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Previdenza INARCASSA

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02/02/2015: quesito

Dal 1° gennaio 2013 il contributo integrativo del 4% è dovuto in fattura anche nei rapporti di collaborazione tra ingegneri e architetti. Mi chiedevo se questo va applicato anche nella fatturazione tra colleghi entrambi architetti

Egregio Architetto
in risposta al quesito che ci ha sottoposto, rileviamo quanto segue.
La norma a cui Lei fa riferimento nel Suo quesito è l’art. 5, comma 5, del “Nuovo Regolamento Generale Previdenza 2012”, secondo cui “a decorrere dal 1° gennaio 2013, il contributo integrativo è dovuto anche sui corrispettivi inerenti le prestazioni effettuate in favore di ingegneri, architetti, associazioni o società di professionisti e società di ingegneria”.
Tale norma non esclude l’applicazione della maggiorazione nel caso in cui i professionisti appartengano alla medesima categoria professionale.
Non essendo prevista alcuna eccezione a tale norma generale, si deve per conseguenza ritenere che, secondo la volontà di Inarcassa, nel caso in cui la prestazione venga effettuata da un Architetto in favore di un altro Architetto, sia comunque obbligatorio applicare il contributo integrativo.
Tanto illustrato, confidando di aver risposto in maniera esauriente al Suo quesito, qualora Lei desiderasse ricevere ulteriori approfondimenti o chiarimento, Le facciamo presente che saremo presenti presso l’Ordine degli Architetti di Roma nelle seguenti date:
1) mercoledì 11 febbraio, dalle ore 14.30 alle ore 16.30;
2) mercoledì 25 febbraio, dalle ore 14.30 alle ore 16.30.
Per il mese di marzo, saremo presenti presso l’Ordine degli Architetti nelle date che troverà indicate, già dalla prossima settimana, nel Sito dell’Ordine degli Architetti di Roma.
La ringraziamo e porgiamo i nostri migliori saluti
Avv. Maria Paola Gentili Avv. Davide Losi

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18/01/2015: GESTIONE SEPARATA INPS

Nel caso in cui un architetto svolga attività per la quale è soggetto al versamento dei contributi con la gestione separata Inps, deve cancellarsi da Inarcassa obbligatoriamente? I
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La normativa che disciplina l’obbligo di iscrizione e contribuzione alla Gestione Separata INPS (cfr. art. 2, comma 26, L. n. 335/1995, come autenticamente interpretato dall’art. 18, comma 12, D.L. n. 98/2011, convertito in L. n. 111/2011) individua quali sono i soggetti che svolgono attività per le quali sussiste l’obbligo di iscrizione e contribuzione alla Gestione Separata INPS.

La Gestione Separata INPS, pertanto, sebbene possa essere considerata una Gestione residuale, ha certamente natura obbligatoria; ciò, in quanto, come detto, l’obbligo di iscrizione e contribuzione a tale Gestione sussiste obbligatoriamente ogniqualvolta l’attività svolta dall’interessato e le caratteristiche soggettive di quest’ultimo integrino gli specifici requisiti previsti dalla legge.

Ciò posto, si deve rilevare che l’art. 7, comma 5, dello Statuto di Inarcassa esclude che possano iscriversi a tale Ente coloro che sono iscritti ad altre forme di previdenza obbligatoria in dipendenza di altra attività lavorativa esercitata (subordinata o non).


Di conseguenza, è possibile desumere che, ogniqualvolta un Professionista, seppur iscritto all’Albo, svolga un’attività lavorativa da cui dipenda l’iscrizione e la contribuzione alla Gestione Separata INPS (ad esempio, conseguimento di Dottorato con borsa di studio), egli debba chiedere la cancellazione dai ruoli di Inarcassa.


Tale conclusione è stata accolta anche da alcuni precedenti giurisprudenziali, invero non molto recenti e comunque non espressione di un orientamento univoco.


Si deve rilevare che Inarcassa, in talune circostanze, ha contestato la natura obbligatoria della Gestione separata INPS, continuando a chiedere il versamento della relativa contribuzione ed impendendo la cancellazione richiesta dall’interessato.



Sotto distinto profilo, è necessario evidenziare che sussistono precedenti giurisprudenziali in cui è stato statuito che, nel caso in cui un professionista svolga un’attività soggetta al versamento alla Gestione Separata INPS e, contestualmente, produca altri redditi derivanti dallo svolgimento di attività libero-professionale, con riferimento a questi ultimi non solo non debba essere iscritto ad Inarcassa, ma non debba versare ulteriori contributi previdenziali (neppure alla stessa Gestione Separata), oltre al contributo integrativo previsto dalla disciplina regolamentare di Inarcassa.


Tanto chiarito, osserviamo che il Suo quesito si inserisce in un quadro normativo e giurisprudenziale talmente complesso da imporre una significativa attività di analisi al professionista che si trovi di fronte all’individuazione degli Enti previdenziali cui iscriversi.


Per questi motivi, confidando di aver risposto in maniera esauriente al Suo quesito, Le facciamo presente che, in ogni caso, per ogni eventuale approfondimento o delucidazione di cui Lei abbia bisogno, saremo presenti presso l’Ordine degli Architetti di Roma nelle seguenti date:



1) giovedì 22 gennaio, dalle ore 14.30 alle ore 16.30;

2) mercoledì 28 gennaio, dalle ore 14.30 alle ore 16.30;

3) mercoledì 11 febbraio, dalle ore 14.30 alle ore 16.30;

4) mercoledì 25 febbraio, dalle ore 14.30 alle ore 16.30.


Avv. Maria Paola Gentili

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15/01/2015: gestione separata INPS - reddito

Secondo l’INPS, devo iscrivermi alla Gestione Separata INPS anche se il mio reddito derivante dall’attività professionale è stato molto basso?
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In merito, si deve rilevare che esiste una norma (l’art. 44, comma 2, D.L. n. 269/2003, convertito nella L. n. 326/2003), secondo cui, in caso di svolgimento di attività di lavoro autonomo “occasionale” – come accade, di solito, per gli Architetti che svolgono altra attività di lavoro subordinato o altra attività, quali, a titolo esemplificativo, l’Architetto che svolge attività di insegnamento, o che è dipendente di qualche Ente Pubblico – l’eventuale obbligo di iscrizione alla Gestione Separata INPS sussista solo se il reddito annuo derivante da tale attività sia superiore ad Euro 5.000.
L’INPS, però, sembra non ritenere applicabile questa norma al caso degli Architetti non iscritti ad Inarcassa che svolgono attività di lavoro autonomo e che, in riferimento alla stessa, siano tenuti a versare la contribuzione integrativa ad Inarcassa, e, in alcune circostanze, ha inviato i propri avvisi con le relative richieste anche agli Architetti che avevano prodotto redditi inferiori ad Euro 5.000,00 nel corso dell’anno.
avv. Maria Paola Gentili

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15/01/2015: prescrizione delle sanzioni

Il termine di prescrizione delle sanzioni è lo stesso termine di prescrizione previsto per i contributi?
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Si: anche per le sanzioni il termine di prescrizione è quinquennale, come per i contributi di previdenza sociale (art. 3, comma 9, L. n. 335/1995).
Ciò, in quanto la sanzione è un “accessorio” del credito principale e, per conseguenza, essa è assoggettata alla stessa disciplina prevista per il credito principale.
Nella specie, pertanto, la disciplina del termine di prescrizione delle sanzioni è quella prevista per la prescrizione dei contributi previdenziali da versare alla Gestione Separata.
avv. Maria Paola Gentili

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15/01/2015: gestione separata INPS - contributi e sanzioni

Nell’avviso dell’INPS, oltre ai contributi, mi viene richiesto il pagamento di sanzioni molto alte. Come mai?
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L’INPS, nell’ambito della c.d. “Operazione Poseidone”, non solo pretende di iscrivere alla Gestione Separata i Professionisti che ha verificato non essere iscritti ad Inarcassa (in quanto iscritti ad altro Ente previdenziale in dipendenza dal lavoro subordinato o autonomo da essi svolto), e svolgere altresì attività professionale (versando il contributo integrativo del 4% ad Inarcassa sul reddito da lavoro autonomo da essi prodotto), chiedendo, per conseguenza, il versamento dei contributi previsti per tale Gestione, ma applica, altresì, nei confronti dei suddetti Professionisti, le sanzioni previste dalla legge per la fattispecie di “evasione contributiva” (art. 118, comma 16, lett. b), le quali sono molto alte, essendo previste per la fattispecie di “occultamento doloso” dei rapporti di lavoro.
Anche tale posizione dell’INPS, però, non appare legittima, in quanto nessuno dei Professionisti coinvolti dalla suddetta Operazione Poseidone, ha mai occultato alcun rapporto di lavoro ed, anzi, ha sempre regolarmente effettuato tutte le dichiarazioni reddituali.
Ed invero, proprio in base alle dichiarazioni dei redditi prodotte dai Professionisti, l’INPS ha potuto accertare la produzione, da parte loro, di redditi da lavoro autonomo, che quindi l’Ente pretenderebbe assoggettare a contribuzione presso la Gestione Separata.
Non si vede davvero, quindi, come fondatamente l’INPS possa ritenere che, nei casi di specie, ricorra la figura dell’evasione contributiva, di cui, nei casi di specie, non ricorre nessun elemento costitutivo.
Il contegno dell’INPS in ordine all’irrogazione delle sanzioni, nei casi di specie, non soltanto è illegittimo, ma finanche vessatorio, in quanto l’applicazione delle sanzioni per “evasione contributiva” porta quasi sempre al raddoppio dell’importo preteso dall’INPS a titolo di contributi.
avv. Maria Paola Gentili

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15/01/2015: prescrizione contributi previdenziali gestione separata

Le pretese contenute nell’avviso dell’INPS fanno riferimento al reddito prodotto diversi anni fa. In quanto tempo si prescrivono i contributi previdenziali dovuti alla Gestione Separata?
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Si deve evidenziare che, ai sensi dell’art. 3, comma 9, L. n. 335/1995, i contributi previdenziali (compresi quelli alla Gestione Separata INPS) si prescrivono in cinque anni.
Questo significa che, decorso il suddetto periodo, i contributi previdenziali non possono essere, in nessun caso, pretesi dall’Ente previdenziale e, quindi, non debbono essere versati all’Ente previdenziale stesso.
Pertanto, posto che non è discutibile la durata del termine di prescrizione dei contributi, si tratta di stabilire da quando decorre tale termine, cioè di stabilire il dies a quo del termine di prescrizione.
Secondo la teoria fatta propria dall’INPS, i suddetti cinque anni decorrerebbero dalla data di invio della dichiarazione dei redditi relativa all’anno precedente (quindi, dall’anno successivo a quello di produzione dei redditi professionali); in tal modo, evidentemente, il termine di prescrizione dei contributi diventa addirittura di più di sei anni.
Peraltro, molti e diversi Giudici, con molteplici sentenze, hanno dichiarato che (anche questa) teoria dell’INPS è illegittima, stabilendo che, per contro, la prescrizione quinquennale dei contributi (art. 3, comma 9, L. n. 335/1995), decorre dalla data entro la quale avrebbero dovuto essere versati i contributi in oggetto e non dall’anno successivo.
È bene precisare che, come anticipato, la decorrenza del termine di prescrizione dei contributi estingue l’asserito diritto dell’INPS, con la conseguenza che l’Ente previdenziale non può più in alcun modo recuperare i contributi prescritti, anche nell’ipotesi in cui essi fossero effettivamente dovuti.
avv. Maria Paola Gentili

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15/01/2015: avviso di iscrizione a gestione separata INPS - rimedi

Quali sono, specificamente, i rimedi che l’ordinamento prevede avverso le descritte pretese della Gestione Separata INPS?

Come anticipato (v. il precedente Quesito), i rimedi sono differenti a seconda del tipo di avviso inviato dall’INPS.
Più precisamente:
A) nel caso in cui l’INPS abbia inviato un avviso di addebito (ossia la “vecchia” cartella esattoriale), il rimedio è rappresentato dal ricorso in opposizione ad avviso di addebito, cioè un ricorso da presentare in Tribunale (Sezione Lavoro), entro termini molto ristretti decorrenti dalla data della ricezione dell’avviso di addebito stesso (al massimo, 40 giorni);
B) nel distinto caso in cui l’INPS abbia manifestato le proprie pretese per mezzo dell’avviso bonario, la contestazione dello stesso deve avvenire, secondo le modalità previste dalla legge per tale tipo di avviso (L. n. 88/1989), cioè mediante la proposizione di un ricorso in via amministrativa avverso l’avviso stesso, ossia una forma di impugnativa da inoltrare ad un apposito e determinato Comitato, istituito nell’ambito dell’INPS, competente a definirlo (come previsto dalla L. n. 88/1989), con gli effetti previsti per tale rimedio.
Il ricorso in via amministrativa deve essere proposto, nelle forme previste attualmente dalla legge, nel termine di 90 giorni dalla ricezione dell’avviso bonario, ed avere una specifica impostazione, nonché determinate conclusioni.
L’INPS ha a disposizione 90 giorni per decidere tale ricorso.
Qualora, entro il suddetto termine, non intervenga alcuna decisione dell’Ente previdenziale, il ricorso in via amministrativa si intende respinto.
Pertanto, in tal caso, è necessario proporre ricorso al Tribunale, in quanto, in caso contrario, l’INPS procederà nei confronti dell’Architetto cui ha inviato l’avviso bonario, emettendo e notificandogli l’avviso di addebito (ex cartella esattoriale), che, come detto, ha efficacia esecutiva.
avv. Maria Paola Gentili

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15/01/2015: avviso di iscrizione a gestione separata INPS

è arrivato un “avviso” con cui l’INPS mi chiede il versamento della contribuzione previdenziale alla Gestione Separata INPS, applicando sanzioni ed interessi. Cosa devo fare?
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Innanzitutto, occorre immediatamente verificare la tipologia di avviso inviata dall’INPS, cosa che risulta con evidenza dal dato testuale dell’avviso dell’INPS, da cui si evince che si può trattare:
A) di un “avviso di addebito”, che, dal 1.1.2011 ha sostituito la vecchia “cartella esattoriale INPS” (art. 30, D.L. n. 78/2010), condividendone tutti i requisiti e gli effetti; l’avviso di addebito, quindi, ha efficacia esecutiva, e, se non si procede a fare opposizione nei suoi confronti nelle forme previste dalla legge, si può arrivare a subire un pignoramento;

B) di un “avviso bonario”, cioè di un atto che precede l’invio del suddetto “avviso di addebito”; con tale avviso bonario l’INPS (nell’ambito della c.d. “Operazione Poseidone”) “avverte” il Professionista che ritiene che egli sia tenuto ad iscriversi ed a versare contributi alla Gestione Separata INPS, in riferimento al reddito da lavoro autonomo da esso prodotto in un determinato anno.
Anche l’avviso bonario deve essere impugnato, in quanto, in caso contrario, l’INPS emetterà il suddetto avviso di addebito.
Peraltro, la modalità di impugnazione prevista per l’avviso bonario è diversa da quella prevista per l’avviso di addebito.
avv. Maria Paola Gentili

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