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Architettura
26 Gennaio 2026

Bioarchitettura: evoluzione normativa, approccio multidisciplinare, prospettive concrete

Qualità dello spazio costruito, benessere psicofisico delle persone, sostenibilità ambientale e ruolo della progettazione tornano al centro del dibattito normativo nazionale nel convegno organizzato da OAR e Inbar

La bioarchitettura si colloca oggi in una fase di passaggio decisiva, in cui la dimensione progettuale incontra in modo diretto le politiche pubbliche, in un approccio sempre più multidisciplinare orientato al benessere psicofisico delle persone. Le proposte legislative in discussione a livello nazionale, dal ddl sullArchitettura alla legge quadro sulla «Rinascenza urbana», delineano un quadro che intreccia elementi chiave che spaziano dai concorsi di progettazione alla rigenerazione urbana, fino ad efficienza energetica e uso sostenibile delle risorse. E, allo stesso tempo, tematiche come sicurezza, resilienza sismica, riduzione del consumo di suolo sono al centro del nuovo Testo Unico dellEdilizia e dellaggiornamento delle Norme Tecniche per le Costruzioni. Intorno a questi temi si è sviluppato il confronto promosso dall’Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia insieme all’Istituto Nazionale di Bioarchitettura (Inbar), che lo scorso 21 gennaio ha riunito alla Casa dell’Architettura professionisti, studiosi e rappresentanti delle istituzioni per discutere del ruolo della bioarchitettura all’interno di leggi e proposte normative in discussione a livello nazionale.

Ad aprire i lavori è stato il presidente dell’OAR, Christian Rocchi, che ha rimarcato come resti aperto «il dibattito sullequilibrio tra architettura, ingegneria e sostenibilità, in una prospettiva orientata al benessere psicofisico delle persone». Tutte le professioni ordinamentate «devono mirare a garantire questo obiettivo, esprimendo una garanzia sociale», ha affermato, collegando il tema – tra l’altro – alla delega al Governo sulle professioni e ricordando come gli interventi normativi del passato abbiano inciso profondamente sugli strumenti della professione. Rocchi ha evidenziato le «difficoltà generate da un sistema che ha privilegiato logiche di ribasso e capacità organizzativa a scapito della qualità architettonica, sottolineando la necessità di tornare a competere sulle capacità di esprimere architettura». L’architettura – ha concluso – «ha che fare con la salute delle persone», intrecciandosi con una riflessione più ampia sul valore dell’ambiente costruito nella formazione del benessere individuale e collettivo.

Il coordinatore scientifico dell’incontro, Alessandro Panci, delegato OAR alle politiche nazionali e componente del Comitato scientifico Inbar, ha inquadrato il tema della bioarchitettura all’interno delle trasformazioni normative in corso. «Oggi l’attenzione è spesso concentrata sugli impianti tecnologici e sulle nuove tecnologie», ha osservato, ricordando come la logica della bioarchitettura sia partita invece dai sistemi passivi, dall’orientamento degli edifici, dalla ventilazione naturale e da soluzioni che l’architettura del passato aveva saputo integrare». Panci ha richiamato il «rischio di perdere di vista questi obiettivi a favore di soluzioni commerciali e di norme poco attente alla specificità dei contesti», citando l’esperienza del Superbonus come esempio di un approccio sbilanciato. Al centro del suo intervento il richiamo alle due proposte di legge oggi allesame del Senato, che «possono prendere fortemente in considerazione la bioarchitettura», valorizzando nel contempo concorsi di progettazione, patrimonio architettonico, giovani professionisti e qualità del progetto, in coerenza con i principi costituzionali di tutela del paesaggio e dei valori storico-artistici.

La riflessione di Alessandro Panci

Dal convegno presso l’Ordine degli Architetti di Roma e Provincia, e dal dibattito che ne è seguito, «sono emersi elementi importanti e molto concreti – ha affermato Anna Carulli, presidente INBAR: la necessità di dare continuità alle politiche pubbliche per la qualità del costruito e di rendere davvero operativi, nella normativa, i principi di benessere delle persone e sostenibilità ambientale. Ho ribadito un punto per me decisivo: la collaborazione istituzionale è fondamentale, ma i testi normativi devono essere coerenti con gli strumenti già operativi che guidano la sostenibilità nella Pubblica Amministrazione». Come Istituto Nazionale di Bioarchitettura, ha poi proseguito, «abbiamo lavorato e contribuito in modo continuativo a questo obiettivo, portando competenze, metodo e contenuti perché la qualità del progetto e del costruito diventi norma, misurabile e applicabile. Proprio per questo chiedo che il percorso legislativo si allinei pienamente a quanto già definito dai Decreti CAM e dalle politiche del Piano d’Azione Nazionale per il Green Public Procurement (PAN GPP), lo strumento strategico italiano, introdotto nel 2008 e aggiornato nel 2023, che obbliga le Pubbliche Amministrazioni a inserire i Criteri Ambientali Minimi negli appalti e orienta sviluppo sostenibile, economia circolare, riduzione dei consumi energetici e degli impatti ambientali dei consumi pubblici. Le proposte di legge, dal DDL 1112 al DDL 1711, devono partire da questa base concreta e rafforzarla, affinché la bioarchitettura diventi un asse davvero operativo delle politiche pubbliche, e non un principio astratto. Il dialogo avviato qui mi conferma che la collaborazione tra politica e comunità professionale è la condizione necessaria per arrivare a leggi utili, applicabili e realmente trasformative».

Nel proseguire il confronto, il vicepresidente dell’Istituto Nazionale di Bioarchitettura, Nando Bertolini, ha ricostruito il percorso dell’INBAR, giunto a 35 anni di attività, sottolineando come oggi la bioarchitettura non sia più un tema marginale. «La legislazione italiana ed europea si è resa conto dell’importanza di un approccio di bioarchitettura», ha spiegato, richiamando strumenti come i Criteri Ambientali Minimi, il principio Dnsh e le certificazioni ambientali di ciclo di prodotto. Un’evoluzione che, secondo Bertolini, «consente di collocare la bioarchitettura non solo nel costruito ma anche nella dimensione urbanistica, come base per far crescere competenze e consapevolezza tra professionisti e istituzioni».

Il video di Nando Bertolini

Il dibattito si è poi aperto al contributo dei due parlamentari estensori delle proposte di legge in materia. Mario Occhiuto, senatore, ha illustrato i contenuti del disegno di legge sullarchitettura e sulla Rinascenza Urbana di cui è estensore, oggi incardinato in Commissione Cultura a Palazzo Madama. «Si tratta di un approccio più integrato e complessivo», ha affermato, che unisce cultura del progetto, sostenibilità, accessibilità e benessere psicofisico. Tra gli elementi qualificanti, l’introduzione della figura dell’architetto della città e del medico della città, pensate per accompagnare le trasformazioni urbane tenendo insieme qualità progettuale, salute, ambiente e coesione sociale».

L’intervista a Mario Occhiuto

Nicola Irto, senatore – ed estensore di una altra legge sullArchitettura, sempre all’esame del Senato -, ha sottolineato la necessità di colmare un ritardo storico dell’Italia rispetto agli altri Paesi europei. «Dare valore alla qualità dellarchitettura e del progetto è il primo obiettivo, ha spiegato, insieme al rilancio dei concorsi di architettura e al riconoscimento del ruolo dei giovani professionisti». Una legge che, secondo Irto, «non è più rinviabile» e che dovrà crescere attraverso il confronto con gli ordini e le associazioni di categoria.

Il video di Nicola Irto

L’incontro si è completato anche con le esperienze maturate sui territori. Giovanni Gentile, presidente dell’Ordine degli Architetti PPC di Crotone, ha richiamato il lavoro svolto dalla sezione locale dell’Istituto Nazionale di Bioarchitettura, l’unica attiva in Calabria. «Abbiamo sentito l’esigenza di istituire la sezione di bioarchitettura a Crotone per sensibilizzare amministrazioni e professionisti su temi che incidono direttamente sulla qualità dell’abitare», ha spiegato. 

Sulla stessa linea Francesco Livadoti, presidente della Fondazione Architetti Crotone e componente del Comitato tecnico-scientifico INBAR, che ha evidenziato il ruolo della formazione e della divulgazione. «In questi anni abbiamo lavorato per avvicinare cittadini e iscritti a temi oggi fondamentali, dal benessere psicofisico alla vivibilità dei luoghi», ha affermato, ricordando come iniziative promosse a livello nazionale, come l’esperienza della «Città Spugna», abbiano contribuito a ripensare i modelli urbani in relazione al cambiamento climatico. «Si tratta di rivedere le città non come barriere, ma come sistemi capaci di accogliere e adattarsi», ha aggiunto.

La video intervista a Giovanni Gentile e Francesco Livadoti

A tirare le fila della giornata è la riflessione, su un piano operativo e professionale, di Marco Campagna, consigliere dell’Ordine degli Architetti di Roma e provincia: «Queste proposte di legge riportano finalmente il ruolo dell’architetto alla sua funzione primaria, quella di interprete delle esigenze della collettività», ha osservato, evidenziando come la qualità dello spazio urbano sia alla base del benessere psicofisico. In questo quadro, l’ipotesi di istituire la figura dellarchitetto della città rappresenta, secondo Campagna, «un passaggio potenzialmente decisivo, capace di incidere in modo strutturale sulla gestione e sulla trasformazione delle città, rafforzando il contributo della progettazione alle politiche pubbliche». (FN)

Il pensiero di Marco Campagna

Video interviste di Francesco Nariello

di Francesco Nariello

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