
Nasce a Roma, classe 1937, ed è iscritto all’Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia dal 1966 con la matricola n. 1903.
Si laurea nel 1964 nella Facoltà di Architettura di via Gramsci a Roma, riservata a pochi “privilegiati”, beneficiando di materie propedeutiche a suo parere in seguito erroneamente eliminate: Disegno dal vero (disegnare in strada e a scoprire le proporzioni a occhio); Elementi di Chimica (necessari a conoscere la composizione delle malte e dei materiali); Mineralogia (utile per approfondire durezza, durata, tonalità della materia); Plastica (per dar forma con le mani).
Parallelamente, l’apprendistato presso gli Studi Rebecchini – La Fuente, Marinucci e Radiconcini ne completa la formazione professionale. Mentre le lunghe nottate sotto pressione per la consegna dei lavori – negli Studi Anversa e Pellegrini – ne “rintostano” il carattere. E così, verso la fine degli anni ‘60, da disegnatore diventa collaboratore dello Studio Moroli – Maffei firmando il Piano Territoriale Paesistico della Zona di Olbia – Tempio Pausania (SS).
Sono degli anni a cavallo tra i ‘60 e i ‘70 i primi lavori autonomi nello Studio AR di via Montevideo – condiviso con alcuni colleghi universitari a loro volta neolaureati. Partecipazioni a concorsi e progetti in collaborazione che rimangono sulla carta, ma anche le prime realizzazioni, da solo con le case di pescatori ristrutturate in abitazioni in riva al mare per attori e scrittori.
È proprio con questi progetti che inizia una fruttuosa relazione con clienti intellettualmente stimolanti. Dal rigore logico dello scrittore e sceneggiatore Franco Solinas, alla sensibile e attenta scelta dei colori di Michelangelo Antonioni, passando per la leggera ironia di Franco Rosi e l’incitamento a organizzare meglio il lavoro professionale della moglie Giancarla.
Poi la tenacia e concretezza delle clienti donne: Monica Vitti attenta alla pittura; Anna Maria Tatò concreta e pressante, capace di analizzare duramente e per fortuna il compagno di vita, Marcello Mastroianni, ne smussa con gentilezza e umiltà gli spigoli. Per finire con l’umanità e l’impegno sociale di Gian Maria Volonté.
Tanti altri, meno noti, aggiungeranno conoscenza.
Le prime esperienze costruttive sui materiali e il loro uso sono determinanti: frequentare negozi d’arredo sembra logico ma i depositi del materiale edile, dello “smorzo”, sono i luoghi più stimolanti per le idee creative d’inizio carriera.
Nella casa Solinas a Fregene (RM) degli anni 1969-70 per l’imbotte delle finestre sono utilizzati pozzetti di scarico prefabbricati in calcestruzzo; nella casa Volonté (1971) i dettagli presentano soluzioni ready made attraverso la trasposizione di materiali da costruzione in elementi di decoro: il pergolato esterno e le voltine interne sono ricavati da canne fumarie tagliate a metà, mentre i ripiani incastonati nella muratura sono serbatoi in cemento-amianto.
In questi due progetti sono evidenti quei temi dell’architettura organica che faranno parte integrante del suo vocabolario: gli arredi fissi sono in muratura – soluzione economica e intenzione plastica – mentre le partizioni tra gli ambienti acquistano spessore e tridimensionalità divenendo, a loro volta, elementi di arredo. Gli spazi interni sono così configurati secondo una sequenza continua suddivisa da soglie e non da muri.
Nella casa sull’isola di Santa Maria (SS) del 1973, la rinuncia a qualsiasi forma di decoro valorizza la presenza tettonica dell’intervento secondo una tradizione mediterranea e millenaria che contrappone naturale e artificiale. Parallelamente, l’uso del granito locale come cortina muraria ne attenua il contrasto. Sull’isola non ci sono approdi: i carpentieri sbarcano le porte sugli scogli, lo scavo avviene a mano e la movimentazione della terra con un carro trainato dai buoi. È invece la pietra locale della Nurra (cava e maestranze di Biancareddu) che facilita l’integrazione dei volumi nel paesaggio nei progetti successivi a Stintino (SS).
Scarna è la documentazione dei progetti di allora, anche perché il disegno cartaceo è spesso supportato dallo “schizzo di cantiere”: si disegna sui muri per dare risposta rapida alle sorprese che emergono in corso d’opera. Un processo di collaborazione con le maestranze paragonabile a quello del regista con gli attori.
Tra le testimonianze rimaste e degne di attenzione sono due progetti, non realizzati, del 1975 che ne declinano ulteriormente il linguaggio organico. Nella casa Haass le influenze wrightiane si fondono con cenni all’architettura rurale della Sardegna: il camino è elemento distributivo e strutturale come nell’architettura domestica delle prairie houses dell’inizio del XX secolo.
Di contro, la falegnameria di Porto Rotondo (SS) è uno studio sull’utilizzo a faccia vista di blocchetti in cemento alleggerito, all’interno di un’architettura marcatamente “taliesiniana”.
Il periodo della maturità professionale è caratterizzato dal doppio impegno accademico e professionale. Alla sperimentazione d’ipotesi utopiche – ma non troppo – con le lauree (alcune di esse pubblicate in Il disegno di progetto applicato all’area dei costoni tufacei (in collaborazione con Piero Barlozzini, Casa Editrice Palombi, Roma 2008), si aggiungono concrete esperienze imprenditoriali.
La maggior libertà nella professione e nell’insegnamento accresce lo stimolo e le capacità a risolvere problemi più complessi: villaggi turistici, alberghi e aggregazione di appartamenti in Sardegna. In alcuni casi, per ridurre i tempi burocratici, si tratta di progetti già approvati che sono riprogettati avvalendosi della variante in corso d’opera.
Nel complesso residenziale dei Cormorani (1980) il fascione di copertura – eredità del progetto approvato precedentemente – è alleggerito da un volo di uccelli in gomma per pavimentazione industriale. Le silhouettes sono inserite nelle casseforme del cemento armato prima del getto.
Alla fine degli anni ‘90, le nuove opportunità offerte dalla nomina a professore incaricato (tenuta fino al 2005), rendono più impegnativo e appagante il tempo impiegato nella ricerca e nell’organizzazione del piano di studi della Facoltà. Sono gli anni dell’unificazione della laurea in titolo di studio europeo, riforma meritevole di proporre nuove opportunità di studio, con la laurea breve biennale/triennale ma anche con le occasioni offerte dal Programma Erasmus. Sempre dello stesso periodo è l’elaborazione, con altri docenti, del piano di studi per il Corso di Laurea in Arredamento e Architettura degli Interni della Facoltà di Valle Giulia.
Nel 2003, a completamento della carriera accademica – durante la quale svolge vari incarichi nei Corsi di Caratteri Distributivi (prof. Pasquale Carbonara) e nei Corsi di Composizione (prof.ssa Diambra Gatti De Sanctis) – si fa proponente e poi dirige il primo Master in Progettazione delle Chiese con il sostegno dell’Ateneo e della Conferenza Episcopale Italiana.
Le immagini nella presente pubblicazione sono rappresentative di un approccio alla progettazione in cui si amalgamano i concetti alla base di quella che egli stesso definisce la visione globale dello spazio. Un percorso critico-intuitivo che passa attraverso l’analisi del genius loci e la conseguente individuazione dei punti di forza del progetto (volumi, materiali, panorami, spazi aperti).
Nel complesso residenziale ‘Sa Casitta a Stintino (SS) del 1986 il genius loci è presente nella reinterpretazione filologica dell’abitazione tipica stintinese e nella riduzione dell’impatto visivo dei volumi sul crinale della collina. Dello stesso periodo sono i progetti – non realizzati – dove è mantenuto vivo l’interesse per il riuso dei materiali, in questo caso della prefabbricazione industriale: condotte dell’acqua usate come colonne dell’albergo a Cala Lupo e tegoloni con luce di ventiquattro metri a copertura della chiesa estiva.
La volontà di voler lavorare da solo, unita al desiderio olistico di progettare nel dettaglio, ne fanno un artigiano dell’architettura che riesce comunque a mantenere aperto il dialogo con il progredire del linguaggio architettonico, grazie anche al coinvolgimento accademico.
Continua la docenza come professore a contratto sino al 2009 e attualmente svolge l’attività professionale, in via Germanico, Roma.
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