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Al contrario del borgo antico, dove la tipologia urbanistica medioevale viene circoscritta e disposta secondo la sezione orizzontale e naturale della rupe, l’assetto urbanistico della nuova Calcata non è stato progettato secondo sostanziali norme geometriche regolatrici, secondo un piano regolatore meritevole, nonostante abbia avuto l’opportunità ragguardevole di venir generata come “nucleo di fondazione”. Pertanto, non potendo oggi intervenire per rimuovere e riordinare queste oggettività, con questo progetto, nel quale interagiscono il sottoscritto ed il Comune di Calcata, si coglie l’occasione di intervenire, di dare una figura di orientamento secondo puro ordine geometrico alla presente realtà della sistemazione urbana, disorientata e disorientante, grazie alla realizzazione delle quattordici steli evocative, riguardanti le stazioni della Passione di Nostro Signore.
Secondo un’iniziale ed incontaminata logica progettuale, si interviene collocando ogni stazione in misura, tanto equidistante quanto visibile, da quella precedente e successiva. Ogni stele verrebbe posta (vedi schizzo progettuale n° 1) sui vertici di un tetradecagono (un poligono regolare a quattordici lati), ovvero sulle quattordici punte di una planimetria a stella, inscritta su di una circonferenza avente come centro quello medesimo della Chiesa di dei Santi Cornelio e Cipriano (avente a sua volta riferimenti sulla figura della stella, dalla pianta al diaframma del lucernario).
In tal modo, inoltre, si verrebbe a generare un anello circolare, unificato fra chiesa e percorso della Passione di Gesù Cristo, un anello circolare che traccerebbe ed ordinerebbe, secondo precise regole di geometria euclidea, una nuova ed innovatrice configurazione all’ordine dell’assetto urbano dell’attuale Calcata.
Risulta comunque necessario studiare più a fondo la logica progettuale sopraindicata, data la preesistente realtà urbanistica che non permette un percorso fruibile sul disegno precedente, di modo che le steli, piuttosto che venir ubicate sulle punte della stella, verranno realizzate, ove costruibili senza alterare il carattere progettuale, vale a dire sulle rette direttrici che individuano sia le bisettrici del tetradecagono, sia i lati dei settori circolari del cerchio, ove lo stesso poligono viene inscritto e che continua a dar forma, come tracciato regolatore relazionato al perimetro planimetrico della chiesa, all’anello circolare descritto dallo schizzo progettuale n° 1.
Le quattordici stazioni così posizionate, verrebbero inoltre a sottolineare e valorizzare, oltre alla stessa centralità, non solo ubicativa della chiesa, anche il riferimento del suo emblema caratteriale, voluto dal suo progettista, l’arch. Portoghesi, ed incentrato sulla metafora della Pentecoste. Lo Spirito Santo, che si diffonderebbe all’interno della chiesa, da uno spazio superiore irradiante un flusso luminoso verso quello inferiore sui fruitori, grazie a questa disposizione delle steli, farebbe degli stessi fedeli una fonte diretta di diffusione evangelizzatrice. Infatti, secondo la stessa metafora voluta dal Portoghesi, ma ancor di più irradiata, lungo il piano orizzontale terrestre, si evolverebbe come cammino dei fedeli verso la passione e la croce, verso le quattordici linee direttrici, sempre lungo a propagazioni radiali di due piante stellari incrociate, che conducono direttamente alle stazioni della Passione, laddove Gesù Cristo ci ha esemplificato appieno che solo attraverso lo Spirito Santo da preservare in noi, è possibile prendere a modello la Sua Passione, per cercare di manifestare ed infondere il Suo Spirito nei pensieri e nei comportamenti nelle nostre vite terrene.
In tal modo viene amplificato, anche nella risposta dei costumi culturali che verrà ricevuta, ritrovata ed assimilata dal territorio urbano circostante, il contenuto allegorico dell’edificio sacro, il segno di attrazione ed irradiazione, di dinamica espansione e propagazione dello stesso anche nella sua peculiare eptagonalità: le steli evocative, infatti, costituirebbero la “motion”, il “gesto” (attraverso i due polìtopi regolari non convessi ed incrociati nelle due dimensioni), ovvero il cammino, la compenetrazione nel mondo, come continuità lineare delle estremità eptagonali irradiate dalla chiesa centrale (vedi schizzo progettuale n°2). Aggregazione e contemporaneità dei sette doni dello Spirito Santo: Sapienza, Intelletto, Consiglio, Fortezza Scienza, Pietà e Timor di Dio. Chiesa quindi come perno centrale su cui ruota e procede il percorso della Via Crucis, sia architettonico, sia comportamentale, così come ci ha testimoniato Gesù Cristo, un percorso di dolore e sofferenza, sacrificio e gioia, idealmente attorno al Regno dei Cieli e, visibilmente, attorno alla casa del Signore ed al Suo Santissimo Sacramento.
Nel piano, il brillare dalla sua dinamicità irradiativa, viene così elasticizzato, cristallizzato planimetricamente nel tempo a venire: un messaggio visivo lanciato da un piccolo nucleo urbano, sia a tutta la terra, mediante la crescente diffusione delle immagini satellitari, sia verso lo spazio infinito.
In questo modo, grazie ad un semplice ma mirato intervento, il tessuto urbano attuale viene tanto integrato, quanto personalizzato, vale a dire che dal suo disordine viene così convertito all’ordine, senza necessità di interventi trasformativi, grazie semplicemente all’inserimento delle nuove realizzazioni, ora diviene coerenza la precedente incoerenza dispositiva, tanto viaria, quanto dei fabbricati.
Pertanto si finalizza appieno l’accentramento dello stesso tessuto urbano in direzione della chiesa, attraverso la indeformabilità radiale del suo irraggiamento. Una plasticità dinamica che quindi viene a coinvolgere l’edificato urbano, divenendo così stupore che ci muove a risalire alla causa ed al radice di ogni stupore: il mistero, che si irradia proprio dall’edificio sacro.
Il tracciato regolatore, prescelto per le steli evocative, ha quindi duplice andamento nei due sensi di percorso: il primo, il seme che cade dando principio dalla chiesa portando alle stazioni della Via Crucis, penetra e si radica nella configurazione urbana, che a sua volta si mostrerebbe “arata” dal tracciato, come zolle di terreno; il secondo che opera e risponde, muovendo dal territorio quella giusta energia della vita umana, per far giungere alimento e crescita verso il luogo di comunione dei fedeli con il Signore. |
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