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19/04/2018: quesito

Buongiorno,
sono regolarmente iscritta all'Ordine da 9 anni, sono titolare di partita iva ed ho regolare copertura assicurativa in ambito professionale. Oltre alla libera professione, collaboro in modo costante con una società a responsabilità limitata, fornendo attività di consulenza di varia natura (senza necessità di apporre timbro e firma), con relativa emissione di fatture per le mie prestazioni.
Nella visura camerale di tale società, l'attività prevalente esercitata dall'impresa è PROGETTAZIONE ARCHITETTONICA NUOVE EDIFICAZIONI, RIQUALIFICAZIONI IMMOBILI, ARCHITETTURA D'INTERNI. Sarebbe corretto se tale società emettesse a committenti privati incarichi di progettazione architettonica, direzione lavori e quanto occorre per, ad es., lavori di manutenzione straordinaria, esplicitando di ricorrere alla sottoscritta per tali prestazioni? L'incarico diretto sarebbe tra il Committente e la Società.
Sono a chiedere la compatibilità di tale situazione con il mio ruolo di professionista e come regolare dal punto di vista economico i rapporti tra committente-società-professionista.
Grazie

Non vedo problemi nell’emettere fatture a favore di una società a fronte di consulenza relativa all’esercizio della professione.
La società che riporta come oggetto sociale la progettazione architettonica, nuove edificazioni etc ovviamente non può assumere incarichi diretti di progettazione se non precisando il nome del professionista abilitato a svolgere questo ruolo.
Pertanto è corretto nel rapporto con il Committente precisare il nome del professionista che prenderà la responsabilità dello svolgimento dell’incarico che sarà non solo compatibile ma essenziale con il suo ruolo di professionista.
Per quel che riguarda la regolarizzazione dell’aspetto economico richiamo la necessaria osservanza dell’art. 20 n.2 delle norme deontologiche che vietano e prescrivono che “l’accettazione di compensi sensibilmente ed oggettivamente inferiori a quelli di produzione e di importo tale a indurre il committente ad assumere una decisione di natura commerciale falsandone le scelte economiche è da considerarsi comportamento anticoncorrenziale e grave infrazione deontologica”.
Enrico avv. Dante


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