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15/02/2018: quesito

cosa comporta nei confronti dell'ordine la chiusura della p.i.

Gentile Architetto,
la chiusura della partita IVA non ha effetti sull'iscrizione all'Ordine professionale. Nel caso in cui voglia dimettersi da questo Ordine, dovrà presentare necessariamente domanda di dimissioni.
Cordialmente
L'amministrazione
Roberta D'Urbano

12/01/2018: quesito

Buongiorno, volevo sapere se svolgendo regolarmete la professione e quindi essendo in possesso di partita iva, posso con una casa di proprietà aprire un'attività di casa vacanza, in forma imprenditoriale o in forma non imprenditoriale? Devo aprire una seconda partita Iva? Ci sono incompatibilità e/o conflitti con la professione di architetto?
Grazie Riccardo Pagnanelli

Come risposto in precedenti quesiti, le norme che disciplinano la professione di architetto non vietano agli stessi di svolgere altre e diverse attività oltre quella di libero professionista, tuttavia l'esercizio della professione di architetto può essere soggetto a limitazioni che determinano situazioni di incompatibilità.
In linea di massima, non è incompatibile con l'attività professionale l'assunzione di cariche amministrative e/o sociali all'interno di società commerciali e la titolarità ed il possesso di quote di partecipazione qualificate nelle medesime, anche quando ciò comporti l'assunzione di responsabilità illimitata.
E' evidente, però, che l'esercizio di questa seconda attività (imprenditoriale/commerciale) sottopone il soggetto imprenditore a tutti i possibili rischi connessi a tale esercizio, primo tra tutti il rischio del fallimento. Poiché la dichiarazione di fallimento è causa ostativa all'iscrizione all'Albo professionale e la sua declaratoria, una volta iscritto, comporta l'automatica cancellazione, le regole dell'ordinaria prudenza devono essere ben presenti al professionista che intenda percorrere tali strade.
Vi sono, poi, situazioni nelle quali il contemporaneo esercizio di attività, tutte riconducibili alla professione, può essere causa di situazioni di conflitto in ragione dei singoli ruoli esercitati: si pensi, ad esempio, a quella eventualità in cui il professionista, progettista e direttore dei lavori, sia anche il titolare dell'impresa che realizza l'intervento.
Sotto tale profilo, è opportuno richiamare l'attenzione degli iscritti al rigoroso rispetto della normativa deontologica e in particolare dell'art. 21) sulla base del quale chi esercita la libera professione non può essere direttamente o indirettamente interessato nelle Imprese Costruttrici o Ditte, fornitrici dell'opera progettata o diretta per conto del Committente, né percepire compenso alcuno da terzi interessati, qualunque sia la causa.
Qualora il soggetto eserciti contemporaneamente più attività, andrà determinata quella prevalente, in termini di tempo occupato e reddito ricavato. Va valutata, inoltre, la compatibilità di una doppia contribuzione in relazione al tipo di attività svolta ed alla veste in cui l’attività stessa viene esercitata.
Potrà mantenere lo stesso numero di partita IVA per svolgere entrambe le attività, chiedendo all’Agenzia delle Entrate l’apertura di un nuovo codice attività (ATECO 2007) specificando che è già titolare di partita IVA con codice attività di architetto. All’interno della modulistica che dovrà compilare per la richiesta del nuovo codice ATECO, dovrà indicare quale delle due attività è esercitata in modo prevalente e quale in via secondaria a livello di introiti.
Permangono, naturalmente, gli obblighi di redazione delle contabilità e di tutti gli altri adempimenti fiscali connessi all’esercizio di entrambe le attività.
Studio Dr. Giancarlo Ricotta.

26/06/2017: quesito

Buongiorno
sono in possesso di partita iva individuale come architetto, quindi regolarmente iscritto a inarcassa, vorrei aprire una società ( srls) per portare avanti attività di tipo laboratoriale con bambini e ragazzi, senza però chiudere la mia attività di architetto, senza quindi chiudere la partita iva individuale.
Sono compatibili le due cose?
Come funziona per i contributi?
Grazie per l'attenzione.
arch. Serena Volterra

Gentile Architetto,
Come risposto in precedenti quesiti, le norme che disciplinano la professione di architetto non vietano agli stessi di svolgere altre e diverse attività oltre quella di libero professionista, tuttavia l'esercizio della professione di architetto può essere soggetto a limitazioni che determinano situazioni di incompatibilità.
In linea di massima, non è incompatibile con l'attività professionale l'assunzione di cariche amministrative e/o sociali all'interno di società commerciali e la titolarità ed il possesso di quote di partecipazione nelle medesime, anche quando ciò comporti l'assunzione di responsabilità illimitata.
E' evidente, però, che l'esercizio di attività imprenditoriale/commerciale sottopone il soggetto imprenditore a tutti i possibili rischi connessi a tale esercizio, primo tra tutti il rischio del fallimento. Poiché la dichiarazione di fallimento è causa ostativa all'iscrizione all'Albo professionale e la sua declaratoria, una volta iscritto, comporta l'automatica cancellazione, le regole dell'ordinaria prudenza devono essere ben presenti al professionista che intenda percorrere tali strade.
Vi sono, poi, situazioni nelle quali il contemporaneo esercizio di attività, tutte riconducibili alla professione, può essere causa di situazioni di conflitto in ragione dei singoli ruoli esercitati: si pensi, ad esempio, a quelle eventualità in cui il professionista, progettista e direttore dei lavori, sia anche il titolare dell'impresa che realizza l'intervento.
Sotto tale profilo, è opportuno richiamare l'attenzione degli iscritti al rigoroso rispetto della normativa deontologica e in particolare dell'art. 21) sulla base del quale chi esercita la libera professione non può essere direttamente o indirettamente interessato nelle Imprese Costruttrici o Ditte, fornitrici dell'opera progettata o diretta per conto del Committente, né percepire compenso alcuno da terzi interessati, qualunque sia la causa.
Per ciò che riguarda i contributi previdenziali è opportuno che chieda direttamente ad INARCASSA.
Studio Dr. Giancarlo Ricotta.

09/06/2017: quesito

Buongiorno, vorrei sapere se esiste un limite del reddito professionale prodotto con partita iva, entro il quale non è necessario presentare dichiarazione dei redditi.
Grazie.
Saluti

Gentile Architetto,
Non esiste nessun limite, i titolari di partita IVA devono sempre presentare la dichiarazione dei redditi, anche con reddito pari a zero, essendo obbligati alla tenuta delle scritture contabili.
Studio Dr. Giancarlo Ricotta.

25/05/2017: quesito

Buongionro,
ho un partita iva al regime dei minimi. mi hanno proposto un lavoro occasionale al di fuori dell'ambito della mia partita iva (l'hostes ad un congresso per un'azienda), il cui compenso sarà di 150 euro. In che modo dovrò emettere la fattura? Sarà numerata in maniera consequenziale rispetto alle precendeti emesse per il mio lavoro di architetto? devo pagare la marca da bollo da 2 euro? Devo inserire il 4% ad Inarcassa?
La ringrazio anticipatamente

Gentile Architetto,
Essendo titolare di partita IVA, tutte le attività da Lei svolte, riconducibili alla Sua attività professionale, devono essere ricomprese in tale regime, pertanto dovrà emettere fattura, numerandola consequenzialmente rispetto alle precedenti, applicando marca da bollo di 2 euro su fatture di importo superiore a 77,47 euro, ed inserire (è facoltativo) il 4% ad INARCASSA. Tale reddito andrà dichiarato nel quadro LM della dichiarazione dei redditi, e sconterà l’imposta sostitutiva.
Se, invece, l’attività svolta occasionalmente può ricondursi ad ambito diverso da quello esercitato con la partita IVA, secondo l’Amministrazione finanziaria si rimane fuori dal campo di applicazione dell’Iva, pertanto dovrà essere emessa ricevuta per prestazioni occasionali, che non segue la numerazione delle fatture, non andrà assoggettata a marca da bollo ne ad INARCASSA, ma sconterà la ritenuta d’acconto. Tale reddito andrà dichiarato nel quadro RL della dichiarazione dei redditi, e sconterà l’IRPEF dalla quale andrà detratta la ritenuta d’acconto trattenuta sulla prestazione occasionale. Occorre precisare, in questa seconda ipotesi, che se il reddito per compensi occasionali, supera la soglia dei 5.000 euro annuali, la parte eccedente detta soglia deve essere assoggettata a contribuzione da parte della Gestione Separata Inps, pertanto diventa obbligatoria l’iscrizione a detto Ente previdenziale.
Studio Dr. Giancarlo Ricotta.

22/03/2017: quesito

Sono un giovane professionista di 25 anni sto lavorando in uno studio di architettura, il contratto è per prestazione d'opera, per un anno e prevede un rimborso di 500 euro al mese, quindi 6000 all'anno. Sono obbligata ad aprire partita iva?e se si sono obbligata ad iscrivermi all'inarcassa? Grazie

Dalla formulazione del quesito non si comprende bene cosa si intende per contratto per prestazione d’opera, ad ogni buon fine se il contratto da Lei stipulato prevede il rimborso di 500,00 euro al mese, farebbe escludere l’attività dalla tipologia dei compensi occasionali, perché la prestazione per dodici mensilità fa venire meno la caratteristica della occasionalità. Conseguentemente, a meno di inquadrarlo come borsa di studio o come collaborazione a progetto, inclusi tra i contratti assimilati a quello di lavoro dipendente, dovrà necessariamente aprire la partita IVA e iscriversi all’Inarcassa.
Studio Dr. Giancarlo Ricotta.

21/03/2017: quesito

Sono un architetto iscritto al'Albo da circa 35 anni e sono stato dipendente di una Pubblica Amministrazione fino al 30 settembre 2015 data in cui sono diventato pensionato. Ora sto riaprendo lo studio professionale e vorrei sapere che tipo di partita IVA richiedere e quali voci dovrò inserire nelle parcelle visto che sono già pensionato.

Lei scrive di voler “riaprire” lo studio professionale, pertanto si da per scontato che abbia già svolto l’attività libero professionale, motivo per il quale può aprire la partita iva esclusivamente nel regime ordinario. Se così non fosse stato, l’alternativa al regime ordinario è il regime forfetario il cui accesso richiede il rispetto di determinati requisiti ed il “non superamento” di un certo volume di affari che per le attività professionali è di 30.000 euro.
Il fatto di essere pensionato, inoltre, non influisce sulla normale modalità di fatturazione, pertanto il compenso dovrà essere assoggettato a contribuzione previdenziale oltre IVA se dovuta.
Studio Dr. Giancarlo Ricotta.

07/03/2017: quesito

Salve,
sono un architetto abilitato iscritto all'ordine. Poiché finora ho svolto esclusivamente l’attività di docente, non ho avuto necessità di aprire una partita Iva. Qualora mi chiedessero di redigere una pratica edilizia, posso accettare l’incarico come prestazione di lavoro autonomo occasionale, senza aprire partita Iva?
Ringrazio anticipatamente.

Gentile Architetto,
la invito a prendere visione del parere rilasciato in merito dal consiglio nazionale architetti, in risposta a due nostri quesiti in merito. il parere è scaricabile al link: ordine.architettiroma.it/avvisi-agli-iscritti/prestazioni-autonomo-occasionale/
Cordialmente

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