Codice appalti, voce a tutti

breve aggiornamento rassegna stampa

Codice appalti, voce a tutti. Vertice del ministro delle infrastrutture con le categorie per studiare le modifiche. Authority: l'Anas ha realizzato la metà dei lavori.

Tavolo con le parti sociali, compresi i rappresentanti dei consumatori, per modificare le parti del codice appalti per le quali l'Italia non ha preso impegni vicncolanti con l'Ue. È quanto è stato deciso ieri al termine dell'incontro del ministro delle infrastrutture, Antonio Di Pietro, con i rappresentanti delle associazioni direttamente coinvolte con l'entrata in vigore del codice degli appalti: Confindustria, Ance, Agi, Oice, Ancpl, Aniem, Cna, Adusbef, Confartigianato, Consiglio nazionale architetti, Consiglio nazionale ingegneri, Consiglio nazionale geologi, Fillea Cgil, Feneal Uil, Adiconsum, Aduc e Codacons. Di Pietro intende "riunire tutte le parti sociali per avviare il dialogo sulle possibili modifiche da apportare a quelle norme del codice ritenute facoltative e fare il punto della situazione per capire nella pratica cosa cambierà rispetto alla legge Merloni, secondo quanto si legge in una nota del ministero".

In particolare, "la discussione ha riguardato: il capitolato generale, l'avvalimento e l'appalto integrato". Di Pietro ha proposto ai partecipanti della riunione di far pervenire al più presto ipotesi di modifiche che saranno utili per la formulazione finale del codice e la sua definitiva entrata in vigore con particolare riferimento alle norme facoltative.

Intanto, ieri nel corso di un'audizione informale alla camera, il presidente dell'Authority di vigilanza sui lavori pubblici, Alfonso Maria Rossi Brigante, ha sostenuto che la rete autostradale è cresciuta meno del traffico e che l'Anas ha concluso soltanto metà, circa, dei lavori appaltati. Traffico e autostrade. Il primo aumenta senza sosta a ritmi sostenuti le seconde, anziché tenere il passo, crescono ma di poco. Se negli ultimi venti anni, infatti, il traffico è più che raddoppiato, registrando un aumento del 101,45%, la rete autostradale è cresciuta solo del 7,57%, una percentuale che corrisponde ad un'aggiunta di 379 chilometri nell'estensione delle tratte autostradali. Dati, questi, che fanno dell'Italia, il fanalino di coda in Europa sul fronte della dotazione delle infrastrutture autostradali. Precedenza a Francia, Germania, Spagna, Portogallo e Danimarca, che, pur partendo da una situazione di svantaggio battono in lunghezza le autostrade del Belpaese. A fare il bilancio sullo stato di salute delle autostrade in Italia è il presidente dell'Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici, Alfonso Rossi Brigante, che ieri in commissione ambiente della Camera ha riferito sulle prospettive di sviluppo del settore stradale. "Siamo passati da una situazione in cui nel 1975 eravamo secondi in Europa, mentre oggi ci hanno superato diversi paesi europei, tra cui Francia e Spagna" ha detto Brigante che ha evidenziato come il mancato potenziamento delle infrastrutture stradali renda l'Italia meno competitiva. "Il gap sul fronte delle infrastrutture ci penalizza anche sul piano della competitività. Basti dire che, per quanto riguarda il trasporto merci, il costo della logistica in Italia pesa per il 24% sui costi totali, con quattro, cinque, a volte anche dieci punti di differenza rispetto ad altri paesi europei". Secondo il presidente dell'Autorità di vigilanza, le soluzioni vanno individuate "attraverso una migliore programmazione delle opere pubbliche, che tenga conto anche di una mutata sensibilità per i problemi dell'ambiente, da valutare anche in sede progettuale, e attraverso il potenziamento degli uffici tecnici, che devono essere dotati di professionalità in grado di controllare imprese e concessionarie". A tal proposito Brigante ha ribadito il rischio di una "progressiva chiusura del mercato degli appalti autostradali". La quota delle opere che le concessionarie possono realizzare in proprio o tramite società collegate, senza dare spazio a procedure di evidenza pubblica, è piuttosto considerevole. Inizialmente la quota massima era fissata al 20%, con successive convenzioni aggiuntive è stata elevata al 40% ed, in ultimo, nel 1999 è stato elevato al 60%. Limite confermato dalla legge Merloni, così come è stata modificata dalla legge 166/02, meglio nota come legge obiettivo.

 

di Laura Viscardi
da Italia Oggi del 12.07.06


Appalti stile hi-tech. Certificati ok solo se informatizzati. Annuncio in un comunicato dell'Authority lavori pubblici.

Certificati di esecuzione lavori doc solo se informatizzati. Lo stabilisce il comunicato 6 luglio 2006 del presidente dell'authority per gli appalti, a mente del quale, dopo la pubblicazione sulla G.U., le amministrazioni appaltanti dovranno redigerli esclusivamente avvalendosi di una specifica procedura informatica, sviluppata allo scopo dall'authority e disponibile sul portale internet dell'authority medesima. La procedura sarà reperibile al link "Certificati esecuzione lavori", e l'adempimento varrà sia per gli appalti in corso di svolgimento, sia per appalti già conclusi.

Si tratta della prima applicazione del dlgs 163/2006 (il Codice dei contratti), il cui articolo 40, comma 3 lettera b), prevede espressamente che gli organismi di attestazione acquisiscono i certificati di esecuzione lavori unicamente dall'Osservatorio, cui sono trasmessi, in copia, dalle stazioni appaltanti, allo scopo, rileva il comunicato, di consentire l'accertamento del possesso delle capacità tecniche all'esecuzione dei lavori in fase di qualificazione delle imprese. Risulta, dunque, importante acquisire telematicamente i dati contenuti nei certificati, in modo che le Soa e l'Osservatorio possano contestualmente ed in tempo reale consultarne i contenuti ed effettuare, quindi, sia le funzioni di controllo ed aggiornamento delle qualificazioni, sia le funzioni di monitoraggio e studio che la legge rimette in capo all'Osservatorio; ovviamente la consultazione in tempo reale sarà utile anche per le funzioni istruttorie dell'authority.

Per avvalersi della procedura informatizzata di redazione dei certificati di esecuzione lavori, le stazioni appaltanti dovranno richiedere, per il tramite del responsabile del procedimento, l'accreditamento al servizio di anagrafe disponibile, esclusivamente via web, all'indirizzo "anagrafe.avlp.it/". A tale scopo il Rup dovrà disporre di un suo indirizzo di posta elettronica, al quale sarà trasmessa la password di accesso al servizio. Tale accesso sarà intestato al richiedente e la responsabilità circa l'utilizzo della procedura informatica ricadrà in capo al richiedente stesso. Chi è già in possesso di credenziali dovrà accedere nuovamente all'indirizzo "anagrafe.avlp.it/" ed associarsi alla stazione appaltante (una o più) con la quale collabora selezionando il profilo "Responsabile unico del procedimento".

 

di Luigi Oliveri
da Italia Oggi del 08.07.06


Oice, linee guida per le gare senza tariffe

L'Oice si candida a collaborare con il governo per definire le regole che consentano alle stazioni appaltanti di gestire l'impatto dell'abolizione dei minimi tariffari prevista dall'articolo 2 del decreto legge 4 luglio 2006, n. 223. E in particolare per gestire l'impatto sulle disposizioni del Codice degli appalti pubblici. E per trovare le soluzioni tecniche applicative per le pubbliche amministrazioni riguardo la valutazione delle offerte nelle gare di progettazione. L'associazione nazionale delle società di ingegneria, architettura e consulenza tecnico-economica (Oice) chiede al governo di chiarire l'impatto sul codice appalti e sulle gare di progettazione della norma che abroga le tariffe minime. "Iniziativa coraggiosa", ha dichiarato il vicepresidente dell'Oice, Braccio Oddi Baglioni, "che potrà introdurre elementi di maggiore dinamicità nel settore dei servizi professionali e, in particolare, in quello della progettazione di opere pubbliche, a beneficio della committenza e dell'interesse pubblico generale. Siamo convinti che anche l'Italia dovrebbe uniformare la propria legislazione alle indicazioni comunitarie in materia di libera prestazione e concorrenza nei servizi professionali". Secondo Oddi Baglioni "si potrebbe immaginare una più efficace disciplina sulla valutazione delle offerte anomale, accompagnata da un maggiore dettaglio dei capitolati prestazionali e, laddove necessario, da una limitazione del peso del punteggio attribuito al fattore prezzo".

 

da Italia Oggi del 07.07.06


Lavori pubblici senza appalto integrato

È entrato in vigore il 1º luglio il codice appalti pubblici, a eccezione delle norme relative alle centrali di committenza, al dialogo competitivo, all'appalto integrato, agli accordi quadro e alla trattativa privata che non saranno applicabili fino al 1º febbraio 2007; intanto si annunciano modifiche correttive alle quali il ministero delle infrastrutture Antonio Di Pietro sta già lavorando.

È quanto previsto nell'articolo 1-octies del maxiemendamento del governo al decreto legge 173 (proroga termini) approvato con il voto di fiducia mercoledì scorso dal governo al decreto legge 12 maggio 2006, n. 173 sulla proroga dei termini.

Il governo sceglie quindi di non rinviare tout court l'entrata in vigore del codice, ma di prendere tempo per alcune materie sulle quali ritiene opportuno apportare qualche correzione del testo. In tale senso si era mosso anche il consiglio dei ministri di venerdì 23 giugno quando fu approvato in via preliminare uno schema di decreto proposto dal ministero delle infrastrutture con il quale si prorogavano le stesse norme fino al 1º gennaio e si introducevano delle piccole modifiche formali e di coordinamento in più di 20 disposizioni del codice.

Lo schema di decreto, se sarà convertito in legge il decreto legge 173 continuerà quindi il suo iter ma con tempi certamente non brevi perché, come il 163, dovrà ricevere il parere del Consiglio di stato, della Conferenza unificata stato-regioni-enti locali e delle commissioni parlamentari, prima della deliberazione definitiva del consiglio dei ministri e la successiva pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. In ogni caso lo schema di decreto legislativo rileverà soprattutto per la parte delle correzioni formali visto che la parte sull'entrata in vigore delle norme del codice risulterà assorbita dall'articolo 1-octies del decreto legge 173.

Sulla questione del rinvio del codice si era diversamente mossa, invece, la maggioranza parlamentare che, attraverso un emendamento allo stesso decreto legge presentato dalla presidente della Commissione lavori pubblici Anna Donati, aveva proposto il rinvio al 1º gennaio dell'intero codice. Adesso la proposta del governo sembra avere trovato anche il consenso parlamentare dal momento che il ministero ha assicurato che con altri decreti legislativi si proporranno modifiche all'articolato.

Il codice entra quindi in vigore il 1º luglio e saranno quindi una decina le norme che potranno essere applicate soltanto dopo il 1º febbraio. Fra queste si segnala in primo luogo quella relativa all'appalto di progettazione ed esecuzione, il cosiddetto appalto integrato (articolo 3, comma 7, e articolo 53, commi 2 e 3), nelle due versioni, con a base di gara il progetto preliminare o quello definitivo, che il codice liberalizza ampiamente rispetto a quanto prevedeva la legge Merloni.

Il rinvio al 1º febbraio dell'anno prossimo riguarderà anche l'articolo 33 (centrali di committenza), l'articolo 49, comma 10 (che, nell'ambito del cosiddetto "avvalimento", pone il divieto per l'impresa ausiliaria di svolgere il ruolo di subappaltatrice), l'articolo 56 (procedura negoziata previa pubblicazione di un bando di gara), l'articolo 57 (procedura negoziata senza previa pubblicazione di un bando di gara), l'articolo 58 (dialogo competitivo) e l'articolo 59 (concernente gli accordi quadro ma limitatamente ai settori ordinari e non ai settori dell'acqua, dell'energia e dei trasporti).

Opportunamente la norma stabilisce anche il regime applicabile fra la data di entrata in vigore dell'intero codice e la data di conversione del decreto legge (in scadenza il 12 luglio prossimo). Nelle materie citate i bandi pubblicati nel frattempo rimarranno soggetti alla normativa in vigore prima dell'entrata in vigore del codice stesso (cioè dalla legge Merloni e dal suo regolamento, tanto per fare un esempio) e ciò non soltanto per il periodo intercorrente fra il 1º luglio e la data di conversione, ma fino al 1º febbraio stesso. Tanto per fare un esempio nell'appalto integrato le amministrazioni continueranno ad applicare l'articolo 19 della legge Merloni e il codice potrà essere applicato soltanto il 1º febbraio 2007.

 

di Andrea Mascolini
da Italia Oggi del 03.07.06

 

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vedi anche:

Codice-rinvii

breve aggiornamento rassegna stampa

Codice appalti e Tariffa LLPP

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Il codice degli appalti azzera la Merloni

approvato, in via preliminare, dal Governo


data pubblicazione: giovedì 13 luglio 2006
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