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25 Novembre 2021

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne – L’impegno dell’OAR città e architetture a favore della diversità

Si colora di rosso il 25 novembre dell’OAR, che, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, è impegnato nell’evento organizzato dal Dipartimento di Architettura di Roma Tre Contro la violenza di genere – una strategia intersezionale.

Un’occasione per trattare un tema così tristemente attuale, con il coinvolgimento del mondo accademico, ordinistico, associativo ed istituzionale vista la presenza di Alessandra Aluigi, Assessore alle Politiche Sociali del Municipio Roma VIII e di Paolo Orneli, Assessorato allo Sviluppo Economico, commercio e artigianato, università, ricerca, start up e innovazione della Regione Lazio.

Può l’architettura contribuire alla causa, determinando l’involuzione di un fenomeno abominevole come la violenza contro le donne, a fronte di una valorizzazione della diversità e della libertà individuale nell’ambito del rispetto reciproco?

Da sempre gli ambienti in cui viviamo, dalla piccola alla grande scala, vengono pensati e modellati dagli architetti precorrendo ed anticipando le esigenze di un’utenza che, spesso involontariamente, si trova ad usare quegli spazi proprio come la mente del progettista ha immaginato.

Non è l’architettura che rincorre l’evoluzione sociale, ma il contrario.

Viviamo in città dove una donna, magari da sola, deve rinunciare a prendere un mezzo pubblico perché la fermata vicino casa è buia ed isolata o un diversamente abile deve cambiare percorso perché non accessibile.

Impegnato sul tema l’OAR che, con la delegata alle Pari Opportunità Roberta Bocca, intende portare a conoscenza della collettività il valore del lavoro delle donne in architettura, offrendo occasioni di dialogo e confronto professionale.

Innegabile come la realtà professionale degli architetti sia prettamente maschile, al contrario del mondo universitario: è sufficiente pensare al cantiere, dove ci si interfaccia con impresari e manodopera quasi sempre di sesso maschile o alla difficoltà di trovare un paio di scarpe da cantiere adatto ad una donna.

Forse un’impronta mentale che tenda al superamento della connotazione di genere innalza ancor di più l’essere democratico dell’Architettura.

Stigmatizzando ogni etichetta, discriminazione ed emarginazione, la responsabilità degli architetti risiede nell’accettazione delle diversità fisiche e mentali per una progettazione ergonomica, destinata a chi in quell’utenza si riconosce intimamente.

Perché la violenza e la discriminazione si combattono anche costruendo città e architetture migliori, in grado di accogliere la diversità come valore della nostra società

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