mira a raggiungere sono chiari.

E il decreto Bersani mostra di aver fatto tesoro delle osservazioni dell'Antitrust che, in un parere indirizzato a Parlamento ed Esecutivo nel novembre scorso, aveva stigmatizzato il sistema di tariffazione obbligatoria. Considerandolo, tra l'altro, «non idoneo a garantire la qualità delle prestazioni e a consentire al professionista di gestire la più importante variabile del suo comportamento economico». Una posizione che l'Authority aveva espresso sin dall'indagine conoscitiva sulle libere professioni del 9 ottobre 1997.

Pubblicità senza limiti. La seconda novità riguarda la rimozione dei vincoli che gravano attualmente sulla pubblicità professionale. Imbrigliatà dai codici deontologici che pongono restrizioni sia in termini di contenuti che di mezzi di diffusione utilizzabili. Niente più limitazioni dunque per i professionisti che potranno promuovere i propri servizi presso gli utenti consentendo una comparazione tra costi e caratteristiche della prestazione, come pure tra titoli e specializzazioni professionali. Si potrà quindi scegliere il servizio più consono alle proprie esigenze anche sulle riviste informative di pubblica utilità.

Nel già citato parere, l'Authority guidata da Antonio Catricalà aveva giudicato «ingiustificate» le restrizioni esistenti nel campo della pubblicità sottolineando i vantaggi derivanti loro dall'elirninaziòne. Vantaggi legati alla possibilità per il consumatore di «orientarsi meglio nella scelta del servizio di cui necessita e giudicarne la qualità».

Via libera a società multidisciplinari. Gli utenti potranno poi rivolgersi anche a società di persone o associazioni tra professionisti per l'erogazione di servizi di tipo interdisciplinare. Il decreto Bersani, però, detta due condizioni: il divieto di prendere parte a più di una società e la necessità di indicare preventivamente i soggetti che forniscono la prestazione, in capo ai quali grava l'obbligo di responsabilità per l'attività svolta. Una prima risposta al crescente grado di internazionalizzazione dei servizi che consentirà di creare studi italiani più competitjvi nello scenario europeo.

La palla passa ora agli Ordini che dovranno adeguare norme e codici deontologici entro il l° gennaio 2007, pena l'automatico annullamento per violazione di norma imperativa di legge. Sei mesi ancora dunque per rimuovere gli ultimi lacci a una prima, consistente, apertura delle professioni.

  • COMPENSI - Cade il divieto di pattuire remunerazioni commisurate agli obiettivi da perseguire.
  • ANTITRUST - Accolto il parere di Catricalà che riteneva ingiustificati i vincoli all'auto-promozione.
  • LE RESTRIZIONI - Non si può partecipare a più di una società, va indicato chi fornisce la prestazione.

 

di Celestina Dominelli
da Il Sole 24ore del 01.07.06


CATEGORIE NELLA BUFERA - Albi in rivolta: con noi nessuna concertazione

ROMA. La prima reazione è di stupore. Subito dopo, però, i professionisti si lasciano andare al disappunto e alla delusione: le norme del pacchetto concorrenza che cancellano le tariffe minime, aprono alla pubblicità e spezzano il monopolio delle farmacie, promosse dal ministro per lo Sviluppo economico Pierluigi Bersani e confluite nel decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri di ieri, proprio non convincono il popolo degli Albi.

Nel mirino finisce il metodo scelto dal Governo, che ha adottato il decreto legge «senza aver prima aperto quel confronto con le categorie professionali al quale il presidente del Consiglio si era espressamente impegnato durante l'incontro di Bologna prima delle elezioni». Come dire: il Governo non è stato ai patti. L'accusa arriva dal presidente del Comitato unitario delle professioni, Raffaele Sirica, che annuncia la convocazione per la prossima settimana di tutte le organizzazioni professionali. Nessuna osservazione, invece, sul merito del provvedimento, non ancora pubblicato per intero. Un «no comment» secco arriva dai notai: il decreto legge sfila dalle loro mani l'autenticazione degli atti relativi ai passaggi di proprietà dei beni mobili registrati, ma il Consiglio nazionale si riserva di reagIre solo dopo aver preso visione del testo completo del provvedimento.

Chi non rinuncia a puntare il dito contro il decreto è il presidente del Consiglio nazionale forense Guido Alpa. Il provvedimento che «travolge i fondamenti della professione», per gli avvocati, sarebbe afflitto da «profili di incostituzionalità, di contradditorietà, di inopportunità». Alpa ricorda il rilievo costituzionale dell'Avvocatura e invoca una disciplina speciale: «Un conto sono le tariffe dei servizi- dice -, un altro le tariffe che garantiscono l'accesso alla giustizia».

Non solo. Per il presidente dell'Unione delle camere penali Ettore Randazzo la cancellazione dei minimi legittimerà «L'arrembaggio degli avvocati squalificati». Anche perchè Randazzo precisa che l'Ordine «è inondato da 15mila nuovi avvocati l'anno, disposti a tutto pur di sopravvivere». Il presidente dei Giovani avvocati dell'Aiga, Valter Militi, avverte che la soppressione del divieto di pubblicità favorirà «una concorrenza sleale, se non talvolta mendace». Di «inganno per i cittadini» e «penalizzazione per i giovani avvocati» parla poi Michelina Grillo, presidente dell'Organismo unitario dell'Avvocatura. E minaccia: «Non escludiamo il ricorso all'astensione dalle udienze».

A insorgere sono anche i farmacisti, che definiscono le misure sul farmaco «una fuga in avanti molto pericolosa». Il presidente della Federazione degli Ordini italiani Giacomo Leopardi non commenta la cancellazione del principio ereditario nella titolarità delle farmacie, ma chiama in causa la tutela della salute dei cittadini per denunciare che «la vendita dei farmaci senza obbligo di ricetta nei supermercati rischia di aprire la porta a un'erronea considerazione del bene farmaco». Un po' a sorpresa, il pacchetto Bersani raccoglie anche i fischi del Movimento nazionale dei liberi farmacisti. «Non è una vera rifòrma liberale -fanno sapere i liberi fannacisti - e i risultati saranno modesti per i consumatori». All'appello del riordino mancherebbero infatti «la cancellazione del numero predeterminato di farmacie sul territorio e l'apertura al libero esercizio della professione», che il Movimento chiede da tempo.

Insoddisfazione su tutta la linea, quindi. Non fanno eccezione neppure i geologi che, con il presidente del Consiglio nazionale Pietro De Paola, denunciano la mancata concertazione. E contestano anche la competenza: «Non si capisce perchè - dice De Paola - a occuparsi di riforma delle professioni sia ora il ministro Bersani, considerato che questa materia è sempre stata di competenza del ministero della Giustizia».

 

di Valentina Maglione
da Sole 24ore del 01.07.06


Le reazioni - Ma l'incubo liberalizzazione spinge i professionisti allo sciopero

Per le professioni torna l'incubo Bersani. E si preparano le barricate in vista di scioperi a oltranza, come hanno promesso ieri i vertici di categoria. Il decreto legge, parte della manovra bis, in un colpo solo ha abrogato le tariffe minime professionali, il divieto di patto di quota lite (che vieta di calcolare parte dell'onorario dell'avvocato sulla base dell'esito della causa), il divieto di costituire società interprofessionali e quello di pubblicità (si veda approfondimento a pagina 35). Già Bersani aveva aperto il fronte nel '97 con la legge che porta il suo nome, che abolì il divieto di costituire società professionali (n. 266/'97). E oggi ci riprova, per di più rincarando la dose. Un vero e proprio colpo al cuore dei professionisti e soprattutto degli avvocati che avevano confidato nelle promesse elettorali e nelle parole di due giorni fa dello stesso ministro della giustizia (che ha la competenza primaria sulle professioni) Clemente Mastella. Il programma dell'Unione, tanto per iniziare, al punto dedicato agli avvocati dichiarava che il nuovo ordinamento professionale dovesse prevedere "un sistema di tariffe che sia a un tempo garanzia per il cittadino, tutela della dignità della professione, incentivi la soluzione rapida del contenzioso e disincentivi all'ingiustificato differimento delle udienze".

Un sistema di tariffe che, per come si sono messe le cose, non esisterà più. E dal canto suo il guardasigilli proprio illustrando in parlamento le linee guida del suo dicastero aveva escluso interventi orientati "alla logica del prezzo più basso". Fatto sta che ieri Mastella è parso di diverso avviso, pronto a difendere la linea del collega Ds (e a questo punto di tutto il governo) con dovizia di argomenti: "Le misure non incidono in alcun modo sugli ordini professionali e sulla autonomia degli stessi ordini. Per effetto di queste misure i prezzi e le prestazioni professionali si abbassano per i clienti con un vantaggio per i cittadini". E ancora: "Questo articolo del decreto è una specie di atto dovuto perché sia l'autorità Antitrust sia le autorità comunitarie hanno espressamente affermato che le norme degli ordini professionali, in particolare quelle che impongono minimi tariffari, violano i principi della Comunità europea in fatto di concorrenza". Per tentare di calmare gli animi, Mastella ha annunciato che la prossima settima partirà una commissione presieduta dal sottosegretario Luigi Scotti per discutere. Se ne vedranno delle belle visto che le prime reazioni sono state infuocate, a dir poco. Di sicura astensione ha parlato Maurizio De Tilla, presidente dell'Adepp, l'Associazione delle casse professionali.

Il presidente del Cup, Raffaele Sirica, ha inchiodato il premier Prodi sulla promessa della concertazione ("Non può valere solo per i sindacati!") e ha annunciato che convocherà per la prossima settimana tutte le organizzazioni professionali per discutere termini e contenuti del provvedimento.

Il presidente del Consiglio nazionale forense Guido Alpa si è detto "sconcertato" perché il provvedimento travolge i fondamenti delle professione, contestando metodo (il decreto legge) e merito ("Non si comprende, leggendo il riassunto del provvedimento sul sito del governo, se siano soppresse solo le tariffe minime, e siano conservate le massime, il che contraddice gli scopi e i contenuti del decreto-legge, perché liberalizzazione significa libera contrattazione senza limiti; non si comprende se sia stato modificato il codice civile, con la soppressione del divieto del patto di quota lite; non si comprende come sia possibile comunicare al cliente il prezzo della prestazione, se non si possono prevedere i tempi della giustizia").

Mercoledì ci sarà una seduta straordinaria del Cnf per prendere le "opportune iniziative". Il presidente dell'Organismo unitario dell'avvocatura, Michelina Grillo, è già pronta a ricorrere all'astensione. Mentre i giovani avvocati dell'Aiga denunciano: "Iniziativa dettata dai poteri forti". Insomma, i primi scioperi sotto il governo Prodi saranno quelli dei professionisti. Vedremo chi la spunterà.

 

di Claudia Morelli
da Italia Oggi del 01.07.06


Professioni, banche e farmaci Arrivano le liberalizzazioni - Il governo vara il pacchetto sulla concorrenza. Gli interventi pesanti sui conti pubblici rinviati alla Finanziaria. . Addio tariffe minime per avvocati e ingegneri, che potranno fare pubblicità. Il governo Prodi ha varato la manovra- bis per il 2006. E l'ha accompagnata con un provvedimento di liberalizzazioni in numerosi settori del commercio e dei servizi, dai farmaci alla compravendita di autoveicoli e alle polizze Rc auto. L'obiettivo è favorire la competitività. (...)

ROMA - (...) Avvocati, ingegneri, architetti potranno fare pubblicità e perderanno il privilegio delle tariffe minime. I professionisti potranno, cosa proibita sinora, fare una società di capitali. E poi verranno abolite le commissioni comunali per le licenze commerciali, così come sarà più facile aprire un negozio. Il vento della liberalizzazione economica, atteso da anni, arriva più forte del previsto. Pierluigi Bersani, ministro dello Sviluppo, è il padre di quella che definisce una «rivoluzione» che mette il «cittadino-consumatore» al centro. Tutto, in extremis, è stato concordato con i ministeri interessati e seguito passo per passo dallo stesso premier. «Insieme - ha voluto precisare Romano Prodi - abbiamo lavorato per cambiare molti settori dell'economia, in cui comportamenti secolari rendevano meno facile il ricambio verso nuove generazioni».

Nelle intenzioni del governo il cambiamento riguarderà la vita di molti milioni di italiani. Si tratta di una dozzina di misure realizzate per decreto ai quali si accompagneranno disegni di legge per provvedimenti più complessi come la «class-action» e la riforma dei servizi pubblici locali. Bersani rivendica la portata innovativa e insieme "devastante" di questi provvedimenti, che sicuramente incontreranno molte resistenze: sono tutti a favore dei consumatori e contro le rendite di posizione denunciate da anni sia dall’Antitrust italiano che europeo. Il ministro mette le mani avanti all’ondata di critiche. «Non c’è nessun furore ideologico - afferma nella conferenza stampa indetta per illustrare i provvedimenti - siamo disponibili a discutere con le categorie interessate, non sono riforme definitive».

E giustifica così la mancanza di concertazione: «Queste riforme si fanno solo se non si dicono...». Bersani fa capire che qualcosa potrà essere modificato, ma la precisione chirurgica delle singole misure non rassicura le categorie colpite. Del resto, come ha ricordato più volte e sintetizzato nelle note di accompagnamento, il governo si è mosso per rimuovere ostacoli alla concorrenza che si trascinavano da decenni. E in linea, tra l’altro, con quanto chiesto con forza da almeno due anni dalla Confindustria di Luca di Montezemolo.

Sono moltissimi i riflessi che il decreto per la liberalizzazione dovrebbe avere sulla vita di tutti noi, dice il governo, anche se i primi effetti scatteranno dal prossimo gennaio, si specifica nel decreto. (...)

 

di Roberto Bagnoli
dal Corriere della sera del 01.07.06


Concorrenza, rivoluzione di Prodi. Banche, taxi, farmacie, ordini professionali: partono le liberalizzazioni. Il premier: "Una svolta liberale". Protestano le categorie, soddisfatti i consumatori. Via a liberalizzazioni e manovra "Cambia la vita per gli italiani". Un decreto rivoluziona professioni, negozi e trasporti. La soddisfazione del Premier: "In interi settori dell'economia rimossi ostacoli secolari alla concorrenza". Palazzo Chigi vara un pacchetto di interventi antideficit e dodici nuove norme a favore dei consumatori. Il ministro per lo Sviluppo: "Le liberalizzazioni non si annunciano, ma questa non è una riforma delle professioni". Oltre al provvedimento d'urgenza, altre cinque misure seguiranno la strada parlamentare più lunga del disegno di legge.

ROMA - «È una ripartenza del Paese, un vero e proprio cambiamento che interessa la vita e l´attività di molti milioni di italiani». È un Romano Prodi soddisfatto, quello che si presenta in sala stampa a Palazzo Chigi dopo 5 ore di un difficile Consiglio dei ministri e un via libera al decreto che non punta soltanto al «risanamento dei conti», ma che coraggiosamente mette le mani in settori arrugginiti della nostra macchina economica.

Un provvedimento d´urgenza che ruota attorno alla manovra bis da 4,2 miliardi di euro per il 2006 e da 7 miliardi per il prossimo anno. Ma che introduce anche dodici nuove norme "sulla concorrenza e i diritti dei consumatori" - che saranno immediatamente legge - più altre cinque incluse in diversi disegni di legge e decreti inseriti su binari parlamentari dai tempi più lunghi.
Accanto ai conti pubblici rimessi in carreggiata per rispettare il tabellino di marcia imposto da Bruxelles, c´è infatti l´avvio di una nuova fase di liberalizzazioni inutilmente attese per anni: il governo prende così di petto nodi irrisolti del commercio e dei servizi (...). È a tutti gli effetti un terremoto accolto con favore dalle associazioni dei consumatori, ma che cambia radicalmente le regole per tassisti, farmacisti, notai, avvocati, medici legali, tutte categorie e professioni sul piede di guerra le cui certezze, accumulate per anni, sono da oggi in caduta libera.

Sono interi «settori dell´economia», dice Prodi senza girarci troppo intorno, «in cui rendite di posizione o comportamenti ormai secolari, rendevano meno facile il ricambio con le nuove generazioni e intralciavano la competizione». Per questo il Professore è visibilmente soddisfatto e fa i complimenti ai suoi ministri: al ministro dell´Economia Padoa-Schioppa che ha presentato le prime linee d´azione per la «ripartenza del Paese, una specie di motorino di avviamento della ripresa italiana» mantenendo nel contempo una linea di equità. E al ministro dello Sviluppo economico «che ha completato il lavoro, compiuto in contatto continuo con chi vi parla, sulla rivoluzione per la competitività e la tutela dei consumatori nel nostro Paese».

E Pierluigi Bersani, nello spiegare gli ambiti di intervento del suo "pacchetto", cerca di sdrammatizzare: «Questa non è certo una riforma delle professioni», spiega. Il suo cellulare squilla però insistentemente in piena conferenza stampa. Bersani arrossisce: «Gli assicuratori già mi cercano, oppure sarà qualcuno dei dodici...», dice sorridendo e riferendosi ai settori cui sarà "tolto" il tappo della scarsa concorrenza. «Perché - aggiunge - le liberalizzazioni se si fanno non si dicono» proprio per evitare incidenti di percorso, polemiche premature e "attentati" lobbistici al decreto.  (...)

 

di Lucio Cillis
da La Repubblica del 01.07.06


Professionisti: tariffe abolite

ROMA (...) Il pacchetto di decreti licenziati ieri dal Consiglio dei ministri, prevede (...) misure che potrebbero portare un sollievo significativo nelle tasche degli italiani che hanno a che fare con gli avvocati e, più in generale, con tutte le categorie di professionisti. Vediamo come.

Vietati i contanti. Le parcelle di notai, avvocati, commercialisti, architetti, medici e degli altri professionisti, non potranno più essere pagate in contanti, ma dovranno essere saldate attraverso una transazione bancaria. Sia essa un bonifico, un assegno, un pagamento Pos, una transazione con carta di credito o un pagamento postale “tracciabile”. Cioè, in qualche modo deve poter essere individuata nel corso di un controllo fiscale. È una delle nuove misure previste dalla manovra bis contro l'evasione che, contestualmente, elimina anche la marca da bollo «sulle fatture relative a prestazioni esenti da Iva». I professionisti saranno inoltre «obbligati a tenere conti correnti dedicati per la gestione dell'attività professionale».

Sparisce il tariffario. Le tariffe minime e massime di avvocati, architetti e di altri professionisti sono abolite. Arrivano le parcelle “negoziabili” tra le parti, legate al risultato della prestazione. I liberi professionisti potranno inoltre utilizzare la pubblicità per far conoscere agli utenti i servizi offerti, anche riunendosi in associazioni professionali allargate. Solo questa norma, sostiene il Codacons, potrebbe far risparmiare 300 euro l’anno ad ogni famiglia. Da parte loro, gli avvocati dell’Aiga sostengono la «necessità di mantenere i minimi tariffari, che rappresentano una salvaguardia della qualità delle prestazioni ed una garanzia per il cittadino».  (...)

 

di M.Mart.
da Il Messaggero del 01.07.06

 

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data pubblicazione: domenica 9 luglio 2006
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