Sulle professioni si apre il dialogo

aggiornamento rassegna stampa

La protesta degli Ordini - Sulle professioni Prodi apre al dialogo. Soddisfazione per l'incontro con il presidente del Consiglio. A Piazza Venezia. Per gli organizzatori in corteo 50mila manifestanti. L'indicazione di Palazzo Chigi. Iniziativa nelle mani del ministro Mastella.

ROMA - I professionisti sono arrivati a Roma in massa: 50mila, proclamano gli organizzatori. I più prudenti parlano di 20-30mila persone. Certo è che l'iniziativa è riuscita. Anche perche la manifestazione degli Ordini professionali ha aperto finalmente il dialogo con il presidente del Consiglio, Romano Prodi, che ieri per la prima volta ha ricevuto i vertici delle associazioni. Svoltosi prima della sfIlata delle categorie, l'incontro è stato breve e non ci sono svolte clamorose ma Raffaele Sirica, presidente del Cup (il Comitato unitario degli Ordini), ha comunque sottolineato «l'apertura».

Prodi ha annunciato che sulla riforma degli Ordinila parola tocca al ministero della Giustizia. Di fronte alla richiesta di un tavolo tecnico di discussione, il premier non ha detto di no e si è comunque impegnato a un nuovo incontro. A chi gli ha contestato il decreto Bersanl,Prodi ha risposto con una battuta fulminante: «Se stiamo qui a parlare insieme è proprio per questo, del resto dovevamo dare una scossa al settore». Nessuno ha replicato.

Il presidente del Consiglio ha poi assicurato il pieno confronto con le proposte in Parlamento, testimoniato dalla presenza a Palazzo Chigi di Pierluigi Mantini (Ulivo) che sarà relatore alla Camera e dovrà sintetizzare tutti i progetti di legge in campo. Sembra dunque diminuire il ruolo del ministro dello Sviluppo economico, Pier luigi Bersani, contestatissimo nel corteo. Ma, subito dopo la dopo la manifestazione, Bersani ha dichiarato: «Siamo certamente disponibili al confronto e a discutere in ogni sede, ma la strada è quella dell'innovazione». Poi ha aggiunto: «Gli Ordini ci siano dove ci devono essere, se ne metta alla prova l'essenzialità, se ne riprofili il compito, e cerchiamo riforme che consentano più apertura dove è necessaria».

Se per Maurizio de Tilla (Casse di previdenza) il vertice con Prodi è stato «del tutto insoddisfacente» (si veda l'altro articolo), al contrario per il presidente del Cup Sirical'incontro è risultato «molto positivo», così come altri suoi colleghi. La manifestazione - ha detto Sirica - ha testimoniato «ai cittadini, alle forze politiche, al Parlamento e al Governo la volontà di avviare a conclusione il confronto sulla riforma delle professioni attraverso una proposta còndivisa».

Del resto, la bozza di riforma messa a punto dal sottosegretario alla Giustizia Luigi Scotti, e ancora in fase di aggiornamento contiene già molti punti che trovano d'accordo i professionisti. In ogni caso, ricorda Mantini, «la sede finale è quella parlamentare. Del resto, oltre alle riforme vanno fatte anche politiche per le professioni e basta poco per dare segnali positivi».

La «carica delle grisaglie» svoltasi lungo i Fori Imperiali, ha sfilato sotto l'insegna del Cup, della confederazione sindacale Confprofessioni e dell'Adepp, l'associazione che riunisce le Casse di previdenza dei professionisti, La richiesta al Governo è «la concertazionee la modifica della Finanziaria, che così com'è colpisce i liberi professionisti».

Alla testa del corteo si è alternato tutto lo stato maggiore di Alleanza nazionale, da Gianfranco Fini a Maurizio Gasparri, da Ignazio La Russa a GianniAlemanno, ma c'era anche Manini (Ulivo), Roberto Castelli (Lega), Renato Schifani, Pasquale Giuliano Giuliano e Maurizio Sacconi(Fi), Teresio Delfino (Udc). Fini ha sottolineato che «quando scendono in piazza migliaia e migliaia di professionisti, a loro spese, senza essere organizzati da partiti, per esprimere l'indignazione verso una Finanziaria che impone solo nuove tasse, nessuna liberalizzazione ma delegittimazione delle professioni, l'opposizione ha il dovere di esprimere solidarietà». Nessun politico, tuttavia, è stato invitato a salire sul palco per parlare alla fme del corteo.

In ogni caso gli avvocati sono pronti a continuare la protesta. Sono già fissate le giornate di astensione dalle udienze: dal 13 al 18 novembre e dall'11 al 16 dicembre, con un'assemblea nazionale conclusiva.

Momenti di tensione con le forze dell'ordine ci sono stati quando il corteo è arrivato a piazza Venezia: l'accesso alla piazza era completamente blindato dalle forze ordine e ha provocato numerose proteste di cittadini, turisti e parlamentari presenti, che hanno annunciato interrogazioni per chiedere chiarimenti.

LA MOBILITAZIONE

  • 30mila. I partecipanti al corteo - In piazza, secondo alcuni degli organizzatori, c'erano poco meno di 50mila persone. I più prudenti parlano di 20-30mila manifestanti. In ogni caso, via dei Fori Imperiali dalle 10,30 è stata invasa dalle rappresentanze dei professionisti per protestare contro le liberalizzazioni e il giro di vite del Fisco
  • 3. Gli organizzatori - L'iniziativa della manifestazione è stata del Cup (il Comitato unitario degli Ordini), con la collaborazione di Confprofessioni (confederazione sindacale del settore professionale) e Adepp (l'Associazione delle Casse private)
  • 27. Gli Albi mobilitati - Dai dottori agronomi e forestali ai veterinari sono state 27 le categorie che hanno dato l'adesione alla manifestazione
  • 19. I punti della piattaforma - Il documento unitario elaborato dal Comitato degli Ordini è costruito intorno a 19 principi che dovrebbero incardinare una riforma condivisa per le professioni.

L'EQUILIBRIO

  • Il sistema. Necessità di salvaguardare gli Ordini esistenti. Nel documento del Cup si parla, in realtà, in modo "flessibile" delle «professioni esistenti. che devono essere riconsiderate alla luce dei principi della riforma senza pregiudizio dei loro connotati fondamentali»
  • Le tariffe. Per tutti le tariffe sono espressione dell'interesse generale. Tuttavia, mentre alcune professioni (i ragionieri, per esempio) da tempo non consideravano più vincolanti i minimi tariffari, per alcune voci dell'avvocatura i valori obbligatori devono essere ristabiliti. Nel documento unitario si fa riferimento alla libera determinazione del compenso tra le parti: un principio «integrato per le prestazioni riservate ovvero soggette a procedura di evidenza pubblica da un regime tariffario stabilito, nell'interesse generale, dal ministro competente su proposta dei Consigli nazionali»
  • Le società. Il documento del Cup afferma che le forme associative e societarie vanno valorizzate «nel rispetto del principio di professionalità specifica». Si apre alle società multidisciplinari e anche ai soci di solo di capitale, «se del caso». Su questo punto la discussione all'interno degli Ordini è accesa: le professioni tecniche awertono l'esigenza di costituire compagini anche con il ricorso a soci non professionisti (in minoranza e senza responsabilità di gestione), mentre àll'interno degli Ordini economici le posizioni sono meno definite. Netta la contrarietà rispetto ai soci di ca pita le da parte degli avvocati

 

di Marco Ludovico
da Il Sole 24ore del 13.10.06


Bruxelles: concorrenza senza tariffe minime

BRUXELLES. Stop alle tariffe fisse o minime obbligatorie per i servizi professionali e al divieto di contrattare i compensi. Però niente anatemi contro gli Ordini e srall'autoregolamentazione. Insomma spinta a una crescente liberalizzazione e concorrenza nel settore, che «rappresenta il principale motore di crescita nell'Unione europea» (70% del Pil), ma senza svolte radicali. È finita con un colpo al cerchio e uno alla botte la partita sulla liberalizzazione delle professioni in Europa che si è giocata ieri a Bruxelles nell'Aula del Parlamento.

La risoluzione Ehler è passata a schiacciante maggioranza: 534 voti a favore, 62 contrari e 9 astensioni. Ma il messaggio politico che se ne ricava (il testo non è giuridicamente vincolante) non è univoco. Tanto è vero che ieri hanno cantato vittoria un po'tutti: il partito dei liberisti e quello dei più conservatori.

«È significativo che l'ltalia non solo stia recuperando il ritardo maturat06u questo fronte ma sia diventata avanguardia grazie a scelte che nel frattempo sono state confermate dal Parlamento europeo» hanno dichiarato i Ds Donata Gottardi e Gianni Pittella. Gottardi è coautrice dell'emendamento socialista passato a pieni voti sull'abolizione delle tariffe minime. Che così recita: «L'obbligatorietà di tariffe fisse o minime e il divieto di contrattare compensi legati al risultato raggiunto potrebbero essere di ostacolo alla qualità del servizio per i cittadini e alla concorrenza». Di qui l'invito cigli Stati a «superare questi vincoli con misure meno restrittive e più adeguate al rispetto dei principi di non discriminazione, necessità e proporzionalità attivando meccanismi con tutte le parti interessate».

Di segno opposto il commento di Antonio Tajani e Stefano Zappalà (Fi): «La riforma deve essere fatta con le organizzazioni professionali e non contro di esse. Il Parlamento europeo oggi l'ha detto con chiarezza». Con riferimento alla bocciatura, per un voto, dell'emendamento Pse che auspicava l'abolizione degli Ordini. Quello approvato, presentato dallo stesso Ehler, «riconosce il diritto di emanare regolamentazioni legate a peculiarità tradizionali, geografiche e demografiche». In tale, contesto si deve optare per le regole che limitano il meno possibile la concorrenza. Liberalizzazioni appunto, apertura dei serVizi alla concorrenza. Con regole speciali nel settore della pubblicità solo in casi eccezionali, puntualizzano gli eurodeputati.

 

di Adriana Cerretelli
da Il Sole 24ore del 13.10.06


Ma nasce il fronte anti-Albo

ROMA - «La manifestazione di Roma ha finalmente dimostrato che il Cup non rappresenta, come vuole far credere, 2 milioni e mezzo di professionisti, ma solo una minima parte», ha detto Gaetano Romano, presidente dell'Anpa-Giovani legali italiani. Dall'altra parte, almeno nelle intenzioni, ci sono loro, le quattro associazioni che ieri hanno formalizzato la nascita della conferederazione pro-liberalizzazioni. Sono gli architetti di Codiarch, i liberi farmacisti del Mnlf, gli avvocati dell'Anpa e i professionisti dell'Ape. A questi si dovrebbero aggiungere anche i giovani medici.

La confederazione ha presentato ieri una piattaforma di proposte, che vanno dalla rappresentanza dei professionisti affidata a enti a iscrizione volontaria, alla modifica degli esami di Stato, dalla formazione permanente, alla massima apertura al mercato e all'abolizione del numero predefinito delle autorizzazioni per la professione. «La formazione - spiega Marco De Allegri, presidente di Codiarch - non può essere un obbligo. Una volta passato l'esame di abilitazione ognuno è sul mercato. Continuare ad aggiornarsi dev'essere una libera scelta». La confederazione, secondo De Allegri, riunisce circa 12 mila professionisti. «Chiediamo una liberalizzazione ancora maggiore di quella prevista dal decreto Bersani - afferma Fabio Romiti, di Movimento nazionale liberi farmacisti - perchè solo così si aumenta la qualità, si abbassano le tariffe, si favorisce l'accesso dei più giovani e si sblocca l'economia del Paese».

Il corteo promosso dal comitato unitario (Cup) è stato definito un «flop clamoroso». «ll comitato unitario non rappresenta tutti i professionisti - ribadisce la presidente dell'Ape, Elena Zunino - anche perche è un organismo composto dai presidenti degli Ordini, eletti solo da una parte degli iscritti. E in più - aggiunge - bisogna ricordare che l'iscrizione non è volontaria».

A favore di una riforma che liberalizzi le professioni anche gli avvocati di Agiconsul, che però non hanno aderito alla confederazione anti-Cup. «Non ha senso crèare un'organizzazione uguale e contraria a quella già esistente», ha infatti affermato il presidente Riccardo Cappello.

  • DALLA PARTE DI BERSANI - Le sigle favorevoli alla deregulation si sono associate per sollecitare l'apertura del mercato.

 

di Francesca Milano
da Il Sole 24ore del 13.10.06


Le Casse chiedono più poteri

ROMA - Anche a manifestazione finita Maurizio de Tilla, presidente dell'Adepp (l'associazione degli enti di previdenza privati) e della Cassa forense, resta sulla barricate. «L'incontro con il presidente del Consiglio Romano Prodi è stato frettoloso. Non abbiamo ricevuto risposte alle nostre richieste, solo parole generiche». Un bilancio, quello di de Tilla, in distonia con il risultato rivendicato da Raffaele Sirica, presidente del Comiitato unitario delle professioni (...).

Il tono della manifestazione - secondo de Tilla - non è stato tanto declinato alla proposta ma alla protesta. «Contro una Finanziaria che aumenta le tasse e che vuole colpire le professioni egli enti previdenziali privati. Dopo la Bersani-Visco e gli attacchi al sistema ordinistico - ha detto - assistiamo ancora a un ostinato rifiuto delle più elementari regole della democrazia».

Eppure, le Casse private hanno bisogno dell'aiuto del Governo e del legislatore per resistere agli attacchi provenienti dalla stessa platea interna. L'equilibrio delle riforme, infatti, sono spesso messe a dura prova dalle sentenze dei giudici chiamati a decidere su misure che molti iscritti ritengono lesive dei diritti acquisiti (per esempio, nel caso del contributo di solidarietà imposto ai pensionati dagli enti di dottori commercialisti e ragionieri).

Dunque, nel pacchetto di richieste che le Casse aderenti all'Adepp hanno preparato per essere veicolate dalla Finanziaria figura la previsione di un iter certo per l'approvazione delle delibere da parte dei ministeri vigilanti e l'ampliamento della potestà normativa, finora ristretta all'ambito dell'articolo 3 della legge 335/95. Con la modifica verrebbe messa nero su bianco la possibilità di: ampliare le tipologie dei provvedimenti adottabili dalle Casse; temperare il principio del pro rata; adattare il sistema contributivo. Spiega l'Adepp: «La rigorosa applicazione del principio del pro rata, imposta dal testo attualmente vigente, esclude dalla potestà normativa delle Casse privatizzate quei provvedimenti che, per loro natura, siano incompatibili con il principio del pro rata e la salvezza dei diritti quesiti»

Tuttavia, è stata ancora una volta la polemica sulla doppia tassazione (l'imposizione sui rendimenti da investimento e sulle prestazioni pensionistiche) al centro dell'intervento di de Tilla. Una battaglia che dura da anni. Le Casse chiedono di avere lo stesso regime dei Fondi pensione, che fruiscono delle detassazione delle rendite finanziarie già sottoposte, dalla gestione complementare, a imposizione. «Appare quantomeno singolare - si legge nel documento dell'Adepp consegnato al presidente del Consiglio Prodi - costringere gli Enti previdenziali dei liberi professionisti ad accumulare ingenti patrimoni per garantire gli equilibri finanziari futuri e assoggettarli, poi, a regimi fiscali particolarmente onerosi e, addirittura, duplicati». Una situazione aggravata dalla prospettata riforma sulle rendite finanziare, con il passaggio dell'aliquota dal 12,5 al 20 per cento.

  • IL MANIFESTO - Gli enti di previdenza rilanciano contro la doppia tassazione e per l'ampliamento dell'autonomia normativa.

 

di M.C.D.
da Il Sole 24ore del 13.10.06


Il quinto Stato - La marcia dei 50 mila professionisti. Ora Prodi ha paura

Roma, 12 ottobre 2006. Come Torino, 13 ottobre 1980, giorno della marcia dei quarantamila colletti bianchi Fiat. Ventisei anni dopo, la marcia dei 50 mila professionisti italiani. Anno 2006, centocinque anni dopo ´Il quarto Stato' di Pellizza da Volpedo. Nella foto qui a fianco ora come allora. Due uomini e una donna e dietro migliaia di loro, avvocati, architetti, commercialisti, ragionieri, medici, chimici, infermieri. I nuovi paria dell'Italia 2006. Indietro, ancora più dietro il quarto Stato. Il decreto Bersani, la Finanziaria, ora la riforma degli ordini, i diritti calpestati, gli ispettori del fisco anche fra le lenzuola, l'Italia che produce e non si ferma impiccata in piazza (...)

Ieri, per la prima volta da quando è al governo, il presidente del consiglio, Romano Prodi, ha ricevuto una delegazione di professionisti a palazzo Chigi, sia pure fra mille difficoltà. Li ha ascoltati, ed è già qualcosa rispetto ai mesi scorsi. Ha spiegato loro di avere voluto dare qualche ceffone per scuoterli, e che ora del loro destino si occuperà il ministro della giustizia Clemente Mastella. Una mezz'oretta di frasi fatte che è sembrata perfino annoiare un po' il premier. Che evidentemente non si è reso conto del significato e del peso politico di quel che stava avvenendo a pochi passi dal blindatissimo palazzo, per le piazze e le strade di Roma. La marcia dei 50 mila, un avvenimento che entrerà nella storia: non ha precedenti, e pesa ben più di un banale conteggio numerico fatto con spirito da questurino. I professionisti non hanno sindacati che pagano e organizzano i cortei. Non hanno partiti politici alle spalle che preparano le manifestazioni, stampano volantini, organizzano striscioni. Quei 50 mila valgono i milioni trasportati di peso in piazza per dare la spallata sulle pensioni al governo di Silvio Berlusconi. Non sono solo, certo.

Ora che li hanno fatti diventare il quinto Stato han trovato la solidarietà di oltre mezzo parlamento. Il centro-destra, e qui un po' di convenienza salta all'occhio. Ma anche tanti politici sparsi nelle fila della maggioranza, che si rendono conto di come la spremuta di ceto medio in corso rischi di prosciugare alle origini la fonte principale della forza produttiva italiana. Dietro quei 50 mila non abituati a cartelli in mano, a megafoni, agli stessi cortei, c'è l'umore di 2 milioni di cittadini professionisti. Che hanno mogli, figli, fratelli, padri e madri. Milioni di italiani che si sono sentiti così colpiti da sostenere un gesto per loro inconsueto. In altri paesi questo sarebbe il primo problema del governo in carica...

 

di Franco Bechis
da Italia Oggi del 13.10.06


Si crepa il muro di Prodi. Professioni a palazzo Chigi dopo mesi di attesa. Il premier ha aperto la porta agli ordini prima della manifestazione dei 50 mila.

Sulle professioni anche Prodi tentenna. Probabilmente, complice l'attesa manifestazione che ha raccolto ieri nella capitale circa 50 mila professionisti, secondo gli organizzatori, in rappresentanza dei 25 ordini nazionali, il premier Romano Prodi, dopo mesi di silenzio, ha ricevuto a palazzo Chigi i rappresentanti delle sigle che hanno organizzato la mobilitazione. Cioè Maurizio de Tilla, per l'Adepp, l'associazione delle casse previdenziali, Raffaele Sirica, per il Comitato unitario delle professioni (Cup), e Gaetano Stella per Confprofessioni, la confederazione sindacale. Un confronto chiarificatore ma senza impegni concreti, secondo le due opposte versioni dei professionisti raccolte alla fine.

L'incontro che si è tenuto ieri mattina prima dell'inizio del corteo era stato lungamente atteso dai professionisti e probabilmente ritenuto non più procrastinabile dall'esecutivo. Era da giugno, infatti, che si chiedeva a gran voce un incontro con l'esecutivo che non è arrivato neanche il mese dopo, quando i rappresentanti di un ceto produttivo che conta 2milioni avevano marciato su palazzo Chigi. Ai motivi di ieri della protesta, e cioè il decreto Bersani- Visco che ha liberalizzato tariffe e pubblicità e ha introdotto norme fiscali come l'obbligo di aprire un conto corrente professionale, o il divieto progressivo di ricevere pagamenti cash, si sono aggiunti quelli legati alla Finanziaria: la doppia tassazione sul patrimonio delle casse professionali e l'inasprimento delle aliquote Irpef, oltre al clima generalizzato di ´sospetto' sulla correttezza fiscale della categoria. Al di là dell'aspetto formale di apertura, l'incontro non ha prodotto i risultati sperati dai professionisti: cioè un impegno concreto a rivedere le norme odiose e l'apertura di un tavolo. Il premier, in sostanza, ha ribadito la linea che il governo ha assunto dopo l'approvazione del Bersani. ´Il dl è servito a dare uno scossone a un sistema pietrificato', ha ammesso il premier. ´Ora si può discutere nelle sedi più opportune', ha risposto eludendo la richiesta di un tavolo tecnico aperto alle professioni. Secondo quanto hanno riferito i partecipanti, Prodi avrebbe indicati nel ministero della giustizia il regista della riforma delle professioni (anche se la prima bozza non è piaciuta agli ordini perché piena di deleghe e la fiducia nell'esecutivo ora è ai minimi), ma è probabile che ci sarà un secondo incontro a palazzo Chigi con i professionisti.

Al parlamento spetterà il compito di fare un collage tra le proposte in campo anche parlamentari (Mantini, Siliquini, Vietti). Pierluigi Mantini (ormai accreditato come uomo della maggioranza per le professioni e presente all'incontro) sarà relatore della riforma che verrà discussa nelle commissioni giustizia e attività produttive alla camera, una volta chiusa la sessione di bilancio. Sarà quella la sede per il confronto serrato sui principi e Mantini è convinto che l'accordo è vicino (si veda intervista a pagina 6).

E l'apertura al dialogo sembra aver contagiato anche il ministro più evocato con toni, nel migliore dei casi sarcastici, Pierluigi Bersani. ´Le manifestazioni vanno tutte rispettate, anche quando sono critiche'. Il ministro liberalizzatore non torna indietro: ´Se vogliamo ribadire la centralità delle professioni nel futuro, bisogna avere il coraggio delle riforme. Su questo c'è la disponibilità a discutere. Penso che nelle prossime settimane possa esserci un confronto al ministero della giustizia, anche con la nostra presenza'. Il ministro per lo sviluppo economico ha spiegato il suo punto di vista: ´Per la crescita economica dell'Italia c'è bisogno assolutamente di professioni che abbiano capacità di innovazione. Bisogna cambiare, innovare, riformare e bisogna farlo con il dialogo. A volte i decreti si fanno perché si dialoga da due, tre, quattro anni senza arrivare ad una decisione'. Sugli ordini Bersani ha avvertito: ´ci siano, laddove devono esserci. Se ne metta a prova l'essenzialità, se ne riprofili il compito per funzioni rilevanti e tutela dei beni pubblici. Cerchiamo poi di avere riforme che consentano più apertura laddove è necessaria'. Sulle società di professionisti Bersani ha specificato: ´Non intendo che irrompano i capitali e che il capitale prenda il dominio sulle professioni. Lo scettro del principe deve essere nelle mani del professionista, ma bisogna avere anche in Italia una struttura delle professioni più adeguata alle esigenze che abbiamo Così come immaginare che sia un vulnus il superamento di tariffe minime o il fatto che si possa avere un minimo di preventivo da un avvocato, mi sembra una cosa esagerata. Io ho questa opinione, ma sono pronto a discutere'.

 

di Claudia Morelli - Ignazio Marino
da Italia Oggi del 13.10.06


IL GIORNO DELLA PROTESTA - Una prova di forza. Contro fisco e liberalizzazioni in piazza 20mila professionisti.

Alla vigilia della manifestazione indetta oggi a Roma dagli Ordini, gli organizzatori si spingono a preventivare la partecipazione di 20mila persone. Sarebbe un risultato clamoroso,tenendo conto che i professionisti per indole culturale non sono tra i più portati a marciare in corteo. Proprio per questo sarebbe un successo se in Piazza Venezia arrivassero anche solo in 5mila. Gli Ordini guadagnerebbero comunque una posizione di forza nel confronto con il Governo.

La prova di forza della manifestazione serve per allacciare le fila del dialogo. In questi giorni più espressioni del mondo professionale, accanto alla durezza delle critiche al Governo, hanno fatto aperture: le sigle sindacali dei dottori commercialisti hanno preso posizione a favore della liberalizzazione voluta dal ministro Pier Luigi Bersani; i giovani avvocati hanno valutato un primo passo positivo la bozza d! riforma del Guardasigilli Clemente Mastella. E la stessa manifestazione di oggi vuole coniugare «protesta e proposta».

Tuttavia, per gli Ordini la strada è frammentata di insidie. Perche dietro la mobilitazione ci sono ragioni eterogenee. Dall'opposizione alle liberalizzazioni -le tariffe minime, pur non essendo rispettate in moltissimi casi, rappresentavano un baluardo in un mercato sempre più affollato - alle inquietudini rispetto alle manovre fiscali, quella approvata con la legge 248/2006 e quella.in preparazione con la Finanziaria 2007. Per finire con l'archiviazione del riordino dell'universo sanitario, che da solo conta 600mila persone,
L'apertura auspicabile del dialogo con il Governo - che non può ignorare che una parte importante del tessuto economico-sociale del Paese è rappresentata dai professionisti iscritti in Albi -obbligherebbe gli Ordini a mettere in fila le richieste e a formulare, al di là dei principi, proposte percorribili.

La difficoltà di questi giorni nel definire, da parte delle professioni, un disegno comune per la riforma non può essere sottovalutata. Tanto che si è dovuto ripiegare alla faticosa definizione delle linee guida che verranno presentate questa mattina al presidente del Consiglio, Romano Prodi. Le differenti esigenze degli Ordini e le rigidità di alcuni sui possibili compromessi accettabili da altri sono stati tra i motivi che, nella scorsa legislatura, hanno frenato la proposta di riforma delineata dall'allora sottosegretario alla Giustizia, Michele Vietti.

Il rischio è che la prova di forza lasci intravedere, per le professioni, qualche segno di debolezza. Non si può tacere che gli Ordini, nel pilotare la protesta, in qualche modo occupano un posto "innaturale": le rivendicazioni contro la politica fiscale del Governo dovrebbero essere argomento dei sindacati, ben più liberi di agire che non gli enti pubblici non economici.

D'altra parte, molte questioni ordinamentali -come le tariffe e la funzione dei minimi -affondano le radici non solo nelle peculiarità delle professioni con Ordini, e cioè nella salvaguardia della qualità della prestazione, ma anche nell'assetto economico. Tanti giovani fanno fatica a emergere, tanti studi rischiano di essere condannati alla marginalità. Si tratta di questioni che richiederebbero una politica di sostegno. Ma finora questa non è stata un'urgenza.

 

di Maria Carla De Cesari
da Il Sole 24ore del 12.10.06


Professionisti/1. Ordini a Roma tra proteste e richieste. Oggi la manifestazione nazionale contro le liberalizzazioni, la Finanziaria e le innovazioni fiscali. Gli organizzatori attendono 20mila partecipanti - Istanze anche dalle Casse.

ROMA - Il popolo degli Albi si compatta oggi nella protesta. E proprio nella giornata del ritorno in piazza dei professionisti, guidati dai vertici istituzionali degli Ordini, dei sindacati aderenti a Confprofessioni e delle Casse di previdenza, il Parlamento europeo dovrebbe votare una relazione per la concorrenza nei servizi professionali nei Paesi dell'Unione.

Oggi, però, i professionisti italiani cercano di influenzare l'agenda della politica nazionale: contestano le liberalizzazioni e le misure fIscali contenute nel decreto legge Bersani-Visco, dicono no al disegno di legge della Finanziaria per il 2007 e offrono il proprio contributo al dibattito sulla riforma delle professioni.

La proposta è contenuta in un documento unitario, messo a punto dal Cup (Comitato unitario delle professioni) e riportato a pagina 34. Oggi una delegazione guidata dal presidente del Comitato. Raffaele Sirica, e composta, tra gli altri, anche dal presidente delle Casse previdenziali private, Maurizio de Tilla, sarà ricevuta a Palazzo Chigi per consegnare il documento al premier Romano Prodi. «Si tratta di una proposta allo studio da tempo - chiarisce Sirica -che non nasce come risposta alla bozza di riforma, ancora non ufficiale, presentata nei giorni scorsi dal ministro della Giustizia». Ma Sirica non nasconde che l'obiettivo del Cup è anche far ripartire Clemente Mastella e l'Esecutivo nelle consultazioni con gli Ordini.

Così, il documento unitario, che piace anche all'associazione dei liberi professionisti (Alp), riassume quelli che per i professionisti sono i punti chiave della riforma che li riguarda, «in linea con le direttive europee», assicura Sirica. Dal reciproco riconoscimento delle qualifiche alla valorizzazione dei giovani professionisti, dalla previsione di incentivi fiscali alla modernizzazione degli Ordini. Non solo riforma: de Tilla proporrà al premier una serie di emendamenti al disegno di legge della Finanziaria per il 2007; nel mirino del presidente delle Casse, in particolare, l'aumento della tassazione, dal l2,5% al 20%, delle rendite fmanziarie.

L'incontro con Prodi sarà solo il primo atto della giornata di «protesta e proposta» dei professionisti: oggi dovrebbe essere alto il numero degli aderenti, almeno nelle previsioni dei promotori. Tanto che de Tilla ieri parlava di una «marcia dei ventimila». Il corteo partirà alle 10,30 dal Colosseo, si snoderà lungo via dei Fori imperiali e si concluderà in piazza Venezia, dove prenderanno la parola i delegati delle categorie.

In piazza scenderanno i rappresentanti delle varie professioni. A partire dai commercialisti, che ieri si sono mobilitati in alcuni centri della Penisola (...). Mentre i vertici dell'Unione nazionale dei giovani dottori commercialisti, di Andoc e di Adc Milano hanno incontrato ieri i consiglieri alle attività economiche e legislative del ministro per lo Sviluppo economico Pierluigi Bersani. L'obiettivo? Testimoniare l'appoggio alle liberalizzazioni estive e opporsi alla registrazione delle associazioni noli regolamentate se la sfera di attività coincide con quella già "coperta" da un Ordine.

Nella capitale sono attesi anche gli avvocati; se i penalisti sono in sciopero da ieri fino a venerdì, oggi tutti i legali incroceranno le braccia. E molti parteciperanno al «corteo del buon senso e della proposta», come l'ha definito il presidente dell'Organismo Unitario dell'avvocatura, Michelina Grillo. Ci saranno anche i giovani dell'Aiga, per contestare la posizione del Goyerno che, dicono, «con il decreto Bersani e la Finanziaria continua a ignorare le nostre esigenze».

Per lamentare la «concertazione che non c'è» marceranno i delegati del sindacato Confprofessioni, mentre i rappresentanti delle professioni sanitarie chiedono l'istituzione dei nuovi Ordini, promessa dalla legge 43 del 2006 e rinviata dall'Esecutivo. I professionisti trovano una sponda bipartisan nelle forze politiche. In piazza sono attesi Pierluigi Mantini (Margherita), Andrea Pastore (Forza Italia) e Maria Grazia Siliquini (An).

Restano poche le voci fuori dal coro, ma anche loro provano a farsi sentire. La bozza di riforma presentata da Mastella piace alle sigle dei tributaristi. E gli associati di Int, Ancit, Ancot e Lapet hanno detto sì alla proposta del Guardasigilli sommergendo con lettere di «plauso e sostegno» i fax dei ministeri della Giustizia, dello Sviluppo economico e della Presidenza del Consiglio.

  • APPOGGIO AL GOVERNO - Dalle associazioni delle «categorie emergenti» centinaia di fax per sostenere le misure sulla concorrenza.

 

di Valentina Maglione
da Il Sole 24ore del 12.10.06


Professionisti dal governo. Con le proteste partono gli incontri sulle riforme. Ieri i commercialisti da Bersani, oggi il Cup andrà da Prodi prima del corteo.

I professionisti finalmente incontrano il governo. Per far sentire a viva voce le proteste contro la linea adottata dall'esecutivo nei confronti degli ordini e cercare di trovare una mediazione. A cominciare dal decreto Bersani, passando per la Finanziaria e infine dalla più fresca bozza di riforma delle professioni messa a punto dal ministro della giustizia, Clemente Mastella. Ieri è stata la volta dei dottori commercialisti, ricevuti dai consiglieri di Pierluigi Bersani. Oggi, invece, toccherà a una delegazione del Cup (il comitato unitario delle professioni) incontrare il presidente del consiglio, Romano Prodi, per poi dare il via alla manifestazione di ´Protesta e proposta'. (...)

Cup - Oggi, però, sarà la giornata clou dei professionisti in protesta. Alle 10, infatti, una delegazione del Cup incontrerà il premier, Romano Prodi, per ribadire il proprio no a decreto Bersani, Finanziaria e ddl delega di riforma delle professioni. La delegazione, nel dettaglio, sarà composta da Raffaele Sirica (architetti), presidente del Cup, i due vicepresidenti Roberto Orlandi (agrotecnici) e Armando Zingales (chimici), Maurizio de Tilla, presidente Adepp (associazione degli enti di previdenza), Marina Calderone (consulenti del lavoro) e Annalisa Silvestro (infermieri). Dopo l'incontro, partirà la manifestazione di ´protesta e proposta'. E il mondo ordinistico, a parte ragionieri e geometri (orientati a non scendere in piazza), ha tutta l'intenzione di far sentire con forza le proprie ragioni e ricordare a tutto l'esecutivo l'impegno preso da Prodi in campagna elettorale. E cioè l'ampio uso della concertazione. A guidare il corteo della mattina, che partirà dal Colosseo per arrivare in piazza Venezia, ci sarà il direttivo del Cup. E, stando alla cifre diffuse dallo stesso comitato, le adesioni arrivano a 15 mila unità, anche se si conta di toccare quota 20 mila. Anche Pierluigi Mantini, responsabile delle professioni della Margherita, affiancherà i professionisti durante il corteo.
Sulla riforma di Mastella, infine, ha preso posizione Maria Grazia Siliquini, responsabile professioni di Alleanza nazionale, che ha giudicato ´pericolosissima la proposta del ministro Mastella, che prevede una riforma al buio per gli ordini professionali'.

 

di Gabriele Ventura
da Italia Oggi del 12.10.06


Riforme in cantiere. Albi, il riordino prende tempo. La bozza del ministro Mastella all'esame degli uffici legislativi. Ieri il sottosegretario Scotti «riunione interlocutoria».

ROMA - «Riunione interlocutoria», quella di ieri, con i responsabili degli uffici legislativi dei ministeri interessati alla riforma delle professioni. Il riassunto della situazione è stato fatto al termine dei lavori da Luigi Scotti, sottosegretario al ministero della Giustizia che, con il Guardasigilli Clemente Mastella, ha preparato un canovaccio per dare un nuovo assetto a Ordini e associazioni professionali (...). «Ci rivedremo nei prossimi giorni - ha aggiunto Scotti - per mettere a punto un testo definitivo».

Il Governo, dunque, prende tempo per arrivare a una proposta condivisa rispetto a una riforma di cui si proclama l'urgenza da dieci anni (a Cominciare dal fallito tentativo dell'ex Guardasigilli, Giovanni Maria Flick anche in risposta alle conclusioni dell'Antitrust sugli Ordini, giudicati un freno alla concorrenza).

La bozza preparata dalla Giustizia - dopo un giro stringente di consultazioni dei Consigli nazionali, dei coordinamenti delle Associazioni non regolamentate e delle parti sociali, Confindustria e sindacati - delinea un sistema "tripolare". Gli Ordini organizzano le professioni la cui attività può incidere su diritti costituzionalmente garantiti o riguardare interessi generali meritevoli di specifica tutela. L 'accesso (libero da predeterminazione numerica, tranne per le professioni che comportano pubbliche funzioni) è subordinato all'esame di Stato e all'acquisizione di competenze tecniche attraverso il tirocinio
La proposta Mastella non rilascia un salvacondotto per tutti: si prevede infatti «la possibilità di mantenere in tutto o in parte gli Ordini esistenti e di provvedere ad accorpamenti in relazione a categorie professionali analoghe» e si prospetta la revisione delle attività riservate.

Il testo della Giustizia prende posizione anche in relazione alle associazioni. La loro funzione è «dare evidenza ai requisiti professionali degli iscritti, di favorire la selezione qualitativa e la tutela dell'utenza». Tra i princìpi e i criteri direttivi figura la possibilità di registrazione delle associazioni presso il ministero della Giustizia, sentito il Cnel. Si tratta delle organizzazioni professionali «la cui attività possa incidere su diritti costituzionalmente garantiti o su interessi che, per la loro diffusione nel tessuto sociò-economico, comportino l'esigenza di tutelare la collettività degli utenti».

L'appartenenza alle Associazioni non comporterà alcuna esclusiva. I loro statuti dovranno identificare con precisione l'attività professionale. Sarà loro concessa la possibilità di rilasciare attestati di competenza «riguardanti la qualificazione professionale, tecnico-scientifica e deontologica, e le relative specializzazioni». La bozza di disegno di legge delega fa riferimento a «modalità idonee a escludere incertezze in ordine alle funzioni rispettivamente attribuite dalla legge agli Ordini professionali e alle associazioni di professionisti». Accanto alle associazioni registrate alla Giustizia ci saranno quelle "libere".

  • NESSUN SALVACONDOTTO - Il testo prevede la possibilità di confermare in tutto o in parte gli attuali Ordini e di promuovere fusioni per famiglie professionali

 

di Maria Carla De Cesari
da Il Sole 24ore del 10.10.06


PROFESSIONI - Mastella rispolvera le tariffe minime. Il guardasigilli presenta un ddl delega. Spazio al riconoscimento delle associazioni. Parcelle vincolate per le attività riservate. Debutta il tirocinio.

Mastella mette mano al ripristino delle tariffe minime obbligatorie, almeno per le attività riservate. Del resto a luglio, per riparare lo strappo con gli ordini, che dall'oggi al domani si sono visti abolire i minimi tariffari attraverso il dl Bersani, il guardasigilli ai professionisti lo aveva detto senza mezzi termini: ´Oggi accettate il decreto sulle liberalizzazioni, domani con un disegno di legge quadro sulle professioni aggiusteremo il tiro delle norme'. Detto fatto. Ieri Clemente Mastella ha incontrato a via Arenula i responsabili del legislativo dei ministeri dell'economia, della salute, del lavoro, dello sviluppo economico, nonché i rappresentanti del Censis e del Cnel. A loro è stata presentata una prima bozza di disegno di legge delega (...). Solo che una prima obiezione potrebbe arrivare proprio dal collaboratore di Bersani. Che a fine giugno aveva provveduto a cancellare l'obbligatorietà delle tariffe minime. Non solo. Il provvedimento, che dovrà essere ancora limato, potrebbe trovare sulla sua strada altri ostacoli. A cominciare dallo strumento della delega. Memori del decreto Bersani, gli ordini potrebbero opporsi al progetto di Mastella. Soprattutto per il timore che, in fase di stesura dei decreti delegati, il legislatore decida di non mantenere fede agli impegni presi (cosa già successa con la promessa elettorale fatta da Prodi di concertare le riforme e mai mantenuta). Anche se entro due anni dall'entrata in vigore di ciascun decreto possono essere emanati dei correttivi. Ci sono poi i criteri per il riconoscimento delle associazioni di professionisti, altro tasto dolente che in passato ha bloccato altri progetti di riforma, come la bozza Vietti. Il ddl di Mastella prevede la registrazione presso il ministero della giustizia, sentito il Cnel, delle associazioni la cui attività possa incidere su diritti costituzionalmente garantiti o su interessi che, per loro diffusione nel tessuto socio-economico, comportino l'esigenza di tutelare la collettività degli utenti. Sulla stessa materia si precisa che gli statuti delle associazioni dovranno garantire ´la precisa identificazione dell'attività professionale cui l'associazione si riferisce'. Criteri imprescindibili per ottenere quel bollino blu abilitante al rilascio degli ´attestati di competenza' agli iscritti.

Ancora, andranno chiariti con quali modalità il ministero della giustizia dovrà tenere il registro. Trattandosi di una legge delega, quindi, rimanda al futuro la definizione della linea di confine fra una professione (tipo il commercialista) e un'altra (tipo il tributarista). Il ddl (nove articoli in tutto), in linea con quanto previsto dal dl Bersani, conferma la possibilità di fare pubblicità informativa (vietata invece quella comparativa e commerciale) e di esercitare la professione anche in forma associata e societaria. Novità dell'ultima ora sono, invece, l'obbligo della polizza assicurativa contro eventuali danni ai clienti e la previsione di un tirocinio obbligatorio prima dell'esame di stato.

 

di Ignazio Marino
da Italia Oggi del 10.10.06


Professionisti pronti a rilanciare la protesta

ROMA - Si annuncia una battaglia su un duplice fronte per i professionisti: da un lato cresce il malcontento per la Finanziaria e dall'altro si prepara una grande manifestazione unitaria di piazza per rilanciare l'opposizione alla riforma delle professioni imposta dal dl Bersani. Questo mentre il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, presenterà domani agli altri dicasteri interessati la bozza di legge quadro sulle professioni (si veda l'articolo in basso).

A Roma, dunque, giovedì prossiIno, 12 ottobre, si terrà la protesta indetta dal Cup, a cui parteciperanno professionisti, sindacati, casse di previdenza e associazioni professionali (e che sarà appoggiata da An).

«Aderiamo alla manifestazione - spiega Mario Damiani, componente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti per richiamare l'attenzione sulle richieste che abbiamo già presentato nei mesi passati». La protesta dei dottori commercialisti inizierà, però, già mercoledì, quando in tutte le sedi locali si riuniranno i professionisti, invitati dal presidente Antonio Tamborrino a scendere in piazza contro la Finanziaria e contro le «promesse non mantenute» di modifica del Dl. Bersani.Sotto tiro, fra l'altro, gli eccessi di tassazione e i mancati tagli alla spesa pubblica.

Anche gli iscritti ai 127 collegi dei ragionieri saranno a Roma per la: manifestazione del 12. Sulla Finanziaria, poi, il presidente della categoria, William Santorelli, esprime un parere negativo, ma aggiunge che «non siamo chiamati a giudicare le politiche fiscali del governo, ma siamo obbligati a tutelarci quando tali politiche penalizzano i nostri studi».

La Finanziaria rischia, poi, di inceppare la macchina della giustizia. Questo l'allarme lanciato da Guido Alpa, presidente del Consiglio nazionale forense, preoccupato per i tagli alle spese di via Arenula. «A Roma ci saremo anche noi - spiega - anche se più che di una protesta si tratterà di un'iniziativa per promuovere l'interesse del Parlamento nei confronti dei professionisti».

Dopo dodici anni tornano in piazza anche gli infermieri, che approfitteranno della manifestazione del Cup per chiedere una riforma del mondo delle professioni che riconosca le loro peculiarità. «Solo attraverso un sistema professionale regolamentato - spiega Annalisa Silvestro - i cittadini possono avere la certezza di un'assistenza infermieristica garantita da personale qualificato».

In campo anche i consulenti del lavoro, che hanno aderito all'iniziativa promossa dal Cup. «Nel corso della manifestazione che partirà dal Colosseo e terminerà in piazza Venezia spiega la presidente Marina Calderone - sarà presentato un disegno di legge di riforma predisposto dal Cup nazionale con il contributo di tutti gli ordini».

«In Parlamento - sottolinea, dal canto suo, Roberto Orlandi, presidente degli agrotecnici - è avviato il dibattito sui vari disegni di legge che i parlamentari di maggioranza e opposizione hanno presentato per la riforma delle professioni. Ma a noi sembra che il Governo voglia usare lo strumento della delega. Se questo avvenisse - aggiunge - saremo pronti allo scontro». Per Orlandi la Finanziaria non contiene norme per i giovani, nè per la competitività, a livello internazionale. «L'unica cosa certa - conclude - è un insistente prelievo dalle tasche dei contribuenti».

La manovra non piace nemmeno ai tributaristi della Lapet «L'aumento della contribuzione per gli iscritti alla gestione separata dell'lnps è insostenibile»,sottolineail presidente Roberto Falcone. Sul fronte del riordino professionale, però, la Lapet non appoggia la manifestazione. «Noi siamo sempre stati a favore del Dl Bersani - ricorda Falcone - e riteniamo che ci siano temi molti più urgenti di cui parlare».

«Da Bersani - afferma, infine, Riccardo Alemanno mi aspetto le vere liberalizzazioni». n presidente dei tributaristi dell'lnt propone, inoltre, di rivedere l'intervento che ha fatto seguito alla sentenza della Corte Ue sull'Iva delle auto e la correzione della cruva dell'Irpef.

  • LA MOBILITAZIONE - Giovedì a Roma una manifestazione unitaria contro il decreto Bersani. Cresce lo scontento sulla manovra 2007

 

di Francesca Milano
da Il Sole 24ore del 08.10.06


Definite le linee guida di Mastella per il riordino. La Giustizia scommette su una riforma a tre corsie.

TRENTO - Domani il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, presenterà ai vertici tecnici degli altri ministeri la bozza di legge quadro sulle professioni. Una proposta - come ha spiegato il sottosegretario alla Giustizia, Luigi Scotti, nel convegno su «Professioni tecniche tra etica e mercato», promosso dal comitato interprofessionale degli ordini e dei collegi della provincia di Trento - che non può prescindere dal giudizio critico dell'Europa sul sistema degli ordini. «Troppo referenziali», ha sintetizzato Scotti. Schierati più a difesa degli interessi degli iscritti che non degli interessi generali.

«Nessuno lavora nel governo per abolire gli ordini», gli ha fatto eco Paolo Giaretta, sottosegretario allo sviluppo economico, cercando di fare chiarezza sulle intenzioni dell'Esecutivo di fronte a una platea di professionisti schierata a difesa delle tariffe.
Gli ordini, dunque, non verranno superati, ma si deve cambiare. È stato così per le tariffe: i valori minimi e fissi sono stati abrogati perchè c'erano tre procedure d'infrazione riguardanti avvocati, ingegneri e architetti. Atti di accusa che ora sono stati archiviati.

Le criticità degli ordini sono state ribadite da Scotti: «Ci sono presidenti inamovibili. Tra loro c'è qualcuno che è in carica da diciassette anni». Così come ci sono ordini che sono trent'anni che non propongono un giudizio disciplinare. «Troppo spesso - ha detto Scotti - c'è una connessione stretta tra apparato organizzativo e disciplinare e formazione del consenso».

Ma come si cambierà? Gli ordini continueranno a essere enti pubblici non economici cui è delegata la rappresentanza istituzionale degli iscritti, ma non quella sindacale. Proprio perche garanti degli interessi pubblici dovranno assicurare un controllo di qualità effettivo della prestazione attraverso l'attestazione delle competenze tecniche degli iscritti e l'aggiornamento. Dovranno poi aiutare i giovani a muovere i primi passi nella professione, promuovendo il tirocinio, anche in strutture aziendali ed estere, istituendo borse di studio. lnsomma «destineranno parte del loro patrimonio», ha detto Scotti, alle nuove leve. Infine, ci sarà una netta separazione tra cariche istituzionali e, organismi di disciplina.

La proposta Mastella non dà, a differenza della Vietti, un salvacondotto a tutti gli ordini ma sollecita l'accorpamento «tra famiglie omologhe». Infine, le società interprofessionali: possibili, ma con garanzie per tutelare l'indipendenza della professione. Ed eventuali soci di capitale non potranno avere incarichi societari.

Il sistema non avrà come unico caposaldo gli ordini, ma sarà a tre pilastri. Le associazioni delle professioni «emergenti» (per identificare l'universo esterno agli ordini) verranno riconosciute e iscritte in un registro alla Giustizia. Le associazioni avranno «la rappresentanza sociale» degli iscritti di cui promuoveranno crescita e aggiornamento. Tuttavia, non svuoteranno dall'interno gli ordini: non ci potrà essere - ha spiegato Scotti - l'avvocato consulente, che non esercitando la difesa non si iscrive all'ordine ma all'associazione. Infine, accanto a ordini e associazioni riconosciute ci saranno le altre libere espressioni di aggregazione.

Al convegno erano presenti alcune centinaia di professionisti che a più riprese hanno mostrato l'opposizione contro la liberalizzazione sulle tariffe,«difesa della qualità della prestazione», come ribadito da Giuseppe Capocchin, presidente del Cup Veneto.

  • IL PROGETTO - Per gli Ordini un ruolo di garanzia agli utenti e di promozione dei giovani. Possibili le società interprofessionali

ASSOCIAZIONI REGISTRATE A VIA ARENULA

  • Gli Ordini. Continueranno a essere enti pubblici non economici. A loro sarà delegata la rappresentanza istituzionale degli iscritti. Dovranno effettuare un controllo di qualità sulle prestazioni, attestando il livello di competenza tecnica. Fondamentale il ruolo nei confronti dei giovani attraverso la promozione del tirocinio e borse di studio. Spazio, poi, all'unione di Ordini e alle società inteprofessionali.
  • Le Associazioni. Verranno iscritte in un registro specifico della Giustizia. Alle Associazioni toccherà la rappresentanza degli iscritti, per i quali dovranno identificare e promuovere occasioni di crescita e aggiornamento. Non sarà possibile, però, l'esercizio di una professione "ordinistica" in forma surrettizia attraverso l'adesione all'Associazione. L'Associazione non potrà, quindi, svuotare l'Ordine.
  • Le altre organizzazioni. La riforma non impedirà naturalmente la costituzione di altre forme di aggregazione tra professionisti che non avranno la forma di quelle riconosdute come Ordine o Associazione.

 

di Maria Carla De Cesari
da Il Sole 24ore del 08.10.06

 

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 RIFORMA MANTINI

 


 

vedi anche:

Decreto Bersani punto e a capo?

editoriale di Ar's 08/2006

Il percorso verso la riforma delle professioni

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Albi, la Giustizia riapre il cantiere

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data pubblicazione: lunedì 16 ottobre 2006
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