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Sicurezza sui luoghi di lavoro e cantieri

leggi le risposte alle domande più frequenti.

21/04/2017: PONTEGGI ED ONERI DELLA SICUREZZA

Ho redatto una documentazione di appalto per lo svolgimento di opere manutentive condominiali che comportano il ricorso a circa mq 7000 di ponteggi.
In sede di valutazione delle offerte e anche della documentazione tecnica base di appalto, mi è stato opposto che il costo dei ponteggi poteva e doveva essere messo in gara e non rimanere fisso con classificazione costi/oneri della sicurezza.
Le riserve di alcuni condomini continuano velatamente ad essere presenti e vorrei avere una parola definitiva che possa mettere a tacere le contestazioni, ovvero mettere in gare anche i costi degli apprestamenti relativi al ponteggio.

Il titolo IV del D.lgs. n.81/08 e s.m.i. prevede che il Committente determini gli oneri della sicurezza da evidenziare nel PSC.

Tali oneri sono quelli indicati nell’Allegato XV punto 4 “STIMA DEI COSTI DELLA SICUREZZA” e vanno determinati secondo le modalità ivi indicate.

I costi della sicurezza così individuati, sono compresi nell’importo totale dei lavori, ed individuano la parte del costo dell’opera da non assoggettare a ribasso nelle offerte delle imprese esecutrici.

Il ponteggio è un costo della sicurezza ed è ricompreso tra gli “apprestamenti previsti nel PSC” di cui alla lettera a) del p.to 4.1.1..

L’Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici (adesso ANAC) nella Determinazione n. 4 del 2006 ha chiarito che le opere provvisionali, tra cui i ponteggi, devono integralmente afferire alla sicurezza ed i relativi costi essere sottratti dal ribasso.

Ing. Michele Di Pasquale

06/04/2017: MANCATA NOMINA DEL COORDINATORE DELLA SICUREZZA.

In un cantiere privato soggetto a "DIA in alternativa al Permesso di Costruire", oltre all'Impresa appaltatrice, dovrà intervenire un'altra impresa specializzata nella rimozione dell'amianto per una giornata di lavoro.
Il committente, per risparmiare, non vuole nominare un coordinatore per la sicurezza in fase di progettazione, in fase di esecuzione e fare l'invio della notifica preliminare pur consapevole delle sanzioni amministrative e penali che rischia.
Quali sono le responsabilità e che tipo di sanzioni invece avrebbe il Direttore dei Lavori?

Il committente (o il responsabile dei lavori) nei cantieri in cui è prevista la presenza, anche non contemporanea, di più imprese esecutrici designa – contestualmente all’affidamento dell’incarico di progettazione – il coordinatore della sicurezza in fase di progettazione e – prima dell’inizio dell’affidamento dei lavori – il coordinatore della sicurezza in fase di esecuzione. La disposizione di cui al comma 3 (designazione del CSP) non si applica ai lavori privati, non soggetti a permesso di costruire e di importo inferiore a 100mila euro. In tal caso le funzioni del CSP sono svolte dal CSE.

La mancata nomina del coordinatore della sicurezza da parte del committente privato è un tema delicato, nonostante configuri una violazione di carattere penale sanzionata con l’(arresto sino a sei mesi o ammenda sino a 7.014,00 euro.
Si inoltra la risposta fornita da parte di funzionari degli Organi di vigilanza in seminari e convegni:

Il Direttore dei lavori al momento dell’entrata in cantiere della seconda impresa, in caso di mancata nomina del CSE, deve sospendere i lavori e segnalare la violazione allo SPRESAL della azienda USL competente per territorio ed alla Direzione Provinciale del Lavoro.

Si evidenzia, sommessamente, che l’incarico di direttore dei lavori, come tutti gli incarichi professionali, è revocabile in ogni momento dal committente se decade il rapporto fiduciario.

In merito a responsabilità e/o sanzioni si rappresenta che il D.lgs. n.81/08 non prevede sanzioni a carico del direttore dei lavori per la mancata nomina del coordinatore della sicurezza, ma in caso, malaugurato, di infortunio ogni figura verrà chiamata a rispondere del proprio operato e di eventuali manchevolezze e/o omissioni.
Ing. Michele Di Pasquale



30/03/2017: LAVORI SU FACCIATE E NOMINA COORDINATORE SICUREZZA.

Vi chiedo cortesemente di chiarire se in un cantiere per lavori di ristrutturazione di facciate esterne ed interne di un condominio si è obbligatoriamente soggetti alla nomina del coordinatore della sicurezza.
Tenendo conto che si deve installare un ponteggio su strada pubblica di altezza maggiore a 20 metri.

L’art.90 del D.lgs. n.81/08 e s.m.i. ai commi 3 e 4 prevede che il committente (o il responsabile dei lavori) nei cantieri in cui è prevista la presenza, anche non contemporanea, di più imprese esecutrici designa – contestualmente all’affidamento dell’incarico di progettazione – il coordinatore della sicurezza in fase di progettazione e – prima dell’inizio dell’affidamento dei lavori – il coordinatore della sicurezza in fase di esecuzione.

La disposizione di cui al comma 3 (designazione del CSP) non si applica ai lavori:

a) Privati;

b) Non soggetti a permesso di costruire;

c) Di importo inferiore a 100mila euro.

In tal caso le funzioni del CSP sono svolte dal CSE.



Pertanto se per il cantiere della fattispecie è prevista la presenza di un’unica impresa (affidataria ed unica ad eseguire i lavori) non necessita la nomina del coordinatore della sicurezza in fase di progettazione né in esecuzione.

La tipologia di rischio cui sono esposti i lavoratori non è dirimente per la nomina del CSP-CSE.



Si rammenta che nel nostro ordinamento i LA lavoratori autonomi non “contano” ai fini della nomina del CSP-CSE.

Per il corretto inquadramento contrattuale dei LA si rimanda alla circolare del Ministero del Lavoro e Politiche Sociali già citata in altre risposte.

Ing. Michele Di Pasquale


13/02/2017: Corsi

Dovendo provvedere all'aggiornamento di 40 ore previsto per continuare a svolgere l'abilitazione professionale da coordinatore della sicurezza, ed il 1° corso di aggiornamento promosso dall'Ordine professionale è previsto per giugno 2017, volevo chiederLe se è a conoscenza dell'AssociazioneXXXXXXYYYYYZZZZZZ.
Se ritiene detta Associazione valida sia per quanto riguarda per i corsi di aggiornamento che per eventuali corsi per formatori da essi promossi.

Lo sportello on-line non esprime pareri su corsi o associazioni.

Di seguito si riportano alcune considerazioni sull’aggiornamento quinquennale del coordinatore della sicurezza, al fine della migliore scelta per il Professionista interessato sulle modalità per ottemperare a tale obbligo.

Per coloro che hanno conseguito l'attestato del corso da 120 ore prima dell'entrata in vigore del D.lgs. n.81/08 (15/05/2008), l'obbligo di aggiornamento quinquennale decorre dalla data di entrata in vigore del citato decreto, ossia devono essere completate 40 ore entro il 15/05/2013 e quindi entro il 15/05/2018 per il secondo quinquennio ed a seguire per i successivi. Per coloro che hanno conseguito l’attestato dopo il 15/05/2008 il quinquennio decorre dalla data di rilascio dell’attestato.

Il Professionista è libero di programmare il proprio percorso formativo come preferisce e secondo le proprie esigenze nell’arco del quinquennio, in assenza dell’aggiornamento (o del completamento del monte ore per il quinquennio di riferimento) perde la propria operatività, come evidenziato anche dal Ministero del Lavoro delle Politiche Sociali, in risposta al quesito presentato proprio dal CNAPPC, con Interpello n.17/2013 (v. anche il n.15/2015). Il mancato aggiornamento comporta l’impossibilità di esercitare i propri compiti fintanto che non si completa il monte ore riferito al quinquennio concluso. Quanto disciplinato per gli RSPP-ASPP trova applicazione anche nel caso dei coordinatori della sicurezza.

Con il Decreto Legislativo n.151 del 14 settembre 2015, pubblicato in G.U. n.221 il 23/09/2015, anticipando la revisione degli Accordi RSPP/ASPP sono state previste alcune modifiche al comma 3 dell’articolo 98 del D.lgs. n.81/08 e s.m.i., in particolare è stata prevista la possibilità dell’utilizzo della modalità e-learning per i corsi abilitanti (limitatamente al modulo giuridico di 28 ore) e per i corsi di aggiornamento.

Si rammenta che la modalità e.learning rappresenta un sistema di apprendimento a distanza differente da altre tipologie on-line (FAD, CBT, WBT), al quale prendono parte una serie di figure che permettono un reale processo di apprendimento (tutor, comunità) e che coinvolge sia il prodotto che il processo formativo, il cui valore aggiunto emerge nei servizi di assistenza e tutorship, nelle modalità di interazione sincrona, di condivisione e collaborazione a livello di community, con procedure di monitoraggio e tracciamento degli utenti.

Generalmente i corsi reperibili non risultano conformi a tale modalità di erogazione, purtroppo sono scarsi se non del tutto assenti i controlli sulle modalità, qualità ed effettività della formazione erogata.

Ing. Michele Di Pasquale

13/02/2017: ONERI DELLA SICUREZZA.

Riferendomi ai Costi della Sicurezza da doversi indicare nei PSC, è da diverso tempo che mi capita di discutere con colleghi ed altri, sulla corretta interpretazione del disposto dell’Allegato XV del D. Lgs. 81/2008 (che peraltro mi risulta essere l’unica Legge in vigore al riguardo).

Avrei quindi bisogno se possibile, di avere un Suo parere scritto.

L'Allegato XV, specifica i “contenuti minimi dei PSC nei cantieri temporanei o mobili" punto 4.
Qui viene ( a mio modesto parere) chiaramente esposto quanto segue:
- al punto 1 sub c) apprestamenti. Viene esplicitato che questi sono i ponteggi (opere provvisionali), etc.;
- al punto 2 riguardante i contenuti minimi del PSC, sub l) la stima dei costi della sicurezza, vengono indicati questi, doversi riferire a quanto previsto al successivo punto 4.1;
- al punto 4.1 – Stima dei costi della sicurezza, capitolo 4.1.1. si precisa che nei costi della sicurezza vanno stimati… …i costi:
a) degli apprestamenti previsti nel PSC ovvero dei ponteggi, come chiarito al punto 1 sub c) di cui sopra.

Qual è il Vostro parere al riguardo?



Si torna sull’interessante tema dei costi della sicurezza.

In sintesi.

I costi della sicurezza che devono essere evidenziati nel PSC sono determinati nell’Allegato XV del D.lgs. n.81/08 e s.m.i., al punto 4 “STIMA DEI COSTI DELLA SICUREZZA”. La stima deve essere congrua, analitica per voci singole, a corpo o a misura, riferita ad elenchi prezzi oppure su prezziari o listini ufficiali o sull’elenco prezzi delle misure di sicurezza del committente ovvero si può fare riferimento ad analisi dei costi unitari. Le singole voci dei costi della sicurezza vanno calcolate considerando il loro costo di utilizzo per il cantiere interessato che comprende, quando applicabile, la posa in opera ed il successivo smontaggio, l’eventuale manutenzione e l’ammortamento. Tali oneri non sono soggetti a ribasso.

Il DPR n.222/2003, in seguito recepito nell’Allegato XV del D.lgs. n.81/08, ha statuito quali siano i costi della sicurezza da stimare nel piano di sicurezza e coordinamento, che nel nostro ordinamento sono quelli relativi (tra parentesi alcune indicazioni) ai costi:

a) degli apprestamenti previsti nel PSC (ponteggi, trabattelli, ponti su cavalletti, impalcati, parapetti, andatoie, passerelle, armature delle pareti degli scavi, servizi igienici, spogliatoi, refettori, recinzioni di cantiere, ecc.);

b) delle misure preventive e protettive e dei dispositivi di protezione individuale eventualmente previsti nel PSC per lavorazioni interferenti (DPI solo richiesti da lavorazioni interferenti);

c) degli impianti di terra e di protezione contro le scariche atmosferiche (NO impianto elettrico), degli impianti antincendio, degli impianti di evacuazione fumi (NO se già esistenti);

d) dei mezzi e servizi di protezione collettiva (tettoia protezione postazione lavorazione, segnaletica di sicurezza, avvisatori acustici, illuminazione di emergenza, mezzi estinguenti, ecc.)

e) delle procedure contenute nel PSC e previste per specifici motivi di sicurezza;

f) degli eventuali interventi finalizzati alla sicurezza e richiesti per lo sfasamento spaziale o temporale delle lavorazioni interferenti;

g) delle misure di coordinamento relative all’uso comune di apprestamenti, attrezzature, infrastrutture, mezzi e servizi di protezione collettiva (riunioni di coordinamento).

Il ponteggio è un costo della sicurezza ed è ricompreso tra gli “apprestamenti previsti nel PSC” di cui alla lettera a) del p.to 4.1.1.. L’Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici (adesso ANAC) nella Determinazione n. 4 del 2006 ha chiarito che le opere provvisionali, tra cui i ponteggi, devono integralmente afferire alla sicurezza ed i relativi costi essere sottratti dal ribasso (mentre in altri paesi europei il costo del ponteggio afferisce solo in parte alla sicurezza) e ha statuito che gli oneri della sicurezza da evidenziare nel PSC in un appalto pubblico sono solo quelli di cui al p.to 4.1.1..

È da rilevare l’esistenza di una corrente di pensiero che al contrario ritiene che tale elenco non possa ritenersi tassativo.

Per un approfondimento sulla individuazione dei costi della sicurezza si veda ITACA Associazione Federale delle Provincie e Regioni Autonome - § 4.4 www.itaca.org/documenti/news/linee%20guida%20222.pdf



Quindi l’aspetto dirimente non è (sarebbe più opportuno “era”) quali fossero i costi della sicurezza da contabilizzare nel PSC e che metodologia di calcolo applicare, ma se i costi individuati fossero ORDINARI, ossia già compresi nell’ammontare dei lavori, oppure SPECIALI, dovuti a particolari prescrizioni del contratto o del PSC ovvero a specificità del sito e come tali, giustamente, da sommare all’importo dei lavori.

Infatti alcuni costi della sicurezza, quali i ponteggi o i trabattelli, sono generalmente già stimati nel CME dell’appalto, altri ancora sono già compresi nei costi unitari (ad es. sbadacchiature protezione scavi, opere provvisionali per lavorazioni interne sino a 4 mt di altezza, per le quali si rimanda alle voci di Prezziario delle lavorazioni afferenti) oppure, sempre nei costi unitari, all’interno delle spese generali riconosciute all’impresa. Tali costi erano detti propri o ordinari e pertanto dovevano essere già compresi nell’ammontare dei lavori.

Tutti i costi della sicurezza suindicati erano da contabilizzare nel PSC, per non essere soggetti a ribasso, ma solo quelli c.d. speciali dovevano sommarsi all’ammontare del CME dell’appalto.

Il caso di erronea classificazione dei costi ordinari quali speciali comporterebbe de facto un aumento dei costi di costruzione (tra i pochi interventi chiari sul tema si veda “La direzione dei lavori” dell’arch. Marco Agliata – paragrafo dedicato alla Attività amministrativa e contabile), col rischio per la Stazione appaltante di pagare due volte lo stesso costo.

Ancora si legga il comma 1 dell’art. 5 del DM n.195 del 2000 - Regolamento recante il capitolato generale d'appalto dei lavori pubblici (abrogato dal d.P.R. n. 207 del 2010 dall'8 giugno 2011), sugli obblighi a carico dell’appaltatore.

Con l’entrata in vigore del Prezziario Reg. Lazio del 2010 vi è stato un fondamentale cambiamento.

Il Prezziario 2007 recitava: “I prezzi riportati nei singoli capitoli comprendono in linea generale tutte le misure di sicurezza collettive e personali, i relativi apprestamenti, previsti nelle norme vigenti in materia, salvo le eventuali indicazioni particolari contenute nelle voci di tariffa e nei piani di sicurezza. Ad ogni buon conto, nel calcolo dei costi della sicurezza all’interno delle analisi relative alle nuove voci inserite o per l’aggiornamento delle voci esistenti, si sono assunte a riferimento le percentuali riportate nelle linee-guida redatte dalla Regione Lombardia ed approvate con D.G.R. del 21/05/1999, n. 43168.”

Il Prezziario 2010 invece: “I prezzi riportati nei singoli capitoli comprendono i costi della sicurezza afferenti all’esercizio dell’attività svolta da ciascun impresa (oneri specifici propri dell’appaltatore, D.P.I., sorveglianza sanitaria, formazione dei lavoratori, etc., contenuti nella quota percentuale prevista nell’art. 34 del D.P.R. 554/99). I costi della sicurezza, non suscettibili di ribasso d’asta, afferenti la singola opera, saranno computati nel Piano di Sicurezza e Coordinamento redatto ai sensi del D.L.vo 81/2008 e s.m.i. articolo 91, Allegati XV, XV.1 e XV.2.”

Sarebbe interessante verificare se lo scomputo dei costi della sicurezza computati nel PSC abbia comportato, come sarebbe lecito attendersi, una diminuzione dei costi unitari.

Ulteriori aspetti meritevoli di approfondimento potrebbero essere:

a) Se è coerente che alcuni oneri della sicurezza, quelli c.d. propri dell’impresa (DPI, FIA lavoratori, sorveglianza sanitaria, ecc.) non siano determinati in fase di progettazione, neppure stimati (ad eccezione del caso di appalto pubblico con un’unica impresa esecutrice), e quindi siano sottoposti a ribasso;

b) Modalità di contabilizzazione dei costi della sicurezza in appalto a corpo ed in appalto a misura, con particolare riferimento ai costi non attuati in fase di esecuzione.

Per ultimo si evidenzia che mentre in un appalto privato committente ed affidatario possono definire le condizioni contrattuali come meglio ritengano, nell’appalto pubblico ovvero a normativa pubblica vige un interesse superiore da tutelare, troppo spesso dimenticato, e la errata individuazione (o contabilizzazione) degli oneri della sicurezza potrebbe comportare, tra l’altro, un danno erariale.

Ing. Michele Di Pasquale



30/01/2017: Appalti in contemporanea in stabile condominiale

A breve prenderà l’avvio il cantiere per i lavori di consolidamento di un palazzetto storico, ma non vincolato, dove ho il ruolo di coordinatore per tutte le fasi. Durante l’elaborazione delle autorizzazioni per effettuare i lavori di interesse condominiale (SCIA per Restauro e Risanamento Conservativo) è venuta alla luce una superfetazione in una unità immobiliare all’ultimo piano, attribuibile ad un solo condomino: a questo punto, dato che la preesistenza dell’immobile non era asseverabile, per presentare l’istanza per i lavori condominiali, si è dovuto chiedere un accertamento di conformità da parte del singolo privato con i conseguenti lavori di ripristino della situazione prima dell’abuso rimuovendo la porzione di volume non autorizzata.
Dovendo effettuare i lavori sia di consolidamento che di ripristino del singolo appartamento, peraltro coinvolto comunque nei lavori strutturali, in accordo con le parti, per uniformità, praticità e coerenza dell’intervento il singolo condomino si avvarrebbe sia della stessa ditta che degli stessi professionisti, che sarebbero già sul posto, pagando ovviamente i lavori inerenti la sua porzione e stipulando contratti separati per la sua parte.
I miei quesiti sono questi:
Essendo la stessa ditta ad eseguire i lavori, le interferenze possono essere considerate tra lavorazioni e fasi diverse da gestire nell’ambito di un unico cantiere; ma i responsabili dei lavori sono diversi, per il condominio l’amm. pro tempore, il singolo privato per i lavori di ripristino. Come mi devo regolare? Due PSC separati e un documento sulle interferenze che li “unisce”? un unico PSC specificando due responsabili dei lavori per i diversi ambiti?
Spero di essere riuscita ad inquadrare la questione in maniera sufficientemente chiara.

Trattasi di due appalti con due Committenti differenti, il Condominio ed un Condomino, regolati da differenti contratti di affidamento dei lavori e degli incarichi professionali.

Per ogni appalto sarà applicato il D.lgs. n.81/08 e s.m.i., se è prevista la presenza anche non contemporanea di più di una impresa, sarà necessario nominare almeno il coordinatore della sicurezza in fase di esecuzione (appalto privato non soggetto a permesso di costruire sotto i 100mila euro di appalto) ovvero sia il CSP che il CSE se non si rientra in tale fattispecie. Per ogni appalto il Committente effettuerà la verifica ITP dell’idoneità tecnica professionale delle imprese esecutrici e dei lavoratori autonomi, sarà redatto il PSC e (ad eccezione dei lavori di manutenzione ordinaria) il FSC dell’opera, sarà trasmessa la notifica di inizio lavori.

Le interferenze tra le lavorazioni dei due appalti, tra l’altro ridotte stante la opportuna scelta dei due Committenti di avvalersi della stessa Impresa affidataria, saranno analizzate nel piano di sicurezza e coordinamento di ogni appalto con i relativi provvedimenti per il coordinamento.

Tra le interferenze ridotte e/o del tutto eliminate sono ravvisabili l’uso di impianti ed attrezzature, l’uso di apprestamenti per la sicurezza e per l’igiene e la salute dei lavoratori, mentre possono permanere le interferenze che ognuno dei due cantieri trasmette verso l’ambiente esterno e l’altro cantiere, solo a titolo di esempio la produzione di polvere, rumore e vibrazione.



Fermo restando la correttezza operativa nel redigere un unico elaborato dedicato alle interferenze tra i due appalti, al fine di evitare ogni, eventuale, possibile contestazione da parte dell’Organo di vigilanza si consiglia di inserire tale analisi in entrambi i PSC, in modo che siano conformi ai contenuti (minimi) di cui all’Allegato XV del TUSSLL.

Si rammenta che nel caso di demolizioni estese la nostra normativa prevede la redazione del piano delle demolizioni, a cura dell’Impresa esecutrice.

Ing. Michele Di Pasquale

05/12/2016: AGGIORNAMENTO COORDINATORE SICUREZZA: QUINQUENNI DI RIFERIMENTO E PERDITA OPERATIVITA’

Ho svolto il corso da 120 ore e ho fatto il primo ciclo di aggiornamento di 40 ore a luglio 2010, dopodichè allo scadere dei cinque anni non ho potuto frequentare un secondo ciclo di 40 ore. Ovviamente non assumo dalla scadenza dei 5 anni l'incarico di coordinatore della sicurezza. Quando avrò nuovamente la possibilità di frequentare il corso di aggiornamento, sarò nuovamente abilitata?



Si torna nuovamente sul tema dell’aggiornamento del coordinatore della sicurezza e sulla perdita dell’operatività del Professionista (ossia della impossibilità, temporanea, ad assumere l’incarico di CSP-CSE) in caso di mancato completamento del percorso formativo nel quinquennio di riferimento.

L’art. 98 del D.lgs. n.81/08 e s.m.i. elenca i requisiti professionali del coordinatore della sicurezza (titolo di studio, attestato di frequenza, con verifica dell’apprendimento finale, a specifico corso in materia di sicurezza, numero di anni di attività lavorativa documentata nel settore delle costruzioni). L’Allegato XIV dello stesso Decreto, oltre ai contenuti minimi del corso di formazione, prevede l’obbligo di aggiornamento a cadenza quinquennale della durata complessiva di 40 ore, da effettuarsi anche per mezzo di diversi moduli nell’arco del quinquennio, anche attraverso la partecipazione a convegni o seminari.

Per coloro che hanno conseguito l'attestato prima dell'entrata in vigore del T.U. (15/05/08), l'obbligo di aggiornamento quinquennale decorre dalla data di entrata in vigore del medesimo decreto, ossia devono essere completate le 40 ore previste entro il 15/05/13 e quindi entro il 15/05/18 per il secondo quinquennio ed a seguire per i successivi. Per coloro che hanno conseguito l’attestato dopo il 15/05/08 il quinquennio decorre dalla data dell’attestato.

In merito al mancato completamento dell’aggiornamento entro il quinquennio di riferimento il Ministero del Lavoro delle Politiche Sociali, in risposta al quesito presentato dal CNAPPC, con interpello n.17/2013 ha precisato che l’Accordo Stato-Regioni del 25/07/12 stabilisce che il RSPP-ASPP, che non adempie all’obbligo di aggiornamento nei tempi previsti, perde la propria operatività. Di conseguenza il mancato aggiornamento comporta l’impossibilità di esercitare i propri compiti fintanto che non si completa l’aggiornamento riferito al quinquennio concluso. Quanto disciplinato per gli RSPP-ASPP trova applicazione anche nel caso dei coordinatori della sicurezza. Pertanto coloro che non abbiano effettuato l’aggiornamento entro il termine previsto non potranno esercitare l’attività di coordinatore della sicurezza sino a quando non risulterà completato il monte ore mancante.



Nella fattispecie il Professionista (che si ipotizza, non essendo precisato nel quesito, abbia conseguito l’attestato prima dell’entrata in vigore del D.lgs. n.81/08 ossia prima del 15/05/08) ha seguito le 40 ore di aggiornamento riferito al primo quinquennio, da completarsi entro il 15/05/13, ed ha tempo sino al 15/05/18 per completare il percorso di aggiornamento del secondo quinquennio, libero di programmare l’aggiornamento formativo in funzione delle proprie esigenze, anche lavorative.

Pertanto il Professionista oggi è operativo e può assumere l’incarico di coordinatore della sicurezza sino alla data del 15/05/18, entro la quale dovrà essere completato l’aggiornamento delle 40 ore del secondo quinquennio di riferimento, aggiornamento oggi fruibile anche in modalità e.learning (v. Decreto Legislativo n.151 del 14 settembre 2015, pubblicato in G.U.n.221 il 23/09/15).

Ing. Michele Di Pasquale


25/11/2016: ARCHITETTO DIPENDENTE ED ASSUNZIONE INCARICO COORDINATORE DELLA SICUREZZA

Mi trovo nella seguente situazione: architetto dal 2008, assunta da uno società d’ingegneria con contratto nazionale del commercio – categoria III (follia!); sono in possesso dell’abilitazione da coordinatore della sicurezza. La società per la quale lavoro mi sta pagando il corso d’aggiornamento 40 h.
Le mie perplessità sono le seguenti:
1- Da dipendente sono obbligata ad assumere il ruolo di CSP/CSE o mi posso rifiutare?
2- In caso di obbligo o accettazione del ruolo da parte mia è lecito chiedere un extra fee sullo stipendio, in busta paga, in base alla complessità delle singole commesse?
3- Io come CSP/CSE dipendente sarei coperta dall'assicurazione professionale della società o dovrei aprire una mia personale polizza?
4- In caso di sanzione chi deve versare l’oblazione, il datore di lavoro o io?
5- In caso di illecito civile/penale chi paga il legale? Se dovesse essere a carico della società io ho possibilità di scegliere il professionista più adatto nel seguirmi?


Tema ricorrente, il sub-affido dell’incarico di coordinatore della sicurezza ossia un contratto derivato con il quale l’affidatario incarica un terzo, professionista con partita IVA, di eseguire, in tutto o in parte, l'opera o il servizio che ha assunto.

Altro caso (ed è la fattispecie del quesito) quando l’affidatario del servizio designa un proprio dipendente per l’espletamento dell’incarico, generalmente solo per la parte in esecuzione. Fermo restando che nell’appalto pubblico ovvero a normativa pubblica sussistono indicazioni a garanzia della Committenza/Stazione appaltante sulle modalità di assunzione e svolgimento del servizio del coordinamento della sicurezza.



Risposte ai quesiti:

1. Il rapporto di lavoro subordinato è regolamentato dal contratto nazionale di riferimento, ma è agevole ipotizzare la non obbligatorietà, seppur solo teorica, dell’assunzione dell’incarico.

2. Generalmente è prevista, oltre che rispondente a criteri di equità, una integrazione economica, rimandata alla contrattazione tra le parti.

Va anche rilevato, però, come talune società obblighino, di fatto e contra legem, il proprio dipendente ad assumere l’incarico e con un corrispettivo quasi simbolico, se non a costo zero.

3. È consigliabile stipulare una apposita assicurazione, analogamente ad un libero professionista, in aggiunta a quella della Società affidataria del servizio.

In un ipotetico giudizio in caso di infortunio la parte lesa potrebbe chiedere, congiuntamente (e solidarmente) i danni all’affidatario del servizio ed al dipendente che ha assunto e svolto materialmente l’incarico.

4. Le sanzioni amministrative, tra l’altro molto salate, per chiudere (non estinguere) il procedimento penale inerente le violazioni di cui al D.lgs. n.81/08, in caso di verbale di contestazione di violazione da parte dell’Organo di vigilanza, sono comminate all’assuntore dell’incarico.

5. La Società nell’affidare l’incarico garantisce, in genere solo a parole, che in caso di bisogno il dipendente sarà difeso da legale designato e pagato dalla Società.

Per la scelta del difensore ci si può avvalere di un professionista di propria fiducia (scelta vivamente consigliata), in aggiunta a quello incaricato dalla Società, che, stante il mandato, tenderà a tutelare quest’ultima piuttosto che il lavoratore dipendente.

L’aspetto più delicato è la responsabilità dell’assunzione di un incarico assai delicato, definito dalla Corte di Cassazione come “fulcro” , unitamente ad altre figure, della sicurezza in cantiere, con tutto ciò che comporta in caso, malaugurato, di infortunio, sia in sede civile che penale.

L’ulteriore criticità è la facoltà ovvero l’obbligo, di fatto, per il dipendente di assumere tale incarico. Non sono molti i casi in cui l’interessato ha potuto effettivamente scegliere di assumere l’incarico ed a fronte di una equa contropartita, che può anche non essere di carattere economico.

Ing. Michele Di Pasquale

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