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Architettura
30 Marzo 2026

Franco Purini: memoria, progetti e visioni su Roma.  Il secondo incontro di «Lezioni romane»

All’Urban Center Metropolitano il secondo appuntamento del ciclo promosso dall’Ordine degli Architetti di Roma: un dialogo con l’architetto romano per interrogare il futuro della Capitale tra storia, complessità e traiettorie progettuali

Uno dei riferimenti più autorevoli nel panorama dell’architettura italiana, che ha contribuito con il suo lavoro teorico e progettuale a costruire una riflessione profonda sul significato della città contemporanea, a partire da un contesto complesso come Roma, dove ogni trasformazione si confronta con profonde stratificazioni storiche. Sono alcuni dei tratti distintivi che segnano la figura di Franco Purini, «Maestro» di architettura, docente della Sapienza, esponente del neorazionalismo italiano, «protagonista assoluto dell’architettura disegnata come strumento di ragionamento ed indagine, come metodo progettuale che rivela la visione dell’architetto sul mondo», si è dedicato nella sua lunga carriera alla grande come alla piccola scala, attraverso la collaborazione con Vittorio Gregotti e il sodalizio con Laura Thermes.

Il dialogo con Franco Purini è stato il fulcro, lo scorso 26 marzo, del secondo appuntamento di «Lezioni romane: visioni sul futuro della città» – con il coordinamento scientifico di Elena Andreoni, Assessorato all’Urbanistica Roma Capitale, e Luca Ribichini, coordinatore Commissione Formazione OAR – promosso dall’Ordine degli Architetti di Roma e provincia in collaborazione con l’Urban Center Metropolitano, il nuovo hub di viale Manzoni (LINK) che ospita il ciclo di appuntamenti (il cui primo incontro si è svolto il 13 febbraio con Francesco Cellini LINK). Il racconto/confronto con Purini è stato il punto di vista privilegiato per interrogare il futuro della Capitale, tra memoria e trasformazione.

Ad aprire e introdurre l’incontro gli interventi di Elena Andreoni, la vicepresidente OAR, Maria Costanza Pierdominici, e Anna Rita Turlò, Città Metropolitana Roma Capitale.

Dalle complessità del progetto contemporaneo a Roma, restituendo anche il quadro complesso in cui spesso, oggi, operano i professionisti, è partita la riflessione di Maria Costanza Pierdominici, che ha ricordato come «il tema delle lezioni romane sul futuro della città risulta particolarmente interessante, considerando la difficoltà oggi che si hanno nel progettare a Roma». Una criticità che ha radici profonde e che deriva anche dalla straordinaria ricchezza della città, «così ricca di presenze di beni culturali, architettonici, artistici, storici, paesaggistici e archeologici», una condizione che ha richiesto nel tempo «provvedimenti di tutela che si sono esplicitati in vincoli e normative che talvolta sono in contrasto tra loro». Accanto al tema normativo, emerge con forza quello, ancora più complesso, del rapporto con la storia. È proprio qui che si gioca la sfida del progetto contemporaneo, perché «dallanalisi, dalla comprensione, dalla conoscenza del passato si deve progettare la contemporaneità», un principio condiviso ma difficile da tradurre in pratica. Da qui l’interrogativo: «come possiamo costruire edifici contemporanei che non siano frammentari e che riescano davvero a dialogare con il patrimonio storico?», si chiede la vicepresidente OAR, che sottolinea il rischio di «proporre interventi isolati, incapaci di costruire una visione unitaria» ma anche la consapevolezza che «Roma debba essere un laboratorio progettuale».

Nel suo intervento, Elena Andreoni ha portato l’attenzione sul ruolo dell’Urban Center Metropolitano, «spazio pensato per costruire connessioni»: l’Urban Center – ha detto – «è stato inaugurato il 15 dicembre scorso anche con l’obiettivo di ospitare una serie di eventi e incontri in grado di mettere in comunicazione la cittadinanza e la città di Roma con i tecnici, con i progettisti, con le amministrazioni e con le istituzioni. Un luogo pensato per «favorire la partecipazione e accrescere la cultura urbana diffusa». Riguardo alle lezioni di architettura, Andreoni ha rimarcato come Franco Purini sia «un punto di riferimento per le grandi riflessioni che ha saputo sviluppare rispetto alla città, al ruolo dell’architetto e al disegno come elemento di pensiero e costruzione dello spazio».

Per Anna Rita Turlò, guardando alla scala metropolitana di Roma e alla complessità del governo della città contemporanea, ha sottolineato la necessità di una «visione ampia, capace di tenere insieme i diversi livelli di intervento, di un disegno più largo che tenga insieme le possibili trasformazioni e che faccia capire in che direzione stanno andando», ribadendo il «valore di momenti di confronto per costruire un dibattito continuo e condiviso». Turlò ha poi osservato come «quando parliamo di innovazione, in una città complessa come Roma, non significa mai, solo sostituire o aggiungere qualcosa di nuovo alla città, ma significa sempre trovare un equilibrio tra memoria e cambiamento, tra tutela e trasformazione».

A introdurre e orchestrare il dialogo con Franco Purini è stato Luca Ribichini, coordinatore Commissione Formazione OAR, che ha chiarito il senso del ciclo «Lezioni romane» come spazio di riflessione collettiva sulla città, «che ha lambizione di essere un momento per capire quali possono essere le vocazioni e le aspirazioni della città, ponendo al centro la necessità di un confronto tra sguardi diversi». Ribichini ha sottolineato, in quest’ottica, l’importanza di «coinvolgere figure che abbiano una conoscenza profonda di Roma, perché quando si ha bisogno di fare il punto della situazione e guardare al futuro è importante chiamare protagonisti che abbiano vissuto e costruito in questa città e che possano offrire una chiave di lettura», chiarendo che non si tratta di trovare risposte definitive ma di aprire prospettive, rispondendo alla domanda che attraversa l’intero ciclo: «Quale sarà il segno che dovremo lasciare su Roma?». Una domanda – ha osservato – che trova nel dialogo con Franco Purini un naturale sviluppo, «aprendo a una riflessione più ampia sul futuro della città e sul ruolo dell’architettura nel costruirlo».

Il dialogo con Franco Purini

Il dialogo con Franco Purini ha costituito, come anticipato, il cuore dell’incontro. Attraverso una lunga sequenza di immagini e progetti – dai primi progetti fino ad alcune opere iconiche della Capitale come la torre Eurosky, ledificio Engie, la stazione Jonio della linea B1 della metropolitana di Roma – , evidenziando come ogni intervento si inserisca in un dialogo continuo con la città e con il tempo. L’architetto ha proposto un racconto articolato di Roma, ma anche indicando una direzione possibile: riconoscere la complessità, lavorare sulla continuità della memoria,  costruire – attraverso il progetto – nuove forme di relazione urbana.

Purini ha messo in luce, le contraddizioni e la natura sfuggente della città: «Roma non è facile da comprendere – ha detto -, la sua mappa è formata da decine di quartieri che sono altrettante piccole città. Bisogna distinguere tra quella che è la storia di Roma e come questa storia si riverbera su una realtà che non è più quella originaria». Questa frammentazione si traduce in una perdita di riconoscibilità dell’idea stessa di città: «L’idea di città scompare, a volte tutto sembra messo lì per caso e diventa difficile leggere un sistema complessivo». Proprio nella dimensione quotidiana dei quartieri, tuttavia, Purini individua elementi fondamentali di «continuità storica»: in ogni quartiere – ha osservato – «c’è almeno una strada che è lì da duemila anni. Quando sappiamo di abitare in un luogo che contiene una traccia così antica, ci misuriamo con il tempo e questo legame diventa fortissimo e  trasforma il modo in cui percepiamo lo spazio in cui viviamo». Roma, ha poi ribadito, «è un arcipelago, con tanti piccoli centri che ruotano attorno al nucleo storico. Bisogna lavorare per creare connessioni tra queste parti, aprire spazi, introdurre elementi come alberi, parchi e soprattutto piazze, perché la piazza permette alle persone di incontrarsi».

Purini ha affrontato anche il tema del ruolo dellarchitetto e del rapporto tra progetto e tempo «Quando noi architetti costruiamo qualcosa – ha osservato -, instauriamo un discorso ‘muto’ con la città. Non esiste una regola che ci impone cosa fare, ma c’è la volontà di dare all’architettura la possibilità di vivere nel tempo». Un tempo che resta, tuttavia, non quantificabile: «Non sappiamo quanto durerà l’architettura. Può durare venti anni, cento anni o tremila anni. Questo introduce una responsabilità ma anche una consapevolezza della fragilità del nostro lavoro». Infine una indicazione chiara per le nuove generazioni: «Gli architetti – ha rimarcato il Maestro – dovrebbero pensare a un tema. Se nel corso degli anni si costruisce un percorso tematico, allora si può realizzare qualcosa che si riconosca. Se invece si fanno opere senza un filo, anche se sono buone singolarmente, difficilmente diventano davvero significative».

Uno stralcio video delle riflessioni di Franco Purini

(FN)

Fotografie di Francesco Nariello

di Francesco Nariello

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