Rimandato l'appalto integrato

aggiornamento rassegna stampa

Codice appalti. Con la conversione in legge del Dl 173/2206 ritornano sotto esame alcune disposizioni cardine. Rimandato l'appalto integrato. Per la trattativa privata è in arrivo una norma delegata di correzione.

Cancellata la disposizione che premia l'affidamento a terzi di lavori e servizi da parte del general contractor e rinvio al primo febbraio 2007 delle norme più contestate. Le modifiche al Codice degli appalti introdotte in sede di conversione, nel Dl 173/2006, sono operative dal 13 luglio scorso: la legge di conversione (è la 228 del 12 luglio 2006) è stata infatti pubblicata sulla Gazzetta ufficiale numero 160.

Le norme rinviate non sono molte ma riguardano argomenti di rilievo come l'appalto integrato e la trattativa privata (che è stata ribattezzata procedura negoziata). Queste disposizioni dovranno essere modificate con decreti legislativi. Il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro ha detto che il Dlgs correttivo sarà messo a punto entro novembre. L'obiettivo è che venga varato definitivamente entro il 31 gennaio 2007. Per evitare che si creasse una situazione di vuoto normativo, relativamente a tutte le dispozioni rinviate, la legge 228/2006 riporta in vita le disposizioni abrogate dal Codice, che saranno valide appunto fino al31 gennaio 2007.

General contractor. L'unica abrogazione contenuta nella legge 228/2006 riguarda l'articolo 177, comma 4, lettera f) del Codice che premiava l'affidamento a terzi di lavori e servizi da parte del general contractor. In particolare, nel caso in cui l'aggiudicazione del contratto, avvenga tramite il sistema dell'offerta economicamente più vantaggiosa, «la maggiore entità di lavori e servizi che il contraente generale» si impegna ad affidare all'esterno non è più uno degli otto criteri su cui la stazione appaltante deve basare la propria scelta. Si trattava di una disposizione fortemente contestata dai sindacati poichè incentivava l'affidamento a terzi e quindi, a loro giudizio, riduceva possibilità di controllo e tutela dei lavoratori.

Ma ora vediamo le norme rinviate.

Appalto integrato. Il Codice degli appalti (Dlgs 163/2006) liberalizza il ricorso a questo strumento permettendo di affidare congiuntamente la progettazione e l'esecuzione di un'opera.

Avvalimento. Viene congelata la norma che vieta all'impresa ausiliaria (quella cioè che presta i requisiti) di assumere a qualsiasi titolo il ruolo di appaltatore o di subappaltatore.

Trattativa privata. Anche in questo caso le disposizioni del Codice che ampliano le possibilità di ricorrere alla procedura negoziata (trattativa privata) seguono l'impostazione delle direttive Ue. Fino al 31 gennaio 2007 rimangono quindi in vigore i limiti più restrittivi fissati dalla Merloni, che ammette la trattativa privata solo in casi di estrema urgenza o per importi minimi (non oltre i 100mila euro).

Centrali di committenza, accordi quadro e dialogo competitivo. Si tratta di tre istituti previsti dalle direttive Ue, il cui recepimento negli ordinamenti nazionali è «facoltativo». Il primo consente alle stazioni appaltanti di acquisire, anche associandosi o consorziandosi, lavori, servizi e forniture facendo ricorso a centrali di committenza. Il secondo riguarda i lavori di manutenzione e quelli connotati da serialità. Il dialogo competitivo consente infine alle stazioni appaltanti, in caso di appalti particolarmente complessi, di individuare insieme con i candidati le soluzioni più idonee al raggiungimento degli obiettivi da esse stesse indicati.

  • IL VARO DEFINITIVO - L'obiettivo è completare l'operazione di riesame attraverso i decreti legislativi entro il 31 gennaio 2007
  • VACATIO LEGIS - Per evitare situazioni di vuoto legislativo la 288/2006 riporta in vita provvisoriamente le disposizioni abrogate

Le norme prorogate

  • Centrali di committenza. (Articolo 33, commi 1, 2 e 3, secondo periodo limitatamente alle centrali di committenza). Possibilità per le stazioni appaltanti di ricorrere, anche associandosi o consorziandosi, a centrali di committenza per acquisire lavori, servizi e forniture.
  • Avvalimento. (Articolo 49, comma 10). Il rinvio riguarda solo la norma che vieta all'impresa ausiliaria di assumere il ruolo di appaltatore o subappaltatore e impone l'esecuzione del contratto all'impresa che partecipa alla gara.
  • Dialogo competitivo. (Articolo 58). Permette alle stazioni appaltanti, in caso di appalti particolarmente complessi, di individuare insieme con i candidati le soluzioni più idonee.
  • Accordi quadro. (Articolo 59, limitatamente ai settori ordinari). Le stazioni appaltanti possono stipularli per i lavori di manutenzione e, in base a quanto stabilirà il regolamento, per i lavori connotati da serialità e caratteristiche esecutive standardizzate.
  • Appalto integrato. (Articolo 3, comma 7; articolo 53, commi 2 e 3). Affidamento congiunto di lavori e progettazione
  • Procedura negoziata con e senza gara. (Articoli 56 e 57). Amplia la possibilità di ricorrere alla trattativa privata ammettendo le ipotesi previste dalle direttive europee.
  • Norme abrogate. (Articolo 177, comma 4, lettera f). Si tratta di quella sul general contractor. L'abrogazione cancella uno dei criteri di scelta in caso di offerta economicamente più vantaggiosa e precisamente quello che premia l'affidamento a terzi di lavori o servizi.

Permessi. Slittano anche Via e Vas. Le valutazioni ambientali entreranno in vigore nel 2007.

L'entrata in vigore delle nuove norme previste dalla delega ambientale su Via e Vas slitta al 31 gennaio 2007.

Nella legge di conversione del Dl 173/2006 (è la 228/2006), pubblicata sulla Gazzetta ufficiale numero 160 del 12 luglio scorso, il Parlamento ha inserito infatti anche lo slittamento della parte seconda del Dlgs 152/2006 che, se non ci fosse stata la proroga, sarebbe entrata in vigore il 12 agosto.

L'obiettivo è quello di dare tempo al Governo di mettere a punto i decreti legislativi correttivi.

Ad essere stata rinviata è la riforma della valutazione d'impatto ambientale e l'introduzione anche nell'ordinamento statale della valutazione ambientale strategica di piani e programmi di opere, prevista dalla direttiva 2001/42/Ce.

Ma vediamo cosa prevede la delega e quali sono i punti più contestati.

Valutazione ambientale strategica (Vas). L'obiettivo della Vas è arretrare lo studio degli effetti sull'ambiente al momento in cui si pianifica la trasformazione di un territorio. La delega stabilisce che la valutuzione strategica è un passaggio imprescindibile per il varo dei piani: la sua assenza li rende nulli. Ma, ed è questa la critica di maggior rilievo, resta una procedura separata dalla messa a punto dei piani. La delega prefigura cioè un iter simmetrico a quello della Via senza tener conto delle peculiarità della Vas. Mentre infatti le opere soggette a Via hanno alle loro spalle un proponente interessato alla loro realizzazione, i piani e programmi di opere sottoposte a Vas vengono elaborati dalle amministrazioni pubbliche. Dopo, però, aver subito un lungo processo di concertazione e dialogo con le parti interessate. Il Dlgs 152/2006 stabilisce che la Vas venga effettuata prima dell'approvazione dei piani e fissa anche tempi molto stretti: il giudizio di compatibilità deve arrivare entro sessanta giorni, altrimenti scatta l'intervento sostitutivo del Consiglio dei ministri. L'assenza di risposta equivale a un giudizio di compatibilità negativo.

Valutazione d'impatto ambientale (Via). La delega anticipa l'effettuazione della Via al progetto preliminare salvo poi prevedere una verifica relativa al fatto che il definitivo rispetti le condizioni indicate nel giudizio di compatibilità ambientale e che non ci siano differenze rispetto alle aree interessate o alle risorse ambientali coinvolte. Questa novità è stata fortemente criticata: il preliminare non sarebbe infatti un livello
progettuale sufficiente per la formulazione del giudizio ambientale. La delega prevede che la Via venga espressa in novanta giorni. In caso di silenzio parte lo stesso meccanismo previsto per la Vas: poteri sostitutivi del consiglio dei ministri e silenzio-rifiuto.

 

di Bianca Lucia Mazzei
da Sole 24ore del 17.07.06


Conseguenze. Bandi e "Gazzetta" - Costi in salita con l'obbligo di pubblicazione.

Il costo della pubblicazione dei bandi rischia di lievitare enormemente con il nuovo Codice degli appalti. È, pressochè unanime il giudizio delle stazioni appaltanti interpellate, in merito alle criticità riscontrate con l'entrata in vigore del Dlgs 163/2006.

Il temutissimo rincaro dei costi è motivato dall'obbligo, sancito dall'articolo 122, di pubblicare sulla «Gazzetta ufficiale» anche i bandi di importo compreso tra i 500mila e il milione di euro: «una procedura - dicono dal Comune di Roma - che indurrebbe a puntare tutto sulle maxigare, piuttosto che su una pluralità di piccole gare».

Sulla stessa lunghezza d'onda Massimo Valero, dirigente degli Affari generali, normativa e appalti del Comune di Torino: «Quello dei costi rischia di diventare un problema serio».

L'aggravio delle spese di pubblicazione è per ora, comunque, soltanto un timore. Fino al 13 luglio era infatti difficile trovare un bando che sia stato già redatto secondo il nuovo Codice appalti: tutte le stazioni interpellate erano ancora alle prese con una lunga fase preparatoria e di approfondimento della norma e anche la pagina Internet del ministero delle Infrastrutture (www.serviziobandi.llpp.it) su cui il Dlgs 163 ha reso obbligatoria la pubblicazione, offre una panoramica di bandi antecedenti al 1° luglio 2006.

Tra le stazioni appaltanti interpellate serpeggia inoltre malumore dovuto agli spacchettamenti e rinvii di alcune norme contenute nel Codice: «Con questa incertezza normativa diventa difficile orientarsi», concordano Roma e Torino. Valero punta il dito in particolare contro il rivio (diventato legge grazie alla conversione del Dl 173/2006) al 1° febbraio 2007 del comma 10 dell'articolo 49 sull'avvalimento. Il comma in questione (si veda anche l'altro articolo nella pagina) vieta all'impresa ausiliaria (quella cioè che presta i requisiti) di assumere a qualsiasi titolo il ruolo di appaltatore o di subappaltatore. Esso stabilisce inoltre che «il contratto è in ogni caso eseguito dall'impresa che partecipa alla gara». Ed è proprio a questo proposito che Valero si chiede, allora, a chi spetti il ruolo di interfaccia per l'amministrazione nell'esecuzione del contratto.

Dubbi anche sui commi 7 e 8 dell'articolo 124 del codice («Appalti di servizi e forniture sottosoglia»). Valero definisce dirompente l'eccessivo margine di discrezionalità sancito dal comma 8, che consente alla stazione appaltante di prevedere (a determinate condizioni) l'esclusione automatica dalla gara delle offerte e solleva qualche perplessità sul comma precedente, che rimanda a un emanando regolamento i requisiti degli operatori economici. «Un rimando che crea qualche difficoltà rispetto alle verifiche a campione che vengono, invece, già eseguite».

L'entrata in vigore del Codice appalti non preoccupa, invece, altre grandi stazioni appaltanti quali Milano, Firenze, Palermo e Bari, dove la risposta degli uffici tecnici è più o meno la stessa: «Nessuna anomalia da segnalare. Stiamo studiando le modifiche e le applicheremo alla prima occasione utile».

Chi ha già avuto il battesimo del fuoco è invece Aeroporti di Puglia, una delle più grandi stazioni appaltanti della regione. «Il vero problema - commenta ildirettore amministrativo, Patrizio Summa - sarà l'interpretazione dell'avvalimento in sede di gara, dato che nessùno sa quali documenti potranno essere ritenuti validi».

  • LE CRITICHE - Tra le stazioni appaltanti serpeggia il malumore per l'incertezza normativa derivante dallo «spacchettamento»
  • INTERFACCIA - Ci si chiede a chi spetti questo ruolo nell'amministrazione dopo la sospensione del comma sull'avvalimento

 

di Silvia Marzialetti - Massimiliano Scagliarini
da Sole 24ore del 17.07.06


Autorità di Vigilanza - Dall'incarico di progettazione all'appalto passano 28 mesi. Record negativo per le opere pubbliche.

Ventottomesi per appaltare un'opera pubblica. Attenzione: non per arrivare al taglio del nastro ma solo per scegliere chi la progetterà e chi la realizzerà. Per la precisione, servono 847 giorni, in media per arrivare dalla gara di assegnazione del progetto all'aggiudicazione dell'appalto di lavori.

Questo è il dato medio offerto dalla relazione 2005 dell'Autorità di vigilanza sui contratti di lavori, servizi e forniture. Un tempo ancora infinitamente lungo solo per mettere in cantiere un'opera e - quel che è peggio - è che la situazione l'anno scorso è sensibilmente peggiorata rispetto al 2004: allora infatti per compiere lo stesso tragitto in cinque tappe ci volevano "solo" 773 giorni. Gli 847 necessari nel 2005 si traducono in un aumento del 9,5 per cento.

La fase che risulta più appesantita rispetto al 2004 è quella della progettazione: se prima bastavano 487 giorni al progettista per consegnare l'elaborato ora ne servono, in media, 549, due mesi in più.

La relazione, ovviamente, non può indicare se a questo aumento corrisponda un incremento proporzionale della qualità dei progetti, da sempre punto debole del comparto delle infrastrutture italiano.

Un altro interessante fenomeno segnalato dall'Autorità è il riposizionamento del mercato della progettazione, suddiviso tra affidamento a liberi professionisti e società esterne e progettisti interni alla stessa stazione appaltante. Ebbene, nel 2005 la quota assegnata all'esterno è scesa di ben 10 punti dal 53 al 43%. Ma al tempo stesso è diminuita anche quella interna, passata dal 47 al 38,9 per cento. Il tutto a vantaggio di una nuova categoria, finora mai censita dall'Autorità, cosiddetta «mista» in cui sono state classificate le situazioni in cui la Pa elabora solo le prime fasi del progetto (ad esempio il preliminare) e poi appalta il defmitivo e l'esecutivo. In questa fascia si colloca il 17,8% delle situazioni.

Note dolenti anche quando si passa alla realizzazione dell'opera. L'Authority ha esaminato oltre 15.387 casi: lo scostamento dei costi rispetto a quelli previsti dal contratto è risultato del 6,2%; la differenza tra la data effettiva di fine dei lavori e quella contrattualmente prevista è stata invece di ben il 61,8 per cento. Nella netta maggioranza dei casi (il 64%), spiega la relazione, i tempi di esecuzione si allungano di oltre il 20 per cento. «Ciò evidenzia che le stazioni appaltanti prestano maggior attenzione al rispetto dei parametri di efficienza finanziaria piuttosto che al rispetto dei tempi di esecuzione».

Per il presidente, Alfonso Maria Rossi Brigante, i ritardi sono dovuti «all'assenza di proporzione tra la programmazione dei progetti e le risorse effettivamente disponibili, ma anche al fatto che le imprese vincono le gare puntando sui maggiori ribassi e poi «cercano di recuperare in fase di esecuzione».

 

Nei cantieri. Contro gli infortuni - La sicurezza costa il 3,5%

La sicurezza nei cantieriincide in media per il 3,5% sull'importo dei lavori. E il peso degli oneri non cambia di molto rispetto alla grandezza dell'opera: se nei lavori sotto i 500mila euro la sicurezza «costa» il 3,61% in quelli sopra i 5 milioni arriva in media al 3,73 per cento.

La prima quantificazione ufficiale degli oneri per prevenire infortuni nelle opere pubbliche è stata fatta dall'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici, con un'indagine pubblicata nella relazione 2005.

Il campione era costituito da 129 cantieri nei quali si erano verificati incidenti. Il risultato è che il tasso di infortuni non ha uno stretto legarne nè con l'incidenza degli oneri di sicurezza nè con il ribasso al quale è stata aggiudicata l'opera.

Il peso degli oneri, infatti, in quei cantieri variava da un minimo dello 0,23 a un massimo del 21%ma per più della metà si collocava nella fascia "normale" del 3 per cento. Allo stesso modo anche il ribasso era in linea con gli standard: inferiore al 15% in 89 cantieri (69% dei casi). E dunque il luogo comune secondo cui gli incidenti sarebbero più frequenti negli appalti ottenuti con forti ribassi non ha trovato conferma.

Alla fine il vero nodo è risultato il mancato rispetto delle norme sui dispositivi di protezione individuale che è stato alla base di 61 incidenti su1 156 rilevati. Allo stesso modoa nche l'inosservanza del piano di sicurezza che era stato regolarmente presentato si è rivelata causa frequente di infortuni.

Dunque le norme esìstono, le precauzioni sostanzialmente anche. Il vero problema è garantire il pieno rispetto di tutte le misure anti infortuni. Per questo quindi l'Autorìtà conclude invitando le stazìonì appaltanti «a esigere una maggiore presenza in cantiere del coordinatore della sicurezza, atteso che nella maggior parte deglì incidenti è stata constatata la sua assenza».

 

di Valeria Uva
da Sole 24ore del 24.07.06

 

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vedi anche:

Codice appalti, voce a tutti

breve aggiornamento rassegna stampa

Codice-rinvii

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Rinviato al 2007 l'appalto integrato

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approvato, in via preliminare, dal Governo


data pubblicazione: martedì 25 luglio 2006
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