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Procedure Edilizie e Urbanistiche

leggi le risposte alle domande più frequenti.

05/04/2017: SCIA

sostituire alcuni infissi esterni con altri di uguale dimensione e colore ma di diverso materiale in zona non vincolata, attualmente, rientrano nella procedura CILA?

Trattandosi di opere rientranti nel risanamento conservativo, la procedura da applicare, a mio parere, è la SCIA.
A tale proposito, sull’argomento, veda la Circolare esplicativa n. 19137 del 9/3/2012, emanata dal Dip.to PAU.
Architetto Rolando De Stefanis

29/03/2017: CILA

Dovrei aprire un' associazione sportiva non a scopo di lucro (asd). Sò che per tale attività può andar bene qualsiasi destinazione d' uso dall' autorimessa al magazzino al laboratorio. Mi potreste confermare ciò? Inoltre nel locale dovrei anche realizzare gli ambienti di supporto quali spogliatoi bagni etc. come posso giustificare la cila per la realizzazione di tali ambienti in una categoria autorimessa o magazzino che sia??

Leggendo il comma 4 dell'art. 32 della Legge 383 del 2000, nel citare quale debba essere il locale ove sia possibile svolgere l'attività sociale, si fa riferimento a "tutte le destinazioni d'uso omogenee previste dal decreto del M.L. pubblici 2 aprile 1968 n. 1444, indipendentemente dalla destinazione urbanistica", creando, a mio avviso, confusione.
Infatti, nel decreto citato, vengono specificate quali siano le zone territoriali omogenee e non le destinazioni d'uso omogenee.
Partendo da questo presupposto, è chiaro che subentrano difficoltà nel rapporto tra privato e Amministrazione comunale, nel discernere quanto previsto dalla norma.
Pertanto, per quanto riguarda le destinazione d’uso, a mio parere, vanno bene tutte quelle che hanno concorso alla formazione della SUL.
Peraltro, le consiglio prima di procedere, di recarsi presso il competente ufficio tecnico comunale, alfine di attingere informazioni e conoscere anche il loro pensiero in materia.
Per quanto riguarda la procedura da applicare, nel caso sia possibile l’intervento proposto, la CILA può essere quella idonea.
Architetto Rolando De Stefanis

28/03/2017: CILA

Devo fare una fusione di due unità immobiliari. La prima ha come accessorio indiretto non comunicante una cantina, la seconda una cantina e una soffitta. Nella fusione con CILA è possibile accorpare tutto insieme in un'unica unità? Cioè inserire nell'elaborato grafico che la nuova unità sarà composta dall'appartamento, due cantine e una soffitta.

In riferimento a quanto riportato nell’art. 3 delle N.T.A. del P.R.G., si intende per unità immobiliare, un insieme di vani tra loro collegati, ad uso abitativo o non abitativo, ivi compresi gli spazi accessori coperti e scoperti.
Pertanto, a mio parere, nell’elaborato grafico della nuova unità, possono essere riportati tutti gli ambienti contenuti nelle due unità oggetto dell’accorpamento.
Architetto Rolando De Stefanis

21/03/2017: Agibilità

Mi trovo alla prese con la questione Agibilità per un immobile oggetto di sanatoria ai sensi della L.47/85(concessione rilasciata nel 2004).Leggendo l' art.3 del DL 222 del 2016, che ha abrogato l' art.24 del DPR 380/01 e che introduce la "segnalazione certificata di agibilità", non trovo l' inapplicabilità di questa procedura a immobili oggetti di sanatoria.
Consultando invece le pagine del Dipartimento di Urbanistica, gli immobili oggetto di sanatoria, risultano esclusi da tale semplificazione e soggetti alla procedura di Domanda con apposito Mod.10.
Vorrei sapere se tale orientamento ha dei presupposti normativi o se si tratta di un' interpretazione arbitraria.
Ringrazio anticipatamente

La procedura di agibilità nei condoni edilizi, trattandosi di opere abusive, prevede una diversa verifica, in funzione delle deroghe sia dei parametri edilizi che di quelli igienici.
Peraltro, l’art. 24 del D.P.R. 380/01, come modificato dall’art. 3 del D.L.gs. n. 222 del 2016, ha specificato che, una volta ultimati i lavori di finitura dell'intervento, a seguito dei titoli abilitativi quali: il permesso di costruire e la segnalazione certificata di inizio di attività, deve essere presentata la SCIA, ai fini dell’agibilità, indicando, tra l’altro, anche la tipologia delle opere soggette a tale procedura.
Pertanto, a mio parere, è bene che l’Amministrazione comunale, agisca in modo diverso, nella procedura di agibilità di edifici condonati e quelli realizzati con titoli abilitativi.
Architetto Rolando De Stefanis

20/03/2017: CILA

Mi devo occupare della ristrutturazione di un appartamento come progettista per opere che ricadono in CILA. I committenti non vogliono il direttore dei lavori, per cui mi occuperò di presentare la pratica tramite SUET e di allegare il riaccatastamento a lavori ultimati (verificandone la conformità). La pratica può quindi considerarsi legittimamente chiusa anche senza collaudo e fine lavori e senza la nomina del DL?

Se le opere da realizzare, rientrano tra quelle previste dall’art. 6 bis del D.P.R. 380/01, ossia la CILA, è l’interessato che trasmette all'amministrazione comunale l'elaborato progettuale e la comunicazione di inizio dei lavori asseverata da un tecnico abilitato, il quale deve attestare, sotto la propria responsabilità, che i lavori sono conformi agli strumenti urbanistici approvati e ai regolamenti edilizi vigenti, nonché che sono compatibili con la normativa in materia sismica e con quella sul rendimento energetico nell'edilizia e che non vi è interessamento delle parti strutturali dell'edificio; la comunicazione deve contenere, altresì, i dati identificativi dell'impresa alla quale si intende affidare la realizzazione dei lavori.
In questo caso, la comunicazione di fine lavori, deve essere accompagnata dalla documentazione di variazione catastale e, quest'ultima, sarà inoltrata ai competenti uffici dell'Agenzia delle entrate, da parte dell'amministrazione comunale.
Architetto Rolando De Stefanis

20/03/2017: CAMBIO DESTINAZIONE D'USO

E' possibile eseguire il cambio d'uso in zona Città consolidata T3 da ufficio ad abitazione, tenendo presente che l'ufficio è autorizzato con condono per 26 mq?

Visto l’art. 40 del R.E., la superficie minima per un alloggio residenziale deve essere di 28 mq. Pertanto, non è possibile, in questo caso, modificare la destinazione d’uso.
Architetto Rolando De Stefanis

16/03/2017: Legge Regionale Lazio n°15/2008

La mia richiesta riguarda la validità della Legge Regionale Lazio n°15/2008 art. 17, riguardante l'entità delle variazioni essenziali. Essendo stato aggiornato successivamente il T.U. nel 2011, con l'aggiunta dell'art. 34 comma 2ter, e non essendo stata, a quanto mi risulta, aggiornata di conseguenza la Legge Regionale, mi domando se questa legge Regionale, che ha dei limiti di tolleranza superiori, in particolare in riferimento alle altezze e alla sagoma degli edifici, possa essere considerata valida al momento attuale.

Vorrei anche un commento sul fatto che, nel caso in cui lo fosse, lo stesso articolo 17 ai commi c) d) ed e) sia apparentemente in contraddizione con se stesso, fornendo percentuali differenti per grandezze differenti ma connesse fra loro

L’art. 17 della Legge Regione Lazio n. 15 del 2008, relativo alle variazioni essenziali, va letto in funzione dell’art. 32 del D.P.R. 380/01, mentre l’art. 34 comma 2 ter del D.P.R. citato, contiene disposizioni che si riferiscono alla parziale difformità delle opere, che è cosa diversa dalle variazioni essenziali.
Pertanto, gli articolati di legge, non sono in contraddizione fra di loro.
Architetto Rolando De Stefanis

08/03/2017: CILA

Devo presentare una variante in corso d'opera di una C.I.L.A. presentata online.
Nella presentazione on line non è prevista la scelta Variante.
Secondo il tecnico del comune quindi non è prevista, per questo deve essere ripresentata una nuova C.I.L.A. che si sostituirà del tutto alla precedente, con un costo per il cliente di € 252 al posto di € 126.
Mi conferma questa procedura?
L'Ordine degli architetti si è mosso in qualche modo?
Cortesemente se posso essere informata.

Per la CILA non è prevista variante e la CILA non può "fare" variante.
tuttavia, a seconda della entità delle modifiche da apportare rispetto al progetto previsto le strade da seguire sono:
protocollare una altra CILA e, nel momento della comunicazione di fine lavori, far pervenire la stessa comunicazione a tutte e DUE le CILA tramite SUET;
per modifiche minime che potrebbero essere assimilate a precisazioni o migliori specificazioni o che non intervengano in maniera apprezzabile alla modifica della configurazione planimetrica, chiudere i lavori con l'accatastamento reale e indicare le lievi variazioni al post-operam protocollato nella stessa comunicazione di fine lavori.
Architetto Massimiliano Cafaro

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