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Il concetto di "accessibilità", inteso come caratteristica qualitativa che consente la piena ed agevole fruizione degli spazi costruiti e delle relative attrezzature per una "utenza allargata", ricomprende anche quello di sicurezza e di comfort. Infatti, fin dal 1989 con l'emanazione del D.M. 236/89, sulle "prescrizioni tecniche necessarie a garantire l'accessibilità, l'adattabilità e la visitabilità" negli spazi e negli edifici,
si legge all'art. 2 la seguente definizione.
"Per 'barriere architettoniche' si intendono:
- gli ostacoli fisici che sono fonte di disagio per la mobilità di chiunque ed in particolare di coloro che, per qualsiasi causa, hanno una capacità motoria ridotta o
impedita in forma permanente o temporanea;
- gli ostacoli che limitano o impediscono a chiunque la comoda e sicura utilizzazione di parti, attrezzature o componenti;
- la mancanza di accorgimenti e segnalazioni che permettono l'orientamento e la riconoscibilità dei luoghi e delle fonti di pericolo per chiunque e in particolare per i non vedenti, per gli ipovedenti e per i sordi".
Si evidenzia chiaramente come il target di riferimento della normativa tecnica italiana sia allargato, positivamente, a tutti i cittadini con una particolare e opportuna attenzione alle persone con autonomia ridotta o con svantaggi nelle possibilità di movimento (cioè circa il 20% della popolazione totale).
L'accessibilità si configura quindi come una ''disciplina trasversale" con obbiettivi di vasta portata umana, sociale ed economica, che pertanto vanno perseguiti con gradualità e con costanza, a tutti i livelli, con ogni mezzo.
Questo è possibile solo se la generalità dell'opinione pubblica si convince della necessità di raggiungere determinati standard di godibilità generalizzata che tendono ad elevare per tutti la qualità dello spazio costruito, territoriale ed edilizio, per renderlo più adatto alle esigenze reali dei cittadini, compresi coloro che sono svantaggiati per una ridotta capacità motoria o sensoriale.
La finalità da perseguire è dunque quella di potenziare al massimo l'autonomia di ciascuno, in qualsiasi condizione psico-fisica si trovi, in modo temporaneo o permanente, consentendo una fruizione agevole e generalizzata di tutto l'habitat in cui si svolge l'esistenza quotidiana dell'uomo.
Il miglioramento dell'accessibilità corrisponde naturalmente ad un più diffuso "comfort urbano" con una contestuale e positiva riduzione delle fonti di pericolo e delle situazioni di disagio e di affaticamento per chiunque.
Pertanto questo aspetto qualitativo, determinante per la realizzazione di qualsiasi ambiente costruito deve essere tenuto in conto, assieme alle altre specifiche "discipline di settore" e fin dall'inizio, nelle diverse e "normali" operazioni organizzative e mentali necessarie per la predisposizione di qualunque progetto. Infatti si tratta di una nuova maniera di pensare la progettazione e la gestione di ambienti urbani, edifici e di prodotti industriali immaginando
per gli stessi caratteristiche e prestazioni che ne consentano una fruizione agevole, sicura ed allargata al maggiore numero possibile di persone.
>> segue ...
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