50 ANNI DI PROFESSIONE

Monti Giorgio
Monti Giorgio

Nasce a Roma, primo di sei fratelli, il 7 gennaio 1939 da Luigi Monti e Laura Caligaris, ambedue di origini lombardo-meneghine. Il padre, perito edile, lavora in Vaticano e si occupa delle manutenzioni e dei restauri degli edifici extraterritoriali e delle basiliche oltre Tevere: si può dire che in casa si respira l’odore della calce.
Dopo gli studi classici è naturale proseguire nella Facoltà di Architettura di Roma. Nel 1968, prima della “battaglia” di Valle Giulia, si laurea, con relatore Bruno Zevi e correlatore Paolo Portoghesi, discutendo la tesi “Scuola Media Unificata dell’Obbligo”; nello stesso anno consegue l’abilitazione all’esercizio della professione e si iscrive all’Albo dell’Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia nel 1969 col n. 2161.

Il periodo di permanenza a Valle Giulia tra studio e lavoro è piuttosto lungo e gli permette di cogliere e partecipare al cambiamento tra una cultura architettonica legata all’accademia e una cultura proiettata verso la modernità. È anche il periodo dei cosiddetti “Studi”, luoghi di studio, lavoro, militanza e amori in cui si associavano gli studenti per affinità politiche e culturali e fucina di tante idee.
I professori ai quali fa maggior riferimento dal punto di vista culturale sono Leonardo Benevolo, Italo Insolera, Luigi Piccinato e l’amico Gianni Nigro diventato poi professore di Urbanistica. Il lavoro da studente presso lo Studio del prof. Massimo Birindelli è l’avviamento a una professione esercitata con rigore tecnico e riferimenti culturali ed etici. Nel 1968, su richiesta di un comitato di quartiere di Rimini, disegna un parco giochi su un’area pubblica che si vuol sottrarre alla speculazione.
Nello stesso anno sposa Anna Margarete Erler, insegnante al Goethe Institut di Roma.

Fresco di laurea, gli è affidato l’incarico per la progettazione della chiesa parrocchiale di San Bonaventura ad Anzio (RM) che realizza con la collega Maria Paola Clarini. Il lavoro è interessante perché bisogna interpretare architettonicamente le nuove regole liturgiche dettate dal Concilio Vaticano II. I riferimenti culturali sono il cemento a faccia vista di Le Corbusier, Louis Kahn e Michelucci. Purtroppo la direzione dei lavori non è confermata e non si può intervenire nei particolari costruttivi esecutivi e nelle finiture.
Nello stesso periodo gli è offerta per un anno la cattedra di progettazione per “La lavorazione artistica dei metalli” presso l’Istituto Statale d’Arte di Anagni (FR), un lavoro entusiasmante che comporta la progettazione e la realizzazione del prototipo e il contatto con gli studenti, un piccolo Bauhaus che lo porta a rimanere nell’istruzione artistica fino all’anno 2003.
Nel 1970 nasce il figlio Pietro, nel 1973 la figlia Maria.

Gli anni ’70 sono un periodo di grande impegno nella scuola, nel sindacato CGIL e nella rivista Com – Nuovi Tempi settimanale di Fede, Politica e Vita quotidiana di cui progetta anche la testata insieme all’amica Emanuela Gorelli. I lavori di questo periodo sono spesso legati alla militanza: una mostra sulla scuola in Italia, una mostra realizzata da studenti sul restauro del cancello in bronzo delle Fosse Ardeatine dello scultore Mirko, danneggiato da una bomba fascista, una mostra delle ACLI legata al Sindacato polacco Solidarnosch, scenografie teatrali legate al Comitato di quartiere Casal de’ Pazzi, disegni di manifesti e volantini. Il 1978 vede anche l’autocostruzione di una barca a vela in legno.
C’è anche un lungo periodo di collaborazione con le cooperative edilizie delle ACLI per le quali cura tra l’altro, insieme all’amico Carlo Pignocco, il rapporto con i settecento assegnatari degli alloggi della Coop. “Le Muse” nel complesso del Piano di Zona “Casilino 23” pensato da Ludovico Quaroni. Per la stessa Cooperativa dirige i lavori di sette edifici di edilizia mista, abitativa e commerciale. Per le ACLI di Gorizia associate con Sindacati e Comuni della Bassa Padana, progetta a Forni di Sotto (UD) il sogno di un villaggio turistico per lavoratori purtroppo mai realizzato.

Il terremoto dell’Irpinia del 1980 segna una data importante per la scelta di portare personalmente un concreto aiuto alle popolazioni colpite. Sentita la Chiesa Valdese, che aveva molti progetti di aiuto in corso per le donazioni delle Comunità europee e già conosciuta per l’impegno comune nel settimanale Com-Nuovi Tempi, parte con la moglie nel luglio del 1981 per dirigere un campo di lavoro internazionale organizzato dalle chiese protestanti a Monteforte Irpino (AV), dove doveva rimanere solo quindici giorni ma la collaborazione dura fino al 1992. È un’epoca di nuove conoscenze, d’incontri con persone di formazione e cultura diverse, di amicizie che permangono tuttora.

In questo periodo progetta e realizza la trasformazione di edifici esistenti in un centro di soggiorno e incontri, e una scuola materna nel Villaggio “XXIII Novembre” di Monteforte che diventa un importante riferimento della locale vita culturale. Ma tanti sono gli interventi sia in Campania che in Basilicata; tra questi: la razionalizzazione degli spazi produttivi della Cooperativa Zootecnica “La Montana” a Ruvo del Monte (PZ) e la trasformazione di un edificio esistente in locale per riunioni nel Comune di Senerchia (AV). Nel 1992 l’Esercito della Salvezza gli chiede, assieme al fratello geom. Paolo Monti, uno studio di fattibilità per la razionalizzazione degli spazi d’accoglienza e relazione per il centro di via degli Apuli a San Lorenzo a Roma; lo studio ottiene l’approvazione dei requisiti igienico-sanitari da parte del Comune. Nella redazione dello studio, ricorda che nella politica dell’Esercito della Salvezza, un assistito deve poter usufruire di uno spazio privato e autonomo anche vivendo in comunità.

Negli anni ’90 contribuisce alla trasformazione del V Liceo Artistico Statale di Roma in liceo sperimentale dove insegna Progettazione Architettonica e Rilievo dei Monumenti e Restauro. Il progetto è un successo; le classi partecipano anche al concorso del Comune di Roma “100 Piazze” e i progetti vengono pubblicati.

Nel 1998 progetta la farmacia “Santa Maria della Salute” per il dott. Piero Uroda. L’edificio si trova nella Palazzata del Valadier a Fiumicino (RM). Qui sperimenta, in collaborazione con il pittore Germano Colamatteo e su richiesta del cliente, una vetrata decorativa a piombo con vetri colorati e non dipinti, secondo una tecnica tornata in auge come vetrata romana nel primo ’900; esempi si vedono nella Chiesa Valdese di Piazza Cavour e nella Casina delle Civette a Villa Torlonia a Roma.

Nel 2000 progetta per la Società Maecenas del caro amico Fausto Tortora l’allestimento della suggestiva mostra “Piceni Popolo d’Europa” di grande successo, realizzata prima a Francoforte alla Schirn Kunsthalle e, successivamente, ad Ascoli Piceno e Chieti. Nel 2002 sempre Maecenas, per conto della Finmeccanica, gli offre la progettazione della sistemazione della statua “Dea Roma” di Igor Mitoraj in piazza Monte Grappa a Roma. La fase progettuale è portata a termine sotto l’attenta supervisione della cara amica Anna Maria Marlia. Il Comune di Roma gli offre la direzione artistica del cantiere. La maggiore difficoltà progettuale è trovare l’inserimento di uno spazio di sosta e riflessione davanti la statua/fontana di Mitoraj nel giardino rigidamente geometrico di Raffaele de Vico, diventato una rotonda tra le più trafficate di Roma.

Nel 2003 lascia la scuola, ma conserva gelosamente le copie di più di trecento lavori realizzati dai suoi studenti. Dal 2004, diacono della chiesa valdese di Roma a piazza Cavour, continua a occuparsi dei necessari lavori di cura e manutenzione del tempio e dei locali annessi. Tra l’altro, coordina un gruppo di volontari che sotto l’attenta guida dell’esperta in trattamento dei mobili in gomma lacca, Gioia Angiolillo, restaurano il pulpito e la tavola della Santa Cena. Progetta e realizza il sistema per rendere acusticamente efficiente la sala riunioni di via Marianna Dionigi, adiacente al tempio, operando anche lavori di restauro, migliore utilizzo e messa in sicurezza.

Nel 2013 pubblica, in un libro curato da Laura Ronchi, la ricerca sulla costruzione del tempio stesso. L’occasione è il centenario dell’inaugurazione avvenuta nel 1914; è il primo edificio pubblico realizzato a Roma in cemento armato col sistema Hennebique.

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