Il falò delle ipocrisie

lettera aperta tariffe minime

Finalmente ci siamo! Il Governo, con un Decreto Legge, ha abrogato le tariffe minime inderogabili; per i servizi professionali arrivano parcelle ‘negoziabili' tra le parti e legate al risultato della prestazione.

Cominciamo col dire una cosa fondamentale: chiunque faccia la professione di architetto in Italia sa che la questione delle tariffe era la "madre di tutte le ipocrisie".

Il committente pubblico, molto previdentemente, già nel 1989 introduceva una norma che prevedeva la riduzione fino ad un massimo del 20% delle parcelle professionali; pertanto lavorare con enti pubblici significava non applicare mai le tariffe. Basta prendere ogni convenzione tra committente e professionista trovare la riduzione delle tariffe che si attestava sempre al massimo, cioè il 20%, di quanto stabilito dalla legge con l'imposizione di uno "sconto" di fatto su quanto stabilito dalla legge.

Quando invece ci trovavamo a lavorare con un committente privato dovevamo affrontare ben altri problemi, più rilevanti. Il privato proprio non pensava ad un onorario stabilito in quanto non accettava l'esistenza stessa delle tariffe. Il "mercato" non riconosceva le tariffe; se volevi lavorare dovevi applicare dei "prezzi" molto più contenuti degli onorari. Questi brevi cenni, intanto, ci fanno comprendere che già prima di questa decisione governativa, nella realtà professionale italiana, i minimi tariffari non si applicavano mai.

Veniamo poi ai sempre citati giovani (una riflessione seria non può definirsi tale senza un pur minimo cenno ai giovani). Il sistema tariffario sarebbe stato un problema per l'accesso al lavoro dei giovani.

Vediamo allora cosa accadrà con l'abolizione delle tariffe; sarà il famoso mercato a dettare le regole (come dicono i veri liberisti).
Una prima riflessione: Ma davvero crediamo che il libero mercato favorirà i giovani? Il libero mercato ha, tra le sue scarse regole, un concetto basilare: il pesce grande mangia il pesce piccolo.

La realtà sarà un'altra: i grandi professionisti, gli architetti famosi e gli studi professionali consolidati saranno gli unici che avranno un "potere contrattuale" tale da permettergli di gestire un mercato privo di regole se non quelle del più forte; questi soggetti, probabilmente, saranno ulteriormente favoriti perché, privati dell'unico strumento "livellante" - la Tariffa, potranno applicare i loro onorari a piacimento. Altra cosa accadrà tra i giovani che saranno costretti a subire il mercato, le sue regole, le sue pressioni e si ridurranno a svolgere prestazioni professionali rilevanti a prezzi "stracciati" come già oggi spesso avviene. Certo, probabilmente, il lavoro dei giovani aumenterà ma non la sua qualità: si instaurerà un mercato di professionisti sottopagati che, pur di lavorare, dovranno accettare molti compromessi. Altro aspetto importante del DL Bersani sarà il pagamento dell'onorario solo al raggiungimento del risultato (una volta accadeva che un ente locale incaricava un professionista di redigere un progetto con il quale tentava di ottenere un finanziamento provinciale, regionale, nazionale e/o europeo - se ottenenva il finanziamento il tecnico veniva pagato altrimenti doveva accontentarsi di un rimborso spese - il progetto era stato comunque redatto ed il finanziamento non era giunto per molteplici motivi che non implicavano la correttezza degli elaborati).

Avremo un solo vantaggio da questa nuova situazione: l'abbattimento di quel velo di ipocrisia che fino ad oggi ha contraddistinto la professione in Italia. Emergerà alla luce del sole quanto era tacitamente accettato da tutti nell'illegalità imperante. La questione più rilevante, a mio giudizio, sarà nei confronti dei committenti istituzionali (quando parliamo di privati l'abolizione attuale ufficializza quanto, di fatto, già esistente); con gli enti pubblici (se l'abolizione delle tariffe è anche per gli enti pubblici) si aprirà la guerra selvaggia del ribasso; non si parlerà più di qualità progettuale, di metodologia, ma solo di quanto costa; il livello prestazionale si abbasserà ed aumenteranno i contenziosi tra enti pubblici e professionisti. Gli Ordini professionali, poi, deputati al controllo delle prestazioni per la tutela degli utenti, quali strumenti avranno? Si è pensato a come strutturare un settore dandogli strumenti alternativi? Il Governo non poteva procedere in questa riforma con il confronto ed il contributo di tutti? Sono molti i punti controversi; ritengo che il problema non sia quello delle tariffe, possiamo essere anche d'accordo sulla loro abolizione, ma era opportuno verificare insieme strumenti di gestione e di controllo per non perdere di vista il punto focale del comparto edilizio del nostro paese: la qualità diffusa del territorio.

Quanta faciloneria dietro norme di legge che dovevano prevedere meccanismi diversi, aggiornati, in linea con l'Europa e non l'abolizione tout court di un sistema.

Forse, senza giungere ad essere connotati come euroscettici, dobbiamo dire che questa visione meramente "commerciale" delle professioni certo non è un buon viatico per un'Europa che comincia a scricchiolare sotto il voto negativo di molti cittadini europei. Aboliamo le tariffe? Va bene, ma ritengo che dovevano essere individuati altri meccanismi per tutelare sia il cittadino che il professionista (non quello famoso a cui si rivolgono i giornalisti per le loro ottime interviste, ma quelli "da strada", quelli che non guadagnano le copertine dei giornali ma che, poi, realizzano la gran parte degli edifici che accompagnano la nostra vita quotidiana).
Oggi il professionista privo di quel potere contrattuale predetto è l'anello debole di una catena dove il committente è quello che detta le regole. Invertiamo la tendenza; dobbiamo avere il coraggio di dire che così le cose non vanno e che dobbiamo trovare sistemi alternativi per un settore, quello tecnico-professionale, in crisi ormai da anni. Committenti che non pagano, lavori con tempi lunghissimi, denaro anticipato per svolgere quei lavori poi sottopagati, sono solo alcuni dei problemi che gli architetti sono costretti ad affrontare quotidianamente. A questo dobbiamo aggiungere un mercato italiano anomalo rispetto alle altre nazioni europee dove il proliferare di figure tecniche (architetti, ingegneri, periti edili, geometri, periti industriali e dulcis in fundo architetti junior) a cui quasi nessuno fa rispettare regole e competenze professionali, regala un vero e proprio far west del lavoro in cui la coperta sempre uguale lascia sempre più spesso scoperto qualcuno.

Partiamo dal ricostruire delle regole chiare per tutti, cerchiamo di dare dignità e rispetto ad un settore produttivo del sistema Italia così importante come l'Architettura; dignità che passa anche attraverso il riconoscimento del giusto compenso per un lavoro che, soprattutto quando si svolge in ambito pubblico, ha il valore e la responsabilità della pubblica utilità.

 

di arch. Aldo Olivo, Consigliere Nazionale FEDERARCHITETTI 
del 11.07.06

 

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Commenti

12/07/2006 09:50: Finalmente.
Finalmente una lettera che approvo totalmete. Ciò non toglie che rimane ferma la mia posizione di contrastare il decreto perchè preferisco la suddetta ipocrisia ,con la quale tutti abbiamo imparato a convivere, che il far west.
arch. Claudio Flabiano

12/07/2006 11:38: credo che un presupposto
fondamentale per un buon cambiamento sia la chiarezza esatta su cosa si va a intervenire: che gli ordini, architetti e ingegneri, continuino a contestare il decreto basandosi sulla realtà fittizia della carta è un segno grave di non trasparenza e soprattutto denuncia la non disponibilità a cambiare la situazione. In molti hanno trovato il modo di "adeguarsi" alla pratica corrente, ma da un attento esame, forse in primo luogo con le proprie coscienze, sanno bene che questo adeguarsi sa molto di connivenza, e che non solo aiuta la confusione ma alimenta la non qualità come una condanna. Prendere posizione e capire quanto la qualità e l'amore per il lavoro possano restituire dignità alla professione e spazio ai giovani o meno giovani, che da emarginati credono nell'onestà del lavoro e nella qualità come presupposto per una competitività finalmente vera, mi sembra un ottimo passo. D'altra parte, la competitività basata sul ribasso senza ritegno è quello che attualmente è in vigore, subdolamente ma concretamente, ed ha così ha in più la grave conseguenza di togliere la speranza che questo sistema possa essere scardinato. Bisogna portarlo alla luce.
Ing. Marina Mantella

12/07/2006 17:31: abolizione dei minimi e dei massimi
evidente il disappunto per l'eliminazione dei limiti tariffari per quanto riguarda i minimi: la professione è alla stregua della vendita dei detersivi, ci sarà anche la promozione sottocosto (come se già non fossimo costretti a lavorare così da sempre, in un paese che ritiene di non aver bisogno di progettare...). ma dell'abolizione dei massimi? finalmente le amministrazioni potranno conferire incarichi di consulenza, inutili, agli amici degli amici, strapagati all'inverosimile...
arch. sveva labriola n. 11828

13/07/2006 16:38: piove sul bagnato!
il drecreto "spazza-minimi" sembra più una manovra propagandistica, che altro. Ovvero provoca soltanto ulteriore caos in un settore che di problemi ne ha già molti, la cui soluzione non è certo nell'eliminazione delle tariffe ferme all'87 ed inapplicate, semmai il primo passo sarebbe quello di definire chiaramente (anche al consumatore ed al tecnico del Municipio!) le competenze delle singole figure professionali (inutile rinominarle, ne dimenticherei sicuramente qualcuna!) A quel punto se si chiarisce quali tecnici possono svolgere la libera professione, ovvero proporsi come tali alla committenza, non è difficile accertarsi che il professionista che presenta qualsiasi pratica tecnica presso gli uffici preposti sia: un Libero professionista con partita iva e sia stato regolarmente pagato per quella prestazione (basterebbe aggiungere agli innumerevoli documenti la fattura quietanzata del Tecnico) così automaticamente si risolverebbero due problemi, quello del tecnico che deve sempre fare la questua presso il cliente ( e sappiamo il più delle volte con che risultati!) e in più si sarebbe risolto il problema evasione!! Da qui gli Ordini tra le altre cose potrebbero ripartire con dei dei tariffari (non obbligatori) di riferimento, a cui alla fine (proprio perchè tutti dovrebbero fatturare) la maggior parte di noi tutti si adeguerebbe, anche perchè oggi la progettazione non si fa più soltanto con un tavolo da disegno, un Codice Civile ed un Manuale, i costi sono molto superiori, quindi non c'è da lamentari per l'abolizione di tariffe dell'87 quasi sempre inapplicate e mai accettate dal committente privato! Pertanto ancor prima di pensare come affrontare il problema delle tariffe degli affidamenti di incarichi pubblici, ove non si potrà certo andare al massimo ribasso! Ora l''Ordine potrebbe farsi promotore di una commisione che studi il problema, promuova degli incontri e avanzi delle proposte da discutere con i ministeri di competenza.
Arch. Antonio Glielmi

14/07/2006 13:17: 14.07.2006 Purtroppo
il mercato di professionisti sottopagati esiste giá da quel dí, ed i membri degli Ordini lo sanno benissimo! Quindi per i giovani non cambia nulla se la pigliano in saccoccia prima (vedi la legge Biagi) durante e dopo il D.L. Bersani.
arch. Claudio Bangrazi

17/07/2006 10:42: La demagogia al potere !!
Buona, anzi ottima idea liberalizzare le tariffe dei professionisti. A tutto vantaggio dei cittadini. Ma c'è una piccola osservazione da fare a questa brillante idea. Il nostro eccellente ministro ha presente in che situazione si trova la categoria dei professionisti tecnici? Ha valutato quanti tecnici ci sono in Italia e in che rapporto stanno con il numero di abitanti? Tra ingegneri, architetti, geometri, periti ecc. ecc. la categoria dei tecnici è una marea di gente pronta a scannarsi pur di accaparrrarsi un lavoro. Gia succede adesso con le tariffe minime che quasi nessuno rispetta !! Si finirà col fare lavori sottopagati e ...sottocosto, accollandosi anche la responsabilità civile e penale del proprio lavoro !! Bella prospettiva: Cornuti e .... mazziati!!! Questo modo semplicistico di liberalizzare serve solo per la propaganda politica !!?? Non si può pensare che sia il mercato a fare le tariffe quando sussite tale divario tra offerta e domanda. Liberalizzare le tariffe nella situazione attuale per i professionisti tecnici significa trasformare il mercato del lavoro in una giungla ancora peggiore di quella attuale dove a rimetterci sarebbe la parte più debole della categoria (i giovani) che il decreto demagogicamente vorrebbe aiutare, esponendola, per la propria inesperienza, a grossi rischi e reponsabilità per quattro soldi. Si cominci piuttosto a ridefinire gli ambiti e le comptenze di ogni singola figura professionale e poi si stabiliscano delle tariffe minime (anche al disotto di quelle attuali che di fatto gia vengono applicate) e massime inderogabili che tengano conto delle prestazioni più o meno complesse e delle responsabilità connessse. Non si può giocare al ribasso sulla ... pelle dei tecnici professionisti !!
Francesco Sorrentino Architetto

17/07/2006 15:10: Pericolo
Di fronte alla sconcertante linea del governo di procedere alle liberalizzazioni, alle lauree brevi, alla diffusione generalizzata di odio verso le categorie professionali e della teorizzazione di una cultura popolare secondo cui "quello che fa un professionista lo può fare chiunque", inviterei tutti a riflettere sul fatto che non è improbabile una prossima mossa in direzione della abolizione degli ordini professionali e comunque ad un loro annullamento "de facto". Penso che tale pericolo debba far riflettere a fondo chi di dovere e lo debba spingere quantomeno ad utilizzare l'istinto di sopravvivenza.
arch. claudio flabiano

20/07/2006 08:57: Non facciamoci abbagliare
Il cosiddetto "decreto Bersani" ha fini e propositi ben più ampi di quel che si crede. L'abolizione delle tariffe professionali minime rappresenta soltanto la piccola parte di un problema, che nasconde un ben più importante intento. Per quanto attiene alle tariffe minime, siamo tutti consapevoli che ormai non esistevano più da diverso tempo e, rappresentavano soltanto un punto di riferimenti per individuare il costo di alcune prestazioni. Non di tutte. A mio parere, nel caso di un ricorso presso qualsiasi commissione parcelle dell'ordine diveniva, di fatto, una verifica sulla qualità delle prestazioni svolte dal professionista. Quindi, la tariffa minima era garanzia di qualità nei confronti della committenza. A questo punto, con l'abrogazione di dette tariffe, rimane aperto il problema qualitativo, sul quale non si può farne oggetto di concorrenza e di libero mercato. Ma sono sicuro che il Ministro Bersani conosca anche questo aspetto del problema e sarà oggetto di un secondo provvedimento, che riguarderà la riforma degli ordini professionali. Se leggiamo bene l'attuale decreto legge, risulta fatto ben marginale l'abolizione delle tariffe minime, in quanto si è aperta la strada alle società di servizi, come per esempio i CAFF, per poter erogare anche i servizi tecnici. Questi, già in Emilia si occupano di servizi catastali e, con questa riforma, potranno anche erogare servizi più propriamente tecnici, confidando nell'enorme penetrazione nel mercato che già posseggono. Invece, in ordine alle grandi progettazioni e comunque alle prestazioni tecniche di maggiore rilievo, lo stesso decreto apre al mercato delle grandi società, anche multifunzionali, che potranno avvalersi di strutture collocate in Paesi terzi come l'India, dove un ingegnere costa 200 dollari al mese. A mio parere, questo è lo scenario con il quale ci si deve confrontare. Di fatto, non ci saranno benefici economici a favore dei consumatori o della PP. amministrazione ma una concentrazione di ricavi.
arch. Gino Cattelani

25/07/2006 14:35: Poveri dott.Arch. e dott.Ing.
Spendiamo qualche utile considerazione in merito alla categoria degli architetti(quelli veri dei vecchi ordinamenti quando da statistiche nazionali ci si laureava in media italiana in 8/9 anni prima di dover affrontare forse il più o tra i più selettivi esami di stato di tutte le professioni)Vorrei innanzi tutto fare una efficace quanto doverosa premessa:sapete quanti siamo ad occuparci di edilizia!?(architettura è ben altra cosa).Rinfresco un po’ la memoria:al di la dei professionisti aventi moralmente e legalmente titolo,ossia architetti e ingegneri civili ed edili ci sono:geometri, periti agrari,periti industriali,laureati in agraria, ingegneri chimici,ingegneri meccanici, ingegneri aeronautici,ingegneri elettrici, ingegneri elettronici,ingegneri navali,ingegneri spaziali,ecc.e come se non bastasse prima il buon Berlinguer poi la cara Moratti ci hanno fatto un nuovo strepitoso regalo…udite udite 3 anni e divieni arch.j o ing.j come amano firmarsi.Per i committenti, per colti che siano, non essendo del “mestiere” si tratta di ingegneri e di architetti ma in pochi sanno, che a fronte dei nove anni di studio di media calcolata dal censis per quelli “veri” ossia i dottori,loro divengono architetti junior ed ingegneri junior in soli 3 anni!Perché questa premessa?Per chiarire le idee al buon giornalista che pare molto poco informato sulla nostra categoria,e ad i signori del dl.Bersani e ai signori redattori degli studi di settore!E’ l’unica e sola categoria di professionisti che vanta una così nutrita schiera di concorrenti.E la concorrenza come è noto porta ad abbassare drasticamente le tariffe già ferme dal 2001 ed ora addirittura inesistenti,per vostro SOMMO merito.Tutti loro “fanno” gli architetti, ma quanti diplomati o laureati in altra cultura “fanno” gli avvocati?Avete mai visto un infermiere fare il medico?Firmare ricette o operare al cuore?Si vedono invece tutti i giorni ed in ogni paese,paesino o città, figure che si travestono da da architetti o da ingegneri
Arch. Pasquale Giugliano

26/07/2006 16:08: Lo scenario sarà questo?
Sarò pessimista ma questa liberalizzazione delle tariffe porterà ad una confusione mai vista. Sarebbe stato più sensato non abrogare il minimo tariffario ma regolamentare le tariffe massime. Allora sì che il cittadino ne avrebbe giovato. Se già prima era difficile farsi pagare dal cliente, avendo in mano il tariffario minimo, adesso diventerà impresa davvero ardua strappare la stessa cifra. Prima si poteva dire al cliente: "Guardi, queste sono le tariffe minime sotto le quali non si può andare, dovunque va le chiedono minimo questa cifra, faccia lei". Così il cliente si sarebbe convinto che non poteva più scendere di prezzo. Ora sarà il contrario, in mano non avremo assolutamente nulla per tutelarci. Ma ci pensate che ad ogni lavoro ci sarà una estenuante contrattazione a tirare sul prezzo finchè faremo il lavoro a prezzi stracciati? Stracciati prima che il cliente ci dica che va da qualcun altro (architetto o geometra) e noi così perderemo l'incarico. Poi salterà fuori qualche collega "furbino" che alla nostra proposta di un tot di prezzo, esempio 1000 euro, lui prenderà 800 per fare lo stesso lavoro. A quel punto il cliente dove volete che vada? Allora gioco forza ci adegueremo, dobbiamo pur mangiare giusto? Chi mi paga le bollette, le rate della macchina, l'affitto o il mutuo? L'Ordine? Ma il vero problema è che per quel lavoro, che ora "vale" 1000 euro (ma che con le tariffe minime valeva di più), l'architetto non può più chiedere questa cifra, sapendo che in giro ci sono già dei colleghi che ne prendono 800. E state sicuri che prima o poi ci sarà qualcuno che chiederà 700. Tutti al ribasso. Tutti a mordere l'unico osso. In più se ci pensate, da quel momento in poi, quel lavoro non varrà mai più 1000 euro, ma 800. Allora il problema sta tutto nel far sì che nessuno applichi questo ribasso delle tariffe per "convincere" il cliente che sotto quella cifra nessuno è disposto a scendere. Ma penso che questo si utopia nel realizzarla.
Guido G. Festa

26/07/2006 17:07: abbasso bersani
facciamo come gli avvocati scendiamo in piazza non si può svendere la proprietà intellettuale e i nostri COPYRIGHT organizziamo sit in di protesta sotto il ministero la concorrenza non è questa NO MINIMI TARIFFARI MA MASSIMALI A PIACIMENTO.
arch.Luigi Giamogante

28/07/2006 10:40: Chi se ne accorge che scioperano gli architetti?
Nessuno. Anzi, ne gioveranno i geometri che prenderanno il nostro posto nei cantieri... E comunque l'ordine degli Architetti ha solo chiarito che con questa riforma ne guadagnerà la "qualità dell'architettura". Si sono fermati a questo. Complimenti. Salvo restando che non si capisce perchè con questa riforma, che è nata per agevolare il cittadino sgravandolo delle alte spese dovute ai professionisti, non abbia (guarda caso) toccato le due categorie, quella dei Dottori e dei Giornalisti, che costano al cittadino gran lunga di più che l'architetto che ti ristruttura casa. Inoltre, del dottore bene o male ne hai sempre bisogno, dell'architetto se va bene ti serve una sola volta nella vita. Provate a fare un consulto di mezz'ora da un dottore e vedete quanto vi chiede... Cifre che gli architetti se le sognano! E con questa riforma si è voluto far risparmiare il cittadino? Ma vogliamo prenderci in giro? La prima categoria da prendere in considerazione sarebbe stata quella dei dottori per le altissime tariffe da loro praticate e non è stata neppure presa in considerazione??? C'è quualcosa che non torna allora! Questo perchè gli Ordini dei dottori e dei giornalisti sono molto ma molto più potenti degli altri, per questa ragione non sono stati toccati... E la cosa mi viene da far pensare...
Arch. Guido G. Festa

28/07/2006 21:08: ARCHITETTO
Proposta da diffondere ai vari Ordini d’Italia. Gli ordini degli Architetti e degli Ingegneri dovrebbero allearsi e smetterla con le loro sciocche guerre tra poveri, atte ad accaparrarsi briciole di territorio che non hanno, perché l’”osso” è ormai sempre più piccolo ed i “cani” sempre più numerosi, ed arrabbiati e proporre senza se e senza ma 3 semplici ma efficacissime regole : 1)Parcelle obbligatorie ma derogabili con sconto max. del 20% non un centesimo in più, come per le opere pubbliche; 2)Per ogni pratica Dia o PdC l’obbligo di emettere fattura e relativa parcella e allegarla alla documentazione stessa; l’UTC dovrebbe richiederla per legge, come è richiesta la ricevuta di pagamento dei contributi di costruzione, pena la nullità del titolo abilitativo. 3)Gli ordini invece di dormire su 4 guanciali, dovrebbero obbligare tutti gli iscritti, a fine anno, a presentare parcelle e fatture emesse, come da legge, per essere vidimate; anche se questo dovesse rappresentare un piccolo onere economico per i professionisti, sarebbe il modo per avere la certezza dell’introito e della giusta e decorosa retribuzione. Tali norme gioverebbero non poco alla qualità del costruito, sarebbero un’efficace panacea per combattere l’evasione fiscale, eviterebbero continui contenziosi con i committenti e ridarebbero dignità e professionalità ad Architetti, Ingegneri e Geometri italiani. Finalmente prevarrebbe la meritocrazia e non il bieco clientelismo!Si stimolerebbe la cultura tecnico-architettonica, la ricerca e l’aggiornamento professionale e questi sarebbero gli unici parametri per valutare la concorrenza e non il sol prezzo come se si vendesse frutta e verdura! Ricordo ai signori legislatori e con un pizzico di ironia, che viviamo o dovremmo vivere in una società che ama definirsi evoluta e civile!
Arch. Pasquale Giugliano

30/08/2006 16:18: Inutile essere Professionisti...
Via libera ai progetti fotocopia/porcheria come già da anni il 95% dei progettisti è costretto a fare e purtroppo parlo anche di architetti, i quali da tempo immemore hanno capito che la qualità non paga, inutile perdere due mesi per la progettazione, predisporre viste fotorealistiche di interni ed esterni, massimizzare gli spazi per ottenere il miglior compromesso fra mc/mq, inutile calcolare l’inerzia, la trasmittanza dell’involucro, inutile calcolare il glaser, inutile calibrare bene le masse per rendere la struttura duttile e non rigida, progettare il dettaglio strutturale, inutile far risparmiare i ferri “utilizzandoli” in maniere sapiente, inutile pensare al consumo energetico dell’abitazione, inutile pensare a tecniche di bioarchitettura per salvaguardare la salute del committente, inutile pensare allo sperpero di co2 nell’atmosfera, inutile adottare calcoli per calibrare la microcircolazione interna(che nessuno conosce) INUTILE ESSERE PROFESSIONISTI…basta essere più genericamente tecnici! La unica cosa che al momento appare utile è accaparrarsi la clientela e costruire mostri di cemento che pian piano seppelliscono la nostra ormai brutta Italia; poi tutto si riduce a mera burocrazia, un susseguirsi di carte, che portano al solo disbrigo della pratica burocratica senza alcuna attenzione progettuale, il progetto stesso si affronta con il medesimo spirito con cui si compilano i moduli del permesso a costruire. L’architettura consegnataci dalla storia, sembra essere l’unica ad impreziosire ed ingioiellare le nostre città, accanto ad essa sorgono primordiali contenitori, turpi geometrie che sviliscono ciò che i secoli passati ci hanno generosamente lasciato in eredità.L’Architetto dovrebbe essere la figura professionale più idonea a contrastare tali offese al paesaggio, alle città, all’uomo; ma... ne vale la pena?
Arch.Pasquale Giugliano

20/11/2006 13:16: Professione solida
Attenzione il rispetto per la professione si conquista sul campo non solo con i disegnini e la"rappresentazione", infatti è quello che da anni insegnano le facoltà di Architettura non "Architettura" quindi tecnica, storia, mercato, ma solo "rappresentazione" senza marketing ovviamente. il tutto ha fatto scadere l'Architettura nell'opinabile nel "a me piace,non piace" nell'architettura da rivista, nella moda di turno e non nel solido studio dei grandi maestri "che sono alla base di tutti i collages attuali" . L'Architetto non è un'artista "può esserlo"ma è fondamentalmente un tecnico che pùò indicare una via, spero che nessuno, solo perchè ha fatto Architettura si senta Architetto con la A maiuscola, se è cosi non si và da nessuna parte o forse i docenti"come è probabile" hanno plagiato gli studenti facendogli credere che sarebbero diventati dei novelli Terragni,Rossi o chissà quant'altro occultando quelle che sono le VERE informazioni per far crescere dei buoni Architetti
Franco Atzori

04/01/2007 19:49: no tariffe, no party
Sicuramente nelle Facoltà di architettura non si parla (o quasi) della professione. E' anche vero che i giovani imparano in fretta dato che nella immediata e successiva professione nessuno dei suoi potenziali clienti sarà veramente interessato alla qualità del progetto o alla sua professionalità, ma solamente al suo timbro, utile per fare quelle 4000 stupide pratiche fotocopia che il cliente non potrà fare e che gli rendono la vita tanto difficile...
Arch. Federico Scaroni

17/03/2007 08:11: titolo
per dare dignità e rispetto al mestiere di architetto: 1) una scuola più seria e selettiva 2)una seria preparazione tecnica una seria preparazione tecnica una seria preparazione tecnica una seria preparazione tecnica una seria preparazione tecnica una seria preparazione tecnica una seria preparazione tecnica una seria preparazione tecnica una seria preparazione tecnica una seria preparazione tecnica una seria preparazione tecnica una seria preparazione tecnica una seria preparazione tecnica una seria preparazione tecnica una seria preparazione tecnica una seria preparazione tecnica una seria preparazione tecnica una seria preparazione tecnica una seria preparazione tecnica una seria preparazione tecnica una seria preparazione tecnica una seria preparazione tecnica una seria preparazione tecnica una seria preparazione tecnica una seria preparazione tecnica una seria preparazione tecnica una seria preparazione tecnica una seria preparazione tecnica una seria preparazione tecnica una seria preparazione tecnica una seria preparazione tecnica una seria preparazione tecnica una seria preparazione tecnica una seria preparazione tecnica una seria preparazione tecnica una seria preparazione tecnica una seria preparazione tecnica una seria preparazione tecnica una seria preparazione tecnica una seria preparazione tecnica una seria preparazione tecnica una seria preparazione tecnica una seria preparazione tecnica una seria preparazione tecnica una seria preparazione tecnica una seria preparazione tecnica una seria preparazione tecnica una seria preparazione tecnica una seria preparazione tecnica una seria preparazione tecnica una seria preparazione tecnica una seria preparazione tecnica una seria preparazione tecnica una seria preparazione tecnica
maurizio Cagnoni

vedi anche:

Liberalizzazione per decreto

Rassegna stampa "pacchetto Bersani"

Parola d'ordine, concertiamoci

Rassegna stampa - pubblicazione GU

Cosa dice il Decreto Bersani?

su minimi di tariffa e pubblicità

In merito a "Il Paese fondato sulle corporazioni"

rettifiche ufficiali all'articolo

La Ue amplia la Bolkestein: deregulation per gli architetti

La nuova bozza della riforma sulla liberalizzazione

Riforma delle Professioni

aggiornamento rassegna stampa

Riforma e Antitrust

Breve rassegna stampa


data pubblicazione: martedì 11 luglio 2006
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