quaderni

 fascicolo del fabbricato

> HOME - quaderni - fascicolo del fabbricato

   
  AR21-99:
CROLLO AL PORTUENSE:

INTERVISTA AL PROF. ANTONIO MICHETTI
(Maurizio RUSSO)

 

- Professor Michetti, all'alba del 16 dicembre scorso, a Roma, un intero stabile si è letteralmente sbriciolato, provocando la morte di 27 persone. Non possiamo né vogliamo esprimere alcuna valutazione specifica su questo tragico evento. Riteniamo, però, che sia utile fare delle considerazioni di carattere generale sulla cultura e sulle problematiche tecniche della conservazione del patrimonio immobiliare. Lei da che parte comincerebbe?

Occorre premettere, innanzitutto, che il patrimonio edilizio d'importanza storico culturale presente in Italia ha dimensioni quantitative e qualitative maggiori di ogni altro Paese. Purtroppo, tale patrimonio cresce quotidianamente a causa degli effetti interpretativi delle Leggi sulla tutela del patrimonio artistico, che portano a considerare indiscriminatamente storici tutti gli edifici che hanno superato una certa età. Inoltre, il bene edilizio è considerato un bene patrimoniale dalla durata illimitata. Questo comporta il progressivo frazionamento di un bene immobile unitario in una proprietà parcellizzata: il condomino.


- Quali sono le conseguenze?

All'interno di ogni unità immobiliare il legittimo proprietario si ritiene autorizzato ad effettuare lavori di trasformazione, anche importanti, senza tenere in alcun conto quanto eventualmente fatto da comproprietari di porzioni dello stesso immobile. Tali lavori vengono eseguiti, il più delle volte sulla base di progetti indicativi, da maestranze in molti casi inidonee e non controllabili dagli organi tecnici preposti alla tutela del bene e della pubblica incolumità. Lavori d'insieme sul fabbricato, resi necessari da esigenze di carattere statico, possono essere ostacolati in sede di assemblea condominiale per motivi che vanno dalla litigiosità, costante e latente, tra le due fazioni esistenti in ogni buon condominio, alle diverse capacità economiche di ogni condomino.


- Quali sono le principali motivazioni che stanno alla base di queste trasformazioni, a volte piccole, delle unità immobiliari che,tuttavia, possono compromettere la statica complessiva dell'intero fabbricato?

Una delle principali cause delle trasformazioni del patrimonio edilizio è da ricercarsi nella necessità di adeguare edifici realizzati in epoche passate alle esigenze di vita correnti. Con riferimento a Roma, si può affermare che, per tutta l'edilizia fino agli anni venti, non esistevano praticamente servizi igienici degni di tale nome. Al giorno d'oggi, negli stessi stabili, nella totalità degli appartamenti, sono presenti almeno un bagno e una cucina e in molti casi due bagni completi. Anche l'inserimento massiccio degli impianti ha imposto la realizzazione di adeguamenti tecnici, con lavori eseguiti in maniera quanto mai deleteria per il mantenimento strutturale dell'immobile. Ci si riferisce al malvezzo, esistente quasi esclusivamente nel nostro Paese, di mettere sotto traccia le tubazioni di adduzione e distribuzione dei fluidi e dell'energia. Ciò ha comportato la realizzazione di cavedi, cunicoli, tracce verticali e orizzontali, in molte murature portanti, nelle quali, inoltre, sono state collocate cabine di distribuzione, a volte di notevole entità. Ai piani terra, in molti casi, sono stati ridotti maschi murari per l'ampliamento delle vetrine dei negozi. All'interno di questi ultimi sono stati effettuati lavori, spesso di notevoleconsistenza, per adeguare gli ambienti alle esigenze funzionali delle diverse attività commerciali. Altro malvezzo, che ha comportato la riduzione della capacità resistente degli edifici nel loro complesso, è stata la rimozione inconsulta degli elementi divisori interni, in quanto ritenuti semplici tramezzi. Occorre infatti tenere presente che, in funzione di quanto precedentemente detto, in molti casi, elementi murari noti come semplici tramezzi hanno nella realtà acquisito funzioni portanti ormai essenziali per la stabilità parziale o d'insieme del complesso edilizio. A tale situazione, di per sé già drammatica, si è aggiunto il degrado delle murature al quale ha contribuito, sia pure in maniera molto più ridotta di quanto comunemente non si creda, il mutamento delle caratteristiche ambientali esterne dovuto allo smog. Questa è la situazione di molti edifici realizzati prima dell'avvento delle struttura in cemento armato. Ritengo che qualunque commento risulti superfluo.


- E con l'avvento del cemento armato cos'è successo?

Dagli inizi di questo secolo si hanno le prime realizzazioni di strutture portanti parzialmente o totalmente in cemento armato. In un primo momento questo materiale era prevalentemente impiegato nella realizzazione di solai e travi. Successivamente l'uso è stato pressoché generalizzato. Purtroppo, fino a pochi decenni orsono si riteneva che il cemento armato, come materiale composto da conglomerato e acciaio, avesse una durata quasi illimitata. Negli ultimi decenni tale opinione si è dovuta radicalmente modificare. In altre parole, le strutture in cemento armato possono essere soggette a fenomeni di degrado dovuti alle caratteristiche costruttive iniziali, a fattori di degrado ambientale, a interventi di manutenzione effettuati. E' inoltre superfluo dire che, il livello attuale di conoscenza tecnico-scientifica riguardante la produzione e l'uso dei materiali di base del conglomerato cementizio armato (cemento, inerti, acciaio, additivi, acqua ) è enormemente superiore a quello dei primi cinque decenni del presente secolo. Se confrontiamo le prime norme tecniche relative all'uso del cemento armato con quelle attuali la differenza è semplicemente abissale. In alcuni periodi del nostro passato, per effetto di contingenze storiche, si sono verificate situazioni aberranti. A titolo di esempio si citano due casi. Nel 1918, al termine della prima guerra mondiale, vi erano in giacenza in tutto il mondo milioni di tonnellate di filo spinato per la realizzazione di opere di difesa (reticolati e cavalli di frisia), nella previsione che il conflitto finisse nel 1919. Si sono avuti casi in cui tale acciaio è stato utilizzato per costruzioni in cemento armato. In Italia la politica autarchica applicata negli anni che vanno dal 1936 all'inizio del secondo conflitto mondiale, poneva condizioni particolarmente restrittive nell'utilizzazione dell'acciaio nelle strutture in cemento armato, in quanto l'acciaio doveva essere utilizzato per armare "le ferree Legioni". Nell'immediato dopoguerra in molti casi si sono realizzate costruzioni miste utilizzando materiali di risulta e tipi di solai che oggi risultano assolutamente vietati nelle nuove costruzioni.


- Prof. Michetti, quale esperienza disastrosa del recente passato le viene in mente a proposito di quanto sta dicendo?

A titolo di esempio si ricorda solamente il crollo di un edificio del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, adibito a scuola degli A.V.V.A. (Allievi Vigili Volontari Ausiliari ) in località Capannelle in Roma. In questa tragedia morirono tre operai che stavano eseguendo lavori di adeguamento delle latrine della caserma. Tutti i responsabili chiamati in causa nel procedimento penale, a distanza di anni, sono stati assolti con formula piena. Infatti, il crollo era stato determinato da un evento imprevisto e assolutamente imprevedibile e derivante dall'uso non proprio di alcuni materiali in fase di realizzazione. Nel merito si sono espresse numerose commissioni tecniche nominate sia dal Tribunale inquirente che dal Provveditorato alle Opere Pubbliche e dal Ministero degli Interni. Il responso è stato sempre concorde. Ritengo opportuno fermare qui l'esposizione di casi reali, non perché non ci siano argomenti da esporre, ma perché ritengo più opportuno indicare quale, a mio avviso, potrebbero essere gli indirizzi da fornire sia alle Autorità che all'opinione pubblica, affinché possano raggiungere una maggiore consapevolezza riguardo agli argomenti trattati. In tale senso una funzione prioritaria deve essere attribuita ai singoli Ordini e Collegi professionali del settore edile.


- Lei cosa ha da dire all'opinione pubblica?

L'opinione pubblica deve essere edotta sulla gravità della situazione senza, tuttavia, creare inutili allarmismi. L'opinione pubblica deve convincersi che, come qualsiasi oggetto esistente in natura (con particolare riferimento a quelli nati dall'operosità umana) esiste un tempo di vita limite. Per gli edifici vale lo stesso principio. La medicina con i suoi immensi progressi ha ottenuto il risultato di prolungare la vita media degli individui. Qualsiasi medico degno di questo nome è però ugualmente convinto che non è possibile garantire l'immortalità. Così come l'aumento di durata della vita è stato influenzato da un migliorato tenore di vita, e da maggiori possibilità di controllo che ogni individuo ha, analogamente l'aumento di probabilità nella vita di un edificio presuppone un continuo e costante controllo della sua situazione di fatto. Al momento attuale, purtroppo, l'opinione pubblica è legata a uno schema che così può sintetizzarsi : quell'edificio sta in piedi da cinquecento anni quindi vuol dire che sta bene.


- Prof. Michetti, l'elevato numero di Leggi e di norme riguardanti l'edilizia in che modo incide sulle problematiche della salvaguardia statica del patrimonio immobiliare?

Accenno solo brevemente a tale aspetto, in quanto un suo approfondimento richiederebbe tempi necessariamente più lunghi ed un confronto di opinioni fra vari esperti qualificati nei singoli settori. Il riferimento è al riuso (parlo di riuso non di restauro) dell'esistente per adibirlo a funzioni attuali. Nel riuso dell'esistente, specie se destinato ad una utilizzazione aperta al pubblico, debbono tassativamente essere rispettate le norme relative alla eliminazione delle barriere architettoniche e alla sicurezza rispetto ai vari rischi prevedibili. Ma i criteri che hanno ispirato queste norme non sono quelli in base ai quali furono costruiti gli edifici da riutilizzare. Allora, il rispetto delle Leggi impone la realizzazione di opere che se correttamente eseguite nell'ambito di una sicurezza statica, comporterebbero forti modificazioni dell'edificio stesso nei confronti degli aspetti statico-normativi. A questo punto s'innescano anche le normative preposte alla tutela del patrimonio artistico.


- Il conflitto fra le norme che riguardano i vari aspetti della sicurezza come si può risolvere?

La soluzione, ammesso che si possa trovare, il più delle volte è il frutto di un compromesso dal quale dipende, però, la durata statica dell'edificio. Questo è un problema del tutto particolare che deve essere affrontato in termini realistici nel più breve tempo possibile. Occorre, inoltre, tenere presente anche l'oggettiva carenza delle capacità tecniche, a qualsiasi livello, che attualmente esiste quando si parla di edifici in muratura.


- Così, mi pare di capire, ci spostiamo sul terreno della formazione.

Si. Alla fine degli anni settanta l'Italia si è trovata di colpo sensibilizzata rispetto a due problemi : la presa di coscienza dell'enorme importanza storica, monumentale e patrimoniale dell'edilizia muraria esistente nel nostro Paese e la sensibilizzazione rispetto ai rischi connessi al verificarsi di eventi sismici. Per decenni, invece, in tutte le facoltà d'ingegneria e di architettura si è completamente ignorato il materiale muratura inteso come materiale portante. Io mi sono laureato nel 1954 e nessuno mi ha mai parlato nella facoltà d'Ingegneria di cosa fosse, in termini tecnici e operativi, una muratura. La stessa cosa dicasi per qualsiasi laureato in architettura. Per decenni l'ottica (anche normativa) era stata questa : gli edifici in muratura sono una disgrazia esistente. Aspettiamo che crollino per sostituirli con magnifici edifici in cemento armato, acciaio, plastica, copertura di tela. D'altra parte non si può dimenticare che negli anni cinquanta e sessanta la politica generale è stata quella di far sì che le persone se ne andassero da quartieri come Trastevere, Testaccio o Tor di Nona per trasferirsi a Spinaceto, Vigna Clara e così via. Era l'epoca nella quale si diceva che gli edifici di alcuni quartieri storici erano talmente malsani da essere assolutamente irrecuperabili. Era l'epoca in cui nelle facoltà di architettura abbondavano le tesi di laurea nelle quali si prevedeva la totale demolizione del Palazzaccio e la realizzazione delle più disparate opere sull'area di pertinenza. E così dicasi per il monumento a Vittorio Emanuele e per interi quartieri della Roma storica. Di colpo l'ottica è cambiata. Tali stessi insediamenti sono diventati un patrimonio incommensurabile da tutelare nella loro totalità, non facendo cernita "fra il grano e l'oglio". Analogamente per quanto riguarda la tutela rispetto al rischio sismico. Fino a tutti gli anni settanta gli aspetti di sismicità erano pressoché ignorati nelle facoltà d'ingegneria e totalmente ignorati nelle facoltà di architettura. Si fa presente che l'affrontare l'aspetto della sicurezza rispetto al rischio sismico in un edificio in muratura preesistente pone problemi estremamente più complessi che non nel caso di strutture resistenti in cemento armato. Quindi ci si è trovati di colpo immersi nel problema del mantenimento dell'esistente collegato e correlato alla esigenza di una tutela rispetto al rischio. Si può tranquillamente dire che è successo di tutto.

 

- Gli edifici si progettano ma ci vuole anche qualcuno che li realizzi.

Infatti l'ultimo aspetto che vorrei toccare è quello delle maestranze. Checché se ne dica, oggi la quasi totalità delle maestranze addette all'edilizia non ha la più pallida cognizione di cosa sia effettivamente un muro portante. Per fortuna non lo sanno! Il livello di capacità del passato, infatti, era legato a condizioni di vita e di lavoro che definire di schiavitù è dire poco. Una persona destinata, perlopiù dalla famiglia, ad operare nel settore edile faceva il suo ingresso in cantiere all'età di 8-10 anni. Entrava alle dipendenze del peggiore padrone che poteva esistere sulla faccia della terra: il padre, il fratello o lo zio padrone. Per circa sei o sette anni operava come garzone, privo di retribuzione diretta, in quanto spettante al padrone. Come unica ricompensa riceveva urla, improperi, calci, schiaffi,. Dopo sei sette anni di questo "stage" veniva assunto direttamente nella qualità di manovale semplice. Da tale grado (se così si può definire) cominciava la sua carriera che si può sintetizzare nella terminologia romana in : manovale qualificato, mezza cazzola, cazzola, muratore di prima, muratore di seconda, mastro e capomastro. Ogni passaggio di grado non avveniva per anzianità ma esclusivamente per promozione sul campo da parte degli altri componenti della squadra. Tale promozione avveniva a seguito di un aumento della conoscenza del mestiere progressivamente acquisita. Per arrivare alla qualifica di capomastro bisognava sapere tutto. Il "dottorato di ricerca" per la promozione a capomastro era, per esempio, il cosiddetto cuci e scuci. Deve essere inoltre tenuto presente che le retribuzioni, fortemente differenziate, erano comunque legate all'ora effettivamente lavorata. Tale situazione è rimasta immutata fino agli anni cinquanta. Per fortuna oggi : a otto anni non si può entrare dentro un cantiere ; l'assunzione in un cantiere è comunque tutelata, giustamente dalle organizzazioni sindacali ; le retribuzioni sono stabilite ; nel caso di forze maggiori la retribuzione è comunque garantita ; l'orario di lavoro è enormemente ridotto rispetto a quello in vigore fino agli anni cinquanta. E' indubbio che, malgrado le carenze ancora vigenti, la situazione dell'operaio nel settore edile non ha possibilità di confronto con quelle del passato. Lo scotto che la collettività deve giustamente pagare per questo progresso sociale è quello di non pretendere che si sappiano più espletare lavori manuali ultra qualificati, con tempi e modalità di apprendimento totalmente modificati. E' una idea totalmente illusoria pensare che si possa riacquistare tale capacità tramite l'istituzione di scuole artigianali, non fosse altro che per un motivo : i possibili docenti, i vecchi capomastro, sono ormai totalmente scomparsi per motivi di età.

   

 

note divulgative 

vademecum 

normativa 

FAQ - domande e risposte 

consulenza on-line  

modulistica 

rassegna stampa 

Calcolo della Parcella 

 
Rassegna Stampa:
Storica
Aggiornamenti
diario: quotidiano di informazione sull'Architettura 
O
rdine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori di Roma e provincia 

Piazza Manfredo Fanti 47 - 00185 Roma - tel 06 97604560 - fax 06 97604561 - architettiroma@archiworld.it  

 affiliato Archiworld Networkpowered by MC-link