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Sicurezza sui luoghi di lavoro e cantieri

leggi le risposte alle domande più frequenti.

27/09/2018: DETERMINAZIONE QUINQUENNI AGGIORNAMENTO COORDINATORE DELLA SICUREZZA.

Pregiatissimo Ing. Di Pasquale, ho notato che il mio quesito è già stato, sostanzialmente, sottoposto alla sua gentile attenzione, quindi chiedo scusa per la ripetizione. Ho frequentato il Corso di sicurezza nei cantieri valido ai sensi dell'art. 10 del D. Lgs. 494/96 nell'anno 2005 presso la Facoltà di Ingegneria dell' Università La Sapienza di Roma, con relativo rilascio dell'Attestato, ma non ho mai fatto l'aggiornamento quinquennale da quello stesso anno. La domanda è se è sufficiente frequentare il corso di aggiornamento di 40 ore on line, presso qualsiasi piattaforma riconosciuta (oltre agli ordini professionali), al fine di ottenere la regolare abilitazione ad esercitare l'attività di coordinatore della Sicurezza in fase di Progettazione ed Esecuzione, ai sensi del vigente testo unico sulla sicurezza (dlgs 81/2008).

Gentilissimo Collega, il quesito posto è rilevante e di interesse generale.

Come noto, i contenuti, le modalità e la durata dei corsi cd abilitanti l’assunzione dell’incarico di CSP-CSE devono rispettare almeno le prescrizioni di cui all’ALLEGATO XIV del D.lgs. n.81/08, che prevede anche l’obbligo di aggiornamento a cadenza quinquennale della durata complessiva di 40 ore, da effettuarsi anche per mezzo di diversi moduli nell’arco del quinquennio, anche attraverso la partecipazione a convegni o seminari. Il Decreto Legislativo n.151 del 14 settembre 2015, pubblicato in G.U.n.221 il 23/09/15, inerente “Disposizioni di razionalizzazione e semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese e altre disposizioni in materia di rapporto di lavoro e pari opportunità, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183” ha apportato alcune modifiche al comma 3 dell’articolo 98 del D.lgs. n.81/08 e s.m.i., (Requisiti professionali del coordinatore per la progettazione, del coordinatore per l’esecuzione dei lavori) prevedendo la possibilità dell’utilizzo della modalità e-learning sia per i corsi abilitanti (seppur limitatamente al modulo giuridico di 28 ore) che per i corsi di aggiornamento (anche intero monte ore).

Nel merito delle scadenze temporali per l’aggiornamento CSP-CSE per i Professionisti abilitati prima dell’entrata in vigore del TU SSLL:

- il primo quinquennio è scaduto il 15/05/2013 ossia 5 anni dall’entrata in vigore del D.lgs. n.81/08;

- il secondo scade il 15/05/2018, pertanto entro tale data si dovrà aver completato il secondo aggiornamento di ulteriori 40 ore.

L’ Accordo Stato Regioni e provincie autonome del 07/07/2016, che individua i requisiti della formazione dei responsabili e degli addetti del servizio di prevenzione e protezione, ha modificato anche aspetti inerenti la formazione di tali figure, in parte omologandoli a quelli per CSP-CSE.

Nello specifico per l’aggiornamento è previsto che ha decorrenza quinquennale a partire dalla conclusione del Modulo B ovvero, per i soggetti che desiderano avvalersi della facoltà di non seguire tale corso,

- dalla data di entrata in vigore del D.lgs.n.81/08 (15 maggio 2008);

- dalla data di conseguimento della laurea, se avvenuta dopo il 15 maggio 2008.

È preferibile che il monte ore complessivo di aggiornamento sia distribuito nell'arco temporale del quinquennio.

In ogni caso per poter esercitare la propria funzione, gli RSPP e gli ASPP dovranno, in ogni istante, poter dimostrare che nel quinquennio antecedente hanno partecipato a corsi di formazione per un numero di ore non inferiore a quello minimo previsto.



Orbene la locuzione “in ogni istante” inserita nell’ASR del 7 luglio 2016 potrebbe far intendere, con una interpretazione estensiva, che il requisito delle 40 ore sia da possedere al momento dell’assunzione dell’incarico, nulla valendo il pregresso.



Sul tema si evidenzia questa circolare esplicativa dell’OAPPC della provincia di Verona del 14/03/16, che non prende in considerazione la possibilità di “saltare” il quinquennio di aggiornamento:

www.vr.archiworld.it/doc/informative/802/Circolare%20esplicativa.pdf

o ancora l’OAPPC della provincia di Vicenza, che consiglia di frequentare con regolarità gli eventi di aggiornamento per almeno n.8 ore l’anno:

corsi.ordinearchitetti.vi.it/nuovo-accordo-stato-regioni-sulla-formazione-per-rspp-e-cspcse-100/

ed ancora quest’utile memo per il calcolo delle ore emanato dal Collegio dei geometri di Cremona

www.collegio.geometri.cr.it/jdownloads/calcolo_ore.pdf



Per tale ragione sarebbe auspicabile un chiarimento anche per non generare interpretazioni agli antitesi e, conseguentemente, anche possibile discrezionalità da parte degli Organi di controllo.

A completamento, si riporta quanto previsto per l’aggiornamento del Professionista antincendio, regolamentato dal DM 5 agosto 2011, recante Procedure e requisiti per l’autorizzazione e l’iscrizione dei professionisti negli elenchi del Ministero dell’Interno di cui all’articolo 16 del decreto legislativo 8 marzo 2006 n.139. Il DM 7 giugno 2016 ha previsto che per il mantenimento dell’iscrizione negli elenchi del Ministero dell’interno, i professionisti debbano effettuare ogni 5 anni corsi o seminari di aggiornamento in materia di prevenzione incendi della durata complessiva di almeno quaranta ore.

Il termine dei 5 anni decorre:

- dalla data di iscrizione negli elenchi;

- dalla data di riattivazione dell’iscrizione stessa in caso di sospensione per inadempienza;

- dalla data di entrata in vigore DM 7 giugno 2016 (25 giugno 2016), per i professionisti già iscritti alla medesima data negli elenchi ministeriali.



Con Circolare DCPREV prot.n.15164 del 29/12/15 inerente i “Requisiti per ilo mantenimento dell’iscrizione negli elenchi del Ministero dell’interno art.7 del DM 5 agosto 2011”, è statuito che Ordini e/o Collegi professionali provinciali accertino al termine del quinquennio di riferimento la frequenza delle 40 ore di aggiornamento e sospendano il professionista che non ha completato il monte ore.

Lo stesso professionista permane sospeso fin quando non completa le ore di aggiornamento mancanti.

Una volta completato il monte ore del quinquennio trascorso, l’Ordine/Collegio provinciale provvederà a ripristinare l’iscrizione del professionista negli elenchi e, da quella data, inizierà un nuovo quinquennio di riferimento.

Ing. Michele Di Pasquale


18/09/2018: OBBLIGHI DEL COORDINATORE DELLA SICUREZZA.

Sono stata CSE nei lavori di manutenzione strordinaria di un appartamento.
Il cantiere è terminato a gennaio 2017 (tanto che i proprietari sono entrati in casa) ma il DL non riesce a consegnare il Fine Lavori per mancanza di alcune certificazioni da parte dell'impresa.
Il committente è in contestazione con l'impresa e a dicembre 2017 mi ha chiesto di consegnare i verbali dei miei sopralluoghi per usarli in tal senso e di fatturare a giugno 2018.
Avevo archiviato digitalmente i verbali, ma purtroppo ho perso i dati; scusandomi, ho fatturato ugualmente e la sua risposta è che senza verbali non vuole pagarmi.
Non avevamo redatto una lettera d'incarico in cui si chiedeva questa consegna, ma solo un preventivo firmato. La sua richiesta è giustificata?

La Legge n.124/2017 ha previsto per i professionisti l’obbligatorietà, tra l’altro, della preventivo scritto a partire dal 29/08/2017. Il professionista ha l’obbligo di rendere noto al Committente, in forma scritta o digitale, il grado di complessità dell’incarico e tutte le informazioni utili su oneri e costi, ipotizzabili dal momento del conferimento dell’incarico fino alla conclusione. Il compenso deve essere reso noto obbligatoriamente, in forma scritta o digitale con un preventivo di massima, e dettagliato in base alle voci di costo, comprensive di spese, oneri e contributi. Il Codice Deontologico, agli artt. 23 e 24, aveva già recepito il disposto legislativo del 2012 (Decreto cd liberalizzazioni che ha previsto la pattuizione del compenso per le prestazioni professionali al momento del conferimento dell’incarico) disponendo altresì gli obblighi del contratto scritto e della determinazione dell’onorario, anch’essa per iscritto. Contratti e fac-simile di lettere di incarico/preventivo sono riportati nel presente sito e su quello del CNAPPC.



Alla luce di quanto, sinteticamente, esposto il preventivo sottoscritto dai Contraenti rappresenta anche una tutela per il professionista, specie in caso di recupero forzoso del credito.

A maggior ragione se non vi è stata alcuna formale contestazione sull’operato svolto e sull’attività espletata nel corso dell’incarico.



Nel merito della contestazione da parte della Committenza, si evidenzia che la predisposizione di verbali di sopralluogo non è previsto quale obbligo tra gli adempimenti di Legge per il Coordinatore della sicurezza, pur se vivamente consigliata anche per altre motivazioni.

Per un pronto riscontro si riassumono tali obblighi:

- Per il CSP: redazione del Piano di sicurezza ed aggiornamento e del Fascicolo dell’opera (quest’ultimo non previsto per interventi di manutenzione ordinaria ai sensi del DPR n.380/2001);

- Per il CSE: vedasi l’art.92 del D.lgs. n.81/08 e s.m.i..

Ing. Michele Di Pasquale

17/07/2018: CORSI DI FORMAZIONE COORDINATORE DELLA SICUREZZA

vorrei informazioni sui corsi di formazione da 120 ore per Coordinatori della sucurezza nei cantieri.

I requisiti professionali per l’assunzione dell’incarico di coordinatore della sicurezza in fase di progettazione e di esecuzione sono normati dal D.lgs. n.81/08 e s.m.i. che all’art. 98 indica:

- Titolo di studio (tipologie di laurea e di diploma richiesti);

- Attestato di frequenza a specifico corso in materia di sicurezza;

- Numero di anni di attività lavorativa documentata nel settore delle costruzioni.



Nello specifico il coordinatore della sicurezza deve essere in possesso di uno dei seguenti requisiti:

a) laurea magistrale conseguita in una delle seguenti classi: LM-4, da LM-20 a LM-35, LM- 69, LM-73, LM-74, di cui al decreto del Ministro dell’Università e della ricerca in data 16 marzo 2007, pubblicato nel S.O. alla G.U. n. 157 del 9 luglio 2007, ovvero laurea specialistica conseguita nelle seguenti classi: 4/S, da 25/S a 38/S, 77/S, 74/S, 86/S, di cui al decreto del Ministro dell’Università e della ricerca scientifica e tecnologica in data 28 novembre 2000, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 18 del 23 gennaio 2001, ovvero corrispondente diploma di laurea ai sensi del decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca in data 5 maggio 2004, pubblicato nella G.U. n. 196 del 21 agosto 2004, nonché attestazione, da parte di datori di lavoro o committenti, comprovante l’espletamento di attività lavorativa nel settore delle costruzioni per almeno un anno;

b) laurea conseguita nelle seguenti classi L7, L8, L9, L17, L23, di cui al predetto decreto ministeriale in data 16 marzo 2007, ovvero laurea conseguita nelle classi 8,9,10,4, di cui al decreto del Ministro dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica in data 4 agosto 2000, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 245 del 19 ottobre 2000, nonché attestazione, da parte di datori di lavoro o committenti, comprovante l’espletamento di attività lavorative nel settore delle costruzioni per almeno due anni;

c) diploma di geometra o perito industriale o perito agrario o agrotecnico, nonché attestazione, da parte di datori di lavoro o committenti, comprovante l’espletamento di attività lavorativa nel settore delle costruzioni per almeno tre anni.



Inoltre deve essere, altresì, in possesso di attestato di frequenza, con verifica dell’apprendimento finale, a specifico corso in materia di sicurezza organizzato dalle regioni, mediante le strutture tecniche operanti nel settore della prevenzione e della formazione professionale, o, in via alternativa, dall’ISPESL, dall’INAIL, dall’Istituto italiano di medicina sociale, dagli ordini o collegi professionali, dalle università, dalle associazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori o dagli organismi paritetici istituiti nel settore dell’edilizia .

I contenuti, le modalità e la durata dei corsi di cui al comma 2 devono rispettare almeno le prescrizioni di cui all’ALLEGATO XIV del D.lgs. n.81/08, che prevede anche l’obbligo di aggiornamento a cadenza quinquennale della durata complessiva di 40 ore, da effettuarsi anche per mezzo di diversi moduli nell’arco del quinquennio, anche attraverso la partecipazione a convegni o seminari. Il Decreto Legislativo n.151 del 14 settembre 2015, pubblicato in G.U.n.221 il 23/09/15, inerente “Disposizioni di razionalizzazione e semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese e altre disposizioni in materia di rapporto di lavoro e pari opportunità, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183” ha apportato alcune modifiche al comma 3 dell’articolo 98 del D.lgs. n.81/08 e s.m.i., (Requisiti professionali del coordinatore per la progettazione, del coordinatore per l’esecuzione dei lavori) prevedendo la possibilità dell’utilizzo della modalità e-learning sia per i corsi abilitanti (seppur limitatamente al modulo giuridico di 28 ore) che per i corsi di aggiornamento (anche intero monte ore).

Per ulteriori informazioni si rimanda al seguente link.ordine.architettiroma.it/formazione/

Ing. Michele Di Pasquale






17/06/2018: IMPATTO ACUSTICO LEGGE N.447/1995 E VALUTAZIONE RISHCIO RUMORE D.LGS N.81/08

Premesso che la normativa italiana riconosce nella Legge 447/95 la legge quadro sull'inquinamento acustico , nel D.P.C.M del 14/11/1997 i valori limite delle sorgenti sonore, nell'art. 659 del Codice Penale il disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone , nel D.Lgs 81/08 la tutela della sicurezza nei luoghi di lavoro,
si chiede a codesto Ordine professionale di esprimere un parere circa
l'utilizzo di attrezzature mobili quali seghe, tagliasiepi, decespugliatori, tagliaerbe e soffiatori per foglie (prevalentemente con motori a scoppio),
considerando che:
i livelli sonori riportati sulle attrezzature stesse variano dai 90 ai 120 db (superando i limiti consentiti dalla legge)
il loro utilizzo viene effettuato in zone prevalentemente residenziali (condomini, ville, giardini pubblici...) e frequentate contemporaneamente anche da normali cittadini che non posseggono i necessari Dispositivi di Protezione Individuale
il loro utilizzo provoca la diffusione di agenti biologici dispersi in polveri sollevate, creando possibilità per intossicazioni, allergie e infezioni per l'intera comunità.
Qualora Codesto Ordine lo ritenesse opportuno, il sottoscritto Architetto chiede , tramite l'istituto dell'Interpello come previsto dall'art. 12 del D.lgs 81/08 di poter inoltrare, a mano del Consiglio Nazionale Architetti, Pianificatore, Paesaggisti e Conservatori, con sede in via S.Maria dell'Anima 10 a Roma, alla Commissione degli interpelli presso il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali tale questione, facendo presente che i principi generali di tutela sono la riduzione dei rischi alla fonte, e, ove ciò non fosse possibile, la riduzione al minimo in relazione alle conoscenze acquisite in base al progresso tecnico.
Considerando anche il fatto che lo stato attuale della tecnica e del progresso consente l'utilizzo di strumenti elettrici a minor impatto sonoro e ambientale.
Il sottoscritto chiede di poter essere aggiornato sullo stato di avanzamento della procedura.

La Commissione per gli Interpelli prevista dall'articolo 12 comma 2 del d.lgs. n.81/08 e s.m.i. fornisce indicazioni nelle risposte ai quesiti che costituiscono criteri interpretativi e direttivi per l’esercizio delle attività di vigilanza.

I quesiti di ordine generale sull'applicazione della normativa in materia di SSLL possono essere inoltrati dai seguenti soggetti:

· organismi associativi a rilevanza nazionale degli enti territoriali e gli enti pubblici nazionali;

· le regioni e le province autonome;

· organizzazioni sindacali dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale;

· organizzazioni sindacali dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale;

· consigli nazionali degli ordini;

· collegi professionali.

Le istanze di interpello trasmesse da soggetti non appartenenti alle categorie indicate o privi dei requisiti di generalità non potranno essere istruite.



Nel merito del quesito posto è da rilevare quanto segue.



Il DPCM 14/11/1997 disciplina i valori limite di emissione acustica e di immissione ed i valori di attenzione e qualità, secondo una serie di tabelle che si rifanno alla classificazione acustica del territorio comunale. In base a questi limiti vanno redatte le valutazioni di clima e di impatto acustico previste dalla Legge quadro n.447/1995. Il decreto, entrato in vigore il 1° gennaio 1998 determina i valori limite delle sorgenti sonore, in particolare fissa: i valori limite di emissione massimo di rumore che può essere emesso da una sorgente; i valori limite di immissione massimo di rumore che può essere immesso da una o più sorgenti sonore nell’ambito abitativo o nell’ambiente esterno; valori di attenzione di rumore che segnala la presenza di un potenziale di rischio per la salute o per l’ambiente; valori di qualità di rumore da conseguire come obbiettivo nel breve, medio e lungo periodo. Il decreto fissa i limiti di immissione assoluti per l’ambiente esterno per tutte le tipologie di sorgenti e definisce anche i valori limite di emissione da intendersi come i " livelli di emissione relativi ad una specifica sorgente valutati al ricettore". Questi valori, con l’esclusione delle infrastrutture di trasporto, devono essere rispettati da tutte le sorgenti sonore. I valori limite sono fissati suddividendo il territorio in sei classi acusticamente. Il decreto stabilisce anche delle "fasce di pertinenza" sia per quanto riguarda le infrastrutture stradali che le infrastrutture ferroviarie rimandando ai successivi decreti la fissazione dei limiti all’interno della stessa fascia e la larghezza stessa della fascia.Il DM 16/3/98 integra il DPCM 14/11/97 fissando i limiti e gli indicatori utilizzati per la loro definizione, le metodologie e le tecniche per il controllo del rispetto degli stessi. La Legge n. 447 del 1995 individua i principali strumenti di prevenzione orientati alla tutela del territorio e dell’ambiente abitativo dall’inquinamento acustico e definisce le disposizioni generali in materia di impatto acustico. Un importante dispositivo di prevenzione è quello definito all’articolo 8 della suddetta Legge che stabilisce la necessità di predisporre idonea documentazione di impatto acustico contestualmente alla realizzazione, modifica o potenziamento di infrastrutture o attività che possano determinare alterazioni significative della rumorosità ambientale.

Dal quadro normativo emergono le competenze dei diversi organismi individuati per disciplinare la problematica in questione. Tra i ruoli determinanti vi è quello demandato alla Regione le cui competenze - in ordine alla prevenzione del rischio di inquinamento acustico - riguardano la definizione dei criteri in base ai quali i comuni procedono alla classificazione acustica del proprio territorio e allo sviluppo delle linee guida per l’elaborazione della documentazione di impatto acustico ai sensi dell’articolo 8 della Legge n. 447 del 1995. Ai Comuni è demandato il ruolo fondamentale in ordine all’efficacia dell’azione preventiva rispetto al problema dell’inquinamento acustico. In particolare alle amministrazioni locali sono demandate le competenze circa la classificazione acustica, il controllo sul territorio e l’adozione di regolamenti per l’attuazione della disciplina statale e regionale che prevedano, tra l’altro, specifici dispositivi mirati alla prevenzione e al contenimento delle emissioni rumorose derivanti dalle infrastrutture di trasporto e dall’esercizio di attività che impiegano sorgenti sonore.



Invece il D.lgs. n.81/08 e s.m.i. determina i requisiti minimi per la protezione dei lavoratori contro i rischi per la salute e la sicurezza derivanti dall'esposizione al rumore durante il lavoro e in particolare per l'udito e prende in esame questi fattori per determinare tre categorie di rischio. Il Decreto fissa quindi le misure tecniche, organizzative e procedurali, azioni formative/informative/addestramento e di protezione da adottare a seconda del livello di esposizione.

L’articolo 192 del D.Lgs. 81/2008 – Misure di prevenzione e protezione – al comma 1 afferma che “Fermo restando quanto stabilito dall’art. 182, il datore di lavoro elimina i rischi alla fonte o li riduce al minimo mediante varie misure, quali: adozione di altri metodi di lavoro che implicano una minore esposizione al rumore; scelta di attrezzature di lavoro adeguate, tenuto conto del lavoro da svolgere, che emettano il minor rumore possibile, inclusa l'eventualità di rendere disponibili ai lavoratori attrezzature di lavoro conformi ai requisiti di cui al titolo III, il cui obiettivo o effetto è di limitare l'esposizione al rumore; progettazione della struttura dei luoghi e dei posti di lavoro; adozione di misure tecniche per il contenimento: del rumore trasmesso per via aerea, quali schermature, involucri o rivestimenti realizzati con materiali fonoassorbenti; del rumore strutturale, quali sistemi di smorzamento o di isolamento; ecc.. Se a seguito della valutazione dei rischi risulta che i valori superiori di azione sono oltrepassati, il datore di lavoro elabora ed applica un programma di misure tecniche e organizzative volte a ridurre l'esposizione al rumore. I luoghi di lavoro dove i lavoratori possono essere esposti ad un rumore al di sopra dei valori superiori di azione sono indicati da appositi segnali. Dette aree sono inoltre delimitate e l'accesso alle stesse è limitato, ove ciò sia tecnicamente possibile e giustificato dal rischio di esposizione. Il comma 2 introduce l’obbligo di elaborare e attuare le misure tecniche e organizzative per ridurre l’esposizione al rumore scatta al superamento dei valori superiori di azione [85 dB(A) di LEX e/o 137 dB(C) di picco]. Il successivo articolo 193– Uso dei dispositivi di protezione individuali – prevede che qualora i rischi derivanti dal rumore non possano essere evitati con le misure di prevenzione e protezione, il datore di lavoro fornisce i dispositivi di protezione individuali per l'udito.



In conclusione si tratta di tematiche, pur afferenti l’emissione acustica di sorgenti sonore, aventi ambiti di competenza differenti e differenti destinatari di obblighi.

Ing. Michele Di Pasquale


04/06/2018: ONERI E COSTI DELLA SICUREZZA

\Vorrei avere delle risposte su alcuni quesiti che riguardano i "costi della sicurezza".
In particolare si fa riferimento ad opere pubbliche.
1- nella formulazione di un prezzo inserito in un prezzario regionale è compresa una parte di oneri della sicurezza? se la risposta è "si", questa parte va estratta? va fatta quindi una computazione a parte di questa quota eventualmente inserita nel prezzo? e come va riportata nel QTE?
2- nella formulazione di un quadro economico (opera pubblica), alla voce "lavori" va inserito l'importo da computo metrico e poi l'importo relativo ai costi della sicurezza, ma questi ultimi si aggiungono all'importo del computo metrico oppure i costi della sicurezza (di cui va fatto sempre un computo metrico estimativo) non aumentano l'importo lavori come da computo?, quindi la loro quantificazione servirebbe a dire soltanto che l'importo corrispondente non è soggetto a ribasso.
3- infine, parrebbe che uno studio fatto dal dip. "ITACA" in merito ai costi della sicurezza, sosterrebbe che i costi della sicurezza vanno sempre sommati all'importo calcolato nel computo metrico, (pertanto se l'importo da computo è uguale a 100 ed i costi sicurezza a 5 l'importo totale lavori risulta 105). inoltre tale studio sosterrebbe che le voci da prezzario non contengono quota parte della sicurezza e quindi non se ne contempla l'estrazione dei costi sicurezza medesimi......al di là di quanto sostenuto da "ITACA" ma ciò che deriva da tale studio ha valenza legislativa?

Per poter rispondere necessita riassumere, seppur sinteticamente, alcune considerazioni.

I costi della sicurezza che devono essere evidenziati nel PSC sono determinati nell’Allegato XV del D.lgs. n.81/08 e s.m.i., al punto 4 “STIMA DEI COSTI DELLA SICUREZZA”. La stima deve essere congrua, analitica per voci singole, a corpo o a misura, riferita ad elenchi prezzi oppure su prezziari o listini ufficiali o sull’elenco prezzi delle misure di sicurezza del committente ovvero si può fare riferimento ad analisi dei costi unitari. Le singole voci dei costi della sicurezza vanno calcolate considerando il loro costo di utilizzo per il cantiere interessato che comprende, quando applicabile, la posa in opera ed il successivo smontaggio, l’eventuale manutenzione e l’ammortamento. Tali oneri non sono soggetti a ribasso. Il DPR n.222/2003, in seguito recepito nell’Allegato XV del D.lgs. n.81/08, ha statuito quali siano i costi della sicurezza da stimare nel piano di sicurezza e coordinamento, che nel nostro ordinamento sono quelli relativi (tra parentesi alcune indicazioni) ai costi:

a) degli apprestamenti previsti nel PSC (ponteggi, trabattelli, ponti su cavalletti, impalcati, parapetti, andatoie, passerelle, armature delle pareti degli scavi, servizi igienici, spogliatoi, refettori, recinzioni di cantiere, ecc.);

b) delle misure preventive e protettive e dei dispositivi di protezione individuale eventualmente previsti nel PSC per lavorazioni interferenti (DPI solo richiesti da lavorazioni interferenti);

c) degli impianti di terra e di protezione contro le scariche atmosferiche (NO impianto elettrico), degli impianti antincendio, degli impianti di evacuazione fumi (NO se già esistenti);

d) dei mezzi e servizi di protezione collettiva (tettoia protezione postazione lavorazione, segnaletica di sicurezza, avvisatori acustici, illuminazione di emergenza, mezzi estinguenti, ecc.)

e) delle procedure contenute nel PSC e previste per specifici motivi di sicurezza;

f) degli eventuali interventi finalizzati alla sicurezza e richiesti per lo sfasamento spaziale o temporale delle lavorazioni interferenti;

g) delle misure di coordinamento relative all’uso comune di apprestamenti, attrezzature, infrastrutture, mezzi e servizi di protezione collettiva (riunioni di coordinamento).

Quindi l’aspetto dirimente non è (sarebbe più opportuno “era”) quali fossero i costi della sicurezza da contabilizzare nel PSC e che metodologia di calcolo applicare, ma se i costi individuati fossero ORDINARI, ossia già compresi nell’ammontare dei lavori, oppure SPECIALI, dovuti a particolari prescrizioni del contratto o del PSC ovvero a specificità del sito e come tali, giustamente, da sommare all’importo dei lavori.

Infatti alcuni costi della sicurezza, quali i ponteggi o i trabattelli, sono generalmente già stimati nel CME dell’appalto, altri ancora sono già compresi nei costi unitari (ad es. sbadacchiature protezione scavi, opere provvisionali per lavorazioni interne sino a 4 mt di altezza o sino a 3 metri in funzione del Prezziario di riferimento, per le quali si rimanda alle voci delle lavorazioni afferenti) oppure, sempre nei costi unitari, all’interno delle spese generali riconosciute all’impresa.

Tali costi erano detti propri o ordinari e pertanto dovevano essere già compresi nell’ammontare dei lavori.

Tutti i costi della sicurezza suindicati erano da contabilizzare nel PSC, per non essere soggetti a ribasso, ma solo quelli c.d. speciali dovevano sommarsi all’ammontare del CME dell’appalto predisposto dal Progettista.

Il caso di erronea classificazione dei costi ordinari quali speciali comporterebbe de facto un aumento dei costi di costruzione (tra i pochi interventi chiari sul tema si veda “La direzione dei lavori” dell’arch. Marco Agliata – paragrafo dedicato alla Attività amministrativa e contabile), col rischio per la Stazione appaltante di pagare due volte lo stesso costo.

Ancora si legga il comma 1 dell’art. 5 del DM n.195 del 2000 - Regolamento recante il capitolato generale d'appalto dei lavori pubblici (abrogato dal d.P.R. n. 207 del 2010 dall'8 giugno 2011), sugli obblighi a carico dell’appaltatore.



Con l’entrata in vigore del Prezziario Reg. Lazio del 2010 vi è stato un fondamentale cambiamento.

Il Prezziario 2007 recitava: “I prezzi riportati nei singoli capitoli comprendono in linea generale tutte le misure di sicurezza collettive e personali, i relativi apprestamenti, previsti nelle norme vigenti in materia, salvo le eventuali indicazioni particolari contenute nelle voci di tariffa e nei piani di sicurezza. Ad ogni buon conto, nel calcolo dei costi della sicurezza all’interno delle analisi relative alle nuove voci inserite o per l’aggiornamento delle voci esistenti, si sono assunte a riferimento le percentuali riportate nelle linee-guida redatte dalla Regione Lombardia ed approvate con D.G.R. del 21/05/1999, n. 43168.”

Il Prezziario 2010 (riconfermato nel 2012) invece: “I prezzi riportati nei singoli capitoli comprendono i costi della sicurezza afferenti all’esercizio dell’attività svolta da ciascun impresa (oneri specifici propri dell’appaltatore, D.P.I., sorveglianza sanitaria, formazione dei lavoratori, etc., contenuti nella quota percentuale prevista nell’art. 34 del D.P.R. 554/99). I costi della sicurezza, non suscettibili di ribasso d’asta, afferenti la singola opera, saranno computati nel Piano di Sicurezza e Coordinamento redatto ai sensi del D.L.vo 81/2008 e s.m.i. articolo 91, Allegati XV, XV.1 e XV.2.”

Sarebbe interessante verificare se lo scomputo dei costi della sicurezza abbia comportato, come sarebbe lecito attendersi, una diminuzione dei costi unitari.

Un ulteriori aspetto, meritevole di approfondimento, potrebbe essere se è coerente che alcuni oneri della sicurezza, quelli c.d. propri dell’impresa (DPI, FIA lavoratori, sorveglianza sanitaria, ecc.) non siano determinati in fase di progettazione, neppure stimati (ad eccezione del caso di appalto pubblico con un’unica impresa esecutrice), e quindi siano sottoposti a ribasso.

Altrettanto interessante è definire la modalità di contabilizzazione, liquidazione e pagamento dei costi della sicurezza in appalto chiuso a corpo ed in appalto a misura, con particolare riferimento ai costi non attuati in fase di esecuzione.

Per ultimo si evidenzia che mentre in un appalto privato committente ed affidatario possono definire le condizioni contrattuali e chiudere il contratto come meglio ritengano, nell’appalto pubblico ovvero a normativa pubblica vige un interesse superiore da tutelare, troppo spesso dimenticato. La errata individuazione (o contabilizzazione) degli oneri della sicurezza potrebbe comportare, tra l’altro, un danno erariale.

Rispondendo ai quesiti:

1. Nella formulazione di una voce di costo unitario nel Prezziario può essere ricompreso un Costo della Sicurezza (trabattello, sbadacchiature, ecc.) che va estrapolato e non soggetto a ribasso.

2. Nel QTE va inserito, unitamente alle varie Categorie contabili dei lavori, anche la voce CS Costi della Sicurezza.

3. Le Linee Guida citate forniscono suggerimenti unicamente sulla modalità di individuazione dei Costi della Sicurezza (ITACA Associazione Federale delle Provincie e Regioni Autonome - § 4.4 www.itaca.org/documenti/news/linee%20guida%20222.pdf), mentre sono i Prezziari che indicano (nelle prime pagine – Premessa) come inquadrarli, se come oneri dell’Impresa o costi del Committente.

Ing. Michele Di Pasquale


22/05/2018: DITTA IMPIANTISTICA, APPALTO LAVORI EDILI, MANCATA PRODUZIONE DURC O DURC LAVORATORE AUTONOMO

Ho dei problemi con un cliente che mi ha affidato la progettazione e la direzione lavori di un intervento di manutenzione straordinaria per il suo appartamento. Vi ho già scritto in merito ma continuando a dover discutere con il cliente cerco di levarmi qualsiasi dubbio. Dovendo presentare una CILA mi sono raccomandata con il cliente su un'attenta scelta dell'impresa esecutrice. Mi viene presentata un impresa individuale che fornisce il Durc del titolare della ditta (esempio: Rossi Impianti di Rossi Fabrizio; Nominativo Durc: Rossi Fabrizio). Dall' iscrizione alla Camera di Commercio ho appreso che l'impresa ha 7 dipendenti quindi la mia teoria è che l'impresa debba fornirmi il Durc con il nominativo della ditta e non del titolare della ditta come potrebbe fare se fosse un'impresa individuale senza dipendenti, è giusto quello che sostengo? Come avevo già scritto l'impresa inoltre afferma la non obbligatorietà all'iscrizione alla Cassa Edile in quanto ditta di impianti elettrici. Il mio dilemma infine è: cosa deve fare un Architetto in questi casi? Cosa rischio se comunque il cliente vuole procedere con questa ditta nonostante tutte le mie diffide? Come mi posso tutelare?

In merito al DURC si conferma che è da produrre ai competenti Uffici e da depositare in cantiere a disposizione degli Organi di vigilanza quello inerente l’Impresa affidataria-esecutrice dei lavori, cui afferiscono i sette addetti, e non quello del legale rappresentante dell’Impresa, titolare nella fattispecie anche di partita IVA quale lavoratore autonomo.

Sugli obblighi del Committente per la verifica ITP idoneità tecnico professionale e relative sanzioni in caso di inadempienza si rinvia alla precedente risposta.

Nel caso non si riesca a sensibilizzare il Committente su tali aspetti si possono rassegnare le dimissioni, con la relativa segnalazione agli Organi competenti delle presunte violazioni, ovvero quale Direttore dei lavori non autorizzare l’inizio dei lavori.

In quest’ultimo caso è ipotizzabile il sopraggiungere della revoca dell’incarico da parte del Committente per decadenza del rapporto fiduciario.

Ing. Michele Di Pasquale

18/05/2018: OBBLIGATORIETA’ ASSICURAZIONE PROFESSIONALE COORDINATORE SICUREZZA

Mi è stato chiesto di redigere un PSC per un prossimo intervento di ammodernamento di un albergo.
Ho appena concluso l'aggiornamento al "corso di sicurezza" e mi sorge la seguente domanda: come Tecnico incaricato per un PSC devo avere una copertura assicurativa?
.

Con il Decreto Legge n.138/2011, convertito con modificazioni nella Legge n. 148/2011, disciplinata dal D.P.R. del 7 agosto 2012, è stato introdotto l’obbligo, a partire dal 13 agosto 2013, per i professionisti che esercitano una libera attività l’obbligo di stipulare una assicurazione per la responsabilità civile e professionale. La norma interessa gli iscritti agli Ordini o Albi professionali e sancisce l’obbligatorietà nel caso in cui il professionista svolga attività autonoma, anche occasionale, e in proprio.

Devono obbligatoriamente sottoscriverla i professionisti regolarmente iscritti all’albo e dotati di partita Iva, nonché gli studi associati e le società. Nel caso di Studi associati sono da considerarsi assicurati soci e collaboratori esclusivamente per l’attività svolta in nome e per conto dello studio.

Sono esclusi gli esperti che esercitano mansioni alle dipendenze di fatto di uno studio professionale di un Ente pubblico o di una pubblica amministrazione ovvero aziende private e che non provvedono alla firma dei progetti.



Il Ministero della Giustizia, rispondendo ad un quesito formulato dall’Ordine dei Commercialisti e degli Esperti contabili di Padova, in merito all’insussistenza dell’obbligo assicurativo per i professionisti che prestano la loro attività come collaboratori di altri studi professionali, precisa che l’obbligo assicurativo è tale solo quando il professionista assume incarichi direttamente dalla clientela e che l’utente deve essere inteso come destinatario finale del servizio prestato. Quindi i dipendenti di uno studio non sono tenuti alla stipula dell’assicurazione, in quanto non hanno alcun rapporto con la clientela. Inoltre le polizze stipulate dal titolare dello studio devono estendersi anche alla copertura dei danni causati dai collaboratori, dipendenti e praticanti. Mentre il professionista dipendente che non svolge attività professionale in nome e per conto proprio non è tenuto alla stipula della polizza assicurativa. Qualora il professionista dipendente dello studio presti l’attività professionale in proprio e quindi assume direttamente incarichi con la clientela, sarà tenuto a stipulare la polizza.

Il Decreto legge citato prevede che il professionista è inoltre tenuto a rendere noti al cliente, al momento dell’assunzione dell’incarico, gli estremi della polizza stipulata per la responsabilità professionale e il relativo massimale.

La violazione della norma costituisce un illecito disciplinare.



Vedasi inoltre la circolare CNAPPC in particolare su eventuali criticità per professionisti in regime di collaborazione in via continuativa con uno studio o dipendenti di enti pubblici o privati, che svolgono attività professionale per l’ente avente rilevanza esterna (perizie, collaudi, ecc.) e senza rilevanza esterna o ancora dipendenti di enti pubblici o privati in regime di part-time.

Per i casi di responsabilità solidale si rimanda all’approfondimento del CNI, gruppo di lavoro di Ingegneria Forense, che evidenzia la necessità per il professionista, qualora potesse essere coinvolto in una richiesta di risarcimenti danni unitamente ad altri soggetti, di ottenere dalla Compagnia assicuratrice una copertura adeguata anche in tali casi, per scongiurare che l’eventuale danneggiato si possa rivolgere unicamente al soggetto con il patrimonio più solido.

Ing. Michele Di Pasquale

15/05/2018: DITTA IMPIANTISTICA ED APPALTO LAVORI EDILI

Sono progettista e direttore dei lavori per un intervento di manutenzione straordinaria in CILA presso un appartamento. I proprietari hanno presentato un' impresa con cui vorrebbero eseguire i lavori. Come direttore dei lavori mi sto accertando della regolarità dell'impresa. Vi chiedo aiuto perchè la situazione mi è poco chiara: si tratta di un'impresa individuale iscritta alla Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Roma con 7 addetti. Nell'elenco delle attività svolte sono citate: installazione impianti dal 01/04/2013 inizia anche attivita' di costruzioni, ristrutturazioni,
manutenzioni. L'impresa non è però iscritta alle casse edili e mi ha presentato il Durc del titolare perchè dice che come impresa individuale non ha Durc. A voi risulta che questa impresa possa essere incaricata di eseguire lavori di manutenzione straordinaria?

Il Committente ha molteplici obblighi, tra cui la verifica della ITP idoneità tecnica professionale di imprese e/o lavoratori autonomi alla esecuzione dei lavori da affidare.

I riferimenti normativi sono contenuti nel D.lgs. n.81/08, Titolo IV - CANTIERI TEMPORANEI O MOBILI, Capo I - Misure per la salute e sicurezza nei cantieri temporanei o mobili, articolo Art. 90. Obblighi del committente o del responsabile dei lavori, che al comma 9 recita: “Il committente o il responsabile dei lavori, anche nel caso di affidamento dei lavori ad un'unica impresa o ad un lavoratore autonomo: a) verifica l'idoneità tecnico-professionale delle imprese affidatarie, delle imprese esecutrici e dei lavoratori autonomi in relazione alle funzioni o ai lavori da affidare, con le modalità di cui all'allegato XVII. Nei cantieri la cui entità presunta è inferiore a 200 uomini-giorno e i cui lavori non comportano rischi particolari di cui all’allegato XI, il requisito di cui al periodo che precede si considera soddisfatto mediante presentazione da parte delle imprese e dei lavoratori autonomi del certificato di iscrizione alla Camera di commercio, industria e artigianato e del documento unico di regolarità contributiva, fatto salvo quanto previsto dall’articolo 16-bis, comma 10, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, corredato da autocertificazione in ordine al possesso degli altri requisiti previsti dall'allegato XVII; b) chiede alle imprese esecutrici una dichiarazione dell'organico medio annuo, distinto per qualifica, corredata dagli estremi delle denunce dei lavoratori effettuate all'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS), all'Istituto nazionale assicurazione infortuni sul lavoro (INAIL) e alle casse edili, nonché una dichiarazione relativa al contratto collettivo stipulato dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative, applicato ai lavoratori dipendenti. Nei cantieri la cui entità presunta è inferiore a 200 uomini-giorno e i cui lavori non comportano rischi particolari di cui all’allegato XI, il requisito di cui al periodo che precede si considera soddisfatto mediante presentazione da parte delle imprese del documento unico di regolarità contributiva e dell'autocertificazione relativa al contratto collettivo applicato; c) trasmette all’amministrazione concedente, prima dell’inizio dei lavori oggetto del permesso di costruire o della denuncia di inizio attività, copia della notifica preliminare di cui all’articolo 99, il documento unico di regolarità contributiva delle imprese e dei lavoratori autonomi, fatto salvo quanto previsto dall’articolo 16-bis, comma 10, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, e una dichiarazione attestante l’avvenuta verifica della ulteriore documentazione di cui alle lettere a) e b).”

Il mancato adempimento è sanzionato pesantemente, come riportato dall’art.157 dello stesso decreto:

Art. 157. Sanzioni per i committenti e i responsabili dei lavori: 1. Il committente o il responsabile dei lavori sono puniti: a) con l’arresto da tre a sei mesi o con l’ammenda da 2.500 a 6.400 euro per la violazione dell’articolo 90, commi 3, 4 e 5; b) con l’arresto da due a quattro mesi o con l’ammenda da 1.000 a 4.800 euro per la violazione degli articoli 90, comma 9, lettera a), 93, comma 2, e 100, comma 6-bis; c) con la sanzione amministrativa pecuniaria da 500 a 1.800 euro per la violazione degli articoli 90, commi 7 e 9, lettera c), 101, comma 1, primo periodo.



Il Direttore dei lavori ha altri compiti, riassumibili, limitando l’esame agli aspetti inerenti il D.lgs. n.81/08 e s.m.i., alla richiesta del DURC all’Impresa ed alla relativa produzione presso gli Uffici preposti alla pratica edilizia.

L’Impresa deve produrre il DURC a nulla valendo quello del datore di lavoro come lavoratore autonomo (se è questo che è stato prodotto).



Vi è inoltre un ulteriore aspetto, se una Ditta installatrice di impianti possa essere affidataria di un appalto (privato) di lavori edili, sulla relativa iscrizione alla Cassa edile e quindi a quale contratto collettivo si debba fare riferimento.

Sulla iscrizione alla Cassa edile vedasi il parere AVCP n.83 del 30/05/12: “...circa l’obbligo di iscrizione alle Casse Edili, si osserva che lo stesso è previsto dal Codice dei Contratti, sia nell’art. 118, comma 6, che stabilisce: “(...) L'affidatario e, per suo tramite, i subappaltatori, trasmettono alla stazione appaltante prima dell'inizio dei lavori la documentazione di avvenuta denunzia agli enti previdenziali, inclusa la Cassa edile, assicurativi e antinfortunistici (...)”, sia nell’art. 40, comma 4 lett. d), che, in ordine alla qualificazione per eseguire lavori pubblici, afferma: “il regolamento definisce in particolare (…) i requisiti di ordine generale in conformità all'articolo 38 e i requisiti tecnico-organizzativi ed economico-finanziari di cui al comma 3, lettera b), con le relative misure in rapporto all'entità e alla tipologia dei lavori. Vanno definiti, tra i suddetti requisiti, anche quelli relativi alla regolarità contributiva e contrattuale, ivi compresi i versamenti alle casse edili”.

Si richiama anche una precedente pronuncia della stessa Autorità (Deliberazione Avcp n.91 del 29.03.2007): “Per quanto attiene all’obbligo di iscrizione alla Cassa Edile, nel far presente che l’iscrizione sussiste ipso facto per tutte le imprese aderenti al contratto collettivo degli edili, si precisa che, indipendentemente dal comparto di riferimento, le imprese che eseguono appalti di lavori pubblici sono anch’esse obbligate ad iscrivere i propri lavoratori alla Cassa Edile territorialmente competente.” (

Pertanto le imprese non edili, generalmente, non possono eseguire lavori edili, ad eccezione di casi particolari, ad esempio di lavori edili accessori rispetto all’appalto nel suo complesso oppure lavori edili occasionali o comunque non prevalenti rispetto alla attività impiantistica.

Il Ministero del lavoro con Interpello n.56 del 23/12/08 asserisce che, in tal caso, imprese non edili (metalmeccaniche impiantistiche) possono partecipare a gare per affidamento di lavori pubblici con opere edili, senza iscrizione alla Cassa Edile.

Sul punto la Cassazione civile (Sentenza n. 1083 del 11 febbraio 1983) ha stabilito che allorchè lo stesso datore di lavoro eserciti attività molteplici tra loro differenziate, sì da potersi considerare autonome fra loro, si verifica il caso di una molteplicità di aziende distinte, facenti capo ad un unico imprenditore, con la conseguenza che sarà applicabile nei confronti dei singoli lavoratori la regolamentazione corrispondente ai diversi rami di attività presso cui ciascuno di essi presta la propria attività.

Se, invece, tali attività sono connesse, in quanto dirette al conseguimento di una stessa finalità produttiva o se l’imprenditore eserciti un’attività principale unica, cui accedono attività sussidiare o complementari, si applicherà la disciplina relativa all’intero ciclo produttivo o, comunque, all’attività principale svolta dal datore di lavoro.

Ing. Michele Di Pasquale




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