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07/09/2017: conservazione atti

Salve, vorrei sapere per quanto tempo si e' obbligati a conservare la documentazione relativa agli incarichi svolti (progettazione, direzione lavori, perizie, ctu, sicurezza). Grazie

Gentile Architetto,

innanzitutto va rilevato che non esiste una norma deontologica che indichi il tempo entro cui la documentazione relativa agli incarichi svolti vada conservata.

Esiste invece una norma che stabilise l'obbligo del Professionista di consegnare al committente, quando quest'ultimo ne faccia richiesta, i documenti dallo stesso ricevuti, e può trattenerne copia (Art. 33 del Codice Deontologico degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti, Conservatori, Architetti iunior e Pianificatori iunior italiani entrato in vigore dal 1° settembre 2017).


Pertanto, il suddetto obbligo di restituzione presuppone ovviamente l’obbligo di conservare i documenti in archivio per tutto il tempo in cui l’architetto sia tenuto a soddisfare la richiesta del committente alla loro restituzione

E la richiesta di restituzione da parte del cliente può essere legalmente formulata nel termine di prescrizione che è quello ordinario decennale ex art. 2946 c.c. trattandosi di obbligazione contrattuale.

Quindi il termine massimo entro il quale vige l'obbligo di conservazione della documentazione è di 10 anni.
Comunque, è buona norma, consegnare al cliente, a conclusione dell'incarico, una copia della pratica svolta e farsi sempre firmare, contestualmente, una ricevuta di consegna.

avv. Francesca Giambelluca

19/04/2017: responsabilità direzione lavori

salve, grazie sempre per questo servizio: volevo sapere se è legittimo stipulare una lettera d'incarico per la direzione lavori dove vengano espressamente limitate alcune responsabilità, come per esempio riguardo la vigilanza sulla corretta esecuzione degli impianti, in opere o ambiti per cui la Legge non prescrive la presenza di un DL (p.e. negli impianti non soggetti a progettazione obbligatoria e rientranti nella manutenzione ordinaria non soggetta a titolo edilizio) e, in caso affermativo, se è altresì possibile circoscrivere con esattezza l'ambito di effettiva responsabilità (p.e. in una CILA, limitare la responsabilità della DL alla verifica della corretta esecuzione e posizionamento dei nuovi tramezzi, cioè l'oggetto della pratica in sè, sollevandosi dalle responsabilità di tutto ciò che nel cantiere viene fatto a corollario come opere non oggetto di comunicazione, tipo massetti, impianti, pitture).

Rientrano nelle ordinarie obbligazioni del direttore dei lavori l’accertamento della conformità sia della progressiva realizzazione dell’opera al progetto sia delle modalità dell’esecuzione di essa al capitolato ed alle regole della tecnica, nonché l’adozione di tutti i necessari accorgimenti tecnici idonei a garantire la realizzazione dell’opera senza difetti costruttivi, esercitando una vigilanza attiva su tutte le fasi di realizzazione e segnalando all’appaltatore tutte le situazioni anomali e gli inconvenienti che si verificano in corso d’opera.

In concreto, il professionista non si sottrae a responsabilità ove ometta di vigilare e di impartire le opportune disposizioni al riguardo, nonché di controllarne l’ottemperanza da parte dell’appaltatore e, in difetto, di riferire al committente.

Conseguentemente, non è consentito predisporre una lettera di incarico che limiti le indicate ed imprescindibili obbligazioni a carico del direttore dei lavori.
Cordiali saluti.
Giorgio Spadafora

10/04/2017: pagamento compenso

Buongiorno, nel mese di novembre 2016 ho ricevuto l'incarico professionale da parte di una società per la creazione dell'immagine coordinata della stessa, perciò creazione logo, materiale grafico brochure e biglietti da visita realizzazione sito web. Al momento dell'affidamento d'incarico il committente ha firmato sia il preventivo che la lettera d'incarico. Come d'accordi tra le parti non ho non erano previsti acconti ma saldo finale alla fine del lavoro. Nel mese di marzo 2017 durante una riunione con tutti i soci della società mi viene comunicato che mi sarebbe stato versato un acconto e cosi è stato dopo pochi giorni. Il 17 marzo 2017 si tiene una riunione conclusiva del lavoro. Giorno 21 marzo 2017 perciò invio mail per saldo fattura. Dopo una settimana non ricevendo risposta chiamo uno dei soci e da lì una forte discussione sul pagamento conclusa con la promessa di versare entro pochi giorni un'altro acconto per il lavoro trattenendo una piccola somma che sarebbe stata versata dopo la prima prova di stampa del materiale grafico. Ad oggi dopo due settimane non è arrivato nessun acconto e non sono stata chiamata per effettuare questa prova di stampa. Alla luce di tutto ciò esistono gli estremi per procedere legalmente al recupero del credito?
Grazie

Una volta eseguita la prestazione, il professionista è legittimato a richiedere, anche giudizialmente, il pagamento del compenso pattuito.

Tenuto conto del persistente inadempimento del committente, nella specie si consiglia di agire giudizialmente con prontezza.
Cordiali saluti.

Avv. Giorgio Spadafora

07/03/2017: obbligo polizza assicurativa

Salve, se un incarico è da parte di un parente (cugino di 1° grado del mio compagno), rimane l'obbligo della lettera di incarico e quindi della RC professionale? trattasi di un intervento di manutenzione straordinaria riguardante un appartamento.

Grazie

Con il D.L. 20 gennaio 2012 n. 1 è stato imposto a carico del professionista l’obbligo di stipulare un contratto di assicurazione per i danni causati nello svolgimento della propria attività.

Poiché la normativa si riferisce indistintamente a tutte le ipotesi rientranti nell’ambito dell’attività professionale, anche nella fattispecie in esame è necessaria la stipula del contratto di assicurazione.

Cordiali saluti.
Avv. Giorgio Spadafora



26/01/2017: recesso incarico professionista

Salve, un mio Committente ha ritenuto di chiamare autonomamente un'impresa esterna per il trattamento di un pavimento, contro il mio parere, nonostante ci fosse un'impresa con relativo DURC dichiarato nella CILA, e senza avvisarmi, cosa posso fare?

L’art. 2237 c.c. dispone che il professionista può recedere dal contratto solo per giusta causa, laddove invece il cliente può porre fine ad nutum al rapporto; invero, la norma regola ragionevolmente situazioni diverse che necessariamente sorgono dalla natura fiduciaria del contratto di prestazione intellettuale e che sono a questo conseguenziali.

Il recesso del professionista deve, comunque, avvenire senza pregiudizio per il committente.

Nella fattispecie in esame, poiché il prospettato comportamento del cliente può senz’altro giustificare il recesso dell’architetto dal rapporto di prestazione d’opera professionale, si consiglia di rassegnare le dimissioni dall’incarico, con tutte le cautele idonee ad evitare un pregiudizio in danno del committente medesimo.
Cordiali saluti.
Avv. Giorgio Spadafora


18/01/2017: lavori su proprio immobile

Sono iscritto all'ordine, ho chiuso la Partita Iva e non ho l'assicurazione perché lavoro da 5 anni come dipendente. devo ristrutturare il mio appartamento, posso firmarmi tutte le pratiche da solo?

Le disposizioni normative in materia non escludono la possibilità per il proprietario professionista di predisporre il progetto per la ristrutturazione del proprio appartamento e di sottoscrivere la relativa documentazione.
Cordiali saluti.

avv. Giorgio Spadafora


22/09/2014: professionista proprietario del bene

Sono iscritta all'ordine senza p.iva e assicurazione professionale perchè finora ho svolto un lavoro dipendente. I miei genitori intendono aprire un passo carrabile in un terreno di loro proprietà, procedura che richiede una SCIA. Posso firmarla e presentarla io in qualità di progettista e DL? Ovviamente lo farei a titolo gratuito senza emettere fattura. Invece per quanto riguarda l'assicurazione forse è prevista una qualche riserva per prestazioni occasionali e a basso rischio.
Ringrazio anticipatamente.

La fattispecie in esame è assimilabile a quella relativa al professionista proprietario del bene.

Le disposizioni normative vigenti in materia non escludono la possibilità per il proprietario professionista di predisporre il progetto e di provvedere alla direzione lavori.

Non essendo, quindi, prevista la fatturazione, la carenza di partita IVA non ha rilevanza, così come non rileva il difetto di un contratto di assicurazione della responsabilità civile verso terzi, nel caso concreto i genitori.

Cordiali saluti.
Avv. Giorgio Spadafora

10/09/2014: recesso incarico DL

Buongiorno. Sto svolgendo una Direzione Lavori, iniziata i primi giorni del mese di Luglio, presso un appartamento per il quale ho presentato al Municipio competente regolare CILA. La proprietà, ad oggi, non mi ha riconosciuto neanche acconto iniziale da me richiesto con avviso di parcella ma ha riconosciuto tutti i dovuti versamenti all'impresa esecutrice con la quale ha stipulato un contratto. Il cantiere sta procedendo regolarmente e sono terminate demolizioni e ricostruzioni. Ieri, la proprietà ha deciso che una stanza sia troppo piccola e non di suo gradimento. Ritengo sia inaccettabile avendo firmato la CILA e l'ipotesi di progetto (la quinta) da me presentata. Vorrei dimettermi non ricevendo compensi e sapere come comportarmi con il municipio. Grazie.

In tema di contratto di prestazione professionale l’art. 2237 C.C. dispone che il professionista può recedere dal contratto soltanto per giusta causa.

Nella specie, il comportamento adottato dal committente (che si traduce in una arbitraria ed illegittima modificazione della CILA) configura una giusta causa di scioglimento del rapporto professionale a favore dell’architetto.

Di tali dimissioni, il professionista dovrà dare immediata comunicazione al Municipio
Cordiali saluti.
Avv. Giorgio Spadafora



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