architetti romani

PAOLO GIOFFREDA Architetto

 

 Riqualificazione parco comunale e strade limitrofe 

Parco delle Acacie, Pietralata, Roma

2005

Architettura della città

non realizzato

 

 

 

 

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PRESENTAZIONE DELLA PROPOSTA
All’interno degli sviluppi successivi al nuovo PRG, fra gli innumerevoli casi particolari incorsi nelle analoghe, suddette, sciagurate decisioni, si è deciso di intervenire all’interno dell’area municipale per quanto concerne il Parco delle Acacie, attraverso i seguenti interventi al suo interno o comunque connessi con il parco stesso.

AREE DI AGGREGAZIONE SOCIALE:
al preciso scopo di migliorare la condizioni aggregative sociali si è evidenziato un asse naturale su cui si imperniano tre nuovi spazi, due attraverso i bordi del parco ed uno, il più ampio, nella parte centrale. Questi nuovi spazi hanno funzione di accesso di ampliamento e di aggregazione, uno alla fine della via Malladra, l’altro nell’area antistante la Chiesa di San Michele Arcangelo. Spazi ricreativi polifunzionali, adibiti ad attività sportive, riunioni all’aperto, feste di quartiere, con arredo urbano di stile adeguato composto da panchine, fontane, gazebo, etc..

RIVALUTAZIONE DELL’AREA ARCHEOLOGICA:
è previsto il recupero del tratto dell’antico tracciato dell’Acquedotto dell’Acqua Marcia per evidenziare, mediante sia percorsi che lo costeggiano restituendolo così al pubblico, sia interamente o parte di uno degli archi che lo costituivano, l’importanza storico-artistica nella propria collocazione sul territorio nella Roma di oggi.

STRADA SOTTERRANEA:
risulta strettamente necessaria ai cittadini residenti, per un’ottimale impatto di viabilità del traffico locale verranno collocate bande stradali per il rallentamento dei veicoli; la strada percorrerà un tratto sotterraneo e longitudinale al parco stesso.

PARCHEGGI:
sono previsti ampliamenti e recupero di zone degradate limitrofe di parcheggi all’aperto, sia per i residenti che per l’accesso al parco oltre che nell’area adiacente la Chiesa di San Michele Arcangelo.

ALLARGAMENTO DI VIA DI PIETRALATA:
sono previsti sia interventi di riqualificazione del tracciato viario, sia di ampliamenti di parcheggi pubblici.

PISTA CICLABILE:
è prevista ruotante attorno al parco, attraverso i suoi bordi esterni ed interni, collegando il vicino parco.

PIANTAGIONE DI NUOVI ALBERI ED ARBUSTI:
è prevista per incrementare la vegetazione preesistente che non verrà così abbattuta.

CENTRO MULTIFUNZIONALE:
recintati naturalmente da tratti di giardino all’italiana, sono previsti locali attrezzati di giochi ed altri strumenti di svago, con propositi sociali ed educativi (ludoteca, centro anziani, centro cittadino d’ascolto, etc.).

PERCORSI ECOLOGICI:
è previsto un percorso d’acqua che attraversa longitudinalmente l’area settentrionale del parco, lungo il quale verranno collocati percorsi per passeggiate dei fruitori, attraversamenti e recinzioni in materiali naturali e vegetazione conforme allo stesso microclima, che nel tempo verrà ad accrescersi.
Certi di verificare un favorevole e costruttivo rapporto di sostegno reciproco, regolare e duraturo, che abbia come scopo l’acquisizione di realizzare appieno il percorso di quella logica che ha innalzato quei princìpi finora tenacemente sostenuti dal Coordinamento delle associazioni e dei comitati di Pietralata, restiamo in attesa per ulteriori ed ultimative proposte innovative a riguardo.

RELAZIONE DESCRITTIVA
L’area in oggetto è una specifica di Pietralata - che comprende rilevanti elementi a carattere storico-culturale, urbanistico ed architettonico, fra cui il Parco delle Acacie, la Chiesa di San Giovanni Battista, resti dell’acquedotto romano lungo il proprio tracciato originario - è la medesima che risulta coinvolta nel Piano Particolareggiato di Pietralata, un progetto urbanistico per la salvaguardia urbanistica al quale avevano aderito i comitati e le associazioni di Pietralata attraverso il proprio Centro di Coordinamento, identificatosi in un progetto coraggiosamente alternativo a quello infine deliberato e successivamente inserito nel NPRG di Roma.
Il Piano Particolareggiato SDO (sistema direzionale orientale), senza un responso ufficiale scaturente dal confronto col modello insediativo progettuale sostenuto dalla popolazione di Pietralata, passava infatti alla delibera comunale, attraverso una serie di eventi che vengono ben dettagliatamente descritti nella pubblicazione “Roma è da salvare” di Lonzi e Garavini, un libro che ci mostra con passione la passione che scaturisce da tutta la sinergia umana, concentrata all’interno del Coordinamento delle associazioni e dei comitati della cittadinanza di Pietralata.
Questa pubblicazione ci evidenzia, ancora oggi, che vi sono uomini immersi nel potere del comune romano i quali, mentre da un proprio titubante lato formale sbandierano un dilatato senso di moralità, che pretenderebbe di promuovere cultura e costumi tanto locali quanto universali, dall’altro operano con un altro dilatato senso di moralità, che contrariamente si oppone al voler far chiare esperienze nuove e costruttive, davanti agli occhi, la consapevolezza e le richieste degli abitanti, tanto oppressi ed esasperati quanto impavidi ed indomiti, per la loro stessa accurata e diligente consapevolezza.
Questa battaglia per un leale progetto urbanistico, per una leale sinergia di opinioni della cittadinanza, non si è arresa nè arrestata e, attraverso targets innovativi e focalizzati a interventi diretti sul territorio post-NPRG per singole zone da salvare, come questo in oggetto del Parco delle Acacie, grazie al Coordinamento delle associazioni e dei comitati di Pietralata, è ancora una battaglia viva che continua duramente ed incessantemente nel venire affrontata, con tenacia, audacia ed anche sofferenza nell’accogliere decisioni insolenti ed ingiuste delle recenti giunte comunali.
Questa proposta mira sostanzialmente ad evitare un’edificazione di oltre trentamila metri cubi, una cementificazione comprensibilmente inadatta per il cuore del Parco delle Acacie.

OSSERVAZIONI SULLA PROPOSTA DELLA GIUNTA COMUNALE
L'amministrazione comunale si sta da tempo preparando a cementificare un tratto consistente del Parco delle Acacie, nel suo tratto urbano all'interno di Pietralata. Ci si chiede quali siano le ragioni di tale intervento, dato che la cementificazione in genere porta più problemi che soluzioni: numerose volte, negli scorsi anni, fatti di cronaca anche locali stanno valutando e confermando quest'affermazione. Si spera che anche i governanti locali stiano valutando attentamente i rischi di quanto stanno per fare. Ci si chiede se una sana amministrazione possa dirsi tale, imponendo una simile ed irreparabile decisione verso una popolazione che, a quanto ci è parso di capire, è in larga parte ostile a questa grande opera da quattro soldi. Ci si chiede dove sia finita dove sia finita una traccia di sensibilità ambientale nei confronti di un territorio col quale, nel corso degli anni, la popolazione ha cercato di costruire un legame di rispetto e fruizione responsabile.
Questa prevista cementificazione rappresenterà un deliberato attacco al quartiere di Pietralata, alla sua gente, al suo territorio e alla sua naturale bellezza sopravvissuta. Il mostro di cemento rappresenterà agli occhi delle generazioni future e dei visitatori di passaggio la scarsa intelligenza progettuale urbanistica, l'inesistente senso del buon gusto e l'incoscienza politico-economica di un'amministrazione che ha voluto lasciare nel cementificare la sua impronta più significativa.
Si invitano pertanto i responsabili comunali a prendere contatti ed informarsi presso altre realtà (anche extra-nazionali, vedi Svizzera, Germania, Stati Uniti) che dopo anni di scempi ambientali, ora stanno già procedendo con interventi atti a rinaturalizzare e riqualificare gli spazi degli ambienti urbani precedentemente distrutti. Nel 2005, nella civilissima UE, non è più possibile consentire interventi che ormai risultino superati, sia dal punto di vista ambientale, sia soprattutto dalle conseguenze che questo porta al benessere psico-fisico degli abitanti (nel nostro caso quelli di Pietralata).
L'intervento di cementificazione dei trentamila metri cubi all'interno del parco, creerebbe, inoltre, una dannosa ed irreversibile separazione e disgregazione sociale, fra gli abitanti attuali di tutte le zone limitrofe il parco stesso e fra i residenti dei previsto insediamento residenziale, fra coloro che vivranno un Parco delle Acacie dilaniato come estranei nel suolo pubblico rimasto e fra coloro che invece vivranno lo stesso suolo pubblico in forma privata.
Programmare lo sviluppo a partire dalle esigenze di tutti i cittadini, puntando sulla ricaduta generale di un progetto nel lungo periodo: non servono ennesime cementificazioni nella città, nel cuore dei parchi urbani tutt'ora fortunatamente sopravvissuti - da vendere a coloro che farebbero, come in questo caso del rimanente Parco delle Acacie perfino il proprio giardino privato all'esterno della loro proprietà privata -, ma strutture realizzate nel rispetto dell’ambiente, sfruttando anche gli antichi manufatti della zona che ben si presterebbero allo scopo, nell'ottica della conservazione dei beni storici, ambientali ed archeologici di cui è ricco il quartiere (dall'acquedotto dell'Acqua Marcia, alle cave in disuso della Roma antica, alle fungaie e così via dicendo), beni grazie ai quali lo stesso quartiere potrebbe facilmente e giustamente tornare rinomato nel contesto dell'Urbe. Ne consegue che, per ottenere tutto ciò, per cambiare rotta nelle scelte urbanistiche, risulta indispensabile che anche la risposta politica degli abitanti stessi di Pietralata sia diametralmente opposta tanto a quella sostenuta dagli attuali governanti comunali, quanto a quella del Municipio V a cui appartengono.
Ma anche gli stessi abitanti perderebbero qualcosa: non si riconoscerebbero più nei propri luoghi, perdendo così la propria identità e la memoria di ciò che stati, di ciò che è il loro trascorso: non sarebbe più la stessa, la propria identità abitativa.
Ma al di là di queste considerazioni generali, alcuni punti del presente PRG sono da contestare perché, se realizzati, produrrebbero l'anomala, inadatta e spaventosa cementificazione di un territorio con un'impareggiabile pecularità da ritrovare, da rivivere piuttosto che da rimouvere quotidianamente, e la definitiva degradazione di in patrimonio che non appartiene solo alla singolarità del Municipio V, bensì all'intera città di Roma.
L’attuale PRG risulta nuovo giusto cronologicamente, ma si muove invece su una logica vecchia, puramente speculativa, che ha già dimostrato il suo fallimento quale strumento di un eccessivo sviluppo residenziale e che nel passato ha aperto la strada anche ad interessi iperspeculativi.
Se realizzato nella sua attuale formulazione, il PRG ci consegnerebbe fra qualche anno un territorio completamente stravolto e irriconoscibile, ancor più lontano dall’iconografia dei luoghi per la quale finora esso sarebbe stato così tanto giustificato ed apprezzato.
Ancora una volta l’aggressione al territorio urbano viene artificiosamente giustificata con una malintesa idea di sviluppo.
Come tutti siamo convinti che buona parte dello sviluppo del paese si basa sullo sfruttamento in chiave urbanistica delle risorse. Sfruttamento non deve significare però distruzione, bensì valorizzazione dell’ambiente. Pensiamo infatti che non ci possa essere sviluppo urbanistico duraturo se non si stabilisce a priori si salvaguardare quel bene su cui quello sviluppo dovrebbe basarsi: l’ambiente.
L’ambiente come punto di partenza, ma anche come punto di arrivo, come emblema nell’interesse di tutta la collettività.
Le esperienze degli ultimi anni dimostrano che tipi di scelte urbanistiche compatibili e non fuori luogo (anche letteralmente!), rispettose della storia e delle tradizioni locali, non solo sono attuabili ed a volte praticate, ma risultano sicura garanzia di sviluppo nel lungo periodo. Gli esempi sono numerosi e non lontani da noi: dalla salvaguardia per l'area dei 150 ettari di agro romano a Tormarancia, alla riqualificazione Pratone delle Valli, ex Snia Viscosa e Torsapienza.
Risulta pertanto inevitabile esternare disappunto e costernazione per questa vergognosa situazione, che ormai si protrae da anni senza una vera definitiva soluzione anche a causa incomprensibili ed eccessive lungaggini ed impedimenti burocratici ed amministrativi, una vergognosa situazione che continua a fare vivere ai residenti limitrofi attimi di vero panico, arrecando danni non solo materiali ma anche morali, gravando sulla tranquillità più che legittima dei cittadini.
Per le autorità decisionali sarebbe bene ripensarci, sarebbe bene non distruggere l'ambiente naturale del Parco delle Acacie o non si sarebbe più in grado di ricostruirlo se non mediante ipotetici interventi futuri, estremamente costosi ed antropizzati. Conservare quel poco ambiente naturale, che resta nella zona, è il minimo che si può fare per il bene di tutti noi e per le generazioni future.
Tanto le ragioni che lo imporrebbero, quanto le conseguenze ambientali e paesistiche che i lavori di cementificazione produrrebbero, restano comunque forti delle numerose, negative e passate esperienze, conoscendo la tendenza generale in atto di stravolgere ogni aspetto naturale residuo.
Secondo le leggi l'economia del libero mercato è giusto ed ovvio che vi sono sempre sani interessi da parte di chi riceve l'appalto, ma in questo caso è altrettanto ovvio che non si tratterebbe di sana economia dato che, per ottenere un reale vantaggio, bisognerebbe fare soltanto opere che non rovinino l'ambiente e la qualità della vita degli abitanti. Ne consegue quindi che rimane, in linea generale, come l'esperienza avrebbe dovuto insegnarci da situazioni passate analoghe, una pratica destinata a causare più danni che vantaggi, e nel caso di Pietralata muterebbe ancor di più in maniera traumatica il volto e l'identità stessa del quartiere, in forma retroattiva rispetto alla cultura storica e millenaria del luogo ed alla volontà delle coscienze dimostrata dai cittadini del presente.
Non si capisce come mai non sia stata indicata la definizione di vincolo paesaggistico per il rispetto del verde urbano, definizione che sarebbe giunta indubbiamente più appropriata. La risposta, anche in questo caso, si individua nella carenza di aree verdi all'interno del quartiere, dove sarebbe stato senza dubbio più difficile reperirle, ma anche nella zona di espansione - termine che secondo coscienza urbana d'oggi dovrebbe implicitamente intendersi come pro-verde, piuttosto che come pro-cementificazione -, dove sarebbe invece stato doveroso indicare consistenti aree di verde per bilanciare una situazione fortemente deficitaria.Ancora una volta è la logica speculativa ad avere il sopravvento e le aree di pubblica utilità vengono sacrificate per favorire gli interessi affaristici di pochi.
Pertanto nella nostra proposta che segue, si richiede che venga riconosciuta l'individuazione di zone da adibire a parcheggio pubblico e a verde attrezzato all’interno e lungo i bordi del Parco delle Acacie.
Forti perplessità mostriamo anche riguardo all’attuale sistema viario che riteniamo inadatto, di scarsa utilità pubblica, in modo particolare riguardo le dinamiche sociali che ruotano attorno all'area della parrocchia di San Michele Arcangelo.

CONCLUSIONE
In questa nostra proposta si cerca di mettere a fuoco i concreti elementi di un annunciato cambiamento, proponendo un’antitesi agli attuali piani comunali, un'antitesi che possa quantomeno sfrondarli dall’enfasi acritica con cui il comune l’ha presentati per realizzarli, auspicandosi nel contempo un silenzio assenso da perte di una cittadinanza di Pietralata rassegnata e rimessa alla volontà dei forti interessi di pochi, di pochi che non vivono neanche nel quartiere.
Affiancando il bene pubblico e privato negli interventi istituzionali consentiti dalle procedure che regolano l’iter dei progetti, le associazioni ed i comitati di Pietralata mantengono attraverso questo progetto rivalutativo Parco delle Acacie, il loro impegno di contrasto nei confronti di un’opera sproporzionata rispetto ai bisogni reali, che comporterebbe sacrifici eccessivi per i cittadini, ed un prezzo da pagare inammissibile per un impatto sociale ed ambientale che risponde ad una logica insostenibile.
La nostra proposta, nella più collaudata e presente filosofia economica europea ed intercontinentale, viene presentata, in senso lato, attraverso piccole opere, piccoli interventi focalizzati su un parco, all’interno di una metropoli come quella romana: piccole cose che non comprometterebbero la presente realtà economica urbana nella propria globalità, ma ne garantirebbero di certo la continuità locale, assieme alla sopravvivenza dell’ecosistema del Parco delle Acacie, accrescendone le proprie naturali potenzialità.

COMUNICATO STAMPA
del 15/03/2005
"UN VERO PARCO NELL’UNICA AREA VERDE DEL QUARTIERE DI PIETRALATA"
IL NUOVO PROGETTO PER LA RIQUALIFICAZIONE DEL PARCO DELLE ACACIE è stato presentato dagli architetti Paolo Gioffreda e Gioacchino Morsello, al preciso scopo tanto di salvaguardare il parco con le sue caratteristiche naturali, quanto di renderlo giustamente fruibile agli abitanti del quartiere di Pietralata.. Il Presidente della Giunta Regionale e l’Assessore all’Urbanistica, hanno dato parere sfavorevole all’ipotesi di compensazione edificatoria espressa dal Comune di Roma. L’On. Fabio Rampelli, firmatario di tale mozione, è intervenuto assieme agli architetti per indicare quanto la scelta comunale edificatoria sia del tutto incompatibile ed ingiustificata con le realtà attuali del quartiere, già esageratamente provato dagli innumerabili sacrifici sofferti di natura urbanistica. L’assemblea, che ha registrato centinaia di cittadini firmatari per la proposta dell’approvazione comunale riguardo questo nuovo progetto degli architetti Paolo Gioffreda e Gioacchino Morsello, si è tenuta lunedì 14 marzo presso la sala della Parrocchia di San Michele Arcangelo di Largo Comensoli grazie al Rev.do Don Aristide, il Comitato Durantini-Pietralata, il Coordinamento dei Comitati Tiburtina-Pietralata e l’Associazione Architetti.

Progetto: Studio GM 002
Paolo arch. prof. Gioffreda
Gioacchino arch. Morsello