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Consulenza Fiscale

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26/09/2016: quesito

Buongiorno,
sono un architetto che lavora in proprio, in locali di proprietà, non ho dipendenti né beni strumentali di particolare rilevanza.
Ho sempre pagato l'IRAP.
Era dovuta?
Cosa posso fare per chiedere un eventuale rimborso?
Grazie

Sulla base dell’attuale normativa fiscale l’IRAP è un tributo ancora in vigore e, pertanto, ancora dovuto da imprese e lavoratori autonomi.
Ciò non toglie che, se si ritiene che la propria struttura non possegga i requisiti di un autonoma organizzazione, si può presentare istanza di rimborso dell’IRAP versata negli ultimi 4 anni d’imposta (periodi i cui termini di prescrizione non sono ancora decaduti) all’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate territorialmente competente e alla Direzione Regionale, citando le ormai tante sentenze delle Sezione Unite della Cassazione che si sono pronunciate a favore del contribuente.
In caso di silenzio rifiuto da parte dell’amministrazione finanziaria, sarà possibile ricorrere dinanzi alle Commissioni Tributarie.
Studio Dr. Giancarlo Ricotta.

19/09/2016: quesito

Buongiorno,

Sto per iniziare un corso di inglese (livello base) della durata di otto mesi, pagato in una unica rata. E' possibile scaricarlo come formazione professionale?

Ringrazio anticipatamente.

Il principio sulla base del quale è possibile dedursi costi è quello dell’inerenza del costo relativamente all’attività svolta. Se Lei ritiene che il corso di inglese sia una spesa essenziale allo svolgimento della Sua attività potrà considerarlo costo deducibile, altrimenti no.
Studio Dr. Giancarlo Ricotta.

25/10/2015: quesito

Sono un architetto regolarmente iscritto all'ordine di Roma e ad inarcassa con partita iva, vorrei prendere in gestione un agriturismo con annessi 3 ettari di terreno e per svolgere questa attività dovrei iscrivermi ai coltivatori diretti,
-quest'ultima attività risulterebbe incompatibile con quella di architetto?
- potrei utilizzare la stessa partita iva che ho come architetto anche come coltivatore diretto? Se fosse possibile cosa dovrei fare?

Grazie

Come già indicato di recente in risposta ad un precedente quesito, le norme che disciplinano la professione di architetto non vietano agli stessi di svolgere altre e diverse attività oltre quella di libero professionista, tuttavia l'esercizio della professione di architetto può essere soggetto a limitazioni che determinano situazioni di incompatibilità.
Occorre però tenere presente anche che, per ottenere la qualifica di coltivatore diretto è necessario essere in possesso di determinati requisiti soggettivi ed oggettivi, e che questa attività deve essere svolta in modo abituale e prevalente, ovvero dovrà occupare il lavoratore per la maggior parte di tempo e dovrà costituire, pertanto, la fonte di reddito principale.
Qualora, quindi, il soggetto eserciti contemporaneamente più attività, andrà determinata quella prevalente, in termini di tempo occupato e reddito ricavato. Va valutata, inoltre, la compatibilità di una doppia contribuzione in relazione al tipo di attività svolta ed alla vesta in cui l’attività stessa viene esercitata.
Per quanto riguarda il secondo quesito, potrà mantenere lo stesso numero di partita IVA per svolgere entrambe le attività, chiedendo all’Agenzia delle Entrate l’apertura di un nuovo codice attività (ATECO 2007) specificando che è già titolare di partita IVA con codice attività di architetto. All’interno della modulistica che dovrà compilare per la richiesta del nuovo codice ATECO, dovrà indicare quale delle due attività è esercitata in modo prevalente e quale in via secondaria a livello di introiti.
Permangono, naturalmente, gli obblighi di redazione delle contabilità e di tutti gli altri adempimenti fiscali connessi all’esercizio di entrambe le attività.
Studio Dr. Giancarlo Ricotta.

15/10/2015: quesito

Buongiorno
vorrei fare un corso per amministratore di condominio che come attività non e' incompatibile con quella di architetto libero professionista.
Si pone il problema della fatturazione:, vorrei sapere se esiste un modo per continuare a fatturare con la partita iva da architetto e, quindi, continuare a pagare Inarcassa per le competenze da amministratore di condominio.
Grazie anticipatamente.
Saluti

E’ possibile mantenere lo stesso numero di partita IVA per svolgere entrambe le attività.
Deve richiedere all’Agenzia delle Entrate l’apertura di un nuovo codice attività (ATECO 2007) specificando che è già titolare di partita IVA con codice attività di architetto. All’interno della modulistica che dovrà compilare per la richiesta del nuovo codice ATECO, dovrà indicare quale delle due attività è esercitata in modo prevalente e quale in via secondaria a livello di introiti.
Permangono, naturalmente, gli obblighi di redazione delle contabilità e di tutti gli altri adempimenti fiscali connessi all’esercizio di entrambe le attività.
Per quanto riguarda la contribuzione derivante dall’esercizio dell’attività di amministratore di condomini è opportuno rivolgere il quesito direttamente all’INARCASSA.
Studio Dr. Giancarlo Ricotta.

29/09/2015: quesito

Buongiorno,
volevo conoscere la possibilità di applicare 'la procedura c.d. "Reverse Charge" alle fatture per servizi professionali svolti a favore di una impresa di costruzione (che realizza in proprio).
Grazie
Francesco Ferrari

Come già indicato in risposta a precedenti quesiti, la Legge di Stabilità 2015 ha esteso, nei confronti di imprese e lavoratori autonomi abituali, l’applicazione del meccanismo del “reverse charge” ad una serie di attività di servizi relativi ad edifici anche non in subappalto.
Brevemente, le attività coinvolte sono le prestazioni di servizi di:
1. pulizia di edifici (negozi- laboratori-studi professionali- etc.);
2. demolizione di edifici;
3. installazione di impianti elettrici- elettronici – idraulici;
4. completamento e finitura di edifici (intonacatura – posa in opera di infissi - etc.).
Le prestazioni sopra citate, se effettuate nei confronti di titolari di partita Iva, dovranno essere fatturate con questa indicazione: “Operazione soggetta a reverse charge-ex art.17, comma 6-lettera a-ter-DPR 633/72”, omettendo l’indicazione dell’aliquota e dell’Iva sulla prestazione.
Il soggetto che riceverà la fattura dovrà integrare il documento con l’indicazione della base imponibile, dell’aliquota e dell’iva ed annotarla sul registro acquisti e su quello delle vendite/corrispettivi , conteggiare nella liquidazione del periodo interessato sia l’iva a debito che quella a credito.
Studio Dr. Giancarlo Ricotta.

28/09/2015: quesito

Buongiorno,
una società mi ha chiesto di assumere il ruolo di Responsabile Tecnico, proponendomi un contratto a progetto.
Io ho aperto la Partita IVA a gennaio 2014, rientrando quindi nel Regime dei Minimi.
Il lavoro che mi è stato offerto, e la relativa tipologia contrattuale, sono in contrasto con il Regime dei Minimi?
Grazie.

Se il contratto di lavoro a progetto (materia in fase di modifiche con l’introduzione della riforma sul lavoro “Jobs Act”) che si appresta a sottoscrivere non prevede l’incompatibilità con l’esercizio dell’attività di lavoro autonomo abituale così come previsto nella circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 17/E del 2012, potrà svolgere il Suo nuovo incarico tenendo aperta la partita IVA.
Studio Dr. Giancarlo Ricotta.

24/09/2015: quesito

Salve sono iscritto all'ordine da 15 anni e svolgo la libera professione, dovrei aprire, in società con altre persone, una cooperativa agricola dove svolgerei mansioni diverse dalla mia professione con il versamento di contributi e quant'altro. Volevo sapere se c'era incompatibilità sia fiscale che deontologica e se potevo, continuando la mia professione, cumulare i contributi versati come socio lavoratore della cooperativa agricola.
Cordialmente

Le norme che disciplinano la professione di architetto non vietano agli stessi di svolgere altre e diverse attività oltre quella di libero professionista, tuttavia l'esercizio della professione di architetto può essere soggetto a limitazioni che determinano situazioni di incompatibilità.
In linea di massima, non è incompatibile con l'attività professionale l'assunzione di cariche sociali all'interno di società commerciali e la titolarità ed il possesso di quote di partecipazione nelle medesime, anche quando ciò comporti l'assunzione di responsabilità illimitata.
E' evidente, però, che l'esercizio di attività imprenditoriale/commerciale sottopone il soggetto imprenditore a tutti i possibili rischi connessi a tale esercizio, primo tra tutti il rischio del fallimento. Poiché la dichiarazione di fallimento è causa ostativa all'iscrizione all'Albo professionale e la sua declaratoria, una volta iscritto, comporta l'automatica cancellazione, le regole dell'ordinaria prudenza devono essere ben presenti al professionista che intenda percorrere tali strade.
Vi sono, poi, situazioni nelle quali il contemporaneo esercizio di attività, tutte riconducibili alla professione, può essere causa di situazioni di conflitto in ragione dei singoli ruoli esercitati: si pensi, ad esempio, a quelle eventualità in cui il professionista, progettista e direttore dei lavori, sia anche il titolare dell'impresa che realizza l'intervento.
Sotto tale profilo, è opportuno richiamare l'attenzione degli iscritti al rigoroso rispetto della normativa deontologica e in particolare dell'art. 21) sulla base del quale chi esercita la libera professione non può essere direttamente o indirettamente interessato nelle Imprese Costruttrici o Ditte, fornitrici dell'opera progettata o diretta per conto del Committente, né percepire compenso alcuno da terzi interessati, qualunque sia la causa.
Per quanto riguarda la contribuzione derivante dall’esercizio dell’attività svolta con la cooperativa agricola è opportuno rivolgere il quesito direttamente all’INARCASSA.
Studio Dr. Giancarlo Ricotta.

21/07/2015: quesito

Salve,
sono un architetto abilitato iscritto all'ordine di Roma.
Dal momento dell'abilitazione ad oggi sono stata all'estero quindi non mi é stato necessario aprire una partita Iva.
Ora sono tornata in Italia e ancora non so che tipo di lavoro troverò (se libera professione o dipendente), ma so per certo che dall'Italia svolgerò alcune consulenze all'estero (USA).
Come devo comportarmi?
Nell'eventualità che io non svolga la libera professione in Italia, è comunque' necessario che io apra partita iva, pur non essendo applicabile in paesi extra UE?
Se si, devo fatturare specificando "esente" iva?
Se no, come fare? Riceverei il compenso sul mio conto con causale di "consulenza"?
Se invece svolgessi la libera professione e quindi aprissi la partita iva, la consulenza extra UE andrebbe fatturata?

Grazie anticipatamente.

Un soggetto residente in Italia per poter svolgere attività di consulenza con l’estero, Stato nel quale non abbia ne domicilio ne stabile organizzazione, deve necessariamente aprire una posizione IVA in Italia.
Per stabilire come deve essere emessa la fattura è necessario sapere se il committente estero al quale verrà effettuata la prestazioni di servizi è un soggetto passivo IVA (o equivalente) oppure è una persona fisica.
Nel primo caso la fattura, contenente l’indicazione della partita IVA attribuita al committente dallo Stato estero, dovrà essere emessa con la dicitura “non soggetta ad IVA”, mentre nel caso di prestazioni rese a soggetti privati la fattura dovrà essere emessa con l’indicazione del numero di partita IVA con il codice internazionale che per l’Italia è IT.
Studio Dr. Giancarlo Ricotta

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