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Legale (Diritto d'autore)

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03/03/2015: diritto d'autore su progetti

Salve Avvocato,
ho svolto nell'ultimo anno un lavoro di ristrutturazione di un intero stabile cielo terra, occupandomi della progettazione degli interni, della direzione dei lavori, nonché della ristrutturazione della facciata. Il mio incarico prevedeva anche assistenza nella scelta degli arredi e disegni e particolari costruttivi e decorativi. Inoltre mi sono occupata anche della presentazione delle istruttorie necessarie all'ottenimento delle licenze come struttura ricettiva extralberghiera e di quelle commerciali. Insomma l'ho seguito in tutto dalla A alla Z!
Ora mi trovo in questa situazione: sono usciti parecchi articoli sulla struttura anche su riviste on line di settore e non è stato mai inserito il mio nome. Mi dicono che dove sarà possibile verrà inserito anche il mio nome. Ma non esiste un diritto d'autore? Come posso intervenire per evitare che escano di nuovo senza citarmi? Posso rivendicare questo diritto? Per me è importante...in attesa di un suo cortese riscontro la saluto cordialmente.

Gentile Architetto, esiste sicuramente il diritto d'autore sui progetti da Lei realizzati e, quindi, in ogni caso, il diritto al riconoscimento della paternita' dell'opera o delle opere a Lei attribuibili. Occorrerebbe, tuttavia, verificare se esiste un incarico scritto (o più incarichi) e, in caso affermativo, effettuare una disamina del contenuto dello stesso, con particolare riferimento alla disciplina dei diritti di proprieta' intellettuale. Cio' al fine di verificare da un punto di vista patrimoniale, se vi e' stata una esplicita cessione dei diritti in capo al committente. In ogni caso e, in linea puramente generale, potrebbe essere opportuno inviare al committente una lettera di diffida dal pubblicare o nominare i Suoi progetti e/o la realizzazione degli stessi, senza indicare la Sua persona quale progettista / autore e/o comunque senza la Sua preventiva autorizzazione. I miei migliori saluti.
avv. Pietro Ilardi".

25/02/2015: denominazione studio professionale architetto

Buongiorno,
mi chiedo se posso pubblicizzare l'attività del mio studio dando a quest'ultimo un nome di fantasia e senza aggiungere nessun riferimento al mio nome e cognome.
Preciso che NON faccio parte di nessuna società, associazione di professionisti o raggruppamento temporaneo e che ho una partita IVA come architetto.
Cordiali saluti.

Egregio Architetto, in linea di massima nulla Le preclude di conferire al Suo studio un nome e/o segno distintivo di fantasia e conseguentemente pubblicizzare lo stesso. Ovviamente, sarebbe preliminarmente consigliabile individuare un nominativo e/o un segno distintivo (ancor meglio se un marchio registrato) lecito e in possesso dei requisiti previsti dalla legge. Detto nominativo / segno distintivo, certamente, non dovra' essere confusorio e, comunque, lesivo dei diritti di Suoi eventuali colleghi concorrenti. Inoltre, poiche' la professione di architetto richiede obbligatoriamente un'iscrizione all'albo e una responsabilta' professionale personale, Le consiglio, comunque, di far sempre risultare in qualche modo che l'attivita' verra' eseguita da Lei in persona. Cio', ancor più, se consideriamo che non esiste una societa' o un'associazione professionale. I miei migliori saluti.
avv. Pietro Ilardi"

24/07/2014: consegna documentazione inerente stima e divisione ereditaria

buongiorno,
ho svolto una CTU nel 2008, riguardante un procedimento di stima e relativa divisione ereditaria, che si è concluso con sentenza nel 2011. Un'avvocato di Roma, per conto dell'inquilina che vorrebbe acquistare una porzione dei beni, mi chiede copia del documento da me redatto.
Posso inoltrarlo o debbo negare tale possibilità ?
Grazie

Egregio Architetto,
sulla base delle informazioni in nostro possesso, il documento di cui al quesito inoltratoci dovrebbe essere la relazione tecnica da Lei redatta all’esito delle operazioni peritali demandate dal Giudice competente.
Secondo buona parte della dottrina, tale documento assume l’efficacia di atto pubblico all’esito del suo deposito ed è a disposizione di tutte le parti del procedimento.
La normativa in vigore in tema di atti pubblici prescrive che l’ufficio competente è tenuto a rilasciare copia autentica degli stessi a chiunque ne faccia istanza, salve le disposizioni sulle tasse di registro e bollo.
Pertanto, il legale che Le ha inoltrato una simile richiesta sarà, sicuramente, a conoscenza di quanto consentito dalla legge.
Qualora la richiesta fosse stata avanzata per mera cortesia e Lei volesse dar seguito alla stessa, Le suggeriamo di consegnare l’elaborato come contenuto di files non modificabili, al fine di porsi al riparo dal rischio che lo stesso possa essere oggetto di altrui modifiche.
Ovviamente le suesposte considerazioni debbono considerarsi una disamina generale e preliminare della fattispecie. Un esame approfondito della stessa e dell’eventuale documentazione potrebbe essere di maggior ausilio.
Restiamo a disposizione per ogni eventuale, ulteriore chiarimento.
Avv. Pietro Ilardi

09/07/2014: consegna file dwg

ho eseguito lavori di ristrutturazione interna fornendo al cliente tutti gli elaborati grafici necessari. A conclusione prematura del rapporto professionale il cliente mi chiede i file fonte (dwg cad modificabili) pur se sul nostro contratto non era specificato nulla in merito. Posso rifiutarmi di consegnargli files considerato il fatto che ho sempre fornito ogni supporto grafico cartaceo necessario? questi files possono ricadere nell'ambito della tutela dei diritti d'autore?
grazie

Egregio Architetto,
sulla base delle informazioni in nostro possesso, il caso de quo sembrerebbe rientrare nell’ambito della disciplina contenuta nella legge sul diritto d’autore.
All’esito di una preliminare disamina, infatti, si potrebbe ritenere applicabile l’art. 2 della citata legge, in virtù del quale i disegni e le opere dell’architettura rientrano nell’ambito di tutela normativamente previsto.
L’Architetto è, sicuramente, titolare di un diritto morale, nonché di diritti di sfruttamento economico sul progetto elaborato, indipendentemente dalla circostanza che lo stesso sia contenuto in un file, altro supporto informatico o in documenti cartacei.
A nostro avviso, gli elaborati grafici ed il contenuto dei file dwg dovrebbe essere il medesimo; la diversità, semmai, dovrebbe essere solo nel mezzo attraverso cui gli elaborati sono consegnati al cliente: tale mezzo non può, certamente, mettere in discussione la titolarità dell’opera.
Anche in assenza di un accordo preventivo in ordine alla consegna dei file, l’Architetto è tenuto a consegnare al cliente i documenti ricevuti o relativi all’incarico, quando quest’ultimo ne faccia richiesta.
Dalle informazioni forniteci, i file dwg risulterebbero modificabili; pertanto, qualora Lei decidesse di provvedere alla consegna degli stessi al committente, Le suggeriamo di convertirli, se possibile, in file non modificabili, al fine di porsi al riparo dal rischio che gli elaborati possano essere oggetto di altrui modifiche.
Tuttavia, Le consigliamo di tentare di comprendere le ragioni alla base di una siffatta richiesta da parte del cliente già in possesso di tutti gli elaborati grafici, al fine di determinare le modalità di un’eventuale consegna. In altri termini, ciò che preme qui sottolineare è che dovrà essere chiaro, nel caso di consegna dei file, che tutti i diritti legati al progetto, ivi compresi quelli di sfruttamento economico, restano in capo al titolare del progetto.
Ovviamente le suesposte considerazioni debbono considerarsi una disamina generale e preliminare della fattispecie.
Avv. Pietro Ilardi

07/01/2014: quesito

Ho svolto, lo scorso anno, l'incarico di progettazione e direzione lavori per un locale commerciale, curando anche la progettazione delle finiture interne e degli arredi fissi.
Recentemente ho avuto notizia dell'apertura di un nuovo punto vendita dello stesso esercizio, scoprendo che il locale è stato realizzato sulla falsariga di quello di mia progettazione, con identiche soluzioni per quanto riguarda la disposizione interna, i materiali, le finiture e l'arredo.
nel contratto stipulato con il cliente non si faceva il minimo accenno alla possibilità di riutilizzare le soluzioni progettuali in alcun altro contesto.
vorrei sapere se questo non viola i miei diritti di paternità dell'opera e se sia quindi opportuna la richiedesta di un indennizzo.
grazie

Gentile Architetto,
sulla base delle informazioni da Lei fornite, la vicenda che La vede coinvolta sembrerebbe rientrare nell’ambito della tutela offerta dalla Legge sul diritto d’autore.
All’esito di una preliminare disamina del caso de quo, potremmo ritenere applicabile l’art. 2 della suddetta legge, ai sensi della quale sono comprese nella protezione offerta dalla legge i disegni e le opere dell’architettura, a condizione che ne sussistano tutti i requisiti di tutelabilità previsti.
Evidenziamo, altresì, che parte della giurisprudenza considera opere dell’architettura anche i progetti di arredamento degli interni.
Alla luce di quanto appena detto è evidente come l’architetto goda di un diritto morale ed economico sul progetto realizzato.
Nella fattispecie, potrebbero in linea teorica essersi concretizzati gli estremi di un’ipotesi di plagio consistente nell’attività di riproduzione, totale o parziale, di elementi creativi di un’opera altrui con usurpazione della paternità o, in alternativa, di contraffazione consistente, invece, nello sfruttamento non autorizzato dei diritti economici nascenti dall’opera (ovvero il progetto di arredamento degli interni).
E’ opportuno segnalare che i disegni e le opere di architettura ricevono, altresì, ampia e completa protezione da parte dell’art. 20, il quale garantisce all’autore il diritto di rivendicare la paternità dell’opera e, in alcuni casi (ove ricorrano determinati requisiti), anche dall’art 99, il quale prevede, oltre al diritto esclusivo di riproduzione, un equo compenso a carico di coloro che realizzano il progetto tecnico a scopo di lucro senza il consenso dell’autore.
In ogni caso, evidenziamo che chi ha ragione di temere la violazione di un suo diritto, potrà agire in giudizio affinché lo stesso sia accertato e, in caso di esito positivo, ottenere l’eventuale risarcimento del danno.
Resta inteso che le suesposte osservazioni debbano ritenersi di carattere puramente generale, richiedendo la fattispecie e la relativa documentazione un doveroso e preliminare approfondimento.
Restiamo a disposizione per ogni eventuale, ulteriore chiarimento.
Pietro Ilardi



15/11/2013: quesito

Salve Avvocato, Le volevo chiedere se l'architetto che ha svolto lavori pubblici e privati, portati a termini con l'attuazione del progetto da lui elaborato, possa sul proprio sito pubblicare,in forma anonima senza indicare i nomi dei proprietari dell'edificio ma solo la località e l'anno dell'intervento e il numero dato dall'elenco regionale dell'Umbria (on line sul sito della Regione dove si indicano indirizzi ed importi dei lavori e le ditte, ed anche i committenti pubblici) per gli immobili che hanno subito danni e sovvenzioni per il terremoto del 1997 e successivi, disegni , piante, sezioni ,prospetti e dettagli appositamente rielaborati, le fotografie dell'ante operam, le fotografie del cantiere e della fine lavori, ovviamente sia all'interno che all'esterno dell'edificio, senza però dover richiedere le autorizzazioni ai vari committenti privati e pubblici.
Nel caso che l'autorizzazione necessitasse è valida anche per le fotografie oltre che per gli elaborati grafici?
Preciso che le persone riprese sono state oscurate sul volto per rendere non riconoscibili.
La ringrazio.

Egregio Architetto,
con riferimento al quesito in oggetto, valgano le seguenti considerazioni.

All’esito di una preliminare disamina del caso sottoposto alla nostra attenzione, evidenziamo che il progetto di architettura, a condizione che sussistano tutti i requisiti di tutelabilità, riceve protezione quale opera d’autore ai sensi della Legge sul diritto d’autore.


A tal riguardo l’art. 2 della suddetta Legge inserisce nel novero delle opere degne di protezione anche i disegni e le opere dell’architettura.


Pertanto, l’architetto che abbia redatto un progetto, avente i requisiti prescritti dalla legge, godrà di un diritto morale ed economico sullo stesso.

Si tenga in considerazione che, in materia di architettura, la tutela è accordata non soltanto all’opera finita, ma anche ai disegni o progetti. Anche in questo caso, ai fini della proteggibilità, dovranno sussistere i requisiti richiesti dalla legge.

Tuttavia per quanto riguarda la titolarità dei diritti di sfruttamento economico delle immagini dell’opera architettonica, il diritto d’autore sussiste, ma non prevale sulla necessità del consenso del proprietario dell’immobile per la realizzazione e pubblicazione delle immagini, consenso che deve concorrere con quello dell’autore per l’utilizzazione da parte di terzi.

Tale aspetto tuttavia, al pari di tutti quelli attinenti allo sfruttamento dei diritti economici sull’opera, può essere regolato in via contrattuale.

Ci preme, altresì, sottolineare che l’art. 11 della Legge tutela anche l’interesse degli enti pubblici o privati, senza scopo di lucro, alla piena e libera utilizzazione delle opere create e pubblicate nel loro ambito; infatti, alle Amministrazioni dello Stato, alle Province ed ai Comuni , così come agli enti privati senza scopo di lucro (qualora ricorrano determinate condizioni), spetterebbe il diritto d’autore sulle opere create e pubblicate sotto il loro nome.

Un recente orientamento circoscrive quanto appena affermato, ritenendo che suddetto articolo si applichi solo in presenza di un intervento qualificato dei sopra indicati soggetti, nel senso che l’ente dovrà aver commissionato e coordinato l’opera, la quale, pertanto, recherà il suo nome e apparterrà ad esso e non alla persona fisica che ha provveduto materialmente a redigerla.

In altri termini l’applicazione dell’art. 11 sarebbe circoscritta ai soli casi in cui l’ente abbia preventivamente commissionato l’opera e sia attivamente intervenuto, quantomeno attraverso l’attività di coordinamento e direzione, nel processo creativo.

Alla luce di quanto sopra, riterremmo opportuno che venissero richieste le autorizzazioni ai vari committenti, ivi compresa l’autorizzazione per le riproduzioni fotografiche.

Resta inteso che le suesposte considerazioni debbano intendersi di carattere puramente generale, richiedendo la fattispecie un doveroso approfondimento.
Restiamo a disposizione per ogni eventuale, ulteriore chiarimento.
I miei migliori saluti
avv. Pietro Ilardi

16/09/2013: paternità progetto

QUESITO ALLA SEZIONE: “LEGALE (DIRITTO D’AUTORE)”
Sono stato incaricato nel 2008 da un Comune per la redazione di un Piano Particolareggiato del Centro Storico, poi predisposto, concordato, presentato e consegnato, senza particolari ulteriori richieste del Committente, per l’iter di approvazione, ed anche regolarmente retribuito come da convenzione.
Nel 2012 ho appreso dalla stampa che il Comune stava procedendo alla rielaborazione del medesimo P.P. affidando l’incarico a dipendenti comunali. Il P.P. veniva poi adottato e approvato nel 2013.
Dall’ esame degli elaborati approvati ho constatato, con grande sorpresa, che il P.P. ricalca in molte parti il Piano originario da me redatto. Sono stati infatti ricopiati molti elaborati originali, i testi descrittivi e normativi, le relazioni, le bibliografie ecc., sia pure con parziali modifiche, alterazioni e nuove parziali proposte di progetto.
E’ stata invece sostituita la copertina di tutti gli elaborati, indicando una nuova paternità, attribuita ora ai dipendenti comunali.
Le domande che pongo sono le seguenti:
1. Posso rivendicare la protezione della L. 633/41 sul diritto d’autore, visto che la convenzione non dispone alcuna esclusione in merito?
2. Ho diritto ad indennizzarmi?
Ringrazio e porgo i miei migliori saluti.

Egregio Architetto,
sulla base delle informazioni in nostro possesso, il caso da Lei esposto sembrerebbe rientrare nell’ambito della tutela offerta dalla Legge sul diritto d’autore.
All’esito di una preliminare disamina della vicenda sottoposta alla nostra attenzione, potremmo ritenere applicabile l’art. 2 della suddetta legge ai sensi del quale sono opere “degne ” di protezione anche i disegni e le opere dell’architettura, nella misura in cui le loro caratteristiche comprendano i requisiti di proteggibilità previsti dalla legge.

Pertanto, l’architetto, che abbia redatto un progetto avente le caratteristiche prescritte dalla legge sarà, sicuramente, titolare di un diritto morale sullo stesso.

Tuttavia, è opportuno evidenziare che, ai sensi dell’art. 20 della Legge sul diritto d’autore, nelle opere di architettura, l’autore conserva il diritto di rivendicare la paternità dell’opera, ma non può opporsi alle modificazioni che si rendessero necessarie nel corso della realizzazione né alle altre modificazioni che si rendesse necessario apportare all’opera già realizzata.

In ogni caso, evidenziamo che chi ha ragione di temere la violazione di un diritto a lui spettante e riconosciutogli da tale legge potrà agire in giudizio per ottenere che il suo diritto sia accertato e, in caso positivo, ottenere l’eventuale (ove provato) risarcimento del danno.

Ovviamente le suesposte considerazioni sono da ritenersi preliminari e generali, ritenendo doveroso e, comunque, di maggior ausilio un esame approfondito della fattispecie e dell’eventuale documentazione, esame sicuramente necessario al fine di valutare l’esistenza dei requisiti di proteggibilità del Piano Particolareggiato.

Restiamo a disposizione per ogni eventuale, ulteriore chiarimento.
I miei migliori saluti
avv. Pietro Ilardi

30/08/2013: paternità progetto - realizzazione variante

Egregio avvocato,
nel 2005 ho progettato un centro multiservizi ed ho presentato la richiesta di permesso di costruire al comune competente. Pochi mesi dopo il mio cliente è mancato e sembrava che gli eredi non fossero interessati a proseguire nella realizzazione del centro.
Oggi ho scoperto, invece, che la realizzazione è in corso. Il progetto è stato modificato (ma l’impronta originale è facilmente riconoscibile), il cartello di cantiere reca il nome di un altro progettista. Presumo che sia stata apportata una variante al progetto del 2005.
Come fare per tutelare i miei diritti? È il caso di richiedere un accesso agli atti presso il comune per prendere visione del progetto presentato? Nel caso come motivarlo?
Grazie,

Egregio Architetto,
di seguito le mie considerazioni in merito al quesito in oggetto.
In linea generale il progetto di architettura (ove ne ricorrano i requisiti di tutela) è protetto come una qualsiasi opera d’autore e, come tale, oggetto della disciplina prevista dalla legge n. 633 del 1941 “Protezione del diritto di autore e di altri diritti connessi al suo esercizio”.
Al riguardo l’art. 2, n. 5 di detta legge indica espressamente i disegni e le opere di architettura quali destinatari della disciplina di settore.
E’, quindi, evidente come l’architetto goda di un diritto morale ed economico sul progetto da esso realizzato.
Nella fattispecie, tuttavia, sarebbe essenziale sapere se a suo tempo Le fu conferito un incarico scritto dal defunto cliente e, soprattutto, se per detto incarico Lei abbia percepito una specifica remunerazione.
In caso affermativo, ammesso e non concesso che l’incarico nulla preveda al riguardo, il cliente, così come gli eredi, potrebbero affidarsi ad altro professionista, il quale, tuttavia, non potrebbe certamente appropriarsi della paternità del Suo progetto.
Le stesse modifiche apportate al Suo progetto, quale una variante, possono essere oggetto di opposizione da parte Sua, a meno che non debbano considerarsi essenziali ai fini della realizzazione del progetto stesso.
Anche in tal caso, la normativa è molto chiara.
Sicuramente utile, ove concesso, sarebbe un accesso agli atti amministrativi presso il comune competente.
Resta inteso che le suesposte osservazioni debbono considerarsi di carattere puramente generale, richiedendo la fattispecie un doveroso e preliminare approfondimento.
I miei migliori saluti
Avv. Pietro Ilardi

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