Sportello consulenze on-line

Sicurezza sui luoghi di lavoro e cantieri

leggi le risposte alle domande più frequenti.

17/07/2018: CORSI DI FORMAZIONE COORDINATORE DELLA SICUREZZA

vorrei informazioni sui corsi di formazione da 120 ore per Coordinatori della sucurezza nei cantieri.

I requisiti professionali per l’assunzione dell’incarico di coordinatore della sicurezza in fase di progettazione e di esecuzione sono normati dal D.lgs. n.81/08 e s.m.i. che all’art. 98 indica:

- Titolo di studio (tipologie di laurea e di diploma richiesti);

- Attestato di frequenza a specifico corso in materia di sicurezza;

- Numero di anni di attività lavorativa documentata nel settore delle costruzioni.



Nello specifico il coordinatore della sicurezza deve essere in possesso di uno dei seguenti requisiti:

a) laurea magistrale conseguita in una delle seguenti classi: LM-4, da LM-20 a LM-35, LM- 69, LM-73, LM-74, di cui al decreto del Ministro dell’Università e della ricerca in data 16 marzo 2007, pubblicato nel S.O. alla G.U. n. 157 del 9 luglio 2007, ovvero laurea specialistica conseguita nelle seguenti classi: 4/S, da 25/S a 38/S, 77/S, 74/S, 86/S, di cui al decreto del Ministro dell’Università e della ricerca scientifica e tecnologica in data 28 novembre 2000, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 18 del 23 gennaio 2001, ovvero corrispondente diploma di laurea ai sensi del decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca in data 5 maggio 2004, pubblicato nella G.U. n. 196 del 21 agosto 2004, nonché attestazione, da parte di datori di lavoro o committenti, comprovante l’espletamento di attività lavorativa nel settore delle costruzioni per almeno un anno;

b) laurea conseguita nelle seguenti classi L7, L8, L9, L17, L23, di cui al predetto decreto ministeriale in data 16 marzo 2007, ovvero laurea conseguita nelle classi 8,9,10,4, di cui al decreto del Ministro dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica in data 4 agosto 2000, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 245 del 19 ottobre 2000, nonché attestazione, da parte di datori di lavoro o committenti, comprovante l’espletamento di attività lavorative nel settore delle costruzioni per almeno due anni;

c) diploma di geometra o perito industriale o perito agrario o agrotecnico, nonché attestazione, da parte di datori di lavoro o committenti, comprovante l’espletamento di attività lavorativa nel settore delle costruzioni per almeno tre anni.



Inoltre deve essere, altresì, in possesso di attestato di frequenza, con verifica dell’apprendimento finale, a specifico corso in materia di sicurezza organizzato dalle regioni, mediante le strutture tecniche operanti nel settore della prevenzione e della formazione professionale, o, in via alternativa, dall’ISPESL, dall’INAIL, dall’Istituto italiano di medicina sociale, dagli ordini o collegi professionali, dalle università, dalle associazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori o dagli organismi paritetici istituiti nel settore dell’edilizia .

I contenuti, le modalità e la durata dei corsi di cui al comma 2 devono rispettare almeno le prescrizioni di cui all’ALLEGATO XIV del D.lgs. n.81/08, che prevede anche l’obbligo di aggiornamento a cadenza quinquennale della durata complessiva di 40 ore, da effettuarsi anche per mezzo di diversi moduli nell’arco del quinquennio, anche attraverso la partecipazione a convegni o seminari. Il Decreto Legislativo n.151 del 14 settembre 2015, pubblicato in G.U.n.221 il 23/09/15, inerente “Disposizioni di razionalizzazione e semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese e altre disposizioni in materia di rapporto di lavoro e pari opportunità, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183” ha apportato alcune modifiche al comma 3 dell’articolo 98 del D.lgs. n.81/08 e s.m.i., (Requisiti professionali del coordinatore per la progettazione, del coordinatore per l’esecuzione dei lavori) prevedendo la possibilità dell’utilizzo della modalità e-learning sia per i corsi abilitanti (seppur limitatamente al modulo giuridico di 28 ore) che per i corsi di aggiornamento (anche intero monte ore).

Per ulteriori informazioni si rimanda al seguente link.ordine.architettiroma.it/formazione/

Ing. Michele Di Pasquale






17/06/2018: IMPATTO ACUSTICO LEGGE N.447/1995 E VALUTAZIONE RISHCIO RUMORE D.LGS N.81/08

Premesso che la normativa italiana riconosce nella Legge 447/95 la legge quadro sull'inquinamento acustico , nel D.P.C.M del 14/11/1997 i valori limite delle sorgenti sonore, nell'art. 659 del Codice Penale il disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone , nel D.Lgs 81/08 la tutela della sicurezza nei luoghi di lavoro,
si chiede a codesto Ordine professionale di esprimere un parere circa
l'utilizzo di attrezzature mobili quali seghe, tagliasiepi, decespugliatori, tagliaerbe e soffiatori per foglie (prevalentemente con motori a scoppio),
considerando che:
i livelli sonori riportati sulle attrezzature stesse variano dai 90 ai 120 db (superando i limiti consentiti dalla legge)
il loro utilizzo viene effettuato in zone prevalentemente residenziali (condomini, ville, giardini pubblici...) e frequentate contemporaneamente anche da normali cittadini che non posseggono i necessari Dispositivi di Protezione Individuale
il loro utilizzo provoca la diffusione di agenti biologici dispersi in polveri sollevate, creando possibilità per intossicazioni, allergie e infezioni per l'intera comunità.
Qualora Codesto Ordine lo ritenesse opportuno, il sottoscritto Architetto chiede , tramite l'istituto dell'Interpello come previsto dall'art. 12 del D.lgs 81/08 di poter inoltrare, a mano del Consiglio Nazionale Architetti, Pianificatore, Paesaggisti e Conservatori, con sede in via S.Maria dell'Anima 10 a Roma, alla Commissione degli interpelli presso il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali tale questione, facendo presente che i principi generali di tutela sono la riduzione dei rischi alla fonte, e, ove ciò non fosse possibile, la riduzione al minimo in relazione alle conoscenze acquisite in base al progresso tecnico.
Considerando anche il fatto che lo stato attuale della tecnica e del progresso consente l'utilizzo di strumenti elettrici a minor impatto sonoro e ambientale.
Il sottoscritto chiede di poter essere aggiornato sullo stato di avanzamento della procedura.

La Commissione per gli Interpelli prevista dall'articolo 12 comma 2 del d.lgs. n.81/08 e s.m.i. fornisce indicazioni nelle risposte ai quesiti che costituiscono criteri interpretativi e direttivi per l’esercizio delle attività di vigilanza.

I quesiti di ordine generale sull'applicazione della normativa in materia di SSLL possono essere inoltrati dai seguenti soggetti:

· organismi associativi a rilevanza nazionale degli enti territoriali e gli enti pubblici nazionali;

· le regioni e le province autonome;

· organizzazioni sindacali dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale;

· organizzazioni sindacali dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale;

· consigli nazionali degli ordini;

· collegi professionali.

Le istanze di interpello trasmesse da soggetti non appartenenti alle categorie indicate o privi dei requisiti di generalità non potranno essere istruite.



Nel merito del quesito posto è da rilevare quanto segue.



Il DPCM 14/11/1997 disciplina i valori limite di emissione acustica e di immissione ed i valori di attenzione e qualità, secondo una serie di tabelle che si rifanno alla classificazione acustica del territorio comunale. In base a questi limiti vanno redatte le valutazioni di clima e di impatto acustico previste dalla Legge quadro n.447/1995. Il decreto, entrato in vigore il 1° gennaio 1998 determina i valori limite delle sorgenti sonore, in particolare fissa: i valori limite di emissione massimo di rumore che può essere emesso da una sorgente; i valori limite di immissione massimo di rumore che può essere immesso da una o più sorgenti sonore nell’ambito abitativo o nell’ambiente esterno; valori di attenzione di rumore che segnala la presenza di un potenziale di rischio per la salute o per l’ambiente; valori di qualità di rumore da conseguire come obbiettivo nel breve, medio e lungo periodo. Il decreto fissa i limiti di immissione assoluti per l’ambiente esterno per tutte le tipologie di sorgenti e definisce anche i valori limite di emissione da intendersi come i " livelli di emissione relativi ad una specifica sorgente valutati al ricettore". Questi valori, con l’esclusione delle infrastrutture di trasporto, devono essere rispettati da tutte le sorgenti sonore. I valori limite sono fissati suddividendo il territorio in sei classi acusticamente. Il decreto stabilisce anche delle "fasce di pertinenza" sia per quanto riguarda le infrastrutture stradali che le infrastrutture ferroviarie rimandando ai successivi decreti la fissazione dei limiti all’interno della stessa fascia e la larghezza stessa della fascia.Il DM 16/3/98 integra il DPCM 14/11/97 fissando i limiti e gli indicatori utilizzati per la loro definizione, le metodologie e le tecniche per il controllo del rispetto degli stessi. La Legge n. 447 del 1995 individua i principali strumenti di prevenzione orientati alla tutela del territorio e dell’ambiente abitativo dall’inquinamento acustico e definisce le disposizioni generali in materia di impatto acustico. Un importante dispositivo di prevenzione è quello definito all’articolo 8 della suddetta Legge che stabilisce la necessità di predisporre idonea documentazione di impatto acustico contestualmente alla realizzazione, modifica o potenziamento di infrastrutture o attività che possano determinare alterazioni significative della rumorosità ambientale.

Dal quadro normativo emergono le competenze dei diversi organismi individuati per disciplinare la problematica in questione. Tra i ruoli determinanti vi è quello demandato alla Regione le cui competenze - in ordine alla prevenzione del rischio di inquinamento acustico - riguardano la definizione dei criteri in base ai quali i comuni procedono alla classificazione acustica del proprio territorio e allo sviluppo delle linee guida per l’elaborazione della documentazione di impatto acustico ai sensi dell’articolo 8 della Legge n. 447 del 1995. Ai Comuni è demandato il ruolo fondamentale in ordine all’efficacia dell’azione preventiva rispetto al problema dell’inquinamento acustico. In particolare alle amministrazioni locali sono demandate le competenze circa la classificazione acustica, il controllo sul territorio e l’adozione di regolamenti per l’attuazione della disciplina statale e regionale che prevedano, tra l’altro, specifici dispositivi mirati alla prevenzione e al contenimento delle emissioni rumorose derivanti dalle infrastrutture di trasporto e dall’esercizio di attività che impiegano sorgenti sonore.



Invece il D.lgs. n.81/08 e s.m.i. determina i requisiti minimi per la protezione dei lavoratori contro i rischi per la salute e la sicurezza derivanti dall'esposizione al rumore durante il lavoro e in particolare per l'udito e prende in esame questi fattori per determinare tre categorie di rischio. Il Decreto fissa quindi le misure tecniche, organizzative e procedurali, azioni formative/informative/addestramento e di protezione da adottare a seconda del livello di esposizione.

L’articolo 192 del D.Lgs. 81/2008 – Misure di prevenzione e protezione – al comma 1 afferma che “Fermo restando quanto stabilito dall’art. 182, il datore di lavoro elimina i rischi alla fonte o li riduce al minimo mediante varie misure, quali: adozione di altri metodi di lavoro che implicano una minore esposizione al rumore; scelta di attrezzature di lavoro adeguate, tenuto conto del lavoro da svolgere, che emettano il minor rumore possibile, inclusa l'eventualità di rendere disponibili ai lavoratori attrezzature di lavoro conformi ai requisiti di cui al titolo III, il cui obiettivo o effetto è di limitare l'esposizione al rumore; progettazione della struttura dei luoghi e dei posti di lavoro; adozione di misure tecniche per il contenimento: del rumore trasmesso per via aerea, quali schermature, involucri o rivestimenti realizzati con materiali fonoassorbenti; del rumore strutturale, quali sistemi di smorzamento o di isolamento; ecc.. Se a seguito della valutazione dei rischi risulta che i valori superiori di azione sono oltrepassati, il datore di lavoro elabora ed applica un programma di misure tecniche e organizzative volte a ridurre l'esposizione al rumore. I luoghi di lavoro dove i lavoratori possono essere esposti ad un rumore al di sopra dei valori superiori di azione sono indicati da appositi segnali. Dette aree sono inoltre delimitate e l'accesso alle stesse è limitato, ove ciò sia tecnicamente possibile e giustificato dal rischio di esposizione. Il comma 2 introduce l’obbligo di elaborare e attuare le misure tecniche e organizzative per ridurre l’esposizione al rumore scatta al superamento dei valori superiori di azione [85 dB(A) di LEX e/o 137 dB(C) di picco]. Il successivo articolo 193– Uso dei dispositivi di protezione individuali – prevede che qualora i rischi derivanti dal rumore non possano essere evitati con le misure di prevenzione e protezione, il datore di lavoro fornisce i dispositivi di protezione individuali per l'udito.



In conclusione si tratta di tematiche, pur afferenti l’emissione acustica di sorgenti sonore, aventi ambiti di competenza differenti e differenti destinatari di obblighi.

Ing. Michele Di Pasquale


04/06/2018: ONERI E COSTI DELLA SICUREZZA

\Vorrei avere delle risposte su alcuni quesiti che riguardano i "costi della sicurezza".
In particolare si fa riferimento ad opere pubbliche.
1- nella formulazione di un prezzo inserito in un prezzario regionale è compresa una parte di oneri della sicurezza? se la risposta è "si", questa parte va estratta? va fatta quindi una computazione a parte di questa quota eventualmente inserita nel prezzo? e come va riportata nel QTE?
2- nella formulazione di un quadro economico (opera pubblica), alla voce "lavori" va inserito l'importo da computo metrico e poi l'importo relativo ai costi della sicurezza, ma questi ultimi si aggiungono all'importo del computo metrico oppure i costi della sicurezza (di cui va fatto sempre un computo metrico estimativo) non aumentano l'importo lavori come da computo?, quindi la loro quantificazione servirebbe a dire soltanto che l'importo corrispondente non è soggetto a ribasso.
3- infine, parrebbe che uno studio fatto dal dip. "ITACA" in merito ai costi della sicurezza, sosterrebbe che i costi della sicurezza vanno sempre sommati all'importo calcolato nel computo metrico, (pertanto se l'importo da computo è uguale a 100 ed i costi sicurezza a 5 l'importo totale lavori risulta 105). inoltre tale studio sosterrebbe che le voci da prezzario non contengono quota parte della sicurezza e quindi non se ne contempla l'estrazione dei costi sicurezza medesimi......al di là di quanto sostenuto da "ITACA" ma ciò che deriva da tale studio ha valenza legislativa?

Per poter rispondere necessita riassumere, seppur sinteticamente, alcune considerazioni.

I costi della sicurezza che devono essere evidenziati nel PSC sono determinati nell’Allegato XV del D.lgs. n.81/08 e s.m.i., al punto 4 “STIMA DEI COSTI DELLA SICUREZZA”. La stima deve essere congrua, analitica per voci singole, a corpo o a misura, riferita ad elenchi prezzi oppure su prezziari o listini ufficiali o sull’elenco prezzi delle misure di sicurezza del committente ovvero si può fare riferimento ad analisi dei costi unitari. Le singole voci dei costi della sicurezza vanno calcolate considerando il loro costo di utilizzo per il cantiere interessato che comprende, quando applicabile, la posa in opera ed il successivo smontaggio, l’eventuale manutenzione e l’ammortamento. Tali oneri non sono soggetti a ribasso. Il DPR n.222/2003, in seguito recepito nell’Allegato XV del D.lgs. n.81/08, ha statuito quali siano i costi della sicurezza da stimare nel piano di sicurezza e coordinamento, che nel nostro ordinamento sono quelli relativi (tra parentesi alcune indicazioni) ai costi:

a) degli apprestamenti previsti nel PSC (ponteggi, trabattelli, ponti su cavalletti, impalcati, parapetti, andatoie, passerelle, armature delle pareti degli scavi, servizi igienici, spogliatoi, refettori, recinzioni di cantiere, ecc.);

b) delle misure preventive e protettive e dei dispositivi di protezione individuale eventualmente previsti nel PSC per lavorazioni interferenti (DPI solo richiesti da lavorazioni interferenti);

c) degli impianti di terra e di protezione contro le scariche atmosferiche (NO impianto elettrico), degli impianti antincendio, degli impianti di evacuazione fumi (NO se già esistenti);

d) dei mezzi e servizi di protezione collettiva (tettoia protezione postazione lavorazione, segnaletica di sicurezza, avvisatori acustici, illuminazione di emergenza, mezzi estinguenti, ecc.)

e) delle procedure contenute nel PSC e previste per specifici motivi di sicurezza;

f) degli eventuali interventi finalizzati alla sicurezza e richiesti per lo sfasamento spaziale o temporale delle lavorazioni interferenti;

g) delle misure di coordinamento relative all’uso comune di apprestamenti, attrezzature, infrastrutture, mezzi e servizi di protezione collettiva (riunioni di coordinamento).

Quindi l’aspetto dirimente non è (sarebbe più opportuno “era”) quali fossero i costi della sicurezza da contabilizzare nel PSC e che metodologia di calcolo applicare, ma se i costi individuati fossero ORDINARI, ossia già compresi nell’ammontare dei lavori, oppure SPECIALI, dovuti a particolari prescrizioni del contratto o del PSC ovvero a specificità del sito e come tali, giustamente, da sommare all’importo dei lavori.

Infatti alcuni costi della sicurezza, quali i ponteggi o i trabattelli, sono generalmente già stimati nel CME dell’appalto, altri ancora sono già compresi nei costi unitari (ad es. sbadacchiature protezione scavi, opere provvisionali per lavorazioni interne sino a 4 mt di altezza o sino a 3 metri in funzione del Prezziario di riferimento, per le quali si rimanda alle voci delle lavorazioni afferenti) oppure, sempre nei costi unitari, all’interno delle spese generali riconosciute all’impresa.

Tali costi erano detti propri o ordinari e pertanto dovevano essere già compresi nell’ammontare dei lavori.

Tutti i costi della sicurezza suindicati erano da contabilizzare nel PSC, per non essere soggetti a ribasso, ma solo quelli c.d. speciali dovevano sommarsi all’ammontare del CME dell’appalto predisposto dal Progettista.

Il caso di erronea classificazione dei costi ordinari quali speciali comporterebbe de facto un aumento dei costi di costruzione (tra i pochi interventi chiari sul tema si veda “La direzione dei lavori” dell’arch. Marco Agliata – paragrafo dedicato alla Attività amministrativa e contabile), col rischio per la Stazione appaltante di pagare due volte lo stesso costo.

Ancora si legga il comma 1 dell’art. 5 del DM n.195 del 2000 - Regolamento recante il capitolato generale d'appalto dei lavori pubblici (abrogato dal d.P.R. n. 207 del 2010 dall'8 giugno 2011), sugli obblighi a carico dell’appaltatore.



Con l’entrata in vigore del Prezziario Reg. Lazio del 2010 vi è stato un fondamentale cambiamento.

Il Prezziario 2007 recitava: “I prezzi riportati nei singoli capitoli comprendono in linea generale tutte le misure di sicurezza collettive e personali, i relativi apprestamenti, previsti nelle norme vigenti in materia, salvo le eventuali indicazioni particolari contenute nelle voci di tariffa e nei piani di sicurezza. Ad ogni buon conto, nel calcolo dei costi della sicurezza all’interno delle analisi relative alle nuove voci inserite o per l’aggiornamento delle voci esistenti, si sono assunte a riferimento le percentuali riportate nelle linee-guida redatte dalla Regione Lombardia ed approvate con D.G.R. del 21/05/1999, n. 43168.”

Il Prezziario 2010 (riconfermato nel 2012) invece: “I prezzi riportati nei singoli capitoli comprendono i costi della sicurezza afferenti all’esercizio dell’attività svolta da ciascun impresa (oneri specifici propri dell’appaltatore, D.P.I., sorveglianza sanitaria, formazione dei lavoratori, etc., contenuti nella quota percentuale prevista nell’art. 34 del D.P.R. 554/99). I costi della sicurezza, non suscettibili di ribasso d’asta, afferenti la singola opera, saranno computati nel Piano di Sicurezza e Coordinamento redatto ai sensi del D.L.vo 81/2008 e s.m.i. articolo 91, Allegati XV, XV.1 e XV.2.”

Sarebbe interessante verificare se lo scomputo dei costi della sicurezza abbia comportato, come sarebbe lecito attendersi, una diminuzione dei costi unitari.

Un ulteriori aspetto, meritevole di approfondimento, potrebbe essere se è coerente che alcuni oneri della sicurezza, quelli c.d. propri dell’impresa (DPI, FIA lavoratori, sorveglianza sanitaria, ecc.) non siano determinati in fase di progettazione, neppure stimati (ad eccezione del caso di appalto pubblico con un’unica impresa esecutrice), e quindi siano sottoposti a ribasso.

Altrettanto interessante è definire la modalità di contabilizzazione, liquidazione e pagamento dei costi della sicurezza in appalto chiuso a corpo ed in appalto a misura, con particolare riferimento ai costi non attuati in fase di esecuzione.

Per ultimo si evidenzia che mentre in un appalto privato committente ed affidatario possono definire le condizioni contrattuali e chiudere il contratto come meglio ritengano, nell’appalto pubblico ovvero a normativa pubblica vige un interesse superiore da tutelare, troppo spesso dimenticato. La errata individuazione (o contabilizzazione) degli oneri della sicurezza potrebbe comportare, tra l’altro, un danno erariale.

Rispondendo ai quesiti:

1. Nella formulazione di una voce di costo unitario nel Prezziario può essere ricompreso un Costo della Sicurezza (trabattello, sbadacchiature, ecc.) che va estrapolato e non soggetto a ribasso.

2. Nel QTE va inserito, unitamente alle varie Categorie contabili dei lavori, anche la voce CS Costi della Sicurezza.

3. Le Linee Guida citate forniscono suggerimenti unicamente sulla modalità di individuazione dei Costi della Sicurezza (ITACA Associazione Federale delle Provincie e Regioni Autonome - § 4.4 www.itaca.org/documenti/news/linee%20guida%20222.pdf), mentre sono i Prezziari che indicano (nelle prime pagine – Premessa) come inquadrarli, se come oneri dell’Impresa o costi del Committente.

Ing. Michele Di Pasquale


22/05/2018: DITTA IMPIANTISTICA, APPALTO LAVORI EDILI, MANCATA PRODUZIONE DURC O DURC LAVORATORE AUTONOMO

Ho dei problemi con un cliente che mi ha affidato la progettazione e la direzione lavori di un intervento di manutenzione straordinaria per il suo appartamento. Vi ho già scritto in merito ma continuando a dover discutere con il cliente cerco di levarmi qualsiasi dubbio. Dovendo presentare una CILA mi sono raccomandata con il cliente su un'attenta scelta dell'impresa esecutrice. Mi viene presentata un impresa individuale che fornisce il Durc del titolare della ditta (esempio: Rossi Impianti di Rossi Fabrizio; Nominativo Durc: Rossi Fabrizio). Dall' iscrizione alla Camera di Commercio ho appreso che l'impresa ha 7 dipendenti quindi la mia teoria è che l'impresa debba fornirmi il Durc con il nominativo della ditta e non del titolare della ditta come potrebbe fare se fosse un'impresa individuale senza dipendenti, è giusto quello che sostengo? Come avevo già scritto l'impresa inoltre afferma la non obbligatorietà all'iscrizione alla Cassa Edile in quanto ditta di impianti elettrici. Il mio dilemma infine è: cosa deve fare un Architetto in questi casi? Cosa rischio se comunque il cliente vuole procedere con questa ditta nonostante tutte le mie diffide? Come mi posso tutelare?

In merito al DURC si conferma che è da produrre ai competenti Uffici e da depositare in cantiere a disposizione degli Organi di vigilanza quello inerente l’Impresa affidataria-esecutrice dei lavori, cui afferiscono i sette addetti, e non quello del legale rappresentante dell’Impresa, titolare nella fattispecie anche di partita IVA quale lavoratore autonomo.

Sugli obblighi del Committente per la verifica ITP idoneità tecnico professionale e relative sanzioni in caso di inadempienza si rinvia alla precedente risposta.

Nel caso non si riesca a sensibilizzare il Committente su tali aspetti si possono rassegnare le dimissioni, con la relativa segnalazione agli Organi competenti delle presunte violazioni, ovvero quale Direttore dei lavori non autorizzare l’inizio dei lavori.

In quest’ultimo caso è ipotizzabile il sopraggiungere della revoca dell’incarico da parte del Committente per decadenza del rapporto fiduciario.

Ing. Michele Di Pasquale

18/05/2018: OBBLIGATORIETA’ ASSICURAZIONE PROFESSIONALE COORDINATORE SICUREZZA

Mi è stato chiesto di redigere un PSC per un prossimo intervento di ammodernamento di un albergo.
Ho appena concluso l'aggiornamento al "corso di sicurezza" e mi sorge la seguente domanda: come Tecnico incaricato per un PSC devo avere una copertura assicurativa?
.

Con il Decreto Legge n.138/2011, convertito con modificazioni nella Legge n. 148/2011, disciplinata dal D.P.R. del 7 agosto 2012, è stato introdotto l’obbligo, a partire dal 13 agosto 2013, per i professionisti che esercitano una libera attività l’obbligo di stipulare una assicurazione per la responsabilità civile e professionale. La norma interessa gli iscritti agli Ordini o Albi professionali e sancisce l’obbligatorietà nel caso in cui il professionista svolga attività autonoma, anche occasionale, e in proprio.

Devono obbligatoriamente sottoscriverla i professionisti regolarmente iscritti all’albo e dotati di partita Iva, nonché gli studi associati e le società. Nel caso di Studi associati sono da considerarsi assicurati soci e collaboratori esclusivamente per l’attività svolta in nome e per conto dello studio.

Sono esclusi gli esperti che esercitano mansioni alle dipendenze di fatto di uno studio professionale di un Ente pubblico o di una pubblica amministrazione ovvero aziende private e che non provvedono alla firma dei progetti.



Il Ministero della Giustizia, rispondendo ad un quesito formulato dall’Ordine dei Commercialisti e degli Esperti contabili di Padova, in merito all’insussistenza dell’obbligo assicurativo per i professionisti che prestano la loro attività come collaboratori di altri studi professionali, precisa che l’obbligo assicurativo è tale solo quando il professionista assume incarichi direttamente dalla clientela e che l’utente deve essere inteso come destinatario finale del servizio prestato. Quindi i dipendenti di uno studio non sono tenuti alla stipula dell’assicurazione, in quanto non hanno alcun rapporto con la clientela. Inoltre le polizze stipulate dal titolare dello studio devono estendersi anche alla copertura dei danni causati dai collaboratori, dipendenti e praticanti. Mentre il professionista dipendente che non svolge attività professionale in nome e per conto proprio non è tenuto alla stipula della polizza assicurativa. Qualora il professionista dipendente dello studio presti l’attività professionale in proprio e quindi assume direttamente incarichi con la clientela, sarà tenuto a stipulare la polizza.

Il Decreto legge citato prevede che il professionista è inoltre tenuto a rendere noti al cliente, al momento dell’assunzione dell’incarico, gli estremi della polizza stipulata per la responsabilità professionale e il relativo massimale.

La violazione della norma costituisce un illecito disciplinare.



Vedasi inoltre la circolare CNAPPC in particolare su eventuali criticità per professionisti in regime di collaborazione in via continuativa con uno studio o dipendenti di enti pubblici o privati, che svolgono attività professionale per l’ente avente rilevanza esterna (perizie, collaudi, ecc.) e senza rilevanza esterna o ancora dipendenti di enti pubblici o privati in regime di part-time.

Per i casi di responsabilità solidale si rimanda all’approfondimento del CNI, gruppo di lavoro di Ingegneria Forense, che evidenzia la necessità per il professionista, qualora potesse essere coinvolto in una richiesta di risarcimenti danni unitamente ad altri soggetti, di ottenere dalla Compagnia assicuratrice una copertura adeguata anche in tali casi, per scongiurare che l’eventuale danneggiato si possa rivolgere unicamente al soggetto con il patrimonio più solido.

Ing. Michele Di Pasquale

15/05/2018: DITTA IMPIANTISTICA ED APPALTO LAVORI EDILI

Sono progettista e direttore dei lavori per un intervento di manutenzione straordinaria in CILA presso un appartamento. I proprietari hanno presentato un' impresa con cui vorrebbero eseguire i lavori. Come direttore dei lavori mi sto accertando della regolarità dell'impresa. Vi chiedo aiuto perchè la situazione mi è poco chiara: si tratta di un'impresa individuale iscritta alla Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Roma con 7 addetti. Nell'elenco delle attività svolte sono citate: installazione impianti dal 01/04/2013 inizia anche attivita' di costruzioni, ristrutturazioni,
manutenzioni. L'impresa non è però iscritta alle casse edili e mi ha presentato il Durc del titolare perchè dice che come impresa individuale non ha Durc. A voi risulta che questa impresa possa essere incaricata di eseguire lavori di manutenzione straordinaria?

Il Committente ha molteplici obblighi, tra cui la verifica della ITP idoneità tecnica professionale di imprese e/o lavoratori autonomi alla esecuzione dei lavori da affidare.

I riferimenti normativi sono contenuti nel D.lgs. n.81/08, Titolo IV - CANTIERI TEMPORANEI O MOBILI, Capo I - Misure per la salute e sicurezza nei cantieri temporanei o mobili, articolo Art. 90. Obblighi del committente o del responsabile dei lavori, che al comma 9 recita: “Il committente o il responsabile dei lavori, anche nel caso di affidamento dei lavori ad un'unica impresa o ad un lavoratore autonomo: a) verifica l'idoneità tecnico-professionale delle imprese affidatarie, delle imprese esecutrici e dei lavoratori autonomi in relazione alle funzioni o ai lavori da affidare, con le modalità di cui all'allegato XVII. Nei cantieri la cui entità presunta è inferiore a 200 uomini-giorno e i cui lavori non comportano rischi particolari di cui all’allegato XI, il requisito di cui al periodo che precede si considera soddisfatto mediante presentazione da parte delle imprese e dei lavoratori autonomi del certificato di iscrizione alla Camera di commercio, industria e artigianato e del documento unico di regolarità contributiva, fatto salvo quanto previsto dall’articolo 16-bis, comma 10, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, corredato da autocertificazione in ordine al possesso degli altri requisiti previsti dall'allegato XVII; b) chiede alle imprese esecutrici una dichiarazione dell'organico medio annuo, distinto per qualifica, corredata dagli estremi delle denunce dei lavoratori effettuate all'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS), all'Istituto nazionale assicurazione infortuni sul lavoro (INAIL) e alle casse edili, nonché una dichiarazione relativa al contratto collettivo stipulato dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative, applicato ai lavoratori dipendenti. Nei cantieri la cui entità presunta è inferiore a 200 uomini-giorno e i cui lavori non comportano rischi particolari di cui all’allegato XI, il requisito di cui al periodo che precede si considera soddisfatto mediante presentazione da parte delle imprese del documento unico di regolarità contributiva e dell'autocertificazione relativa al contratto collettivo applicato; c) trasmette all’amministrazione concedente, prima dell’inizio dei lavori oggetto del permesso di costruire o della denuncia di inizio attività, copia della notifica preliminare di cui all’articolo 99, il documento unico di regolarità contributiva delle imprese e dei lavoratori autonomi, fatto salvo quanto previsto dall’articolo 16-bis, comma 10, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, e una dichiarazione attestante l’avvenuta verifica della ulteriore documentazione di cui alle lettere a) e b).”

Il mancato adempimento è sanzionato pesantemente, come riportato dall’art.157 dello stesso decreto:

Art. 157. Sanzioni per i committenti e i responsabili dei lavori: 1. Il committente o il responsabile dei lavori sono puniti: a) con l’arresto da tre a sei mesi o con l’ammenda da 2.500 a 6.400 euro per la violazione dell’articolo 90, commi 3, 4 e 5; b) con l’arresto da due a quattro mesi o con l’ammenda da 1.000 a 4.800 euro per la violazione degli articoli 90, comma 9, lettera a), 93, comma 2, e 100, comma 6-bis; c) con la sanzione amministrativa pecuniaria da 500 a 1.800 euro per la violazione degli articoli 90, commi 7 e 9, lettera c), 101, comma 1, primo periodo.



Il Direttore dei lavori ha altri compiti, riassumibili, limitando l’esame agli aspetti inerenti il D.lgs. n.81/08 e s.m.i., alla richiesta del DURC all’Impresa ed alla relativa produzione presso gli Uffici preposti alla pratica edilizia.

L’Impresa deve produrre il DURC a nulla valendo quello del datore di lavoro come lavoratore autonomo (se è questo che è stato prodotto).



Vi è inoltre un ulteriore aspetto, se una Ditta installatrice di impianti possa essere affidataria di un appalto (privato) di lavori edili, sulla relativa iscrizione alla Cassa edile e quindi a quale contratto collettivo si debba fare riferimento.

Sulla iscrizione alla Cassa edile vedasi il parere AVCP n.83 del 30/05/12: “...circa l’obbligo di iscrizione alle Casse Edili, si osserva che lo stesso è previsto dal Codice dei Contratti, sia nell’art. 118, comma 6, che stabilisce: “(...) L'affidatario e, per suo tramite, i subappaltatori, trasmettono alla stazione appaltante prima dell'inizio dei lavori la documentazione di avvenuta denunzia agli enti previdenziali, inclusa la Cassa edile, assicurativi e antinfortunistici (...)”, sia nell’art. 40, comma 4 lett. d), che, in ordine alla qualificazione per eseguire lavori pubblici, afferma: “il regolamento definisce in particolare (…) i requisiti di ordine generale in conformità all'articolo 38 e i requisiti tecnico-organizzativi ed economico-finanziari di cui al comma 3, lettera b), con le relative misure in rapporto all'entità e alla tipologia dei lavori. Vanno definiti, tra i suddetti requisiti, anche quelli relativi alla regolarità contributiva e contrattuale, ivi compresi i versamenti alle casse edili”.

Si richiama anche una precedente pronuncia della stessa Autorità (Deliberazione Avcp n.91 del 29.03.2007): “Per quanto attiene all’obbligo di iscrizione alla Cassa Edile, nel far presente che l’iscrizione sussiste ipso facto per tutte le imprese aderenti al contratto collettivo degli edili, si precisa che, indipendentemente dal comparto di riferimento, le imprese che eseguono appalti di lavori pubblici sono anch’esse obbligate ad iscrivere i propri lavoratori alla Cassa Edile territorialmente competente.” (

Pertanto le imprese non edili, generalmente, non possono eseguire lavori edili, ad eccezione di casi particolari, ad esempio di lavori edili accessori rispetto all’appalto nel suo complesso oppure lavori edili occasionali o comunque non prevalenti rispetto alla attività impiantistica.

Il Ministero del lavoro con Interpello n.56 del 23/12/08 asserisce che, in tal caso, imprese non edili (metalmeccaniche impiantistiche) possono partecipare a gare per affidamento di lavori pubblici con opere edili, senza iscrizione alla Cassa Edile.

Sul punto la Cassazione civile (Sentenza n. 1083 del 11 febbraio 1983) ha stabilito che allorchè lo stesso datore di lavoro eserciti attività molteplici tra loro differenziate, sì da potersi considerare autonome fra loro, si verifica il caso di una molteplicità di aziende distinte, facenti capo ad un unico imprenditore, con la conseguenza che sarà applicabile nei confronti dei singoli lavoratori la regolamentazione corrispondente ai diversi rami di attività presso cui ciascuno di essi presta la propria attività.

Se, invece, tali attività sono connesse, in quanto dirette al conseguimento di una stessa finalità produttiva o se l’imprenditore eserciti un’attività principale unica, cui accedono attività sussidiare o complementari, si applicherà la disciplina relativa all’intero ciclo produttivo o, comunque, all’attività principale svolta dal datore di lavoro.

Ing. Michele Di Pasquale




07/05/2018: NUOVO CODICE DEI CONTRATTI PUBBLICI E PSS PIANO SOSTITUTIVO SICUREZZA

Il quesito che vi pongo riguarda il PSS (Piano sostitutivo della Sicurezza).
L’impresa appaltatrice era obbligata a redigere tale piano, in assenza del PSC, ai sensi dell’art . 131 del D.Lgs 163/2006 nei casi previsti e secondo le indicazioni dell’allegato XV del D.Lgs 81/2008.
Con l’abrogazione del D. Lgs 163/2006, nel nuovo D. Lgs 50/2016 non vi sono riferimenti normativi afferenti alla sicurezza; rimane invece vigente l’allegato XV del D.Lgs 81/2008 in cui si al comma 3.2.2. si cita “Ove non sia prevista la redazione del PSC, il PSS, quando previsto, é integrato con gli elementi del POS.”
I quesito che vi pongo sono:
- è ancora obbligo dell’impresa appaltatrice redigere il PSS nel caso in cui non vi sia obbligo di redigere il PSC?
- è facoltà della Stazione Appaltante richiedere il PSS?

Nell’attento quesito si è rilevata una distonia introdotta dal nuovo Codice degli appalti in merito al PSS piano di sicurezza sostitutivo.

La redazione del PSS venne prevista originariamente con la Legge quadro in materia di LL.PP. n.109/1997 e ricomprendeva anche l’assenza, oltre del PSC piano di sicurezza e coordinamento, del piano generale della sicurezza, abrogato con il D.lgs. n.528/1999.

Nel D.P.R. n.222/2003, Regolamento sui contenuti minimi dei piani di sicurezza nei cantieri temporanei o mobili, all’articolo 5 vennero esplicitati i contenuti minimi del piano sostitutivo di sicurezza.

Successivamente anche il D.lgs. n.163 del 12 aprile 2006, all’art.131 comma 2 lett. b), statuiva che entro trenta giorni dall’aggiudicazione, e comunque prima della consegna dei lavori, l’appaltatore od il concessionario redigesse e consegnasse (oltre al proprio POS piano di sicurezza operativo) un piano di sicurezza, sostitutivo del piano di sicurezza e di coordinamento quando quest’ultimo non fosse stato previsto.

Il D.lgs. 81/2008 recepì integralmente quanto previsto dal D.P.R. n.222/2003 per i contenuti minimi dei piani di sicurezza, riportati nell’allegato XV.

Pertanto la obbligatorietà della redazione del PSS era statuita dal D.lgs. n.163/2006 ed i contenuti minimi indicati nel D.lgs. n.81/2008 e s.m.i..



Il D.lgs. n.50 del 18 aprile 2016, nuovo Codice dei contratti pubblici e delle concessioni, non prevede più tale obbligo.

Tra gli addetti ai lavori si è anche arrivati ad ipotizzare una dimenticanza, aprendo il campo ad interpretazioni varie (che in tale sede si tralasciano), ma il correttivo D.lgs. n.50/2016 ha confermato tale impostazione.

Per cui l’attuale quadro normativo, essendo stato abrogato l’art.131 del D.lgs. n.163/2006, non prevede la redazione in un appalto pubblico con un’unica impresa del PSS.

Resta la distonia con il D.lgs. n.81/08 e s.m.i., che nell’Allegato XV al p.to 3.1.1 ne regolamenta i contenuti minimi ma non la obbligatorietà.

Ing. Michele Di Pasquale

23/04/2018: LAVORI IN QUOTA CON SISTEMA DI FUNI

L'edilizia su fune è al momento talmente di moda, che molti committenti appaltano lavori di manutenzione di intere facciate ai rocciatori, senza nemmeno valutare il confronto dei risultati tecnici rispetto alle stesse lavorazioni con opere provvisionali. E' dato per scontato il risparmio "a priori" senza considerare il tipo e l'estensione delle lavorazioni, e non sentendo ragioni.
Figuriamoci il problema della sicurezza!
Vorrei sapere quali rischi corre un CSP che indica nel PSC lavorazioni su fune come unico sistema lavorativo per facciate esterne, di altezza ed estensione importanti.
Il CSE in cantiere come deve e può comportarsi?
Ha facoltà di chiedere ed ottenere altro sistema più sicuro? I controlli ASL potrebbero produrre sanzioni relative al tipo di scelta ed alla mancanza di alternative?


Aspetto interessante ed in parte controverso, quello del lavoro con funi, tipologia operativa molto diffusa in Europa, che nel nostro ordinamento impatta con vari aspetti, tra i quali priorità/obbligo dei DPC (dove con DPC si intendono quei dispositivi che hanno la “funzione di salvaguardare le persone da rischi per la salute e la sicurezza”).

In sintesi.


Dalla pregevole Linea Guida per l’esecuzione di lavori temporanei in quota con l’impiego di sistemi di accesso e posizionamento mediante funi, a cura del Ministero Lavoro e Politiche Sociali e del Ministero della Salute – ISPESL (edita nel 2003 ma ancora validissima, a parte alcuni riferimenti normativi superati), si riprende quanto segue.

Qualora lavori temporanei in quota non possano essere eseguiti in condizioni di sicurezza e in condizioni ergonomiche adeguate a partire da un luogo idoneo allo scopo, devono essere scelte le attrezzature di lavoro più idonee a garantire e mantenere condizioni di lavoro sicurezza.

Va data la priorità alle misure di protezione collettiva rispetto alle misure di protezione individuale.

Le dimensioni delle attrezzature di lavoro devono essere confacenti alla natura dei lavori da eseguire nonché alle sollecitazioni prevedibili e consentire una circolazione priva di rischi. La scelta del tipo più idoneo di sistema di accesso ai posti di lavoro temporanei in quota deve essere fatta in rapporto alla frequenza di circolazione, al dislivello e alla durata dell’impiego. Il sistema di accesso adottato deve consentire l’evacuazione in caso di pericolo imminente. Il passaggio da un sistema di accesso a piattaforme, impalcati, passerelle e viceversa non deve comportare rischi ulteriori di caduta. L’impiego di sistemi di accesso e posizionamento mediante funi è ammesso soltanto in circostanze in cui, secondo la valutazione dei rischi, risulta che il lavoro può essere effettuato in condizioni di sicurezza e l’impiego di un’altra attrezzatura di lavoro non risulta giustificato a causa della breve durata di impiego oppure delle caratteristiche esistenti dei siti che il datore di lavoro non può modificare.

La scelta di sistemi di accesso e posizionamento mediante funi per la esecuzione di lavori temporanei in quota deve sempre essere giustificata da una specifica analisi dei rischi in cui è fatto esplicito riferimento alle alternative che permettono l’adozione di dispositivi di protezione collettiva.



Le tecniche di accesso e posizionamento con funi descritte nella presente linea guida sono state elaborate, nella loro derivazione dalle tecniche alpinistiche, in conformità a quanto prescritto dalla vigente normativa in materia di prevenzione degli infortuni ed igiene del lavoro. I lavori temporanei in quota possono essere effettuati soltanto se le condizioni meteorologiche non mettono in pericolo la sicurezza e la salute dei lavoratori. I lavori devono essere programmati e sorvegliati in modo adeguato, onde poter immediatamente soccorrere il lavoratore collegato alle funi in caso di necessità.

Viene anche indicato che “ai fini della scelta del metodo di lavoro con funi, la valutazione dei rischi deve tenere conto dei seguenti elementi qualitativi, dopo aver appurato la eseguibilità in sicurezza del lavoro con funi:

- impossibilità di accesso con altre attrezzature di lavoro;

- pericolosità di utilizzo di altre attrezzature di lavoro;

- impossibilità di utilizzo di sistemi di protezione collettiva;

- esigenza di urgenza di intervento giustificata;

- minor rischio complessivo rispetto ad altre soluzioni operative;

- durata limitata nel tempo dell’intervento;

- impossibilità di modifica del sito ove è posto il luogo di lavoro”.



I riferimenti normativi per i DPC si possono reperire negli articoli 15 e 75 del Testo Unico sulla salute e sicurezza dei lavoratori, oltre che negli art.111 e 148.

L’ articolo 15 stabilisce che le misure generali di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro sono “…la priorità delle misure di protezione collettiva rispetto alle misure di protezione individuale”, mentre l’articolo 75 afferma che “I DPI devono essere impiegati quando i rischi non possono essere evitati o sufficientemente ridotti da misure tecniche di prevenzione, da mezzi di protezione collettiva, da misure, metodi o procedimenti di riorganizzazione del lavoro”.

L’art. 148 prevede per i “Lavori speciali” delle costruzioni edilizie, al comma 1, che “Prima di procedere alla esecuzione di lavori su lucernari, tetti, coperture e simili, fermo restando l’obbligo di predisporre misure di protezione collettiva, deve essere accertato che questi abbiano resistenza sufficiente per sostenere il peso degli operai e dei materiali di impiego”. Ed ancora al comma 2, “Nel caso in cui sia dubbia tale resistenza, devono essere adottati i necessari apprestamenti atti a garantire la incolumità delle persone addette, disponendo, a seconda dei casi, tavole sopra le orditure, sottopalchi e facendo uso di idonei dispositivi di protezione individuale anticaduta.” Quindi emerge una differenziazione, rispetto all’art.111 del citato Decreto inerente gli “Obblighi del datore di lavoro per i lavori in quota” in cui è prevista una “… priorità alle misure di protezione collettiva rispetto alle misure di protezione individuale”.

È da evidenziare, ancora, come il D.lgs. n.81/08 si limiti a citare (o sottintendere) i DPC ma non a descriverli, vedasi ad esempio:

- Le armature di sostegno degli scavi, individuate all’art.119 (Pozzi, scavi e cunicoli) comma 1;

- Le reti di sicurezza, sottintese all’art.122 (Ponteggi ed opere provvisionali);

- I parapetti provvisori individuati nell’art.146 (Difesa delle aperture).

Inoltre per i DPC non esiste una direttiva di prodotto come per i DPI, dotati invece di marcatura CE, per cui le uniche norme di riferimento sono quelle tecniche, nello specifico le norme UNI EN.

Poco o nulla viene detto nel D.lgs. n.81/08 sulla differenziazione tra dispositivi di protezione permanenti o non permanenti e sull’obbligo della progettazione di taluni dispositivi di protezione, dimenticando che non vi è sistema anticaduta sicuro, sia esso DPC e/o DPI, se non correttamente progettato e dopo una attenta valutazione del rischio.



Si evidenzia sommessamente che l’obbligo di utilizzo in maniera indistinta dei DPC può portare a disattendere le misure di sicurezza, soprattutto in lavori di breve durata e breve entità, poiché installare ogni volta ponteggi o noleggiare macchine diviene preponderante sia in termini di tempo che economici rispetto all’intervento stesso. L’importanza andrebbe data ai sistemi permanenti (DPC laddove possibile, altrimenti sistemi fissi da usare con DPI laddove vi siano vincoli architettonici e/o strutturali che impediscono il grado di sicurezza maggiore), ogni luogo di lavoro risulta così in sicurezza tramite un impianto ed una progettazione, che ne specifica il modo d’uso.



Sulla facoltà da parte dell’Organo di vigilanza di prescrivere ugualmente l’adozione dei prioritari accorgimenti tecnico-organizzativi prescritti in via generale dalla norma, anche qualora i livelli di igiene e sicurezza prescritti dalla legge siano rispettati, seppur attraverso l’utilizzo di dispositivi di protezione individuale, si segnala una sentenza del T.A.R. Piemonte [sez. II, 24 aprile 1985 n. 194] che recita “…l’amministrazione, quando riscontra una situazione di lavoro in cui i livelli di sicurezza e di igiene sono rispettati solo mediante il ricorso a mezzi di protezione personale, ha titolo per pretendere che si adottino tutti quegli accorgimenti tecnici che possano assicurare definitivamente ed obiettivamente il rispetto delle norme di legge, compatibilmente tuttavia con le esigenze economico-produttive dell’azienda”. Tale sentenza conferma che è possibile prevedere l’utilizzo dei DPI solo dopo aver constatato l’impossibilità di attuare tutte le misure tecniche, procedurali o riorganizzative di prevenzione per la riduzione dei rischi alla fonte (misure di protezione collettiva).

In conclusione solo una attenta e documentata analisi e valutazione dei rischi e delle condizioni al contorno, da parte dei vari soggetti destinatari di obblighi di legge e posizione di garanzia, può condurre alla scelta della migliore e corretta soluzione operativa (ponteggio fisso o autosollevante, piattaforme mobili, sistema di linee di vita, lavoro con funi, ecc.).

Ing. Michele Di Pasquale




1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 avanti

architettiroma è su twitter architettiroma è su facebook le istruzioni per iscriversi al feed RSS Iscriviti alla newsletter di architettiroma.it
Sportello consulenze on-line Sicurezza sui luoghi di lavoro e cantieri